#LaBuonaScuola … che non vorrei

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di Giuseppe Candido

Con lo slogan “professori scelti dei presidi” e “soldi a chi merita”, durante il Consiglio dei Ministri giovedì 12 marzo e relativa conferenza stampa, “la buona scuola” di Renzi ha finalmente visto la “luce” in un disegno di legge. Dopo aver posto in consultazione online un documento di 136 pagine per oltre due mesi, e dopo aver rinunciato a varare la riforma per decreto legge con procedura d’urgenza, adesso il disegno di legge varato dal Consiglio dei Ministri che dovrà essere approvato in Parlamento, è di sole ventidue pagine. E il grande piano d’assunzioni passa da 148.100 precari a poco più di 100mila. Nella conferenza stampa il premier – da grande comunicatore – l’ha definito “una rivoluzione culturale”. Leggi tutto “#LaBuonaScuola … che non vorrei”

IL GIUSTIZIALISMO SERVE QUANDO MUOIONO GIUSTIZIA E STATO DI DIRITTO

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di Giuseppe Candido

L’On.le Angela Napoli, ex parlamentare PdL poi Futuro e Libertà, “alla luce degli ultimi fatti”, scrive testualmente su suo profilo di Facebook, si sente “molto preoccupata”. E cos’è che preoccupa l’Onorevole?

Per Angela Napoli,

 

Alcune sentenze delle Corti di Appello calabresi, le ultime sentenze della Cassazione su vicende giudiziarie calabresi e, anche se” – specifica “apparentemente sembrerebbe un’altra vicenda, l’uscita del quotidiano il Garantista, non possono che farmi pensare che sia in atto una forma di delegittimazione nei confronti di chi contrasta la ‘ndrangheta e le sue collusioni”.

Poi, intervistata da Davide Varì de il Garantista Calabria (pubblicata il 28 giugno 2014 su il Garantista a patina 4) aggiunge non solo di essere “giustizialista”, ma di pensare che “ogni forma di garantismo, almeno qui in Calabria, sia decisamente pericolosa”.

Beh io, invece, sono garantista. E anch’io, se volessimo dirla tutta, me ne vanto. Ma non credo che il problema sia questo: lo scontro tra giustizialisti e garantisti.
Il giustizialismo è necessario solo quando la Giustizia giusta fallisce e quando muore lo Stato di Diritto.

La giustizia nei confronti dell’individuo, fosse anche il più umile è tutto. Il resto viene dopo”, scriveva Gandhi.

Mentre Montesquieu, nei suoi aforismi, ricordava che “Giustizia ritardata è uguale a giustizia negata”. Ma andiamo con ordine.

Nessuno vuole essere minimamente tollerante coi mafiosi né con le famiglie di ‘ndrangheta, e nessuno pensa minimamente di delegittimare gli inquirenti che, nel silenzio, fanno il loro lavoro.

La giustizia muore, però, quando non arriva per tempo, oltre il diritto umano degli imputati ad avere un processo di durata ragionevole. Allora diventa necessario il giustizialismo e, conseguentemente, diventa regola la carcerazione preventiva perché si sa che non si arriverà a una sentenza definitiva di condanna. In quel caso viene addirittura la voglia di sospendere, come dice la Napoli “almeno qui in Calabria”, i diritti umani e i diritti costituzionali perché la Calabria è terra di ‘ndrangheta, terra di politica collusa e corrotta.
Il ministro Alfano, d’altronde, Ministro della Repubblica con un post si è letteralmente sostituito a una Corte d’Assise, a una Corte di Assise d’Appello e alla Cassazione: “Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio”. Punto.
Ma la giustizia cessa di essere giusta anche quando le persone detenute, anche quelle che i reati li hanno realmente commessi, sono ristrette in condizioni inumane e degradanti, tali da violare i diritti umani sanciti dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni europee; quando lo stato vìola quei diritti che, almeno in teoria, dovrebbero essere inviolabili cessa la Giustizia e, per contro, cresce la voglia di giustizialismo.
Vorrei ricordare all’On.le Angela Napoli che se, da un lato, Papa Francesco a Cassano ha scomunicato senz’appello chi opera nel male e nelle consorterie criminali di ogni tipo, ha anche detto, altrettanto chiaramente, durante l’Angelus del giorno dopo, che la tortura, da chiunque essa sia fatta, è un peccato mortale. E, aggiungo io, che forse intendeva dire anche quando a farlo è lo Stato in violazione delle sue stesse leggi.
E la giustizia “giusta”, quella vicino ai cittadini, muore letteralmente, come fu per Enzo Tortora e come avviene oggi per i tanti casi “Tortora” meno noti, quando i magistrati inquirenti possono tranquillamente fare inchieste a tutto campo, senza poi neanche avere i risultati sperati, ma usare tranquillamente la propria popolarità acquisita con le inchieste come trampolino di lancio per una propria candidatura in elezioni politiche o europee che siano.
Ecco, personalmente credo che, non solo in Calabria, ma anche in tutte le edicole d’Italia sia necessario avere un giornale “garantista” e, magari, anche uno “giustizialista”, quando vengono a mancare Giustizia e Stato di Diritto. E quando i cittadini non possono conoscere queste cose. E un giornale garantista, comunque, fa dire la propria anche al più accanito sostenitore del giustizialismo.
“Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”, diceva saggiamente Voltaire, ricordandoci, però, che la civiltà di un Paese si misura proprio dalla civiltà delle sue prigioni.

Per completezza, di seguito riportiamo il post di Angela Napoli

 

L’immunità parlamentare, la riforma della giustizia e il “caso” Tortora dimenticato

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Il dibattito sull’immunità parlamentare che si è acceso in questi giorni ha qualcosa di surreale. L’articolo 68 della nostra Costituzione, dopo la riforma del 1993 votata sull’onda di tangentopoli e che abolì l’autorizzazione a procedere delle Camere per le indagini preliminari sui Parlamentari, di fatto la prevede ancora per arresti, intercettazioni parlamentare-parlamentare e perquisizioni.

di Giuseppe Candido

Roberto Giachetti

Ha ragione il vice presidente della Camera Roberto Giachetti che, nel suo intervento pubblicato dal quotidiano Europa, considera questo dibattito “un’arma di distrazione di massa” che – scrive l’On.le Giachetti – “rischia di rallentare quelle riforme strutturali anche in campo di giustizia che il paese attende da anni”. “Un luogo comune” la cui “difesa” pare “appannaggio dei cosiddetti garantisti”. Da cui discende che non possa dirsi “garantista” chi non difende tale prerogativa. Giachetti ricorda di quando era redattore di Radio Radicale e raccoglieva le firme per il primo referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, vinto ma poi tradito dalla partitocrazia con la legge Pinto.

L’immunità parlamentare: ormai è diventato – scrive Giachetti – un luogo comune che la sua difesa debba essere appannaggio dei cosiddetti ‘garantisti’ ai quali (pur non avendo ancora io capito bene cosa significhi) vengo associato. Ebbene invece su questo tema la penso in modo diverso. Si sentono a sostegno del mantenimento di questo istituto citazioni di ogni tipo e di ogni data alfine di dimostrare che una forma di immunità esiste in ogni paese, che essa è il suggello dell’equilibrio tra il potere politico e quello giudiziario, che il suo inserimento in Costituzione nasce dalla precisa volontà dei costituenti di proteggere i rappresentanti del popolo da possibili complotti esterni.

(…) Vorrei solo sommessamente ricordare, – spiega ancora l’Onorevole Giachetti – anche a chi a volte lo cita a sproposito, che Enzo Tortora (che ho avuto l’onore di seguire da vicino come redattore di Radio Radicale) simbolo della più grande persecuzione giudiziaria, per combattere la sua battaglia scelse di rinunciare alla immunità parlamentare, di finire agli arresti domiciliari e di affrontare i giudici come un qualunque cittadino nelle aule giudiziarie.

Beh, pure io che, più modestamente, l’estate scorsa, con Marco Pannella e i compagni Radicali ho cercato di raccogliere le firme per i dodici referendum (di cui ben sei quesiti erano proprio sulla giustizia giusta) mi sento garantista, ma tradito da questo sterile dibattito perché sono convinto che per la necessaria riforma della giustizia servirebbe ben altro dibattito; un dibattito che i cittadini continuano a non poter avere (anche perché quei referendum non potranno tenersi) e che l’immunità dei deputati con la riforma della giustizia per tutti non centra nulla. Semplicemente, come per tutti i cittadini, questa tutela non dovrebbe esserci quando si tratta di perseguire reati comuni non commessi durante l’esercizio dell’attività parlamentare.

12referendum
Locandina dei 12 referendum radicali

Siamo invasi dalla stampa quotidiana e dai telegiornali che ci propongono le dichiarazioni di Matteo Salvini sull’abolizione dell’immunità anche per i deputati qualora la si abolisca per il nuovo Senato e le conseguenti rincorse dei Grillini e dei Democrat, ma non un giornalista, non un editore, che si sia ricordato, a eccezione di Giachetti, eccezione appunto, l’esempio che su questo diede Enzo Tortora con l’immunità parlamentare ottenuta dopo essere stato eletto al Parlamento europeo con Emma Bonino, Marco Pannella e i Radicali.

Tortora rinunciò all’immunità, si fece arrestare e si difese dalle accuse dimostrando la sua innocenza.

E mise il suo “caso” al centro dell’attenzione per ottenere una riforma della giustizia che valesse per tutti. Una vicenda, quella di Enzo Tortora che, a parte qualche eccezione, sembra svanita nella memoria di questo Paese. Cancellata.

Continuiamo ad operare torture nelle carceri e la CEDU continua a condannarci sia per le carceri inumane, sia per l’eccessiva lentezza della giustizia. Per il malfunzionamento della giustizia italiana gli investitori stranieri non arrivano e pure quelli italiani preferiscono sempre più spostare altrove le loro imprese.

La memoria dovrebbe invece ricordare che non solo la responsabilità civile dei magistrati, ma anche la separazione delle loro carriere in una parte inquirente e in una giudicante, la riforma dell’istituto della custodia cautelare in carcere da limitare ai casi più gravi, l’utilizzo dei magistrati fuori ruolo, dovrebbero rappresentare priorità. Penso ai tanti Enzo Tortora che ci sono in questo Paese ma che non hanno un nome famoso, e penso a chi subisce processi, anche quale parte lesa, oltre una durata ragionevole.

Penso a tutto questo e poi ricordo le parole del Mahatma Gandhi: “La giustizia nei confronti dell’individuo, fosse anche il più umile, è tutto. Il resto viene dopo”.