Un avvio d’anno scolastico altrettanto “scoppiettante”. In sit in davanti al provveditorato di Cosenza erano oltre 450 i precari che quest’anno, nella sola provincia cosentina, non hanno visto rinnovato il loro incarico a tempo determinato. Ma a rischio c’è anche l’esistenza stessa di molte scuole di piccoli comuni che sono state accorpate. E mentre le scuole si preparano a riaprire i battenti, l’assessore regionale all’istruzione, Domenico Cersosimo, ha lanciato l’allarme per le scuole e i precari della scuola calabrese che i tagli conseguenti la riforma Gelmini mettono a rischio.
Gli otto miliardi di euro tagliati al comparto scuola comporteranno, in Italia nel triennio 2010 – 2012, la perdita di 131.000 posti di lavoro dei quali 55.000 docenti e il resto personale tecnico amministrativo. In Calabria dove attualmente sono 94.000 gli studenti delle scuole primarie e 115.000 quelli delle scuole secondarie, fra otto anni ci saranno 20.000 studenti in meno. “Si calcola, ha spiegato Cersosimo ai microfoni di Orazio Cipriano, che circa 3.500 persone abbandoneranno la scuola italiana, i c.d. precari, molti professori e molto personale ata (tecnico amministrativo), questo è una delle conseguenze più disastrose che poteva succedere per noi (calabresi ndr). Perché non solo si colpiscono lavoratori ma si colpisce un nervo vitale di una società che è la scuola”. E ancora: “Una stagione abbastanza calda. Dobbiamo spingere tutti affinché il governo (centrale ndr) abbia un ripensamento. Chiudere scuole, aumentare moltissimo gli alunni per classe è un modo per legarci come futuro. E noi abbiamo bisogno di futuro vero, sostanziale. E quindi chiederemo tutti insieme al governo un ripensamento su questo. D’altronde noi, continua Cersosimo, non staremo con le mani in mano: abbiamo preparato un grande progetto per le scuole calabresi che si chiama “più scuola” e dove, attraverso progetti di formazione didattica e di miglioramento … tenteremo di poterli utilizzare da questo bacino…”. Poi l’altra domanda del cronista interrompe Cersosimo: Un ruolo estremamente attivo, quello della Regione, in questo campo? E Cersosimo specifica: “Molto attivo. E’ da molti anni che facciamo una politica scolastica molto densa, con molti finanziamenti pubblici. Lo scorso hanno, prosegue Cersosimo, abbiamo investito nella scuola 100 milioni di euro. Quest’anno ne impiegheremo circa 130”.
Tutto qui? Il problema della scuola Calabrese è solo quello relativo ai precari e della mano pubblica regionale tesa a salvarli dal disastro Gelmini con qualche corso di formazione e una politica “molto densa”? Non credo, c’è di più. Ci sono le disfunzioni che vanno corrette, ci vuole una riforma che premi qualità e merito. Non si può pretendere di lasciare tutto così com’è. Ma, se riforma deve essere, è necessario che ci sia un progetto.
Per capire che la scuola pubblica sia un fondamento – baluardo democratico – delle nostre istituzioni repubblicane che oggi merita la nostra difesa è utile forse rileggere le pagine della nostra storia. Nel discorso pronunciato – nel febbraio del ’50 – al III Congresso dell’associazione a difesa della scuola nazionale, Piero Calamandrei chiede agli intervenuti: “siete sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l’art. 7?” . “Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà…”
Sebbene vi fossero, allora come oggi, anche i problemi legati alla difesa di una scuola laica nazionale, l’emergenza vera era, ed è ancor oggi, quella di tipo democratico. Altro che dialetto nelle classi e recupero delle tradizioni. I tagli del ministro Gelmini ormai in vigore di legge vanno nella direzione di smantellare la scuola nazionale, pubblica, così come intesa dalla nostra Carta costituzionale.
Il tanto discusso maestro unico tuttologo che trova però eminenti sostenitori ed altrettanto importanti oppositori dovrà pure parlare dialetto?. Spariscono pluralità dell’insegnamento e le compresenze che sono state le uniche in grado di garantire la reale individualizzazione degli apprendimenti e il recupero dei bambini in ritardo ma non in condizione di handicap grave da richiedere un insegnante di sostegno. Però si risparmiano 450 stipendi in un anno solo nella provincia di Cosenza.
Generalmente, quando si parla di organi costituzionali, viene facile pensare al Parlamento, alla Camera dei deputati, al Senato, al presidente della Repubblica, alla Magistratura. Ma fra questi organi vi è anche la Scuola, che tra l’altro è un organo vitale della democrazia, per come noi concepiamo questo termine. Nel suo discorso Calamandrei afferma che “se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue”.
Il midollo delle istituzioni appunto, al quale oggi si da un duro attacco non riformando con un progetto ma con la forbice dei tagli in finanziaria.
E’ strano però che a fare tutto ciò sia proprio un governo Berlusconi che, quando aveva governato dal 2001 al 2006, con la sua riforma della scuola aveva avuto, come principio ispiratore della riforma Moratti, “la Scuola si misura” di Claparéde eminente pedagogista della scuola svizzera. Ora no, si è deciso che c’è la crisi e c’è il maestro unico per stringere la cinghia.




