Precari in rivolta e il libro verde della scuola calabrese

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di Giuseppe Candido

“I tagli all’istruzione (di scuole, di classi, di posti di lavoro, di finanziamenti per il normale svolgimento delle attività) pur iniziati anche con governi precedenti hanno raggiunto oggi – spiega Rino Di Meglio, segretario nazionale della Gilda – un punto che non esitiamo a definire scandaloso”. Sono saliti sui tetti. Sono andati in piazza, con studenti e genitori. Si sono persino incatenati. Adesso, la nuova frontiera della protesta dei precari nella scuola, alle prese con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, è lo sciopero della fame. I primi a varcarla sono stati tre insegnanti palermitani. Ma la mobilitazione a colpi di digiuno si sta diffondendo in tutta Italia tra i precari della scuola che si preparano a un anno di disoccupazione annunciata. “La scuola pubblica è alla frutta e i precari della scuola alla fame” dice la scritta sullo striscione sotto Montecitorio dove sono accampati alcuni precari che, per quest’anno, rischiano di non vedersi riconfermato l’incarico annuale. Affamati di cultura, senza cibo i precari della scuola, da Palermo a Roma alla Lombardia, protestano per i tagli in tutta Italia. “Il ministro deve venire a spiegarci cosa c’è di positivo in questa riforma”. “Il più grande licenziamento di massa della storia italiana” tuona Bersani dalla Festa del Pd. Non c’è dubbio sul fatto che la scuola italiana abbia bisogno di riforme serie che la rendano più efficiente e più efficace di come è attualmente ma, quello che oggi si contesta sono i tagli effettuati dalla legge 133. Però per il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini va tutto bene, non ci sono tagli, nella sua conferenza stampa annuncia una “riforma epocale” e spiega perché non ci sarebbero stati tagli. E che non incontrerà nessun precario: “Adesso non li incontro – ha spiegato ai cronisti che le rivolgono questa specifica domanda – per il semplice motivo che stiamo perfezionando degli accordi”. I più di 20.000 precari che quest’anno non troveranno posto sono, per il Ministro, semplicemente il frutto di politiche scellerate dei governi precedenti e non già persone che prima hanno retto la scuola per anni sulle loro spalle ed ora sono sdraiati in tutt’Italia sotto gli uffici scolastici. “Protestano senza essere stati ancora esclusi.
Una protesta che rispetto, legittima, ma non motivata. Non si tratta di persone licenziate. Presumono di non avere il posto di lavoro ma il ministero non ha ancora completato le operazioni. Dobbiamo vedere – ha proseguito il Ministro – quanto precari risponderanno positivamente agli accordi con le Regioni. Se preferiscono l’indennità di disoccupazione…”. Ma dal maestro unico in poi passando per i posti di sostegno “inutili” e l’aumento del numero di alunni per classe, nella scuola di tagli ce ne sono stati eccome. Parecchie persone che conosco personalmente e che prima vi lavoravano ogni anno oggi sono rimaste a casa. Per accorgersene basta farsi un giro nelle scuole e sondare l’aria che tira. “Quest’anno non so come fare – ci dice la preside di una scuola media calabrese che preferisce mantenere l’anonimato – negli uffici amministrativi erano in 5, con i tagli ora sono tre”. E anche sui collaboratori scolastici il problema c’è: “dovremo organizzarci e andare avanti lo stesso”. Ma se lo Stato taglia cerca di girare la spesa alle Regioni e, per la Calabria, è stato approvato, su proposta dell’Assessore alla cultura e alla pubblica istruzione Caligiuri, il “Libro Verde della scuola in Calabria”. Un protocollo d’intesa tra la Giunta regionale e il Ministero della Pubblica Istruzione che prevede “un programma di innovazione per l’azione amministrativa”. In altre parole, ha spiegato Caligiuri, è stato avviato “un dibattito fra tutti i soggetti che operano nel mondo della scuola, per individuare le linee di sviluppo dell’Istruzione nella nostra regione”. Secondo il neo assessore all’Istruzione “partendo da un’attenta analisi dell’esistente, abbiamo individuato obiettivi ambiziosi e sfide strategiche nelle quali poter coinvolgere tutti gli attori interessati alla realizzazione di una scuola con standard europei”. “Uno strumento di programmazione e di rinnovamento della scuola – ha aggiunto il Presidente Scopelliti – sulla base del modello di documento proposto dall’Unione europea, che affronta il tema centrale della società calabrese, la formazione come investimento produttivo e avvia, nello stesso tempo, un dialogo continuo e dinamico con tutte le componenti sociali ed istituzionali: scuole, amministrazioni locali, docenti, famiglie, studenti”. Per il momento però la prima stesura del documento viene illustrata soltanto ai dirigenti scolastici. Secondo Caligiuri la giunta avrebbe “dimostrato con i fatti che il mondo della scuola è tra le priorità” della nuova amministrazione regionale poiché “convinti che l’investimento in cultura e formazione è un investimento ad alta redditività con ricadute positive sulla crescita economica …”. Buona volontà regionale poco valorizzata dai provvedimenti del Governo nazionale. Poco importa, infatti, se intanto si tagliano i precari: docenti, collaboratori e personale amministrativo. Tanto in Calabria c’è il librone verde.

Abolire la miseria della Calabria per dire NO alla ‘ndrangheta

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di Giuseppe Candido* e Filippo Curtosi**

Anche dal nostro piccolo di un giornale, “Abolire la misera della Calabria”, periodico nonviolento di storia, arte, cultura e politica laica e liberale calabrese, intendiamo aderire alla manifestazione che si terrà a Reggio Calabria nel mese di Settembre per dire NO alla ‘ndrangheta. Dopo le minacce ai politici, dopo l’escalation di attentati che, da quello del 3 gennaio passando per le armi sul tragitto di Napolitano sino alla bomba davanti al portone del Procuratore Salvatore Di Landro, è senz’altro da con dividere l’iniziativa del direttore de Il Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza, nel chiedere di andare oltre gli attestati di solidarietà ai magistrati e di sdegno contro una ‘ndrangheta sempre più feroce, potente ed organizzata, e di dare vita, nel mese di Settembre, ad una grande manifestazione che, già da subito, ha trovato ampi consensi sia nel mondo della politica, sia dell’imprenditoria che in quello della cultura calabrese. Anche chi scrive, di primo impulso, ha espresso con un articolo la propria solidarietà a chi la ‘ndrangheta la combatte sul serio.

La ‘ndrangheta in Calabria e in Italia non è solo tracotanza economica e spregiudicatezza nel gestire gli appalti. Non più criminalità che si uccide con criminalità. Oggi siamo giunti al livello di un vero e proprio attacco allo Stato, alle Istituzioni di cui già, con una presenza “pervasiva” nelle amministrazioni locali – come ha avuto modo di definirla il Presidente della Banca d’Italia Mario Draghi – ne dispone il controllo. Ed ha totalmente ragione l’On.le Angela Napoli quando avverte che “servono meno solidarietà e più fatti”. E che “è strano che il diluvio di parole arrivi anche da chi ha il compito di operare o di dare, per esempio, più auto e benzina sufficiente ai magistrati”.

Perché, come ci ha ricordato Enrico Fierro su Il Fatto quotidiano del 27 agosto scorso, “A Reggio Calabria può succedere di tutto”. Persino, scrive il giornalista, “Un botto ancora più grosso di quello che la scorsa notte (26 agosto ndr) ha devastato la casa del Procuratore generale Salvatore Di Landro. Qualcosa che fa tremare i palazzi cambierà il corso delle cose.” Scenario apocalittico? Delirio di un pessimista? Secondo l’analisi del giornalista a Reggio Calabria gli “appetiti dei comitati d’affari” sovrasterebbero prioritari nella “melma che rende difficile distinguere la politica buona con quella che si prostituisce con la ‘ndrangheta” ma anche “i magistrati in bilico con quelli che rischiano la vita in silenzio”, “la mafia dall’antimafia, gli onesti dai malacarne”. E forse è proprio qui che sta il punto. “Uomini in giacca e cravatta che attraversano con la stessa naturalezza gli angusti bunker dei boss della ‘ndrangheta, i salotti della massoneria e gli ovattati uffici del potere”. “Una città dove tutti, dai salotti che contano ai frequentatori dei caffè del centro, sanno che presto uno tsunami giudiziario si abbatterà sulla politica calabrese”. Ricordando che Pannella sostiene da sempre che gli “uomini d’onore”, in Sicilia e in Calabria, sono stati corrotti dalla mala politica, la gente onesta, quella che è abituata a vivere rispettando le leggi, ha il dovere morale non solo d’indignarsi ma di essere fisicamente presente alla manifestazione che si terrà a Reggio.

** Direttore resp. “Abolire la miseria della Calabria”

*   militante Radicale e Direttore editoriale del mensile “Abolire la miseria della Calabria”

La ‘ndrangheta che alza il tiro e il transatlantico della rivoluzione

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di Giuseppe Candido

Salvatore Di Landro
Salvatore Di Landro – Foto APCOMO

Dopo le minacce ad esponenti politici in Calabria la ‘ndrangheta ha alzato il tiro. Per questo vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Di Landro e a chi come lui, compiendo il proprio dovere, subisce intimidazioni dalla criminalità organizzata più potente del pianeta. Non solo tracotanza economica e spregiudicatezza nel gestire gli appalti. Oggi siamo giunti al livello di un vero e proprio attacco allo Stato, alle Istituzioni di cui già, con una presenza “pervasiva” nelle amministrazioni locali – come ha avuto modo di definirla il Presidente della Banca d’Italia Mario Draghi – ne dispone il controllo. Anche il Presidente della Giunta regionale Scopelliti, che nei giorni scorsi aveva subito intimidazioni, ha “voluto testimoniare” la sua “solidarietà personale e della Regione al Procuratore Di Landro”, affermando che “si tratta dell’ennesima azione che deve trovare obbligatoriamente una risposta”. “Credo” – aveva detto – “Che il lavoro pregevole di Di Landro dia fastidio”. E se è vero che “in Calabria non c’è solo la mafia” il problema non è certo Di Landro ma gli intrecci ‘ndrangheta politica e massoneria che pure esistono. La ‘ndrangheta gli mette la bomba sotto casa perché, ha affermato Di Landro, “non si fanno più sentenze a saldo”. Quella contro il Procuratore generale di Reggio Calabria è, per dirla con le parole utilizzate dal Procuratore nazionale dell’antimafia Piero Grasso, una “nuova sfida allo stato”. Il 5 agosto scorso Grasso aveva parlato di “rischio attentati”, affermando che i rischi di stragi come quelli di Firenze o Via d’Amelio “ci sono sempre, soprattutto in momenti di tensioni politiche. Può esserci qualcuno che vuole approfittare del momento politico per dare uno scossone”.

E lo scossone è arrivato. “Questo ennesimo grave episodio – ha affermato Grasso in esplicito riferimento all’attentato a Di Landro – si inserisce in una lunga scia di intimidazioni e minacce iniziata lo scorso 3 gennaio, nei confronti della Magistratura calabrese tutta”. Vincenzo Macrì, Procuratore nazionale antimafia aggiunto, l’ha definito uno “sciame intimidatorio” che da mesi tocca magistrati, politici, amministratori, giornalisti. È lecito perciò, forse anche doveroso, chiedersi perché avesse solo una scorta “ad orario” che passava a tempi determinati sotto la sua casa. Perché non era meglio protetto? Forse è da collegare coi tagli che ci sono stati sulla sicurezza? Ma questo, adesso, non è il vero problema.

La vera domanda che dovremmo porci come calabresi è: “Che cosa sta succedendo a Reggio e in Calabria?”. A fornire una risposta a questa domanda è l’articolo di Enrico Fierro, pubblicato su “il Fatto quotidiano” del 27 agosto col titolo “Dai bunker ai salotti: Reggio aspetta lo tsunami”. I boss, le “talpe” , le prossime elezioni e il potere in attesa di giudizio gli argomenti esaminati. L’incipit dell’articolo è chiaro sin dalle prime battute: “A Reggio Calabria può succedere di tutto. Un botto ancora più grosso di quello che la scorsa notte (26 agosto ndr) ha devastato la casa del Procuratore generale Salvatore Di Landro. Qualcosa che fa tremare i palazzi cambierà il corso delle cose.” Apocalittico? Pessimista? Secondo l’analisi del giornalista a Reggio Calabria gli “appetiti dei comitati d’affari” sovrasterebbero prioritari nella “melma che rende difficile distinguere la politica buona con quella che si prostituisce con la ‘ndrangheta” ma anche “i magistrati in bilico con quelli che rischiano la vita in silenzio”, “la mafia dall’antimafia, gli onesti dai malacarne”. E forse è proprio qui che sta il punto. “Uomini in giacca e cravatta che attraversano con la stessa naturalezza gli angusti bunker dei boss della ‘ndrangheta, i salotti della massoneria e gli ovattati uffici del potere”. “Una città dove tutti, dai salotti che contano ai frequentatori dei caffè del centro, sanno che presto uno tsunami giudiziario si abbatterà sulla politica calabrese”. Il giornalista si riferisce esplicitamente ai “dossier ed alle intercettazioni che documentano i legami tra Cosimo Alvaro (rampollo della ‘ndrangheta di Sinopoli) e Michele Marcianò, Consigliere comunale di Reggio Calabria e fedelissimo del governatore”, che “si rivolgeva ad Alvaro chiamandolo “compare” e chiedeva aiuto per le tessere del PdL e in cambio prometteva incarichi da centinaia di migliaia di euro”. Poi il giornalista tocca i palazzi della Regione riferendosi ai “legami di Albreto Sarra, oggi potentissimo sottosegretario della giunta regionale, con la famiglia Lampada di Milano, teste di legno di Pasquale Condello, in galera ma ancora a capo di una delle ‘ndrine più forti della città”. “Ed è nell’ufficio di Sarra – continua Enrico Fierro – che è passato uno dei personaggi più inquietanti di questa storia”. Giovanni Zumbo l’uomo che, sempre secondo il giornalista de il Fatto , “avvisa mafiosi del calibro di Giuseppe Pelle e Giovanni Ficara dei blitz che da Reggio a Milano si stanno per abbattere sulla ‘ndrangheta”. Sullo sfondo il dedalo intrecci d’interessi affaristico-politico-mafiosi su sanità e lavori pubblici. Quello che starebbe avvenendo in Calabria è “un riassetto dei poteri violentissimo, come nel precedente passato, come nei mesi che precedettero l’omicidio eccellente di questa regione, quello di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale”. Insomma, un clima che non fa certo ben sperare e che ci fa rendere conto che, se la strada della legalità è l’unica percorribile, in Calabria questa strada è davvero un percorso in salita perché qui la partitocrazia ha addirittura corrotto gli uomini “d’onore” trasformando le ‘ndrine in una sorta di anti “stato” parallelo a quello ufficiale delle Istituzioni democratiche e rappresentative. In questo senso siamo vicini a Di Landro, a Scopelliti e chiunque, in questa terra, abbia intenzione vera di non mollare. Invitando però, a chi vuole il vero cambiamento, a stare attenti a chi si fa imbarcare sul transatlantico della rivoluzione.

Eleonora e il fallimento della sanità calabrese

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di Giuseppe Candido

Pubblicato su “il Domani della Calabria” del 24.8.2010, P1

La sanità calabrese è il paradigma del palese fallimento della partitocrazia nel gestire la cosa pubblica al fine di spartirsi poltrone piuttosto che a quello istituzionale di dare un servizio sanitario efficiente. Mentre d’ovunque si fanno sagre, passerelle culturali dove sfilano sculettanti veline, la Calabria, quella reale, quella della gente vera, torna nuovamente in prima pagina, nei giorni di fine agosto, con la vicenda di malasanità. Una vicenda tragica. La morte, questa volta, è arrivata in ambulanza verso la corsia dell’ospedale di Lamezia Terme. Eleonora Tripodi, di Santa Domenica di Ricadi, paesino ubicato lungo la bellissima costa degli Dei che da Vibo porta a Tropea, aveva solo 33 anni ed aveva partorito il terzo figlio, una bellissima bambina, che purtroppo non conoscerà mai sua madre. Una storia simile, troppo simile, a quella delle altre vittime della sanità calabrese malata di partitocrazia, con un terribile buco nei bilanci e con rare oasi d’eccellenza nell’arido deserto degli sprechi, delle inefficienze e delle clientele. Una sanità in cui si diventa direttori di un’azienda ospedaliera non per il merito, come sarebbe normale ed auspicabile, ma sulla base del colore politico e della tessera di partito che si ha in tasca. Dopo aver messo alla luce una bimba in una clinica privata, a causa di complicazioni dovute ad un’emorragia, Eleonora è stata trasferita nel reparto di rianimazione allo Jazzolino di Vibo Valentia, dove pero’ non ci sarebbero stati posti. Ma com’è possibile non accettare una donna con un’emorragia che la mette in pericolo di vita? Caricata sull’ambulanza per andare all’ospedale di Lamezia Terme, Eleonora è morta durante il tragitto. Sul caso la Procura di Vibo ha aperto un fascicolo ed ha chiesto l’acquisizione della cartella clinica. La famiglia di Eleonora chiede giustizia, la magistratura apre il fascicolo d’indagine, ma ci vorranno anni, come è stato per Federica Monteleone, perché la giustizia, come si suol dire, faccia il suo corso. Un processo in Italia può durare oltre i sei anni. Sbattuta da una parte all’altra, fino alla tappa finale, quella che non consente il ritorno. Ora tutti promettono inchieste ed ispezioni, scattano i messaggi di solidarietà: una squallida passerella della partitocrazia che si preoccupa di avere, ancora una volta, un po’ di spazio sui giornali, invece di fare mea culpa e magari andare a nascondersi. La politica che fino ad oggi ha gestito la sanità calabrese faccia un passo in dietro e si assuma le responsabilità del fallimento.

Accesso agli atti: il Consiglio Regionale ci restituisca il diritto di conoscere lo stato patrimoniale dei nostri eletti

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di Giuseppe Candido*

Oggi si parla tanto di trasparenza, di costi della politica e di tagli agli stipendi degli eletti. Ma quanto guadagna esattamente un Consigliere regionale? Non è semplice saperlo in questa terra di Calabria. Altro che trasparenza, la parola giusta sarebbe torbidezza. Quasi trent’anni di torbidezza. La Legge 441/82, recante “disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti” obbligherebbe, il condizionale purtroppo è d’obbligo, non solo i Parlamentari ma anche Consiglieri regionali, Consiglieri provinciali e Consiglieri comunali di comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore a 50.000 abitanti, a presentare entro tre mesi dalla proclamazione, a depositare ai rispettivi enti di appartenenza, l’ultima dichiarazione dei redditi, la dichiarazione delle spese sostenute e obbligazioni assunte per la campagna elettorale, con allegata dichiarazione degli eventuali contributi ricevuti e, non meno importante, la dichiarazione dei diritti reali su beni immobili e mobili iscritti in pubblici registri; le azioni di società; le quote di partecipazione a società ed eventuali incarichi ricoperti. Il tutto entro tre mesi dalla proclamazione. L’intento della normativa è chiaro: rendere pubblici, a tutti i livelli, gli interessi patrimoniali degli eletti. Su base volontaria anche i coniugi non separati e figli conviventi dei consiglieri. L’obbligo previsto dalla normativa è esteso anche ai nominati: dai dirigenti di aziende pubbliche, ai direttori di ASL, membri delle Comunità montane, dirigenti di società a prevalente partecipazione pubblica. Ogni anno, entro un mese dalla scadenza dei termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi si dovrebbero comunicare eventuali variazioni della situazione patrimoniale e copia della nuova dichiarazione dei redditi. Le dichiarazioni dovrebbero essere pubblicate sul Bollettino ufficiale di regioni, province e comuni (che dovrebbero predisporre un regolamento che disciplini le modalità di attuazione della legge). Tutti i cittadini elettori hanno il diritto di conoscere le dichiarazioni dei consiglieri. In caso di mancata dichiarazione sono previste “severe” sanzioni: il sindaco/Presidente (Regione o Provincia) diffida il consigliere ad adempiere entro 15 giorni e, in caso di inosservanza persistente, pubblica sul bollettino e sull’albo pretorio l’elenco dei diffidati inadempienti. L’adozione di sanzioni disciplinari solo se previste dai regolamenti degli enti locali che molto spesso neanche esistono. Nel mese di giugno il sottoscritto, nell’ambito dell’iniziativa nazionale condotta dai Radicali italiani della lista Bonino Pannella, ha presentato sia all’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, sia al Presidente del Consiglio Provinciale di Catanzaro, regolare istanza di accesso agli atti chiedendo, ai sensi della citata normativa, i dati patrimoniali dei nostri eletti che dovrebbero essere pubblici. La Provincia di Catanzaro non ci ha ancora fornito neanche una risposta mentre il Consiglio Regionale della Calabria, attraverso il Segretariato Generale del Settore Legale e Contratti, con una “valutazione” formale redatta dal dirigente del Settore, Avv. Carlo Pietro Calabrò, ci ha fatto sapere – si legge testualmente nella risposta – che “L’accesso in questione, in virtù dell’attuale quadro normativo regionale, pare possa non essere assentito. Infatti,” – prosegue la nota – “il titolo di accesso dedotto dal richiedente ai sensi degli artt. 22 ss della Legge 241/90 e s.m.i. non sembra applicabile , stante l’esistenza di una disciplina speciale costituita dall’art. 9 della Legge n. 442/1981. Del resto, – prosegue la nota – il diritto di accesso documentale di cui alla Legge n. 241, richiederebbe la sussistenza in capo all’istante di un interesse qualificato strumentale alla tutele di una situazione giuridica soggettiva che, nel caso in questione, non risulta dimostrato”. C’è da chiedersi se non sia sufficiente l’interesse intellettuale nel voler conoscere quanto guadagna un Consigliere regionale visto che si tratta di dati che dovrebbero esser già stati pubblicati nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. Poi la nota prosegue affermando che “l’accesso previsto dalla citata Legge n.442/81 (non) appare allo stato concretamente esercitabile, stante la mancata emanazione di una normativa regionale circa la pubblicazione della documentazione relativa alla situazione patrimoniale (tra gli altri) dei Consiglieri Regionali, ciò che ha impedito la pubblicazione nel BURC dei dati in questione, modalità attraverso la quale andrebbe espletata la pubblicità di cui alla citata Legge n.442”. Insomma, per la Regione Calabria la legge nazionale non viene rispettata, i dati non sono resi pubblici perché, dal 1981 ad oggi, in quasi trent’anni, la Regione Calabria non si è data una sua specifica normativa regionale che preveda la pubblicazione dei dati in questione. E la nebbia che avvolge la situazione patrimoniale dei nostri eletti s’infittisce quando si parla di nominati, i titolari di cariche elettive/direttive diverse dai Consiglieri Regionali perché, – si legge testualmente nella nota ufficiale del Consiglio Regionale, “emergerebbe che la relativa legittimazione passiva, in assenza di una specifica disposizione attuativa regionale, non ricade nel plesso amministrativo del Consiglio Regionale”. Per fortuna è lo stesso dottore Pietro Calabrò, direttore dell’ufficio Legale del Consiglio, che coglie l’occasione per sottolineare la circostanza che “l’emanazione di opportuna disciplina regionale circa gli istituti disciplinati dalla Legge n.442/81, appare improrogabile, attenendo il diritto di accesso amministrativo ai livelli essenziali di prestazioni sui diritti civili, la cui violazione sarebbe tale da leggittimare in ipotesi addirittura un intervento sostitutivo da parte dello Stato”. Insomma se non si ridà presto ai cittadini il loro sacrosanto diritto di conoscere lo stato patrimoniale dei propri eletti si potrebbe – appellandoci al Capo dello Stato – chiederne il commissariamento.

*Radicali Italiani, candidato alla carica di Consigliere Regionale alle elezioni del marzo 2010 nella Lista Marco Pannella

Sellia Marina, visita ai depuratori

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Dopo le analisi di goletta verde che hanno dichiarato fortemente inquinato, tra gli altri, il tratto di costa antistante il t. Frasso in località Sena di Sellia Marina e i numerosi bagnanti che nei giorni scorsi hanno accusato malori e affezioni alle vie urinarie, abbiamo voluto vederci chiaro e ci siamo recati sul fiume Uria e sul Torrente Frasso dove scaricano i due depuratori comunali “funzionanti”

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SELLIA MARINA – Mare sporco, turisti in corsia

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Vacanzieri in rivolta a Sellia Marina, tra villette invase dai topi e strade al buio

Numerosi bambini sono finiti in ospedale con infezioni alle vie urinarie

di Brunetto Apicella

pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria” di martedì 3 agosto 2010 a pagina 18

Bimbi con infezioni alle vie urinarie. Topi negli appartamenti. E ancora: viali senza illuminazione e soprattutto strade al limite della percorribilità. Non sono iniziate certo nel migliore dei modi le vacanze estive per i turisti che hanno scelto Sellia Marina e l’hinterland della costa ionica della provincia di Catanzaro per trascorrere le ambite vacanze estive. Perché quelle che dovevano essere le vacanze tanto ambite dopo mesi di duro lavoro si stanno trasformando in un vero e proprio “incubo”. L’estate 2010 presenta gli stessi problemi degli anni precedenti. Si inizia dalla questione depuratore.

Domenica mattina, infatti, il mare di Sellia Marina ha accolto i turisti e i vacanzieri come non mai. “Il mare – hanno denunciato al “Quotidiano” alcuni turisti in trasferta sulla costa – era tutto ricoperto da bollicine. E, di più. Quella di domenica, infatti, non era la solita schiuma. Era un qualcosa di più. Uno spettacolo non certo edificante e che allo stesso tempo è sintomo del fatto che qualcosa nella gestione degli impianti di depurazione non va.

Non solo depuratori. Ma il sentore che serpeggia da sempre nella mente di tutti è che siano ancora troppi i collegamenti abusivi alle reti fognarie. Persone che fregandosene della salute pubblica allacciano il loro impianto direttamente alla rete centrale in modo abusivo. Ed è anche questa una delle ragioni che preclude ogni possibilità di risoluzione del problema depurazione. Un comportamento che aggrava la questione e che contribuisce a sporcare maggiormente il mare. E non è finita qui. Perché negli ultimi giorni sono stati diversi i problemi di bambini che hanno avvertito malessere e che sarebbero collegati proprio alla sporcizia del mare. Sono state diverse le famiglie che si sono rivolte agli ospedali e alle strutture sanitarie a causa dei diversi malesseri riportati dai loro bambini. Mal di pancia e virus, che si sarebbero verificati dopo una giornata trascorsa sulla spiaggia e all’interno del mare. Significativo è, l’episodio, che ha avuto per protagonista una bambina di due anni, figlia di alcuni turisti originari di Monza e che dopo una giornata al mare è finita in ospedale. Infezione alle vie urinarie. È stata questa la diagnosi dei medici, e per la quale, adesso, i genitori sono pronti ad avviare azioni legali contro lo stesso ente comunale.

E non è esclusala possibilità che a essere chiamata in causa sia anche la Regione Calabria. Della vicenda, infatti, è stato interessato il Codacons e il suo vicepresidente nazionale, Francesco Di Lieto. E la piccola turista originaria di Monza non sarebbe la sola. Diversi sarebbero i casi di bambini che hanno avvertito malori dopo una giornata trascorsa al mare.

La questione ambientale, dunque, non finisce al solo mare. Sono gli stessi vacanzieri a denunciare lo stato di l’incuria e di degrado presente all’interno delle strade che conducono ai villaggi della cittadina ionica. Sono stati diversi gli ospiti indesiderati che hanno fatto visita nelle abitazioni dei turisti, dalle vipere ai topi. “Una situazione d’inefficienza” –denuncia la signora Lucia –. Ieri, aperta la porta di casa, ho trovato i topi nella nostra villetta di Rivazzurra. Siamo costretti a convivere con

le bustine di veleno per topi. In uno stato di paura maggiore soprattutto per i bambini, perché siamo completamente invasi sia dentro che fuori le case”.

Non solo topi. Ma anche viali al buio e strade difficili da percorrere. Ieri lo stesso Codacons, con il vicepresidente Francesco Di Lieto, è intervenuto ricordando una delle ultime sentenze della Corte di

Cassazione con cui si ricorda che “le strade comunali dovranno essere più sicure, altrimenti saranno guai seri per i sindaci e per i responsabili degli uffici tecnici. I Giudici – spiega di Di Lieto – hanno avuto modo di evidenziare che se un Cittadino riporta danni fisici a seguito di una caduta, gli Amministratori rischiano una condanna penale per lesioni colpose, laddove risulti che non si siano attivati per la verifica della manutenzione delle strade. Oltre, ovviamente, a dover risarcire economicamente le vittime di tanta incuria. In particolare per il comune di Sellia Marina, che ha una rete stradale in pessimo stato di manutenzione. Ad aggravare la responsabilità di sindaco ed amministratori, numerose diffide da parte di cittadini ed associazioni per spingere il Comune ad occuparsi della situazione delle strade. Abbiamo sollecitato l’intervento del Prefetto –conclude Di Lieto – perché sono numerose le segnalazioni che riceviamo da parte di cittadini (alcuni dei quali giunti a Sellia Marina per trascorrere un breve periodo di vacanza) che lamentano di aver riportato gravissimi danni fisici a causa del pessimo stato in cui si trovano le strade comunali”.

Presentazione del volume "S. MARIA A SACRA LITTERA"

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Care amiche e cari amici,

S. MARIA A SACRA LITTERA
Filippo Curtosi Giuseppe Candido S. MARIA A SACRA LITTERA - Non Mollare Edizioni 2010 ISBN 9788890504006 - Pag. 228, € 9,00

l’Associazione di volontariato culturale “Non Mollare” già editore di “Abolire la miseria della Calabria” esordisce come casa editrice calabrese anche nel settore del libro. Oggi, lunedì 02 agosto 2010 alle ore 18.30 a Pannaconi, Città di Cessaniti (VV), ci sarà la presentazione del libro “S. MARIA A SACRA LITTERA” di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido. Si tratta, come si legge nella prefazione affidata a S.E. Mons. Vincenzo Rimedio, di un “saggio socio religioso” sulle origini e sul culto della Madonna della Lettera, tra storia, arte e letteratura popolare edito per i tipi di Non Mollare Edizioni 2010. “La storicità della Lettera della Madonna alla Città di Messina e la soluzione di varie obiezioni che si muovono alla veridicità della Lettera. (…) Uno spaccato di religiosità popolare è proposto nella trattazione in chiave antropologica delle feste che si svolgono in Calabria, ma l’intendimento di fondo degli Autori è di focalizzare la tradizione della lettera della Madonna alla Città di Messina e della conseguente devozione alla Madonna della Lettera”.

Alla presentazione interverranno: Nicola ALTIERI, Sindaco di Cessaniti (Vv), Francesco Antonio STILLITANI, Assessore regionale al lavoro e alle politiche sociali, Francesco DE NISI Presidente della Provincia di Vibo Valentia, Mons. Vincenzo RIMEDIO Vescovo emerito della Diocesi di Lamezia Terme, il Prof. Francesco SANTOPOLO autore dell’introduzione, Padre Luigi SCORDAMAGLIA Parroco di Pannaconi, il giornalista Franco VALLONE e Gilberto FLORIANI direttore sistema bibliotecario vibonese. Saranno presenti gli autori.

Mons. Luigi RENZO Vescovo della Diocesi di Mileto non potrà essere presente per impegni precedentemente assunti ma parteciperà con un proprio messaggio.

I veleni di Crotone sulla tv fondata da Al Gore

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di Giuseppe Candido

zona industriale di Crotone

L’ex insediamento industriale di Crotone è una striscia di terreno di forma rettangolare che, a nord della Città di Pitagora, si estende per circa 5 km per una larghezza di 1,5 km circa e che, in passato, ospitò le fabbriche della Pertusola Sud, della Montedison e, dagli anni ’60, la Cellulosa Calabra spa che produceva pasta di cellulosa. La Pertusola sud, operante con 1000 operai sin dagli anni ’30, trattava il minerale orneblenda (solfuro di zinco) per ricavarne lo zinco metallico generando, come principali prodotti di rifiuto, ferriti di zinco, piombo, cadmio e rame. La Montedison (poi Enimont) fu operante sin dagli anni ’20 occupandosi di trattare fertilizzanti azotati e composti del fosforo fino al 1993 quando, a causa della messa al bando di tali prodotti, passò ad occuparsi della sintesi di zeoliti per il settore dei detergenti con il nome di Sasol Italy spa.

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Pertusola, Crotone
Pertusola, Crotone

Fino al 1976, prima dell’entrata in vigore della c.d. Legge Merli, tutte le fabbriche potevano scaricare le loro acque reflue dai cicli di lavorazione nei fiumi o nel mare e potevano “tombare” le scorie solide nel sottosuolo aziendale. Ovviamente anche l’area di Crotone fu interessata da quella dissennata procedura. Per 50 anni legalmente, senza cioè che nessuna legge lo vietasse, v’è stata una contaminazione del suolo e del sottosuolo con conseguente compromissione delle acque di falda.

Dal settembre del 2001 l’area, oggetto d’indagini della procura di Crotone per le vicende dello smaltimento illegale dei rifiuti avvenute successivamente all’entrata in vigore della legge merli, risulta inserita nei 57 siti d’interesse nazionale (SIN) da sottoporre a risanamento ambientale.

Sono i 500 ettari dello stabilimento della Pertusola Sud, i 300 ettari dell’ex stabilimento Montedison, le discariche sulla costa per ulteriori 9 ettari e il fondale marino antistante le fabbriche per una lunghezza di circa 5 km. Ma le cose stanno anche peggio.

Ma, dal 2001, di questi siti d’interesse non si è interessato granché nessuno e i rifiuti sono ancora là, spostati sotto scuole, strade, ville comunali.

«La situazione ambientale in assoluto più difficile e complicata dell’intera Calabria», ha avuto modo di definirla l’ex assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco. A differenza delle navi dei veleni che vanno cercate, le scorie tossiche di Crotone si sa dove sono.

La questione dei rifiuti tossici a Crotone, una sorta di pentola che, l’indagine Black Mountains di recente conclusa dalla procura di Crotone, svela una realtà peggiore di un incubo.

I dati in possesso del pm Pierpaolo Bruni, titolare dell’inchiesta, parlano chiaro: 290 studenti, a Crotone, hanno nel sangue, nei capelli e nelle urine una concentrazione superiore di 3-4 volte ai livelli normali di metalli pesanti come zinco, nichel piombo, cadmio e uranio. Lo dimostrano i risultati di alcuni test epidemiologici effettuati sotto la supervisione di Sebastiano Andò, consulente della procura e preside della facoltà di Farmacia dell’Università della Calabria.

Per anni gli studenti avrebbero assorbito tra le mura scolastiche veleni che possono colpire stomaco, reni e centri nervosi altamente cancerogeni.

Nella corposa consulenza fornita alla Procura di Crotone è scritto a chiare lettere che “le scorie rilasciano veleni nelle falde acquifere. Se ingerite o inalate sono altamente tossiche e cancerogene”. E ancora: “la scoria cubilot ha presentato una concentrazione di ossidi (di calcio, silicio, alluminio, magnesio e ferro) del 71,5 per cento. Tale valore risulta nettamente inferiore a quello previsto per i rifiuti recuperabili. Tale rifiuto non era ammissibile alle procedure semplificate”.

Nell’articolo “Anche in mare i veleni di Crotone” pubblicato su La nuova Ecologia.it, il giornale telematico di legambiente, si legge che “È finita anche in mare parte dei veleni utilizzati, nel crotonese, come materiale di riempimento per la costruzione di edifici pubblici e privati. È questa l’ipotesi sulla quale sta lavorando il pm della Procura di Crotone, Pierpaolo Bruni …”.

E intanto, solo grazie alla giornalista Francesca Travierso e all’inviato di Vanguard Vito Fodera, la storia viene raccontata anche su Current TV sul canale 130 di SKY. Di seguito il video … davvero da non perdere.

Al di sotto della soglia di povertà. Una telenovela italiana che dura da 15 anni

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di Margherita Giardino*

Il “nuovo” accordo Italia-Canada su assicurazione sociale firmato a Roma il 23 maggio 1995 e mai ratificato.

La Storia infinita
La Storia infinita                                Lorenzo De Seta, Olio su Tela, 2005

Sono stata emigrante in Canada per 26 anni ed ora sono in pensione. Ricevo dal Canada le due pensioni dovutemi : Canada Pension Plan $ 67 e Old Age Pension $ 310 mensili mentre, dal Governo Italiano, ricevo $ 8 (otto) mensili. Mio marito riceve più o meno quello che ricevo io, per cui complessivamente percepiamo in due circa 9.500,00 euro all’anno con due figli a casa di cui uno ancora all’università. Siamo al di sotto della soglia di povertà .

Mio marito ha lavorato ( onorando la nostra terra ) in Canada per ben 21 anni e , rimpatriato nel 1987, ha investito tutto quello che possedeva in una Impresa Edile la quale dopo venti anni di attività ha dovuto chiudere i battenti attanagliata e soffocata da debiti e da tanta disonestà , ingiustizia, malaffare, corruzione, imbrogli, ritardi, ecc.

Tra qualche mese ci pignoreranno la casa buttandoci in mezzo alla strada. L’INPS dichiara che la bassissima pensione italiana è dovuta al fatto che sia io che mio marito abbiamo contributi da lavoro in Italia per meno di due anni.

Esiste, come è notorio, un accordo internazionale su assicurazione sociale tra Italia e Canada in vigore fin dal 1979 , ed un Nuovo Accordo di Sicurezza Sociale firmato a Roma nel maggio 1995 e poi un Protocollo dello stesso firmato a Roma nel maggio del 2003: gli ultimi due stabiliscono che noi dovremmo avere garantito il diritto al trattamento minimo (ma non sono ratificati).

La stessa cosa stabiliscono i Regolamenti comunitari di sicurezza sociale (art.50 Regolamento n.1408/71 e le convenzioni ratificate con Argentina, Australia, Bosnia Erzegovina, Brasile, Croazia,

Macedonia, Principato di Monaco, Repubblica di Capoverde, Repubblica di San Marino, Repubblica Federale di Jugoslavia, Stati Uniti d’America, Tunisia e Uruguai .

Il Governo Canadese ha già ratificato il Nuovo Accordo ed il Protocollo dello stesso nel 2004 ; mentre il Governo Italiano ancora non lo ha fatto, sebbene siano già trascorsi 15 anni.

Come può la nostra tanto amata Italia calpestare e penalizzare solo gli emigranti dal/in Canada e Venezuela ( gli unici a non essere tutelati da convenzioni che non si vogliono ratificare) , commettendo una così tremenda ingiustizia ,anche contro la nostra Costituzione : art.3 ed art.38 e contro i figli che La hanno sempre amata e onorata per il mondo?.

Dal momento che tutti gli altri emigranti sono coperti da questo diritto, perché io ne devo essere esclusa ed a causa di una lunga e protratta e intenzionalmente posticipata Ratifica da parte del nostro Governo?

Il 26 maggio u.s. anche il Giudice ha dovuto rigettare la mia richiesta contro l’INPS :per cui ora dovrei ricorrere in appello, forse anche in Cassazione ecc., cose che io non posso proprio permettermi.

Considerato il mio diritto sancito dalla Costituzione Italiana: si può proporre un Provvedimento d’Urgenza affinché l’INPS riconsideri il caso e conceda questo mio diritto?

Ringrazio per avermi letto e che il Buon Dio illumini conducendo a verità e giustizia.

Albi, lì 03 giugno 2010

* Margherita Giardino è stata emigrante in Canada per 26 anni ed ora è in pensione e vive ad Albi, in Provincia di Catanzaro