Se la gente non è informata e se non vi è agibilità democratica per il servizio di autenticazione delle sottoscrizioni, la raccolta delle 500.000 firme necessarie ad ammettere al voto i quesiti referendari, quello strumento di democrazia diretta che davvero potrebbe riavvicinare i cittadini alla politica risulterà un’arma spuntata. Altro che agibilità politica per Silvio Berlusconi, in questo Paese quello che davvero sembra mancare è l’agibilità politica dei cittadini. Traditi dai partiti che non assolvono al dettato costituzionale di far partecipare la gente, il popolo “sovrano”, alla vita politica nazionale, se i cittadini non vengono informati, dal servizio pubblico radiotelevisivo di cui pagano il canone, su tutti i singoli quesiti e neanche sanno che, negli oltre ottomila comuni italiani, si possono firmare i 12 referendum Radicali la raccolta delle firme per i referendum diviene una missione impossibile. Eppure i Radicali di firme in Cassazione, negli anni, ne hanno depositate a milioni. Oggi però il problema è duplice: da un lato manca totalmente o quasi l’informazione di massa, l’informazione sui dodici quesiti che si potrebbe ottenere solo con adeguati approfondimenti e con i telegiornali nazionali e regionali. Mentre i media sono tutti impegnati a discutere dell’agibilità politica e dell’eventuale decadenza di Silvio Berlusconi dalla poltrona del Senato, tranne qualche rara eccezione, nonostante ve ne sia estrema urgenza, sull’unica vera proposta politica di riforma della giustizia di questo Paese sembra essere calato il silenzio. Negli ultimi giorni sembrerebbe che qualcosa stia cambiando, ma se non ci sarà un’adeguata promozione nei prossimi giorni si rischia di fallire la raccolta delle sottoscrizioni.
Poi c’è il problema dell’autenticazione delle firme. Possono farlo i Consiglieri comunali, provinciali e regionali oltreché, ovviamente, i cancellieri dei tribunali, delle corti d’appello e i dipendenti degli uffici comunali appositamente delegati. Poiché, soprattutto nel mese di agosto, i consiglieri comunali sono poco disponibili ad organizzare e fare tavoli di raccolta firme, poter andare a firmare in comune dovrebbe essere un servizio essenziale garantito presso gli uffici comunali. Tant’è che proprio a tale scopo, lo scorso 26 luglio, il Ministro dell’Interno ha diramato una specifica circolare a tutte le prefetture d’Italia proprio per comunicare ai Prefetti di tutta Italia la necessità di sollecitare con urgenza i sindaci e gli uffici comunali di competenza affinché garantissero quest’importante servizio. “Per garantire il pieno e corretto svolgimento della raccolta delle sottoscrizioni delle richieste referendarie occorrenti ai fini dell’esercizio del diritto di voto previsto dall’articolo 75 della Costituzione”, recita la circolare, “si pregano le Signorie Loro di sensibilizzare in tempi estremamente brevi i Sindaci dei rispettivi comuni affinché pongano in essere ogni misura organizzativa idonea a garantire un efficace servizio di autenticazione delle sottoscrizioni. In particolare” – si legge ancora nella circolare n°50/2013 – “si richiama l’attenzione sulla necessità che i sindaci, previa attenta verifica delle disponibilità dei dipendenti comunali a svolgere tale funzione autenticante, incarichino durante tutto il periodo estivo il maggior numero possibile di funzionari all’effettuazione delle autentiche”. Accogliendo infatti alcune delle richieste dei Radicali, il Ministero dell’interno ha chiesto ai Comuni di verificare attentamente la disponibilità dei dipendenti comunali a svolgere funzione di autentica, di incaricare durante tutto il periodo estivo il maggior numero possibile di funzionari, di dare la disponibilità all’autentica anche in luogo pubblico o aperto al pubblico
e di pubblicizzare sul sito internet del Comune i luoghi e gli orari di apertura degli uffici comunali dove si può firmare. Una circolare che in Calabria sembrerebbe essere rimasta lettera morta. Di pubblicizzare i referendum sui siti dei comuni, tranne qualche rara eccezione come il comune di Catanzaro, in Calabria non se ne parla nemmeno. Paradossalmente però, presso il comune di Lamezia Terme non soltanto manca la pubblicità su internet dei referendum come del resto avviene in quasi la totalità dei comuni calabresi ma, quello che è assai più grave, è che nei giorni scorsi abbiamo constato che i cittadini non potevano neanche firmare. Impiegati comunali che non sanno nulla e che, di fronte all’ennesima richiesta di informazioni, ha tirato fuori i moduli per una raccolta firme di un referendum svoltasi nel 2012 e i moduli di sottoscrizioni delle candidature per le elezioni di Camera e Senato del 2013.
Quando vi si è recato un nostro compagno radicale per verificare se al comune di Lamezia Terme si potesse firmare, abbiamo dovuto constatare l’impossibilità di sottoscrivere i referendum sia presso l’ufficio relazioni col pubblico della sede del Comune nuovo in contrada Maddame, sia presso gli uffici anagrafe di Nicastro (Piazza d’Ippolito) e sia presso le Delegazioni municipali di Sambiase e di Sant’Eufemia.
Per tentare di capire come stesse andando la raccolta delle firme in comune sui dodici quesiti referendari nei 409 comuni calabresi, nei giorni scorsi abbiamo fatto qualche telefonata. Sono stati oltre 70 i comuni calabresi contattati (18%).
Premesso che il numero dei firmatari nei comuni calabresi è davvero minimale (a Catanzaro sono solo 8, a Cosenza 5, solo per fare qualche esempio), alla richiesta di avere indicazioni sul numero dei firmatari su ciascun quesito, ho ricevuto le risposte più strane ed esilaranti: qualche ufficio comunale neanche sapeva dell’esistenza dei moduli, altri non avevano capito che i referendum fossero 12 e si sono limitati a far sottoscrivere ai cittadini (anche loro poco informati) soltanto il primo quesito sulla responsabilità civile dei Magistrati e quello sul “divorzio breve” che stanno, rispettivamente, sulla prima facciata dei due fascicoli di raccolta firme mentre gli altri dieci quesiti sono stati ignorati.
A questo punto, considerata la scarsa informazione, credo sia utile ricordare che chi vuole firmare i 12 referendum può recarsi negli uffici comunali munito di documento di riconoscimento e apporre 12 firme sui due blocchi di moduli. Rimangono ancora pochi giorni per firmare i 12 referendum per la riforma della giustizia, delle politiche su droghe e immigrazione, per abolire il finanziamento pubblico dei partiti e la truffa dell’otto per mille, per il divorzio breve. Per raggiungere le 500 mila firme necessarie non basteranno i banchetti nelle piazze anche per la difficoltà in molte realtà di trovare consiglieri comunali disponibili. Occorre perciò utilizzare al massimo l’unica possibilità offerta dallo Stato, ovvero gli uffici dei Comuni. Nelle scorse settimane, spendendo decine di migliaia di euro, i Radicali hanno inviato i moduli dei 12 referendum a tutti gli oltre 8000 Comuni d’Italia, in modo da permettere ai cittadini di firmare negli uffici comunali, di norma aperti tutte le mattine dal lunedì al venerdì. Nonostante gli obblighi di legge, le istituzioni e la Rai non informano gli italiani di questa possibilità. Per questo i Radicali hanno deciso di convocare tre giornate nazionali di mobilitazione – da mercoledì 28 a venerdì 30 agosto- per informare i cittadini e invitarli a firmare negli uffici comunali.
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Giuseppe Candido
Alcuni interventi di Marco Pannella in cui cita Giuseppe Candido, a seguire l’intervista di Enrico Salvatori per Overshoot, trasmissione di radio radicale, a Giuseppe Candido sul libro in pubblicazione “La peste ecologica e il caso calabria”;



