@RitaBernardini e @MarcoPannella a #Catanzaro sabato 22 novembre per presentare ‘la peste ecologica e il caso Calabria’, il #libro di Giuseppe Candido

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Care amiche e cari amici lettori di Abolire la miseria,

PrimaPESTE
La copertina

  l’Associazione di volontariato culturale Non Mollare, ha il piacere di annunciare la prima presentazione del libro La peste ecologica e il caso Calabria di Giuseppe Candido che si terrà sabato 22 novembre 2014, alle ore 18:00 presso la Sala della Giunta Provinciale di Catanzaro (Piazza Luigi Rossi, 1 – Catanzaro).
A seguire si aprirà un dibattito sul ‘Rischio idrogeologico, sismico e ambientale’ in Calabria (e non solo) al fine di promuovere, da subito, una diversa politica per il territorio.

Alla presentazione del libro interverranno l’On. Rita BERNARDINI Segretaria di Radicali Italiani e l’On. Marco PANNELLA, presidente Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, autori dell’introduzione al volume, l’Avv. Filippo CURTOSI, presidente dell’Associazione di volontariato culturale Non Mollare e direttore responsabile di Abolire la miseria della Calabria, il Prof. Carlo TANSI, geologo ricercatore presso il CNR-IRPI, autore della prefazione, il Dott. Francesco FRAGALE presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria che, lo scorso mese di agosto, ha inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi proprio su questi temi, e lo scrivente, autore del volume.

Il dibattito sarà condotto e moderato da Antonio GIGLIO, consigliere comunale di Catanzaro. La partecipazione è aperta a tutti.


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Contro #LaBuonaScuola di #Renzi, manifestazione nazionale @GildaInsegnanti

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… E di tutti i lavoratori del comparto scuola di buona volontà.

La federazione Gilda-Unams, organizzazione sindacale del comparto scuola riunita a Roma nei suoi vertici nazionali lo scorso 29 ottobre, ha indetto per il prossimo 23 novembre anziché uno sciopero, una manifestazione nazionale a Firenze. La speranza è riuscire ad organizzare una grande manifestazione dei docenti e dei lavoratori della scuola, proprio dopo il termine delle consultazioni volute dal Governo sul documento la buona scuola.

Il corteo partirà da Piazza Cavalleggeri per arrivare sino a Piazza Ognissanti dove, a conclusione della manifestazione, ci saranno gli interventi degli oratori.

Nel documento ufficiale diramato dal coordinatore nazionale Rino Di Meglio a tutti i coordinatori provinciali si legge che ‘la scelta della data viene a cadere la settimana successiva alla fine della consultazione del Miur e di domenica, per permettere a tutti coloro che vorranno partecipare di esserci‘.

<<L’intenzionesi legge nel documento – è di tenere la manifestazione nella città simbolo della politica renziana, che è anche culla della cultura italiana; là dove è partita la sua corsa alla segreteria del Pd e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In questo modo si vuole sottolineare l’opposizione della Gilda al progetto #LaBuonaScuola>>.

Al seguente link è possibile scaricare il documento di convocazione della manifestazione di Firenze

Sullo stesso argomento.

#LaBuonaScuola: intervista a Rino Di Meglio, coordinatore Gilda

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“Ci faranno recuperare pure il capodanno”, “ok assunzioni, da un lato danno dall’altro tolgono”

di Vincenzo Brancatisano

Anche le badanti godono degli scatti di anzianità e tutti gli insegnanti in quasi tutti i Paesi del mondo li hannoInvece il nostro premier, privando gli insegnanti e solo loro degli scatti di anzianità e sostituendo i medesimi con un sistema di raccolta punti che premia chi invece di insegnare si dedica ad altro, finisce per mortificare il bravo insegnante”.

Altro che merito, insomma. Rino di Meglio, leader nazionale della Gilda, contesta punto per punto il progetto di riforma della scuola ideato dallo staff del presidente del Consiglio Matteo Renzi e carica i suoi per la grande manifestazione indetta dal suo sindacato per il 23 novembre prossimo a Firenze, città simbolo, perché “da qui il nostro premier ha preso le mosse come politico”.

Di Meglio, in sostanza secondo il governo la scuola attuale è una scuola cattiva…
“Il problema è proprio questo. Se il nostro governo presenta le Linee guida sulla scuola come Buona scuola si fa intendere che la scuola attuale non sia buona. Io ritengo invece che la nostra scuola sia certo rinnovabile ma che con le risorse limitate che ha sia addirittura più che buona e sia condotta da buoni insegnanti. Tanto che la nostra scuola sforna ogni anno buoni laureati, moltissimi dei quali vanno all’estero e trovano immediatamente lavoro. Poi ci sono cose che non funzionano. Ad esempio, un sistema disorganizzato e la piaga del precariato”.
La Buona scuola infatti punta molto sulla stabilizzazione di circa 150.000 precari.
“Siamo d’accordo che la piaga del precariato sia eliminata. Peraltro è un atto dovuto visto che il 26 novembre prossimo molto probabilmente ci sarà la condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia di Lussemburgo proprio per lo sfruttamento eccessivo dei contratti a termine”.
Loro lo ammettono. Nelle Linee Guida si premette infatti che c’è stato un abuso colpevole che sarà colmato da una pesante condanna della Corte.
“Sì, è vero. Anche se molti sono preoccupati e dicono che potrebbe essere una polpetta avvelenata per i sindacati”
In che senso?
“Nel senso che ci si dà una cosa e ci si toglie altro”.
Perché dice cosi?
“Non dimentichiamo che il progetto prevede dei contenuti devastanti per la concezione che dimostra di avere del lavoro degli insegnanti. Sono previsti gli scatti di competenza, l’assunzione diretta e quello del governo delle scuole. Si intravede la scuola come un centro di erogazioni di servizi a domanda e non come un’istituzione della Repubblica. E questo non va bene. Pensi che le parole cultura e conoscenza non sono usate nei loro documenti. Invece si usano le parole azienda, cliente, genitore. D’altra parte, al di là del documento, alcuni tecnici ideatori delle Linee Guida hanno già detto con chiarezza che studenti e genitori devono partecipare alla valutazione degli insegnanti”.
“Io sono d’accordo che gli insegnanti siano valutati, ma a una condizione”.
Quale?
“La condizione è che la valutazione venga applicata a tutti i settori della società. Facciamo allora valutare i giudici dai condannati e i medici dai pazienti. Io penso che dobbiamo prima metterci d’accordo su cosa sia la figura del docente e poi parliamo di valutazione”.
Chi è un buon docente?
“Il buon insegnante è colui che conosce bene quel che deve insegnare e lo trasmette efficacemente ai propri alunni. E per valutare se un docente è più o meno bravo può esserci soltanto uno che è competente sul tema e che lo valuta rispetto a questi elementi”.
E invece?
“E invece si intende valutare gli insegnanti sulla base di attività extra, che non hanno nulla a che fare con la funzione docente, come è previsto con gli scatti di competenza: qui si stabilisce che ad avere i punti sulla tessera a premi siano docenti che svolgono attività che non hanno nulla a che fare con l’insegnamento e che seguono corsi di formazione costosi e con contenuti culturali discutibili”.
Di Meglio, mi spiega perché si è arrivati a tanto?
“Perché gli insegnanti da anni sono vittime di una campagna di delegittimazione. Si è voluto diffondere il pregiudizio che lavorano poco”.
La banca delle ore basata sul principio che i giorni di sospensione delle lezioni costituiscano un monte ore da recuperare come supplenze parte da qui?
“Che cos’è la banca delle ore, se non un principio devastante secondo cui il professore diventa un professionista a chiamata, come un vigile del fuoco? Da questo a che si possa arrivare a far recuperare il giorno di Capodanno il passo è breve. Insomma, ti chiamo quando mi servi. Il docente peraltro sarebbe l’unico lavoratore che non avrebbe l’orario definito. Ma avere l’orario definito significa sapere quando si lavora e quando c’è il tempo libero. Già oggi, con i buchi, l’orario si moltiplica a dismisura”.
Anche lei se la prende con i buchi? E’ vero però che durante i buchi il prof si riposa proprio perché insegnare bene stanca.
“Sarebbe così se i buchi fossero ore retribuite. Ma non è così. Se succede per un’ora alla settimana va bene, altrimenti si resta in ostaggio della scuola se si aggungono l’orario delle riunioni, quelle di ricevimento dei genitori, i compiti da correggere, le preoccuopazioni che ci si porta dietro. E’ una caratteristica della sola scuola italiana quella di avere numero infinito di riunioni. Negli altri Paesi del mondo non esistono queste riunioni che tolgono peraltro energia ai professori. C’è un’idea aziendialistica dell’autonomia scolastica”.
Lei denuncia che la Buona scuola produce il disconoscimento della carriera.
“Oggi abbiamo gli scatti di anzianità e si fa credere che a scuola si guadagna di piu perché si diventa vecchi. Voglio ribadire che questo messaggio renziano non è vero. Gli scatti semmai premiano l’esperienza, che ha un valore”.
Certo, più si lavora, più aumenta l’esperienza, si diventa migliori. Non è così in tutte le altre professioni?
“Ma certo! Anche le badanti hanno gli scatti di anzianità e tutti gli insegnanti in quasi tutti i Paesi del mondo hanno gli scatti di anzianità. Qui invece si vuole fare questo. La verità è che non c’è un euro di investimento e allora si levano i soldi da una parte e si mettono dall’altra. Si vuole risparmiare e dunque si scrive che a ottenere gli aumenti triennali di stipendio sarà solo il 66 per cento dei docenti”.
In sostanza si consacra l’idea che l’altro 33 per cento è fatto di insegnanti cattivi
“Non solo. Per far ottenere gli scatti si lavora sulla mobilità e si spingono le persone a andare in scuole in cui i professori sono considerati scarsi, con la prospettiva di prendere il loro posto, migliorando in questo modo, secondo loro, la qualità di quelle scuole. Questo è scritto ma è una mistificazione. Così come sono mistificatorie le tabelle stipendiali dove si arriva a scrivere che i docenti arrivano attualmente a guadagnare fino a 50.000 euro. In realtà hanno aggiunto un 25 per cento”.
E come hanno fatto?
“Hanno indicato il lordo Stato e non il lordo dipendente”.
Speghiamo. Il lordo dipendente è la somma su cui si calcolano le ritenute a carico del dipendente ed i contributi a carico dell’amministrazione. Il lordo stato si ha sommando al lordo dipendente i contributi a carico dell’amministrazione. Hanno fatto questo?
“E’ così. E si arriva a dire che il docente bravo guadagnerebbe di più. Invece se anche riuscisse a ottenere tutti gli scatti di competenza, e non è detto visto che deve darsi da fare accumulando punti, non avrebbe comunque lo stipendio attuale. E possiamo immaginare il grave danno per chi entra da poco in ruolo. Questi insegnanti perderanno tutto il preruolo. E noi non possiamo che dare un giudizio negativo poiché si crea una discriminazione tra lavoratori. La storia dei gradoni peraltro risale all’epoca berlingueriana. C’è un filone di pensiero della sinistra che porta a questa concezione”.
Veniamo all’assunzione dei docenti. Perché parlate di pericolo di assunzione diretta e non più per concorso?
“Si parla di un mega albo dei docenti dove tutti possono accedere per concorso. Fin qui siamo tutti d’accordo. Poi però si dice che le scuole possono assumere quelli che maggiormente servono a quella determinata scuola in base alle qualità dell’insegnante inserito nell’albo. Peraltro, la storia del Registro nazionale è una cosa immaginifica, se si pensa che il nostro Ministero non riesce a gestire con l’informatica neppure la mobilità, nonostante la trentina di milioni spesi ogni anno. E quando vai a fare una domanda di supplenza il sistema si blocca, perché è arretrato. Ogni volta devi inserire i dati daccapo. I sistemi funzionano dappertutto tranne che nella pubblica istruzione. Però si fa immaginare una super efficiente cervellone che gestisce il portfolio del docente, trasparente e accessibile a tutti, aperto alle famiglie. Attraverso questo le scuole si scelgono i professori piu adatti. e questa è l’assunzione diretta”.
Che era prevista già dal Disegno di Legge Aprea..
“L’Aprea prevedeva già questa cosa, più o meno siamo lì. Ma forse era meglio quel progetto, se non altro non prevedeva l’eliminazione degli scatti, ma indicava tre livelli: docente iniziale, ordinario ed esperto. L’assunzione diretta è incostituzionale. Col concorso si otterrebbe solo un requisito per l’idoneità. E si può immaginare a cosa andremmo incontro”.
A cosa andremmo incontro?
“Al potere dei presidi che con i soldi dello Stato gestirebbero privatisticamente le assunzioni”.
Come si poteva migliorare la scuola in un altro modo?
“Intanto si poteva iniziare dalle strutture, migliorandole. Io giro l’Italia e posso dire che se al Nord le cosa vanno quasi sempre bene, al Sud invece è un disastro. Io penso che sia più facile individuare il demerito che il merito. E’ un’azione di carattere propagandistico. Gli insegnanti che riteniamo mediamente bravi sono buoni e pagati malissimo. Se si fosse voluto riconoscere il merito di questi insegnanti si sarebbe dovuto riconoscere un più decoroso trattamento economico. Parliamo di persone tutte laureate, con concori superati e pagati al primo anno con 1200-1300 euro al mese. Rispetto al mondo civile siamo sotto il livelo della decenza”.
Come si è arrivati a fare dell’insegnante italiano il nuovo povero della nostra società?
“Basta spulciare un po’ di letteratura e ci si accorge che è sempre stato così, si pensi al maestro di Vigevano. Si pensi agli stipendi differenziati a seconda della scuola, rurale o di città, al ruolo A e al ruolo B della scuola secondaria. C’è stata nel tempo una lunga lotta sindacale condotta solo per sanare le ingiustizie. E oggi abbiamo i contratti bloccati ormai dal 2009”.
C’è all’orizzonte il rinnovo?
“Secondo me no. Nel Def si scrive che fino al 2018 non è previsto alcun rinnovo. Dal 2009 al 2018 sono tanti anni senza rinnovo”.
Di Meglio, secondo lei cosa passerà di tutto quello che è previsto dal progetto renziano?
“La parte delle assunzioni è già nella legge di stabilità, per il resto non ci sono provvedimenti in vista né i sindacati sono mai stati interpellati fino ad oggi. Il messaggio chiaro è che si pensa di poter gestire i contratti senza i sindacati. Sarebbe un atto di violenza. La legge può inserire una diversa organizzazione della scuola ma non una norma sulla modifica delle tabelle dello stipendio o l’orario degli insegnanti senza arrivare a delle trattative. Se faranno una cosa del genere significherà cancellare i sindacati. Mi auguro di no. E mi auguro soprattutto che ci sia un sollevamento civile della nostra categoria”.
Ci sarà?
“Secondo me sì. Vedo che quando li informiamo si arrabbiano. Tutto sta nell’informarli e nell’incanalare la protesta in modo che faccia da contraltare alle azioni del governo”.
In molte assemblee sindacali si denuncia un paventato svuoatamento degli organi colegiali.
“La logica porta a pensare lo svuotamento, ma non c’è nulla di preciso. Si pensa di potenziare sempre di più il potere del dirigente e di non considerare il collegio dei docenti come organo che esercita il potere sulla didattica. Ma ripeto: non c’è nulla di preciso, probabilmente interrverrà qualche legge”.
Si prevede un aumento delle ore di musica e scienze motorie nella scuola primaria e di storia dell’arte e inglese nella scuola secondaria.
“Non sono cose negative. Ma voglio sapere con quali risorse. Non ci sono. Anche i mille milioni previsti dalla legge di stabilità sono stati trovati con il taglio al ministero dell’istruzione”.
Troppi annunci?
“Tutto sommato ci saremmo aspettati un po’ di prudenza. Stattene tranquillo e aspetta. Oltre a lasciarci gli stipendi da fame vieni a propinarci l’ennesimo terremoto nella scuola?”
Molti precari sono preoccupati. Il piano di immissioni è visto bene ma molti sono pronti a rinunciarvi purché non passi tutto il resto. Cosa si sente di dire a questi precari?
“Non mi pare che queste siano reazioni giuste. Lo Stato si esprime con le leggi. Per ora c’è solo l’art 3 del disegno di legge di Stabilità e prevede le immissioni. Il resto si può perfezionare. Si deve pensare ad esempio agli abilitati. Ma fare lo sciopero contro le immissioni non è razionale. Io ho sentito nelle code delle assemblee precari litigare tra di loro, tra chi è nelle gae e chi nei pas e nei tfa. E’ tipico dividersi nella nostra categoria. Dobbiamo accettare quello che devono darci per forza. Dopo di che dobbiamo fare in modo che la voce della categoria si levi forte contro gli aspetti peggiorativi”.
Pensa a uno sciopero?
“Penso che lo sciopero sia l’ultimo punto di arrivo. Non penso che le azioni isolate siano produttive. Prima occorre creare un grande consenso e poi lo sciopero. Anche perché se lo sciopero poi fallisce ti dicono: ho ragione io”.
Va bene, si parla di assunzioni. Ma come saranno gestite le assunzioni, visto che domanda e offerta di lavoro non sono sovrapponibili, su vari fronti?
“E’ tutto aleatorio. Se lei guarda le tabelle, loro parlano di 148.000 immissioni. Un numero enorme diviso tra infanzia, primaria e secondaria. Non è un discorso semplicissimo perché devi vedere dove mettere ad esempio 45.000 docenti nella scuola dell’infanzia visto che quella statale è limitata. Inoltre, per la primaria ci sarà un esodo da Sud a Nord. A Vicenza le graduatorie sono esaurite mentre a Palermo o a Reggio Calabria o a Napoli, tanto per fare alcuni esempi, non c’è un posto neppure a morire”.
Pare di capire che nel migliore dei casi occorra preparare la valigia…
“Certo. Facciamo l’ipotesi di attuare le immissioni sull’organico di diritto, cioè di assumere a tempo indeterminato coloro che già stanno facendo le supplenze annuali. Ma gli altri? Magari si possono inserire in soprannumero vicino a casa. Il Piano Renzi prevede l’organico funzionale. Se hai pochi posti ad esempio nella A019 e invece ti servono tantissimi di inglese come si fa? E come si fa per i colleghi della A019 a trovare loro il posto? Io non ho avuto ancora un incontro con i collaboratori di Renzi. Magari questa domanda la gireranno loro a me…”.
E le materie affini di cui si parla nella riforma?
“Può darsi che come al solito tocchino le classi di concorso. Ci hanno spesso tentato, ma alla fine non le hanno mai toccate. Ma poichè se ne parla, è possibile. E sarà un problema per la qualità della scuola”.
Certo, se si pensa allo scandalo dell’insegnamento della lingua inglese alla primaria…
“Guardi, secondo me e secondo molti la prima cosa da sostenere è la lingua nazionale. La società interculturale si basa sulla lingua nazionale, altrimenti come si fa a integrare gli alunni stranieri? Poi sono favorevole alla diffusione alla lingua inglese. Considero che l’insegnamento precoce sia utile ma ovviamente occorrerebbe farlo con persone preparate professionalmente e non con persone addestrate con corsetti improvvisati”.
Ma chi ha voluto tutto questo?
“E’ successo già con la riforma del 1990. Da lì si previde la generalizzazione della lingua inglese nelle elementari poi ti accorgi che non hai insegnanti specializzati e allora si ricorre a corsi da 500 ore, poi da 250, poi da 100. Ma sulla carta non risolvi i problemi. Quando i bambini sono piccoli occorre usare la didattica giusta”.
Eppure si insiste con i Content and Language Integrated Learning, i famigerati Clil. I dirigenti impongono, per legge, anche a chi non conosce la lingua straniera l’insegnamento in lingua inglese di materie diverse dalle lingue straniere. Che senso ha?
“A me sembra una forzatura inutile perché non porta a nessun risultato. Sono forzature che fanno i dirigenti che pensano di essere più realisti del re e poi fanno cose che non sono credibili. E’ come la storia di voler inserire l’informatica dappertutto e poi ci facciamo delle figure barbine. I ragazzini oggi possono dare lezioni di informatica ai professori e noi ci mettiamo gli insegnanti di trattamento testi?”
Infine, i docenti si dicono preoccupati dal carico di lavoro indotto dalle normative sui Bes.
“Come spesso succede, in Italia si scrivono tante cose belle. Ho seguito negli anni la problematica dei disabili, poi chiamati in tanti altri modi. Sono leggi belle che tuttavia si scontrano con la limitatezza delle risorse. Mi viene in mente la legge Basaglia. I manicomi furono chiusi sulla carta ma poi? Ci sono stati interventi integrativi della Corte costituzionale che ha ordinato le assunzioni dei docenti di sostegno a gennaio scorso. Ma ci si dimentica della realtà, come le Grida manzoniane. Si pensi all’istituzione delle equipes sociopscicopedagogiche sul territorio composte da medici, psicologi e insegnanti. Ma dove stanno? Abbiamo solo i gruppi di lavoro a scuola e basta. Anche il personale dell’ente locale: magari c’è a Modena ma più scendi giù, meno ce n’è. Quanto agli alunni Bes, vedo male ogni burocratizzazione perché fa male ogni perdita di tempo”.
Torniamo alla sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, annunciata per il 26 novembre prossimo. Cosa succedera, secondo lei?
“Spero di non peccare di ottimismo ma dovrebbe essere positiva per i precari. Si è visto dal procedimento e dalla requisitoria dell’Avvocato Generale. Ci aspettiamo che dal 27 novembre lo Stato italiano sani il precariato altrimenti dovrà pagare un risarcimento e ci sarà una catena di ricorsi vinti. Tuttavia ho notato che i precari degli altri settori pubblici non sono a conoscenza di questa sentenza. Invece tutti i pubblici dipendenti saranno interessati”.
Cosa devono fare i precari della scuola che non hanno una causa in corso? Consiglia di agire subito in giudizio oppure di aspettare l’esito della sentenza del 26?
“Io aspetterei. Per chi ha una causa in corso è stata ottenuta una sospensione del processo. Ai nuovi conviene attendere perché o c’è una sanatoria o in caso contrario converrà fare ricorso in massa. Sarà comunque una svolta storica che lo Stato si merita”.
Lo Stato si adeguerà?
“Mah, a meno che lo Stato non esca dalla Ue, pur di non pagare…”.

Pietro Gennaro ed Ettore Majorana erano la stessa persona?

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La misteriosa storia di don Petru – comparso a Briatico dal nulla, profondo conoscitore di matematica e fisica. Morì nel sonno, asfissiato per le esalazioni ed i fumi dell’incendio della sua stanza, provocato forse dalla pipa o da un lume dimenticato acceso accanto al letto

di Franco Vallone

La storia che vi stiamo per raccontare è di quelle misteriose e affascinanti. Un uomo che abitava a Briatico, arrivato in paese da non si sa dove, potrebbe oggi essere identificato con il grande Ettore Majorana, lo scienziato scomparso misteriosamente da Napoli nel 1938. Ma partiamo da alcuni dati. Si chiamava Pietro Gennaro e a Briatico, sin da subito, diventa don Petru, ‘u zu Petru come lo chiamavano tutti. Un uomo, per come lo descrivono coloro che lo hanno conosciuto, con una grande cultura generale ed una sapienza, in campo matematico, fisico ed astronomico, davvero enorme. Molti ragazzini del paese, in quegli anni, frequentano il misterioso personaggio e notano la sua impressionante capacità di risolvere difficili operazioni matematiche e calcoli complessi. Don Petru viene descritto da tanti come “un personaggio buono, discreto e invisibile”, “un vero scienziato, esperto di tutto”. Don Petru morirà nella sua umile stanza a seguito dell’incendio del suo letto di cruju sviluppatesi forse a causa della pipa che lui amava fumare o per un lume a petrolio lasciato incautamente acceso. Siamo riusciti a recuperare una sua foto, una rarissima, forse unica, fotografia ingiallita dal tempo. Nell’immagine d’epoca che lo ritrae, Pietro Gennaro è seduto di traverso su una sedia impagliata con la sua immancabile pipa in terracotta e cannuccia in bocca. Si nota, nella fotografia, la sua mano destra, il dito mignolo distanziato dal resto delle dita, forse “la cicatrice di una ferita procuratesi cadendo da un carro merci carico di libri sequestrati” – ci raccontano. Ettore Majorana prima di sparire, nel 1938, aveva avuto un incidente con l’auto di suo padre ed era rimasto ferito in modo grave proprio alla mano destra, conservando, per come riportano le cronache dell’epoca, una grossa cicatrice sul dorso della mano. Nelle stessa scheda del Ministero degli Interni, diramata assieme alla foto nel giugno del 1938, si menziona una ricompensa offerta dalla famiglia per il ritrovamento dello scomparso, assieme alla segnalazione di una lunga cicatrice presente sul dorso della mano del ricercato. Ma ritorniamo a Briatico. Oggi la casa dove abitava Pietro Gennaro è stata venduta e successivamente ristrutturata. La traversa dove viveva don Petru è stata a lui intitolata, vi è una targa toponomastica: “Via Pietro Gennaro”. Chiediamo informazioni ai bambini, ragazzi e giovani dell’epoca, oggi adulti e anziani, che incontriamo sul socialnetwork Facebook. Qui ritroviamo, tra gli altri, Pino Prostamo, Giuseppe Conocchiella, Mimmo Prostamo, Antonio Belluscio, Francesca Sergi, Michele Potertì, Tommaso Prostamo, Frate Rokko, Franco Morello, e poi ci sono i figli, i nipoti dei testimoni diretti, memori di racconti orali tramandati dai loro padri e dai loro nonni: Simone Tedesco, Maria Concetta Melluso, Cristiano Santacroce e tanti altri … Lanciamo la provocazione, il confronto ed un dibattito di ricerca sul web: “Don Petru… vi dice nulla? Raccontateci tutto quello che sapete, anche i particolari che a voi sembrano insignificanti.”.
Le risposte non tardano ad arrivare e costruiscono, tutte assieme, un prezioso filo rosso. “Io da bambino andavo a trovarlo spesso ed era felice quando mi vedeva, abitava in una casa nella vineja di fronte a quella di mia zia…, lo ricordo sempre coricato, come coperta aveva un pesante cappottone di colore nero…”. Era arrivato a Briatico dal nulla Pietro Gennaro, comparso improvvisamente, “lo ricordo molto anziano, sempre solo, io ero piccolo, non andavo ancora a scuola, forse erano i primi anni ’60, era molto debilitato, viveva in questa piccola stanza con una finestrella sul lato sinistro dell’uscio. Mi raccontava tante cose, ma oggi non ricordo cosa, ero troppo piccolo per ricordare ciò che mi raccontava…”. “Quando andavo a trovarlo io mi sedevo accanto al suo letto e lui, con voce stanca raccontava, diceva delle cose, ogni volta mi chiedeva quando sarei tornato a trovarlo. La porta di casa sua era solo appoggiata e poteva entrare chiunque”. “Io ricordo che c’era qualcuno che tutti i giorni gli portava da mangiare”. “Noi ragazzi, all’uscita di scuola, a volte ci fermavamo davanti alla sua porta per salutarlo, lui era immobile sul letto, mi sembra fumasse una pipa, a don Petru faceva piacere scambiare due chiacchiere con noi, però non ricordo cosa diceva, è passato moltissimo tempo!!”. ”Una persona di Briatico, oggi scomparsa, mi raccontava delle sue conoscenze di matematica, fisica ed anche astronomia. Dava lezioni a studenti universitari e si confrontava con docenti di matematica e fisica che al suo cospetto rimanevano sbalorditi. Raccontava di aver imparato tutto in un monastero”. “Io non l’ho mai conosciuto, ma mio padre e i miei zii dicevano di lui che era un sapiente”. “Uomo di cultura semplice ma vasta. Nei suoi racconti riusciva a farci scoprire e sognare posti impensabili. Non ho mai capito se quei posti li avesse visitati realmente o con l’immaginazione. Ci ha lasciati a causa della pessima abitudine di fumare prima di addormentarsi”. “Pietro Gennaro io non l’ho conosciuto ma in molti mi hanno raccontato delle sfide matematiche che ingaggiava con mio papà”.
”Don Pietro io ho avuto la fortuna di conoscerlo, viveva in solitudine, non aveva nessuno, non so di dov’era. Fumava la pipa ed il toscano, sembra sia proprio questo il motivo per cui la casa è andata in fumo”.. “Qualche anno fa, interessandomi di misteri vari, mi è venuto in testa proprio lui ed ho fatto un’associazione di personaggi. Un’ipotesi un po fantastica ma ci sta perfettamente col mistero e con gli anni che don Pietro aveva”.
”Don Pietro, Pietro Gennaro, era molto colto, una volta Santacroce e Caruso, i due amici maestri delle elementari, per metterlo alla prova prepararono un problema matematico molto complesso, lo presentarono a lui e non appena lo lesse, in pochi secondi, diede loro il risultato. Era solito portarsi tutti i pomeriggi dietro Solaro, c’era una stradina di campagna che portava in alto, una località dove c’era una grande pietra che lui utilizzava come poltrona. Don Petru rimaneva li a meditare per qualche ora con la sua inseparabile pipa”. “A me, che ero incuriosito dal lume che teneva in un bicchiere sopra una sedia e accanto al suo letto, diede spiegazione di come funzionasse. Avrò avuto 5 o 6 anni, ma lo ricordo ancora adesso”.
”Purtroppo è stato quel lume, non la pipa, a provocare l’incendio in cui è morto”. “Infatti, la pipa era quasi sempre spenta”, “sembra di ricordare che fumasse anche il sigaro”. Pietro Gennaro era Ettore Majorana? Non si sa, ci sono delle incongruenze riguardo l’età, don Petru è morto nel gennaio del 1968. Majorana era nato in Sicilia nel 1906. Nella foto don Petru dimostra di essere più anziano. Il mistero è destinato a imperversare ancora per molto, anche a Briatico.

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CARCERE e SOCIETA’, dibattito a Castrovillari (CS) il 14 settembre

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Nell’ambito del FORUM CARCERI del PARTITO DEMOCRATICO di Castrovillari, domenica 14 settembre 2014 alle ore 20:00, si terrà un interessante dibattito sul tema CARCERE e SOCIETA’

Ad introdurre il dibattito sarà SANDRO FAVI, Responsabile Nazionale Carceri della Direzione Nazionale PD assieme alla coordinatrice dell’evento TINA ZACCATO, Responsabile Forum Carceri Circolo PD di Castrovillari.
Durante il dibattito interverranno: ANTONELLO POMPILIO, Segretario Circolo PD di Castrovillari; ON. ENZA BRUNO BOSSIO, Commissione Anti Mafia; MARCO MARCHESE, Direttivo Ass. Radicale “Certi Diritti”; GIUSEPPE CANDIDO, Segretario Ass. Volontariato Culturale “ Non Mollare” – Militante Radicale; MELINA CHIARELLI, Circolo PD di Castrovillari – Presidente Ass. “Giampiero Chiarelli”.

Il dibattito sarà intermezzato dalle letture tratte dal Libro di Poesie “OCCASIONI” , libro nato dalle poesie scritte dagli alunni IPSSAR della C.C. di castrovillari.

La raccolta è stata curata dalla Prof. Anna Maria Rubini dell’IPSSAR di Castrovillari e saranno interpretate da alcuni alunni dell’Istituto Alberghiero.
Nel Corso del dibattito verrà presentata la visita presso la C.C. di Castrovillari, che si terrà in data 15 settembre ore 10:00 a cui parteciperanno: Sandro Favi, Responsabile Nazionale Carceri, Direzione PD Nazionale; on. Vincenza Bruno Bossio, Commissione Anti Mafia; on. Danilo Leva , Commissione Giustizia Camera dei Deputati.; Antonello Pompilio, Segretario Circolo PD di Castrovillari; Tina Zaccato, Responsabile Forum Carceri PD di Castrovillari; Antonio Castorina, Responsabile Nazionale Legalità Giovani Democratici; Liliana Strati, Responsabile Dipartimento Giustizia Giovani Democratici.

Torre Ruggiero (Cz), emergenza cinghiali: il sindaco Pitaro anticipa la caccia

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Riceviamo e pubblichiamo

«La presenza di un numero elevatissimo dei cinghiali nel territorio comunale di Torre Ruggiero è problematica non più rinviabile che si riflette sul piano della sicurezza, dell’incolumità pubblica, dell’economia e del lavoro. È una “ferita quasi mortale” che viene inferta ad un territorio che già registra redditi tra i più bassi d’Europa» questo il grido d’allarme lanciato da Giuseppe Pitaro, sindaco del Comune delle Preserre catanzaresi.
Una vera e propria emergenza che lo ha indotto ad adottare «un provvedimento forte e nuovo» come egli stesso lo ha definito, vale a dire emettere un’ordinanza con la quale anticipare l’apertura della caccia, a decorrere dalla data di pubblicazione dalla stessa, come enunciato nel documento e «fino all’apertura ufficiale della caccia al cinghiale, esclusivamente e limitata al territorio del Comune di Torre Ruggiero e secondo le norme in vigore e il calendario venatorio», autorizzando «alla caccia dei cinghiali le forze di Polizia provinciale, i proprietari dei terreni siti nel Comune di Torre Ruggiero in possesso della autorizzazioni necessarie ex lege e del porto d’armi, e iscritti nelle squadre che praticano la caccia al cinghiale secondo l’area già assegnata dal piano faunistico provinciale e i selecontrollori già formati e autorizzati», e disponendo che ogni caposquadra responsabile della battuta dovrà informare per il iscritto il sindaco del numero di esemplare abbattuti.
Un’ordinanza giunta dopo aver interpellato autorità e organi sovracomunali, senza ricevere «nessun concreto aiuto» come lamentato ancora nel documento, trasmesso via Pec al Prefetto di Catanzaro, al Commissario della Provincia di Catanzaro, al Corpo forestale dello Stato (Sezione di Catanzaro), al Servizio Veterinario dell’Asp di Catanzaro, e tra gli altri ai sindaci dei comuni limitrofi.
Un’ordinanza giunta dopo che l’emergenza si è fatta sempre più stringente, anche per la collettività, data, come riferito in corso di conferenza stampa, la «riproduzione straordinaria» negli ultimi mesi degli esemplari di fauna selvatica, che già da sette anni cagionano danni all’economia agricola, determinando una situazione gravemente critica.
I cinghiali si addentrano per le vie del borgo già dopo le prime ore del tramonto. «Qui c’è gente che ci vuole vivere, lavorare, ci sono bambini», quindi la determinazione, maturata dopo lunga riflessione ha edotto, del provvedimento emanato.

Un pericolo serio, concreto e attuale rischia di subire e sta subendo, tra le varie colture, la raccolta della nocciola, una tipicità del territorio, in fase di approvazione di riconoscimento Igp, per la quale tanto si è fatto con la costituzione del Consorzio per la valorizzazione della Nocciola di Calabria, rappresentato dal suo presidente Giuseppe Rotiroti e dal suo vicepresidente Piero Martelli all’incontro con la stampa e i diversi produttori agricoli locali esasperati poiché giorno dopo giorno vedono vanificare le loro fatiche. La presenza massiccia dei cinghiali paventerebbe ancora un rischio di tipo igienico sanitario anche per gli allevamenti zootecnici, altra fonte primaria di reddito.
L’auspicio ha dichiarato il primo cittadino, Giuseppe Pitaro, è certamente che si avvii un tavolo tecnico di concertazione che veda seduti attorno tutti gli organismi competenti ai vari livelli, tra questi Regione e Provincia ed anche il Parco regionale delle Serre, chiamato ad un ruolo più forte e incisivo nella gestione del territorio, e prossimo al Comune di Torre.

Scuola, Rino Di Meglio (Gilda): pretendiamo serietà da chi ci governa e propone riforme

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Non si può toccare un settore così delicato con gli annunci

Stando agli insistenti e ripetuti annunci del presidente del consiglio Matteo Renzi, il 29 agosto doveva essere una giornata storica per la scuola italiana.

Invece, la sera del 28 agosto, dopo l’incontro di Renzi con il presidente Napolitano, le agenzie di stampa hanno battuto la notizia del rinvio della tanto sbandierata presentazione delle linee Guida per la riforma della scuola.

Per Rino Di Meglio, coordinatore nazionale del sindacato Gilda degli insegnanti (Fed. Gilda-Unams), “La vicenda lascia molto perplessi”.
Sentito dalla Gilda tv, la Web tv del sindacato, Di Meglio è stato molto chiaro:

“Non si può toccare un settore delicato come la scuola facendo annunci; annunci del ministro, poi da parte del sottosegretario (all’istruzione, ndr) E poi ci si è messo addirittura il presidente del Consiglio dei Ministri. Annunci che vengono fatti, poi smentiti, ritirati. La scuola – continua il coordinatore nazionale della Gilda insegnanti – è una cosa seria, e un meccanismo delicato. Si tratta di milioni di persone, perché ci sono dentro un milione di personale della scuola, 700.000 insegnanti, milioni di alunni, e le loro famiglie. Diciamo che andare a mettere in attesa inutilmente tutte queste persone, per poi all’ultimo momento smentire, non è che chi ci governa ci faccia una bella figura.

Saremmo tutti curiosi – continua Di Meglio – di capire, ammesso che ci sia questa grande riforma, qual’è la filosofia cui ci si vuol riferire, e dove si vuole arrivare. Gli insegnanti sono preoccupati perché quando si fanno affermazioni del tipo: “bisogna smetterne con l’anzianità”, come ha fatto il ministro più volte, “e procedere con la meritocrazia”. … Vabbè, si parte per concetti propagandistici, perché ovviamente nessuno è contrario a premiare i buoni e punire i cattivi. Sono concetti scontati, ma va anche detto che c’è chi pensa di fare il gioco delle tre carte, perché non ci sono risorse da investire sulla scuola, e magari levare quella miseria che gli insegnanti maturano negli anni, che dopo tanti anni di servizio arrivano ad avere uno stipendio un po’ più alto di quello miserabile che l’iniziale – che è attorno ai 1200 € per le scuole primarie e 1250-1270 per le scuole superiori, questi sono gli stipendi netti miserevoli che hanno gli insegnanti italiani, – beh se uno dice: ti levo pure l’anzianità e poi faccio il merito per pochi, insomma, è chiaro che gli insegnanti giustamente si preoccupano.
Anche perché – continua il coordinatore nazionale della Gilda insegnanti – la misurazione del merito chi la deve misurare? Il preside? Gli insegnanti? Gli alunni? E su quali elementi? In base al fatto che si partecipi a una commissione? Che ci si occupi di questioni burocratiche? Oppure, invece, sul fatto che uno è un buon insegnante perché conosce bene la disciplina, magari è anche un po’ severo, e quindi può anche dare fastidio a qualche studente e/o qualche genitore?
Diciamo che la questione è complessa e seria e, se si vuole fare un progetto serio in questo senso, bisogna costruirlo scientificamente e non cose così tipo l’INVALSI che va a a propinare i test nelle scuole e con questo si pensa di misurare il valore del sistema scolastico italiano”.

Poi c’è la vicenda dei docenti beffati dalla così detta ‘quota 96’ per la quale i docenti della Gilda insegnati Roma hanno manifestato lo scorso 29 agosto sotto palazzo del Governo.
Anche per questa vicenda il coordinatore nazionale della Gilda insegnanti non usa mezzi termini: “È un’altra questione scandalosa”, dice subito alle telecamere di Gilda Tv e, purtroppo, non di rai uno.

Voglio semplicemente ricordare cosa è successo” – continua Rino Di Meglio – “Quando la Fornero ha fatto la riforma delle pensioni allungando i tempi a tutti e mandando in pensione chi, al 31 dicembre di quell’anno, aveva maturato determinati requisiti, ha dimenticato una cosa banale. Che nella scuola si lavora per anno scolastico e non per anno solare. Quindi migliaia di insegnanti e personale della scuola che aveva maturato il sacrosanto diritto ad andare in pensione esattamente come gli altri, solo che l’aveva maturato al 31 agosto e non al 31 dicembre, sono stati privati di questo diritto e la pensione gli è stata ritardata a chi per due, a chi per quattro, chi per sei o addirittura sette anni. Questa è una grossa ingiustizia, alla quale il Parlamento e il partito al governo si erano impegnati di mediare. Era tutto pronto, annunciato il passaggio di questa norma speciale per consentire, dopo due anni, il pensionamento dei colleghi di ‘quota 96‘, il 4 agosto la beffa.
All’improvviso il ministero dell’economia ha detto che non c’era risorse neppure per questa operazione. Questo – conclude il coordinatore Rino Di Meglio – non è un modo di procedere serio. Se noi dobbiamo insegnare in osservò il doveroso rispetto per le istituzioni e le leggi dello Stato, penso che tutti abbiamo il diritto di pretendere – al di là del colore politico – la serietà da parte di chi ci governa. Basta quindi con gli annunci. Quando si fanno le cose, le si fanno seriamente: ci si confronti, si ascolti e poi si facciano gli atti di governo”.

Alla fine dell’intervista il servizio da Catanzaro sulle immissioni in ruolo in Calabria curato dal sottoscritto lo scorso 29 agosto.

Marco Pannella e Rita Bernardini, in Calabria, giovedì 4 settembre in visita al carcere di Arghillà

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Dopo il ferragosto continuano le visite dei Radicali nelle carceri e il prossimo 4 settembre Marco Pannella, assieme a Rita Bernardini e una delegazione di radicali andranno in visita, alle ore 11.30, al nuovo Carcere di Arghillà di Reggio Calabria; con loro anche l’On. Bruno Censore (PD) e Antonino Castorina (Responsabile Nazionale “LEgalità’” Giovani del PD).
Alle ore 14, all’uscita, conferenza stampa su visita carcere. Nel pomeriggio, poi, alle ore 17.00, Pannella, Rita Bernardini saranno a Serra San Bruno (VV) per la presentazione del libro “Viaggio nelle carceri” di Davide La Cara e Antonino Castorina e, infine, concluderanno la giornata alle ore 20.00, a Cariati (CS) per la Festa Provinciale dell’Unità.

#Scuola: la Gilda insegnati pronta a chiamare i prof alla mobilitazione

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Riceviamo dal Prof. Tindiglia coordinatore provinciale della Gilda Catanzaro e membro della direzione nazionale della Gilda Insegnanti – Federazione Gilda Unams, il Comunicato ufficiale della Direzione nazionale della Gilda Insegnanti che volentieri – come dirigenti provinciali della Gilda di Catanzaro – condividiamo e pubblichiamo

La Direzione nazionale della Gilda degli Insegnanti, riunitasi a Roma il 21 agosto 2014, ha discusso della situazione dell’istruzione e della scuola, che è in Italia istituzione tutelata dalla Costituzione.

Il dibattito dei dirigenti nazionali dalla Gilda si è soffermato in particolare sulla condizione nella quale in questi ultimi anni i docenti svolgono la loro attività professionale, mal retribuita ed oppressa dalla burocrazia.

In attesa delle linee guida preannunciate alla stampa dal Presidente del Consiglio, la Gilda degli Insegnanti ricorda che se l’istruzione in Italia mantiene livelli ancora buoni è grazie alla professionalità e alla dedizione della stragrande maggioranza dei docenti.

Fiduciosi che le linee guida possano essere tali da garantire sia il livello dell’istruzione sia, soprattutto, le risorse economiche necessarie per un rilancio del settore dell’istruzione statale, la Gilda ribadisce l’assoluta contrarietà ad una politica scolastica che già da troppi anni taglia anche l’indispensabile e quindi rispetto ai paventati tagli di un anno del percorso scolastico delle secondarie, al prospettato ulteriore blocco della parte economica del CCNL e degli scatti di anzianità, all’aumento dell’orario di lavoro dei docenti, nel contesto di una possibile revisione unilaterale della parte normativa.

La Gilda degli Insegnanti, in tale ipotesi, sarebbe pronta a chiamare i docenti alla mobilitazione nazionale.

Carcere di Rossano (CS): detenuti in condizioni inumane. Bruno Bossio (PD): Hanno provato in tutti i modi a non farmi entrare

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Una situazione incredibile, drammatica, che non pensavo esistesse in un carcere italiano, ha riferito dai microfoni di Radio Radicale la deputata cosentina del PD Enza Bruno Bossio.

Giuseppe Candido (Radicali): Ecco perché in Calabria serve subito il Garante dei diritti dei detenuti. Molte regioni d’Italia l’hanno già istituito, molti comuni sedi di penitenziari anche. La politica calabra si muova tutta per la vita del diritto che è diritto alla vita.

“Venerdì 8 agosto siamo stati al carcere di Palmi per fare un sit-in in sostegno del satyagraha di Rita Beranrdini (in sciopero della fame dal 30 giugno scorso) e Marco Pannella (in sciopero della fame e della sete, più volte interrotto e ricominciato per le esigenze di salute legate all’aver dovuto effettuare due interventi per rimuovere due tumori). Un satyagraha rivolto a chiedere allo stato, per le carceri, di garantire il diritto alla salute, fermare la mattanza dei suicidi che nelle carceri avviene anche per la mancanza di adeguate cure psichiatriche, e fermare la tortura democratica del 41 bis inflitto a pazienti come Bernardo Provenzano, incapace di intendere e di volere, indipendentemente dalle condizioni di salute.” E’ quanto si legge nella nota di Giuseppe Candido, esponente del Partito Radicale e segretario dell’associazione di volontariato culturale Non Mollare.

“Mentre noi facevamo il sit-in a Palmi, l’On.le Enza Bruno Bossio, deputata del PD orginaria di Cosenza, nello stesso giorno si è recata in visita ispettiva ‘senza preavvisare’ al carcere di Rossano. Quello che ha trovato lo ha raccontato subito a Emilio Quintieri che, a stretto giro, ha avvisato altrettanto immediatamente Rita Bernardini; poi – ovviamente – l’ha intervistata Radio Radicale Lorenzo Rendi.

Noi, ” – continua Candido – “oltre a ricordare ancora una volta che Rita Bernardini è in sciopero della fame dal 30 giugno assieme a Marco Pannella che, nonostante la sua malattia mette in gioco la vita per la vita del diritto e il rispetto della legge nelle carceri, possiamo solo aggiungere che avevamo ragione a parlare di condizioni inumane e degradanti che continuano a persistere nelle nostre patrie galere, anche in quelle calabre, e a chiedere con forza, per la Calabria, con prepotente urgenza l’istituzione del garante regionale dei diritti delle persone private della libertà”.


Di seguito riportiamo l’intervista della deputata del PD Enza Bruno Bossio intervistata su Radio Radicale e che lo scorso 8 agosto ha fatto visita ispettiva al carcere di Rossano Calabro (CS), riscontrando delle condizioni di grave degrado in cui si trovano alcuni detenuti. Una situazione per la quale la deputata del PD ha prennunciato iniziative paralamentari ma anche in sede giudiziaria.

Intervistata da Lorenzo Rendi ai microfoni di Radio Radicale l’11 agosto l’On.le Enza Bruno Bossio ha dichiarato:

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T. Campanella, la Tortutra dei carichi

« Sono andata al carcere di Rossano come altre volte ero andata al carcere di Catanzaro e anche di cosenza, sono andata più volte. Le prime volte sempre senza preavviso, ma non ho trovato nessun ostacolo. Oggi pomeriggio, invece, hanno provato in tutti i modi a non farmi entrare chiedendomi di tornare in un altro momento e, poi, alla fine hanno acconsentito che entrassi solo io, senza un mio collaboratore e anche Emilio Quintieri che è un esponente del Partito Radicale con il quale sto facendo parecchie visite ispettive. Io ho accettato di entrare anche da sola perché volevo capire come mai un detenuto che era al carcere di Catanzaro fosse stato spostato, dalla sera alla mattina, al carcere di Rossano e lì, in verità, ho trovato una situazione incredibile, drammatica. Questo detenuto era in un reparto d’isolamento del carcere di Rossano, non mi hanno fatto entrare nella sua cella, che comunque aveva le lenzuola, i vestiti, eccetera. Mentre, a un certo punto, si sono messi a gridare gli altri detenuti, e ho visto una situazione che non pensavo esistesse in un carcere italiano. C’era uno dei detenuti che si è messo a gridare: ‘vada a vedre cosa c’è nella cella 1, nella cella 2 e nella cella 7’.

Enza Bruno Bossio

Lì ho trovato detenuti sostanzialmente nudi, soltanto con gli slip, uno in una cella in cui non c’era nemmeno il letto, quindi seduto per terra seminudo in mezzo ai suoi escrementi, ai piatti sporchi, eccetera. Un altro, invece, in cui il letto c’era ma senza lenzuola, anche lui senza vestiti, celiaco, quindi, col vomito per terra; lo stesso per un altro detenuto. Il primo messo in queste condizioni perché, dicevano, aveva tentato il suicidio. Cioè esattamente l’opposto (di quello che si dovrebbe fare, ndr): uno tenta il suicidio e tu lo tieni in quelle condizioni disumane. Come una bestia. Gli altri due, sembrerebbe, per tentata evasione. Ma anche in questo caso erano stati malmenati, avevano botte, tenuti in questa situazione. Io, diciamo, ho reagito. Ho detto che avrei comunque denunciato questa cosa, ma, ad aggravare la situazione è stata la telefonata della comandante della guardie penitenziarie, la quale mi ha anche insultato dicendo che io non mi dovevo permettere ad entrare senza chiedere prima il permesso. Io le ho detto che, fose, si doveva fare un attimo i conti su quali fossero, effettivamente, i diritti e i doveri vista la situazione che, diciamo, per fortuna ho visto perché probabilmente, se avessi avvisato, non l’avrei vista. Sicuramente fossi stata in un’altra situazione avrei fatto immediatamente un’interrogazione a risposta immediata che, evidentemente, in questo momento non posso fare e mi riservo di fare a settembre. Anche se intanto deposito un’interrogazione a risposta scritta, poi farò un comunicato e penso che lo denuncerò anche alla Procura della Repubblica, ma intanto sto attivando i canali anche del governo, del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria, ndr) perché comunque, questo atto da una parte deve essere denunciato per il modo con cui questa situazione evidentemente sta andando avanti da molto tempo e non lo sappiamo. Ma tornerò anche la settimana prossima nel carcere di Rossano per vedere se, nel frattempo, almeno sono stati intimiditi e hanno modificato le cose. Altrimenti rincarerò la dose, in qualche modo. »