“Non c’è più una questione Giustizia”?

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di Giuseppe Candido

In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 il Ministro della Giustizia Andrea Orlando è intervenuto con un proprio discorso sia il 29, a Roma, presso la Cassazione sia il 30 presso la Corte d’Appello di Palermo. Il virgolettato tirato fuori dal sito di Repubblica ed attributo al ministro Orlando è il seguente: “Non c’è più una questione giustizia“.

Siccome così Andrea_Orlando_daticameranon è per il Partito Radicale i cui esponenti e militanti sono intervenuti in quasi tutte le Corti di Appello per sottolineare proprio la gravità e l’urgenza della “questione giustizia“, Rita Bernardini, sul suo profilo Face Book, citando il Ministro ‪#‎AndreaO
rlando‬
che ha tra i suoi amici in modo che lo stesso si accorgesse del post, ha scritto:

“Caro Andrea Orlando, dimmi che non è vero: non hai veramente detto che in Italia non c’è più una questione giustizia?”.
Dopo qualche minuto e un centinaio di “mi piace” arriva anche il commento dal profilo ufficiale del Ministro della Giustizia Andrea Orlando:

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Legalizzare per sconfiggere la ‘ndrangheta, lo dice l’antimafia

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Rita Bernardini, in sciopero della fame dal 4 marzo per chiedere allo Stato e al Governo di dare ascolto al messaggio di Napolitano e discutere un provvedimento di amnistia e indulto anche mirato ai reati legati alle droghe leggere, ha iniziato la sua quarta disobbedienza civile “specifica” per la cannabis terapeutica e ha piantato, sul suo balcone romano, ben 50 piantine di marijuana (anche se nessuno ne parla) con la finalità, dichiarata, di cederle ai malati che ne hanno diritto. Ma è davvero lungo l’elenco delle disobbedienze di Rita e la sua fedina penale altrettanto nutrita di condanne, assoluzioni e prescrizioni.

di Giuseppe Candido Leggi tutto “Legalizzare per sconfiggere la ‘ndrangheta, lo dice l’antimafia”

Renzi e il PD al 40,8% alle europee per Pannella non sono una sorpresa

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Tutti sanno che la televisione è in grado di influenzare i consensi elettorali. Ma pochi sanno che c’è una corrispondenza biunivoca diretta tra “quanto” vai in televisione e quanti voti prendi poi alle elezioni. Se a una forza politica viene impedito di andare in televisione, di fatto la si uccide. La si cancella completamente dalla scena politica

PannellaTurcoBettoBeltrandi
Un momento durante la conferenza stampa del 6 luglio 2014

Durante la conferenza Stampa tenuta da Marco Pannella e Gianni Betto, (erano presenti anche Maurizio Turco e Marco Beltrandi) tenuta dalla sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina a Roma, sono stati resi pubblici i dati sul sistema radiotelevisivo in Italia elaborati da Centro d’Ascolto e relativi alle trasmissioni Rai.

Ecco il dossier dei Radicali curato da Gianni Betto, direttore del Centro d’Ascolto dell’informazione radio televisiva.

I Radicali in TV e la prova dell’anti democrazia italiota

Nella classifica per ascolti degli ultimi 12 mesi nelle trasmissioni RAI Pannella è al 349 posto (su 529 presenze).

Pannella mai presente negli ultimi 12 mesi nelle seguenti trasmissioni RAI:

Porta a porta; Domenica In l’Arena; Unomattina estate; Unomattina; Virus ilcontagio delle idee; La vita in diretta; 2next Economia; Agorà; Ballarò; Report; In 1/2 ora; Tg; Linea notte; Telecamere; Che tempo che fa.

 

Nell’ultimo anno, fino alle elezioni europee, i cittadini hanno potuto conoscere iniziative e proposte dei Radicali per lo 0,5% degli ascolti consentiti ai cittadini dai Telegiornali delle reti RAI.

Su oltre 40miliardi di ascolti, quelli consentiti ai Radicali sono stati 217milioni in 37minuti su quasi 80 ore complessive di interviste a esponenti politici e istituzionali.

Ascolti televisivi e risultato elettorale Europee 2014

Nelle analisi degli ascolti consentiti ai cittadini attraverso telegiornali e trasmissioni delle reti del servizio pubblico negli ultimi 2 mesi prima delle elezioni Europee abbiamo sempre riscontrato come i cittadini per il 70% degli ascolti hanno potuto conoscere 5 componenti politico istituzionali.

Precisamente: PD,membri di Governo, M5S, Forza Italia e Premier Renzi.

Abbiamo anche detto che la libertà che il cittadino italiano ha di esprimere il proprio voto è solo teorica dal momento che il voto dei cittadini è direttamente proporzionale alla possibilità di informarsi, conoscere, approfondire, giudicare e quindi esprimere il proprio consenso.

Partito PD % ascolti 41,1 Risultato elettorale 40,8

Partito M5S % ascolti 14,6 Risultato elettorale 21,1

Partito FI % ascolti 13,4 Risultato elettorale 16,8

Partito Lega % ascolti 4 Risultato elettorale 6,2

Partito NCD % ascolti 3,6 Risultato elettorale 4,4

Partito TSIPRAS % ascolti 4 Risultato elettorale 4

Riepilogo classifica ascolti consentiti Renzi, Berlusconi e Grillo

Da Ottobre 2012 a febbraio 2013

Berlusconi 2° posto per ascolti consentiti, Grillo 9°, Renzi 13°

Dalle primarie PD a Renzi premier

Berlusconi 2° posto per ascolti consentiti, Grillo 5°, Renzi 6°

Dal premier Renzi alle Euroee 2014

Renzi 1°, Belusconi 2°, Grillo 3°

Matteo Renzi

I primi interventi in voce e citazioni di Matteo Renzi nei Tg Rai sono dell’ottobre 2012, quando, da sindaco di Firenze ha inizio la campagna “rottamatori”.

Dai primi interventi fino alle elezioni politiche del febbraio 2013, in circa 4 mesi, Renzi diviene il secondo esponente politico del PD per ascolti consentiti preceduto solo dal segretario Pierluigi Bersani e al 13° posto per ascolti consentiti ai cittadini nei Tg Rai con 509milioni di ascolti, pari all’1,7% del totale degli ascolti dei soggetti politici e istituzionali in 167 interventi o citazioni.

Le primarie

Nel periodo che va dalle elezioni 2013 (febbraio 2013) alle primarie (dicembre 2013), Matteo Renzi è al sesto posto nella classifica degli ascolti degli esponenti politici istituzionali e primo tra gli esponenti del PD per ascolti consentiti ai cittadini. 804 interventi o citazioni per un totale di 2,4miliardi di ascolti, pari al 3% degli ascolti totali.

Dalle primarie a Premier

Nei 70 giorni dopo le primarie fino all’incarico di Governo, Matteo Renzi è l’esponente politico istituzionale più presente nei telegiornali delle reti RAI. 1miliardo di ascolti, pari al 5,4% del totale in 337 interventi in voce o citazioni, 12% del tempo totale degli interventi politici e istituzionali.

Le europee 2014

Nei mesi successivi, fino alle elezioni Europee, sale ancora la percentuale di ascolti consentiti ai cittadini per Matteo Renzi, ora Presidente del Consiglio. 6% di ascolti consentiti per 1,4miliardi di ascolti, prima posizione nella classifica in 478 interventi o citazioni. 21% del tempo tra gli esponenti politici e istituzionali nei Tg RAI.

Beppe Grillo

I primi interventi e citazioni di Beppe Grillo nei Tg Rai risalgono alla fine di settembre 2012.

Dalle prime apparizioni televisive fino alle elezioni del febbraio 2013, in 4 mesi, i cittadini italiani hanno potuto conoscere Beppe Grillo in voce attraverso gli stralci (scelti dalle redazioni) dei suoi interventi in comizi e manifestazioni o attraverso citazioni, tanto da risultare, da zero, in quattro mesi, al 9° posto nella classifica per ascolti consentiti ai cittadini degli esponenti politici e istituzionali.

In particolare, in 4 mesi, i cittadini hanno potuto conoscere idee e proposte di Beppe Grillo attraverso 248 interventi in voce o citazioni, con ascolti totali pari a 780milioni corrispondenti al 2,6% del totale.

Seguendo la stessa tempistica dettata dai media rispetto alle primarie PD, nel periodo che va dalle elezioni politiche alle primarie stesse Beppe Grillo risulta al terzo posto nella classifica per ascolti consentiti con 871 interventi in voce o citazioni, per un totale di 2,7miliardi di ascolti pari al 3,5% del totale. Sopra di lui soltanto il premier e Silvio Berlusconi.

Nei 70 giorni che vanno dalle primarie del PD all’incarico di Governo di Matteo Renzi, Beppe Grillo nei telegiornali RAI è al 5° posto per ascolti consentiti ai cittadini con 628milioni di ascolti pari al 3,2% del totale, attraverso 191 interventi in voce o citazioni.

Nel periodo che va dall’inizio del Governo Renzi alle elezioni Europee, gli ascolti consentiti ai cittadini di Beppe Grillo sono saliti a 940milioni pari al 4% del totale in 300 interventi, ponendolo al 3° posto nella classifica per ascolti, dopo Renzi e Berlusconi.

Di seguito il link alla conferenza stampa del 6 luglio.

http://www.radioradicale.it/scheda/415847

 

#Carceri: #Parlamento sovversivo, @MarcoPannella incontra il Presidente della Repubblica ma l’Italia non se ne accorge

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Marco Pannella, 25/12/2013, III marcia per l’amnistia

Una delegazione del Partito Radicale guidata da Marco Pannella, con Rita Bernardini e Maurizio Turco, è stata ricevuta da Giorgio Napolitano, ma per colpa di un’informazione disattenta l’Italia del regime non se ne può accorgere.

“Il Parlamento è sovversivo, ha un atteggiamento di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali”.

A dare la notizia è lo stesso Marco Pannella durante una conferenza stampa tenuta nella sede del partito radicale subito dopo l’incontro.

“Il Presidente ci ha incontrato”, dice Pannella, “riproporre gli interisti della presa di posizione che grazie a Giuseppe Rossodivita, e io con lui, abbiamo proposto come diffida formale dell’ordinamento italiano e, adesso, successivamente, anche come denuncia formale che potremmo già definire quello che noi riteniamo, in termini strettamente tecnici, il regime italiano in questo momento stia opponendo formalmente, in modo naturale visto che il crimine è naturale in uno stato e da sessant’anni e antidemocratico, contesta e cerca di sabotare l’esercizio ex cattedra dei massimi poteri e delle massime responsabilità magistrali del nostro Paese, fra i quali quelli, appunto, del Presidente della Repubblica. E, invece, fra gli uni, gli altri e gli altri, ormai è chiaro che c’è questo comportamento tecnicamente, lo ripeto, sovversivo e di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili di legalità da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali per, appunto, riuscire a tornare in un paese nel quale si affermino diritto e nonviolenza, democrazie e non antidemocrazia violenta di stampo come potevano essere gli stampi nazisti, fascisti e perché no stalinisti anche”.

Quando puoi Alessio Falconio gli chiede esplicitamente “che tipo di interlocuzione” ci sia stata con il presidente della Repubblica, Marco Pannella risponde:

pann1“Devo dire che ci conosciamo abbastanza a partire da antiche riflessioni, di antiche scelte, di antiche diversità, oggi credo che davvero, per esempio, su questa nostra proposta di dare corpo, a livello tecnico, ha un comportamento patologico del regime italiano che tende a distruggere rapidissimamente tutto quello che, a livello massimo delle massime magistrature non solo italiane ma anche europei e forse anche internazionali, noi siamo oggi, qui, incaricati di difendere, mentre invece altrimenti lo stanno travolgendo col ritmo del calcio balilla che caro al nostro presidente del consiglio”

Trascrizione a cura di Giuseppe Candido
A questo link la conferenza stampa di Marco Pannella al termine dell’incontro col Presidente

Liberi.Tv … al via il 2° Congresso, completamente online, dell’associazione di promozione sociale per la libertà d’informazione

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II Congresso Liberi TV
II Congresso Liberi TV

Dal 14 al 18 maggio prossimi … ovviamente e rigorosamente …”on line”.

A darcene notizia è Marco Marchese,  redattore della web tv libera e completamente on line diretta da Gianni Colacione ed edita dall’Associazione telematica di promozione sociale, LiberiTV di cui è presidente in carica, Riccardo Cristiano, già membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani.

In particolare, l’associazione telematica presieduta da Cristiano – come si legge nella pagina del sito web – “promuove iniziative a difesa della libertà d’informazione per la libera circolazione delle idee, l’accessibilità e l’usabilità di internet, attraverso la progettazione e la realizzazione di attività di carattere informativo, culturale, editoriale, politico e di fornire servizi di ricerca, edizione e produzione nel campo dei media audiovisivi e internet“.

Il tema del congresso, certamente molto interessante in questi tempi di dispar-condicio così evidente del sistema radiotelevisivo italiano, è rubricato sotto al titolo:

Libertà di informazione: quali prospettive, quali nuovi spazi, quali nuovi format, verso la web tv di servizio

Per gli organizzatori, sarà “un’esperienza unica e fra le poche in Italia, poiché tutte le fasi congressuali saranno svolte online garantendo tutti i diritti dei congressisti, esattamente come se ci si trovasse in un luogo d’incontro fisico, ma senza spostarsi”.

Come si legge nella pagina del sito appositamente dedicata al II Congresso dell’associazione, la partecipazione di tutti gli iscritti sarà garantita attraverso un sistema video collegamento on line.

Di seguito un interessante convegno seguito e integralmente registrato dall’associazione Liberi Tv, con il fine di renderlo disponibile on line …

Informazione, democrazia e l’overdose mediatica del turbo premier. Ecco le previsioni per le europee in base ai dati di ascolto

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Una propaganda così il regime fascista con le sole radioline non la sognava neanche. Per chiunque guardi un la televisione in questi giorni è evidente il bombardamento mediatico che subisce con Renzi che sta in casa del popolo italiota ogni momento.

(a cura di Giuseppe Candido)

Democrazia, conoscenza e informazione sono direttamente collegati e strettamente interconnessi. Pure nella giurisprudenza. Per la Corte Costituzionale, infatti,

«L’esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico, cioè promosso e organizzato dallo Stato (…) nell’ambito di un sistema misto pubblico-privato, si giustifica … solo in quanto chi esercita tale servizio sia tenuto ad operare non come uno qualsiasi dei soggetti del limitato pluralismo di emittenti, nel rispetto, da tutti dovuto, dei principi generali del sistema (…), bensì svolgendo una funzione specifica per il miglior soddisfacimento del diritto dei cittadini all’informazione e per la diffusione della cultura, col fine di “ampliare la partecipazione dei cittadini e concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese”, come si esprime il citato art. 1 della legge n. 103 del 1975. Di qui la necessità che la concessione preveda specifici obblighi di servizio pubblico (…) e imponga alla concessionaria l’obbligo di assicurare una informazione completa, di adeguato livello professionale e rigorosamente imparziale nel riflettere il dibattito fra i diversi orientamenti politici che si confrontano nel Paese, nonché di curare la specifica funzione di promozione culturale ad essa affidata e l’apertura dei programmi alle più significative realtà culturali.»1

Vi sembra che in questi anni al tema carceri e giustizia, nel nostro Paese, sia stato dato un’adeguata informazione sulle diverse proposte politiche in campo?

E la carta stampata – com’é noto da tempo anche in giurisprudenza – è assai diversa dalla televisione che riesce ad entrare nelle case di tutti i cittadini. Per la stessa Corte Costituzionale, infatti,

«La televisione “per la sua notoria capacità di immediata e capillare penetrazione nell’ambito sociale attraverso la diffusione nell’interno delle abitazioni e per la forza suggestiva della immagine unita alla parola, dispiega una peculiare capacità di persuasione e di incidenza sulla formazione dell’opinione pubblica nonché sugli indirizzi socio-culturali, di natura ben diversa da quella attribuibile alla stampa.»2

Non garantire a tutte le forze politiche un’adeguata presenza televisiva, significa quindi limitarne fortemente l’incisività della proposta politica. “Conoscere per deliberare”, motto che Luigi Einaudi volle a faro guida della sua azione sembra invece assai poco conosciuto al sistema dell’informazione radiotelevisiva italiota.

I dati del Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva diretto da Gianni Betto non lasciano dubbi. Del resto già in passato il Centro ha evidenziato la stretta correlazione tra presenze televisive e risultato elettorale.

Nel periodo 1-20 aprile 2014, tra i primi 20 esponenti politici e istituzionali in voce nelle 120 edizioni di Telegiornali Rai, al primo posto c’è ovviamente il turbo premier Matteo Renzi con 155 milioni di ascolti consentiti, 52 interviste per un tempo complessivo di 37 minuti e 21 secondi, pari al 7% degli ascolti. Al secondo posto, stranamente da quanto si potrebbe immaginare, c’è Beppe Grillo che con i suoi 122 milioni di ascolti avuti nei primi 20 giorni d’aprile, 34 interviste e un tempo di 15 minuti e 49 secondi, si conquista il 5,1% degli ascolti consentiti ai politici italiani.

Al terzo posto dei politici graditi ai TG RAI troviamo Angelino Alfano (106 milioni di ascolti, 35 interviste, 16.41 secondi, pari al 4,8%). Al 4° posto c’é il Ministro Padoan con 65 milioni di ascolti consentiti pari al 3% del totale e a cui segue Giovanni Toti (FI) con 62 milioni di ascolti(2,8%), 18 interviste, 5 minuti e 32 secondi. Al 6° posto della classifica dei politici nei telegiornali c’è poi il buon Matteo Salvini che con 51 milioni di ascolti consentiti raggiunge il 2,3% degli ascolti nei tg. Per trovare Silvio Berlusconi nei TG d’aprile bisogna arrivare al 7° posto: a lui – pregiudicato – sono stati concessi 49 milioni di ascolti (pari al 2,2%), 17 interviste per un totale di 7 minuti e 7 secondi di parola. Subito dietro però c’è Renato Brunetta con 46 milioni di ascolti (2,1%), 16 interviste in 5 minuti e 31 secondi. Seguono Paolo Romani (43 milioni di ascolti, 1,9%) e Lorenzo Guerini (42 milioni di ascolti, 1,9%), mentre Nichi Vendola all’undicesimo posto della classifica con 39 milioni di ascolti viene comunque prima del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale, nei TG, è stato dato un tempo di 3 minuti e 12 secondi con 34 milioni di ascolti pari all’1,5% del totale.

La Classifica della dis-parcondicio continua sino al 20° di Giorgia Meloni. Di Marco Pannella o Emma Bonino nei tg, fino al 20 aprile, non c’è traccia. Ora Marco Pannella, magari, avrà un po’ recuperato dopo l’intervento alla aorta addominale che ha messo a rischio la sua salute e la telefonata di Papa Francesco. Ma stiamo sempre parlando dello zero virgola.

Dati pubblicati dal Centro d'Ascolto relativi ai primi 20 giorni di aprile
Dati pubblicati dal Centro d’Ascolto relativi ai primi 20 giorni di aprile

E anche se si fa riferimento ai dati relativi ai partiti e alle forze politiche, ci si accorge che l’informazione pubblica radiotelevisiva italiota adotta disparità di trattamento sistematiche, formando l’opinione pubblica piuttosto che informandola. Di 2.201 milioni di ascolti nei TG, al PD sono stati consentiti ben 398 milioni di ascolti pari al 18,1% del totale. 349 milioni a PDL-Forza Italia (15,8%), 346 milioni al Governo (Ministri e sottosegretari – 15,7%) e 345 milioni al Movimento 5 Stelle (15,7%), altri 155 milioni di ascolti li ha avuti Matteo Renzi come Presidente del Consiglio (in promessa continua). Il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano ha avuto 85 milioni di ascolti, 74 milioni la Lega Nord, 70 milioni SEL, 46 milioni il Presidente del Senato, 45 milioni d’ascolti per Fratelli d’Italia, 42 milioni per Scelta Civica, 34 milioni al Presidente delle Repubblica, 31 milioni d’ascolti (1,4%) all’Unione di Centro, 17 milioni al Centro Democratico, 15 milioni a Unione Europea, mentre solo 5 milioni di ascolti ciascuno per la Destra di Storace e Futuro e Libertà (0,2%) che precedono i Radicali con 4 milioni di ascolti consentiti pari allo zero virgola due, appunto.

Non ci sono stati ascolti per l’Italia dei Valori né per il Partito Socialista Italiano di Riccardo Nencini.

Sulla base di questi dati è facile fare previsioni su chi arriverà primo e chi invece è a rischio di non farcela a superare il quorum del 4%: partiti come Unione di Centro, Centro Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà eccetera, sembrerebbe impossibile che possano farcela se la gente non ne conosce neanche la proposta politica. Idem, ovviamente, per i Radicali che ha fatto bene Pannella a voler fuori da queste elezioni che è sempre più difficile definire democratiche e plurali.

La “classifica”, è bene precisarlo ancora una vota, è fatta non sul mero minutaggio, ma sui dati riferiti agli “ascolti consentiti ai cittadini”, intesi come prodotto del tempo di presenza nei TG per gli ascolti. Assai diverso è infatti andare due minuti nei telegiornali durante l’edizione a pranzo o cena, piuttosto che in quella della notte quando ad ascoltarti sono pochissimi e di una determinata fascia d’età.

Per capire come funziona l’illegalità dell’informazione radiotelevisiva italiota, però, è necessario fare un passo indietro.

A maggio 2013 il Tar del Lazio, con la sentenza n°4539, aveva ordinato perentoriamente all’Agcom di adempiere entro 30 giorni, altrimenti avrebbe nominato un Commissario. Secondo la sentenza del TAR l’Agcom, l’autorità che dovrebbe garantire la pluralità nell’informazione radiotelevisiva, risulta aver eluso una sentenza precedente del novembre 2011 con cui lo stesso giudice amministrativo aveva annullato la delibera di archiviazione dell’esposto radicale. Nel dare ragione all’associazione Lista Marco Pannella, il Tar sottolineò i vizi alla base del provvedimento con cui l’Agcom aveva archiviato l’esposto radicale e, di fatto, “legalizzato” la condotta della Rai, la quale aveva negato qualsiasi presenza dei Radicali nelle trasmissioni Ballarò, Porta a Porta e Annozero, marginalizzandoli anche nei telegiornali.

A questo link la sentenza del Tar Lazio che rimase inapplicata perché l’AGCom no fu commissariata nonostante non abbia mai ottemperato al dispositivo del TAR http://www.almcalabria.org/?p=4703

Negli ultimi giorni l’Agcom ha richiamato La 7 e il telegiornale di Enrico Mentana per “eccesso di minutaggio dato al Presidente del Consiglio”.

Ma è evidente che serve la conoscenza tempestiva dei dati della disparità di trattamento altrimenti la verifica del pluralismo, come giustamente sosteneva Vincenzo Vita su Il Manifesto, “è obbiettivamente impossibile e le sanzioni e i riequilibri arriveranno postumi”.

1 Corte costituzionale, sentenza n. 284 del 2002

2 Corte costituzionale, sentenza n. 148 del 1981

 

Altra condanna della CEDU all’Italia. Bernardini (#Radicali), “Per Strasburgo negare la salute dei detenuti equivale ad un trattamento inumano e degradante”

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Pannella sta bene e non molla. Insiste sulla “bancarotta fraudolenta del nostro Stato”. Il 24 aprile 2014, si è svolta la conferenza stampa di Marco Pannella e Rita Bernardini dal policlinico Gemelli di Roma dove è ricoverato da martedì 22 mattina in seguito a un malore accusato lunedì di pasquetta rivelatosi necessario di un intervento urgente alla aorta addominale. Intervento che sembra esser andato bene tant’è che Pannella parla cinquanta minuti coi giornalisti con sigaro acceso “raccomandato”, a suo dire, dai medici dopo la scoperta che, almeno per Pannella durante gli scioperi della sete, dopo un po’ che non beve il fumare gli “produce il ritorno della salivazione”.

Marco sta bene, non molla le sue battaglie e, la vera notizia la da’ infatti proprio la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini sempre al suo fianco soprattutto in questi giorni e in queste ore.

RitaBernardini.it
Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani

È una notizia non da poco che dovrebbe farci riflettere, anche su che tipo d’Europa vogliano e che, quantomeno dovrebbe essere conosciuta dai cittadini. Le diverse condanne già inflitte all’Italia dalla Corte europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione dell’articolo 3 (Tortura), non sono bastate al nostro governo che, tra l’altro, il prossimo 28 maggio dovrà dare risposte alla sentenza pilota Torreggiani, pena la sua esecutività e l’innesco di migliaia di ricorsi analoghi possibili. Lo scorso 22 aprile, l’Italia, criminale abituale si direbbe a questo punto, ha riportato un’ulteriore condanna. Questa volta l’articolo 3 è stato violato dal nostro Paese non per i metri quadrati di spazio né per le ore di permanenza in cella. No, quest’ulteriore condanna il nostro Paese l’ha presa perché – nelle patrie galere – non consente il diritto inviolabile alla salute.

Per le condizioni inumane e degradanti delle carceri,

“L’Italia non è solo condannata per il sovraffollamento delle carceri per la sentenza pilota Torreggiani che la obbliga – entro il 28 maggio prossimo – a porre termine alla tortura in atto e per le quali deve dare risposte adeguate. Ma siamo condannati anche, sempre in relazione a violazione dell’articolo 3 (Tortura) della Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo. Dal 22 aprile scorso l’Italia è stata condannata a risarcire un detenuto per il ritardo con il quale gli sono state prestate le cure mediche. Per i giudici di Strasburgo,” – sottolinea Rita Bernardini – negare la salute dei detenuti equivale ad un trattamento inumano e degradante”.

La notizia che dovrebbe farci riflettere e, soprattutto esser permesso ai cittadini di conoscerla, alla segretaria di Radicali Italiani, è stata data, come lei stesso tiene a specificare, dall’associazione Antigone

“che si è occupata del caso di un detenuto che era stato ristretto prima a Poggio Reale e poi Bellizzi Irpino cui l’Italia dovrà rimborsare 25mila euro di risarcimento. Abbiamo motivo di ritenere, per le segnalazioni che ci arrivano,” – spiega Rita Bernardini – “che sono nelle carceri italiane almeno 20mila attualmente (in quelle condizioni, ndr)”.

Facciamo subito due calcoli: 25mila per i 20mila detenuti cui vengono negate le cure, siamo a una cifra di 500milioni di euro. Una cifra che, ovviamente, si somma ai risarcimenti che potranno venire per tutti quei detenuti ristretti in spazi inferiori al consentito e/o per l’eccessivo numero di ore trascorse in cella, se dopo il 28 maggio non si saranno cessate le torture in corso.

E Rita Bernardini aggiunge il carico:

“Ma se poi andiamo a vedere tutti quelli che non sono stati curati in passato nelle carceri italiane, stiamo parlando di decine di migliaia di persone che non ricevono cure adeguate, che tentano il suicidio per la disperazione, riuscendovi il più delle volte, per la disperazione di non ricevere le cure. E questo, ha detto la CEDU, è un trattamento inumano e degradante che equivale a tortura.”

Pannella aggiunge: “che so’ tutti torturati: famiglie, agenti di polizia, direttori: direttori del Si.Di.Pe, il sindacato dei direttori di polizia che ha assunto posizioni bellissime, coraggiose, che ci ripagano di quella pagina ignobile del processo Haiman (speriamo di averlo scritto bene) direttore delle carceri delle torture naziste e che, adesso, con le posizioni del SiDiPe credo che ci siamo vendicati. Grazie ad Hannah Arendt quel processo si svolse e la gente poté comprendere qualcosa”.

Pannella continua poi per altri 50 minuti, però, lo dice e non lo dice, le novità che dalla CEDU i Radicali si attendono sono anche altre, importanti. E riguardano proprio quel diritto (anche questo umano teoricamente di per sé inviolabile) alla “conoscenza”, all’informazione sempre più negata nel nostro Paese che rappresenta, anche questo, un fondamentale diritto umano.

La scheda con la registrazione completa a questo link http://www.radioradicale.it/scheda/409605

L’informazione radiotelevisiva del Regime

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Beppe Grillo, in conferenza stampa alla camera il 15 aprile scorso, partendo dall’abolizione di equitalia, ha fatto un’analisi sull’informazione coincidente – per molti versi – con quella da anni fatta da Marco Pannella che, proprio per documentare tutto ciò, ha addirittura creato – nell’ambito della galassia di associazioni radicali – il “Centro di Ascolto per l’informazione radiotelevisiva” diretto da Gianni Betto. Quando Grillo parla di democrazia in pericolo e di libertà della menzogna che in questo Paese vige “grazie ad una stampa” che, testualmente, definisce “di regime”, non ha tutti i torti e non c’è differenza con quella “esagerata” e “pannelliana” che da anni è l’analisi dei radicali.

Se siamo ridotti ad essere al 70° posto nelle classifiche mondiali per la libertà di stampa, una parte della colpa ve la dovete assumente anche voi“, tuona Grillo ai giornalisti.

Non sarà un caso se, per l’attento Massimo Bordin, il 16 di aprile, la prima pagina di Stampa e Regime, la rassegna stampa che da anni conduce da radio radicale, la faccia l’articolo Dispar-Condicio sulla rubrica Ri-Mediamo curata per Il Manifesto da Vincenzo Vita, senatore del PD, giornalista e già sottosegretario presso il ministero della comunicazione. Ve lo riportiamo di seguito, integralmente.

Dispar Condicio di Vincenzo Vita

(pubblicato nella rubrica RI-MEDIAMO de Il Manifesto del 16 aprile 2014)

Dura lex, sed lex. Almeno, dovrebbe. Sempre per usare il latino, il monito dovrebbe valere anche per la “par condicio”. Vale a dire il rispetto delle pari opportunità tra i diversi soggetti nelle presenze radiotelevisive, soprattutto in campagna elettorale. Ora che si avvicinano scadenze delicate come il voto europeo e quello amministrativo, lanciare un grido di allarme è doveroso. “É tutto sbagliato, è tutto da rifare”, diceva il compianto Gino Bartali. Appunto.

Partiamo dalla esagerata esposizione del presidente del consiglio che, come emerge dall’accurato monitoraggio svolto dal Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva assomma – nel solo mese di marzo – il 18,1% del tempo in voce nei telegiornali della Rai. Tempo che si dilata, secondo la società di rilevazione “Geca Italia”, a quasi cinque ore al giorno nel periodo che va dal 17 al 31 marzo: se si considera l’intero spettro, pubblico e privato, digitale e satellitare. É vero che siamo agli atti iniziali del nuovo governo, tuttavia è bene suggerire a Matteo Renzi di non emulare il vecchio tycoon Berlusconi. Anzi.

L’altra evidente anomalia, se si prendono in esame le ricerche fatte dalla stessa “Geca” nel mese di marzo per l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è il costante sostegno privilegiato offerto dalle reti Mediaset al partito del proprietario, con oltre il 36% del tempo di parola. E pure il servizio pubblico non scherza. E mette in luce il Centro d’Ascolto, che opportunamente calcola la fruizione piuttosto che il mero minutaggio, il divario crescente tra i i due partiti del passato bipolarismo imperfetto italiano e il resto del mondo. 5 Stelle segue con meno del 10%, precipita a uno scarso 4% Sinistra, ecologia e libertà, impropriamente conteggiata come l’intera “Lista Tsipras”. Fino allo 0,2% dei radicali, che pure stanno facendo battaglie importanti e significative sulle carceri, la droga, il funzionamento della giustizia.

In verità, emerge un vizio di fondo del e nel rapporto tra media e politica, che si accompagna allo storico tema del conflitto di interessi dell’ex cavaliere, apparentemente uscito di scena, ma tuttora protagonista diretto o indiretto. Lo schema cui si ispira larga parte dell’informazione politica è ancorato al sogno bipolare, che nella realtà non esiste da tempo. Alla crisi della tradizionale nomenclatura dei partiti è seguito un universo assai disarticolato, un arcipelago cui dare – comunque – rappresentanza e rappresentazione. La comunicazione radiotelevisiva insiste su di un bene comune, l’etere, che deve essere libero e aperto. Senza discriminazioni. É il senso ultimo della legge n.28 del 2000 sulla citata ”par condicio”, ingiustamente appesantita dai suoi mille regolamenti applicativi, ultimo dei quali il testo della delibera 138/14/Cons della medesima Agcom. Quest’ultima, tra l’altro, appare troppo ancorata ai vecchi rapporti di forza, mentre le pari opportunità riguardano allo stesso modo tutti.

Il discorso si allarga ai talk show, che hanno letteralmente invaso l’informazione politica, come ha sottolineato in uno studio recente Alberto Baldazzi, riprendendo un’analisi di Francesco Siliato. Arena ormai prelibata della narrazione politica, i talk andrebbero verificati per il loro specifico, che sfugge al “minutaggio”. Basti un dato: nella stagione 2013 su 833 ospiti, 93 hanno raggiunto quasi la metà delle presenze totali. Si tratta di 48 personalità politiche e di 37 giornalisti, che accompagnano la nostra dieta mediatica, dal risveglio al sonno. La televisione come Nirvana, scriveva anni fa Hans Magnus Enzensberger.

Cinghiali, editori e la miseria della stampa calabrese

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#cinghialieditori
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Cinghiali? La Calabria è una regione dove i cinghiali non mancano. Con la vicenda del Senatore Antonio Gentile dimessosi da sottosegretario del governo Renzi a seguito delle polemiche, rimbalzate su tutta la stampa nazionale per le presunte pressioni esercitate sul quotidiano L’Ora della Calabria affinché non uscisse nelle edicole con l’articolo sulle indagini sull’A.S.P. di Cosenza che vede indagato anche il figlio del Senatore, la questione della libertà di stampa calabrese e dell’indipendenza di quest’ultima dai poteri forti, è tornata d’attualità.

Come al solito, però, si guarda il dito per non vedere la luna.

Sicuramente è vergognoso pensare, nel 2014, nell’era di internet e dell’editoria digitale, che i poteri forti calabresi, per mano di uno stampatore, abbiano potuto bloccare la pubblicazione dell’articolo del direttore. “Rotative inceppate”, hanno detto. Ridicolo!

Ma la cosa che più dovrebbe stupire è che, sugli altri quotidiani calabresi, presenti nelle edicole la mattina del 19 febbraio, della vicenda del figlio di Gentile indagato non ce ne fosse traccia.

La miseria dell’editoria calabrese è emersa tutta. Quando si dice che, senza i contributi della politica e dei poteri “forti” calabresi, i giornali non potrebbero uscire nelle edicole, è un fatto verissimo. Enrico Fierro, sul Fatto, parla di editoria e informazione calabrese come di un “sistema infetto”. Mentre il procuratore Pignatone parlò di un “cono d’ombra” informativo. Chiamatelo come volete, ma è semplicemente la miseria della stampa calabrese che, registrando ALM, volevamo segnalare già nel 2006.

I giornali, in Calabria ancor di più che altrove, senza la manna partitocratica non potrebbero stampare perché con le vendite e la sana pubblicità non reggerebbero.

E allora, considerato che di cinghiali che, se feriti, possono colpire ovunque e a testa bassa, eccoti pronti i giornali calabresi formato velina: prodotti editoriali pieni di comunicati di quello e di quell’altro politico, si criticano da soli, ce ne raccontano il raccontabile ma, quando si tratta di fare vere indagini, di svelare segreti ce quando si tratta di dare notizie che possono dar fastidio ai potenti di turno, ecco che l’editoria calabrese si dissolve come neve al sole.