La banalità del male e la tortura di oggi di cui c’è rischio di assuefarsi

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Riflessioni #Radicali di Liberazione con un po’ di Satyagraha 

a cura di Giuseppe Candido  /

Dovremmo riflettere su quanto il male possa a volte diventare banale. L’Europa ci condanna per le condizioni inumane e degradanti delle carceri sovraffollate che costituiscono, nelle forme e strutturali e sistemiche, violazione dell’articolo 3 (rubricato sotto la voce Tortura) della Convenzione dei Diritti dell’Uomo. Ma ci stiamo abituando, ci si è assuefatti al fatto che i diritti umani, persino quelli fondamentali come la salute e la vita, nelle nostre carceri possano essere “sospesi”.

Secondo Hannah Arendt, (Le origini del totalitarismo, 1951, 2004 Einaudi) per i partiti totalitari il campo di concentramento” è un laboratorio per l’annientamento della personalità, prima ancora che per lo sterminio.

L’Europa di oggi, quell’Europa che a parole diciamo più forte, ci dice però che le torture per il sovraffollamento nelle carceri avvengono in modo strutturale. E anche la negazione del diritto alla salute per il quale il 22 aprile l’Italia è stata sanzionata, costituisce di per sé trattamento inumano e degradante che equivale a tortura. Tortura che poi porta, in moti casi, al suicidio di liberazione.

Nel 1961 Hannah Arendt segue per il settimanale New Yorker il processo del criminale nazista Eichmann1 accusato di aver coordinato la deportazione degli ebrei, rintracciato in Argentina da agenti israeliani e condannato a morte nel 31 maggio del 1962.

Nel libro La banalità del male2 pubblicato la prima volta nel 1963, l’autrice riporta un dettagliato resoconto del processo e una serie di considerazioni proprio sulle motivazioni che resero possibile il trasformarsi di un uomo banale, mediocre, in un demone capace di atrocità mostruose.

La Arendt afferma che il semplice pensare, riflettere sulle cose, la capacità di giudizio sulle implicazioni morali può evitare le azioni malvagie di chi invece si limita ad “obbedire ciecamente agli ordini”.

Per l’autrice era già allora evidente il paradosso della “Ragion di Stato” contro i diritti umani. Il riflettere sulle cose, la conoscenza e la capacità di giudizio, invece, potrebbero anche oggi riportarci sulla via dello Stato di Diritto.

Ma andiamo con ordine. La banalità del male sta nel fatto che i burocrati del Reich erano in realtà tutte persone “terribilmente normali” che erano però capaci di mostruose atrocità per il semplice fatto che non si fermavano a riflettere sugli ordini a loro dati e che il loro pensiero restava limitato alla leggi di Hitler che venivano rispettate incondizionatamente. In particolare, questo tipo di criminali commette i suoi crimini in circostanza che quasi impediscono di accorgersi che agisce male. Come nei processi a Norimberga, anche per Eichmann si sollevò il problema che non avesse violato alcuna legge già in vigore ma soltanto obbedito agli ordini. Allora, anche oggi dovremmo chiederci se il mancato rispetto dei diritti umani possa ancora essere tollerato da un Paese che si ritiene civile.

L’unica ipotetica sentenza che per la Arendt avrebbe avuto senso sarebbe stata basata perché Eichmann si era reso responsabile, commettendo crimini contro gli ebrei, di attentare all’umanità stessa, cioè alla sua base, il diritto di chiunque a esistere ed essere diverso dall’altro.

Uccidendo più razze si negava la possibilità di esistere all’umanità, che è tale solo perché miscuglio di diversità.

(…) Eichmann, tutto era fuorché anormale: era questa la sua dote più spaventosa.

Alla fine la Arendt si domanda se il male deve necessariamente essere annidato in qualcosa di più profondo. O se sia sufficiente assuefarsi alla “Ragion di Stato” di un regime contro lo Stato di Diritto.

Ecco perché Pannella, in sciopero della fame e della sete per aiutare Papa Francesco, il Santo Padre a fare ciò che fece l’ormai Santo Givanni Paolo II chiedendo al Parlamento nel 2002 provvedimenti di clemenza, vuole che l’Italia venga incriminata e processata da un tribunale penale internazionale per i suoi crimini contro l’umanità.

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NOTE al testo

1 Secondo la voce La Banalità del male, WiKipedia: Il processo ad Eichmann suscitò varie polemiche: in primo luogo perché Eichmann non venne mai legalmente arrestato, ma rapito dai servizi segreti israeliani in territorio argentino, dove godeva dell’asilo politico. Dall’Argentina Eichmann fu rapito e fatto passare clandestinamente in Israele, contro la volontà dell’Argentina. In secondo luogo perché Eichmann, nonostante fosse accusato di crimini contro l’umanità, venne giudicato dallo Stato di Israele, il quale non poteva costituirsi parte civile, giacché non ancora esistente all’epoca dei fatti contestati ad Eichmann. Inoltre, (ma non in ultimo) dato che i crimini contro l’umanità commessi da Eichmann venivano considerati crimini contro gli ebrei, dal momento che veniva giudicato in Israele, risultava contrario a qualunque diritto penale che le vittime (gli israeliani) giudicassero il carnefice, e non fosse un giudice imparziale a farlo.

2 Il titolo originale dell’opera è “Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil. Pubblicato nel 1963, il volume riprende i resoconti che Hana Arendt pubblicò come corrispondente del settimanale New Yorker per il processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista catturato nel 1960, processato a Gerisalemme nel 1961, condannato a morte il 15 dicembre 19661. L’esecuzione di Adolf Eichmann avvenne il 31 maggio del 1962 per impiccagione (pp.257–258). Fonte: it.WiKipedia.org/wiki/La_banalità_del_male