#MenoInquinoMenoPago: presentata a Catanzaro la nuova campagna di Legambiente e #Radicali

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È stata presentata questa mattina, in una conferenza stampa presso la Sala concerti del Comune di Catanzaro, la Campagna nazionale #MenoInquinoMenoPago, e in anteprima nazionale la relativa proposta di legge di iniziativa popolare.

Come vi avevamo anticipato la campagna ambientalista #MenoInquinoMenoPago di Legambiente e Radicali è arrivata in Calabria dove, in anteprima nazionale, è stata presentata la proposta di legge e la relativa petizione al Parlamento. Alla conferenza stampa erano presenti Valerio Federico, tesoriere nazionale di Radicali Italiani, Andrea Dominijanni, vice presidente Legambiente Calabria, Michele Governatori, membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, Giuseppe Candido, segretario associazione di volontariato culturale Non Mollare, militante del Partito Radicale e Antonio Giglio, consigliere comunale di Catanzaro del Partito Socialista Europeo e iscritto, con doppia tessera, al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito.

Di seguito alleghiamo la petizione parlamentare e il disegno di legge:

Alla c.a. della Presidente della Camera della Repubblica, Laura Boldrini
del Presidente del Senato della Repubblica, Piero Grasso
e ai Presidenti dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica
on. Renato Brunetta, on. Fabio Rampelli, on. Massimiliano Fedriga, on. Riccardo Nuti, on. Nunzia De Girolamo, on. Roberto Speranza, on. Lorenzo Dellai, on. Antimo Cesaro, on. Arturo Scotto, on. Pino Pisicchio, sen. Paolo Romani, sen. Mario Ferrara, sen. Gian Marco Centinaio, sen. Vito Rosario Petrocelli, sen. Maurizio Sacconi, sen. Luigi Zanda, sen. Karl Zeller, sen. Lucio Romano, sen. Gianluca Susta, sen. Loredana De Petris

Gentili onorevoli,
Io sottoscritto, Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani, insieme a Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani, Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini, Vice Presidente Nazionale di Legambiente, Michele Governatori, Alessandro Massari e ad altri cittadini, utilizzando lo strumento previsto dall’articolo 50 della Costituzione, riteniamo opportuno presentare ai titolari del potere legislativo questa Petizione, istituto capace di mettere in comunicazione diretta cittadini elettori e rappresentanti parlamentari.
Lo scopo è quello di persuadere il Parlamento della necessità, non più rinviabile, di dare al Paese delle nuove, solide, infrastrutture giuridiche che possano meglio regolare la materia ambientale per garantire molteplici principi costituzionali come la tutela della salute, dell’ambiente, del lavoro, della progressività della imposizione fiscale, dell’equilibrio dei conti pubblici, della libera concorrenza.
Siamo convinti che si sia contratto non solo un altissimo debito pubblico, ma anche un gravissimo debito ecologico che si riconvertirà necessariamente nel primo, condividendone l’odiosa caratteristica: quella di non aver tenuto in alcun conto l’equità intergenerazionale, costringendo i nostri figli non solo alla povertà economica ma anche a quella ambientale, avendo depauperato, senza alcuna preveggenza e con grave abdicazione delle responsabilità connesse allo status di legislatore, risorse ambientali preziosissime e ormai perdute. L’equità intergenerazionale rappresenta un elemento cardine della cultura della sostenibilità. In particolare, intesa come il dovere delle generazioni presenti di garantire pari opportunità di crescita alle generazioni future, consentendo a queste ultime di disporre di un patrimonio di risorse naturali e culturali adeguato. Al fine di assicurare tale condizione, ciascuna generazione è chiamata a garantire la libertà di scelta. Conservare e mantenere la diversità delle risorse naturali e culturali non limita le possibilità di scelte future. Preservare la qualità del pianeta in modo tale che questo non venga trasferito in condizioni peggiori e assicurare l’accesso a un patrimonio di risorse naturali e culturali adeguato consente di fornire a tutti uguali diritti di accesso all’eredità delle generazioni passate e conservarlo anche per le generazioni future.
Sino a quando la Repubblica, violando il diritto sovranazionale di fonte comunitaria o derivante dalla sottoscrizione di trattati internazionali, non si adeguerà a una effettiva tutela ambientale, essa sarà anche formalmente democratica, ma non avrà mai le caratteristiche formali e sostanziali dello Stato di diritto costituzionale.
Oggetto specifico della proposta è quello di rivoluzionare il sistema di incentivi al consumo di risorse ambientali. È necessario cambiare la fiscalità su risorse energetiche e ambientali per premiare l’innovazione e ridurre le tasse su lavoro e imprese.

Di seguito sintetizziamo i contenuti della proposta di legge che saranno dettagliatamente esaminati nella relazione introduttiva.

Nel fisco italiano, nelle regole di sfruttamento di molte risorse naturali e nelle bollette dell’energia si annidano costosi sussidi diretti e indiretti al consumo di ambiente.
La nostra proposta di legge – eliminando sussidi e sconti fiscali alle fonti fossili e introducendo regole di tutela, di tassazione e di assegnazione trasparenti in tutta Italia per cave, acque minerali, concessioni balneari, consumo di suoli – consentirà la riduzione del debito ecologico.
Gli interventi proposti prevedono la contemporanea riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e impresa, con aumento del potere d’acquisto per tutte le categorie che oggi non beneficiano di sconti antiecologici.

Chi ci guadagna con la nostra proposta? Tutte le persone comuni che oggi pagano al posto di chi beneficia di sconti o rendite a spese dell’ambiente, e le aziende disposte a investire in innovazione ecologica. A loro vogliamo destinare minori tasse sui redditi, minori oneri in bolletta e fondi per investimenti in innovazione per un totale di oltre 10 miliardi di Euro all’anno recuperati eliminando i sussidi o i regimi di vantaggio.
Per rendere possibile questa prospettiva occorre modificare il dettato della Delega al Governo in materia di fiscalità che oggi subordina la possibilità di attuare tali iniziative solo dopo il recepimento delle norme definite a livello europeo. La stessa delega non prevede alcun intervento rispetto alle regole di tutela, uso o consumo delle risorse ambientali. Previsioni da noi contemplate per rendere immediatamente fruibili i vantaggi prospettati.

Primi firmatari: Valerio Federico, Rita Bernardini, Vittorio Cogliati Dezza, Edoardo Zanchini, Michele Governatori, Alessandro Massari, Laura Arconti, Alessio Di Carlo, Claudio Barazzetta, Rocco Berardo, Paolo Izzo, Angelo Rossi, Alessandro Frezzato, Paola Di Folco, Dario Boilini, Giulio Manfredi, Stefano Santarossa, Francesco Napoleoni, Manuela Zambrano

Di seguito la prima di una serie di proposte di legge tutte legate all’analisi e agli obiettivi sopra esposti. Si tratta dell’abrogazione dall’articolo 15 della Delega Fiscale del richiamo all’applicazione della nuova disciplina UE sulla tassazione dei prodotti energetici. Questo richiamo ha l’effetto di differire la revisione in senso ecologico della fiscalità fino all’entrata in vigore di una relativa direttiva UE. L’effetto dell’abrogazione, dunque, è l’immediata applicabilità della delega al Governo ad operare la revisione ecologica del fisco. La dicitura abrogata è la seguente: “La decorrenza degli effetti delle disposizioni contenute nei decreti legislativi adottati in attuazione del presente articolo è coordinata con la data di recepimento della disciplina armonizzata stabilita dalla citata proposta di direttiva negli Stati membri dell’Unione europea”.

PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa di Radicali Italiani e Lega Ambiente
Modifica dell’articolo 15 della legge 11 marzo 2014, n. 23 , contenente la “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita.”

Articolo 1
L’articolo 15 della legge 11 marzo 2014, n. 23, è abrogato e sostituito dal seguente:
Art. 15
(Fiscalità energetica e ambientale)

1. In considerazione delle politiche e delle misure da adottare per lo sviluppo sostenibile e per la green economy, il Governo è delegato a introdurre, con i decreti legislativi di cui all’articolo 1, nuove forme di fiscalità, in raccordo con la tassazione già vigente a livello regionale e locale e nel rispetto del principio della neutralità fiscale, finalizzate a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili, e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull’energia elettrica, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di zolfo, prevedendo, nel perseguimento della finalità del doppio dividendo, che il maggior gettito sia destinato prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy, alla diffusione e innovazione delle tecnologie e dei prodotti a basso contenuto di carbonio e al finanziamento di modelli di produzione e consumo sostenibili, nonché alla revisione del finanziamento dei sussidi alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

ALLEGATO:
Relazione alla proposta di legge contenente la “Modifica dell’articolo 15 della legge 11 marzo 2014, n. 23 , contenente la “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita.”
Onorevoli Parlamentari!
Il sistema fiscale oggi in Italia avvantaggia l’uso di risorse ambientali non rinnovabili e l’inquinamento. Al contempo il nostro Paese tassa il lavoro molto più della media UE.
Superare questo paradosso è possibile nell’interesse generale. Si tratta di una direzione di cambiamento su cui c’è ampio consenso teorico a livello internazionale e che può contribuire a spingere l’innovazione in settori industriali promettenti.
In campo energetico, dove l’utilizzo di fonti fossili determina inquinamento e emissioni climalteranti, sono individuabili esenzioni alle accise sui consumi energetici pari ad almeno 5,7 mld/a nel 2014, quasi tutte a vantaggio del consumo di fonti fossili, in gran parte nei trasporti. Si tratta di un sistema fiscale complesso, incoerente e costoso che ha introdotto nel tempo incentivi, sconti, esoneri da accise e altre imposte ambientali senza una verifica dei risultati e dei costi.
Nelle bollette dell’energia pesano sussidi alle fonti fossili pari a oltre 2 miliardi di Euro nel 2012.
Inoltre, gli oneri generali di sistema non sono caricati in modo proporzionale bensì con un sussidio incrociato a favore soprattutto dei consumatori di taglia più grande e di quelli con più grande incidenza dei costi energetici.
In campo ambientale, il sistema di tutela e la fiscalità sul prelievo e l’uso di risorse limitate e non rinnovabili è iniquo, pro-consumo di risorse naturali e a favore delle rendite.
– I canoni di concessione per l’attività di escavazione stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi o pari a zero, con regole di tutela incomplete e inadeguate che premiano rendite e illegalità.
– Rispetto ad altri Paesi europei in Italia il recupero e riutilizzo di rifiuti inerti provenienti dall’edilizia è inoltre estremamente basso anche per un basso costo di conferimento a discarica dei rifiuti edilizi.
– I canoni di concessione per le acque minerali stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi, perfino in aree dove vi sono difficoltà di approvvigionamento idrico, premiando rendite e vantaggi economici per pochi.
– I canoni per le concessioni balneari sono in larga parte del Paese bassi, le assegnazioni avvengono senza gara, premiano rendite di posizione e hanno generato abusi edilizi e illegalità nei confronti del diritto di accesso alle spiagge.
– La tassazione sulla trasformazione di suoli agricoli e naturali è bassa rispetto alla rendita generata e non spinge al riuso delle aree dismesse o da riqualificare, contribuendo al consumo di suolo.
In particolare le concessioni all’uso di risorse delicate e limitate devono essere regolate in termini di canoni e permessi in modo da spingere innovazione e riuso anziché consumo, evitare rendite, garantire legalità e generare risorse per interventi di recupero ambientale.
In Italia la tutela e la fiscalità su attività come le cave e le acque minerali, sull’utilizzo del demanio balneare, sulla trasformazione di suoli a usi urbani sono materie dove concorrono competenze dello Stato e delle Regioni con notevoli inefficienze, rendite, illegalità.
Con questa iniziativa ci riproponiamo di ottenere, nel settore energetico, i seguenti obiettivi:
• Abolizione di tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici.
• Rimodulazione delle accise sui prodotti energetici, a parità di aliquota media, con una componente proporzionale al contenuto energetico e una proporzionale alle emissioni
climalteranti, senza attendere l’approvazione della normativa comunitaria che lo prevede. (A tal fine serve una modifica della normativa vigente per anticipare e ampliare le disposizioni della delega fiscale).
• Eliminazione dalle bollette dell’energia dei sussidi alle fonti fossili e dei sussidi incrociati a favore dei grandi consumatori e dei consumatori energivori
• Riduzione dei sussidi agli impianti di generazione da fonti rinnovabili in misura del recupero di competitività determinato dalla riduzione dei sussidi alle fonti fossili.
Nel settore delle risorse ambientali, invece, gli scopi perseguiti sono i seguenti:
• Introduzione di un canone minimo nazionale per le concessioni di coltivazione di cava differenziato per tipologie di materiali e fissazione di un’ecotassa minima per lo smaltimento in discarica.
• Adeguamento dei canoni per le concessioni di acque minerali in tutto il territorio nazionale.
• Adeguamento dei canoni per le concessioni balneari 18 in tutto il territorio nazionale e recepimento della direttiva europea per l’assegnazione e il rinnovo delle concessioni attraverso gare.
• Introduzione di un contributo per il consumo di suoli agricoli e naturali i cui introiti devono essere vincolati a interventi di rigenerazione urbana.
In parallelo, occorre introdurre principi e regole di tutela uniformi in tutto il territorio nazionale:
• individuando le aree da escludere dalle attività di escavazione e dalle sorgenti per ragioni di tutela ambientale;
• fissando l’occupazione massima dei litorali con concessioni balneari per rispettare il diritto alla fruizione libera del demanio balneare;
• individuando obiettivi massimi di trasformazione dei suoli a usi urbani per spingere il riuso e la riqualificazione di aree dismesse o degradate.

Le maggiori entrate serviranno a rendere più equo ed efficiente il sistema poiché si prevede che le risorse generate e risparmiate finanzieranno, in coerenza con la delega fiscale:
• Riduzione delle imposte sul reddito di persone e imprese.
• Contributi agli investimenti in efficienza energetica nei settori interessati alla eliminazione delle esenzioni dalle imposte ambientali.
• Recupero ambientale negli ambiti coinvolti dalle attività interessate dall’aumento dei canoni.
• Rigenerazione urbana con bonifica di suoli inquinati, riutilizzo di aree dismesse, messa in sicurezza del territorio.
Dall’adozione delle misure descritte deriveranno numerosi effetti positivi:
• Orientamento dei mercati verso modi di produzione e consumi più sostenibili come previsto nella delega fiscale.
• Strutturale disincentivo all’uso delle fonti fossili.
• Maggiore trasparenza e migliore concorrenza grazie all’eliminazione di sussidi nascosti e rendite dovute ad assegnazioni senza gare.
• Incremento della competitività attraverso la riduzione delle imposte sui redditi delle aziende.
• Riduzione delle imposte sui redditi delle persone.
• Tutela di risorse naturali non rinnovabili e investimenti in riqualificazione ambientale.

Federico e Candido (Radicali): “Chi consuma l’ambiente paghi. Meno tasse a lavoro e imprese!”. Sabato 19 luglio conferenza stampa

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Anche in Calabria, sabato 19 luglio 2014 sarà presentata la campagna #MenoInquinoMenoPago di Radicali Italiani e Legambiente presso la Sala Concerti del Comune di Catanzaro e, in anteprima nazionale, sarà illustrata la relativa petizione parlamentare contenente una proposta di legge.

“Meno inquino, meno pago” – come abbiamo già detto in altri articoli – è il nome della campagna di Radicali Italiani e Legambiente che sarà presentata sabato 19 luglio alle ore 11.00, con una conferenza stampa presso la Sala Concerti del Comune di Catanzaro in via Iannoni. Alla conferenza stampa saranno presenti Valerio Federico, tesoriere nazionale di Radicali Italiani, Andrea Dominijanni, vice presidente Legambiente Calabria, Michele Governatori e Alessandro Massari, membri della direzione nazionale di Radicali Italiani, Giuseppe Candido, segretario associazione di volontariato culturale Non Mollare, militante del Partito Radicale e Antonio Giglio, consigliere comunale di Catanzaro del Partito Socialista Europeo e iscritto, con doppia tessera, al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transparito.

Il principio secondo il quale “chi inquina paga” è stato introdotto quarant’anni fa dall’OCSE, fatto proprio dal trattato costitutivo della Comunità Europea e presente nel protocollo di Kyoto, ma in Italia non viene rispettato. I Radicali e Legambiente propongono una riforma fiscale ecologica al fine non solo di tutelare l’ambiente ma anche per ridurre le tasse su redditi da lavoro e d’impresa.

Il mare inquinato, la bandiera nera e la fitodepurazione

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di Giuseppe Candido

Ancora una volta i dati impietosi di Goletta Verde presentati lo scorso 21 luglio smentiscono i tentativi dell’Arpacal di esaltare la “balneabilità” del mare calabrese e certificano tragicamente la situazione di forte inquinamento del mare e la criticità del sistema della depurazione calabrese. Non militiamo del “partito” del mare sporco a tutti i costi ma, ancora una volta nostro malgrado, affianco alle bandiere blu per alcuni e rari lidi di eccellenza siamo costretti tristemente ad esporre su molti dei nostri litorali la bandiera nera e piratesca per il forte inquinamento. Ci spiace dover leggere sui giornali che, anche quest’anno, il nostro mare risulta inquinato, o addirittura fortemente inquinato proprio a causa di una scarsamente efficiente depurazione. A ridosso della bandiera nera di Legambiente, la Regione stanzia finalmente 38 milioni di euro, ma cosa ne sarà di questi soldi? Altri depuratori che non risolvono e non convengono per gli elevati costi di gestione? Sulla costa ionica catanzarese, solo per fare un esempio stretto sulla realtà che ci sta sotto gli occhi, dai dati presentati da Goletta emerge come Sellia Marina e Cropani abbiano le aree fortemente inquinate proprio nelle zone antistanti le foci delle fiumare Uria e Scilotraco su cui scaricano i due depuratori comunali. Enterococchi ed Escherichia coli fanno da padroni. Ed anche io personalmente, dopo i primi bagni, ho dovuto combattere contro un’infezione oftalmica. Quello che si palesa anche quest’anno nei dati di Legambiente è la assai forte criticità dei sistemi depurativi calabresi che, proprio durante i periodi di picco delle presenze estive, risultano in molti casi sotto-dimensionati e non in grado di svolgere adeguatamente il compito di depurare le acque prima di immetterle nel corpo recettore, sia esso fiume, suolo o direttamente in mare. Eppure una soluzione, un metodo di depurazione alternativo e integrativo a questo evidente “fiasco” tecnico-istituzionale ci sarebbe e si chiama Fitodepurazione: un metodo innovativo per integrare la depurazione tradizionale con un sistema a più bassi costi sia di realizzazione sia, soprattutto, di gestione. Come presidente del “Comitato di tutela dell’ambiente di Sellia Marina”, lo scorso mese di dicembre, in tempi non sospetti ed utili, per l’amministrazione comunale di Sellia Marina per realizzare un intervento concreto avevamo organizzato un convegno-dibattito sul tema “Fitodepurazione: conviene? Risolve?” assieme ad una raccolta di firme per una petizione per chiedere al Sindaco Giuseppe Amelio di Sellia Marina di valutare la possibilità di adottare un sistema fitodepurativo ad integrazione dei due impianti di depurazione già esistenti e che, soprattutto durante il periodo estivo, risultano fortemente sotto-dimensionati. La fitodepurazione rientra fra i trattamenti di “depurazione naturale” suggeriti dalla vigente normativa (Allegato n°5 alla parte terza del D.lgs. 152/06 che purtroppo, nella nostra Regione, risulta scarsamente utilizzato solo per il trattamento di reflui provenienti da piccole comunità (perlopiù insediamenti rurali), mentre tali tecnologie non vengono ancora applicate al trattamento, o affinamento, di acque reflue provenienti da agglomerati urbani di medie dimensioni. Ciò probabilmente a causa proprio dei suoi bassi costi di realizzazione e di gestione che non consentono di lucrare in progettazioni ed appalti. Il dott. Fausto Caliò, geologo responsabile delle autorizzazioni agli scarichi per tutta la provincia di Catanzaro pur non potendo partecipare a quel convegno per ragioni personali ci aveva confortato con una sua nota nella quale si leggeva testualmente che qualora fosse realizzato l’impianto fitodepurativo proposto nella petizione collegata a tale convegno, esso costituirebbe certamente un interessante prototipo per la nostra provincia, da monitorare attentamente per ulteriori simili applicazioni”. Purtroppo ciò nonostante da allora nulla si è mosso e nulla ancora si muove negli uffici comunali: non un progetto, non uno studio di fattibilità per valutarne concretamente i costi di realizzazione e trovare i fondi per finanziare il potenziamento degli impianti. Tutto ciò, pensato per Sellia Marina e la costa ionica del catanzarese ma facilmente estensibile a quasi tutti i comuni in cui la depurazione in estate fa tilt, ci dà in effetti la misura dell’incapacità di una classe politica interessata ed impegnata soltanto a fabbricare consenso, a gestire aziende partecipate, ma non già a risolvere i problemi concreti della gente come il mare inquinato e raccolta differenziata dei rifiuti.

Addio mia bella spiaggia, addio

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di Giuseppe Candido

Il governo ha dato il via libera a quello che gli ambientalisti definiscono senza remore una vera e propria “svendita delle spiagge italiane”. Con il decreto sviluppo varato in Consiglio dei ministri la scorsa settimana parte l’alienazione privata delle spiagge italiane che eliminerà ogni possibile concorrenza. Si passerà infatti da un regime di patrimonio pubblico dato in concessione ai privati ad un regime di monopolistico con concessioni che dureranno 90 anni. Agli operatori del settore balneare che sono felicissimi del provvedimento, in pratica, vengono regalati oltre tremila chilometri di spiagge italiane: il 50% del totale delle nostre coste.

 

Federalismo demaniale
Una delle tante spiagge italiane

E, ricordano ancora gli ambientalisti, il diritto di superficie porta con sé anche il diritto ad edificare le aree non ancora edificate. Ma le concessioni continueranno ad essere pagate la cifra irrisoria di 93 centesimi di euro per metro quadrato. «Uno stabilimento balneare di 10 mila metri quadrati pagherà molto meno di 1000 euro di affitto al mese, meno dell’affitto che si paga per un bi-locale a Roma e Milano», ha spiegato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli al quotidiano ambientalista Terra. Ed aggiunge: «C’è solo da vergognarsi per come il governo stia svendendo questo patrimonio comune alle lobby». Una gestione del demanio marittimo che non ha uguali in nessun paese dell’Europa e del mondo.

Per questo motivo il Wwf ed il Fai hanno rivolto un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché valuti la costituzionalità dell’uso della decretazione d’urgenza per una norma che «modificando le leggi che regolano la concessione del demanio costiero, ha conseguenze che vanno bel oltre quanto si sta dichiarando». Le associazioni ambientaliste sostengono infatti, che il provvedimento contiene almeno due aspetti di assoluta gravità: «Il primo – spiegano nella nota congiunta – riguarda proprio l’emanazione di un dl per una materia che va a condizionare per quasi un secolo ambiti territoriali sottoposti a vincoli paesaggistici diretti, e in alcuni casi anche ambientali, come sono appunto tutti quelli costieri». Il secondo punto, sul quale pure l’Unione europea ha chiesto lumi, «riguarda lo stravolgimento sostanziale dell’istituto giuridico della concessione demaniale per come è previsto nel codice della navigazione che regolamenta anche l’occupazione dell’arenile».

In effetti è già dal gennaio del 2009 che l’Europa contesta al governo italiano di aver violato le direttive dell’Unione rinnovando per sei anni, senza opportune gare, tutte le concessioni degli arenili del nostro Paese. Come ha fatto notare al corrispondente da Bruxelles per La Stampa, il presidente della Commissione per il mercato interno dell’UE ha l’impressione che la norma varata col decreto sviluppo non sia in linea con le regole del mercato interno, in particolare con la direttiva Bolkenstein sui servizi del 2006 che prevederebbe una selezione trasparente dei concessionari, il divieto del rinnovo automatico senza aste in cui il gestore uscente sia sullo stesso piano degli altri e, particolare non di poco conto, che le concessioni “devono essere date per un tempo appropriato e limitato” che certo non si sposa coi 90 anni previsti dalle nuove norme.

Ed al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si rivolgono anche i Verdi presentando un dossier con il quale sono quantificate i metri cubi di cemento che rischiano di rovesciarsi sulle nostre coste. «10 milioni di metri cubi» avverte il presidente Angelo Bonelli.

Gli indiani d’America ricordavano ai loro figli che l’ambiente in cui vivevano era “un prestito” che loro avevano contratto con le future generazioni impegnandosi a lasciarlo migliore di come l’avevano trovato. Noi perseveriamo a considerarlo e a svenderlo come fosse un’eredità da saccheggiare e, casomai, lasciarne quel che resta. In tutto ciò, infatti, nessuno tiene in considerazione neanche lontanamente il fenomeno dell’erosione costiera. Fenomeno naturale sì, ma con forza aggravato dall’indiscriminato e non regolamentato prelievo di materiali inerti dagli alvei fluviali che sottrae metri di spiagge ogni anno. La Calabria, solo per fare un esempio, nel far west delle cave dove il prelievo dagli alvei è gratis, ha spiagge il cui tasso d’erosione supera il metro lineare di spiaggia all’anno. Con concessioni che dureranno per 90 anni potremmo paradossalmente avere, in Regioni con coste a rischio come la nostra, anche il “rischio” di dover risarcire quei titolari delle concessioni demaniali cui il mare avrà “rubato” la spiaggia.