#Scuola: che c’azzeccano tutte quelle deleghe con l’urgenza dei #precari?

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Il ddl sulla scuola presentato giovedì 12 marzo col titolo “Disposizioni in materia di autonomia scolastica, offerta formativa, assunzioni e formazione del personale docente, dirigenza scolastica, edilizia scolastica e semplificazione amministrativa”, è un vero pastrocchioC’è di tutto e di più. Deleghe in bianco che, qualora il testo del ddl fosse approvato così com’è me, daranno il “potere” al Governo Renzi per stravolgere l’intero sistema dell’Istruzione pubblica statale attraverso una serie di decreti legislativi delegati.

di Giuseppe Candido Leggi tutto “#Scuola: che c’azzeccano tutte quelle deleghe con l’urgenza dei #precari?”

#LaBuonaScuola … che non vorrei

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di Giuseppe Candido

Con lo slogan “professori scelti dei presidi” e “soldi a chi merita”, durante il Consiglio dei Ministri giovedì 12 marzo e relativa conferenza stampa, “la buona scuola” di Renzi ha finalmente visto la “luce” in un disegno di legge. Dopo aver posto in consultazione online un documento di 136 pagine per oltre due mesi, e dopo aver rinunciato a varare la riforma per decreto legge con procedura d’urgenza, adesso il disegno di legge varato dal Consiglio dei Ministri che dovrà essere approvato in Parlamento, è di sole ventidue pagine. E il grande piano d’assunzioni passa da 148.100 precari a poco più di 100mila. Nella conferenza stampa il premier – da grande comunicatore – l’ha definito “una rivoluzione culturale”. Leggi tutto “#LaBuonaScuola … che non vorrei”

#LaBuonaScuola, e la vecchia concezione aziendale dell’istruzione 

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di Gianluigi Dotti {*}

Pubblicato su Cronache del Garantista il 7 marzo 2015

Dalla metà del mese di settembre 2014 il Governo sta promuovendo il progetto #labuonascuola, utilizzando tutte le principali tecniche di marketing oggi sul mercato. Tuttavia, come sanno perfettamente tutti gli esperti del settore, se il prodotto non ha sostanza non c’è pubblicità che tenga.


In effetti due lunghi mesi di consultazione virtuale sul sito del MIUR, conferenze di servizio coatte, dibattiti semi-deserti hanno portato ad altri due mesi nei quali il mondo della scuola, e l’opinione pubblica, hanno assistito attoniti ad una serie di tentativi di rielaborazione dei risultati, nella migliore delle ipotesi, fallimentari. Leggi tutto “#LaBuonaScuola, e la vecchia concezione aziendale dell’istruzione “

#Scuola, dal decreto al disegno di legge. Ecco il perché 

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Qualcuno ha capito perché Renzi, lunedì 2 marzo, dopo aver detto alle 18 che per il decreto legge sulla scuola era tutto apposto, che tutto filava liscio, neanche tre ore dopo, alle 20:45, ha fatto sapere che la riforma della scuola non si sarebbe fatta per decreto d’urgenza ma si sarebbe seguito l’iter parlamentare del disegno di legge? In soldoni: Qualcuno ha capito perché, all’ultimo momento, sia saltata la riforma della “Buona Scuola”? O vogliamo davvero dirci che Renzi si sia ravveduto tutto d’un colpo?

Pubblicato su Cronache del Garantista il 6 marzo 2015 Leggi tutto “#Scuola, dal decreto al disegno di legge. Ecco il perché “

#Scuola, Di Meglio (@GildaInsegnanti): chiedo intervento che eviti atto di prepotenza

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Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica,

Si fanno sempre più insistenti le voci circa l’intenzione del Governo di varare un corposo decreto legge, nel Consiglio dei Ministri di martedì prossimo (3 marzo, ndr), con il quale non solo si provvederebbe alla stabilizzazione dei docenti precari, ma si interverrebbe sullo stato giuridico e contrattuale degli insegnanti e sull’amministrazione delle scuole.

L’articolo 77 della Costituzione è molto chiaro, riservando i decreti del Governo a “casi straordinari di necessità e urgenza”: sicuramente regolamentare la carriera degli insegnanti, la loro retribuzione e il loro stato giuridico non può rientrare nella previsione di necessità e urgenza.

Le chiedo, pertanto, un urgente intervento che eviti questo atto di prepotenza sugli insegnanti e sulle Istituzioni parlamentari.

1 marzo 2015

firmato

Rino Di Meglio Leggi tutto “#Scuola, Di Meglio (@GildaInsegnanti): chiedo intervento che eviti atto di prepotenza”

Il piano straordinario di assunzioni dei precari nella Buona Scuola

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Pillola sulla scuola in onda su Radio Radicale martedì 3 marzo 2015


Buongiorno agli ascoltatori,

 Oggi, martedì 3 marzo, proprio il giorno in cui dovrebbe arrivare in CdM la riforma della scuola (ma il condizionale è sempre un obbligo perché era prevista per il 27 febbraio, ed è slittata…), – come prima “sulla scuola” – abbiamo ritenuto di doverci occupare della questione precari e del piano di assunzioni “proposto” con la bozza di riforma. Premiare il merito al posto dell’anzianità ed assumere i precari, sembrano, infatti, i punti chiave del provvedimento.

Oggi parliamo in pratica di quello che La buona Scuola di Renzi definisce più volte un “Piano Straordinario di assunzioni”: … … 148mila precari (anche se la cifra sembra essere ballerina) e che, a partire da settembre 2015

per il governo, – e qui cito testualmente – :

consentiranno di ampliare l’offerta formativa, di abolire le supplenze annuali (che tra l’altro costano un bel po’) e di “Chiudere la questione storica del precariato della scuola italiana”.

Bene. Una questione, quella del precariato, definita Storica, anche dal testo della “Buona Scuola”, appunto.

E non si capisce infatti il perché, docenti che da anni – alcuni da oltre dieci anni – continuano ad essere utilizzati su posti vacanti come supplenti,… dovrebbero, come invece avvenuto per troppo tempo, continuare a rimanere precari. Una cosa illegale, contro il diritto europeo. Anche il privato non può utilizzare il lavoratore, oltre i 36 mesi, con contratti di lavoro a tempo determinato!

Su questo delicato aspetto faccio solo notare che la volontà di assumere i precari non deriva da una buona volontà, “di chiudere una volta per tutte la questione”, come sbandiera dal Governo, ma discende dal diritto e dalla legge: un diritto finalmente riconosciuto con una Sentenza che molti sindacati hanno definito storica.

Due settimane dopo il termine delle ‘consultazioni’ del governo su “La buona scuola”, infatti, come un macigno, il 26 novembre scorso, la Corte di Giustizia europea di Lussemburgo ha condannato l’Italia per la violazione della Direttiva numero70, del 1999 della Commissione Europea, giudicando illegittima, da parte del Ministero dell’Istruzione, la reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi.

In particolare, la Corte (cito testualmente) ha stabilito che: 

La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che autorizzi, …, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili …”.

(Qui divago una attimo e faccio una parentesi sul concetto che i Radicali conoscono bene, di Stato canaglia: di un Paese che non rispetta più le sue stesse leggi che ai cittadini chiede di rispettare, un Paese che non rispetta le Direttive e i trattati europei: sulla Giustizia, sulle Carceri, nella comunicazione e nel diritto alla conoscenza … ma anche nell’ambito del diritto sul lavoro ha cercato fino all’ultimo di non rispettarle. Fino a quando, finalmente, è arrivata la sentenza della corte di Giustizia europea lo scorso 26 settembre).

I docenti di cui si promette l’assunzione a settembre, nella scuola già ci lavorano da anni. Su posti che, altrimenti, sarebbero rimasti vacanti. 

Solo che da settembre saranno finalmente assunti in ruolo con contratti a tempo indeterminato. 

Osta una normativa che autorizzi il rinnovo dei contratti a TD per oltre 36 mesi!”. È questo l’aspetto chiave.

E l’arrivo di questa sentenza era attesa già da tempo, non solo dai ricorrenti e dai sindacati che l’hanno promossa, ma anche da centinaia di migliaia di precari che in simili condizioni, senza potersi fare un mutuo, ci lavorano da anni. 

Non è il Governo, quindi, a decidere per la stabilizzazione dei precari che – ripeto – da anni consentono di tenere aperta la scuola italiana, ma è semplicemente – ripetiamolo anche questo – l’applicazione del diritto e della legge

E, – per legge e per diritto – gli si dovrà riconoscere pure il danno subito per non essere stati assunti prima.

Ciò che invece decide il governo è che, con la scusa di premiare il merito e per non metterci un euro in più, .. a pagare il conto della giusta assunzione dei precari saranno gli stessi docenti.

I Precari neo assunti, ma anche quelli già di ruolo che vedranno (anzi, vedremo) tutti bloccarci gli aumenti d’anzianità, pochi spiccioli di progressione di stipendi già miseri sotto la media europea, fino al 2018

Dopo di ché gli scatti saranno riconosciuti, ma solo al 66% dei docenti in organico. Il 34% di ogni scuola sarà invece dichiarato, a priori, immeritevole di riceverli e così il governo risparmierà ulteriormente.

Altro che investimento. Ma del gioco delle tre carte, di come vengono reperiti i fondi per fare la riforma della Buona Scuola e di come si intende valutare e premiare il merito per il quale, l’ultima è la pagella per i prof, in attesa della presentazione del decreto delega sulla riforma, ne parleremo un’altra volta. 

Vi ricordo che il testo di questa breve lo trovate anche sui siti www.almcalabria.org,  PilloleSullaScuola.altervista.org, su twitter @ilCandido

Grazie per l’ascolto e una Buona giornata

La cacofonia de #labuonascuola e la sòla del merito

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Il Governo di Matteo Renzi sta promuovendo l’ennesima riforma dell’struzione con l’ormai noto documento ‘La buona scuola’, diffondendola come un grande ‘investimento’ sull’istruzione dopo anni di tagli.
Ma è davvero così?
Sul ‘come’, l’assunzione a tempo indeterminato di 148.100 precari che l’Europa chiede di effettuare per violazione delle direttive (e a breve è prevista anche una sentenza della CEDU), pena sanzioni e ricorsi, il ‘buon Governo’ di Matteo Renzi la voglia far pagare direttamente ai docenti (di ruolo e precari che immetterà in ruolo) abbiamo già detto: bloccando gli scatti stipendiali fino al 2018, ridandoli solo alla parte meritevole predeterminata al 66% e tagliando sul cospicuo capitolo delle supplenze (circa un mialiardo di euro all’anno, secondo il MIUR) grazie all’effetto della creazione di un organico funzionale stabile derivante dall’assunzione a tempo indeterminato del personale attualemte precario, da un lato e, dall’altro, attraverso la ‘creazione’ di una ‘banca ore’ che i docenti dovranno recuperare nel caso di sospensione dell’attività didattica deliberata dal collegio docenti in base alle esigenze locali, rispetto al calendario scolastico regionale.
Ma la riforma della ‘buona scuola’ non appare convincente neanche per quanto previsto per la valorizzazione del tanto ventilato ‘merito’.
In pratica, quello che ci siamo chiesti è se, almeno per il docente ‘meritevole’, quello cioè che si sarà sforzato per tenersi aggiornato, per collaborare con l’istituzione e insegnare bene, se aleno per quello lo stipendio con la buona scula migliorerà.
Macché, anche per il più meritevole dei meritevoli, a conti fatti, la riforma della buona scuola è una sòla, nel senso di una fregatura.
Per capire quanto, durante l’intera carriera, ci perde anche il docente più meritevole è stato necessario fare un ‘doppio’ calcolo in base ai due sistemi, quello degli scatti attualmente vigente e quello ‘nuovo’ previsto, a regime, dalla riforma Renzi.
Il professor Mabulli, docente di ruolo intervistato da Florinda Parise per la Gilda TV, la web tv del sindacato Gilda degli insegnanti, ha fatto un minuzioso calcolo cumulando le somme degli stipendi annui di un docente ‘tipo’, ipotizzando cioè un’età media di 44 anni e un’anzianità di ruolo di 9 anni, ed estendendo il cumulo fino all’età di 70 anni. Bene, anzi malissimo. Col sistema attuale degli scatti, il cumulo degli stipendi raggiunge i 727.087 euro mentre, col sistema degli scatti della ‘buona scuola’, anche al docente che in base al proprio merito avrà maturato interamente gli scatti, il cumulo degli stipendi a 70 anni si ferma tragicamente a 638.751 euro. Una differenza di 88.336 euro, che è assai penalizzante per una categoria che, già oggi, non naviga certo nell’oro.
Nel caso in cui, invece, il docente fosse tra quel 33% dei ‘non meritevoli’, come può anche succedere, ad esempio, a una docente neo mamma che non ha la possibilità di formarsi e/o di svolgere qualche incarico aggiuntivo, la penalizzazione economica, rispetto al sistema attuale, sarà devastante. Sempre per lo stesso docente ‘tipo’, lasciando lo stipendio bloccato fino alla fine della carriera, il cumulo degli stipendi a 70 anni si ferma, infatti, a 566.271 euro, con una perdita di 160.816 euro. Una tragedia economica che, nel caso di una famiglia composta da due docenti, deve essere raddoppiata! E se consideriamo che anche le pensioni dei docenti maturano su base contributiva, si capisce come il danno economico oltreché stipendiale riguarderà anche la pensione percepita dopo la meritevole carriera.
Insomma, quella che viene propagandandata come la ‘buona scuola’, come l’investimento maggiore sull’istruzione degli ultimi trent’anni, in realtà è una sòla. Ed anche per quanto riguarda la ‘valutazione’, cui chi scrive è – in linea teorica – assolutamente favorevole, come viene proposta dalla riforma non appare per niente seria. Intervistato da Lella D’Angelo per Gilda TV, il professor Maurizio Berni, docente di musica, in riferimento alla ‘buona scuola’ parla addirittura di “pericolo” dovuto “all’alto grado d’improvvisazione” che emerge dal documento e, facendo un paragone con la musica e l’improvvisazione musicale, ricorda che questa richiede, come nel Jazz, grande conoscenza della tecnica, delle scale e degli accordi oltreché un affiatamento tra musicisti, altrimenti – sottolinea – ne viene fuori una cacofonia. Ecco: cacofonia, è forse il termine che descrive meglio la buona scuola.
Sulla valutazione del ‘merito’, infatti, nel documento del governo, c’è un errore concettuale di fondo, che è quello di dare percentuali predeterminate dei docenti meritevoli (66%) e dei non meritevoli (33%) in ciascuna scuola, e che, tra l’altro, sono penalizzanti rispetto a tutto il resto del personale delle pubbliche amministrazioni dove i ‘non meritevoli’, mediamente, arrivano al 25%. Una vera e propria discriminazione, deprimente per un’intera categoria, specialmente se si tiene conto degli ultimi dati OCSE PISA che mostrano un miglioramento dei saperi di base negli apprendimenti non certo dovuto ai premi dati alle scuole nel passato recente. Ma quel che è peggio è che, così predeterminando il merito, il sistema – di fatto – copre, nel bene e nel male, il merito (o il demerito) dei dirigenti scolastici.
Col sistema di valutazione frettolosamente pensato durante la calura estiva quando, addirittura, qualcuno aveva pure avuto l’idea di portare l’orario dei docenti dalle attuali 18 ore (o 22) a 36 ore di lezione, è che, né i dirigenti scolastici le cui scuole non ottengono i risultati formativi programmati, né i docenti per davvero fannulloni, saranno individuati.
In ultimo c’è da interrogarsi pure sul metodo scelto: la consultazione on line. Al confronto democratico con le parti sociali, con gli operatori della scuola e con esperti di docimologia, si è sostitutito una consultazione dove, a fronte di 136 pagine di pura propagandanda, si chiede ad imprecisati interlocutori di riassumere i propri pensieri in poche righe. E, cosa ancor più grave a parer di chi scrive, non c’è nessun confronto di idee, nessun dialogo. C’è un sogetto unico che ‘raccoglie’ e ‘filtra’ queste ‘brevi’ opinioni per poi assumere le decisioni. A questo punto, la domanda è un’altra: quale è il modello di democrazia che si insegnerà con la buona scuola?


Giuseppe Candido
www.almcalabria.org

Un altro tweet su la #scuola

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Il grande comunicatore ha sparato l’ultima: si ricomincia da ‪#‎laBuonaScuola‬. Un grande investimento nella cultura e nell’istruzione – dice – per far ripartire l’Italia. Bene, dico io. La scuola statale italiana – per come è ridotta oggi – ha bisogno di investimenti e di risorse. Senza contare che già Alfred Marshall, nei “Principi di economia”, a fine ‘Ottocento, certificava che nessun altro investimento può tornare utile alla collettività, alla crescita e allo sviluppo dell’economia di un Paese, se non quello fatto nei settori della scuola e della ricerca. Ma quello della buona scuola è davvero un investimento? Innanzitutto bisogna dire che le assunzioni dei precari “per ridare linfa alla scuola” non rappresentano un’iniziativa autonoma del governo, ma la risposta obbligata alla sentenza della Corte di Giustizia europea che lo scorso 26 novembre ha dichiarato illegittimo la reiterazione – oltre i 36 mesi – del contratto di lavoro a tempo determinato.
Il governo per non prendere multe salatissime ed evitare una valanga di ricorsi, deve per forza prevedere l’assunzione dei docente che, da anni, sono precari. Ma se questa assunzione avviene con risorse sfilate dalle tasche dei docenti che si assumeranno e quelli che già son di ruolo bloccando loro gli scatti fino al 2018, è evidente che, con un abile gioco delle tre carte e con altrettanta abilità comunicativa, si fa passare per un investimento quello che, in realtà, è un ulteriore, ennesimo, taglio all’istruzione. Dopo aver tagliato sul numero di ore delle medie, sul maestro unico e sui fondi d’istituto per recuperare gli scatti dei docenti, adesso per poter assumere i precari si impone il blocco degli scatti agli insegnanti che, vale la pena ricordarlo, hanno già gli stipendi più bassi della media europea e lavorano più giorni all’anno dei loro colleghi tedeschi.
Lo scorso 12 novembre si sono chiuse le “consultazioni on line” volute dal governo sulla bozza di riforma totale, appunto, “La buona scuola”. Alla consultazione hanno partecipato poco più di centomila utenti online, tra docenti, genitori e cittadini. Su oltre ottocentomila docenti e più di due milioni di genitori, le risposte al questionario pare siano pochissime. E molte sono critiche rispetto alla proposta.
In questi ultimi tempi, nel periodo estivo, per cercare di far cassa nel pubblico impiego, il sottosegretario all’istruzione aveva proposto, addirittura, di portare a trentasei ore l’orario settimanale degli insegnanti di ogni ordine e grado, senza tenere conto però che – come ricordava già nel 1913, Luigi Einaudi – ciò può sembrare logico soltanto ai burocrati che si occupano di lavoro in ufficio. E che il fiato non è una merce. Tanto acquista in quantità, quanto perde in qualità. E questo lo dovrebbe capire anche un bambino, prima di mettersi a giocare con twitter.

Insegnanti: pazzi per la #scuola, sviliti dalla #politica

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di Giuseppe Candido

A insegnare si diventa matti? Oppure, soli matti fanno gli insegnanti?

Per Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista che si occupa del “disagio mentale professionale” del corpo docente dal 1998, e al quale molti docenti hanno rivolto questa domanda, “sono vere entrambe le cose”.
Ma il problema, aggiunge, è che “entrambe le cose non sono note”.
Pazzi per la scuola, il burnout degli insegnanti a 360°: Prevenzione gestione in 125 casi, è il titolo completo di una delle sue “fatiche editoriali” (Alpes ed., 2010, pag.356, Isbn 9788865310021) nella quale spiega come, quella del docente sia, in realtà, una “professione usurante” tanto da poter “far impazzire anche i più sani”.
Come lo stesso autore ha spiegato ad una nutrita platea di docenti intervenuti al convegno a Lamezia Terme organizzato dalla Gilda di Catanzaro lo scorso anno scolastico, si tratta di “Una raccolta di storie, esperienze e testimonianze di professori stakanovisti, di docenti scoppiati, di insegnanti ammalati, che si aggirano nelle aule come zombie, senza che nessuno li aiuti, e al contempo protegga la giovane utenza”.
Il libro non disamina tutte e tre le diverse “popolazioni” di docenti che il titolo riesce, invece, come evidente intenzione dell’autore, ad evocare: quella degli “insegnanti eroici”, fortemente appassionati alla loro professione alla quale dedicano “anima e corpo” tanto da risultare folli agli occhi dei più; quella dei “docenti stressati, logorati, se non addirittura impazziti”, a causa di 1000 problemi non solo scolastici; e quella dei docenti che, invece, risultato “affetti da una vera e propria psicopatologia”: 2,4% psicosi e 12% con disturbi depressivi, secondo le fonti (europee, del 2008) utilizzate dall’autore.
In pratica significa che, su un milione di insegnanti italiani, mediamente, 24mila sono psicotici e 120mila depressi.
Per l’autore – che si concentra su quest’ultima – non c’è dubbio che, quella del docente sia un professione “particolarmente esposta ad usura psicofisica”, tanto da farne uno di quelle professioni che chiama “helping profession”, per le quali la vigente normativa per la sicurezza (D. Leg.vo 81/2008, art.28) prevede che siano “individuati e contrastati i rischi specifici della professione e lo stress da lavoro correlato”.
Non ci sono solo i disturbi vocali, quindi. Insegnare, anche per la scarsa considerazione sociale ed economica, può risultare usurante.
Incurante di tutto ciò oltreché del fatto che gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più poveri d’Europa (cosa che influisce non poco sulla tranquillità e sulla psiche), il Governo del rottamatore, con la proposta di riforma della scuola, paradossalmente titolata “La buona scuola”, anziché valorizzare vuole peggiorare la dignità e il ruolo stesso degli insegnanti, bloccando loro gli scatti, un minimo di aumento salariale che oggi hanno, e condannandoli al salario d’ingresso.
Anziché riconoscere loro quanto già fanno con i loro stipendi assai inferiori a quelli dei colleghi europei; anziché stabilizzare i precari come chiede la Giustizia europea, per “la buona scuola” si pensa a racimolare il gruzzolo necessario a fare l’assunzione di 150mila precari, bloccando loro e a tutti i docenti gli scatti fino al 2018, e istituendo la banca delle ore da recuperare per non pagare più supplenze.
Siamo pazzi? Pazzi per la scuola? Macché: qui è la politica italiana che è diventata pazzesca, ubriaca dalle prebende, dalle tangenti e da malaffare, oltreché immemore del fatto che, solo investendo sulla scuola, sui saperi di base e sulla ricerca universitaria, si può davvero sperare di invertire la rotta di un paese che non cresce più.