Neanche due settimane dopo il termine per le ‘consultazioni’ vulute dal governo Renzi e dal Ministro dell’Istruzione e della Ricerca sulla riforma della scuola, proposta solo online (quasi a ricerca del consenso delle masse) con l’ormai famoso documento titolato “La buona Scuola”, come un macigno, arriva la sentenza della Corte di Giustizia europea che, con pronuncia di ieri, 26 novembre, ha condannto l’Ialia, ormai letteralmente pluri pregiudicata, anche per la violazione della Direttiva 1999/70/CE giudicando illegittima, da parte della Ministero dell’Istruzione, la reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi per i docenti, ritenuto un ‘comparto speciale’.
In pratica, la Corte di Giustizia ha stabilito che:
“La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo”.
Una sentenza che, di fatto, come sottolinea il coordinatore nazionale Rino Di Meglio nel comunicato odierno, rappresenta una vittoria della Gilda Insegnanti e della Federazione Gilda-Unams che dal 2007 ha intrapreso la via dei ricorsi giudiziari contro la precarizzazione del rapporto di migliaia di docenti che, ogni anno, vengono licenziati ad agosto e riassunti a settembre.
Ciò che succederà è che oltre 200mila precari, non solo i 150mila che voleva assumere il Governo, potranno chiedere l’immediata stabilizzazione del rapporto di lavoro, risarcimenti per oltre un miliardo di euro, e gli scatti di anzianità che avrebbero maturato, se fossero stati assunti, tra il 2002 e il 2012, dopo il primo biennio di servizio.
Spiegato quindi il motivo per il quale il Presidente del Consiglio Renzi, nella sua proposta di riforma della scuola, ‘spacciandola’ come “un investimento di tutto il Paese su se stesso”, come una sua idea, ma in realtà temendo proprio questa sentenza richiesta dai ricorrenti, anche attraverso l’intervento della Federazione Gilda-Unams e la Federazione dei Lavoratori della Cultura della CGIL, ha deciso di assumere i 150mila precari. Per evitare la sentenza. E il paradosso è che, per evitare le migliaia di ricorsi, Renzi spera ancora che il conto lo paghino gli stessi docenti, sia quelli di ruolo sia quelli che dovrà assumere per rispettare – finalmente – la normativa comunitaria, cui prevede di bloccare gli scatti stipendiali fino al 2018.
In tutto ciò – per quanto si legge nelle motivazioni della sentenza che condanna lo Stato italiano per illegittima proroga dei contratti a termine – dal computo sono fuori dal piano del governo altri 100mila prof abilitati ma non attualmente inclusi nelle graduatorie e circa 20mila unità del personale ATA chiamate, con supplenza, annualmente e che potranno ricorrere – pure loro – al giudice del lavoro. Ma anche chi è stato assunto potrà portare lo Stato italiano in tribunale per aver violato sistematicamente le riforme comunitarie. Ecco perché la proposta del governo per la Buona Scuola è, in realtà, una pessima trovata buona a far pagare la bolletta delle multe agli stessi prof che hanno prodotto il ricorso!
(*) docente di scienze matematiche e dirigente provinciale della Gilda Insegnanti – Fed. Gilda-Unams di Catanzaro
… E di tutti i lavoratori del comparto scuola di buona volontà.
La federazione Gilda-Unams, organizzazione sindacale del comparto scuola riunita a Roma nei suoi vertici nazionali lo scorso 29 ottobre, ha indetto per il prossimo 23 novembre anziché uno sciopero, una manifestazione nazionale a Firenze. La speranza è riuscire ad organizzare una grande manifestazione dei docenti e dei lavoratori della scuola, proprio dopo il termine delle consultazioni volute dal Governo sul documento la buona scuola.
Il corteo partirà da Piazza Cavalleggeri per arrivare sino a Piazza Ognissanti dove, a conclusione della manifestazione, ci saranno gli interventi degli oratori.
Nel documento ufficiale diramato dal coordinatore nazionale Rino Di Meglio a tutti i coordinatori provinciali si legge che ‘la scelta della data viene a cadere la settimana successiva alla fine della consultazione del Miur e di domenica, per permettere a tutti coloro che vorranno partecipare di esserci‘.
<<L’intenzione – si legge nel documento – è di tenere la manifestazione nella città simbolo della politica renziana, che è anche culla della cultura italiana; là dove è partita la sua corsa alla segreteria del Pd e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In questo modo si vuole sottolineare l’opposizione della Gilda al progetto #LaBuonaScuola>>.
Al seguente link è possibile scaricare il documento di convocazione della manifestazione di Firenze
Per Rino Di Meglio (Gilda insegnanti): “Dobbiamo denunciare con forza all’opinione pubblica questo attacco ai sindacati che è anche un attacco alla democrazia”. .. Ma “il governo ha fatto un altro grave colpo di mano. Ha decretato la soppressione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, unico organo di rappresentatività della categoria dei docenti”.
Testo a cura di Giuseppe Candido, in collaborazione con Gilda TV
Per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti hanno fissato la scadenza al 2017, coi diritti sindacali si procede con decreti di urgenza come per per le droghe
Con le varie inchieste “rimborsopoli” dilaganti per tutti i consigli regionali della penisola, con gli scandali per la corruzione, anche questa dilagante in ogni opera in cui i partiti mettono le mani, il Presidente del Consiglio comincia a tagliare dai diritti sindacali. Con decretazione d’urgenza.
Anche se non ha ancora operato il taglio netto dei rimborsi elettorali (rinviato al 2017) e che, invece, col referendum del ’93, gli italiani avevano palesemente chiesto di abolire, Matteo Renzi segretario del partito già guidato da esponenti di un grande sindacato confederale, ha deciso di scatenare la forbice dei tagli proprio sui sindacati e, quel che è più grave, sui diritti sindacali dei lavoratori eletti dai loro colleghi. Diritti che pure l’Europa tutela e che, di fatto, una volta dimezzati non rappresenteranno certo un ingente risparmio per le casse dello stato, quanto piuttosto una perdita di diritti democratici.
Nella tesi di laurea che Carlo Rosselli discusse nel 1921, si legge che “Il Sindacalismo è un fatto umano proprio di tutte le epoche, insito nella natura umana”.
Per il fondatore del movimento Giustizia e Libertà, il Sindacalismo è in sostanza “La tendenza degli uomini che non si sentono sufficientemente protetti dalla organizzazione ufficiale dello Stato e delle società, ad organizzarsi in modo autonomo, cercando di sovrapporsi all’organizzazione ufficiale stessa”.
Ecco, Renzi vuole intervenire con la decretazione d’urgenza per tagliare il diritto sindacale che, non a caso, l’Europa anche tutela addirittura come un diritto umano.
Con Matteo Renzi, invece, il taglio sarà rapido. Ma sarà anche indolore?
I docenti, categoria già tra le più bistrattate dalla politica italiana e, di fatto, quella meno pagata d’Europa, si vedranno tagliare anche loro diritti e permessi sindacali.
E se è vero che, come ha ricordato Napolitano lo scorso Primo Maggio, «Salvaguardare posti di lavoro a rischio oggi implica azioni diverse da quelle tradizionali di difesa condotte dai sindacati», è anche vero, e pure questo è sottolineato da Napolitano, che :
«Eessi sono chiamati, in un quadro grave di crisi aziendali come quello attuale, a concorrere alla ricerca di soluzioni solidaristiche e innovative coraggiose e determinate. Nello stesso tempo, i sindacati non possono non moltiplicare i loro sforzi per sviluppare rapporti intensi col mondo dei disoccupati e soprattutto dei giovani in cerca di prima occupazione, per vincerne l’isolamento e il possibile scoraggiamento, per scongiurarne l’esasperazione protestataria senza sbocco ».
Ma come si fa a pensare che i sindacati possano davvero, come chiesto da Napolitano, “Sviluppare rapporti intensi” anche “col mondo dei disoccupati” e coi giovani, se poi – di fatto – con la scure democratica di un tweet si tagliano drasticamente distacchi e permessi sindacali che, di fatto, sono alla base dell’agibilità sindacale?
Senza permessi, senza distacchi, come si pensa che i lavoratori organizzati in sindacati, perché di questo si tratta, possano addirittura aiutare anche i giovani e i non ancora iscritti perché privi di reddito, quando si tagliano i permessi? Se i partiti non hanno assolto al loro ruolo istituzionale, richiamato dalla Costituzione ed inquadrato dall’articolo 49, di far partecipare i cittadini alla vita politica nazionale, adesso si vuole impedire che i sindacati, invece, ai sensi dell’articolo 39, possano tutelare i diritti quando questi vengano messi in discussione dai governi che via via si succederanno dopo il giovane balilla?
Rino Di Meglio, coordinatore Nazionale Gilda degli insegnanti – Fed. Gilda-Unams
PerRino Di Meglio, coordinatore nazionale dellaGilda degli insegnanti (Fed. Gilda-Unams), una tra le sigle sindacali più rappresentative del comparto scuola e istruzione che tanto starebbe a cura al nuovo governo Renzi, e di cui pure chi scrive è dirigente provinciale eletto dai colleghi nella provincia di Catanzaro, si tratta di “un’operazione di pura propaganda politica”.
Propaganda che però lede fortemente i diritti sindacali.
Intervistato da Gilda TV, la web-tv del sindacato, Rino Di Meglio in merito non ha dubbi:
<<Il dimezzamento dei distacchi che sta operando il governo Renzi con un decreto legge per avere operatività immediata sin dai prossimi giorni, è un’operazione di pura propaganda politica perché dal punto di vista dei risparmi da’ ben poco, è una destrutturazione del sindacato perché non c’è nessuna gradualità. Pensate che,>> – aggiunge Rino Di Meglio, – <<per ridurre, anzi per eliminare il finanziamento pubblico ai partiti hanno fissato la scadenza al 2017, cioè se lo sono dilazionati in cinque anni. E qui colpiscono i sindacati con una botta del 50% di tagli dei diritti sindacali che, per altro, son garantiti anche da direttive della comunità europea. Danno questa mazzata che rischia di mandare in crisi strutturale tutti i sindacati, compresi noi.
Fanno passare un messaggio all’opinione pubblica quasi che si trattasse di privilegi dei sindacalisti che stanno lì a riposare mentre i loro colleghi lavorano. Io posso assicurare, e tutti gli iscritti lo possono vedere, che i nostri colleghi che stanno in distacco, in semi distacco, lavorano nelle sedi ben oltre quello che sarebbe il loro normale orario di lavoro a scuola. Soprattutto nei momenti in cui l’amministrazione con la sua burocrazia, tipo le domande – adesso – per le graduatorie, i nostri colleghi stanno dalla mattina alla sera nelle sedi ad aiutare disinteressatamente – perché non prendono un centesimo – i precari che debbono fare domande astruse. Questa è la verità. Il sindacato, in questo caso, aiuta pure l’amministrazione che avrebbe il dovere di aiutare i cittadini a fare le domande, non li aiuta affatto, anzi le rende molto spesso (le domande, ndr) complicate. I sistemi informatici funzionano male, si interrompono in continuazione.
Rino Di Meglio durante una delle tante assemblee sindacali che il governo ora vuole ridurre mediante la riduzione di quell’agibilità sindacale che i lavoratori hanno grazie proprio a permessi e distacchi funzionali.
È veramente incomprensibile questa mossa del governo in carica, siamo preoccupati perché i sindacati sono grandi organizzazioni che ancora – a differenza dei partiti – conservano la democrazia. Chi parla e rappresenta la Gilda degli insegnanti è eletto dai delegati dell’assemblea nazionale, non è nominato da nessun capo. I miei iscritti, e gli eletti dei miei iscritti, mi possono mandare via quando vogliono. Così non capita per i politici che hanno, ormai, tutti quanti i “partiti persona”.
Ecco, io penso che noi dobbiamo con forza denunciare all’opinione pubblica questo attacco ai sindacati che, sia pur in una dimensione diversa, è anche un attacco alla democrazia. Sempre a proposito di democrazia, sempre in questo decreto legge, il governo ha fatto un altro grave colpo di mano. Ha decretato la soppressione del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, che era l’unico organo rappresentativo dei docenti e del resto del personale della scuola, eletto democraticamente. Nonostante una sentenza del Consiglio di Stato, che aveva dichiarato nulla la precedente soppressione, il governo ha pensato di risolvere così il problema mettendo anche una pezza al fatto di non aver sentito il pare, obbligatorio, di questo organismo, per le sperimentazioni quadriennali. È anche questo un atto grave perché dente a levare ai docenti qualunque rappresentanza eletta e qualunque tutela effettiva della propria professionalità e della difesa della libertà d’insegnamento.>>
Chi scrive è fermamente convinto che sia proprio così.
Piano piano, come avvenne agli inizi del secolo passato, quando anche la scuola era ormai divenuta luogo di propaganda del governo, mentre anche allora si decurtavano nell’indifferenza diritti di lavoratori e delle persone, anche oggi ci si abitua e si rinuncia alle conquiste già fatte, si tagliano stato di legalità, diritti. Anche oggi, ci si può aspettare di tutto?
Nella deriva populista di un premier rafforzato da elezioni che di democratico, per assenza documentata di parità d’informazione, grazie ad un Governo rinvigorito da elezioni in uno Stato sempre più canaglia, senza più un effettivo Stato di diritto, in uno Stato condannato dall’Europa per infinite e perpetuate violazioni della Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo, dalle carceri inumane e degradanti, alla giustizia irragionevolmente lenta, dalle discariche non bonificate ai depuratori che inquinano le acque e i suoli, il dimezzamento dei diritti sindacali potrà forse passare, anche questo, come normalmente inosservato? Ci si potrà assuefare, grazie anche a un’informazione palesemente colpevole, pure per questo “piccolo tagliuzzo” del diritto e dello Stato di diritto? Il rischio è concreto.
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