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12 maggio 74 il divorzio, 12 maggio 77 omicidio Giorgiana masi

12 maggio 74 il divorzio, 12 maggio 77 omicidio Giorgiana masi

Giorgiana Masi

Ancora è tanta la sete di verità. Il 12 e il 13 maggio del 1974 si era votato il referendum sul divorzio. Tre anni dopo, sotto il divieto di Cossiga di fare manifestazioni, i Radicali avevano organizzato un sit in nonviolento che, grazie ad infiltrati nel movimento, si trasformò in quello che Pannella definisce un’omicidio di Stato. Giorgiana Masi moriva e per quell’omicidio nessuno mai pagò.

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Ex dirigente scolastico a giudizio: chiesti dal Pubblico Ministero 3 anni di reclusione

Ex dirigente scolastico a giudizio: chiesti dal Pubblico Ministero 3 anni di reclusione

E’ arrivato ormai alle battute finali il processo nei confronti del dirigente scolastico, oggi in pensione, accusato di concussione, tentata violenza e maltrattamenti.

Anche applicando le attenuanti del caso, sono stati richiesti dall’accusa tre anni di reclusione per il dott. Pietro Catanzaro in ordine ai reati di concussione finalizzata all’ottenimento di “favori sessuali” e tentata violenza. Ad un anno esatto dal rinvio a giudizio, sentiti tutti testi dell’accusa e della difesa, secondo il sostituto procuratore Alberto Cianfarini, ci sarebbe “sufficiente materiale probatorio” per chiedere la condanna dell’ex dirigente. “Un continuo di atteggiamenti” – ha sottolineato il Pm – che sarebbero “inequivoci” e tutti finalizzati al “raggiungimento del disegno criminoso“.

Il pm, nella sua requisitoria, ha pure evidenziato “l’alta credibilità della parte offesa dimostrata in tutta la vicenda processuale” e che l’accusa si concussione “è stata riscontrata dall’esame del teste F. C.” parte terza nella vicenda che, anche davanti hai giudici, ha riferito quelle parole ascoltate. parole che, secondo l’accusa che le ha ripetute letteralmente durante la requisitoria, inchioderebbero l’imputato alle sue responsabilità: “Se non sei compiacente con me ti faccio fare la supplenze”.

Dopo indagini durate più di due anni, lo scorso 30 aprile 2010, il Giudice per le udienze preliminari presso il tribunale di Catanzaro, dott.ssa Emma Sonni, ne aveva disposto il rinvio a giudizio imputandolo di tentata violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), maltrattamenti (art.572 cp) commessi nei confronti di un’insegnante a lui sottoposta e di concussione (art. 317 c.p.) perché, secondo l’accusa, “sempre nella qualità di incaricato di pubblico servizio, abusando dei suoi poteri, mediante l’adozione di provvedimenti dal contenuto pregiudizievole nei confronti dell’insegnante, e comunque abusando della sua qualità, ossia tenendo nei confronti della stessa insegnante una condotta discriminatoria e prevaricatrice, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere e/o indurre la predetta a concedergli indebitamente favori di tipo sessuale, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla propria volontà, segnatamente a cagione dei reiterati dinieghi della persona offesa”. La difesa, per “motivi di salute” di uno degli avvocati, ha poi chiesto un rinvio dell’udienza che è stata fissata per il prossimo primo di luglio.

Come si legge tra le carte che ne avevano disposto il rinvio a giudizio, è utile ricordare che tutti i fatti contestati al dott. Catanzaro risultano aggravati perché commessi dall’imputato, nella sua qualità di pubblico ufficiale, durante l’esercizio delle proprie funzioni di preside. Nella richiesta di rinvio a giudizio si legge testualmente che “il Dottor Pietro Catanzaro, in qualità di dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Cropani, con violenza ed abusando della propria autorità, tentava di costringere l’insegnante a compiere e a subire atti sessuali contro la sua volontà”. Alla prossima udienza oltre alla parte civile rappresentata dall’avvocato Natalina Raffaelli, sarà la volta della difesa. Poi si andrà sentenza.

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C’é un problema d’informazione

C’é un problema d’informazione

Anatomia del delitto della democrazia reale

di Giuseppe Candido

Non c’è dubbio che alla base di una vera democrazia ci sia, durante il processo elettorale, il libero formarsi dell’opinione pubblica secondo un plurale e altrettanto libero sistema dell’informazione.

Pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 28.93.2011

Dagli anni ’70 ad oggi per questo motivo sono state emanate diverse leggi in materia di informazione, di comunicazione politica e “pluralismo” nel sistema radiotelevisivo italiano: dalla Legge 103 del 14 aprile 1975, passando per la “Legge Mammì” del 1990 e la “legge Gasparri” del 2004, fino al Testo Unico della radiotelevisione del 2005, tutti i regolamenti sono stati mirati a disciplinare il sistema radiotelevisivo su principi di obiettività, completezza, imparzialità e parità che avrebbero dovuto garantire il rispetto del requisito della verità, fondamento del diritto di cronaca.

Imposta nei programmi di comunicazione politica indipendentemente dal periodo in cui vengono trasmessi, la “par condicio” detta le regole per l’informazione durante i periodi elettorali disponendo, testualmente, la “parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche, nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nella presentazione in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche”. Ma al tempo stesso specifica che la norma “non si applica alla diffusione di notizie nei programmi di informazione”. Insomma, parità d’informazione sì, ma con la possibilità di poterla violare sistematicamente nei così detti format di approfondimento come le trasmissioni “Annozero”, “Ballarò”, “Porta a porta” ecc.

Il tutto condito dal fatto che sono completamente sparite le tribune politiche in cui, un tempo, i leader delle varie forze politiche, si confrontavano.

PORTA A PORTA

I dati di ascolto della trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa

Nato il 20 febbraio del 1981 da un’idea di Marco Pannella per dimostrare l’utilità e la necessità di un sistema di monitoraggio televisivo, il Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva presenterà a giorni un rapporto, curato dal direttore del centro Gianni Betto, il cui titolo è chiarissimo: “Anatomia del delitto neo-goebbelsiano della democrazia reale”. Sottotitolo: “Dal minuto all’ascolto… verso gli ascoltatori”.

Bisognerebbe ricordare ai cittadini d’oggi, come giustamente fa Gianni Betto, che nel 1968 e nel 1972 il Partito radicale denunciò l’illegalità delle elezioni politiche, non presentò propri candidati ed invitò gli elettori a votare scheda bianca.

In pochi anni, ricorda ancora Betto, si ottennero una serie di riforme storiche, molte delle quali ancora in vigore: “l’accesso alle tribune politiche dei partiti non rappresentati in Parlamento; la garanzia dell’equal time per tutti i competitori elettorali; il sorteggio dell’ordine di intervento; l’accesso alle tribune dei rappresentanti dei Comitati promotori dei referendum (ottenuto in occasione del referendum sul divorzio dopo 78 giorni di digiuno di Marco Pannella)”.

“Sempre grazie a uno sciopero della fame e poi della sete di Marco Pannella, alle elezioni politiche del 1976 viene riconosciuto per la prima volta il principio della “riparazione” per soggetti politici cui è stato illegittimamente impedito l’accesso. È da quel momento che Rai e Commissione parlamentare di vigilanza avviano l’opera di smantellamento progressivo delle tribune ponendole in fasce orarie di scarso ascolto, riducendone il tempo complessivo e adottando format che le rendono prive di interesse. Contemporaneamente, dinanzi all’importanza assunta dalle consultazioni referendarie, gli spazi di accesso sono contratti, negando la peculiarità del Comitato promotore e diluendone la presenza con l’ammissione paritaria di decine di altri soggetti, tra partiti e comitati, ivi inclusi gli astensionisti”.

dati ascolto Ballarò

I dati di ascolto della trasmissione "Ballarò"

Come stanno oggi le cose, invece, è sotto gli occhi di tutti ma forse, guardando il delitto in tv, non ci si rende conto del movente e del mandante. Per capire quali siano le reali responsabilità del sistema radiotelevisivo italiano nel delitto, continuato e perpetuato, di uccisione della democrazia è necessario leggere i dati snocciolati, in maniera sistematica, nel rapporto del Cd’A. Tanto per fare qualche esempio, nel mense di novembre 2010, nei tempi dedicati all’informazione politica dai TG Rai nel loro complesso (6 ore, 19 minuti e 3 secondi con 2.673 milioni d’ascolti), ben il 40,85% totale del tempo (566 milioni d’ascolti pari al 21,2% degli ascolti) è stato dedicato al Popolo delle Libertà, il 19,58% del tempo (548 milioni d’ascolti pari al 20,5% degli ascolti) è stato dedicato al Partito Democratico. Seguono poi Futuro e Libertà (11,91% del tempo, 355 milioni d’ascolti pari 13,3% degli ascolti), l’Unione di Centro (8,31% del tempo e 319 milioni d’ascolti pari al 11,9% degli ascolti), la Lega Nord (7,01% del tempo e 330 milioni d’ascolti pari al 12,3% degli ascolti). Al sesto posto c’é l’IdV di Antonio Di Pietro col 49,98% del tempo e l’8,2 % degli ascolti (233 milioni). Seguono poi, dopo la voce “Altro” non meglio specificata, SEL (0,47% del tempo e 54 milioni d’ascolti pari al 2 % del totale), Alleanza per l’Italia di Rutelli che con 17 milioni ha raggiunto lo 0,6% del totale degli ascolti, Federazione della Sinistra (che con 2 minuti e 47 secondi ha raggiunto 28 milioni d’ascolti pari al 1,0 % del totale), Radicali Italiani-Lista Bonino con lo 0,51% di tempo (1 minuto e 55 secondi d’informazione) sono riusciti a raggiungere 35 milioni d’ascolti (1,3%), il Movimento per l’Autonomia di Lombardo con lo 0,31% del tempo e con 19 milioni d’ascolti (0,7%), mentre la Destra di Storace è riuscita a parlare solo a 21 milioni d’ascoltatori con lo 0,27 % del tempo dedicatogli. Ancora più giù, nella classifica della mancata informazione politica paritaria Democrazia Cristiana con 16 milioni d’ascolti e UDEUR-Popolari e Federazione dei Verdi chiudono con 3 milioni d’ascolto ciascuno. Questo per quanto riguarda le formazioni politiche nei TG della Rai che, quale concessionaria per il servizio pubblico radiotelevisivo, avrebbe per legge il compito di garantire il pluralismo dell’informazione politica.

dati d'ascolto Annozero

I dati di ascolto della trasmissione Annozero di Michele Santoro

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i dati di ascolto di "In mezz'ora"

I dati degli ascolti della trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata

 

 

“Le nuove forze che potrebbero turbare o concorrere a modificare gli equilibri della vita politica italiana” – scrive a ragione il giornalista nell’introduzione del volume – “sono così escluse dal dibattito pubblico e negate alla conoscenza dei cittadini”.

Se viene meno il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, se l’enaudiano motto non trova applicazione, allora la democrazia è davvero cosa lontana.

Se poi si legge la classifica dei leader politici cui è stato dato spazio ci si rende meglio conto della completa e sistematica cancellazione di alcune formazioni politiche: le prime cinque posizioni sono occupate, manco a dirlo, rispettivamente da Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. Seguono Cicchitto, Maroni, Bocchino, Gasparri, Della Vedova e il Ministro Maria Stella Gelmini. La lista prosegue. Al 16° posto c’è Vendola, al 18° il Ministro Alfano seguito da Schifani, Veltroni, Letta Enrico, Maurizio Lupi e Tremonti. D’Alema è al 25° posto, 27° per Piero Fassino mentre chiude la classifica Gianni Letta. Ma nei primi trenta posti nessun radicale è presente. Pur ricoprendo, Emma Bonino, il ruolo di vice presidente del Senato e pur essendo i temi Radicali, riforma della giustizia in primis, prioritari nell’agenda del Paese. E le cose non vanno meglio se si osservano i tempi delle presenze politiche nelle trasmissioni Rai di approfondimento giornalistico come Annozero, Ballarò e Porta a Porta. In quest’ultima trasmissione, solo per fare un esempio, dal 29 marzo 2010 al 17 gennaio 2011, in 64 puntate, al PdL sono state garantite ben 82 presenze (126,3 milioni d’ascolti), 49 al PD (79,4 milioni d’ascolti), 29 presenze alla Lega Nord (46,3 milioni d’ascolti) e 22 a Futuro e Libertà per l’Italia (32,2 milioni d’ascolti). Segue l’IdV con 14 presenze e 24,6 milioni d’ascolti, l’UDC con 12 presenze e 18,7 milioni d’ascolti. Chiudono tristemente la classifica Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola con 5 presenze (8,2 milioni d’ascolti), 4 presenze per l’API di Rutelli (8 milioni d’ascolti) e il PSI (1 presenza e 1,6 milioni di ascolti). Nessuna presenza invece per i Radicali e per la Federazione dei Verdi che, evidentemente, non sono graditi al salotto del pungiglione nazionale. Ma se la cosa si fermasse a Vespa e ai TG forse non si potrebbe parlare, come invece emerge, di vero e proprio genocidio di una forza politica, nel particolare dei Radicali che, pur essendo presente nel Paese da oltre mezzo secolo con continuità e con grandi battaglie civili, dal nucleare alla giustizia passando per l’eutanasia, che sono di grandissima attualità. Purtroppo zero sono anche le presenze dei Radicali nelle 28 puntate di Ballarò dal 30 marzo 2010 al 18 gennaio 2011 e nelle 23 puntate di Annozero dal 1 aprile 2010 a quella del 20 gennaio 2011.

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Leggi l’intero rapporto del Centro d’Ascolto radiotelevisivo

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Per Stefano Cucchi spiragli di verità

Per Stefano Cucchi spiragli di verità

di Giuseppe Candido

Dopo le perizie medico-legali della procura che iniziarono a delineare i primi lembi di verità su ciò che avvenne davvero al povero Cucchi oggi c’è la notizia di una prima condanna con rito abbreviato e 12 rinvii a giudizio per altrettante persone coinvolte a vario titolo in quella triste vicenda.

Qualcuno, in un primo momento, arrivò ad affermare che Stefano era “morto perché era un tossico dipendente malato”. Quasi questo fosse perciò tollerabile anziché ancor di più insopportabile. Ma quei segni che Cucchi riportava evidenti sul suo corpo abusato, e che hanno potuto far rabbrividire perché fecero il giro del mondo, non lasciavano davvero dubbi. Oggi sappiamo che Stefano Cucchi, secondo il pubblico ministero, fu picchiato e non, invece, curato come avrebbe dovuto esserlo proprio perché “malato” che fu “affidato in detenzione” nelle mani dello Stato. Almeno secondo quanto scritto nella nostra Carta costituzionale che la pena non può mai consistere in trattamenti disumani e violenze.

Ma la legge fu violata, stracciata come carta becera la nostra Costituzione. E per questo che saranno processate 12 persone, tra agenti di polizia penitenziaria, medici e infermieri. Intanto un funzionario del Dap, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, è stato già condannato a due anni con giudizio abbreviato. E proprio su questo argomento, il giornalista Gianfranco Palazzolo ha intervistato per i microfoni di Radio Radicale, l’Onorevole Rita Bernardini che, della vicenda Cucchi si è occupata sin da subito per chiedere che si facessero verità e giustizia. “Io ritengo che questa vicenda”, afferma la deputata radicale eletta nel PD, “sia andata avanti e stia trovando degli spiragli di verità e di giustizia proprio per il coraggio, che ha avuto la famiglia di Stefano, di uscire subito allo scoperto mostrando quelle foto che inequivocabilmente dimostrano che Stefano Cucchi è stato ammazzato. Non giriamoci intorno: il ragazzo è stato più volte picchiato”. E ancora: “Lo squarcio di verità che c’è stato sulla vicenda Cucchi, se non terminerà l’attenzione dei mass-media in generale e quindi anche dell’opinione pubblica, credo che potrà portare solamente a far emergere la verità”.

Qualche lembo di verità comincia quindi ad intravedersi ma la cosa grave è che le accuse siano quelle relative alle mancate cure e non già quello di omicidio preterintenzionale o colposo. Per cui rimangono ancora valide le richieste della famiglia: “Vogliamo sapere perché” – chiedeva Giovanni Cucchi durante una conferenza stampa – “alla richiesta precisa di Stefano, la sera dell’arresto non è stato chiamato dai militari, il suo avvocato di fiducia; vogliamo sapere dalle forze dell’ordine come è stato possibile che abbia subito le lesioni; vogliamo sapere chi glie le ha prodotte e quando; vogliamo sapere, dalle strutture carcerarie, perché non c’è stato consentito il colloquio con i medici; vogliamo sapere, dalle strutture sanitarie, perché non gli sono state effettuate le cure mediche necessarie, vogliamo sapere, (sempre) dalle strutture sanitarie, perché sia stata consentita, in sei giorni di ricovero, una tale debilitazione fisica, vogliamo sapere perché è stato lasciato in solitudine senza un conforto morale e religioso, vogliamo sapere, infine, la natura e le circostanze precise della morte, vorremmo sapere altresì, se ci sono motivi validi di tale accanimento su una giovane vita. Immaginiamo che una famiglia distrutta dal dolore per la morte atroce del proprio figlio di, trentuno anni, abbia il diritto di urlare con tutte le sue forze, per chiederne conto”. Richieste che rimangono legittimamente ancora attuali e che è giusto, perciò, ricordare e riproporre all’attenzione.

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LA CHIESA CALABRESE SI INTERROGA SULLA SANITA’

LA CHIESA CALABRESE SI INTERROGA SULLA SANITA’

Un rinnovato impegno delle Chiese locali per la salute in Calabria

Venerdì 28 e sabato 29 gennaio 2011 a Falerna Lido un nuovo convegno regionale

Il 26 una conferenza stampa a Cosenza per presentare l’evento ufficialmente

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Quest’anno le Caritas diocesane della Calabria, unitamente all’Ufficio della Pastorale della salute, danno appuntamento alla fine di gennaio, per l’annuale convegno regionale su un tema sociale particolarmente interessante ed attuale: l’assise ecclesiale si terrà a Falerna Lido per ascoltare, osservare e discernere sulla sanità calabrese. Da venerdi 28 a sabato 29 gennaio 2011 il tema verrà dibattuto in tre distinte sessioni di lavoro ed avrà come titolo: «Un rinnovato impegno delle Chiese locali per la salute in Calabria».

Nella mattinata di venerdì 28 gennaio, dopo i saluti del presidente della Conferenza Episcopale Calabra mons. Vittorio Mondello, ci sarà la prima sessione sul tema La salute in Calabria tra realtà e prospettive introdotta e moderata dal delegato regionale Caritas don Ennio Stamile. Due le relazioni: quella del sub commissario al Piano di rientro della Regione Calabria Luciano Pezzi su “Piano di rientro e federalismo” e quella del prof. Renato Guzzardi (docente all’Unical e presidente del Nucleo di valutazione dell’Azienda ospedaliera universitaria di Salerno) su “La centralità della persona tra governo clinico e governo economico”.

Nel pomeriggio la seconda sessione moderata da don Giacomo Panizza (condirettore della Caritas diocesana di Lamezia Terme) Sulle sfide e le profezie della comunità ecclesiale per una rinnovata pastorale della salute. Due le relazioni la prima di don Antonio Martello su “Un nuovo approccio alla pastorale della salute”, la seconda di Lidia Pecoriello (responsabile delle cure palliative dell’ASP di Cosenza) su “La fragilità educa all’ascolto, alla cura, all’impegno”. La prima giornata si concluderà con i lavori dei gruppi di studio.

Sabato 29 gennaio la terza ed ultima sessione dall’impegnativo titolo Salute: un piano di rientro anche per la Chiesa? e vedrà confrontarsi in una tavola rotonda, introdotta e moderata dal direttore dell’Ufficio regionale della Pastorale della salute dei vescovi calabresi, don Antonio Martello, esponenti del mondo del volontariato, della professione medica e della politica. Per il volontariato Roberto Petrolino (direttore delle comunità d’accoglienza della diocesi di Reggio Calabria-Bova) che affronterà il problema “Il dolore inabitato: la fragilità mentale”; Danilo Ferigo (responsabile regionale dell’AVO) racconterà l’esperienza del “volontariato ospedaliero”, Annamaria Mancini (primario di rianimazione all’Ospedale di Lamezia Terme) parlerà su “Più salute uguale più dignità” e il consigliere regionale Salvatore Magarò (presidente della Commissione contro il fenomeno della mafia della Regione Calabria) illustrerà le “Infiltrazioni criminali nella sanità calabrese”. Dopo la tavola rotonda, le comunicazioni dei gruppi di studio e le considerazioni conclusive affidate al vescovo mons. Luigi Cantafora presidente della Commissione CEC sulla Caritas e la Pastorale della salute.

Per presentare agli organi di informazione il convegno e i temi in discussione è stata organizzata una conferenza stampa che si terrà mercoledi 26 gennaio 2011 con inizio alle ore 11 a Cosenza.
Significativamente è stato scelto quale luogo dove tenere la conferenza stampa, l’istituto delle Suore Minime della Passione, fondate da madre Elena Aiello, in via dei Martiri a Cosenza Casale.

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Fitodepurazione, conviene e risolve! Il video e il resoconto del convegno e del dibattito

Fitodepurazione, conviene e risolve! Il video e il resoconto del convegno e del dibattito

Sellia Marina (CZ) – Si è svolto lo scorso 29 dicembre il convegno-dibattito sul tema della Fitodepurazione organizzato, presso la sala del Consiglio Comunale di Sellia Marina, dal Comitato per la tutela dell’ambiente di Sellia Marina assieme all’associazione di volontariato culturale “Non Mollare” e all’azienda “Vivai Squadrito”. Conviene? Risolve? È a queste domande che si è cercato di dare una risposta. Il tutto nasce da una petizione popolare che chiede al sindaco di adottare la fitodepurazione per l’affinamento dei liquami provenienti dai depuratori quando questi, durante il periodo estivo funzionano malamente a causa del picco delle presenze turistiche.

La fitodepurazione, com’è poco noto, è un sistema di depurazione naturale che può integrarsi, proprio in quei territori in cui è forte il picco estivo delle presenze turistiche, con i sistemi di depurazione tradizionale. Al convegno dibattito oltre ai relatori sono intervenuti, quali amministratori dei territori interessati dalla problematica, il sindaco di Sellia Marina Giuseppe Amelio, l’assessore all’ambiente Giuseppe Mercurio, il Presidente del Consiglio comunale Nicola Giancotti, il dott. Michelangelo Ciurleo assessore al bilancio della Provincia di Catanzaro e Salvatore Procopio già assessore all’ecologia e consigliere comunale di Botricello. Al convegno era stato invitato anche il Dott. Fausto Caliò, responsabile autorizzazioni del Settore Tutela e Sviluppo ambientale della Provincia di Catanzaro, che non essendo potuto intervenire personalmente, ha inviato un messaggio ad organizzatori e partecipanti al convegno: “Il tema in discussione – ha scritto il Dott. Caliò nella sua nota – è certamente in linea con gli obiettivi della tutela e valorizzazione delle risorse indriche, infatti, come i partecipanti ben sapranno, la fitodepurazione rientra tra i trattamenti di depurazione naturale suggeriti dalla vigente normativa (All. 5 alla parte terza del D.lgs 152/06); questi, benché ormai largamente collaudati ed impiegati in vari Paesi mitteleuropei, trovano ancora scarsa applicazione nel nostro territorio. L’argomento (del convegno ndr) – scrive ancora il dott. Caliò ai partecipanti – è tanto più stimolante se si pensa che i pochi esempi del genere esistenti nel territorio provinciale sono utilizzati nel trattamento dei reflui di piccole comunità (perlopiù insediamenti rurali), mentre tali tecnologie sono sono state ancora applicate al trattamento, o affinamento, di acque reflue provenienti da agglomerati urbani di medie dimensioni. Pertanto, – conclude Caliò con riferimento esplicito agli obiettivi del convegno – qualora fosse realizzato l’impianto fitodepurativo proposto nella petizione collegata a tale convegno, esso costituirebbe certamente un interessante prototipo per la nostra provincia, da monitorare attentamente per ulteriori simili applicazioni.”

Sulla base delle “forti criticità” in cui si viene sistematicamente a trovare il sistema di depurazione, e non solo quello selliese, durante il periodo estivo di picco demografico, durante il convegno è stato più volte sottolineato come, il ricorso a tali tecniche di depurazione naturale per il trattamento dei reflui rappresenta una scelta diffusa sia a livello nazionale sia a livello mondiale per i suoi vantaggi sia economici sia di capacità accertata nel trattamento dei reflui provenienti dai depuratori tradizionali. “L’uso della fitodepurazione – ha spiegato il dott. Giuseppe Squadrito – per la depurazione dei liquami ha origini antiche. A Roma, nel periodo imperiale, si usava scaricare la cloaca massima, un canale di flusso dei rifiuti urbani, nelle paludi Pontine con il preciso scopo di sfruttare il loro potere auto depurante. (…) Ma la moderna concezione degli impianti di fitodepurazione ha origine, negli anni ’80, negli Stati Uniti e nel Centro Europa e gli impianti di fitodepurazione vengono definiti a livello internazionale con il termine costructed wetlands cioè sistemi umidi costruiti artificialmente. In Italia – ha ricordato Squadrito – l’entrata in vigore del D.Lgs 152/99 ha introdotto per la prima volta una filosofia del tutto nuova nel campo della gestione e tutela della risorsa idrica, privilegiando, ove possibile, sistemi ad alta naturalità e anticipando la direttiva quadro nel settore delle acque n° 2000/60 della comunità europea. In uso già da tempo negli Stati Uniti, sono recentemente stati introdotti in molte regioni italiane. In Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, sono molti gli impianti in attività che forniscono periodicamente risultati estremamente positivi per l’attività depurativa che svolgono”.

Conviene, dunque, e potrebbe anche risolvere. Ma, come sottolineato nella relazione del professor Francesco Santopolo, il metodo è stato scarsamente utilizzato soprattutto perché “poco remunerativo” in termini “progettuali” per cui si è sempre preferito sistemi di depurazione tradizionali. Senza dimenticare – ha aggiunto Santopolo – che in un regione come la Calabria dove l’acqua è scarsa d’estate e tragicamente abbondante d’inverno e in autunno quando è causa del dissesto idrogeologico, il metodo della fitodepurazione potrebbe diventare una risorsa idrica aggiuntiva perché le acque di scarico dei depuratori, affinate, diventerebbero utilizzabili per usi irrigui. Sia il sindaco di Sellia Marina sia l’assessore all’ambiente Giuseppe Mercurio, nei loro rispettivi interventi, hanno plaudito all’iniziativa del convegno recepita come “interessante proposta da sottoporre a future valutazioni tecniche” e non già, come troppo spesso accade in questi casi, quale “protesta pretestuosa e strumentale”. Ed anche se non sono mancati momenti di dibattito in cui l’amministrazione – nella persona del Sindaco – ha sottolineato il suo impegno nella tutela dell’ambiente in generale, il convegno è risultato essere una valida base di partenza per ulteriori valutazioni di fattibilità tecnica che l’amministrazione intenderà compiere recependo le richieste della petizione che sarà quindi presentata ufficialmente all’inizio del nuovo anno con l’augurio di una situazione “balenare” per il 2011 migliore di quella del 2010. Nicola Giancotti, nella sua qualità di Presidente del Consiglio comunale di Sellia Marina che ha gentilmente ospitato la manifestazione, ha sottolineato nel suo intervento che non soltanto “quello della fitodepurazione risulta una interessante proposta come sistema per l’affinamento dei liquami fuoriuscenti dai depuratori ma che potrebbe anche essere incentivato, con eventuali sgravi fiscali sulla tassa della depurazione a beneficio di privati, come i tanti villaggi turistici presenti sul territorio, che decidessero di adottarlo come alternativa allo scarico in fognatura”. “Di fatto – ha concluso Giuseppe Candido, quale presidente del Comitato di tutela dell’ambiente di Sellia Marina, – un risultato lo abbiamo già ottenuto ed è quello, non di poco conto, di far discutere le amministrazioni interessate dal problema prima che la stagione estiva sia avviata e prima che l’emergenza torni ad esplodere. Ci dispiace per l’assenza della minoranza in consiglio che, evidentemente, non ha ritenuto adeguatamente importante l’argomento in discussione stante la valenza oggettiva e l’assenza di colore politico dell’iniziativa che poteva perciò essere accolta in maniera bypartisan”.

Apprendiamo con soddisfazione dalla stampa locale che Salvatore Procopio, consigliere comunale intervenuto al convegno, ha richiesto alla Giunta di Botricello guidata da Camastra di adottare la fitodepurazione per l’affinamento dei liquami del depuratore ubicato sul tratto della foce del torrente “Arango”.

Un buon risultato ed un ottimo augurio per il 2011 per il Comitato per la tutela dell’ambiente di Sellia Marina che, proponendo la fitodepurazione al Sindaco di Sellia Marina attraverso una petizione popolare, ha cercato però di estendere la discussione anche ai comuni limitrofi come Botricello e Cropani. Peccato che non tutte le amministrazioni interessate dal problema si siano interessate alla proposta. Forse troppo impegnati nei festeggiamenti?

Applicare la fitodepurazione ai locali impianti di depurazione” è il titolo dell’articolo firmato r.s. (probabilmente riferibile al giornalista Rosario Stanizzi) comparso oggi, 31 dicembre, su La Gazzetta del Sud che pubblichiamo di seguito. “La proposta del consigliere comunale Salvatore Procopio” l’occhiello.

Botricello. – “Considerare l’opportunità di valutare, attraverso uno studio di fattibilità sui costi e sui benefici, l’applicazione delle tecniche di fitodepurazione all’impianto di depurazione”. E’ quanto chiede, con un’interrogazione-proposta indirizzata al Sindaco Giovanni Camastra, agli assessori Giuseppe Trivolo ed Agostino Viscomi, al capogruppo di maggioranza Angelo Muraca e al responsabile dell’ufficio tecnico comunale, Luigi Mancuso, l’ex assessore all’ecologia del comune di Botricello, Salvatore Procopio, consigliere comunale.

“E’ mio personale convincimento – aggiunge – che le superfici attualmente in disuso all’interno del perimetro dell’impianto sito in località Arango siano quantomeno idonee ad accogliere un sistema di fitodepurazione a monte dell’attuale impianto depurativo. Le vasche della vecchia linea di depurazione, opportunamente rigenerate, sono assai idonee ad ospitare segmenti di fitodepurazione e tecniche modulari in grado di depurare e trattare il carico batterico, soprattuto durante il periodo estivo, in cui il dimensionamento non idoneo dell’impianto può generare dei collassi depurativi (come già avvenuto in passato ndr). L’alta efficienza depurativa, i bassi costi di realizzazione e manutenzione, la rimozione dei batteri coliformi, l’abbattimento del fabbisogno di ossigeno chimico e biologico, dell’ammoniaca e del fosforo, sono indicatori interessanti che la tecnica della fitodepurazione offre e che mi fanno protendere per un’applicazione immediata di tale sistema nel nostro impianto depurativo. Ritengo che l’ipotesi di fattibilità, se supportata da valutazioni tecniche economiche più autorevoli della mia proposta, siano in armonia sia con l’ipotesi di una maggiore efficienza dell’impianto esistente e sia nell’ottica della costruzione di un nuovo impianto di depurazione. Pertanto – afferma ancora Procopio – chiedo che la proposta, maturata all’interno di un recente dibattito scientifico con l’Università della Calabria, il Comitato per la tutela dell’ambiente di Sellia Marina e l’associazione culturale “Non Mollare”, venga immediatamente valutata dai nostri tecnici e vengano allertati i canali di finanziamento più opportuni per la fattibilità dell’intervento.”

Alm ringrazia il sig. Antonio Elia per le riprese amatoriali effettuate e che ci hanno consentito di documentare il convegno e gran parte del dibattito

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Chi ha paura di Wikileaks?

Chi ha paura di Wikileaks?

di Giuseppe Candido

Il libertario blasfemo Julian Assange è stato finalmente arrestato, o meglio, il “Bill Aden” della notizia si è consegnato spontaneamente alla polizia londinese che lo ricercava a causa di un mandato di cattura internazionale emesso dall’Interpol su richiesta della procura di Stoccolma che lo accusa di molestie sessuali perché sarebbe stato denunciato da due giovani svedesi con cui l’australiano Assange ha avuto rapporti sessuali. Denunciato per stupro? Macché, Assange era ricercato – con mandato di cattura internazionale – a causa di un reato previsto dalla legislazione svedese, figura giuridica sconosciuta al nostro Paese, che è il “sex by surprise”. “Si è rotto il profilattico” scrive Alessandro Oppes che ricostruisce per il Fatto quotidiano “L’accusa di Stoccolma”. Le due donne – prima consenzienti – a novembre decidono di rivolgersi alla giustizia.

Contrariamente alle speranze di chi invece lo definisce “un uomo che vuol distruggere il mondo” e paragona le pubblicazione su wikileaks dei dispacci della diplomazia americana all’attacco alle torri gemelle dell’undici settembre, i fatti per i quali Assange è accusato risalgono al mese di agosto 2010 quando era a Stoccolma per un seminario e sono in realtà collegati alla particolare legislazione svedese sulla violenza sessuale applicabile “a qualunque atto di costrizione vincolato al sesso”.

La giornalista Anna Ardin che organizzava l’ufficio stampa del convegno si offrì di ospitare Assange nel proprio appartamento e con lui ebbe un rapporto sessuale consenziente durante il quale però – sia Assange sia l’Ardin lo riconoscono – il preservativo si ruppe. Sul momento – scrive ancora Oppes nel suo articolo – “La giornalista non diede grande importanza al fatto e continuò ad ospitare Assange a casa, e organizzo anche una festa in suo onore”. Affianco a questo episodio c’è la recidiva: si chiama Sofia Wilden, una ragazza che si presentandosi ad Assange come sua fan sarebbe riuscita ad invitarlo a casa dove i due poi hanno un rapporto. Fanno sesso due volte: la prima volta con, poi senza il protezione ma, a detta di Assange, in maniera consenziente. “Niente di grave ma, tornata a Stoccolma, la giovane ci ripensa, si spaventa e – spiega il giornalista del Fatto - parla con la Ardin scoprendo che anche lei ha avuto l’incidente del condom rotto. E a questo punto che le due donne si coalizzano – spiega ancora Oppes – e decidono di presentarsi in tribunale. Violenza, stupro? No, niente di tutto questo – conclude l’articolo – l’unico rimprovero che viene fatto ad Assange è quello di essersi rifiutato di sottoporsi, dopo i rapporti avuti con le due ragazze, ad una prova per vedere se era affetto dall’Hiv o da altre malattie veneree”.

Insomma, non si tratta di stupro (perché il sesso era sempre consenziente) come hanno ripetuto i tg all’unisono e nemmeno di un arresto legato all’attività di pubblicazione dei cabli. L’arresto “internazionale” arriva per un preservativo rotto, anzi due.

Senza fare quindi grandi analisi sui file pubblicati da Assange su Wikileaks e che piano piano emergeranno dalla rete, mentre il libertario che non si vuol far fare il test dall’hiv a Stoccolma si fa arrestare a Londra, una domanda noi garantisti liberali dovremmo almeno porgercela. Perché quest’uomo diventa addirittura l’uomo più temuto dai potenti? Paura della o delle verità che potrebbero emergere ancora in quei cabli e nei prossimi 2.700 file riguardanti l’Italia che dovrebbero essere a breve resi disponibili? Perché chi è da sempre garantista afferma invece che Assange “non deve essere processato solo per stupro ma anche per gli altri gravi reati che ha commesso”. Ma se c’è un reato collegato alla fuga di notizie, è il giornalista che le pubblica che commette il reato o chi le ha trafugate? Perché, dunque, come lo stesso Ministro Frattini spiega, si ha paura che “lo stillicidio di rivelazioni” continuerà? Cosa c’é nei 2.700 file che riguardano – dal 2000 al 2010 – l’Italia e di cui ci si preoccupa tanto da voler oscurare il sito wikileaks ed arrestare Assamge? Perché si temono così quei dati tanto da invocare il carcere duro per il libertario impenitente? Nella qualità di giornalista Assange forse da fastidio perché fa luce su fatti e misfatti che, se pur veri e documentati, secondo alcune logiche di “stato”, dovrebbero restare “segreti”, sconosciuti ai più. Oggi la rete permette invece, ai dati ed alla conoscenza di essere divulgati anche senza il consenso censorio dei potenti. Sappiano però, coloro che spererebbero di arrestare la diffusione di quei cabli che questi, giunti ormai in rete, sono stati duplicati su centinaia di siti mirror, siti definiti specchio perché replicanti fedelmente quei dati, e l’ondata di notizie non è più arrestabile. Dopo gli attacchi moltiplicatisi contro il sito Wikileaks, i suoi contenuti, i suoi finanziamenti e il suo fondatore, la rete si sta mobilitando e persino il Partito Radicale di Pannella, che da sempre si batte per la libertà d’informazione nel mondo, ha “raccolto l’appello di Wikileaks a ripubblicare il materiale sotto attacco”. Più di centomila utenti sono oggi in grado di rimetterli in rete qualora si riuscissero a spegnere contemporaneamente tutti i siti replicanti. Tentare ora di metterci una pezza ponendo sotto attacco il sito, non è servito e non servirà ad impedire che quelle stesse informazioni vengano lette, analizzate, divulgate e ripubblicate. La fluidità e la dinamicità della rete è inarrestabile e se la notizia c’è non si ferma. In fondo, e meno male, anche questa oggi è la stampa, bellezza!

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«Ci sono molte cause per le quali sono pronto a morire, ma nessuna per cui sono pronto ad uccidere.»

«Ci sono molte cause per le quali sono pronto a morire, ma nessuna per cui sono pronto ad uccidere.»

Marco Pannella

Marco Pannella

di Giuseppe Candido

Il 2 ottobre, data di nascita del Mahatma Gandhi, venne celebrata per la prima volta la giornata mondiale della Nonviolenza dopo che, il 15 giugno dello stesso anno era stata promossa dall’Assemblea generale dell’Onu.

Quella risoluzione dell’Assemblea chiedeva a tutti i membri delle Nazioni Unite di commemorare il 2 ottobre “in maniera adeguata così da divulgare il messaggio della nonviolenza, anche attraverso l’informazione e la consapevolezza pubblica”.

L’Italia che in questi giorni sta vivendo nuovamente episodi di violenza (dalla statuetta tirata a Berlusconi alla vicenda del Direttore di Libero Bel Pietro passando per il fumogeno scagliato a Bonanni durante la festa del Pd di Torino) avrebbe avuto senz’altro il bisogno, per non dire la necessità, di veder celebrata adeguatamente ma, purtroppo, neanche il servizio pubblico televisivo per cui paghiamo il canone ce ne ha dato memoria. Di quella risoluzione che afferma “la rilevanza universale del principio della nonviolenza” ed “il desiderio di assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione e nonviolenza” in Italia non se ne parla nemmeno. L’unico che ce la ricorda, ovviamente, è il Partito Radicale (transnazionale nonviolento e transpartito) che per simbolo, oltre 20 anni fa, scelse proprio il volto del Mahatma come suo simbolo identificativo. Pannella lo ha annunciato dai microfoni di Radio Radicale durante lo svolgimento dell’ultimo comitato nazionale del movimento: “Inizierò il mio Satyagraha, ha detto, con uno sciopero della fame, anche per celebrare così, e dar corpo, volto, mano, voce alla solenne  Giornata internazionale della nonviolenza proclamata dall’ONU”. Ma l’obiettivo della sua azione non è celebrativo ma volto alla ricerca della verità su due specifici aspetti. Quello su “Giustizia e carceri italiane”, definite “diretta riproposizione sociale, morale, istituzionale della Shoah”. L’obiettivo dichiarato dal suo sciopero è la “Riproposizione, anche formale, di una orrenda verità letteralmente accecante, totalmente cieca” che per Pannella e i Radicali “Minaccia di essere il prevalere storico di un istinto bestiale, assassino e suicida, nella specie umana”. “Oggi”, spiega Pannella, “in un nuovo contesto planetario, scienza e coscienza ci indicano che torniamo a viverlo come evento incredibile, impossibile; un incubo riuscito, dal quale sembrerebbe impossibile svegliare l’umanità, la comunità internazionale”.

Poi c’è il secondo motivo, non per ordine d’importanza, del “suo” Satyagraha che significa, è utile ricordarlo, amore della verità. Iraq libero come unica alternativa alla guerra che invece si preferì far deflagrare al posto della pace. Pannella non protesta ma propone: “La ricerca della conoscenza su una tremenda, “incredibile” verità storica, nascosta e negata in primo luogo proprio – oggi – nel e dal nostro mondo libero, “occidentale”, “civile”, dei “diritti umani”.

“Accadde, il 18/19 marzo 2003, che Bush e Blair – si legge testualmente nella nota sul sito www.radicali.it – fecero letteralmente scoppiare la guerra sol perché non scoppiassero in Iraq la libertà e la pace; con l’esilio, oramai accettato, da Saddam”.

Oggi, continua Pannella, “dobbiamo ambire, purtroppo – come Nonviolent Radical Party transnational and transparty – ad aiutare per primo Obama, la bandiera, l’onore, il popolo americano a uscire dalla scelta di protrarre l’impero della menzogna bushana, storica, civile, morale, ai danni di tutti i popoli oggi viventi: ai danni in primo luogo di quei repubblicani che l’avevano eletto e che più di altri  – quindi – sono stati vittime di un tradimento blasfemo, che ha provocato e provoca l’eccidio di milioni fra americani e altri popoli”. E per questo non protesta ma proposta: quella di istituire una Commissione di inchiesta sulla verità di quegli eventi si affermi “e ci mondi”.

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Birmania, Perduca anche se regime libererà San Suu Ky prima del voto elezioni restano farsa. Fassino non le avalli

Birmania, Perduca anche se regime libererà San Suu Ky prima del voto elezioni restano farsa. Fassino non le avalli

San Suu Kyi

San Suu Kyi

“Voci, ancora non confermate, darebbero per certo il rilascio della leader democratica San Suu Ky alla vigilia delle cosiddette elezioni previste per il sette novembre prossimo. Si tratta di un’operazione cosmetica per far finta di rispondere a quanto chiesto anche dal Segretario generale dell’Onu, un atto dovuto che in niente dovrà essere considerato come apertura nei confronti delle riforme necessarie. Secondo quanto riportato da AsiaNews.it, dal voto “farsa” infatti uscirà un Parlamento composto da ufficiali dell’esercito (25%), candidati del partito della giunta (50%) ed esponenti del vecchio regime (25%), il tutto nel silenzio dell’inviato speciale dell’Unione europea Onorevole Fassino. Possibile che in tutti questi anni colla sua opera, come denunciano le Ong della diaspora birmana, si sia riusciti solo ad ammorbidire l’intransigenza dell’Ue senza neanche riuscire ad entrare nel paese? Fassino non avvalli queste elezioni come ‘passo nella direzione giusta’, oltre 2000 dissidenti del partito della San Suu Ky, e lei medesima, non possono partecipare alle elezioni, capisco che anche la democrazia italiana non si discosti da certe premesse, ma il suo è un ruolo europeo e a quegli standard si deve confare.

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Ponte sullo Stretto. Interpellanza urgente al Presidente del Consiglio su quanto affermato circa gli appalti: si dirigono o si fanno nel rispetto delle regole nazionali ed europee?

Ponte sullo Stretto. Interpellanza urgente al Presidente del Consiglio su quanto affermato circa gli appalti: si dirigono o si fanno nel rispetto delle regole nazionali ed europee?

Stretto di Messina

Stretto di Messina

nel corso del suo intervento nell’aula del Senato il 30 settembre 2010, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto: “Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo, già molto avanzato, del ponte sullo Stretto di Messina. Era stato dato anche l’appalto ad una cooperativa di imprese italiane dopo che eravamo riusciti, prodigando molti sforzi, ad evitare la partecipazione all’appalto di grandi imprese straniere, perché volevamo che quest’opera fosse un orgoglio tutto italiano. Con l’intervento del Governo della sinistra il piano è stato accantonato. Avevo personalmente, con il sottosegretario Letta, partecipato a 32 riunioni per il varo di questo piano, sino a giungere all’appalto, che è stato dato, e in cinque minuti il Governo della sinistra ha accantonato il progetto. Cinque anni per costruire e cinque minuti per distruggere”.

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Speranza, utopia e la porta aperta

L'uomo è ciò che ha molte cose davanti a sé. Egli viene sempre trasformato nel suo lavoro e grazie a esso. Si trova sempre davanti a limiti che non sono limiti; percependoli, infatti, egli li oltrepassa. ... Ogni sogno resta sogno perché troppo poco ancora gli è riuscito, si è compiuto. Perciò esso non può dimenticare ciò che resta, in tutte le cose mantiene la porta aperta. La porta almeno semi aperta, quando sembra aprirsi su oggetti propizi si chiama speranza. Ernest Bloch

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