RU486: Euforie elettorali e la corona degli imperatori

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di Giuseppe Candido

Cota Scopelliti Zaia
Luca Zaia – Giuseppe Scopelliti – Roberto Cota

Pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 4.4.2010

Mentre Berlusconi “scende in campo” anche on line su face book, e mentre nei retroscena dei giornali aleggia ancora la vicenda dei preti pedofili dei “Legionari di Cristo” e di come il Vaticano insabbiò tutto, Benedtto XVI presenta il conto elettorale chiedendo ai cattolici di disobbedire “le leggi ingiuste” con esplicito riferimento all’aborto e alla legge 194.

E subito dopo il voto si palesa la strategia che qualcuno chiama “cattolico padana” che ha contagiato anche il neo eletto governatore della Calabria. La Lega, ormai al governo di importanti regioni, risponde al Pontefice e si palesa subito dopo le elezioni: la pillola RU486, il farmaco che consente l’aborto farmacologico in sostituzione di quello chirurgico, stante la legge lo consenta, non sarà utilizzabile nel nuovo Piemonte di Cota dove “resterà a marcire nei magazzini” e nel nuovo Veneto di Luca Zaia che intende “bloccare gli ospedali” che ne hanno fatto già richiesta e afferma “nel Veneto mai”. Ma se il Papa che richiama i cattolici a battersi per il rispetto della vita è ovvio, logico e nessuno può (né deve) impedirglielo, le esternazioni di Cota e Zaia, oltreché di Peppe Scopelliti che non ha perso tempo per accodarsi alla Lega, ci appaiono un’interruzione di legalità se non addirittura, come sottolinea Marcello Sorgi, “un’interruzione di pubblico servizio”. Come persone. i neo eletti presidenti, hanno tutto il diritto di pensarla come credono e avere opinioni coincidenti con quelle del Papa ma, da governatori neo eletti, da uomini delle Istituzioni, dovrebbero rispettare e far rispettare le leggi esistenti anche se li si ritiene sbagliate e li si vorrebbe cambiare. Ciò sia per rispetto di coloro che li hanno votati sia anche per rispetto dei cittadini che non li hanno votati o che non sono proprio andati a votare.

Intervistata da Cristina Pugliese dai microfoni di Radio Radicale, Eleonora Artesio, assessore uscente alla sanità nella Regione Piemonte, ha risposto al neo governatore Cota: “Dopo aver condotto una campagna elettorale in doppio petto come vero rappresentante delle istituzioni Cota, appena eletto, si sta dimostrando veramente essere un uomo non delle Istituzioni. In questo Paese, fino a prova contraria, si applicano le normative che vengono determinate e non è proprio possibile che un farmaco regolarmente registrato dall’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco) non venga reso accessibile per decreto del presidente della Regione”. E ancora, continua l’ex assessore alla sanità piemontese, “un presidente della Regione ha un potere in ordine alle modalità organizzative”. L’assessore trova “molto discutibile” anche “l’inserimento delle linee guida dell’Istituto Superiore della Sanità” in quanto “il ruolo dello Stato riguarda i livelli essenziali di assistenza ma i modi organizzativi di sfruttare questi livelli attengono alle regioni”. Poi l’ex assessore si sofferma in modo particolare sulla “questione per la quale si cercano d’intimidire i direttori generali, i medici rispetto al colloquio che gli stessi devono fare con le persone per determinare qual’è il protocollo più idoneo, oltre che intervenire anche sui comportamenti delle persone perché si vìola la loro possibilità di individuare la modalità ritenuta più confacente rispetto al singolo caso” che sembra davvero “un atto di arbitrarietà e di forza giocato tutto sul piano politico e senza alcuna sensibilità nei confronti delle persone”. Anziché preoccuparsi del dissesto idrogeologico e della sanità che produce debito e non salute, anche il neo eletto Scopelliti, da alfiere azzurro, si preoccupa di bloccare il diritto delle donne ad avere il trattamento terapeutico più idoneo anche in Calabria. E meno male che almeno c’è la Prestigiacomo e la Polverini e le donne della Lega che, dallo stesso versante politico, sottolineano che esiste già una legge (la legge 194) e che, a meno di non volerla cambiare, questa deve essere fatta rispettare anche dai governatori, stante le loro legittime opinioni a meno che, davvero, non si sentano già in testa la “corona dell’imperatore”.

Politica e informazione

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di Giuseppe Candido

pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 20 marzo 2010

Libertas e La Zanzara
Libertas e La Zanzara

Definire democratiche le prossime elezioni regionali è un eufemismo. Soprattutto se si considera un dato: soltanto 5 milioni di Italiani, rispetto ai 52 milioni di aventi diritto al voto, leggono almeno un quotidiano al giorno. Dopo l’approvazione da parte della Commissione parlamentare di vigilanza del regolamento della par conditio, la Rai ha addirittura inteso sospendere le trasmissioni di approfondimento: annozero, porta a porta, ballarò hanno lasciato il campo alle tribune politiche “truffa” mandate in onda il mattino alle 9 e 30, quando anche le casalinghe sono uscite per fare la spesa.

Il Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza obbligava la tv di stato, per la quale i cittadini pagano il canone, a trasmettere nelle ultime 4 settimane prima del voto, in condizioni di parità di spazi a tutti i partiti, conferenze stampa dei leader, messaggi autogestiti, tribune elettorali. Spazi che devono essere mandati in onda in fasce di ottimo ascolto, anche all’interno o in sostituzione delle trasmissioni di prima serata. In un editoriale di Valter Vecellio pubblicato su Notizie Radicali, il quotidiano telematico dei Radicali, vengono snocciolati i dati sulle presenze di partiti e leader nelle trasmissioni della tv di Stato: “Dalle elezioni europee di giugno al 23 febbraio 2010, sono andate in onda venti puntare di “Annozero” e ventun puntate di “Ballarò” che hanno visto la presenza di almeno un esponente politico. Il “pieno” l’ha fatto il PdL, con 49 presenze; segue il PD, con 32; l’Italia dei Valori con 12, la Lega con 10, l’UdC con quattro; due presenze i radicali e la Destra; una per Sinistra e Libertà. Nove presenze di Antonio Di Pietro; sette il leghista Roberto Castelli; sei il segretario del PD Pierluigi Bersani; poi il forzista di Comunione e Liberazione Maurizio Lupi e via via: Rosy Bindi, Nicolò Ghedini, Nicki Vendola, Luigi De Magistris, Roberto Cota. Le presenze radicali sono due, Emma Bonino tutte e due le volte. Marco Pannella mai…”. “I radicali”, specifica Vecellio, “contano una presenza ad “Annozero” e una presenza a “Ballarò”, per di più presenze imposte dalle varie authority, perché fosse stato per loro, probabilmente Emma Bonino non sarebbe stata chiamata neppure quelle due volte. Ad “Annozero” il PDL è stata invitata 18 volte; nove volte il PD, sette l’Italia dei Valori; quattro la Lega. A “Ballarò” il PdL è stata invitato 31 volte, il PD 23, la Lega sei; l’Italia dei Valori cinque. … “Dal 2003 a oggi il segretario della UIL Luigi Angeletti è stato invitato 24 volte; Renata Polverini 19; Guglielmo Epifani 17; Raffaele Bonanni 16. E già questi dati dicono molto. Ma c’è un fatto ancora più curioso: Angeletti viene chiamato sette volte nel 2006, otto volte nel 2007; poi tra il 2008 e il 2010 tre volte soltanto; praticamente viene sostituito dalla Polverini, che non viene mai invitata tra il 2003 e il 2006, poi dal 2007 al 2010 viene chiamata ben 19 volte. A dispetto di Epifani, che nello stesso periodo di tempo viene chiamato solo sei volte e Bonanni 13”. In Calabria si è risolto il problema dell’informazione con le suddette tribune in cui i programmi politici dei partiti e dei candidati in corsa per il parlamentino regionale sono stati cancellati a favore dei commenti sulle inchieste e sulle intercettazioni che hanno polarizzato, imbarbarendolo, il dibattito politico. La legge sull’informazione elettorale non è stata rispettata nella fase della pre-campagna elettorale, durante il mese che precede la campagna vera e propria, in cui il servizio pubblico televisivo avrebbe dovuto informare i cittadini sulla necessità, da parte dei partiti, di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Poi sono il caos sulle liste ha visto il caso del PDL rimasto escluso nel Lazio e quello dell’esclusione della Lista di Formigoni in Lomabardia poi riammessa, a fare notizia al posto dei programmi, delle proposte, delle idee. Le trasmissioni di approfondimento sono state sospese perché un regolamento, adottato da un’autorità deputata alla vigilanza del servizio pubblico radio televisivo, ha tentato di regolarne la discrezionalità degli inviti e delle presenze dei leader politici per cercare di riequilibrare, in parità di condizioni, l’informazione sulle varie forze in gioco. In Calabria possiamo soltanto notare che, tribune “truffa” a parte, il TG Regionale della Rai, cui è rimasta rilegata e delegata l’informazione politica, ha deciso di cancellare il candidato Pippo Callipo forse perché scomodo al regime della partitocrazia che nomina direttori e vertici della Rai. C’è da chiedersi se, in queste condizioni, sia ancora il caso di pagare il canone previsto dalla legge visto che, tanto, la legge sull’informazione non viene rispettata neanche dalla stessa Rai.

Regionali, una campagna da dimenticare

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di Giuseppe Candido

Candidato al Consiglio Regionale con la lista Bonino Pannella

Definire democratiche le prossime elezioni regionali è un eufemismo. Soprattutto se si considera un dato: soltanto 5 milioni di Italiani, rispetto ai 52 milioni di aventi diritto al voto, leggono almeno un quotidiano al giorno. Dopo l’approvazione da parte della Commissione parlamentare di vigilanza del regolamento della par conditio, la Rai ha addirittura inteso sospendere le trasmissioni di approfondimento: annozero, porta a porta, ballarò hanno lasciato il campo alle tribune politiche “truffa” mandate in onda il mattino alle 9 e 30, quando anche le casalinghe sono uscite per fare la spesa. Il Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza obbligava la tv di stato, per la quale i cittadini pagano il canone, a trasmettere nelle ultime 4 settimane prima del voto, in condizioni di parità di spazi a tutti i partiti, conferenze stampa dei leader, messaggi autogestiti, tribune elettorali. Spazi che devono essere mandati in onda in fasce di ottimo ascolto, anche all’interno o in sostituzione delle trasmissioni di prima serata. In un editoriale di Valter Vecellio pubblicato su Notizie Radicali, il quotidiano telematico dei Radicali, ha snocciolato i dati sulle presenze di partiti e leader nelle trasmissioni della tv di Stato: “Dalle elezioni europee di giugno al 23 febbraio 2010, sono andate in onda venti puntare di “Annozero” e ventun puntate di “Ballarò” che hanno visto la presenza di almeno un esponente politico. Il “pieno” l’ha fatto il PdL, con 49 presenze; segue il PD, con 32; l’Italia dei Valori con 12, la Lega con 10, l’UdC con quattro; due presenze i radicali e la Destra; una per Sinistra e Libertà. Nove presenze di Antonio Di Pietro; sette il leghista Roberto Castelli; sei il segretario del PD Pierluigi Bersani; poi il forzista di Comunione e Liberazione Maurizio Lupi e via via: Rosy Bindi, Nicolò Ghedini, Nicki Vendola, Luigi De Magistris, Roberto Cota. Le presenze radicali sono due, Emma Bonino tutte e due le volte. Marco Pannella mai…”. “I radicali”, specifica Vecellio, “contano una presenza ad “Annozero” e una presenza a “Ballarò”, per di più presenze imposte dalle varie authority, perché fosse stato per loro, probabilmente Emma Bonino non sarebbe stata chiamata neppure quelle due volte. Ad “Annozero” il PDL è stata invitata 18 volte; nove volte il PD, sette l’Italia dei Valori; quattro la Lega. A “Ballarò” il PdL è stata invitato 31 volte, il PD 23, la Lega sei; l’Italia dei Valori cinque. … “Dal 2003 a oggi il segretario della UIL Luigi Angeletti è stato invitato 24 volte; Renata Polverini 19; Guglielmo Epifani 17; Raffaele Bonanni 16. E già questi dati dicono molto. Ma c’è un fatto ancora più curioso: Angeletti viene chiamato sette volte nel 2006, otto volte nel 2007; poi tra il 2008 e il 2010 tre volte soltanto; praticamente viene sostituito dalla Polverini, che non viene mai invitata tra il 2003 e il 2006, poi dal 2007 al 2010 viene chiamata ben 19 volte. A dispetto di Epifani, che nello stesso periodo di tempo viene chiamato solo sei volte e Bonanni 13”. In Calabria si è risolto il problema dell’informazione con le suddette tribune in cui i programmi politici dei partiti e dei candidati in corsa per il parlamentino regionale sono stati cancellati a favore dei commenti sulle inchieste e sulle intercettazioni che hanno polarizzato, imbarbarendolo, il dibattito politico. La legge sull’informazione elettorale non è stata rispettata nella fase della pre-campagna elettorale, durante il mese che precede la campagna vera e propria, in cui il servizio pubblico televisivo avrebbe dovuto informare i cittadini sulla necessità, da parte dei partiti, di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Poi il caos sulle liste ha visto il caso del PDL rimasto escluso nel Lazio e quello dell’esclusione della Lista di Formigoni in Lomabardia poi riammessa, fare notizia al posto dei programmi, delle proposte, delle idee. Le trasmissioni di approfondimento sono state sospese perché un regolamento, adottato da un’autorità deputata alla vigilanza del servizio pubblico radio televisivo, ha tentato di regolarne la discrezionalità degli inviti e delle presenze dei leader politici per cercare di riequilibrare, in parità di condizioni, l’informazione sulle varie forze in gioco. In Calabria possiamo soltanto notare che, tribune “truffa” a parte, il TG Regionale della Rai, cui è rimasta rilegata e delegata l’informazione politica, ha deciso di cancellare il candidato Pippo Callipo forse perché scomodo al regime della partitocrazia che nomina direttori e vertici della Rai. C’è da chiedersi se, in queste condizioni, sia ancora il caso di pagare il canone previsto dalla legge visto che, tanto, la legge sull’informazione non viene rispettata neanche dalla stessa Rai.

Pannella: la Rai Calabria da denuncia penale. Callipo: lo specchio di questa brutta politica

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MARCO PANNELLA HA COMMENTATO QUESTA MATTINA A RADIO RADICALE L’ESCLUSIONE DI PIPPO CALLIPO DALLA TRIBUNA POLITICA DEL TG CALABRIA. CALLIPO: LA RAI CALABRIA SPECCHIO DI QUESTA BRUTTA POLITICA CHE I CALABRESI DEVONO AVERE IL CORAGGIO DI BOCCIARE CON IL VOTO IL 28 E 29 MARZO

“Di quello che è successo a Callipo bisogna informare immediatamente il presidente della commissione di vigilanza, perché questa è una cosa da licenziamento o da denuncia penale alla Rai”. Lo ha detto il leader radicale Marco Pannella, commentando, questa mattina in diretta a Radio Radicale, l’esclusione di Pippo Callipo, candidato alla Presidenza della Regione Calabria, dalla tribuna elettorale della testata giornalistica regionale della Calabria.

Callipo, che sta valutando il da farsi, ha aggiunto: “La Rai Calabria è lo specchio di questa brutta politica che i calabresi debbono avere il coraggio di bocciare col il voto il 28 e 29 marzo. Non pensavo, francamente, che si arrivasse a tanto. Ho constatato con i miei occhi che c’è anche di peggio della politica che ha mortificato e affamato la Calabria. Quando non si fa bene il proprio mestiere si gioca contro la Calabria. Paghiamo noi cittadini questa Rai che anziché dare conto in maniera imparziale ed impersonale di tutte le voci in campo, ubbidiente ai politici che viaggiano a nostre spese con macchine, sirene e lampeggianti anche quando fanno campagna elettorale e che, anche quando la Calabria frana, guarda caso, riescono ad arrivare puntuali dappertutto. Per questi episodi forse non è previsto alcune reato specifico, ma se mi è permesso dire quello che penso, a me cittadino che per fare politica devo sopportare personalmente tutti i costi, non posso dire altro che tutto questo è immorale. Ed è ora che i calabresi si ribellino! La Calabria è colpita dal maltempo, frana, le strade sono interrotte, interi paesi sono a rischio e la gente nelle case non ha acqua, luce e non sa come cavarsela, ma la Rai Calabria, come se tutto ciò non la riguardasse, se ne frega di tutto e manda in onda un confronto tra i candidati alla Presidenza senza di me. Qui, badate bene, non è più solo una questione politica. Qui c’è evidentemente gente che non conosce più il ritegno, non ha più autonomia professionale e vive soltanto per accontentare i potenti con cui condivide i privilegi, mentre tutti noi altri paghiamo le tasse e tiriamo la carretta.”

www.giuseppecandido.it

Giovanna Fiumara: "Giù le mani dei partiti da ASL e sanità"

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Elezioni regionali in Calabria: Comunicato di Giovanna Fiumara, il medico internista di Crotone oggi malata di SLA, la sclerosi laterale amiotrofica e candidata al Consiglio Regionale della Calabria con la lista Bonino Pannella a Crotone.

Giovanna Fiumara
Giovanna Fiumara e Giuseppe Candido

“I disabili sono abbandonati”. Giovanna, che parla da malato dritto al cuore della politica, è candidata a Crotone, la sua città: “Scusi, le serve il riluzolo? Ma cchi de ch’è (cos’è che è)? Una cosa che si mangia o si beve?” No, – continua Giovanna Fiumara che coi radicali si batte per i diritti di tutti i disabili come lei – “il rilazolo è una medicina di base per il trattamento della SLA, spiega la dottoressa che con la malattia convive da tre anni e, “fino ad oggi è senza questa medicina”.

La motivazione è assurda: Giovanna è “in attesa del piano terapeutico” si legge nel comunicato. E la denuncia dell’esponente Radicale continua ancora: “Se la stanno giocando a pallina: Le ASP di Crotone e Catanzaro”. Entrambe le ASL dicono “Non spetta a noi!” Eppure, continua Giovanna Fiumara nel suo comunicato di denuncia, “al ministero della salute a Roma, presso il dipartimento di malattie rare, hanno detto che le ASP possono richiedere questo farmaco che, agendo sulla biosintesi del glutammato, contrastando la produzione troppo rapida che causa il motoneurone “malato” o, meglio, sottoposto a stress biochimico e neurologico”. Ancora una cura non c’è ma, il farmaco che Giovanna chiede venga fornito gratuitamente nel piano a tutti i malati che come lei ne hanno bisogno, “non guarisce la malattia ma ne rallenta l’evoluzione”. In sostanza, spiega ancora la Fiumnara nel comunicato, “il farmaco rallenta la malattia impedendo ai muscoli di morire, atrofizzandosi, in maniera troppo rapida”. “Agazio Loiero parla solo dei 280 punti che ha fatto ma di quello che non ha fatto, del disastro economico e dell’inefficienza sanitaria in cui lascia la Calabria e i calabresi, soprattutto i disabili, di tutto questo perché non ne parla? Perché, da politico, non si assume le sue responsabilità politiche?”.

Le regole e il consenso

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di Giuseppe Candido

Pubblicato domenica o7 marzo 2010 su “Il domani della Calabria

Può il consenso fare a meno delle regole? Forse è proprio questo il punto. Può la democrazia fare a meno della sua stessa legge, del “patto che ci lega”, e crollare, collassare, al minimo controllo di legalità? E’ sempre di strage di legalità che si parla nella battaglia politica che i Radicali della lista Pannella stanno portando avanti. La vicenda delle liste in Lombardia e nel Lazio sono assai diverse tra loro. Come diverso è il caso “Calabria” sollevato con il ricorso di Franco Corbelli e dove le elezioni sarebbero, il condizionale è d’obbligo, a rischio annullamento per la mancata previsione dei meccanismi per l’assegnazione dei nove seggi del Consiglio, del quota maggioritaria, non più assegnati col listino del presidente perché abolito. L’accesso agli atti richiesto dal Radicale Marco Cappato in Lombardia con la conseguente esclusione, per ora confermata dai giudici della Corte d’Appello di Milano, della lista di Formigoni e con irregolarità sulle firme riscontrate pure sulla lista di Penati, candidato del PD, è una vicenda assai diversa da quanto accaduto nel Lazio dove il PdL non ha presentato la lista in provincia di Roma per un panino o un candidato dell’ultimo momento e per cui si pretendeva di accedere per la presentazione ben tre quarti d’ora dopo l’orario di chiusura. Quest’ultima evidenzia semplicemente quello che pure Feltri ha titolato come “un partito di matti” in cui, anziché procedere ad un sano mea culpa, si accusa la “violenza” dei Radicali che sono, per statuto e per metodo di lotta, nonviolenti, scritto unito e senza trattino alla Capitini. I Radicali, per pignoleria o per farne caso politico, hanno infilato “un bastone nell’alveare impazzito” e il sistema non ha retto ad un semplice controllo di legalità. Anche senza Radicali, come avrebbero potuto, i Carabinieri del Tribunale, consentire l’accesso per la presentazione della lista del PdL, dopo ben 45 minuti oltre l’orario previsto per legge. Conoscendo personalmente Diego Sabatinelli, chi scrive è certo che il dirigente dei Radicali si è solo sdraiato a terra chiedendo ai militari di fermare i “ritardatari”. Chi ha affermato il contrario è stato già querelato per calunnia. Eppure le vicende hanno un filo in comune. In Calabria la situazione sarebbe a rischio perché la Corte d’Appello sembra essersi accorta della validità della tesi di Franco Corbelli secondo la quale manca, nella modifiche alla legge elettorale fatte lo scorso 6 febbraio, la previsione del meccanismo con cui assegnare i nove seggi non più assegnati con il sistema “listino del Presidente”. Personalmente, da Radicale militante, l’avevo scritto, nonviolentemente, più volte dalle colonne di questo giornale, quando abbiamo denunciato il semplice fatto che, come dice il Consiglio d’Europa, non sono democratiche quelle elezioni in cui si cambiano le regole, le leggi elettorali, un anno prima del voto. In Calabria si è modificata la legge elettorale sia il 6 febbraio 2010 e sia, cosa ancor più grave, il 12 febbraio 2010 dopo, cioè, la data (8 febbraio) d’indizione dei comizi elettorali. Esiste una sentenza del Consiglio di Stato che afferma esplicitamente che non sono da ritenersi valide, e non si applicano per la tornata in corso, quelle modifiche alla legge elettorale intervenute dopo la data d’indizione dei comizi elettorali. Per cui è evidente che tutte le procedure seguite per la presentazione delle liste, compresa l’esenzione dalla presentazione delle firme della lista regionale del Presidente, non dovrebbero ritenersi valide per la tornata elettorale in corso. Loiero e Scopelliti le hanno presentate le firme o si sono ritenuti esentati dal farlo per la modifica del 12 febbraio, sulla base del loro presunto consenso? A chi scrive risulta che non sono state raccolte e che soltanto Pippo Callipo ha presentato le firme. E chi sa cosa uscirebbe se fossero, magari a campione, controllate le liste provinciali di quei partiti che, non esonerate dal farlo, le hanno raccolte nel silenzio assordante dei media? Anche in Calabria la strage di legalità è palese come è stato evidente il mancato rispetto della legge sull’informazione dei cittadini, da parte del servizio pubblico radiotelevisivo, durante la fase pre-elettorale di raccolta delle firme. E’ la strage di regole urbanistiche a causare il dissesto idrogeologico, ed è la strage di regole che appesta la sanità dove direttori si diventa in base all’appartenenza partitica e dove, stante si spenda di più che in altre regioni, i cittadini hanno un sistema inefficiente ed inadeguato. Una situazione di violazione sistematica della regola ben rappresentata, ora, da tutti quei manifesti “abusivi” affissi al di fuori degli spazi previsti dalla legge da molti di coloro che, in corsa per una poltrona, si candidano a rappresentare i cittadini nella massima istituzione regionale. Un esempio, questo, che rischia di far passare un messaggio: se la regola non esiste per “loro”, se la regola essenziale si può modificare all’ultimo momento a proprio piacimento, allora la regola non esiste per nessuno, tranne, magari, per il migrante che, per un timbro quadro anziché tondo si trasforma in clandestino. Elezioni che non sono democratiche e che, forse, sarebbero meglio annullare e rinviare perché fatta con regole non chiare, dell’ultimo momento. Elezioni, che se si svolgeranno, sono a grave rischio ricorsi anche qui in Calabria, dove la strage di legalità e di regole che è “peste italiana”, ci espone ad un rischio forse ancor più grande. Al rischio, cioè, che la massima Istituzione regionale, per disattenzione dei candidati Presidenti, per foga elettorale, venga, per dirla alla Mario Draghi, “pervasa dalla ‘ndrangheta” e, per dirla pure alla Pannella, dal “malaffare partitocratico” del sistema politico, nazionale e regionale, che pensa ad “opere faraoniche” o alle nomine nella sanità.

Welby, l’uomo che scriveva da Dio

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“Ocean Terminal”, romanzo postumo, ricorda Bukowski e Kafka

di Alessandro Litta Modignani

ocean terminal
Piergiorgi Welby, Ocean terminal

C’è molto Bukowski nel romanzo postumo di Piergiorgio Welby, il malato terminale che appellandosi al Presidente Napolitano e scrivendo “Lasciatemi morire”, sconvolse i sonni di politici clericali e alti prelati nell’autunno del 2006.

“Ocean Terminal” (170 pagine, 17,50 euro, Castelvecchi Editore) è un romanzo convulso, allucinato, a tratti schizoide. Il racconto è frammentario e procede a strappi. La prosa è cruda, iper-realistica, spesso violenta e oscena. Non mancano però pagine tenui, riflessive, in cui l’autore abbandona improvvisamente ogni aggressività per scivolare nei ricordi dolci dell’infanzia. Il labile confine fra prosa e poesia spesso è infranto di slancio: interi paragrafi sembrano scritti in versi, rivelando una tecnica di straordinaria potenza narrativa. Le parole che chiudono il romanzo (“Anche il dolore è muto questa notte”) sarebbero state un titolo altrettanto perfetto; e sono un endecasillabo.

Welby ci rimanda dunque a Bukowski – che infatti nel libro è citato quattro volte – ma ancor più a Kafka, in particolare a “La metamorfosi”, cui l’autore dedica un’amara riflessione: “Io sono sempre io e non avrò mai la fortuna di risvegliarmi scarafaggio, verme, grillo, ragno…”. Anche l’allucinato racconto iniziale (una specie di introduzione a sé stante) e molti altri spezzoni del romanzo sono di tipica impronta kafkiana, nel filone classico della letteratura fantastica.

“Ocean Terminal” è un libro autobiografico, ricco di riferimenti filosofici, artistici, religiosi, letterari, cinematografici, a testimonianza della vastissima curiosità intellettuale dell’autore e della sua cultura enciclopedica. Grandi protagonisti sono la droga, il sesso e naturalmente la malattia,. La sofferenza fisica di Welby è all’origine del malessere psicologico ed esistenziale che lo porterà a sprofondare negli abissi della tossicodipendenza. Le corsie d’ospedale, le medicine, le iniezioni, le infermiere sono lo scenario della vita quotidiana. Il bisogno di amare è bruciante e carnale, il desiderio si manifesta in un senso del possesso irrefrenabile e spasmodico.

Alla fine il romanzo resta incompiuto: proprio l’impossibilità di continuare a scrivere, agli inizi del 2006, indurrà Welby alla richiesta di una “morte opportuna”, che otterrà il 20 dicembre grazie all’aiuto di Marco Pannella e di un medico coraggioso, Mario Riccio. Tuttavia il libro assolve alla sua missione, rivelandoci uno scrittore e poeta di eccezionale talento. Ringraziamo dunque ancora una volta Piero Welby: dicendo “amo la vita, voglio l’eutanasia”, egli ha prometeicamente strappato agli Dèi libertà e dignità per gli esseri umani; scrivendo questo romanzo, ha confermato il proprio valore letterario. Era un vero uomo, scriveva da Dio.

Libertà di ricerca e ricerca di libertà

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di Giuseppe Candido

Pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 11 febbraio 2009

Luca Coscioni incontra José Samarago - Foto Associazione Coscioni Flickr

“Se noi vivessimo in un mondo giusto, capace di non confondere ciò che è bene con ciò che è male, la lotta coraggiosa di Luca sarebbe sfociata in un movimento sociale forse inarrestabile. Non è colpa esclusivamente di Berlusconi: c’è anche l’apatia generalizzata delle persone”. E’ così che si esprime il Premio Nobel per la letteratura Josè Saramago nell’intervista concessa di recente al mensile dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Il 20 febbraio di quattro anni fa moriva un alfiere che, al pari di Galileo e di Giordano Bruno, ha condotto la sua battaglia per la libertà di ricerca e per la ricerca di libertà in questo Paese dove, i proibizionismi bigotti e clericali continuano a dettare le linee politiche. Ricordo come se fosse ieri le parole di Marco Pannella che, visibilmente commosse e commoventi, annunciavano la morte di Luca agli ascoltatori di Radio Radicale. Poi il diluvio di dichiarazioni di politici, uomini del mondo della cultura, delle scienze di tutto il mondo. Luca Coscioni era malato di SLA, la sclerosi laterale amiortofica, una malattia degenerativa nota anche come malattia dei moto-neuroni. Una patologia degenerativa progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni del moto, sia centrali sia periferici, e non lascia scampo, “sconfigge sul piano fisico in partenza e, l’unico modo per resistervi, è quello mentale”. Una malattia rara, che riguarda 1-3 casi ogni 100.000 individui all’anno e la cui origine non è ancora nota alla scienza e che non colpisce le capacità intellettive del malato lasciandogli intatta la mente in un corpo che via via perde le sue capacità di operare: di parlare, di muoversi, di nutrirsi, di respirare. Con la morte che interviene per soffocamento quando si decide, come decise Luca, di non farsi ventilare artificialmente. Ma Luca era anche il presidente di Radicali Italiani eletto, per la prima volta, con il metodo delle elezioni on line. Una forza dirompente e coinvolgente che mi convinse ad iscrivermi al Partito di Bonino e Pannella di cui ero già estimatore. “Ci sono malattie con le quali è possibile vivere. Altre con cui è possibile convivere. Infine, ve ne sono alcune alle quali si può sopravvivere. La sclerosi laterale amiotrofica – scriveva col suo comunicatore Luca Coscioni – non rientra in nessuna di queste tre categorie, è una malattia che non lascia molto spazio di manovra e che può essere affrontata soltanto sul piano della resistenza mentale. Se, infatti, ci si confronta con essa sul piano fisico si è sconfitti in partenza. L’intelletto è l’unica risorsa che può aiutarti”.

Qualcuno sostenne che Luca fosse stato strumentalizzato dai Radicali mentre tutti, sia il centro sinistra sia il centro destra, gli negarono, alle Regionali di cinque anni fa, la possibilità di presentare le liste “Luca Coscioni” in tutta l’Italia. A questi signori Luca rispondeva che, proprio lui, “Muto”, avesse, “in realtà, restituito la parola a 50 premi Nobel, e a centinaia di scienziati di tutto il mondo, anche loro resi muti, in Italia, dal silenzio della politica ufficiale e del sistema informativo, su temi fondamentali per la vita, la salute, la qualità della vita, e la morte, dei cittadini italiani (…). La circostanza che una persona gravemente malata, che non può camminare, che per comunicare è costretta ad utilizzare un sintetizzatore vocale, viva pienamente la propria esistenza, questa circostanza, dicevo, rischia infatti di scuotere le coscienze, le agita, le mette in discussione. Il fatto poi che io abbia sollevato una questione politica, che non abbia accettato di rappresentare un cosiddetto caso umano, che abbia scelto lo strumento della lotta politica, infastidisce enormemente. Perché, in Italia, la persona malata, non appena una diagnosi le fa assumere questo nuovo status, perde immediatamente, elementari diritti umani, e tale perdita è tanto maggiore, quanto poi più gravi sono le condizioni di salute della persona in questione. “La mia, la nostra battaglia radicale per la libertà di Scienza”, scriveva ancora Luca, “mi ha consentito di riaffermare, in particolare, la libertà all’elettorato passivo, il poter essere cioè eletto in Parlamento, per portare istanze delle quali nessun’altra forza politica, vuole, e può essere portatrice”. Non era Luca ad aver scelto la battaglia ma era stata la battaglia che lo aveva scelto: “La battaglia radicale, alla quale sto dando spirito e corpo, è quella per le libertà, e in particolare quella di ricerca scientifica. E’ una battaglia radicale che non ho scelto, così come Marco Pannella non mi ha scelto e designato alfiere, porta bandiera della libertà di Scienza. E’ una battaglia radicale che mi ha, ci ha scelto. La stiamo combattendo, così come si vive un’esistenza, percorrendola, sapendo che non la si è scelta, ma che se ne può essere gli artefici nel suo divenire”.

Il 16, 17 e il 18 febbraio dei quattro anni fa Luca, stante le condizioni sempre più gravi, intervenne al primo congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica cui parteciparono numerosi personaggi, premi Nobel e politici. In quell’ultimo intervento pubblico Luca riaffermò la forza della verità della sua battaglia “in un momento particolarmente difficile” della sua esistenza. “La coscienza del tempo della vita, della sua libertà, della dignità umana e del limite oltre il quale non andare, producono pensieri e sentimenti inaccettabili ed inaccessibili. La posta in gioco è troppo alta per lasciar passare del tempo, altro tempo”. Ma ancora tanyto tempo, come per gli errori del passato, servirà per far capire gli errori di una Chiesa assai lontana dal sentito vero dei suoi stessi credenti, una Chiesa che vuole il sondino obbligatorio per tutti, che non consente alle coppie la fecondazione eterologa e la diagnosi preimpianto per evitare che i propri figli abbiano malattie genetiche, una Chiesa che preferisce chiedere sacrificio e non invece misericordia. Ma quel che è peggio è il fatto che la classe politica, quella che dovrebbe fare leggi per tutti e non per compiacere una ristretta ologarchia ecclesiastica, è invece genuflessa ai suoi dettami.

Libertà di parola per Giovanna

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Giovanna vuole parlare, chiede soltanto che le venga dato al più presto il comunicatore vocale che le darà la libertà di parola che una malattia come la SLA e l’inefficienza sanitaria non gli consentono più di avere autonomamente. Il diritto di manifestare, con ogni mezzo, il proprio pensiero è sancito dall’Art 21 della nostra Costituzione. E’ evidente che tale principio debba trovare la sua piena applicazione in qualsiasi momento della nostra vita. Anche e soprattutto, quando si è malati, affetti da una grave malattia che tende, ogni giorno che passa, ad immobilizzarti sempre di più e ad impedirti di svolgere una vita normale. Ma non è di “caso umano” che si tratta bensì di un caso politico.

Giovanna Fiumara è un medico chirurgo con quattro specializzazioni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che sarà candidata alle prossime elezioni regionali in Calabria sempre che, la lista Bonino Pannella, la lista che vede numerosi militanti dell’associazione Luca Coscioni, riuscirà a raccogliere le firme prescritte mentre la partitocrazia calabrese cambia di continuo la sua legge elettorale, l’ultima modifica con blitz notturno, e ad un passo dal voto. Come tutti i malati di SLA, Giovanna, ci tiene a sottolinearlo nella sua e mail con cui ha contattato la prima volta l’associazione Luca Coscioni, è assolutamente capace di intendere e volere. “Vogliono risolvere la mia assistenza chiudendomi in una casa di riposo. Io ho 45 anni e sono ancora capace” ha scritto Giovanna nella sua mail. E su questo, sul diritto all’assistenza domiciliare di tutti i malati come lei, oltre che della lotta per avere un comunicatore vocale e poter dire la sua, vuole farne una battaglia politica. L’ho incontrata di persona, come responsabile per la lista Bonino Pannella in Calabria, giovedì 14 gennaio 2010 per la prima volta per chiederle la sua disponibilità a candidarsi e, appena l’ho vista, mi ha guardato negli occhi, ha capito chi ero, mi ha sorriso ed è scoppiata in lacrime dicendo che questa possibilità che le veniva offerta era “un segno del Signore”. Decidendo, anche lei, di usare i Radicali come strumento della sua lotta di civiltà. Tra le sue specializzazioni c’è anche quella di medico legale e, in passato, ha lavorato nel tribunale di Crotone come perito legale. Oggi Giovanna non è in grado di parlare poiché la malattia, che le lascia tutta la sua lucidità e il fervore intellettuale, le toglie però una libertà fondamentale, la libertà di parola. Fondamentale soprattutto in un momento in cui lei vorrebbe spiegare il perché della sua candidatura e non può farlo perché ci vorranno ancora una decina di giorni dicono dalla direzione sanitaria che si occupa del caso. Una libertà cui Giovanna, però, non intende rinunciare e per la quale è disposta a lottare. Giovanna è prigioniera del proprio corpo e non riesce, senza l’ausilio di uno speciale comunicatore sociale, ad esprimere le proprie volontà, le proprie idee, con la voce e, tanto meno, con i gesti. Non può chiedere ai suoi amici di sostenerla in questa battaglia andando a firmare la lista perché il comunicatore arriverà, ma troppo tardi.

Questi apparecchi non sono forniti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale poiché il nomenclatore relativo all’assistenza protesica risale agli anni ’90 ed è quindi obsoleto. La Calabria, come Regione, ha autorizzato autonomamente il sussidio che ancora, però, non arriva.

Oggi alla politica impegnata nelle elezioni regionali, con primarie che prima si fanno per statuto, poi si fanno per legge, poi non si fanno manco per niente, alla politica impegnata in alleanze, inciuci e in primarie farsa per conservare le poltrone, a questa politica, Giovanna fa una specifica richiesta: di consentirgli di esporre le ragioni della sua candidatura. Chiede di poter spiegare agli elettori come lei, da malato, vorrebbe rivoluzionare la sanità in Calabria, la gestione dell’ambiente e della cosa pubblica calabrese sempre più allo sbando. Ma non può farlo perché mantenuta “muta” per altri dieci giorni, che a noi potrebbero sembrare pochi, ma che, in quelle condizioni di silenzio forzato, sono un’eternità. Giovanna chiede che le sia garantita un’assistenza domiciliare mentre si tolgono in fondi all’assistenza domiciliare e chiede che le venga al più presto consegnato il comunicatore per poter avere libertà di parola e poter iniziare la sua battaglia di libertà.

Giuseppe Candido

www.almcalabria.org