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Archive | Segnalazioni

L’acqua che evapora in Basilicata

L’acqua che evapora in Basilicata

Articolo di Eric Jozsef, Le Temps, Svizzera.

Tradotto su la rivista settimanale “Internazionale” n°861 27 Agosto/2 Settembre 2010

In Italia si spreca il 37 per cento dell’acqua. In alcuni quartieri di Potenza le perdite sono del cento per cento. Ma qualcosa comincia a cambiare

Non ci sono limiti territoriali né cartelli stradali. “Stiamo entrando in contrada Bandito”, dice un geometra della società Acquedotto Lucano, che gestisce le risorse idriche della Basilicata. “Da lì non sappiamo più che fine fa l’acqua pubblica. Ne scompaiono migliaia di metri cubi”.

Sulla collina di fronte a Potenza le piccole case popolari sorgono a fianco di ville moderne, tra cui alcune, si dice in città, dotate di piscina. Molti ediici sono abusivi. Contrada Bandito, chiamata così in memoria dei briganti che si accampavano da queste parti, si è sviluppata dopo il terremoto del 1980, che ha distrutto parte della città. “Abbiamo dovuto ricostruire”, spiega l’ingegnere Michele Folino, esperto di questioni idriche. “E per favorire la ripresa economica si è permesso di costruire ovunque”.

La Basilicata, e l’Italia in generale, sono tra le zone europee dove si spreca più acqua. Secondo un rapporto del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, a livello nazionale si spreca il 37 per cento dell’acqua. Per questo il governo Berlusconi vuole privatizzate le società pubbliche che gestiscono le risorse idriche. La proposta, però, ha provocato la mobilitazione di moltissimi cittadini che chiedono un referendum per bloccare il progetto.

Nel 2009 l’Acquedotto Lucano ha erogato più di 92 milioni di metri cubi di acqua. Ne sono stati fatturati solo 39 milioni. Il 58 per cento del totale è “evaporato” dai conti della società, fondata nel 2003 e controllata dal consiglio regionale e dai comuni. A Potenza le cifre sono ancora più impressionanti. “Su 14 milioni di metri cubi erogati ne fatturiamo cinque”, il 36 per cento, ammette il direttore generale Gerardo Marotta. In media ogni abitante spreca 450 litri di acqua al giorno. A contrada Bandito le per-dite sono del cento per cento.

A volte d’estate, a causa della siccità e del caldo, la Basilicata è costretta a razionare l’acqua o a sospenderne l’erogazione. Eppure, a soli venti chilometri da Potenza, le sorgenti non sono quasi mai a secco. Sul monte Arioso ci sono trenta corsi d’acqua, che viene raccolta in modo sistematico e ingegnoso. “Le condutture risalgono agli anni venti e funzionano ancora bene”, dice Gerardo Grippo, responsabile degli interventi di riparazione.

“Chi dice condotta dice perdita”, afferma Marotta, sottolineando che le perdite cosiddette tecniche non superano l’8 per cento. “È nei centri abitati, con tubature più piccole, che le perdite aumentano”, spiega Grippo. Possono arrivare al 25 per cento. Per di più, in passato, i finanziamenti di Roma e Bruxelles sono stati usati per aggiungere nuove tubature, invece che nella manutenzione delle reti esistenti.

Risparmio a tutti i costi

Con il prosciugamento dei contributi pubblici, la Basilicata ha cominciato a prendere sul serio la gestione delle acque. È stata creata la società Acquedotto Lucano per rinnovare la rete. “Prima, quando raccomandavamo un uso più eiciente dell’acqua, ci ridevano in faccia”, dicono Antonio Lanorte e Pietro Fedeli di Legambiente. “Oggi ci ascoltano, ma lo fanno per motivi economici”.

Acquedotto Lucano è impegnata anche a ridurre le perdite amministrative, cioè le deviazioni delle acque da parte di agricoltori e residenti. Con la complicità dei politici, molti contatori sono stati installati nelle case private. È suiciente allacciare deviazioni illegali prima del contatore per rubare l’acqua. “Non possiamo intervenire su terreni privati senza autorizzazione”, spiega Grippo. “Per fortuna ogni tanto nascono problemi familiari che provocano liti e denunce”.

“Nei prossimi anni”, spiega Marotta, “cambieremo i contatori e continueremo a ridurre le perdite amministrative”. Marotta è convinto che a Potenza la battaglia per la privatizzazione non avrà luogo. La società che gestisce l’acquedotto ha il sostegno della popolazione. “I controlli sono aumentati”, dice un funzionario regionale. “Ma come possiamo essere ottimisti? A Bandito, in mezzo alle ville illegali, ci sono quelle di carabinieri e magistrati”

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SELLIA MARINA – Mare sporco, turisti in corsia

SELLIA MARINA – Mare sporco, turisti in corsia

Vacanzieri in rivolta a Sellia Marina, tra villette invase dai topi e strade al buio

Numerosi bambini sono finiti in ospedale con infezioni alle vie urinarie

di Brunetto Apicella

pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria” di martedì 3 agosto 2010 a pagina 18

Bimbi con infezioni alle vie urinarie. Topi negli appartamenti. E ancora: viali senza illuminazione e soprattutto strade al limite della percorribilità. Non sono iniziate certo nel migliore dei modi le vacanze estive per i turisti che hanno scelto Sellia Marina e l’hinterland della costa ionica della provincia di Catanzaro per trascorrere le ambite vacanze estive. Perché quelle che dovevano essere le vacanze tanto ambite dopo mesi di duro lavoro si stanno trasformando in un vero e proprio “incubo”. L’estate 2010 presenta gli stessi problemi degli anni precedenti. Si inizia dalla questione depuratore.

Domenica mattina, infatti, il mare di Sellia Marina ha accolto i turisti e i vacanzieri come non mai. “Il mare – hanno denunciato al “Quotidiano” alcuni turisti in trasferta sulla costa – era tutto ricoperto da bollicine. E, di più. Quella di domenica, infatti, non era la solita schiuma. Era un qualcosa di più. Uno spettacolo non certo edificante e che allo stesso tempo è sintomo del fatto che qualcosa nella gestione degli impianti di depurazione non va.

Non solo depuratori. Ma il sentore che serpeggia da sempre nella mente di tutti è che siano ancora troppi i collegamenti abusivi alle reti fognarie. Persone che fregandosene della salute pubblica allacciano il loro impianto direttamente alla rete centrale in modo abusivo. Ed è anche questa una delle ragioni che preclude ogni possibilità di risoluzione del problema depurazione. Un comportamento che aggrava la questione e che contribuisce a sporcare maggiormente il mare. E non è finita qui. Perché negli ultimi giorni sono stati diversi i problemi di bambini che hanno avvertito malessere e che sarebbero collegati proprio alla sporcizia del mare. Sono state diverse le famiglie che si sono rivolte agli ospedali e alle strutture sanitarie a causa dei diversi malesseri riportati dai loro bambini. Mal di pancia e virus, che si sarebbero verificati dopo una giornata trascorsa sulla spiaggia e all’interno del mare. Significativo è, l’episodio, che ha avuto per protagonista una bambina di due anni, figlia di alcuni turisti originari di Monza e che dopo una giornata al mare è finita in ospedale. Infezione alle vie urinarie. È stata questa la diagnosi dei medici, e per la quale, adesso, i genitori sono pronti ad avviare azioni legali contro lo stesso ente comunale.

E non è esclusala possibilità che a essere chiamata in causa sia anche la Regione Calabria. Della vicenda, infatti, è stato interessato il Codacons e il suo vicepresidente nazionale, Francesco Di Lieto. E la piccola turista originaria di Monza non sarebbe la sola. Diversi sarebbero i casi di bambini che hanno avvertito malori dopo una giornata trascorsa al mare.

La questione ambientale, dunque, non finisce al solo mare. Sono gli stessi vacanzieri a denunciare lo stato di l’incuria e di degrado presente all’interno delle strade che conducono ai villaggi della cittadina ionica. Sono stati diversi gli ospiti indesiderati che hanno fatto visita nelle abitazioni dei turisti, dalle vipere ai topi. “Una situazione d’inefficienza” –denuncia la signora Lucia –. Ieri, aperta la porta di casa, ho trovato i topi nella nostra villetta di Rivazzurra. Siamo costretti a convivere con

le bustine di veleno per topi. In uno stato di paura maggiore soprattutto per i bambini, perché siamo completamente invasi sia dentro che fuori le case”.

Non solo topi. Ma anche viali al buio e strade difficili da percorrere. Ieri lo stesso Codacons, con il vicepresidente Francesco Di Lieto, è intervenuto ricordando una delle ultime sentenze della Corte di

Cassazione con cui si ricorda che “le strade comunali dovranno essere più sicure, altrimenti saranno guai seri per i sindaci e per i responsabili degli uffici tecnici. I Giudici – spiega di Di Lieto – hanno avuto modo di evidenziare che se un Cittadino riporta danni fisici a seguito di una caduta, gli Amministratori rischiano una condanna penale per lesioni colpose, laddove risulti che non si siano attivati per la verifica della manutenzione delle strade. Oltre, ovviamente, a dover risarcire economicamente le vittime di tanta incuria. In particolare per il comune di Sellia Marina, che ha una rete stradale in pessimo stato di manutenzione. Ad aggravare la responsabilità di sindaco ed amministratori, numerose diffide da parte di cittadini ed associazioni per spingere il Comune ad occuparsi della situazione delle strade. Abbiamo sollecitato l’intervento del Prefetto –conclude Di Lieto – perché sono numerose le segnalazioni che riceviamo da parte di cittadini (alcuni dei quali giunti a Sellia Marina per trascorrere un breve periodo di vacanza) che lamentano di aver riportato gravissimi danni fisici a causa del pessimo stato in cui si trovano le strade comunali”.

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I veleni di Crotone sulla tv fondata da Al Gore

I veleni di Crotone sulla tv fondata da Al Gore

di Giuseppe Candido

zona industriale di Crotone

L’ex insediamento industriale di Crotone è una striscia di terreno di forma rettangolare che, a nord della Città di Pitagora, si estende per circa 5 km per una larghezza di 1,5 km circa e che, in passato, ospitò le fabbriche della Pertusola Sud, della Montedison e, dagli anni ’60, la Cellulosa Calabra spa che produceva pasta di cellulosa. La Pertusola sud, operante con 1000 operai sin dagli anni ’30, trattava il minerale orneblenda (solfuro di zinco) per ricavarne lo zinco metallico generando, come principali prodotti di rifiuto, ferriti di zinco, piombo, cadmio e rame. La Montedison (poi Enimont) fu operante sin dagli anni ’20 occupandosi di trattare fertilizzanti azotati e composti del fosforo fino al 1993 quando, a causa della messa al bando di tali prodotti, passò ad occuparsi della sintesi di zeoliti per il settore dei detergenti con il nome di Sasol Italy spa.

***

Pertusola, Crotone

Pertusola, Crotone

Fino al 1976, prima dell’entrata in vigore della c.d. Legge Merli, tutte le fabbriche potevano scaricare le loro acque reflue dai cicli di lavorazione nei fiumi o nel mare e potevano “tombare” le scorie solide nel sottosuolo aziendale. Ovviamente anche l’area di Crotone fu interessata da quella dissennata procedura. Per 50 anni legalmente, senza cioè che nessuna legge lo vietasse, v’è stata una contaminazione del suolo e del sottosuolo con conseguente compromissione delle acque di falda.

Dal settembre del 2001 l’area, oggetto d’indagini della procura di Crotone per le vicende dello smaltimento illegale dei rifiuti avvenute successivamente all’entrata in vigore della legge merli, risulta inserita nei 57 siti d’interesse nazionale (SIN) da sottoporre a risanamento ambientale.

Sono i 500 ettari dello stabilimento della Pertusola Sud, i 300 ettari dell’ex stabilimento Montedison, le discariche sulla costa per ulteriori 9 ettari e il fondale marino antistante le fabbriche per una lunghezza di circa 5 km. Ma le cose stanno anche peggio.

Ma, dal 2001, di questi siti d’interesse non si è interessato granché nessuno e i rifiuti sono ancora là, spostati sotto scuole, strade, ville comunali.

«La situazione ambientale in assoluto più difficile e complicata dell’intera Calabria», ha avuto modo di definirla l’ex assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco. A differenza delle navi dei veleni che vanno cercate, le scorie tossiche di Crotone si sa dove sono.

La questione dei rifiuti tossici a Crotone, una sorta di pentola che, l’indagine Black Mountains di recente conclusa dalla procura di Crotone, svela una realtà peggiore di un incubo.

I dati in possesso del pm Pierpaolo Bruni, titolare dell’inchiesta, parlano chiaro: 290 studenti, a Crotone, hanno nel sangue, nei capelli e nelle urine una concentrazione superiore di 3-4 volte ai livelli normali di metalli pesanti come zinco, nichel piombo, cadmio e uranio. Lo dimostrano i risultati di alcuni test epidemiologici effettuati sotto la supervisione di Sebastiano Andò, consulente della procura e preside della facoltà di Farmacia dell’Università della Calabria.

Per anni gli studenti avrebbero assorbito tra le mura scolastiche veleni che possono colpire stomaco, reni e centri nervosi altamente cancerogeni.

Nella corposa consulenza fornita alla Procura di Crotone è scritto a chiare lettere che “le scorie rilasciano veleni nelle falde acquifere. Se ingerite o inalate sono altamente tossiche e cancerogene”. E ancora: “la scoria cubilot ha presentato una concentrazione di ossidi (di calcio, silicio, alluminio, magnesio e ferro) del 71,5 per cento. Tale valore risulta nettamente inferiore a quello previsto per i rifiuti recuperabili. Tale rifiuto non era ammissibile alle procedure semplificate”.

Nell’articolo “Anche in mare i veleni di Crotone” pubblicato su La nuova Ecologia.it, il giornale telematico di legambiente, si legge che “È finita anche in mare parte dei veleni utilizzati, nel crotonese, come materiale di riempimento per la costruzione di edifici pubblici e privati. È questa l’ipotesi sulla quale sta lavorando il pm della Procura di Crotone, Pierpaolo Bruni …”.

E intanto, solo grazie alla giornalista Francesca Travierso e all’inviato di Vanguard Vito Fodera, la storia viene raccontata anche su Current TV sul canale 130 di SKY. Di seguito il video … davvero da non perdere.

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Gli affari del Vaticano, l'Istituto per le opere religiose

Gli affari del Vaticano, l'Istituto per le opere religiose

propaganda fide

propaganda fide

Tutto quello che l’otto per mille alla chiesa … le case di Propaganda Fide date agli amici e agli amici degli amici … Balducci e lo I.O.R. … l’Ici non pagata. Craxi, quando firmò il concordato, chiese perdono all’immagine di Garibaldi ma non aveva immaginato si potesse arrivare a tanto. Vi siete persi Report di domenica 30 maggio 2010? Eccovi l’audio integrale. Ci riserviamo commento e analisi ma, intanto, ascoltate l’audio e fatevi un opinione voi. Se questa è misericordia allora la carità è una truffa e il Santo Spirito tra gli uomini è solo una Banca.

Ascolta l’audio della trasmissione

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I sepolcri imbiancati vogliono far tacere Radio Radicale

I sepolcri imbiancati vogliono far tacere Radio Radicale

Nel nome del Popolo Italiano o del diritto alla privacy?

a cura di Giuseppe Candido

Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale

Massimo Bordin, il direttore di Radio Radicale, ad un congresso di Radicali Italiani

Mentre si discute sulle intercettazioni scopriamo che sono a rischio anche le registrazioni radio dei processi.

Scandaloso, tutto ciò è una vergogna. Ma il dibattimento in un processo è pubblico o no?

Non avevo mai sentito Massimo Bordin così evidentemente incazzato. Altro che intercettazioni e segreto istruttorio, questi sepolcri imbiancati vogliono far tacere Radio Radicale sui processi. La legge sulle intercettazioni vuole cancellare anche la pubblicità dei processi vietandone la trasmissione in radio del dibattimento. Contro questo particolare del provvedimento Radio Radicale ha indetto, per lunedì 31 maggio, una conferenza stampa e un appello. Massimo Bordin, appena si è saputo del provvedimento è intervenuto venerdì dai microfoni di Radio Radicale di cui è direttore: “Intervengo a quest’ora dopo una giornata nella quale ho cercato di farmi un’idea definitiva sulla così detta legge sulle intercettazioni. Perché in realtà c’è da lanciare un allarme forte che riguarda, attenti a quest’aspetto, non già le intercettazioni, o le telefonate carpite o i verbali istruttori. No, questi signori, continua il Direttore di Radio Radicale, nell’articolato della legge (sulle intercettazioni ndr) intendono sopprimere un articolo delle norme attuative del codice di procedura penale, riformato da Giuliano Vassalli, che teneva conto di un aspetto fondamentale che riguarda l’effettiva pubblicità dei dibattimenti nel XXI secolo”.

Ben 9773 processi registrati in anni di cronaca senza filtri, senza veline, integralmente per far conoscere e deliberare. Un’archivio, quello on line disponibile a chiunque, che fa invidia anche alla tv di Stato. L’ultima registrazione di un processo disponibile on line, sul sito di Radio Radicale, in ordine cronologico è quella relativa all’esame del maresciallo Brancaccio durante l’udienza del 28 maggio nel processo Parmalat/Parmatour. Tutto il processo su calciopoli e, scendendo indietro nel tempo e nell’archivio, il processo per la scalata della Banca Antonveneta, il processo Cusani, quello per l’omicidio Dalla Chiesa. L’ultimo della lista o il primo in ordine di tempo è il processo Margherito e risale al lontano 15 settembre del 1976. Il processo a Giulio Andreotti e tutto il resto dell’archivio rappresentano la storia di questo Paese. Sono oltre trent’anni che Radio Radicale ci ha consentito di conoscere e farci un’opinione più dettagliata di quella che altrimenti avremmo potuto farci con la sola televisione e la sola carta stampata. Radio Radicale, sin da quando fu fondata, è stata concepita nell’ottica di far conoscere integralmente i fatti: la radio dei processi e la radio del parlamento. Organo della lista Marco Pannella e proprio per questo la radio di tutti i partiti.

Il dibattimento non c’entra nulla con le intercettazioni telefoniche, né c’entra nulla con la fase istruttoria”. Tuona Bordin dalla radio che, da qualche giorno, ripete l’intervento. “Si può sicuramente discutere, ognuno può avere una propria opinione sul diritto alla privacy di una telefonata. Si può avere opinioni divergenti su quanto il segreto istruttorio, in questo Paese, serva o su quanto esso venga rispettato. Con questo provvedimento però, grazie al lavoro del Senatore Centaro relatore di questa legge, un ex magistrato di Siracusa parlamentare di Forza Italia da quattro legislature, si intende in realtà inibire la possibilità di registrare e trasmettere i processi di rilevanza sociale”. Attenzione perché, continua ancora Massimo Bordin, “questo provvedimento ha un’unico bersaglio: vogliono far tacere Radio Radicale. Vogliono impedirvi – rivolgendosi agli ascoltatori – di ascoltare i processi che un giurista come Giuliano Vassalli ebbe la finezza di distinguere fra quelli di rilevanza sociale e quelli che riguardano la privacy e sono sottoposte alle normali norme di pubblicità che riguardano l’aula di Giustizia”. Nessuno ancora, nell’Italia che rischia di assomigliare alla Russia di Putin, pretende di chiudere le aule di Giustizia al pubblico. “Però, impedire che si possano ascoltare, non le intercettazioni telefoniche, ma i processi, vuol dire effettivamente impedire alla gente di formarsi un’opinione su vicende assai importanti. Questo è quello che questa legge, nelle sue pieghe, si propone. E’ un attacco gravissimo a Radio Radicale, all’informazione e ai cittadini. Radio Radicale è riuscita, grazie naturalmente ai Radicali e al Partito Radicale, a Marco Pannella che ha costruito questo strumento assieme a Paolo Vigevano, grazie ai redattori della Radio che, magari con qualche sotterfugio, sono riusciti a far ascoltare la voce di Enzo Tortora che si confrontava con il pentito Melluso. Un’informazione, come sempre senza filtri, senza mediazione giornalistica, integrale che Radio Radicale vi ha proposto. E quante voci avete ascoltato, e come avete potuto ascoltare, in diretta, i maxi processi di Napoli, di Palermo. E quanto avete potuto farvi una vostra opinione rispetto a vicende che invece la carta stampata, o anche la televisione di stato e quella privata, vi proponevano. Radio Radicale è stato tutto questo per la Giustizia. Oggi, il relatore Centaro e i suoi “tanti causa” vogliono chiudere questo aspetto, questa possibilità d’informazione per i cittadini. Con grande ipocrisia, questi sepolcri imbiancati parlano di privacy, parlano del diritto dei cittadini a non vedere intercettate le loro telefonate perché la violazione del segreto istruttorio è cosa inammissibile da parte della stampa, vogliono far chiudere lo speciale giustizia di Radio Radicale. Non pensiamo si arrivi a tanto. Vorremmo fermare tutto questo. Però non possiamo non denunciare con forza un attacco gravissimo a Radio Radicale ma, se ci consentite, all’informazione e al diritto all’informazione. E, come tutti gli ascoltatori sanno, quelli di destra e quelli di sinistra, quelli di centro destra, quelli di centro sinistra e quelli di “centro centro”, questa radio non si è mai distinta per particolari elementi giustizialisti, ha sempre rispettato privacy delle persone. Una radio che è stata sempre rispettosa degli aspetti privati. Ma qui si vuole arrivare, addirittura a qualcosa che, ahi me continua Bordin, non può non far pensare a una volontà di chiudere le porte di quello che, in democrazia, è un aspetto centrale della vita politica e civile, cioè il processo. Un processo che si svolge nel silenzio, un processo che si svolge nella penombra, può consentire qualsiasi illecito. Siamo fieri di aver potuto proporre non solo la difesa orgogliosa e, alla fine, vittoriosa di Enzo Tortora, siamo fieri di aver potuto proporre anche l’auto difesa di Cesare Previti che, per due ore, in un memorabile processo difese la sua posizione. (…) Tutto questo oggi vuole essere chiuso con un disegno di legge che prevede la possibilità, richiesta da parte anche di uno solo degli imputati, di negare il diritto alla registrazione del processo. Intendiamoci bene: non c’entra nulla il diritto alla immagine, esso è già garantito dalle norme attuative del codice così come un giurista come Giuliano Vassalli aveva avuto l’accortezza di proporre. Non si tratta dell’immagine televisiva. Già oggi, con le norme vigenti, se un imputato, o un testimone o un avvocato, rifiuta di essere ripreso non può essere ripreso. Semplicemente quelle norme dicevano che, in processi penali di rilevanza sociale, e dunque processi che riguardano stragi e terrorismo, mafia e, ovviamente vicende politiche, in quei processi anche se un imputato nega il diritto alla registrazione (audio e la trasmissione per radio) il presidente poteva decidere prescindendo da quel parere. Oggi è proprio quell’articolo che si intende cassare”. Ad esempio, nel maxi processo di Palermo gli imputati erano tanti. Se anche uno di essi si fosse opposto alla registrazione audio non potremmo conoscere un’importante pagina della storia di questo Paese. “A tutto questo noi ci opporremo con tutte le forze possibili che saremo capaci di mettere in campo. Intanto vi diamo un appuntamento, conclude Bordin, che stiamo ancora costruendo e vorremmo costruirlo con il vostro aiuto, con l’aiuto degli ascoltatori. Vorremmo costruirlo con l’aiuto dei parlamentari che saranno disposti a firmare un appello”.

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Eco tasse: un rivoluzione ambientalista, sociale e liberista

Eco tasse: un rivoluzione ambientalista, sociale e liberista

di Marco Cappato e Elisabetta Zamparutti
(Radicali italiani)

Pubblicato su “Il Foglio” del 01.05.2010

A 16 anni di distanza dal tremontiano “spostare le tasse dalle persone alle cose”, è necessario non solo passare dalle parole ai fatti, ma anche prendere in considerazione l’immenso patrimonio delle risorse naturali finora fiscalmente trascurato. Spostare le tasse “dal lavoro all’ambiente”, dunque: questa è l’urgenza per una rivoluzione fiscale che non si ponga soltanto l’obiettivo di una maggiore equità nei confronti dei lavoratori e di efficienza nella riscossione, ma anche di migliorare la qualità della vita rafforzando il libero mercato.

Aria, acqua e suolo sono risorse quasi sempre utilizzate senza che alcuno paghi un prezzo corrispondente al loro valore. Dalle emissioni di c02 all’inquinamento di mari e fiumi, dalla cementificazione del suolo alla distruzione di biodiversità, il consumo di risorse non rinnovabili sotto forma di inquinamento e esaurimento di capitale naturale è realizzato senza che le ricadute per tutti in termini di minore salute, benessere e ricchezza siano riconosciute nel loro effettivo valore economico. In termini globali, l’utilizzo di risorse naturali da parte dell’uomo ha da tempo abbondantemente superato la capacità del pianeta stesso di rigenerarle.

Nel mettere mano alla riforma di un fisco come quello italiano, che spreme i lavoratori e penalizza le imprese, bisogna dunque valorizzare il patrimonio dilapidato di risorse comuni ambientali. Il principio da affermare per una riforma fiscale sostenibile dovrebbe essere quello di una progressiva riduzione del carico fiscale sul lavoro al quale corrisponda un aumento della pressione fiscale sul consumo dei beni ambientali. Una prima occasione è resa urgente dallo sforamento degli impegni italiani in sede di Unione europea per la riduzione delle emissioni di co2. I Parlamentari radicali hanno presentato una proposta di legge per creare un’imposta “sui consumi di combustibili fossili” nei settori non soggetti al sistema dell’”emission trading” e “finalizzare il gettito derivante dall’imposta a ridurre il carico fiscale sui redditi da lavoro”. Gli ordini di grandezza inizialmente l imitati (si potrebbe partire da 13 euro a tonnellata di CO2 emessa, cioè circa 3 miliardi) diverrebbero importanti (35 miliardi) qualora raggiungessimo, con la necessaria gradualità, l’attuale livello svedese.Se il principio della carbon tax fosse esteso agli altri beni ambientali, l’incidenza sulla composizione del carico fiscale potrebbe in pochi anni diventare davvero significativa, a livello non solo nazionale, ma anche locale: consumo di acqua potabile al di là dell’uso domestico minimo; consumo del suolo; occupazione di suolo pubblico per automezzi privati; produzione di rifiuti domestici e industriali. In tempi di federalismo fiscale non si tratta di questioni marginali.

L’impatto e la sostenibilità politica di una riforma fiscale di questo tipo dipende da alcune condizioni.
La prima è che non possa avere in alcun caso come conseguenza l’aumento della pressione fiscale: ogni euro raccolto dalle tasse ambientali, qualunque sia il loro gettito complessivo, deve essere rigidamente vincolato alla corrispondente diminuzione di almeno un euro delle tasse provenienti dai redditi da lavoro e impresa. La pressione fiscale complessiva dovrebbe semmai nettamente diminuire, attraverso quella riforma delle pensioni e del welfare che Debenedetti ha proposto su questo giornale e sulla quale come Radicali abbiamo presentato diverse iniziative anche parlamentari.
Sempre sul piano sociale, la seconda condizione è che si neutralizzino gli effetti regressivi che ogni tassazione indiretta produce. Le compensazioni a favore dei più poveri non dovranno necessari amente avvenire sotto forma di esenzioni, ma preferibilmente di accesso a servizi pubblici anch’essi “virtuosi”, in particolare nel settore dei trasporti (pubblici e collettivi) o delle abitazioni (promuovendo la massima efficienza energetica). Solo garantendo il contenimento della pressione fiscale complessiva e l’eliminazione degli effetti regressivi si può ottenere il consenso sulle tasse ambientali. Anche per questo, incontreremo i sindacati dei lavoratori e degli imprenditori per discutere la nostra proposta.La terza condizione è quella di definire subito l’andamento del nuovo sistema di imposizione nel lungo periodo, anche tra venti o trent’anni: solo con aspettative certe si può innescare un circolo virtuoso sugli investimenti che portino a una transizione “dolce” verso settori e metodi di produzione più sostenibili.Una riforma del genere contribuirebbe ad avviare una vera e propria rivoluzione, oltre che “ambientalista” anche “sociale” (rispetto al costo del lavoro e all’evasione) e persino “liberista”, nel senso dell’applicazione del libero mercato, operando sul meccanismo dei prezzi invece che su dirigiste imposizioni di metodi produttivi o di altrettanto arbitrari e distorcenti “eco-incentivi”.

Non è invece una condizione, ma soltanto un ulteriore obiettivo, quello di coinvolgere la comunità internazionale. Se infatti è certamente vero che l’ambiente è questione globale, e dunque ogni azione isolata avrebbe un impatto limitato, ciò non significa che il nostro sistema economico subirebbe un danno a intraprendere politiche di avanguardia. Al contrario, oltre a sviluppare competenze imprenditoriali “verdi”, saremmo finalmente tra quel gruppo di Paesi virtuosi che hanno più da guadagnare che da perdere nel caso -probabile oltre che auspicabile- di consenso per accordi globali su ambiente e clima. Potremmo così sostenere proposte, come quella avanzata per ora senza successo dalla Presidenza svedese dell’UE, di una tassa europea sulle emissioni, da far pagare anche sui beni di importazione extra-UE. Per fugare ogni tentazione protezionistica, l’Europa potrebbe vincolarsi all a restituzione del gettito ai Paesi esportatori “inquinanti”, ma sotto forma di investimenti per la salvaguardia del patrimonio ambientale di quei Paesi. Anche sul piano internazionale, mercato e ambiente possono essere rafforzati assieme, e le eco-tasse sono lo strumento adatto.

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Quando l'unanimità conviene

Quando l'unanimità conviene

Giovane Calabria: Rinviata dalla nuova giunta Scopelliti l’entrata in vigore della nuova normativa antisismica regionale calabrese

di Giuseppe Candido

Terremoti in Calabria

In Calabria – è bene ricordarlo – oltre al terremoto del 1908 vi furono periodi sismici prolungati per mesi, addirittura per anni, e con terremoti di intensità considerevole e distruttrice. Nel periodo sismico connesso con il terremoto del febbraio del 1783 le scosse perdurarono per quasi quattro anni, fino alla fine del 1786. Le convulsioni della terra, del mare e dell’aria si estesero per tutta la Calabria Ulteriore, sulla parte Sud Est della Calabria Citeriore e, attraverso il mare, giunsero a Messina ed ai suoi dintorni. Soltanto nell’anno 1783, le scosse furono 949, delle quali 501 di primo grado d’intensità e negli anni successivi 151, delle quali 98 di primo grado (E’ da notare che la scala suddivideva allora i terremoti in soli 4 gradi d’intensità in cui il primo rappresentava il grado più severo, quello rovinoso). Che la nostra sia una terra ballerina, una regione ad elevata pericolosità sismica, è la storia che ce lo racconta e lo sentiamo ripetere così spesso nei comizi e dalle colonne dei quotidiani che poi, proprio nel momento di operare le scelte politiche concrete, accade che lo si dimentica e si cancelli quello che in precedenza era stata una legge votata all’unanimità dal precedente consiglio regionale. La Corte Costituzionale, già con la sentenza del 20 aprile del 2006, aveva sancito l’illegittimità della legge antisismica regionale dei controlli “a campione” e la relativa urgente necessità, anche per la Calabria, in merito alla vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche, di un ritorno al regime delle autorizzazioni. Da quel momento era diventato improcrastinabile per tutti l’adeguamento della normativa regionale a quanto sentenziato dalla Suprema Corte: adottare per tutti i progetti la procedura dell’autorizzazione preventiva alle nuove costruzioni così da evitare scempi di legalità che portano, ormai lo sappiamo dal sisma in Abruzzo, al crollo anche di quegli edifici che invece avrebbero dovuto resistere. Oltre ad una elevata pericolosità sismica la nostra regione ha una elevata percentuale di patrimonio edilizio sismicamente vulnerabile, non idoneo cioè a resistere alle scosse. E’ sufficiente, per rendersene conto, dare un’occhiata al “Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia” realizzato nel ’99 e poi dimenticato.

Ecco anche il perché della richiesta della Corte di tornare al regime di autorizzazioni preventive e non già al semplice controllo a campione dei progetti per nuove costruzioni. Ed ecco spiegato pure il perché, nell’ottobre scorso, la nuova normativa antisismica che aveva voluto la giunta Loiero per incarnare le decisioni della Corte era stata votata all’unanimità da tutti i 42 Consiglieri, anche coi voti dell’allora opposizione di centro destra. Sarebbe dovuta entrare in vigore il prossimo mese di maggio. Oggi, però, fa notizia il fatto che, la nuova giunta di centro destra guidata da Peppe Scopelliti abbia deciso di cancellare, con il classico “colpo di spugna”, ciò che prima si era invece votato all’unanimità per “il bene comune”. Per il bene placido di qualcuno si sospende l’entrata in vigore della legge. La motivazione? Pare sia il fatto che, a causa della mancanza di personale e di risorse, non si possa dare attuazione alla legge che richiederebbe di controllare, come vorrebbe la Corte, tutti i progetti prima di consentirne la costruzione. Che noia, che barba. Ma che il personale mancasse, stante la Calabria sia la regione con il più alto rapporto dipendenti pubblici / cittadini, non lo si poteva, forse, sapere già da prima? Certo, in campagna elettorale si sarebbe dovuto spiegare il perché si preferisce il rischio, anche quello sismico, piuttosto che intralciare potentati come l’associazione costruttori che di certo lo considera un “rallentamento burocratico” e non vede di buon occhio il provvedimento che però è dettato da esigenze reali: la sismicità della nostra terra. Allora è legittimo chiedersi se pure la legge sull’accoglienza dei migranti che, con la collaborazione del centro destra fu un provvedimento votato all’unanimità durante la precedente legislatura regionale e che pure l’UNHCR, l’alto commissariato per i rifugiati, aveva apprezzato, non venga adesso brutalmente cancellato, magari, per mancanza di personale o di persone accoglienti.

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SULLA «SERRA», LA COLLINA DEI FANCIULLI E DELLE NINFE, POTREBBERO SORGERE ORRIBILI PALE

SULLA «SERRA», LA COLLINA DEI FANCIULLI E DELLE NINFE, POTREBBERO SORGERE ORRIBILI PALE

di SERGIO D’ELIA

Salento, i giganti  possono tomare

Il forte rischio di un mostruoso impianto eolico

Riceviamo da Elisabetta Zamparutti la segnalazione dell’articolo di Sergio D’Elia pubblicato su Gazzetta del Mezzogiorno del 26 aprile 2010 e volentieri pubblichiamo questo intervento-racconto sul rischio che corre uno scorcio del Salento magico. L`intervento è scritto in collaborazione con Oreste Caroppo (di Italia Nostra).

Eracle

Eracle - Wiki commons

La leggenda racconta che Eracle, sbarcando sulle coste salentine, scagliò contro i terribili Giganti, che abitavano il luogo, alcuni macigni strappati alla scogliera. Molte pietre sono ancora lì, sparse tra i Massi della Vecchia sulla Collina dei Fanciulli e delle Ninfe, conosciuta localmente come «Serra», acropoli naturale di un`antica civiltà che sorge tra i paesi di Minervino, Giuggianello e Palmariggi nell`immediato entroterra di Otranto.

L`opera scultorea del tempo ha dato alle pietre sacre le forme più strane e la fantasia popolare ha associato loro nomi bizzarri e antiche leggende che si tramandano di padre in figlio. Come il «Piede d`Ercole», un monolite a forma di zampa di un grosso animale. Oppure «`U Furticiddhu della Vecchia» che richiama la rondella di un fuso (furticiddhu in dialetto locale). Il monumento viene detto anche «Masso oscillante d`Ercole» in riferimento al mito originario. Oppure il «Letto della Vecchia», una grossa pietra calcarea di forma circolare che assomiglia a un enorme giaciglio. Secondo la leggenda, la strega trasforma in pietra chiunque non riesca a rispondere alle sue domande, mentre a chi risponde correttamente dona un gallina con sette pulcini d`oro.

Storie misteriose, miti pagani e riti sacri ammantano la Serra coi suoi massi popolati da ninfe e folletti, diavoli e santi, streghe e madonne, orchi malvagi e fate buone, giganti e pastorelli, viandanti e spiriti del luogo, tesori meravigliosi, forze magiche ed energie cosmiche.

Un arco di tempo plurimillenario ha lasciato miracolosamente intatte le loro tracce, ed è straordinario come in così poco spazio siano rappresentate tutte le epoche della storia dell`uomo. Dal paleolitico al neolitico giungono fino a noi evidenze di villaggi capannicoli e grotte cultuali. Dolmen e menhir richiamano l`età del rame e del bronzo, mentre dell`età del ferro e della civiltà prima greco-messapica e poi romana è testimone una torre militare di avvistamento. Al Medioevo ci riportano chiese paleocristiane, cenobi dei monaci greci dell`ordine di San Basilio, cripte e chiesette rupestri bizantine come quella dedicata a San Giovanni, villaggi quale il casale di Quattro Macine. All`epoca moderna datano numerose masserie, alcune anche fortificate, tru lli e caratteristici abituri in pietra a secco e a tegole o addirittura con coperture megalitiche. Tutto questo sopravvive in un paesaggio rurale e naturale ancora vergine, caratterizzato da ulivi monumentali, vecchi tratturi e muri a secco, boschi e macchia mediterranea, dove vegetano le ultime sugherete salentine come quelle di Bosco Paletta, le più orientali al mondo, con querce rare per il basso Salento, quali il fragno, il tutto intervallato da campi agricoli e preziosi pascoli rocciosi di tutelata steppa mediterranea. Il sito è frequentato dalle rare e protette cicogne bianche, che a detta dei locali hanno nidificato ancora nell`altopiano di Santu Vasili.

Con una stratificazione di culti e mescolanza di sacro e profano, sono sorti santuari cristiani di fortissima devozione, come quello di Montevergine nel feudo di Palmariggi legato alle apparizioni della Madonna, con una chiesa settecentesca costruita, accanto a un menhir, su una grotta-laura basiliana affrescata con l`icona di una Vergine con Bambino. Così, nell`area Belvedere, la Grotta di San Giovanni legata a miracoli di guarigione e apparizioni del santo, per cui nel luogo si celebrano ogni anno frequentatissime feste religiose e concomitanti fiere, con canti e balli popolari. E poi la bella ed enigmatica chiesetta della Madonna della Serra di Giuggianello, pure animata da leggende e feste religiose.

La Collina dei Fanciulli e delle Ninfe,coi suoi massi impregnati di leggende pagane e cristiane e oggetto di antichissime ritualità e venerazione, rischia ora di essere irrimediabilmente profanata.

Su questa importante e praticamente unica collina del Salento, tra pietre mitologiche e contorti ulivi, cripte bizantine ed edicole votive, santuari e chiese legate al locale intenso culto mariano, vogliono realizzare un imponente impianto eolico di venti mega aerogeneratori. Le torri eoliche ubicate su questo dolce rilievo che non supera i 115 metri sul livello del mare sarebbero alte 125 metri, dominerebbero il paesaggio nel raggio di chilometri, alterandone e distruggendone il profilo.

Non solo, diverse torri eoliche e connesse opere di sbancamento e colate di cemento necessarie per realizzarle, con chilometri di cavi elettrici e nuove distruttive reti viarie, sono previste in corrispondenza di accertati giacimenti archeologici neolitici o addirittura in aree come il campo di ulivi millenari e di massi sacri «de la Vecchia» o nella zona Belvedere di Grotta San Giovanni.

All`inquinamento elettromagnetico potenzialmente causa di tumori e all`inquinamento visivo a danno dell`orizzonte quotidiano, si aggiungerebbe anche quello notturno legato alle luci rosse lampeggianti delle necessarie segnalazioni per gli aerei, vero e proprio oltraggio alla mirabilità del firmamento.

Piazzare mega-torri eoliche sulla Collina dei Fanciulli e delle Ninfe sarebbe per i salentini quasi come per i romani vederle spuntare sul Colle del Campidoglio o per gli ateniesi sulla loro sacra e mitologica Acropoli. In barba all`altissimo valore culturale e ambientale del sito e in netta contraddizione con il suo stesso Piano Paesaggistico Territoriale, la Regione Puglia ha prima dato un parere – privo di una seria valutazione di impatto ambientale – favorevole agli impianti sulla Serra e, poi, contro le cautelative sentenze del TAR di Lecce, ha fatto appello al Consiglio di Stato.

«La poesia è nei fatti», ha rivendicato Nichi Vendola nella sua campagna elettorale. Sarebbe ora paradossale se a essere violato fosse proprio un luogo del Salento pregno di poesia, magia e sacralità, quella Collina dei Fanciulli e delle Ninfe che duemila anni fa ha ispirato le narrazioni di opere classiche come le “Metamorfosi” di Ovidio o le “Audizioni meravigliose” attribuite ad Aristotele. Sarebbe non solo un errore, ma un «misfatto», un crimine contro l`umanità. La preziosa Collina andrebbe piuttosto tutelata, come fosse patrimonio dell`Unesco e – come è stato proposto – venga vincolata l`intera Serra, il che potrebbe contribuire anche a fermare, in una regione che già produce il doppio dell`energia elettrica che consuma, la superflua e intollerabi le minaccia dei tre impianti eolici di Giuggianello, Minervino e Palmariggi.

I Giganti della mitologia che Ercole mise in fuga a sassate nella notte dei tempi potrebbero tornare da un momento all`altro sotto forma di mostri dalle potenti ali d`acciaio. E non si vede all`orizzonte un Ercole pronto a scacciarli; ci sono solo piccoli Davide – i pochi attivisti, comitati e amministratori locali -a sfidare i Golia del mega-eolico… e i loro gemelli parimenti mostruosi del mega-fotovoltaico, già pronti coi loro supertecnologici pannelli di silicio a livellare, disboscare, diserbare e cementificare migliaia di ettari di prezioso terreno agricolo e paesaggio naturale salentini, suoli rocciosi carsici e campi paludosi, ricchissimi delle più varie forme di vita.

Tutto ciò sembra venga fatto in nome dell`Ambiente e del Protocollo di Kyoto, di uno sviluppo eco-sostenibile e dell`occupazione. Ordinari scempi industriali e «affari sporchi» da cui traggono vantaggi solo la mafia, la politica e le ditte interessate, si presentano invece come fonti miracolose di «energia pulita». Si annuncia l`avvento di una «nuova civiltà», ma è solo il deserto – ambientale, civile e culturale – che si sta progettando per il Salento.

Articolo pubblicato da La Gazzetta del Mezzogiorno, 26 aprile 2010

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“I Radicali si trovano oggi a un bivio”

“I Radicali si trovano oggi a un bivio”

L’intervento di Mario Patrono al Comitato di Radicali Italiani

Bisogna guardarsi alla specchio e fare una scelta chiara: se assumere, nel campo della politica una posizione libertaria o di un liberalismo sensibile ai problemi sociali come avevamo fatto scegliendo la Rosa nel Pugno

I Radicali al bivio: “Un’alternativa è che i Radicali continuano ad essere un partito che agli occhi di molti si presenta ancora come un partito specializzato. Un partito che porta avanti battaglie decisive su casi limite di libertà calpestate le quali, però, sono battaglie avvertite da minoranze sensibili ma che non appaiono, spesso, battaglie di massa. Naturalmente questa immagine dei Radicali, presso l’opinione pubblica, tradisce la realtà di un partito che, battendosi in favore della legalità per migliorare le condizioni del vivere insieme nel nostro Paese, su base di libertà individuali e responsabilità personali e che vuole rigenerare una democrazia affetta dal cancro della degenerazione partitocratica, è un partito che porta avanti le tematiche più varie che tutte riguardano, quantomeno in astratto, la generalità dei cittadini. L’impegno per una riforma radicale delle istituzioni, va per l’appunto in questa stessa direzione. Se però. Il partito Radicale, pur conservando le sue preziose sensibilità, vuole diventare un partito che si candida davvero alla guida del Paese, un partito che davvero è capace di fornire un leader alla sinistra complessiva, allora il partito Radicale deve fare nuove riflessioni. Naturalmente vi sono dei compiti minimi dello Stato, dei poteri pubblici, della Repubblica, che sono, quantomeno in teoria, universalmente condivise. Svolgere bene questi compiti nella legalità, nella pulizia, con la dovuta efficienza, è un qualcosa di fondamentale. Vi sono poi altre cose che si possono fare o non fare, che si possono fare in un modo o in un altro modo, a seconda dell’opzione di fondo cui si faccia riferimento. Qui sta la riflessione da compiere. Bisogna guardarsi alla specchio e fare una scelta chiara: se assumere, nel campo della politica una posizione libertaria o di un liberalismo sensibile ai problemi sociali come avevamo fatto scegliendo la Rosa nel Pugno. Una scelta chiara cioè tra liberismo, per cui l’economia non si tocca e per cui, cioè, il potere pubblico l’economia la deve proteggere ma non vi deve intervenire e liberalismo laburista che, pur muovendo da un’idea di mercato e dalla sostanziale possibilità delle libertà economiche, ne vede anche i limiti quando il mercato non risolve i problemi o addirittura li crea. L’intervento pubblico può manifestarsi essenzialmente nel riformulare le regole. Dopo gli scritti illuminati di Crus, è ormai chiaro che l’intervento pubblico si fa anche, semplicemente, riformulando le regole in modo che esse consentano alla socialità del mercato. C’è bisogno, in altre parole, di una scelta di fondo. De resto, i Radicali ante litteram dei primi del ’900 erano, se vogliamo, laburisti e non liberisti: Nathan fu il creatore delle case popolari. La socialità del mercato, se si volesse davvero fare la scelta di candidarsi alla guida della sinistra intera, trascinerebbe con se la necessità di allargare il campo delle tematiche alla riforma del welfare, del sistema creditizio e alla fiscalità di vantaggio, alla programmazione della ricerca scientifica di base, al governo dei conti pubblici in presenza di un controllo di gestione che sia sostenuto da strutture di base davvero indipendenti dal potere politico. Un controllo, è chiaro, che non potrà non avere serie ricadute sulla carriera dei funzionari destinati a maneggiare il denaro pubblico. Si tratta, come si vede, di scelte e riflessioni complesse. Si tratta, però, anche di scelte e riflessioni non eludibili.

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Le pressioni su Perfidia. Intervista di Radio Radicale ad Antonella Grippo

Le pressioni su Perfidia. Intervista di Radio Radicale ad Antonella Grippo

“La ‘ndrangheta è più garantista di certa editoria”

ascolta l’intervista ad Antonella Grippo di Andrea Billau il 13 aprile 2010

Contenuto originale sito internet www.radioradicale.it con licenza creative commons 2.5 Italia (www.Radio Radicale.it)

Ascolta l’intervista

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Speranza, utopia e la porta aperta

L'uomo è ciò che ha molte cose davanti a sé. Egli viene sempre trasformato nel suo lavoro e grazie a esso. Si trova sempre davanti a limiti che non sono limiti; percependoli, infatti, egli li oltrepassa. ... Ogni sogno resta sogno perché troppo poco ancora gli è riuscito, si è compiuto. Perciò esso non può dimenticare ciò che resta, in tutte le cose mantiene la porta aperta. La porta almeno semi aperta, quando sembra aprirsi su oggetti propizi si chiama speranza. Ernest Bloch

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