“Il grave atto intimidatorio consumato ai danni del collega Guido Scarpino, cui ignoti criminali hanno incendiato l’auto parcheggiata sotto l’abitazione, rappresenta l’ennesimo episodio del genere di cui è vittima un giornalista in Calabria. Il fatto è sintomatico delle condizioni di difficoltà ed anche di pericolo in cui tanti colleghi sono costretti ad operare nella nostra regione”.
E’ il commento del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, al gesto criminale compiuto la scorsa notte a Paola. La vettura di Guido Scarpino, una Mercedes classe A, è stata cosparsa di liquido infiammabile e incendiata. Scarpino ha lavorato al quotidiano l’Ora della Calabria fino a quando, alcune settimane fa, il giornale ha cessato le pubblicazioni. Ora scrive su “Il garantista”, il nuovo quotidiano arrivato proprio oggi in edicola. “L’Ordine dei Giornalisti della Calabria -afferma ancora il presidente Soluri- nell’esprimere la più piena e convinta solidarietà al collega Scarpino chiede ad investigatori ed inquirenti il massimo sforzo possibile per individuare al più presto gli autori del gravissimo gesto ed invita tutte le forze sane di questa regione a battersi con sempre maggiore convinzione perché vengano affermati i principi della legalità, della democrazia e del rispetto per gli altri. Dal mondo del giornalismo -conclude Soluri- non ci saranno certo cedimenti e chi pensa di intimidire i giornalisti ricorrendo alla violenza sappia che non riuscirà a condizionare chi, con correttezza, professionalità e passione, esercita questa nostra difficile professione”.
“Dall’illecito all’uso terapeutico della cannabis”.
E’ il titolo del convegno che si svolgerà a Catanzaro, presso la sala della Provincia di Catanzaro in piazza Luigi Rossi, sabato 14 giugno dalle ore 9,30.
L’incontro, cui parteciperà pure la segretaria di Radicali Italiani, On.le Rita Bernardini, è stato voluto dalla Cooperativa sociale “La Cura” in collaborazione con l’Associazione Ra.Gi. Onlus ed è stato accreditato dall’ordine degli avvocati e dei medici.
Per Antonello Talerico, avvocato Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, nonché organizzatore, unitamente ad altre associazioni, del Convegno e portavoce dell’Associazione “La cura”, è possibile affermare che:
“Per la prima volta in Calabria è stato organizzato un evento su un tema molto discusso, ma poco conosciuto, invitando al tavolo dei lavori importanti relatori appartenenti al mondo scientifico e giuridico. Dal dibattito di Catanzaro usciremo sicuramente con una visione aggiornata dell’argomento e con una sempre maggiore consapevolezza che la tutela dei diritti passa necessariamente dal confronto e dalla cultura dell’ascolto, ovvero dalla conoscenza della materia sotto ogni profilo ed aspetto”.
Il convegno è aperto a tutti e ha un duplice obiettivo: far conoscere anche in Calabria i risultati della letteratura medico scientifica che dimostrano l’efficacia dei farmaci a base del principio attivo della Cannabis, Thc, per molte malattie e, in secondo luogo, sollecitare e sensibilizzare il mondo politico regionale nella realizzazione anche in Calabria di una legge per predisporre le misure necessarie che permettano l’utilizzo di cannabinoidi nel caso di malattie come sclerosi, Sla, Parkinson, malattie oncologiche.
Dopo i saluti istituzionali e quelli del portavoce della “Cura” avvocato Antonello Talerico e della portavoce della Ra.Gi. dott.ssa Elena Sodano, ad aprire i lavori dell’incontro sarà Gianpiero Tiano, vicepresidente dell’Associazione nazionale cannabis terapeutica e che è stata la prima persona in Italia che, a seguito di un gravissimo incidente, ha iniziato a curarsi facendo uso di medicinali il cui principio attivo è l’infiorescenza della sativa e che relazionerà sul tema: Cannabis Terapeutica la situazione italiana tra promesse e difficoltà.
Seguiranno gli interventi del dott. Camillo Falvo, Giudice presso il tribunale di Messina, che parlerà della “Responsabilità penale nell’uso terapeutico“; del dott. Domenico Bosco, Neurologo e Direttore F.F. presso l’ Ospedale di Crotone che tratterà de “Gli effetti della cannabis nelle malattie neurologiche“.
Graditi ospiti della giornata saranno alcuni membri del direttivo de “LapianTiamo” , Cannabis Social Club Racale Lecce, un’associazione no profit formata da persone affette da malattie neuromuscolari che per la prepotente urgenza dei malati promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come sclerosi multipla, cancro, dolore cronico, sla, parkinson, glaucoma e tantissime altre, fornendo supporto informativo e morale ai malati che devono convivere quotidianamente con i sintomi di malattie gravi e che con l’aiuto del comitato medico-scientifico incentivano attivita’ di ricerca sui vantaggi della canapa medicinale.
Parteciperanno infatti Willy Verardi che racconterà l’esperienza dell’associazione LapianTiamo” e Lucia Spiri che racconterà cosa significa “Curarsi con la Cannabis”.
Concluderà la giornata l’On.le Rita Bernardini, Segretaria dei Radicali Italiani, che da anni si batte per la legalizzazione.
Hanno garantito la loro presenza l’on .Piero Aiello – NCD e On.le Mimmo Talarico – Consigliere Regionale del PD.
Attualmente sono otto le regioni in Italia che attraverso un proprio disegno di legge hanno legalizzato l’uso della marjuana a scopo terapeutico – afferma l’avvocato Talerico de “La Cura”, la Sicilia grazie alla sensibilità dell’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino, sorella del celeberrimo magistrato Paolo, e poi Puglia, Toscana, Liguria, Veneto, Lombardia, Piemonte.
Vorremmo che anche in Calabria ci fosse la sensibilità e la possibilità di realizzare un disegno di legge che possa legalizzare e consentire l’uso terapeutico della cannabis sativa”. Nel resto d’Europa ne è consentito l’utilizzo medico. In Italia è stato presentato il ddl da parte di Luigi Manconi (PD) che ha lo scopo di riallineare l’Italia a quanto già avviene in Europa e nel Nord America. L’obiettivo del disegno di legge sull’uso terapeutico della cannabis è di semplificare e rendere accessibile ai pazienti il ricorso a quei farmaci a base cannabinoide, che nell’esperienza scientifica hanno dimostrato di avere una notevole efficacia. Il governo Renzi inoltre ha dato il via libera all’uso della cannabis a scopo terapeutico. Il Consiglio dei Ministri infatti ha deciso di non impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge regionale abruzzese “n. 4 Del 04 gennaio 2014, che disciplina le “modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”. La norma prevede che i “medicinali cannabinoidi possono essere prescritti, con oneri a carico del Sistema sanitario regionale, da medici specialisti del Ssr e da medici di medicina generale del Ssr, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista”.
Nel pomeriggio Rita Bernardini e i Radicali proseguiranno la giornata con una assemblea regionale che si terrà presso l’agriturismo Trigna di Lamezia Terme.
Il Governo sta per quantificarne il prezzo
Fa inorridire il giudizio del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa: “significativi risultati”, quasi si possa stabilire una gradazione della tortura, dei trattamenti inumani e degradanti. Hanno accettato “il gioco dei tre metri” dei “treccartari” italiani, in primis il Presidente del Consiglio Matteo Renzi del quale abbiamo chiesto le dimissioni; tre metri quadri a disposizione di ogni detenuto, calcolati chissà come e ottenuti violando altri diritti umani come la deportazione di migliaia di reclusi in istituti lontani centinaia di chilometri dalla propria famiglia.
Secondo la Corte Costituzionale italiana devono OBBLIGATORIAMENTE cessare gli effetti normativi lesivi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: per questo avrebbero dovuto adoperarsi i poteri dello Stato. Sono cessate queste violazioni? Noi siamo convinti di no, e lo abbiamo documentato con il dossier che abbiamo inviato proprio al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Condizioni igieniche disastrose, mancanza di cure anche per malati con patologie gravissime, attività trattamentali di lavoro e studio praticamente inesistenti, sofferenze indicibili per i tossicodipendenti e per coloro che essendo troppo lontani non possono più vedere figli, coniugi o genitori: gli atti di autolesionismo, le morti e i suicidi sono l’indice di questo sconforto che spesso arriva alla disperazione.
Il Governo sta per varare un decreto legge “in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali”: vedremo quale sarà il “prezzo della tortura” e della vergogna dell’Italia.
Come Radicali, proseguiamo la nostra lotta per l’amnistia e l’indulto subito! forti dell’attualissima sentenza Torreggiani della Corte EDU e del Messaggio del Presidente Napolitano: ci vuol pure qualcuno che, come Marco Pannella, sappia scorgere e denunciare con forza i segni del degrado democratico che porta con sé i crimini che si credevano debellati già nel secolo scorso.
Sarebbe giusto che, in nome della propria indipendenza, una singola nazione possa violare i diritti umani?
Sarebbe migliore un’Europa dove non ci fossero leggi e giurisdizioni sovranazionali che, indipendentemente dalle volontà degli Stati nazionali, facciano rispettare ai singoli Stati quei diritti umani sanciti e da loro sottoscritti nelle Convenzioni internazionali?
di Giuseppe Candido
In pratica: sarebbe migliore un’Europa della Patrie Nazionali (e magari dei nuovi nazionalismi) o, invece, sarebbe necessario completare la costruzione di una Patria europea dei cittadini?
Credo sia questa la vera domanda che dovremmo porci.
il #Comico e il #Nazionalista
Dalle politiche del 2013 alle europee dello scorso 25 maggio il M5S ha perso ben 2milioni e 800mila voti, passando dal 25 al 21% circa, per colpa – più che di errori – di veri e propri orrori di comunicazione come quelli sulle liste di proscrizione dei giornalisti, sui processi in rete da fare alle diverse caste e agli slogan del tipo “siamo oltre Hitler” associati ai persistenti, quanto inconcludenti, #vinciamonoi.
Non curante di tutto ciò e senza averlo minimamente preannunciato né in campagna elettorale né sulla rete, il Grillo nazionale pensa adesso di fare gruppo a Bruxelles con Nigel Farage, leader britannico dell’UKIP, che è il partito per l’Indipendenza del Regno Unito.
Le alleanze al Parlamento europeo sono necessarie perché, senza appartenere ad un gruppo, con soli 17 parlamentari, non solo è difficile se non impossibile avere tempo di parola, ma diventa difficile organizzare qualunque attività politica.
Dal suo blog, per spiegare a iscritti e simpatizzanti (tra cui finora, purtroppo, mi annovero pure io) l’adesione all’EFD (Europe of Freedom and Democracy), il Grillo nazionale motiva la sua scelta – tra l’altro non ancora accettata ufficialmente dagli iscritti con votazione in rete – scrivendo che, in nome di una non meglio definita “politica di libertà del voto”, – “a differenza dei Verdi e di molti altri gruppi del Parlamento europeo, il gruppo EFD permette alle delegazioni nazionali di votare come ritengono opportuno secondo la propria ideologia, preferenze politiche e di interesse nazionale.
Voto libero in nome del proprio interesse nazionale. E, in quest’ottica, l’adesione al gruppo, per Beppe Grillo, è solo “un matrimonio di convenienza per il reciproco vantaggio”.
Una furberia?
“Il gruppo” – tuona l’ex comico dal suo blog sotto tanto di foto che lo ritrae sorridente con Farage – “è aperto ai deputati che credono in una Europa della Libertà e della Democrazia e che riconoscono la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani e la democrazia parlamentare”.
Poi snocciola il programma che il gruppo dell’EFD sottoscrive congiuntamente: al primo punto c’è la “Libertà e cooperazione tra le persone di Stati diversi”. Il secondo punto, in pratica, è uno slogan: “Più democrazia e il rispetto della volontà popolare”. Populista?
Ma l’idea più esilarante, davvero comica se non fosse anche pericolosa, é quella rubricata alla voce: “Rispetto per la storia d’Europa , delle tradizioni e dei valori culturali. Popoli e nazioni d’Europa” – si aggiunge – “hanno il diritto di proteggere i propri confini e rafforzare i propri valori storici, tradizionali, religiosi e culturali”.
Come se gli orrori del Secolo trascorso non fossero mai avvenuti e come se non fossero stati causati proprio da quei nazionalismi ideologicamente sostenuti dai concetti di identità culturali, identità nazionali e tradizioni culturali.
Per fortuna, il 3° punto del programma si conclude, quasi un po’ a giustificare la precedente, con la seguente frase: il Gruppo rifiuta la xenofobia, l’antisemitismo e qualsiasi altra forma di discriminazione.
Al 4° punto il “Rispetto delle differenze e degli interessi nazionali: libertà di voto”.
Grillo conclude la descrizione dell’EFD scrivendo che, “accettando di far propri questi principi nei suoi procedimenti, il Gruppo rispetta la libertà delle sue delegazioni e deputati di votare come meglio credono”.
E per tranquillizzare gli animi di chi ricorda la Storia, Grillo specifica che “l’UKIP” – il partito di Nigel Farage – “è contro la guerra” e che “si è opposto all’intervento militare dell’UE e del Regno Unito in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria”.
Ma è giusto non intervenire se i diritti umani vengono violati? Sicuramente non tutte le guerre hanno avuto il fine di salvaguardare diritti umani, anzi. Ma sostenere il principio di non intervento è altrettanto assurdo perché significherebbe ammettere la violazione dei diritti umani in nome proprio dell’indipendenza nazionale.
Poi una lista di motivazioni convincere la rete che il M5S farà bene ad allearsi con il partito più indipendentista d’Europa:
“L’UKIP è un’organizzazione democratica, deputati che infrangono la legge o mettono in imbarazzo il partito possono essere espulsi, (Farage, ndr) non è mai stato un banchiere e non ha nulla a che fare con le banche o servizi finanziari, UKIP si oppone alla dominazione tedesca e al controllo della Troika, Farage è contro la dominazione tedesca dell’Europa attraverso il suo potere politico ed economico”.
E se non bastasse: l‘appartenenza al gruppo EFD consente al MoVimento 5 Stelle di perseguire una propria politica distinta per l’energia, UKIP sostiene la democrazia diretta e si oppone all’Euro.
Insomma, a leggere il Beppe Nazionale, sembrerebbe naturale, quasi scontato, che un Movimento come quello da lui fondato si allei con il Partito per l’indipendenza del Regno Unito.
Altro che Europa dei cittadini e altro che patria europea: quello che si propone è un’alleanza col partito dell’indipendenza.
Per Nigel Farage, il cui partito ha avuto eletti 24 eurodeputati, se l’accordo con Beppe Grillo funzionasse, “sarebbe magnifico vedere un rigonfiamento nei ranghi dell’Esercito Popolare”.
E aggiunge: “Se possiamo trovare un accordo, potremmo avere divertimento causando un sacco di guai per Bruxelles”.
Divertirsi causando un sacco di guai a Bruxelles? Possiamo quindi stare tranquilli?
Siamo sicuri che sia tutto così tranquillo, pacifico e divertente con un po’ di libertà di voto – a condire il tutto – sulla base di interessi nazionali?
Personalmente ho provato un po’ di paura; un comico e un teorico delle indipendenze nazionali che si accordano per un “matrimonio di vantaggio”.
Dopo averlo votato alle europee credo di percepire, ahi me in ritardo, le stesse sensazioni che, forse, avranno provato quei 2 milioni e 800 mila cittadini suoi elettori alle politiche ma che, per le sue scorribande elettorali a colpi di #vinciamonoi, hanno deciso di non rivotarlo alle europee. Ci sono arrivato in ritardo.
In pratica, anche Grillo pone al centro del suo ragionamento il “principio della libertà”.
Principio secondo cui l’uomo non può essere un mero strumento, ma un autonomo centro di vita e la sua Nazione il luogo dove radicarsi. Detta così chi non sarebbe d’accordo? Libertà di voto e indipendenza da qualunque visione concordata, dunque ognuno secondo i propri interessi nazionali, quando non di partito.
L’indipendenza nazionale e l’Europa della patrie
Altiero Spinelli, Roma 1908-1986
Bisognerebbe però ricordarechel’idea di un eguale diritto di tutte le nazioni ad organizzarsi in Stati sovrani indipendenti, se da un lato è stata, in momenti specifici della storia, “lievito di progresso” che ha permesso di “estendere alle popolazioni più arretrate le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più civili, essa portava però in sé i germi dell’imperialismo capitalista che la generazione passata ha visto ingigantire sino alla formazione degli Stati totalitari e allo scatenarsi delle guerre mondiali”.
Altiero spinelli ed Ernesto Rossi – con il loro manifesto di Ventotene scritto durante il confino nel 1941 – ci ricordano ancora oggi che “la crisi della civiltà moderna” cominciò proprio così.
Fu così infatti che,
“La nazione non era più considerata come lo storico prodotto della convivenza di uomini”, ma presto divenne invece “un’entità divina”, “un organismo” che doveva “pensare alla propria esistenza e al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri potevano risentire”.
E per questo scrivevano che “lo Stato, da tutelatore della libertà dei cittadini” si era trasformato in “padrone di sudditi”.
Anche oggi come allora – magari con l’aiuto della rete ad amplificare le idee del capo – si vorrebbe affermare “l’eguale diritto di tutti i cittadini alla formazione della volontà dello Stato” mettendo pericolosamente in discussione, ancora una volta, la democrazia parlamentare della rappresentanza.
La Resistenza italiana di Renato Guttuso
Nell’ottica dell’indipendenze nazionali, è ovvio che uno Stato tanto più sarà uno Stato forte quanto più avrà voglia di espandersi, di consumare territorio vitale e risorse ambientali, senza curarsi del danno arrecato agli altri Stati e alla comunità della specie umana.
Oggi invece abbiamo Nigel Farage e Beppe Grillo che, anche a colpa di una Europa federale mai realizzata, inneggiano alle indipendenze nazionali. Dall’altro lato Jean Marie Le Pen con Matteo Salvini.
Bisognerebbe rileggerlo attentamente quel manifesto di Ventotene. Anche oggi possiamo dire che “il potere si consegue e si mantiene non semplicemente con la furberia, ma con la capacità di rispondere in modo organico è vitale alla necessità delle società moderna”.
Dovremmo convincerci che il vero problema dell’Europa rimane ancora “la definitiva abolizione della sua divisione in Stati nazionali sovrani”.
È stata realizzata la comunità economica, abbiamo una moneta unica, abbiamo trattati e patti fiscali, ma non abbiamo ancora realizzato il sogno federalista degli stati uniti d’Europa: un’Europa dei cittadini, con un esercito comune, una politica estera comune e, magari, un presidente eletto che possa nominare dei ministri con competenze concrete. E con diritti umani inviolabili comuni.
Ernesto Rossi, Caserta 1897 – Roma 1986
Nel 1941 Ernesto Rossi e Altiero Spinelli notavano come già fosse “dimostrata l’inutilità, anzi la dannosità di organismi sul tipo della Società delle Nazioni (cui pure Grillo evoca oggi quando parla di tutele di diritti umani e di ambiente) che pretendeva di garantire un diritto internazionale senza però avere una forza militare capace di imporre le sue decisioni e rispettando la sovranità assoluta degli Stati partecipanti. Assurdo è risultato” – scrivono ancora nel manifesto per un’Europa libera e unita – “il principio del non intervento, secondo il quale ogni popolo dovrebbe essere lasciato libero di darsi il governo dispotico che meglio crede, quasi che la costituzione interna di ogni singolo Stato non costituisse un interesse vitale per tutti gli altri paesi europei”.
Sì, credo che dovremmo proprio rileggerlo attentamente quel manifesto di Ventotene. Un documento che deve essere conosciuto soprattutto a chi si vuole occupare di Europa.
La federazione europea anche oggi sarebbe
L’ “Unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possono svolgere su una base di pacifica cooperazione in attesa di un più lontano avvenire in cui – scrivevano già nel 41 Rossi e Spinelli – diventi impossibile l’unità politica dell’intero globo”.
Palazzo Altiero Spinelli, sede del Parlamento europeo a Bruxelles
Problemi come quelli ambientali, problemi come quelli del lavoro, dell’immigrazione non possono certo essere affrontati dai singoli Stati nazionali, indipendentemente da interessi comuni alla specie umana, neanche solo all’Europa. Mentre Gaia, il nostro martoriato pianeta, avrebbe bisogno di soluzioni globali, Beppe nazionale si allea con Nigel Farage e il partito dell’indipendenza del Regno Unito. Comico, per non dire tragico.
Credo che anche oggi,
“La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale” – non certo oggi nuovissima – “linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico cioè la conquista del potere politico nazionale – e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo, e risorgere le vecchie assurdità – e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale”.
Personalmente sono fermamente convinto che ancora sia così.
Possiamo pensare di governare fenomeni come i cambiamenti climatici e disastri ambientali globali con l’indipendenza nazionale? Con il diritto di ciascun popolo a fare come meglio crede in materia di diritti umani come vivere in un ambiente salubre?
Di cosa parliamo quando, nel presentare programma dell’EFD, Grillo scrive che, “accettando di far propri i principi di indipendenza nazionale, nei suoi procedimenti, il Gruppo rispetta la libertà delle sue delegazioni e deputati di votare come meglio credono”.
L’assenza di una visione di gruppo, di un’idea comune, è sicuramente limitante.
Come possiamo occuparci di immigrazione e di flussi migratori? Con le indipendenze nazionali che neanche il Dalai Lama chiede più per il Tibet?
Pannella, i Radicali e lo scontro tra Stato di Diritto, Diritti Umani e la Ragion di Stato in Italia
Anche oggi servirebbe portare a compimento quegli Stati uniti d’Europa immaginati da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, perché ancor oggi necessari – insieme agli stati uniti di Cina e Africa – “alla costruzione di un organismo mondiale” delle democrazie che superi, appunto, il concetto di diritto di veto e del principio di “non intervento”, quando diritti umani considerati inviolabili vengono invece violati proprio dagli Stati nazionali.
Vorrei ricordare a Beppe Grillo, si volesse occupare davvero di diritti umani, quanto diceva sant’Agostino: I regimi politici non rispettano la legge che si sono dati e diventano magna latrocinia.
L’Italia, anche grazie all’indifferenza del Movimento 5 Stelle e del populismo dei suoi leader, continua a rimanere un Paese canaglia, pregiudicato da trent’anni davanti alla Cote Europea, per violazione dei Diritti Umani sanciti nella convenzione e nella nostra stessa Carta costituzionale. Un Paese in cui il ladrocinio del diritto è diventato una prassi.
Lo scorso 28 maggio è scaduto l’out-out datoci dall’Europa per metterci in regola. Ma noi siamo oltre Hitler. Cosa vuoi che sia una condanna per tortura?
L’Italia non si accorge delle sue Shoah. In questo paese si continuano a massacrare leggi, si continuano a violare diritti umani inviolabili, e non si smette neanche quando tutto ciò viene sottolineato direttamente dal Presidente della Repubblica come obbligo giuridico. Non come un qualunque dovere morale, ma come un obbligo giuridico.
Da militante del Partito Radicale Nonviolento, devo confessarlo, ho avuto un po’ di simpatie non tanto per il Beppe nazionale, ma per i cittadini del movimento perché volevo – in qualche modo – dare un voto utile ad abolire la casta, un voto contro la partitocrazia. L’ho fatto e, lo scorso 25 maggio, quando i Radicali per scelta hanno deciso di non candidarsi perché ritenevano e ritengono illegali e non democratiche queste elezioni. Ho dato fiducia alla cittadina Laura Ferrara, cosentina e avvocato tra i 17 dei 5 stelle eletti a Bruxelles, ma me ne sono pentito; e proprio in virtù di quel principio della libertà di scegliere, scelgo candidamente di abbandonare anche soltanto l’idea che un movimento neo-reazionario, così come si va oggi configurandosi quello dei pentastellati, sull’onda populista possa servire a migliorare le sorti di questo sfortunato Paese.
Paolo di Tarso
Spes contra spem: contro queste piccole speranze di cambiamento e contro la perdita di ogni speranza, la Speranza vera, quella con la “S” maiuscola, oggi, è più in Pietro che in Cesare, oltreché ovviamente nella continuità dei padri con i figli.
Come sottolinea Marco Pannella da più tempo, abbiamo il Presidente del Consiglio che, su carceri e giustizia, rappresenta ufficialmente una posizione anti CEDU e, soprattutto, contro quel messaggio del Presidente della Repubblica, atto formale fatto anche quale massimo magistrato della Repubblica in termini di diritto.
Volesse Grillo occuparsi di diritti umani in Europa, potrebbe ricordasi delle sistematiche violazioni dell’articolo 3 e dell’articolo 6 della Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo e chiedere al suo movimento di rispettarli collaborando varare subito un provvedimento di amnistia e indulto. Non come atto di clemenza, ma come obbligo per lo Stato di diritto.
Per dirla alla Pannella, in questo triste panorama di comportamenti sovversivi contro le massime giurisdizioni europee e nazionali, ci si può aspettare più da questo Papa, il Papa che ha voluto assumere il nome di Francesco e che, in un batter d’occhio, ha abolito il reato di tortura e l’ergastolo dal diritto canonico. Noi, invece, proseguiamo nel violare l’articolo tre della CEDU: tortura!
Tradotto, Spes contra spem, significa “Speranza contro la speranza”. Marco Pannella, che in digiuno prosegue a dare lui corpo alla speranza, manda un messaggio al Papa e gli chiede come poterlo aiutare ad essere speranza:
«Si, in effetti non voglio parlare d’altro, ma nel contesto anche interno nostro, sicuramente sono alieno o comunque oggi pongo un problema di altro. A me pare, continua Pannella, che altri da me potrebbero subito dirci: dove viene fuori quella cosa … spes contra spem? Dov’è?»
I compagni della direzione del Partito Radicale sempre meno capiscono dove Marco voglia andare a parare. In effetti, la citazione che, con un messaggio di 25 minuti, Marco Pannella direttamente rivolge non solo a Papa Francesco ma anche al Presidente Napolitano è di un passaggio della Lettera inviata ai Romani da Paolo di Tarso, l’apostolo che, in riferimento all’atteggiamento di fede di Abramo, scrisse che:
“Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. (San Paolo, Lettera ai Romani, 4,18)”.
Spes contra spem, sono pure le parole che usò Giorgio La Pira manifestando nei confronti di Giovanni XXIII la speranza che si potesse aprire un futuro di pace.
Oggi, secondo Wikipedia, la locuzione è utilizzata per descrivere l’atteggiamento di chi coltiva una fede incrollabile in un futuro migliore, e non abbandona l’aspettativa, anche quando le circostanze concrete sono così avverse da indurre a credere, al contrario, alla perdita di ogni speranza.
Quella speranza che, sempre di più, Marco ripone nel Pietro d’Oltre Tevere piuttosto che nel Cesare delle catacombe.
“Me lo sono sognato? A quale testo ci riferiamo? Nessuno?” – domanda. “Nada? Volevo questo aiuto”, dice.
Marco ridacchia un po’ e rincara la dose:
« Dunque, Spes contra spem, e oggi abbiamo la spem contra spes. Bisogna aiutare Papa Francesco – esclama – a riflettere un tanto su questo. Tutto qua. ».
Poi continua:
« Allora, non è uno scandalo che forse questa è l’unica sede nella quale” – prosegue con un po’ d’ironia – “viene sollevato “chisto” piccolo problema, quasi lessicale, all’interno di chi può avere un ripiegamento quasi chierica, clericale, nel leggere le cose del mondo. Non è il caso che questo da’ la misura. Io ridico oggi che sto lottando ma dovrei dire, credo da anni, con altri, con un richiamo quasi quotidiano, quasi sommesso, quasi – altri direbbero – da biascicamento da preghiera, “spes contra spem”. E qua c’avemo tante spem, una follia di spem che viene fuori, ognuna, contra spes. Fermati spes, c’è quest’altra cosa. Guadagniamo un poco di tempo. … Poi non mettiamo nel conto che il divieto del dibattito, del dibattito civile, del dibattito della specie umana abitante sul territorio italianofono. Sta roba – dice Pannella – manco viene fuori un momentino. La spes qual’era? Qual’è quella di riferimento possibile? Magari è quella che in modo diverso nelle varie epoche, nei vari momenti, se ha voce specifica ha voce. Ha voce se può essere ascoltata. E a voce a che punto siamo? Devo dire che la spes, lo sto sottolineando perché sembrerebbe utile, oggi rispetto a vent’anni fa, mo c’abbiamo che quasi tutti gli “importanti”, quasi tutti, sembrano adesso loro avere il tempo di scrivere bene, di pubblicare, quello che, come nostra singolarità animale quasi, come nostra singolarità storica siamo andati scrivendo con le nostre vite, con le nostre parole. Con i nostri morti, con i nostri viventi, con i nostri compresenti.
Ma vorrei proprio dire: di che cazzo di Spes altrimenti ci si dovrebbe occupare in questo momento anche secondo le Parole, con la P maiuscola, anche le Parole di chi parla in nome della religiosità laica, statuale, cesarista. Sembra quasi che sono cose che mi vengono di notte. Poi l’Osservatore Romano, ma poi io insisto, l’altro giorno anche con il carissimo Fausto (Bertinotti, ndr), in fondo mentre gli dicevo: senti, ma sto problema della classe … della “classe”. La classe, quella vera, quella tua, quella vostra, la classe, dove se n’è iuta?
Però, tu sei qui (dicevo a Bertinotti, ndr), perché sai che noi siamo riusciti a essere e a esprimere classe, proprio noi, la classe quella dei comunisti, quella dei marxiani, quella dei marxisti, quella dei marxologi, e sempre più siamo questo. Tant’è vero che sembrerebbe quasi che parlando e rivolgendoci a Fausto, visto che sono appunto … in quel momento sto pensando, invece di parlare, che so’ io, con Padre Lombardi, per non dire con Papa Francesco e, nella mia furbizia, gli faccio quel discorso della classe, tale e quale, traducibile e che è la gente.
Che è quello che io ricordo continuamente abbiamo vissuto, non sappiamo per quale merito, il carattere di essere i più comuni!Le più bestie comuni, rispetto a tutte le altre che cerano. E, nell’esser comune la gente, con quella specie, su quel territorio, con quel linguaggio, ci riconoscono, ci riconoscevano. Insisto: che si parli con Fausto, o si parli qui dentro, il problema della forza comune della parola che è quanto sempre viene sottovalutato perché c’è il terrore: mamma mia, quanti di noi ci cadono? Il regime ?La scusa, il nome di cui abbiamo bisogno per evocare le nostre inefficienze, le nostre debolezze. Il regime, il male. Il diavolo. E via dicendo. Beh, sappiamo che la storia sta dicendo non proprio questo. Se è evero come è vero che il problema si pone, lo pongo all’ottimo Presidente (della Repubblica, ndr): è vero che il comunicato, contrariamente a quello che si pensa, il comunicato che fanno è sempre “burocratico”, anzi, proprio perché è falso, appunto, quando è burocratico si possono poi fare degli esempi di quando, sei mesi prima di morire, uno dei personaggi più influenti nel Quirinale, sei mesi prima di … (morire, ndr), lui riuscì anche come tornò a riuscire durante le settimane delle riunioni al Senato grazie a Schifani, riuscirono a venir fuori già segnali importanti sul fatto che, anche a livello formale, ci si apprestava a definire “obblighi” … come s’è trovato poveretto?
Li ha definiti obblighi, lui stesso come linguaggio, parla del sovraffollamento. Ma che stronzata! Che improprietà. Qual’è il problema sul quale tu stai intervenendo? Sul sovraffollamento. Sei a livello del grande Zaia, che me pare che proprio in queste ore va dicendo non so quali altre belle stronzate leghiste a proposito di problemi della gente veneta e di tutta l’Italia. Risponde a livello del termine affollamento. Ma che affollamento. Il problema se c’è l’affollamento non è che bisogna vuotare, bisogna accrescere il numero delle carceri.
L’ha detto ieri il grande Zaia. Noi però, appunto, ci troviamo adesso in questa situazione. Io sono convinto che se avessi parlato in un contesto che poteva comportare qualche centinaia di migliaia di famiglie, quindi qualche milione di ascoltatori, poteva succedere un bel casino domani. Com’è la cosa? La speranza… spes contra spem. Quale? Spes oggi la scrivono i presidenti della Repubblica, gran parte de li cardinali quando scrivono, vogliono scrivere, perfino gli intellettuali di sinistra indipendente o non so come capperi si chiami. La si sente dire anche da Cozza, o come si chiama… Crozza, scusate. Ma il problema è questo, il vero problema è più semplice, che non può dirsi. Perché se dico, com’è quella cosa? Spes contra spem, subito … tutti contro. Eppure, lo dico con amore. Lo dico con amore a Papa Francesco: credo che tu sai che questo è il dovere che sto esercitando, quindi l’umiltà di qualcuno che vuole sperare di potere aiutare con te la Spes contra la spem che sta trionfando. Per il momento finisco qua. Scusateci. Sicuramente è molto poco, ma questo è il senso della nostra lotta e, infatti, ormai la cosa è quasi divertente. E orami, se non ci sta attento lo stesso Presidente, se continua a parlare dell’affollamento che non centra un cazzo. Con quello che lui dice (nel messaggio alle Camere, ndr), non centra una fava. È l’epifenomeno, ipofenomeno. L’abbiamo previsto, per scongiurarlo, e di conseguenza urge a livello lessicale: affollamento. Come fai? (Punta il dito verso la camera, Pannella per riferirsi al Presidente) Tu hai parlato di quegli obblighi, e non trovi lessicalmente il modo di evocare quelle urgenze e quegli obblighi ai quali tu stai dando Parola? Tu Presidente e tu Papa. Per il momento dico: questo è il punto in cui siamo per cui il vero problema è che nelle ultime quarantotto ore, sono sicuro, aumenta la forza di quello che noi avevamo già individuato. Volete vedere che sono riusciti, sarebbero riusciti, negli ultimi giorni, a ridurre direi a sotto zero il tempo in cui qualcuno ha potuto ascoltarmi. Proprio diminuito. Come se fa a diminuì ancora? Non parliamo di Emma. Non parliamo di tutti quanti. Ma in una situazione nella quale non viene il dubbio, perché proprio siamo quasi a una caricatura degli anni ’30, 1920, ’30, ’40.
Nel senso che si ripete in modo quasi grottesco, quasi una satira: le posizioni che storicamente sono state vincenti, quelle, oggi sono quelle ufficiali della storia istituzionale. Con un però. Per tutti i media italiani, ma parlo soprattutto quindi l’audiovisivo, tutti quelli italianofoni, cazzo: è come se fossero gli editori unanimi, d’accordo alla lettera: ci deve andare il 35% di Grillo, ci deve andare il 35% di quello là, come se chiama, de Renzi, ci deve andare il 35% di quello che resta. Che è appunto, a ri-ciccia. Ed è fatto, e su questo non si accettano, come dire, eccezioni.
E c’è qualcuno di quelli un po’ più strutturalisti di noi, socio-economici eccetera. Uno che dice: ma come cazzo è possibile che, tutti quelli che sono gli editori di sta roba, sono tutti assolutamente d’accordo a tal punto che rischiano di essere contro producenti.
Perché se vai a una (trasmissione, ndr), vai all’altra delle case editrici, hai esattamente il rischio che lo stesso eccesso. A tutte le ore li vedi: quello là in quel modo, quell’altro nell’altro modo, e quell’altro ancora a fare il … e poi anche questa uniformità di linguaggio, di lessico, nello scegliere – giorno dopo giorno – le cose che possono essere più attuali. Questa è una considerazione.
E come mai, quindi, il fatto benedetto che il nostro contributo al “conoscere”, davvero, continua a essere un riflesso loro, quasi ormai giustificato. Non bisogna toccare la comunicazione come è andata negli ultimi cinquant’anni. Guai, perché se poi si permette, si consente di ascoltare un po’ di più per qualche giorno quelli lì, succede un casino che non ci si può permettere. Come, appunto, rispetto al popolo cattolico, al popolo comunista, al popolo, diciamo, qualunquista: guai tornare a questi. L’unico problema che non se pote (parlare, ndr), e quindi far vivere in realtà quello che sto evocando: invece di un migliaio di persone, di una cosa, avere una propria manifestazione, diciamo del potere, che è di stampo sconosciuto. Cioè, ci sono delle cose che non possono essere permesse e, semmai, quindi, da trattare con gli esorcisti. Che è quello che sempre di più vediamo attorno: c’è quasi l’esorcismo nei confronti del conoscere, un po’ più, quello che accade e viene proposto. Cioè una realtà nella quale da vent’anni, non è un caso, non credo che ci sia stato un solo dibattito, lo ripeto, uno solo, conoscitivo sulla nonviolenza. Perché se tu dici a dieci milioni di persone quello che noi diciamo a cinquecentomila, sono convinto che lì, quei dieci milioni, impazzano di ragionevolezza, di conoscenza, di rinnovamento. E questo deve essere impedito. Questo lo si sta impedendo. Però, puttana Eva, adesso voglio vedé se quella cara Eva alla quale devo che me da’ delle mele in questi giorni. … Ma si può andare oltre … le mele, Mele. Con le quali questi giorni ho trovato un sistema che bevo e faccio lo sciopero della sete. Invece dei cappuccini ho messo a regime le mele di Eva. Va bene? E sorridendo su questo, però torno a dire: non è possibile. Papa, se te posso aiutà? Nun è possibileeeee! Non è possibile che, semplicemente questa storia che evoco, che è vostra, che è tua e noi dobbiamo vivercela senza consapevolezze, sulla fede, sulla speranza, speranza: Spes contra spem. Oggi c’è spem, spem, spem … spemerda. Costantemente, al posto della singolarità scandalosa, gioiosa, e commovente della Spes contro spem, nella politica.
Oggi qui, noi vogliamo dare corpo, aiutarti a dare corpo e parola a te e a Fausto Bertinotti, per la Classe, per l’Umanità, dare forza a questa generazione di essere una generazione saggia. Come dicevamo della terza generazione di liberali. L’Unità che a noi interessa non è quella di generazione che viene non si sa come, ma l’Unità che viene da padre e madre in figli e che, a questo punto, è quella che riesce ad avere i tempi dei valori, i tempi della speranza, i tempi della scienza. Sarà poco, ma a me me pare che è quello che sta succedendo. »
L’importante opera di verità che sta emergendo, grazie alle iniziative del Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo, in ordine alla gestione da parte del Procuratore Capo di Milano Bruti Liberati delle notizie di reato che giungono a quella Procura, ha disvelato una vicenda che a tutt’oggi non ha ricevuto gli onori delle cronache.
È quanto afferma Marco Pannella, in una nota diramata ieri pomeriggio alle agenzie.
Robledo, per quanto riportato dal sito de Il Fatto, ha denunciato al CSM anche una vicenda che ci riguarda, o meglio che riguarda il Paese e la legalità delle Istituzioni. Robledo, difatti, che ha istruito il procedimento per le firme false di Formigoni in occasione delle elezioni regionali del 2010, ha segnalato al CSM, tra l’altro, che Bruti Liberati tentò di indurlo a non iscrivere subito nel registro degli indagati l’allora Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, nonostante, per effetto delle dichiarazioni rese da Clotilde Strada, emergessero chiari elementi a suo carico quale organizzatore dell’opera di falsificazione delle firme del listino di Formigoni.
Robledo, apprendo dai documenti pubblicati da Il Fatto, racconta al CSM come Bruti Liberati fosse preoccupato delle sorti del Pdl lombardo e a seguire rivela la reazione scomposta del Procuratore Capoi quando quest’ultimo apprese che Robledo, iscrivendo Podestà nel registro delle notizie di reato, aveva disatteso la sua indicazione.
Bruti Liberati, però è anche colui che, all’epoca Procuratore Aggiunto, venne investito della prima denuncia depositata, a 24 ore dal deposito delle firme, da Cappato e Lipparini e relativa, appunto, alle firme del Listino di Formigoni.
L’Aggiunto Bruti Liberati richiese l’archiviazione di quella denuncia a circa 24 ore dalla sua ricezione e senza svolgere alcun tipo di indagine.
Solo la testardaggine dei Radicali fece si che il caso fosse riaperto, con il deposito di una ulteriore denuncia corredata da una inequivocabile perizia.
Questa denuncia finì a Robledo, essendo Bruti Liberati nel frattempo divenuto Procuratore Capo col voto unanime – centrosinistra e centrodestra uniti – del CSM, e la sorte fu diversa dall’archiviazione, anche per Podestà, nonostante le pressioni di Bruti Liberati denunciate da Robledo al CSM.
La lettura congiunta di questi due fatti mi impone il dovere di devolvere alla magistratura di Brescia l’approfondimento e la valutazione delle condotte dell’attuale Procuratore Capo di Milano. Cosa che farò nelle prossime ore, insieme a Marco Cappato, avendo incaricato l’avv. Giuseppe Rossodivita di predisporre l’atto.
L’associazione Diritti Umani Parte Integrante, la CGIL Catanzaro-Lamezia e l’Osservatorio sulle politiche di genere e pari opportunità, in occasione della giornata internazionale di lotta all’omo-transfobia, organizza un incontro pubblico dal titolo:
Dall’omo-transfobia alle discriminazioni multiple: nuove strategie di contrasto.
Sala degli affreschi di Palazzo Nicotera – biblioteca comunale – Lamezia Terme
Piazza Tommaso Campanella, Nicastro
sabato 17 maggio, ore 9:30-13:00
Saluto del Sindaco di Lamezia Terme, Gianni SPERANZA e dell’Assessore Rosario Piccioni con deleghe a Lavori Pubblici, Politiche giovanili, Sport, Progetto Parchi Urbani
Federico Cerminara
Segretario dell’Associazione Diritti Umani parte integrante
La matrice culturale, etica e disvaloriale dell’omo-transfobia: il Panopticon, meccanismo di controllo sociale, luogo di patriarcato e razzismo
Giovanna Vingelli
Femminista e sociologa, Direttora del Centro di Women’s Studies “Milly Villa” – Unical, Arcavacata
Violenza di genere. Tra vecchi pregiudizi e presunte libertà
Rita Barbuto
Direttrice dell’Associazione Disabled People’s International Italia onlus
Discriminazione e persone con disabilità
Susanna Porco
Presidente dell’Associazione No Profit “Giancarlo Mazzeo”
Sanità dell’anima e salute del corpo
Rita Tulelli
Presidente dell’Associazione Universo Minori
Come prevenire e curare il bullismo in una società omofoba
Marco Marchese
Responsabile dell’Osservatorio sulle politiche di genere e pari opportunità
Parliamo di alcuni casi
Riccardo Cristiano
Presidente di Liberi Tv
La comunicazione senza pregiudizi
Giuseppe Valentino
Segretario Generale della CGIL Catanzaro-Lamezia
Il lavoro del sindacato contro le discriminazioni
Marco Marchese
Presidente dell’Associazione Diritti Umani parte integrante
conclusioni
“La necessità di promuovere tale iniziativa”, – scrivono gli organizzatori – “parte dalla considerazione che le strategie di lotta contro le discriminazioni, attuate secondo una logica di segmentazione, a compartimenti stagni, non hanno prodotto grandi risultati. L’obiettivo che si propone questo primo convegno, è quella di favorire strategie contro le discriminazioni multiple (orientamento sessuale, identità di genere, orientamento religioso, disabilità, condizione sociale, origine etnica, ecc.) attraverso un’azione sinergica con quelle realtà associative che ne condividono le finalità, e che riconoscono nel razzismo e nel patriarcato le radici storiche e culturali delle discriminazioni multiple, il tutto attraverso un’azione di sensibilizzazione di movimenti, partiti, enti, persone singole. Ciò al fine di favorire non solo il dialogo fra tutti gli attori sociali, ma il superamento effettivo delle barriere fisiche e dei limiti culturali e ideologici che impediscono a tutte le persone l’accesso vero alle pari opportunità. Questo diventa un momento per fare rete con altre realtà associative, movimenti, partiti, enti e significa prima di tutto condividere le istanze di chi è diverso tra i diversi riconoscendo quindi tale diversità come varietà umana. L’auspicio è quello di porre le basi per costruire la “Casa dei diritti”, un luogo che ci proponiamo di far prendere forma in quegli enti di prossimità dei cittadini e cioè Comuni, Province (e loro trasformazioni) e Regioni, che intenderanno abbracciare questa impostazione. La “Casa dei diritti” diventa un laboratorio per dare attuazione ai principi costituzionali di libertà, uguaglianza e pari opportunità; secondo un rigoroso principio di laicità, che non esclude il diritto alla libertà di culto, ma lo circoscrive in un ambito privato, ben lontano da una dimensione pubblica di interferenza e allo stesso tempo una spazio di tutela, appunto, dalle discriminazioni multiple.
Marco Pannella, 25/12/2013, III marcia per l’amnistia
Una delegazione del Partito Radicale guidata da Marco Pannella, con Rita Bernardini e Maurizio Turco, è stata ricevuta da Giorgio Napolitano, ma per colpa di un’informazione disattenta l’Italia del regime non se ne può accorgere.
“Il Parlamento è sovversivo, ha un atteggiamento di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali”.
A dare la notizia è lo stesso Marco Pannella durante una conferenza stampa tenuta nella sede del partito radicale subito dopo l’incontro.
“Il Presidente ci ha incontrato”, dice Pannella, “riproporre gli interisti della presa di posizione che grazie a Giuseppe Rossodivita, e io con lui, abbiamo proposto come diffida formale dell’ordinamento italiano e, adesso, successivamente, anche come denuncia formale che potremmo già definire quello che noi riteniamo, in termini strettamente tecnici, il regime italiano in questo momento stia opponendo formalmente, in modo naturale visto che il crimine è naturale in uno stato e da sessant’anni e antidemocratico, contesta e cerca di sabotare l’esercizio ex cattedra dei massimi poteri e delle massime responsabilità magistrali del nostro Paese, fra i quali quelli, appunto, del Presidente della Repubblica. E, invece, fra gli uni, gli altri e gli altri, ormai è chiaro che c’è questo comportamento tecnicamente, lo ripeto, sovversivo e di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili di legalità da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali per, appunto, riuscire a tornare in un paese nel quale si affermino diritto e nonviolenza, democrazie e non antidemocrazia violenta di stampo come potevano essere gli stampi nazisti, fascisti e perché no stalinisti anche”.
Quando puoi Alessio Falconio gli chiede esplicitamente “che tipo di interlocuzione” ci sia stata con il presidente della Repubblica, Marco Pannella risponde:
“Devo dire che ci conosciamo abbastanza a partire da antiche riflessioni, di antiche scelte, di antiche diversità, oggi credo che davvero, per esempio, su questa nostra proposta di dare corpo, a livello tecnico, ha un comportamento patologico del regime italiano che tende a distruggere rapidissimamente tutto quello che, a livello massimo delle massime magistrature non solo italiane ma anche europei e forse anche internazionali, noi siamo oggi, qui, incaricati di difendere, mentre invece altrimenti lo stanno travolgendo col ritmo del calcio balilla che caro al nostro presidente del consiglio”
Trascrizione a cura di Giuseppe Candido
A questo link la conferenza stampa di Marco Pannella al termine dell’incontro col Presidente
Nel 2011 il governo Berlusconi fu vittima di un complotto internazionale. Lo nota stamane Paolo Mastrolilli, inviato a New York per La Stampa con l’articolo intitolato “chiesero a Obama di far cadere Berlusconi”.
Nella mail fatta circolare dal responsabile Internet di Forza Italia.
Anche l’ex segretario del Tesoro americano, Timothy Geithner conferma l’ipotesi non infondata viste le considerazioni che anche Friedman ha fatto sul come andò lo spread
Nel suo libro di memorie, ‘Stress test’, Geithner adesso rivela:
“Ad un certo punto, in quell’autunno, alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i presti dell’Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato.
Parlammo al presidente Obama di questo invito sorprendente, ma non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello. ‘Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani’, io dissi.”.
In realtà, come notano nel partito di Berlusconi, :
Questa è l’ultima di una serie di conferme, venute alla luce in questi mesi.
Nel Paese più cattolico del mondo, nel 1974, i Radicali conquistarono la prima grande vittoria laica in Italia. Ne seguì un’epoca di battaglie e vittorie straodinarie. Il video propone immagini dal documentari “Lo scandalo initegrabile” e “Il furto dei referendum, un golpe italiano”, prodotti da Radio Radicale. Con Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, Adriano Sofri e Massimo D’Alema.
Il contenuto video è reso disponibile su YouTube da RadioRadicale.it
Di seguito il link una sintesi di Pannella del 1 maggio 2013 sui fatti del 12 maggio 1977 quando morì a Ponte Garibaldi, Giorgiana Masi
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