Ernesto Nathan, il sindaco blasfemo

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Erensto Nathan e il XX Settembre. A cent’anni dal suo mandato serve ancora l’esempio laico?

di Giuseppe Candido

Ernesto Nathan - Wiki
Ernesto Nathan – Wiki

Parlando del XX settembre con un amico proponevamo di organizzare qualche cosa anche in Calabria per ricordarla e farla diventare festa nazionale di laicità

Pannella addirittura vorrebbe celebrare il prossimo 20 settembre a Londra. Affinché l’evento cancellato dalla memoria delle istituzioni nazionali (il 20 settembre del 1870 la Roma vaticana cadde sotto i colpi dei Bersaglieri e dei Garibaldini) torni ad essere evento nazionale ed europeo. Un evento per la Patria europea.

Per capire che centra Londra con il 20 settembre e l’Unità d’Italia bisogna fare un passo indietro e ricordare chi fosse Erenseto Nathan: nato a Londra nel 1845 e Sindaco di Roma dal 1907 al 1913.

Ricercando su wiki alla voce “Erenesto Nathan” si scopre non solo che fu sindaco di Roma ma che, poiché figlio di Sara Levi, imparentata dal lato materno con la famiglia Rosselli, e di Meyer Moses Nathan, di nazionalità tedesca ma vissuto per molti anni a Parigi, ebbe occasione fin dall’infanzia di respirare aria europea e democratica. Nella sua casa londinese, infatti, avevano accesso molti esuli italiani tra i quali Mazzini. L’amicizia profonda che legava Mazzini alla famiglia Nathan influì sulla formazione del giovane Ernesto. Dopo la morte del padre, Mazzini lo richiamò da Londra e lo inviò a Roma, dopo il 20 settembre 1870, incaricandolo di amministrare il giornale “La Roma del Popolo”, un mezzo attraverso cui formare la coscienza civile degli Italiani. Ma presto Nathan si dedicò alla politica, con impronta fortemente laica e anticlericale. Dal 1879 aderì alla sinistra storica, nello schieramento di Francesco Crispi e nel 1888 ottenne la cittadinanza italiana.

Nathan, che può esercitare i diritti politici poiché il Parlamento gli ha concesso la cittadinanza italiana, viene eletto Consigliere provinciale a Pesaro, dove dal 1889 al 1894 guida l’opposizione, e nel 1895 è al Consiglio Comunale di Roma come Assessore all’Economato e ai Beni patrimoniali. Nel 1895 si presenta, senza successo, come candidato dei radicali e dei repubblicani alla Camera dei Deputati impostando la sua campagna elettorale sull’allargamento del suffragio universale, sull’indipendenza della magistratura, sul restringimento del potere esecutivo. Attacca Crispi per lo scandalo della Banca Romana, che aveva concesso illegalmente crediti a uomini politici, e per sperpero del pubblico denaro; ma attacca anche politici, giudici e amministratori pubblici per smascherarne comportamenti contrari ai principi etici che debbono doverosamente appartenere a chi si occupi della “cosa pubblica”.

Allo scoppio della rivoluzione russa del 1917, Nathan affronta anche il tema della difesa del diritto di proprietà criticando la lotta di classe proponendo – in alternativa – una linea economica basata sul cooperativismo e, quindi, sulla partecipazione di tutti i soggetti alla produzione e agli utili dell’impresa. Un comunista italiano precursore dei tempi.

Nel 1907 diviene Sindaco di Roma sostenuto dal cosiddetto “Blocco”, una lista elettorale comprendente liberali, demo-costituzionali, repubblicani, radicali, socialisti che si caratterizzano come anticonservatori e anticlericali.

La sua amministrazione, durata fino al 1913, fu improntata ad un forte senso d’etica pubblica di dichiarata ispirazione mazziniana, ed ebbe come baricentro principalmente due questioni: lo sforzo di governare la gigantesca speculazione edilizia che si era aperta con il trasferimento della capitale a Roma, e un vasto piano vasto d’istruzione per l’infanzia e il sostegno alla formazione professionale pensati e realizzati in chiave assolutamente laica.

Nel 1909 fu approvato il primo piano regolatore di Roma, che definì le aree da urbanizzare fuori le mura, tenendo conto del fatto che il 55% delle aree edificabili era in mano a otto proprietari.

Si avviò anche una politica di opere pubbliche. Come si legge nel sito del comune di Roma, “Il cinquantenario dell’Unità d’Italia, nel 1911, fu l’occasione per Roma di avviare un programma urbanistico rinnovatore. Ernesto Nathan, sindaco in quegli anni, sfrutta tutti i finanziamenti possibili per realizzare edifici e opere che diventano i simboli di Roma capitale del regno. Sono inaugurati in quell’anno il Vittoriano, il Palazzo di Giustizia – che i romani battezzano subito il “palazzaccio” -, la passeggiata archeologica (un grande comprensorio di verde pubblico, oltre 40.000 metri quadrati tra l’Aventino e il Celio) e lo stadio Nazionale, l’attuale Flaminio, il primo impianto moderno per manifestazioni sportive.”

Durante l’amministrazione Nathan furono inoltre aperti circa 150 asili comunali per l’infanzia, che fornivano anche la refezione. Un numero più che rispettabile, se si pensa che Roma ha, oggi, non più di 288 scuole materne comunali.

Nel 1870 il tasso di analfabetismo è del 69%, e il numero di elettori è pari al 2% circa.  L’istruzione del popolo, legata strettamente all’educazione, come già per Mazzini, costituisce una delle convinzioni basilari su cui si fonda l’azione di Nathan: significativo il suo contributo ad edificare un istituto per corsi serali con biblioteca e sala di lettura.

Nel 1887 aderisce alla Massoneria, dove ricoprirà la carica di membro della Giunta Nazionale e Presidente della Commissione per gli studi sociali, e nel 1896 sarà eletto Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.

In questo periodo si batte per sensibilizzare i cittadini sull’importanza dei contratti di mezzadria e sulla bonifica dell’Agro romano; propone azioni di emancipazione politica, culturale ed economica per sollevare il popolo rurale dal prepotere del clero delle campagne; si pone dalla parte dei radicali e dei ceti più deboli, insomma vuole che gli ideali di “libertà – uguaglianza – fratellanza”, coniugati col fervore dell’apostolato mazziniano, divengano radicale pratica attuativa.

Il periodo storico è segnato dalla politica di Crispi e di Giolitti e dalla nascita del Partito Socialista (1892) e del Partito Repubblicano (1897), a cui si rivolgevano sempre più speranzose le masse popolari alla ricerca di un proprio riscatto. Un fermento sociale che preoccupava non poco papa Leone XIII, che nel 1891, allo scopo di arginare il diffondersi del socialismo, aveva promulgato l’Enciclica “Rerum Novarum”, e continuava ad indire Convegni antisocialisti, antirepubblicani, anticomunisti, antinichilisti, antimassonici.

Durante il suo mandato di Sindaco, che dal 1907 al 1913 precorse di 100 anni esatti di uello che invece è il mandato dell’attuale Sindaco Alemanno, Ernesto Nathan continua a coniugare i principi ideali maturati da giovane nella sua casa londinese con l’azione politica concreta. Il ruolo di Roma, capitale del nuovo Stato laico, per operare cambiamenti strutturali che migliorassero la vita economica e culturale dei cittadini.

Un’opera di riforme e rinnovamento, dunque, quella voluta dalla Giunta Nathan, che si scontrò  con le – ancora oggi mai deposte – aspirazioni teocratiche della Chiesa cattolica poco disposta, allora come ora, a rinunciare ad esercitare il proprio potere politico, e di cui Nathan denunciava dogmatismo e oscurantismo.  Un oscurantismo che oggi torna a ri-esistere.

Nathan è diventato famoso (in qualche libro di storia sicuramente) per il discorso suo commemorativo del XX settembre, discorso lucido e rigoroso, tenuto proprio a Porta Pia, dove il coraggioso Sindaco di origini londinesi denunciò l’azione clericale “intesa a comprimere il pensiero” ed “eternare il regno dell’ignoranza” contro “uomini e associazioni desiderosi di conciliare le pratiche e i dettati della loro fede, con gli insegnamenti dell’intelletto, della vita vissuta, delle aspirazioni morali e sociali della civiltà”.

Le reazioni della chiesa furono molto forti, si mosse finanche il papa, e su “L’Ancora” del 29 settembre venne scritto: “E’ il mondo cattolico che deve destituire il sindaco blasfemo e incosciente, e gridare da un punto all’altro dell’universo: rimandatelo al ghetto!”. Non rinunciando così a rinfocolare gli atavici pregiudizi antisemiti che proprio il mondo cattolico aveva seminato nei secoli, e in nome dei quali aveva creato i ghetti per gli ebrei.

Ecco che il 20 settembre si lega alla vita di Ernesto Nathan e alla sua casa londinese dove ebbe le prime influenze politiche mazziniane e garibaldine.

Sitografia

Radio radicale:

http://www.radioradicale.it/ernesto-nathan-un-grande-laico-un-grande-sindaco

Movimento radicalesocialista;

Ernesto Nathan (Maria Barbalato della sez. romana Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno)

Calabria: prepensionamenti d'oro ai dirigenti regionali. Reato plitico e morale

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di Giuseppe Candido

Un piccolo quotidiano regionale “il domani della Calabria” in questi giorni ha condotto una interessante inchiesta sui costi della politica. Nello specifico, l’inchiesta si è occupata di circa 300 prepensionamenti di altrettanti dirigenti regionali ai quali è stato riconosciuto un’incentivo di circa 570.000 euro oltre a buonuscita e pensione. Risultato: più di 150 milioni di euro come danno alle casse della regione. L’industriale del tonno calabrese, Filippo Callipo ha affermato che se un imprenditore facesse con i propri dirigenti di azienda ciò che la regione calabria ha fatto con i suoi sarebbe considerato un PAZZO. Questo è uno schiaffo al comune senso della decenza istituzionale diciamo noi. Dopo i porta borse assunti con legge speciale anche i dirigenti prepensionati con incentivi che un qualsiasi laureato oggi, minimamente neanche sogna al momento di un suo futuro pensionamento che invece è sempre più aleatorio e affidato a fondi integrativi. W l’Italia.

Moratoria esecuzioni capitali: In sciopero della fame ad oltranza

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di Giuseppe Candido

Essere contrari alla pena di morte è, per noi italiani una cosa così ovvia e scontata che forse a volte rischia di diventare retorico colui che si batte per ottenerla, subito, durante l’assemblea generale dell’ONU in corso. L’associazione Nessuno Tocchi Caino e il Partito Radicale si battono per questo sin dal 1993. Come si legge nella sintesi del dossier sulla pena di morte dell’associazione [Nessuno Tocchi Caino](http://www.nessunotocchicaino.it/): “*La moratoria si è rivelata essere una via ragionevolmente pragmatica ed efficace contro la pena di morte. In questi 14 anni, 45 paesi hanno deciso di non praticare più la pena di morte e moratorie (spesso seguite da abolizioni) ovunque nel mondo hanno potuto salvare dal patibolo migliaia di persone. Sin dal 1994 e a più riprese nel corso di questi anni e mesi, l’Unione europea e il Governo italiano hanno di fatto dissipato la forte probabilità di un pronunciamento dell’Assemblea generale dell’Onu a favore di una moratoria universale delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione della pena di morte. Nel 1994, ad esempio, tale proposta italiana fu battuta perché mancarono i voti di alcuni Governi europei. Nel 1999, poi, come precisamente testimoniato e ribadito di recente dall’allora ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro, Francesco Paolo Fulci, venne da Bruxelles l’ordine di ritirare la risoluzione già depositata perchè non vi sarebbe stata la certezza assoluta di avere una forte maggioranza. Nel 2003, il precedente governo dovette affrontare durissime polemiche anche in sede di Parlamento europeo e di parlamento italiano per non aver ottemperato all’impegno e al mandato di depositare all’Assemblea generale dell’Onu, finalmente, la risoluzione a favore della moratoria. Nel luglio 2006, la Camera dei deputati aveva ribadito con fermezza e all’unanimità il mandato al governo di presentare all’Onu, sin dall’inizio dell’Assemblea generale del 2006 tuttora in corso, la risoluzione pro moratoria. Nell’ottobre scorso, di fronte all’inerzia del Governo, la Camera dei deputati – in grave polemica con il governo che aveva definito “stimoli” o “appelli” i puntuali e stringenti atti di indirizzo del parlamento – ha approvato, di nuovo all’unanimità, una risoluzione che chiedeva al governo di “dare tempestiva e piena attuazione” alla mozione di luglio. Il Governo ha invece scelto di limitarsi ad una iniziativa politica e non istituzionale con la sottoscrizione da parte di 85 membri dell’Assemblea generale dell’Onu, il 19 dicembre 2006, di una mera dichiarazione di intenti contro la pena di morte senza nessun valore formale e impegno preciso. Il 27 dicembre 2006, Marco Pannella inizia uno sciopero della fame e della sete per sostenere la proposta “Nessuno tocchi Saddam” e, dopo l’esecuzione di Saddam Hussein, lo sciopero della fame e della sete di Pannella è rilanciato e convertito sull’obiettivo più generale della moratoria universale delle esecuzioni capitali. Si chiede al Governo italiano di assumere un impegno formale e concreto a presentare una risoluzione all’Assemblea Generale dell’ONU in corso. Il 2 gennaio 2007, in relazione alla iniziativa di Pannella, Palazzo Chigi rende noto che “Il Presidente del Consiglio e il Governo si impegnano ad avviare le procedure formali perché questa Assemblea Generale delle Nazioni Unite metta all’ordine del giorno la questione della moratoria universale sulla pena di morte.” Il 6 Gennaio 2007, in un incontro a Palazzo Chigi con il Vice Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, la delegazione del Partito radicale guidata da Marco Pannella presenta al Governo un Memorandum sui passi formali e politici da compiere: riapertura del punto 67 dell’agenda dell’Assemblea Generale in corso per la presentazione di una Risoluzione; preparazione da parte del Governo di una bozza di Risoluzione con un chiaro dispositivo sulla moratoria; inizio della raccolta firme sul testo di risoluzione. Il 1° febbraio, con un voto quasi unanime, il Parlamento europeo “sostiene fermamente l’iniziativa della Camera dei deputati e del governo italiani, sostenuta dal Consiglio e dalla Commissione UE nonché dal Consiglio d’Europa; invita la Presidenza UE ad adottare con urgenza un’opportuna azione per garantire che tale risoluzione sia presentata in tempi brevi all’Assemblea generale ONU in corso.” Molte volte si è stati vicini a questo obiettivo senza mai raggiungerlo. L’iniziative più recenti dopo l’appello “Nessuno tocchi Saddam” è la marcia di Pasqua tenuta a Roma lo scorso 8 aprile e lo sciopero della fame che, dal 21 marzo, Marco Pannella; questa forma di lotta nonviolenta il 16 aprile ha preso forma, assieme ad altri quattro compagni radicali (Sergio D’Elia, deputato della RNP e segretario dell’associazione Nessuno Tocchi Caino, Walter Vecellio, Guido Biancardi e Claudia Sterzi) di sciopero della fame AD OLTRANZA. Il motivo è sostenere il governo italiano affinché faccia la sua parte portando ufficialmente all’Onu la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali. Alla marcia di Pasqua organizzata dal Partito Radicale, dall’Associazione Nessuno Tocchi Caino e dalla Comunità di Sant’Egidio aveva avuto il patrocinio del Comune di Roma e, a dimostrare la con divisibilità dell’iniziativa se ce ne fosse bisogno, è il fatto che con tre semplici telefonate siamo riusciti a far subito aderire simbolicamente, ma ufficialmente, i sindaci di Sellia Marina, Cropani e Botricello. In piazza a Roma hanno partecipato alcune migliaia di persone e a noi è dispiaciuto non esserci personalmente. Ieri (19 aprile), dalle colonne del L’Unità, Marco Pannella lancia un appello: “non fermiamoci ora”. Pannella ha spiegato come i mandati del Parlamento Italiano e gli stessi impegni assunti dal Governo “non menzionano minimamente la condizione di consenso dell’Unione Europea, bensì la formula in “consultazione” con i paesi europei*” Pannella si trova a sostenere quello che il Governo italiano ha dichiarato di volere e a cui lo vincola un mandato del Parlamento votato all’unanimità trasversalmente ai due schieramenti. Per questo Pannella – ormai a un mese di sciopero della fame – con la sua iniziativa ad oltranza ha inteso chiamare a mobilitazione tutti. Donne e Uomini di buona volontà che considerino improcrastinabile e non più rinviabile alla prossima assemblea la presentazione di una risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali. Ad oggi, infatti, il Governo italiano non ha ancora depositato la risoluzione della moratoria nonostante l’adesione alla Marcia. Tutto ciò lascia stupiti e anche le dichiarazioni di Fassino a riguardo la moratoria dal palco del congresso dei DS sembrano deboli e volte a non depositare subito la risoluzione. Per questo rispondo alla richiesta di aiuto e aderisco a sostegno dell’iniziativa con una forma di lotta alternativa, che già Luca Coscioni adottò per le sue battaglie di libertà e di diritto: quella dell’auto riduzione dei farmaci. Dell’insulina – nel mio specifico caso – di cui necessito in quanto diabetico. Dalla mezzanotte di giovedì 19 aprile sino alla mezzanotte di domenica 22.

“Un funerale non si nega a nessuno tranne che a Welby. CHIESA VERGOGNA”

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di Giuseppe Candido

Roma 24.12.2006 Così un cartellone di uno dei tanti partecipanti alla cerimonia laica svoltasi oggi in Piazza San Giovanni Bosco a Roma per dare il saluto al leader radicale Piergiorgio Welby. Testualmente la scritta su un cartellone era: “Un funerale non si nega a nessuno tranne che a Welby. Lui si è rifiutato di continuare a soffrire. Per questo voi lo punite. CHIESA VERGOGNA!”. Dopo il diniego da parte della chiesa, oltretutto mediante un burocratico e freddo comunicato del Vicariato di Roma, di celebrare i funerali religiosi di Piergiorgio Welby presso la chiesa Don Bosco così come avrebbe desiderato, non Piergiorgio, bensì la mamma di Piergiorgio – Luciana Cirquitti – e la moglie Mina, si sono svolte nella Piazza San Giovanni Bosco le esequie civili per e con Piergiorgio Welby, leader politico radicale e copresidente dell’Associazione Coscioni, morto per sua volontà il 20 dicembre, con l’aiuto del medico, dott. Antonio Riccio che ha assecondato la richiesta di Piergiorgio di spegnere il ventilatore polmonare che lo manteneva in vita. Il feretro con Piergiorgio accompagnato da Marco Cappato, Marco Pannella e Mina Welby è stato accolto da un lungo applauso dalla piazza. Ad accoglierlo vi erano Maria Antonietta Coscioni, Rita Bernardini, Emma Bonino e gli altri compagni radicali. Pur avendo sostenuto gli ultimi 88 giorni la lotta pubblica di Piergiorgio Welby mediante raccolta delle firme sulla petizione popolare al P.I. per l’eutanasia, non siamo potuti essere presenti – fisicamente – ma eravamo lì in spirito con Piergiorgio Piergiorgio e per restare vicini alla moglie Mina, alla sorella Carla e a tutti gli amici radicali che con Welby hanno instaurato, negli anni, un rapporto di profonda amicizia. Non eravamo lì ma abbiamo seguito tutta la cerimonia laica trasmessa in diretta da Radio Radicale (riascoltabile sul sito www.radioradicale.it) . Per questo però non riuscivamo a capire quale fosse stata l’effettiva partecipazione della gente. Ci siamo resi conto che erano tantissime – il tg1 ha parlato di più di un migliaio – le persone in piazza, solo quando, alle 12.30, abbiamo potuto vedere alcune immagini (poche veramente) in televisione. Le immagini mostravano la piazza gremita di persone comuni – non militanti – che si stringevano ai familiari di Piergiorgio e agli amici radicali e dell’associazione Luca Coscioni. Una grande, spontanea e sincera manifestazione di forte religiosità laica delle scelte di un uomo che, sono sicuro anche senza averlo conosciuto personalmente, Piergiorgio avrà sicuramente apprezzato. Dal palco, posto a pochi metri dalla parrocchia Don Bosco che ha rifiutato i funerali e sul quale primeggiava un banner con la foto di Piergiorgio e la scritta per e con Welby si sono succeduti a ricordare il leader radicale la moglie Mina, la sorella Carla, il cugino e tanti altri amici che hanno parlato del Welby – uomo di cultura – del Welby professore che, assieme a Mina, hanno per lungo tempo insegnato. Ma è stato ricordato anche Piergiorgio che amava andare a pesca in un posto – ha ricordato il cugino – dove ha più volte chiesto, quando cominciava a comunicare ai parenti la sua volontà di morire dignitosamente, che fossero disperse le sue ceneri. Dopo i parenti, per il ricordo di Piergiorgio la parola è passata alla politica. Sul palco si sono succeduti gli interventi di numerosi politici tra cui il Senatore Ignazio Marino (Presidente Commissione Sanità), il ministro delle Politiche Comunitarie Emma Bonino, la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni co presidente dell’Associazione Coscioni, Marco Cappato, parlamentare europeo radicale e Marco Pannella anche lui parlamentare europeo radicale. La gente applaude subito l’intervento del Prof. Ignazio Marino quando questo rileva che “il diritto di rinunciare alle terapie non significa uccidere. Significa accettare che non c’è più nulla da fare.” Emma Bonino nel suo intervento legge un sms arrivatole prima di salire sul palco e che cita una famosa frase di Ghandi: “Siate voi il cambiamento che volete dal mondo” e ricorda come la piazza stia esprimendo “una religiosità profonda, un rispetto profondo per chi vuole vivere nella malattia e di cui spesso ci si dimentica”. Emma parla anche delle lotte di Luca prima, di Piero ora e in generale dell’associazione Coscioni siano lotte di diritto e civiltà che non possono terminare con la morte di Piero come non sono terminate con la morte di Luca; queste lotte devono essere portate avanti e proseguire con la determinazione che anche Piergiorgio Welby ha saputo insegnarci. Il ministro Bonino afferma pure che il nostro corpo non appartiene né allo stato né al governo. Intanto la gente che gremiva la piazza, intervistata chiedeva di firmare la Petizione Popolare sull’eutanasia di Piergiorgio Welby rifiuta da tutti i gruppi politici in commissione nei giorni scorsi ad eccezione del gruppo della Rosa nel Pugno e del gruppo dei Verdi. Affollati i tavoli dove la gente ha potuto firmare la petizione che chiede un’indagine sul fenomeno dell’eutanasia clandestina. Dal palco è intervenuta poi il segretario dei Radicali Italiani, Rita Bernardini che ha ringraziato Piergiorgio per la sua storia, per la sua vita e per le lotte politiche che ha portato avanti: quella sul diritto di voto ai malati intrasportabili, quella sul diritto di cura per i malati terminali e per il diritto all’assistenza domiciliare ai malati terminali. Nell’esprimere l’indignazione per il diniego dei funerali religiosi da parte della chiesa, R. Bernardini ha ricordato la vignetta apparsa sul quotidiano “Le monde” che raffigurava un Cristo, staccatosi dalla Croce che accoglie e raccoglie Piergiorgio. Questa figura del Cristo descritta dalla Bernardini, esprime la compassione cristiana mancata nei confronti di Welby e della sua famiglia ed è richiamata pure dell’intervento dell’On. Marco Pannella nel suo intervento. Nel suo intervento Pannella ricorda “i tanti Welby oggi torturati a vita o condannati all’eutanasia clandestina. Pannella ha poi parlato del dott. Riccio che ha soddisfatto il desideri legittimo di Welby augurandosi, in futuro, tanti medici che trovino il coraggio di fare, alla luce del sole nella legalità, quello che si fa clandestinamente ogni giorno.