#CharlieHebdo: Salvini predica intolleranza, Pannella in Francia contro razzismi e per la libertà d’espressione

Share

Mercoledì 7 gennaio e i due giorni di terrore e morte successivi, la Francia non li dimenticherà facilmente. Come non dimenticherà i venti morti in tre giorni che l’hanno leteralmente sconvolta assieme al resto d’Europa.
Gli autori della strage del Charlie Hebdo, i fratelli Kouachi, sono stati uccisi durante il blitz della gendarmeria all’interno della tipografia dove si erano barricati dopo una fuga roccambolesca e nella quale hanno lasciato briciole un po’ come Pollicino. E dopo i 4 morti nel supermercato Kosher, anche Coulibely, l’altro attentatore che inizialmente sembrava totalmente scollegato dai primi due, è stato freddato dalla polizia, ma Hayat Boumedienne, l’altra terrorista, in modo altrettanto roccambolesco, è riuscita a fuggire – pare – confondendosi addirittura con gli altri ostaggi.
Il nuovo direttore di Charlie Hebdo, il giornale satirico preso di mira dai due terroristi franco-algerini, dice che la testata non morirà e che, a breve, riprenderanno le pubblicazioni. Qui la religione non centra”, dice ai giornalisti, “siamo difronte a dei matti che sparano”.
A Parigi si terrà oggi la marcia repubblicana in memoria delle vittime e in difesa dei valori: libertà d’espressione e libertà di stampa. Valori brutalmente presi d’attacco dai due folli,; valori cui né la Francia e né l’Europa intendono rinunciare perché – come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Napolitano nell’esprimere rammarico e cordoglio per quanto stava accadendo oltr’Alepe – “baluardi della nostra democrazia”.
Alla marcia parigina ci sarà anche Marco Pannella, 85 anni il prossimo 2 di maggio, provato da numerose visite nelle carceri e giorni di sciopero della fame e della sete che hanno rischiesto persino un ricovero “preventivo”, non rinuncia però ad andare a Parigi per portare la rappresentanza del partito radicale in solidarietà alla Francia, a CharlieHebdo e alla libertà d’espressione.
Mentre Marie Le Pen promette un referendum per reintrodurre la pena di morte e Matteo Salvini continua a cavalcare la tigre dicendo che dobbiamo chiudere le Moschee e fermare l’immigrazione, Marco Pannella e molti compagni radicali, dopo esser stati ricevuti dall’Ambasciatrice francese in Italia venerdì, oggi saranno a Parigi per stare a affianco ad Holland e ai francesi: “Demain je serai présent” – annuncia da FaceBook – “à la marche républicaine à Paris pour #CharlieHebdo, #RadicalParty, JeSuisCharlie MarekHalter”.
Come ha ricordato Bertinotti dalle colonne delle Cronache del Garantista, “l’odio non ci salverà”. “È necessario – ha detto invece – “impedire che l’orrore si trasformi in odio”. Ed io concordo con questa visione. Come sono sicuro che non ci salverà neanche l’intolleranza. Possiamo pensare, davvero, che Oriana Fallaci avesse ragione? Che siamo immersi in un processo di accettazione del terrorismo islamico, in nome di una tolleranza del diverso? Violando leggi e direttive europee e speculando sull’assistenza, noi li rinchiudiamo i diversi, rinchiudiamo i rom, nei campi di identificazione. Rinchiudiamo i migranti clandestini in attesa della loro identificazione come avessero commesso i peggiori crimini. E dopo l’attentato in Francia, il populismo anti-Islam, il razzismo anti-migrante, la guerra contro la diversa religione, sono fenomeni destinati a crescere se i media in genere, e le televisioni in particolare, continueranno a prendersi la responsabilità di dar spazio a chi l’intolleranza la cavalca e la usa politicamente. Spesso capita di confondere con la giustizia quello che è egoismo rancoroso e, sentendo le posizioni più razziste, diventa facile non farsi ammaliare da chi, per conquistare voti, va dicendo: via il diverso, via l’immigrato. E il paradossale è che nessuno fa notare un semplice dato oggettivo: da qui al 2050, serviranno in Europa altri 50 milioni di nuovi immigrati. Non ci rendiamo conto che i “discorsi razzisti” anche se fanno audience, come “gramigna”, fan presto le radici ed estirparli, poi, diviene assai faticoso, se non impossibile. Se “Si tollera l’intolleranza” – come ha ricordato Emma Bonino dalle colonne de L’Espresso – “e la si usa a scopi elettorali”, c’è davvero il rischio che si vada dritti dritti verso il precipizio.

Lo stop alle pubblicazioni de “L’Ora della Calabria” ennesimo grottesco episodio di una vicenda opaca

Abolire la miseria Anno III n°9 (unico)
Share

19 aprile, ore 10.33. Riceviamo e pubblichiamo la nota di Giuseppe Soluri, presidente dell’ordine dei giornalisti della Calabria sulla vicenda del quotidiano L’Ora della Calabria

Giuseppe Soluri, presidente Ordine Gionalisti Calabria
Giuseppe Soluri, presidente Ordine Gionalisti Calabria

La vicenda che interessa “L’Ora della Calabria”, dopo i passaggi inquietanti delle pressioni esercitate da editore e stampatore sul direttore Luciano Regolo perché evitasse di pubblicare una notizia che riguardava il figlio del senatore Gentile (passaggi che hanno giustamente innescato un “caso” nazionale e che hanno prodotto le dimissioni di Gentile da sottosegretario e l’apertura di una inchiesta da parte della Procura di Cosenza) rischia ora di diventare paradossale e grottesca. In risposta alla legittima e motivata decisione del Comitato di redazione e del Sindacato Giornalisti di proclamare tre giorni di sciopero, il liquidatore della società editrice ha ieri annunciato via mail al direttore ed ai redattori la cessazione delle pubblicazioni estesa anche al sito internet del giornale, prontamente fatto oscurare. Le motivazioni addotte sono oggettivamente fragili, tanto più ove si consideri quanto comunicato a direttore e redattori solo 24 ore prima allorchè il liquidatore aveva, sempre via mail, “tranquillizzato” tutti circa l’imminente pagamento delle spettanze arretrate.

La sensazione, poi, che il liquidatore sia comunque in qualche modo affiancato da quello che ora si definisce “ex editore” della testata (non a caso intervenuto col direttore e con i redattori solo pochi giorni addietro per “raffreddare” la protesta che montava dopo una precedente comunicazione choc dello stesso liquidatore) rende ancora più opaca tutta la storia. Come ha giustamente sottolineato il direttore Luciano Regolo, con la decisione di ieri viene violentato il sacrosanto diritto dei giornalisti de “L’Ora della Calabria” di attivare tutte le iniziative sindacali previste dalla legge rispetto alle inadempienze della società editrice e di salvaguardare la propria autonomia professionale. Ci penserà il sindacato, come sempre, a dare, nelle sedi competenti, le adeguate e forti risposte alla inopinata e repentina decisione della società editrice.
L’Ordine dei Giornalisti della Calabria manifesta lo sconcerto per quanto accaduto: si tratta di un nuovo inquietante episodio che mette in discussione la libertà di stampa e sottolinea la visione arcaica e padronale che ancora alligna in certi settori dell’imprenditoria calabrese. Siamo vicini al direttore Regolo, alla redazione ed ai collaboratori tutti de “L’Ora della Calabria” e li invitiamo a continuare la propria battaglia di libertà che è battaglia di tutti per affermare princìpi e valori non negoziabili che riusciranno ad imporsi rispetto a qualunque tentativo di intimidazione o di ritorsione.

Cinghiali, editori e la miseria della stampa calabrese

Share
#cinghialieditori
#cinghialieditori

Cinghiali? La Calabria è una regione dove i cinghiali non mancano. Con la vicenda del Senatore Antonio Gentile dimessosi da sottosegretario del governo Renzi a seguito delle polemiche, rimbalzate su tutta la stampa nazionale per le presunte pressioni esercitate sul quotidiano L’Ora della Calabria affinché non uscisse nelle edicole con l’articolo sulle indagini sull’A.S.P. di Cosenza che vede indagato anche il figlio del Senatore, la questione della libertà di stampa calabrese e dell’indipendenza di quest’ultima dai poteri forti, è tornata d’attualità.

Come al solito, però, si guarda il dito per non vedere la luna.

Sicuramente è vergognoso pensare, nel 2014, nell’era di internet e dell’editoria digitale, che i poteri forti calabresi, per mano di uno stampatore, abbiano potuto bloccare la pubblicazione dell’articolo del direttore. “Rotative inceppate”, hanno detto. Ridicolo!

Ma la cosa che più dovrebbe stupire è che, sugli altri quotidiani calabresi, presenti nelle edicole la mattina del 19 febbraio, della vicenda del figlio di Gentile indagato non ce ne fosse traccia.

La miseria dell’editoria calabrese è emersa tutta. Quando si dice che, senza i contributi della politica e dei poteri “forti” calabresi, i giornali non potrebbero uscire nelle edicole, è un fatto verissimo. Enrico Fierro, sul Fatto, parla di editoria e informazione calabrese come di un “sistema infetto”. Mentre il procuratore Pignatone parlò di un “cono d’ombra” informativo. Chiamatelo come volete, ma è semplicemente la miseria della stampa calabrese che, registrando ALM, volevamo segnalare già nel 2006.

I giornali, in Calabria ancor di più che altrove, senza la manna partitocratica non potrebbero stampare perché con le vendite e la sana pubblicità non reggerebbero.

E allora, considerato che di cinghiali che, se feriti, possono colpire ovunque e a testa bassa, eccoti pronti i giornali calabresi formato velina: prodotti editoriali pieni di comunicati di quello e di quell’altro politico, si criticano da soli, ce ne raccontano il raccontabile ma, quando si tratta di fare vere indagini, di svelare segreti ce quando si tratta di dare notizie che possono dar fastidio ai potenti di turno, ecco che l’editoria calabrese si dissolve come neve al sole.