Spes contra spem … Pannella: bisogna aiutare Papa Francesco a riflettere un tanto su questo, tutto qua

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Tradotto, Spes contra spem, significa “Speranza contro la speranza”. Marco Pannella, che in digiuno prosegue a dare lui corpo alla speranza, manda un messaggio al Papa e gli chiede come poterlo aiutare ad essere speranza:

«Si, in effetti non voglio parlare d’altro, ma nel contesto anche interno nostro, sicuramente sono alieno o comunque oggi pongo un problema di altro. A me pare, continua Pannella, che altri da me potrebbero subito dirci: dove viene fuori quella cosa … spes contra spem? Dov’è?»

Paolodi TarsoI compagni della direzione del Partito Radicale sempre meno capiscono dove Marco voglia andare a parare. In effetti, la citazione che, con un messaggio di 25 minuti, Marco Pannella direttamente rivolge non solo a Papa Francesco ma anche al Presidente Napolitano è di un passaggio della Lettera inviata ai Romani da Paolo di Tarso, l’apostolo che, in riferimento all’atteggiamento di fede di Abramo, scrisse che:

Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. (San Paolo, Lettera ai Romani, 4,18)”.

Spes contra spem, sono pure le parole che usò Giorgio La Pira manifestando nei confronti di Giovanni XXIII la speranza che si potesse aprire un futuro di pace.

Oggi, secondo Wikipedia, la locuzione è utilizzata per descrivere l’atteggiamento di chi coltiva una fede incrollabile in un futuro migliore, e non abbandona l’aspettativa, anche quando le circostanze concrete sono così avverse da indurre a credere, al contrario, alla perdita di ogni speranza.

Quella speranza che, sempre di più, Marco ripone nel Pietro d’Oltre Tevere piuttosto che nel Cesare delle catacombe.

Me lo sono sognato? A quale testo ci riferiamo? Nessuno?” – domanda. “Nada? Volevo questo aiuto”, dice.

Marco ridacchia un po’ e rincara la dose:

« Dunque, Spes contra spem, e oggi abbiamo la spem contra spes. Bisogna aiutare Papa Francesco – esclama – a riflettere un tanto su questo. Tutto qua. ».

Poi continua:

« Allora, non è uno scandalo che forse questa è l’unica sede nella quale” – prosegue con un po’ d’ironia – “viene sollevato “chisto” piccolo problema, quasi lessicale, all’interno di chi può avere un ripiegamento quasi chierica, clericale, nel leggere le cose del mondo. Non è il caso che questo da’ la misura. Io ridico oggi che sto lottando ma dovrei dire, credo da anni, con altri, con un richiamo quasi quotidiano, quasi sommesso, quasi – altri direbbero – da biascicamento da preghiera, “spes contra spem”. E qua c’avemo tante spem, una follia di spem che viene fuori, ognuna, contra spes. Fermati spes, c’è quest’altra cosa. Guadagniamo un poco di tempo. … Poi non mettiamo nel conto che il divieto del dibattito, del dibattito civile, del dibattito della specie umana abitante sul territorio italianofono. Sta roba – dice Pannella – manco viene fuori un momentino. La spes qual’era? Qual’è quella di riferimento possibile? Magari è quella che in modo diverso nelle varie epoche, nei vari momenti, se ha voce specifica ha voce. Ha voce se può essere ascoltata. E a voce a che punto siamo? Devo dire che la spes, lo sto sottolineando perché sembrerebbe utile, oggi rispetto a vent’anni fa, mo c’abbiamo che quasi tutti gli “importanti”, quasi tutti, sembrano adesso loro avere il tempo di scrivere bene, di pubblicare, quello che, come nostra singolarità animale quasi, come nostra singolarità storica siamo andati scrivendo con le nostre vite, con le nostre parole. Con i nostri morti, con i nostri viventi, con i nostri compresenti.

Ma vorrei proprio dire: di che cazzo di Spes altrimenti ci si dovrebbe occupare in questo momento anche secondo le Parole, con la P maiuscola, anche le Parole di chi parla in nome della religiosità laica, statuale, cesarista. Sembra quasi che sono cose che mi vengono di notte. Poi l’Osservatore Romano, ma poi io insisto, l’altro giorno anche con il carissimo Fausto (Bertinotti, ndr), in fondo mentre gli dicevo: senti, ma sto problema della classe … della “classe”. La classe, quella vera, quella tua, quella vostra, la classe, dove se n’è iuta?

Però, tu sei qui (dicevo a Bertinotti, ndr), perché sai che noi siamo riusciti a essere e a esprimere classe, proprio noi, la classe quella dei comunisti, quella dei marxiani, quella dei marxisti, quella dei marxologi, e sempre più siamo questo. Tant’è vero che sembrerebbe quasi che parlando e rivolgendoci a Fausto, visto che sono appunto … in quel momento sto pensando, invece di parlare, che so’ io, con Padre Lombardi, per non dire con Papa Francesco e, nella mia furbizia, gli faccio quel discorso della classe, tale e quale, traducibile e che è la gente.

Che è quello che io ricordo continuamente abbiamo vissuto, non sappiamo per quale merito, il carattere di essere i più comuni!Le più bestie comuni, rispetto a tutte le altre che cerano. E, nell’esser comune la gente, con quella specie, su quel territorio, con quel linguaggio, ci riconoscono, ci riconoscevano. Insisto: che si parli con Fausto, o si parli qui dentro, il problema della forza comune della parola che è quanto sempre viene sottovalutato perché c’è il terrore: mamma mia, quanti di noi ci cadono? Il regime ?La scusa, il nome di cui abbiamo bisogno per evocare le nostre inefficienze, le nostre debolezze. Il regime, il male. Il diavolo. E via dicendo. Beh, sappiamo che la storia sta dicendo non proprio questo. Se è evero come è vero che il problema si pone, lo pongo all’ottimo Presidente (della Repubblica, ndr): è vero che il comunicato, contrariamente a quello che si pensa, il comunicato che fanno è sempre “burocratico”, anzi, proprio perché è falso, appunto, quando è burocratico si possono poi fare degli esempi di quando, sei mesi prima di morire, uno dei personaggi più influenti nel Quirinale, sei mesi prima di … (morire, ndr), lui riuscì anche come tornò a riuscire durante le settimane delle riunioni al Senato grazie a Schifani, riuscirono a venir fuori già segnali importanti sul fatto che, anche a livello formale, ci si apprestava a definire “obblighi” … come s’è trovato poveretto?

Li ha definiti obblighi, lui stesso come linguaggio, parla del sovraffollamento. Ma che stronzata! Che improprietà. Qual’è il problema sul quale tu stai intervenendo? Sul sovraffollamento. Sei a livello del grande Zaia, che me pare che proprio in queste ore va dicendo non so quali altre belle stronzate leghiste a proposito di problemi della gente veneta e di tutta l’Italia. Risponde a livello del termine affollamento. Ma che affollamento. Il problema se c’è l’affollamento non è che bisogna vuotare, bisogna accrescere il numero delle carceri.

L’ha detto ieri il grande Zaia. Noi però, appunto, ci troviamo adesso in questa situazione. Io sono convinto che se avessi parlato in un contesto che poteva comportare qualche centinaia di migliaia di famiglie, quindi qualche milione di ascoltatori, poteva succedere un bel casino domani. Com’è la cosa? La speranza… spes contra spem. Quale? Spes oggi la scrivono i presidenti della Repubblica, gran parte de li cardinali quando scrivono, vogliono scrivere, perfino gli intellettuali di sinistra indipendente o non so come capperi si chiami. La si sente dire anche da Cozza, o come si chiama… Crozza, scusate. Ma il problema è questo, il vero problema è più semplice, che non può dirsi. Perché se dico, com’è quella cosa? Spes contra spem, subito … tutti contro. Eppure, lo dico con amore. Lo dico con amore a Papa Francesco: credo che tu sai che questo è il dovere che sto esercitando, quindi l’umiltà di qualcuno che vuole sperare di potere aiutare con te la Spes contra la spem che sta trionfando. Per il momento finisco qua. Scusateci. Sicuramente è molto poco, ma questo è il senso della nostra lotta e, infatti, ormai la cosa è quasi divertente. E orami, se non ci sta attento lo stesso Presidente, se continua a parlare dell’affollamento che non centra un cazzo. Con quello che lui dice (nel messaggio alle Camere, ndr), non centra una fava. È l’epifenomeno, ipofenomeno. L’abbiamo previsto, per scongiurarlo, e di conseguenza urge a livello lessicale: affollamento. Come fai? (Punta il dito verso la camera, Pannella per riferirsi al Presidente) Tu hai parlato di quegli obblighi, e non trovi lessicalmente il modo di evocare quelle urgenze e quegli obblighi ai quali tu stai dando Parola? Tu Presidente e tu Papa. Per il momento dico: questo è il punto in cui siamo per cui il vero problema è che nelle ultime quarantotto ore, sono sicuro, aumenta la forza di quello che noi avevamo già individuato. Volete vedere che sono riusciti, sarebbero riusciti, negli ultimi giorni, a ridurre direi a sotto zero il tempo in cui qualcuno ha potuto ascoltarmi. Proprio diminuito. Come se fa a diminuì ancora? Non parliamo di Emma. Non parliamo di tutti quanti. Ma in una situazione nella quale non viene il dubbio, perché proprio siamo quasi a una caricatura degli anni ’30, 1920, ’30, ’40.

Nel senso che si ripete in modo quasi grottesco, quasi una satira: le posizioni che storicamente sono state vincenti, quelle, oggi sono quelle ufficiali della storia istituzionale. Con un però. Per tutti i media italiani, ma parlo soprattutto quindi l’audiovisivo, tutti quelli italianofoni, cazzo: è come se fossero gli editori unanimi, d’accordo alla lettera: ci deve andare il 35% di Grillo, ci deve andare il 35% di quello là, come se chiama, de Renzi, ci deve andare il 35% di quello che resta. Che è appunto, a ri-ciccia. Ed è fatto, e su questo non si accettano, come dire, eccezioni.

E c’è qualcuno di quelli un po’ più strutturalisti di noi, socio-economici eccetera. Uno che dice: ma come cazzo è possibile che, tutti quelli che sono gli editori di sta roba, sono tutti assolutamente d’accordo a tal punto che rischiano di essere contro producenti.

Perché se vai a una (trasmissione, ndr), vai all’altra delle case editrici, hai esattamente il rischio che lo stesso eccesso. A tutte le ore li vedi: quello là in quel modo, quell’altro nell’altro modo, e quell’altro ancora a fare il … e poi anche questa uniformità di linguaggio, di lessico, nello scegliere – giorno dopo giorno – le cose che possono essere più attuali. Questa è una considerazione.

E come mai, quindi, il fatto benedetto che il nostro contributo al “conoscere”, davvero, continua a essere un riflesso loro, quasi ormai giustificato. Non bisogna toccare la comunicazione come è andata negli ultimi cinquant’anni. Guai, perché se poi si permette, si consente di ascoltare un po’ di più per qualche giorno quelli lì, succede un casino che non ci si può permettere. Come, appunto, rispetto al popolo cattolico, al popolo comunista, al popolo, diciamo, qualunquista: guai tornare a questi. L’unico problema che non se pote (parlare, ndr), e quindi far vivere in realtà quello che sto evocando: invece di un migliaio di persone, di una cosa, avere una propria manifestazione, diciamo del potere, che è di stampo sconosciuto. Cioè, ci sono delle cose che non possono essere permesse e, semmai, quindi, da trattare con gli esorcisti. Che è quello che sempre di più vediamo attorno: c’è quasi l’esorcismo nei confronti del conoscere, un po’ più, quello che accade e viene proposto. Cioè una realtà nella quale da vent’anni, non è un caso, non credo che ci sia stato un solo dibattito, lo ripeto, uno solo, conoscitivo sulla nonviolenza. Perché se tu dici a dieci milioni di persone quello che noi diciamo a cinquecentomila, sono convinto che lì, quei dieci milioni, impazzano di ragionevolezza, di conoscenza, di rinnovamento. E questo deve essere impedito. Questo lo si sta impedendo. Però, puttana Eva, adesso voglio vedé se quella cara Eva alla quale devo che me da’ delle mele in questi giorni. … Ma si può andare oltre … le mele, Mele. Con le quali questi giorni ho trovato un sistema che bevo e faccio lo sciopero della sete. Invece dei cappuccini ho messo a regime le mele di Eva. Va bene? E sorridendo su questo, però torno a dire: non è possibile. Papa, se te posso aiutà? Nun è possibileeeee! Non è possibile che, semplicemente questa storia che evoco, che è vostra, che è tua e noi dobbiamo vivercela senza consapevolezze, sulla fede, sulla speranza, speranza: Spes contra spem. Oggi c’è spem, spem, spem … spemerda. Costantemente, al posto della singolarità scandalosa, gioiosa, e commovente della Spes contro spem, nella politica.

Oggi qui, noi vogliamo dare corpo, aiutarti a dare corpo e parola a te e a Fausto Bertinotti, per la Classe, per l’Umanità, dare forza a questa generazione di essere una generazione saggia. Come dicevamo della terza generazione di liberali. L’Unità che a noi interessa non è quella di generazione che viene non si sa come, ma l’Unità che viene da padre e madre in figli e che, a questo punto, è quella che riesce ad avere i tempi dei valori, i tempi della speranza, i tempi della scienza. Sarà poco, ma a me me pare che è quello che sta succedendo. »

http://www.radioradicale.it/scheda/411537

Pannella (#Radicali): grazie alle iniziative del Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo

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L’importante opera di verità che sta emergendo, grazie alle iniziative del Procuratore Aggiunto Alfredo Robledo, in ordine alla gestione da parte del Procuratore Capo di Milano Bruti Liberati delle notizie di reato che giungono a quella Procura, ha disvelato una vicenda che a tutt’oggi non ha ricevuto gli onori delle cronache.
È quanto afferma Marco Pannella, in una nota diramata ieri pomeriggio alle agenzie.

Robledo, per quanto riportato dal sito de Il Fatto, ha denunciato al CSM anche una vicenda che ci riguarda, o meglio che riguarda il Paese e la legalità delle Istituzioni. Robledo, difatti, che ha istruito il procedimento per le firme false di Formigoni in occasione delle elezioni regionali del 2010, ha segnalato al CSM, tra l’altro, che Bruti Liberati tentò di indurlo a non iscrivere subito nel registro degli indagati l’allora Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, nonostante, per effetto delle dichiarazioni rese da Clotilde Strada, emergessero chiari elementi a suo carico quale organizzatore dell’opera di falsificazione delle firme del listino di Formigoni.
Robledo, apprendo dai documenti pubblicati da Il Fatto, racconta al CSM come Bruti Liberati fosse preoccupato delle sorti del Pdl lombardo e a seguire rivela la reazione scomposta del Procuratore Capoi quando quest’ultimo apprese che Robledo, iscrivendo Podestà nel registro delle notizie di reato, aveva disatteso la sua indicazione.
Bruti Liberati, però è anche colui che, all’epoca Procuratore Aggiunto, venne investito della prima denuncia depositata, a 24 ore dal deposito delle firme, da Cappato e Lipparini e relativa, appunto, alle firme del Listino di Formigoni.
L’Aggiunto Bruti Liberati richiese l’archiviazione di quella denuncia a circa 24 ore dalla sua ricezione e senza svolgere alcun tipo di indagine.
Solo la testardaggine dei Radicali fece si che il caso fosse riaperto, con il deposito di una ulteriore denuncia corredata da una inequivocabile perizia.
Questa denuncia finì a Robledo, essendo Bruti Liberati nel frattempo divenuto Procuratore Capo col voto unanime – centrosinistra e centrodestra uniti – del CSM, e la sorte fu diversa dall’archiviazione, anche per Podestà, nonostante le pressioni di Bruti Liberati denunciate da Robledo al CSM.
La lettura congiunta di questi due fatti mi impone il dovere di devolvere alla magistratura di Brescia l’approfondimento e la valutazione delle condotte dell’attuale Procuratore Capo di Milano. Cosa che farò nelle prossime ore, insieme a Marco Cappato, avendo incaricato l’avv. Giuseppe Rossodivita di predisporre l’atto.

– Leggi altro su:

http://www.radicali.it/comunicati/

 

Expo 2015, Alfredo Robledo scrive a Csm: “Procuratore Bruti Liberati dice il falso”

Ricerca su il Fatto quotidiano: Tag Robledo

 

#Carceri: #Parlamento sovversivo, @MarcoPannella incontra il Presidente della Repubblica ma l’Italia non se ne accorge

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Marco Pannella, 25/12/2013, III marcia per l’amnistia

Una delegazione del Partito Radicale guidata da Marco Pannella, con Rita Bernardini e Maurizio Turco, è stata ricevuta da Giorgio Napolitano, ma per colpa di un’informazione disattenta l’Italia del regime non se ne può accorgere.

“Il Parlamento è sovversivo, ha un atteggiamento di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali”.

A dare la notizia è lo stesso Marco Pannella durante una conferenza stampa tenuta nella sede del partito radicale subito dopo l’incontro.

“Il Presidente ci ha incontrato”, dice Pannella, “riproporre gli interisti della presa di posizione che grazie a Giuseppe Rossodivita, e io con lui, abbiamo proposto come diffida formale dell’ordinamento italiano e, adesso, successivamente, anche come denuncia formale che potremmo già definire quello che noi riteniamo, in termini strettamente tecnici, il regime italiano in questo momento stia opponendo formalmente, in modo naturale visto che il crimine è naturale in uno stato e da sessant’anni e antidemocratico, contesta e cerca di sabotare l’esercizio ex cattedra dei massimi poteri e delle massime responsabilità magistrali del nostro Paese, fra i quali quelli, appunto, del Presidente della Repubblica. E, invece, fra gli uni, gli altri e gli altri, ormai è chiaro che c’è questo comportamento tecnicamente, lo ripeto, sovversivo e di sovversione dinnanzi ad affermazioni indiscutibili di legalità da parte dei massimi organi magistrali italiani e internazionali per, appunto, riuscire a tornare in un paese nel quale si affermino diritto e nonviolenza, democrazie e non antidemocrazia violenta di stampo come potevano essere gli stampi nazisti, fascisti e perché no stalinisti anche”.

Quando puoi Alessio Falconio gli chiede esplicitamente “che tipo di interlocuzione” ci sia stata con il presidente della Repubblica, Marco Pannella risponde:

pann1“Devo dire che ci conosciamo abbastanza a partire da antiche riflessioni, di antiche scelte, di antiche diversità, oggi credo che davvero, per esempio, su questa nostra proposta di dare corpo, a livello tecnico, ha un comportamento patologico del regime italiano che tende a distruggere rapidissimamente tutto quello che, a livello massimo delle massime magistrature non solo italiane ma anche europei e forse anche internazionali, noi siamo oggi, qui, incaricati di difendere, mentre invece altrimenti lo stanno travolgendo col ritmo del calcio balilla che caro al nostro presidente del consiglio”

Trascrizione a cura di Giuseppe Candido
A questo link la conferenza stampa di Marco Pannella al termine dell’incontro col Presidente

Divorzio: quarant’anni fa i Radicali conquistarono la più grande vittoria laica …

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Nel Paese più cattolico del mondo, nel 1974, i Radicali conquistarono la prima grande vittoria laica in Italia. Ne seguì un’epoca di battaglie e vittorie straodinarie. Il video propone immagini dal documentari “Lo scandalo initegrabile” e “Il furto dei referendum, un golpe italiano”, prodotti da Radio Radicale. Con Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, Adriano Sofri e Massimo D’Alema.
Il contenuto video è reso disponibile su YouTube da RadioRadicale.it

Di seguito il link  una sintesi di Pannella del 1 maggio 2013 sui fatti del 12 maggio 1977 quando morì a Ponte Garibaldi, Giorgiana Masi

I fatti di Roma del 12 maggio 1977, l’assassinio di Giorgiana Masi, i divieti di manifestare del ministro Cossiga, la nonviolenza radicale

Liberi di disinformare

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Il regime e la par condicio

a cura di Giuseppe Candido

Con il termine Par condicio si intende quel complesso di norme che dovrebbero regolare la comunicazione politica e la parità di accesso ai mezzi di informazione. In particolare, il testo unico della radiotelevisione, individua come

Princìpi fondamentali del sistema radiotelevisivo la garanzia della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva, la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere, l’obiettività, la completezza, la lealtà e l’imparzialità dell’informazione, l’apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose e la salvaguardia delle diversità etniche e del patrimonio culturale, artistico e ambientale, a livello nazionale e locale, nel rispetto delle libertà e dei diritti, in particolare della dignità della persona, della promozione e tutela del benessere, della salute e dell’armonico sviluppo fisico, psichico e morale del minore, garantiti dalla Costituzione, dal diritto comunitario, dalle norme internazionali vigenti nell’ordinamento italiano e dalle leggi statali e regionali1”.

Tra i Princìpi generali in materia di informazione e di ulteriori compiti del servizio pubblico nel settore radiotelevisivo, all’articolo 7, comma 2 lettera c., esplicitamente si prevede per legge che

l’accesso di tutti i soggetti politici alle trasmissioni di informazione e di propaganda elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e di imparzialità, nelle forme e secondo le modalità indicate dalla legge”.

E se ciò non bastasse, nella legge n°28 del 22 febbraio del 2000 recante specifiche “Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”, al primo comma del secondo articolo, testualmente si legge che:

“Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l’accesso all’informazione e alla comunicazione politica”.

Aggiungendo al terzo comma dello stesso articolo che dovrebbe essere garantita parità di condizioni (il condizionale lo mettiamo noi), perché nel dispositivo si legge che:

E’ garantita parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche”.

In pratica, la legge dovrebbe consentire parità d’accesso a tutte le forze politiche. A garanzia di tutto ciò ci sarebbe, appunto, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom). Anche qui, però, il condizionale è obbligo.

Perché se questo è il diritto, il fatto è un altro.

La disparità di accesso al sistema radiotelevisivo italiota è ormai palese anche ai profani. Abbiamo già scritto che senza informazione non c’è democrazia

Basta guardare i dati impietosi pubblicati dal Centro di Ascolto del sistema Radiotelevisivo italiano diretto da Gianni Betto e che, fino a qualche tempo fa, faceva consulenza alla stessa Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni. I dati tengono conto non del solo minutaggio, ma del totale degli ascolti consentiti alle diverse forze politiche.

Perché, come fa notare lo stesso Gianni Betto, un conto è andare in TV per due minuti alle due di notte, un conto è andarci, sempre due minuti, ma nell’edizione di pranzo o delle 20.00, che tutti guardano.

Se diamo un occhiata alla classifica degli ascolti consentiti alle varie forze politiche, non solo ci accorgiamo della disparità di trattamento tra le diverse forze politiche, ma ci si rende conto numericamente, tecnicamente, dell’attuale overdose che gli italiani stanno subendo dal turbo premier Matteo Renzi che ci entra in casa impegnato nel tirare la volata per il prossimo 25 maggio.

Quotidianamente ci bombarda di presenze e, quando non c’è lui direttamente, c’è qualche ministro del suo partito che fa vedere al Paese come e quanto questo nuovo PD di governo sappia fare.

Nel periodo tra il primo e il 29 aprile 2014, al vertice della classifica delle 20 forze politiche presenti nei TG c’é proprio il PD, con 556milioni di ascolti consentiti, pari al 18% dei 3 miliardi e 92milioni di ascolti consentiti totali.

Segue il governo che, nel complesso tra ministri e sottosegretari, nello stesso periodo, ha avuto 497milioni di ascolti consentiti, pari al 16,1% del totale.

Il Movimento 5 Stelle che non può certo lamentarsi è al terzo posto, dopo PD e Governo, con ben 463milioni di ascolti consentiti (15,0%); segue Forza Italia, talora erroneamente indicata ancora come PDL, con 452milioni di ascolti consentiti nello stesso periodo e pari al 14,6% del totale.

Al 5° posto rispunta Matteo Renzi che, come Presidente del Consiglio, per fare le sue promesse futuribili oltreché per le azioni di governo realmente realizzate, gli sono stati consentiti ben 215milioni di ascolti, pari al 7% del totale.

Bisogna scendere fino al 16° posto della classifica per trovare i Radicali italiani a cui sono stati consentiti, nello stesso periodo, 26milioni di ascolti, pari allo 0,9% del totale degli ascolti consentiti nei TG del servizio pubblico alle diverse forze politiche. Erano al 20° posto sino a qulche giorno fa con soli 4 milioni di ascolti, ma hanno recuperato un po’ solo dopo che Marco Pannella è stato operato alla aorta addominale ed ha ricevuto la telefonata di Papa Francesco.

I dati del Centro d’Ascolto non sono poi così diversi da quelli sul pluralismo radiotelevisivo forniti dall’Osservatorio dell’informazione radiotelevisiva di Pavia che sono utilizzati dall’AGCom

Emma Bonino, gli italiani hanno dimenticato chi sia. E così si spiega come ha fatto a prendere solo 41 preferenze, quando da ministro nel Governo presieduto da Enrico Letta, è stata candidata alle regionali in Lucania. Il regime degli ascolti democratici, potremmo chiamarlo ironicamente.

Sappiamo bene quanto questi ascolti poi si rifletteranno sul risultato elettorale. Con i dati sugli ascolti consentiti agli italiani per le diverse forze politiche, si possono tranquillamente fare delle attente ed oculate previsioni sui risultati, migliori di quelle fatte generalmente coi sondaggi tradizionali che intervistano un migliaio di persone o poco più. Potrebbe essere un suggerimento alle società dei sondaggi che, abbiamo avuto esperienza, non sempre ci azzeccano con le loro telefonate a campioni di mille persone, irrisorio rispetto agli aventi diritto al voto.

Già in passato il Centro d’Ascolto ha dimostrato la strettissima correlazione, quasi scientifica, esistente tra presenze televisive e risultato elettorale: più un partito ha la possibilità di farsi conoscere ai cittadini più questo avrà la garanzia del risultato elettorale.

È vero: la presenza in TV non basta per prendere voti, ma è altrettanto vero che – come giustamente nota Gianni Betto sul blog del Centro d’Ascolto – “se non si è presenti in Tv, si è sconosciuti al cittadino e questi non ha modo di conoscere, valutare, scegliere e meno che mai votare”.

Questo è regime. Un sistema dell’informazione di regime dove, lottizzato com’è dai partiti proprio nell’ottica di garantire il pluralismo, il pluralismo non si sa più che cosa sia.

È questa la “parità di trattamento e di imparzialità” che la Rai garantisce nei TG ai suoi utenti, nonostante li obblighi a pagare il canone propri in quanto servizio pubblico utile a garantire pluralismo. Per non parlare, poi, delle trasmissioni dei Santoro e dei vari Ballarò: c’avete mai visto un Radicale?

Tranquillamente possiamo affermare che il sistema radiotelevisivo italiano così come è concepito non soltanto non informa in modo pluralistico su tutti i soggetti in campo, ma è in grado di formare le opinioni. Non stranitevi, quindi, se i Verdi Europei in cui è candidato Angelo Bonelli non faranno il quorum.

http://blog.centrodiascolto.it/content/tempo-di-parola-e-ascolti-nei-telegiornali-rai-del-periodo-1-29-aprile-2014

Ascolti sui tempi di parola nei TG dal 1 al 20 aprile 2014, fonte Centro d’Ascolto

Note:

1Articolo 3 comma 1, D.Lgs. 31 luglio 2005, n.177 – GU n°208 del 7/9/2005

Ultime dati dal Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva
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Pannella: “Sarà di coloro che si assumeranno la responsabilità di farlo loro“.

Il Partito Radicale a congresso per assumersi la responsabilità di rilanciare la battaglia del diritto dei diritti.

La notizia Marco Pannella la da’ assieme ad Alessio Falconio, direttore di radio radicale, con un breve messaggio.

Breve quanto può esserlo un messaggio di Marco Pannella, figlio non della generazione dei 120 caratteri, ma dei 120 e più minuti.

“Il senato del partito radicale riunitosi lo scorso 3 e 4 maggio ha convocato per il prossimo weekend del 23 24 25 maggio l’ottavo congresso italiano del Partito Radicale”

Partito Radicale che, ricordiamolo, è costituito da Radicali Italiani, Associazione Coscioni, Non c’è pace senza giustizia, Nessuno Tocchi Caino e tutte le altre associazioni della galassia radicale.

Pannella
Marco Pannella

 “Riuniti come Senato del partito”– spiega Marco Pannella –   “abbiamo preso unanimi questa decisione che manifestamente aveva un’alternativa ed era quella di chiudere baracca, per sottolineare che la risposta nonviolenta poteva anche essere questa dinnanzi all’affermarsi del carattere – tecnicamente – criminale, da decenni nella durata, del nostro Stato e al fatto che noi riteniamo, invece, che l’alternativa democratica federalista, anche sicuramente liberale, fosse corrispondente a una necessità non di partito, ma del nostro Paese e non solo del nostro Paese.

In questo momento il problema che abbiamo dinnanzi è quello del precipitare, di nuovo, dell’Europa e non solo, ma di gran parte del mondo, esattamente nella situazione tragica degli anni ’30, ’40 e poi ’42, ’43, ’44, ’45, avendo la “ragion di Stato”, come elemento prevalente nell’attuale potere politico, non formale, ma esistente dinnanzi a noi, allora noi giochiamo questa decisione.
Ci riuniamo in congresso italiano, per l’ottava volta, affidando l’avvenire nostro e di tanti altri alla decisione di comunità, di generazioni dei democratici di tanti italianofoni, ma non solo, per rilanciare la grande compassione, una grande generosità, con un grande obiettivo che quello del rientro immediato nella legalità, nel diritto, nell’onore, contro l’infamia, offrendo per questo la prosecuzione del rilancio del Partito Radicale che sarà quello di coloro che assumeranno la responsabilità di farlo loro, magari per un anno, semplicemente sì da garantire a se stessi a tutti che questa storia riesca, adesso, in modo sorprendente, sicuramente anche magari gioioso, quando ci si prepara a vivere un momento della storia non solo italiana ed europea nefasto e letale.

Un congresso ambizioso anche nella tempistica? Gli Chiede Alessi Falconio.

Macché ambizioso: è pazzo; e ci sono delle follie che sono ragionevoli. Non ci sono i tempi materiali per organizzarsi bene, non abbiamo i tempi per far maturare, nelle varie giurisdizioni, la legge, quella la quale il presidente della Repubblica, e da un certo punto di vista con alcuni suoi esempi da sovrano liberale anche il Papa ha indicato con l’abolizione dell’ergastolo e con l’inserimento del reato di tortura, noi sappiamo, siamo certi che la religiosità, la religiosità della libertà, del diritto in tutte le sue varie forme, possa costituire la sorpresa che venga fuori da questa follia. Che è una follia. Dobbiamo organizzare sta roba, clandestini come siamo, morti de fame come siamo e via dicendo, adesso, vediamo. Io questa carta ritengo che costituisca la manifestazione della intelligenza ragionevole del non mollare”.

La Scheda completa con l’audiovideo del messaggio al seguente link

http://www.radioradicale.it/scheda/410428

Trascrizione a cura di Giuseppe Candido

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Il Ricordo: Sono nato alla stazione e andavo a giocare al sottopassaggio della ferrovia. E al sottopassaggio con chi giocavo? Coi ragazzini Rom”.

2 maggio 2014, ore 10.35: “La Storia d’Italia ha come momento centrale il cattolicesimo liberale. Brindisi a Zì Giacinto”.

Sigaro in mano, con un cappuccio e una pastarella che interrompono lo sciopero della fame ancora in corso, Marco Pannella festeggia a Teramo, in piazza dei Martiri, il compleanno. “Buon compleanno a Noi”. Con lui – ad accompagnarlo tra i natali assieme alla troupe di Radio Radicale – l’infaticabile segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti della direzione di Radicali italiani che l’ha raggiunto dalla Lucania.

(a cura di Giuseppe Candido)

Marco Pannella, 2 maggio 2009 - Bruxelles
Marco Pannella, 2 maggio 2009 – Bruxelles

  Giacinto detto Marco Pannella ci aveva invitato tutti noi a fare il punto sul Satyagraha in corso e a trascorrere con lui questo suo compleanno, l’84°, nella città che gli ha dato i natali a Teramo.

  Purtroppo il lavoro non c’ha consentito di festeggiare con lui come invece avvenne, nel 2009, quando il Partito Radicale organizzò un convegno sulla Patria europea contro l’Europa delle patrie a Bruxelles.

  Per fortuna Radio Radicale c’ha permesso di “seguirlo” e di ascoltare quell’ora e mezza che Marco ha trascorso in piazzata, tra la gente come pochi politici possono fare, coi suoi concittadini teramani o, come dice lui, “terramani”. Ascoltarlo è sempre una lezione di Storia, con la esse maiuscola.

Quando un giornalista di una televisione privata locale gli chiede: “Oggi a Teramo per continuare la battaglia?”,

Marco Pannella sorride, rigira la frittata e, da giornalista, chiede ironico: “Non è che sei di TG3?”.

Il giornalista non fa a tempo a rispondere No, che Pannella rincalza:

Perché sarebbe una lieta sorpresa. Ieri hanno fatto, e sono contento, una bella intervista a una nostra non proprio concittadina, ma comunque candidata grillina. E mi ha fatto piacere. Poi sono stato a vedere se, per caso, davano la notizia che io …(sarei venuto qui a Teramo, ndr)”.

E, in effetti, è una vergogna che un politico del calibro di Marco Pannella, cui pure i Pontefici hanno dimostrato e dimostrano solidarietà, che arrivi a festeggiare i suoi 84 anni nel suo paese natale e l’informazione pubblica radiotelevisiva – quella cui tutti paghiamo il canone – non comunichi minimamente, neanche con un passaggio, la presenza di Marco né mandi un giornalista a fare uno stralcio di servizio, magari poi da censurare. Niente di niente.

A questo punto il giornalista – quasi a giustificare i colleghi della rete pubblica cui tutti i cittadini pagano il canone – lo interrompe: “Gli sarà sfuggita” (la tua presenza, ndr), gli dice.

“Non gli è sfuggita”, risponde Pannella: “È la vecchia tradizione Ribbentrop-Molotov”1

Qual’è il significato della presenza di Pannella a Teramo?

“Il significato è che non mollo nel dare corpo ad una battaglia contro corrente, perché la corrente che stiamo ostacolando già da quarant’anni, quella partitocratica, è la rivincita di coloro che battemmo nel ’45, ’46 e ’47. Tant’è vero che avevamo messo, fra i vincitori, Eisenhower ma pure baffone, Stalin. Paghiamo quelle conseguenze, per cui oggi c’abbiamo – bene o male – il Presidente della Repubblica con quella storia, quella convinzione e quella cultura. E quelli che so’ mobilitati, … Sto grande Presidente del Consiglio, quello (il Presidente della Repubblica, ndr) fa un messaggio storico in undici anni, un documento di grande valore giuridico e, direi, giurisprudenziale, giurisdizionale. C’è questo (messaggio9, e che glie fanno? Renzi contro, la ministra degli esteri che lui esige di avere, perché la prima cosa che Renzi ha voluto (per accettare l’incarico, ndr) è stata <ma la Bonino no. Perché era più popolare di tutti quelli. I suoi elettori, gli elettori renziani, non lo sanno che per lui, la prima grande conquista (è stata quella di, ndr) eliminare la Bonino. Poi, pure la Cancellieri perché era d’accordo con in Presidente della Repubblica. Oggi, il “reato” ufficiale – continua Pannella – al di là delle chiacchiere, è una sola cosa: essere d’accordo con i valori con i quali il Presidente della Repubblica si è qualificato”. …

E quando il giornalista gli fa notare che adesso c’è “un connubio molto particolare, fondamentale, importante”, perché ha ricevuto la promessa d’aiuto di Papa Francesco, Pannella sorride e si lascia andare nei ricordi:

“Io credo che – l’ho sempre pensato – la Storia d’Italia ha come momento centrale, perché europea, il cattolicesimo liberale. Era un elemento centrale ed europeo. Tonino, il nostro grande teramano che se n’è andato da qualche mese, Tonino e non dico manco quale, Tonino s’era messo in testa che qua (in piazza dei Martiri, ndr) dovevamo mettere la statua di zio Giacinto Pannella, cattolico liberale, ma sul serio. … Mo, non saccio se la faranno mai. … Il problema vero è che la forza anche di Papa Bergoglio è che è l’espressione della vincita progressiva, o della rivincita, della spiritualità delle religiosità, la forza dei Valori, la forza dello Spirito. Benedetto Croce, sempre diceva “Veni creator Spiritus”. Quindi sto qua, e me pare che il vecchio Zì Giacinto che m’era premorto faceva pensate che cosa. Nel momento in cui c’era il divieto contro l’usurpatore italiano da parte del Papa. Quando bisognava che il cattolico partecipa non partecipasse alla vita istituzionale, Zì Giacinto che faceva? Era presidente della stampa abruzzese, della stampa italiana abruzzese. Beh, un incarico nu poco “esposto”. E che ti faceva sto “Presidente”? Faceva venire a L’Aquila, a fare propaganda interventista. Poteva stare buono, invece no. Faceva campagna interventista, invitava ul ministro degli esteri Belga per fare campagna interventista, a favore della Francia, dell’Inghilterra e, diciamo, della Europa liberale, contro quella che una parte del Vaticano invece voleva austriaca, tedesca eccetera. E questa è storia abruzzese … e spero che sia patrimonio che coltiviamo tutti. Un pensiero affettuosissimo al Tonino di cui parlavo e con il quale, lui lo disse prima di andarsene, ci siamo ri–conosciuti. E devo dire, quindi, che sto qui, oggi, in assoluta tranquillità rispetto alla storia nostra, che è la storia – a livello europeo – del grande accordo con Shuman, De Gasperi, di tutte le posizioni europeiste e federaliste, contro quelli che non volevano la Nato, non volevano l’Europa. E sappiamo chi, pure qua da noi. … allora c’era questo.

Io posso dire che qua sono uno che continua la storia di quello che, poi, fu detto che l’avevo ribattezzato io, che è quel grande abruzzese di Zì Remo, che se ne iito pure lui e con cui eravamo in profonda sintonia. Quei Valori, oggi qui, li stiamo difendendo, in questo momento, i valori dello Spirito delle religiosità del diritto dei diritti, dei comandamenti. Il Presidente della Repubblica ha scritto, nell’esercizio delle sue funzioni, che l’Italia, u Parlamentu, il Parlamento ha due obblighi. Ha detto due volte (il Presidente, ndr) c’è l’obbligo.

Perché? Perché lo Stato italiano, … oggi, è in flagranza trentennale dei peggiori reati sui diritti umani e il diritto dello Stato. Ufficiale. Adesso, la prima cosa che dobbiamo ottenere, è che almeno interrompano la flagranza criminale che ci riporta a livello tecnico a posizioni peggiori a quelli in cui si trovava l’Europa di Ribbentrop, l’Europa di Molotov, l’Europa di Hitler, l’Europa di Mussolini”.

A queste parole, aggiungiamo solo

BUON COMPLEANNO MARCO E BUONA LOTTA NONVIOLENTA

NOTE

1 Il riferimento di Pannella, è al così detto patto Molotov-Ribbentrop, secondo Wikipedia “talvolta chiamato patto Hitler-Stalin. Un Trattato di non aggressione fra Germania nazista e l’Unione sovietica firmato a Mosca, il 23 agosto 1939, dal ministro degli Esteri sovietico Vjačeslav Molotov e dal ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop”. Sempre secondo quanto riportato da Wikipedia, questo patto fu “una conseguenza della decisione di Stalin, dubbioso della reale volontà delle potenze europee occidentali di opporsi all’espansionismo aggressivo della Germania nazista, di ricercare un accordo con Hitler per contenerne la spinta verso est, per acquisire vasti territori appartenuti all’Impero zarista, e per dirottare le mire tedesche verso ovest, guadagnando tempo per rafforzare i suoi preparativi militari”. Un patto, quindi, tra due dittature di colore diverso che consentiva a entrambe di sopravvivere e di espandersi.

Per chi volesse ascoltare tutta l’ora e mezza di Marco Pannella a Teramo la scheda completa è al seguente link:  http://www.radioradicale.it/scheda/410328

La banalità del male e la tortura di oggi di cui c’è rischio di assuefarsi

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Riflessioni #Radicali di Liberazione con un po’ di Satyagraha 

a cura di Giuseppe Candido  /

Dovremmo riflettere su quanto il male possa a volte diventare banale. L’Europa ci condanna per le condizioni inumane e degradanti delle carceri sovraffollate che costituiscono, nelle forme e strutturali e sistemiche, violazione dell’articolo 3 (rubricato sotto la voce Tortura) della Convenzione dei Diritti dell’Uomo. Ma ci stiamo abituando, ci si è assuefatti al fatto che i diritti umani, persino quelli fondamentali come la salute e la vita, nelle nostre carceri possano essere “sospesi”.

Secondo Hannah Arendt, (Le origini del totalitarismo, 1951, 2004 Einaudi) per i partiti totalitari il campo di concentramento” è un laboratorio per l’annientamento della personalità, prima ancora che per lo sterminio.

L’Europa di oggi, quell’Europa che a parole diciamo più forte, ci dice però che le torture per il sovraffollamento nelle carceri avvengono in modo strutturale. E anche la negazione del diritto alla salute per il quale il 22 aprile l’Italia è stata sanzionata, costituisce di per sé trattamento inumano e degradante che equivale a tortura. Tortura che poi porta, in moti casi, al suicidio di liberazione.

Nel 1961 Hannah Arendt segue per il settimanale New Yorker il processo del criminale nazista Eichmann1 accusato di aver coordinato la deportazione degli ebrei, rintracciato in Argentina da agenti israeliani e condannato a morte nel 31 maggio del 1962.

Nel libro La banalità del male2 pubblicato la prima volta nel 1963, l’autrice riporta un dettagliato resoconto del processo e una serie di considerazioni proprio sulle motivazioni che resero possibile il trasformarsi di un uomo banale, mediocre, in un demone capace di atrocità mostruose.

La Arendt afferma che il semplice pensare, riflettere sulle cose, la capacità di giudizio sulle implicazioni morali può evitare le azioni malvagie di chi invece si limita ad “obbedire ciecamente agli ordini”.

Per l’autrice era già allora evidente il paradosso della “Ragion di Stato” contro i diritti umani. Il riflettere sulle cose, la conoscenza e la capacità di giudizio, invece, potrebbero anche oggi riportarci sulla via dello Stato di Diritto.

Ma andiamo con ordine. La banalità del male sta nel fatto che i burocrati del Reich erano in realtà tutte persone “terribilmente normali” che erano però capaci di mostruose atrocità per il semplice fatto che non si fermavano a riflettere sugli ordini a loro dati e che il loro pensiero restava limitato alla leggi di Hitler che venivano rispettate incondizionatamente. In particolare, questo tipo di criminali commette i suoi crimini in circostanza che quasi impediscono di accorgersi che agisce male. Come nei processi a Norimberga, anche per Eichmann si sollevò il problema che non avesse violato alcuna legge già in vigore ma soltanto obbedito agli ordini. Allora, anche oggi dovremmo chiederci se il mancato rispetto dei diritti umani possa ancora essere tollerato da un Paese che si ritiene civile.

L’unica ipotetica sentenza che per la Arendt avrebbe avuto senso sarebbe stata basata perché Eichmann si era reso responsabile, commettendo crimini contro gli ebrei, di attentare all’umanità stessa, cioè alla sua base, il diritto di chiunque a esistere ed essere diverso dall’altro.

Uccidendo più razze si negava la possibilità di esistere all’umanità, che è tale solo perché miscuglio di diversità.

(…) Eichmann, tutto era fuorché anormale: era questa la sua dote più spaventosa.

Alla fine la Arendt si domanda se il male deve necessariamente essere annidato in qualcosa di più profondo. O se sia sufficiente assuefarsi alla “Ragion di Stato” di un regime contro lo Stato di Diritto.

Ecco perché Pannella, in sciopero della fame e della sete per aiutare Papa Francesco, il Santo Padre a fare ciò che fece l’ormai Santo Givanni Paolo II chiedendo al Parlamento nel 2002 provvedimenti di clemenza, vuole che l’Italia venga incriminata e processata da un tribunale penale internazionale per i suoi crimini contro l’umanità.

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NOTE al testo

1 Secondo la voce La Banalità del male, WiKipedia: Il processo ad Eichmann suscitò varie polemiche: in primo luogo perché Eichmann non venne mai legalmente arrestato, ma rapito dai servizi segreti israeliani in territorio argentino, dove godeva dell’asilo politico. Dall’Argentina Eichmann fu rapito e fatto passare clandestinamente in Israele, contro la volontà dell’Argentina. In secondo luogo perché Eichmann, nonostante fosse accusato di crimini contro l’umanità, venne giudicato dallo Stato di Israele, il quale non poteva costituirsi parte civile, giacché non ancora esistente all’epoca dei fatti contestati ad Eichmann. Inoltre, (ma non in ultimo) dato che i crimini contro l’umanità commessi da Eichmann venivano considerati crimini contro gli ebrei, dal momento che veniva giudicato in Israele, risultava contrario a qualunque diritto penale che le vittime (gli israeliani) giudicassero il carnefice, e non fosse un giudice imparziale a farlo.

2 Il titolo originale dell’opera è “Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil. Pubblicato nel 1963, il volume riprende i resoconti che Hana Arendt pubblicò come corrispondente del settimanale New Yorker per il processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista catturato nel 1960, processato a Gerisalemme nel 1961, condannato a morte il 15 dicembre 19661. L’esecuzione di Adolf Eichmann avvenne il 31 maggio del 1962 per impiccagione (pp.257–258). Fonte: it.WiKipedia.org/wiki/La_banalità_del_male

Pannella si rivolge a #PapaFrancesco per i diritti dei detenuti, Bonino bacchetta lui e i #Radicali

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La cosa più difficile che può fare Marco, e dovremo tutti incoraggiarlo a fare è, almeno per qualche giorno, di ascoltare i medici.

a cura di Giuseppe Candido

#Radicali e la riunione del 24 aprile: Pannella si rivolge a #PapaFrancesco per i diritti dei detenuti. Emma Bonino bacchetta lui e i Radicali: “la cosa più difficile che può fare Marco, e dovremo tutti incoraggiarlo a fare è, almeno per qualche giorno, di ascoltare i medici”

Dopo aver letto sui giornali, aver sentito Rita Bernardini per telefono e aver sentito lo stesso leader radicale fare ieri la sua conferenza stampa, ho creduto e scritto che “Marco Pannella sta bene”, che ha cominciato un’iniziativa nonviolenta di sciopero della sete sulle carceri e che fuma i sigari perché in sciopero della sete gli produce, a suo dire, il ritorno della salivazione.

Molti di noi hanno incitato #forzamarco a non mollare e a non mollare le lotte, appena saputo che stava un poco meglio. Ma per Emma Bonino “ci sono fragilità che non sono reversibili”.

Marco è intervenuto pure lui alla riunione affermando: “Credo che il nostro Paese dovrà essere giudicato come nel processo di Norimberga”, che però Marco non vuole “come quello (di Norimberga) che fu un processo dei vincitori sui vinti”, ma pretende un processo civile.

Pannella chiede “che venga sottoposta alle giurisdizioni superiori l’incriminazione dell’Italia”, e con la sua iniziativa nonviolenta spera di convincere Papa Francesco, come già fece Giovanni Paolo II, affinché pure lui si rivolga al Parlamento del nostro Paese, ufficialmente, per la condizione delle carceri e della giustizia di questo Paese.

La flagranza va sempre prima interrotta”, dice ancora.

Pannella, in questo momento, rivolge specificatamente la sua l’iniziativa di sciopero della fame e della sete iniziata qualche giorno prima e nonostante l’intervento alla aorta addominale, principalmente ad “aiutare il Pontefice a capire che il suo predecessore Giovanni Paolo II, esperto di regimi, aveva capito” già nel 2002 quando si rivolse al Parlamento per chiedere provvedimenti di clemenza. E su questo, nella riunione, interviene persino il vaticanista di Radio Radicale, Giuseppe Di Leo proponendo di preparare un appello al Santo Padre da far sottoscrivere a cittadini, rappresentanti nelle Istituzioni e parlamentari.

Forse, però, le cose più sensate durante la riunione le dice Emma Bonino che interviene “sull’iniziativa di Marco che” – per Emma – “si interseca col problema della giustizia giusta e delle legalità del nostro Paese, ma che ha delle specificità proprie che non vanno sottovalutate”.

Quando parla Emma ha un tono grave, quasi le lacrime agli occhi.

Io penso che la cosa più difficile, su cui dovremmo accompagnare Marco e a riconoscere per una volta che pur essendo una persona straordinaria e fuori dall’ordinario, ha e gli capitano delle fragilità come a tutti, come a molti, pure a lui. E che forse dovremmo accompagnarla” – aggiunge Bonino – “nella cosa più difficile che Marco ha mai fatto in vita sua e cioè quello, magari, di ascoltare i medici! Perché non vorrei” – continua l’ex ministro degli Esteri che il buon Matteo ha preferito non avere al suo fianco nel nuovo governo, forse per non essergli secondo a popolarità – “che anche noi ci fossimo assuefatti al fatto che essendo sopravvissuto a tutto, (Marco, ndr) sopravvive anche a questo per il bene nostro e per le nostre speranze”.

Poi Emma, con un intervento tutto politico, parla con molta franchezza:

“Io sono andata a trovarlo ieri, è stato molto difficoltoso e tornerò perché gli voglio dire proprio questo: la cosa più difficile che può fare, che però credo che valga la pena incoraggiarlo a fare, è perlomeno per qualche giorno di ascoltare i medici”.

Le parole sono difficili da trovare anche per un politico di razza come la Bonino:

“Ci sono fragilità che poi, come dire, non sono reversibilissime e da questo punto di vista” – aggiunge rivolgendosi a Sergio (D’Elia, ndr) – “a me (vederlo, ndr) non m’ha dato un senso di serenità. (…) Credo anzi, magari non in questa sede, che abbiamo qualche responsabilità altra di cui occuparci anche per quanto lo riguarda. (…) sarà bene che lo facciamo o, comunque, che chi ne ha più responsabilità (il riferimento è a Rita Bernardini), veda di non rimuovere perché, come dire, così sta più sereno”.

E anche sul piano politico e sull’appello al Santo Padre, Emma Bonino spiega la sua:

Immagino che, da Rita in poi chi in questi giorni abbia avuto interlocuzioni con chi che sia, anche con chi chiama per solidarietà umana e benevolenza, di cercare di stringerlo su un piano politico, anche in questi giorni, … niente. Forse Nitto Palma”, aggiunge Bonino. Ma gli altri niente. E quindi per Emma “questo vuol dire anche capire il bacino su cui raccogliamo le firme, rivolte peraltro al Santo padre. E questo provoca una serie di problemi. È chiaro che un responsabile politico invece di fare lui le cose, firma l’appello al Santo Padre”. E vero, aggiunge rivolgendosi ai compagni: “Be abbiamo visto di tutti i colori, però magari viene un po’ difficile, no?” Una domanda cui risponde subito Rita ricordandole che “non necessariamente un manifesto appello debba essere rivolto al Santo Padre affinché faccia qualcosa”. Ma a dirimere le due interviene Angiolo Bandinelli, saggista e radicale storico: “è difficile conciliare”, dice. “L’appello di Di Leo è al Papa, tu (Emma, ndr) hai le tue ragioni per non condividerlo”.

Emma si rivolge direttamente alla segretaria di Radicali italiani per essere più esplicita:

“Rita, io dico e faccio quello che posso come te, preferirei solo non sentire altri commenti della serie «perditempo, astenetevi». E anche se sono l’unica a pensare, in tutta questa stanza e in tutti quelli che ci ascoltano per Radio Radicale, che forse è bene se ci consoliamo meno e ci assumiamo qualche … Qui ho sentito altro finora: Marco è nelle migliori condizioni, non lo sottovalutate però”.

Emma non conclude la frase e chiude il suo ragionamento con parole lapidarie: “Questo mi sento di dire, e questo gli dirò”

Marco Pannella e Giuseppe Candido
Marco Pannella e Giuseppe Candido a Bruxelles il 2 maggio 2008 

Rassicuriamo Emma: non è l’unica, almeno tra i presenti in radio, a pensare che è bene non consolarci e chiedere a Marco, almeno adesso, ad ascoltare i medici.

In riferimento alla prossima iniziativa da organizzare in occasione della domenica di beatificazione dei due Pontefici da parte di Papa Bergoglio, per Emma anche qui il pensiero principe che guida l’intervento è la salute di Marco e, sostiene Bonino, “bisogna capire come si riesce a elaborare una cosa che non sia il miracolo di Marco che magari avviene ma che sicuramente ha dei costi che preferirei non pagasse”. Poi il miracolo avviene davvero. … avevamo pubblicato il resoconto della riunione stamane alle 10.57; nel pomeriggio … Papa Francesco chiama Marco Pannella

E’ notizia delle ore 18.00 del 25 aprile che Papa Francesco ha telefonato a Marco Pannella e lui ha interrotto lo sciopero della sete. Ho chiamato Rita Bernardini al cellulare, ma era troppo impegnata con i comunicati stampa per darmi retta.

Ho inviato un sms a Pannella: sono contento per questa bellissima straordinaria notizia, per te, per noi e per il Paese proprio di venerdì, quello di liberazione, durante i quali anche io aderisco col digiuno al Satyagraha di conoscenza e documentazione“.

A questo link la registrazione completa della riunione straordinaria del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito

 

Ascolta ciò che disse, sui diritti umani, Giovanni Paolo II al Parlamento italiano nel 2002
II PARTE

I PARTE

Di seguito alcune note che potrebbero interessare il lettore:

Il video di Givanni Paolo II in Parlamento il 14 novembre 2002

Parte I http://youtu.be/8AX0VvBQ24U

Parte II http://youtu.be/YdD2L_lxbf0

Altra condanna della CEDU all’Italia. Bernardini (#Radicali), “Per Strasburgo negare la salute dei detenuti equivale ad un trattamento inumano e degradante”

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Pannella sta bene e non molla. Insiste sulla “bancarotta fraudolenta del nostro Stato”. Il 24 aprile 2014, si è svolta la conferenza stampa di Marco Pannella e Rita Bernardini dal policlinico Gemelli di Roma dove è ricoverato da martedì 22 mattina in seguito a un malore accusato lunedì di pasquetta rivelatosi necessario di un intervento urgente alla aorta addominale. Intervento che sembra esser andato bene tant’è che Pannella parla cinquanta minuti coi giornalisti con sigaro acceso “raccomandato”, a suo dire, dai medici dopo la scoperta che, almeno per Pannella durante gli scioperi della sete, dopo un po’ che non beve il fumare gli “produce il ritorno della salivazione”.

Marco sta bene, non molla le sue battaglie e, la vera notizia la da’ infatti proprio la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini sempre al suo fianco soprattutto in questi giorni e in queste ore.

RitaBernardini.it
Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani

È una notizia non da poco che dovrebbe farci riflettere, anche su che tipo d’Europa vogliano e che, quantomeno dovrebbe essere conosciuta dai cittadini. Le diverse condanne già inflitte all’Italia dalla Corte europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione dell’articolo 3 (Tortura), non sono bastate al nostro governo che, tra l’altro, il prossimo 28 maggio dovrà dare risposte alla sentenza pilota Torreggiani, pena la sua esecutività e l’innesco di migliaia di ricorsi analoghi possibili. Lo scorso 22 aprile, l’Italia, criminale abituale si direbbe a questo punto, ha riportato un’ulteriore condanna. Questa volta l’articolo 3 è stato violato dal nostro Paese non per i metri quadrati di spazio né per le ore di permanenza in cella. No, quest’ulteriore condanna il nostro Paese l’ha presa perché – nelle patrie galere – non consente il diritto inviolabile alla salute.

Per le condizioni inumane e degradanti delle carceri,

“L’Italia non è solo condannata per il sovraffollamento delle carceri per la sentenza pilota Torreggiani che la obbliga – entro il 28 maggio prossimo – a porre termine alla tortura in atto e per le quali deve dare risposte adeguate. Ma siamo condannati anche, sempre in relazione a violazione dell’articolo 3 (Tortura) della Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo. Dal 22 aprile scorso l’Italia è stata condannata a risarcire un detenuto per il ritardo con il quale gli sono state prestate le cure mediche. Per i giudici di Strasburgo,” – sottolinea Rita Bernardini – negare la salute dei detenuti equivale ad un trattamento inumano e degradante”.

La notizia che dovrebbe farci riflettere e, soprattutto esser permesso ai cittadini di conoscerla, alla segretaria di Radicali Italiani, è stata data, come lei stesso tiene a specificare, dall’associazione Antigone

“che si è occupata del caso di un detenuto che era stato ristretto prima a Poggio Reale e poi Bellizzi Irpino cui l’Italia dovrà rimborsare 25mila euro di risarcimento. Abbiamo motivo di ritenere, per le segnalazioni che ci arrivano,” – spiega Rita Bernardini – “che sono nelle carceri italiane almeno 20mila attualmente (in quelle condizioni, ndr)”.

Facciamo subito due calcoli: 25mila per i 20mila detenuti cui vengono negate le cure, siamo a una cifra di 500milioni di euro. Una cifra che, ovviamente, si somma ai risarcimenti che potranno venire per tutti quei detenuti ristretti in spazi inferiori al consentito e/o per l’eccessivo numero di ore trascorse in cella, se dopo il 28 maggio non si saranno cessate le torture in corso.

E Rita Bernardini aggiunge il carico:

“Ma se poi andiamo a vedere tutti quelli che non sono stati curati in passato nelle carceri italiane, stiamo parlando di decine di migliaia di persone che non ricevono cure adeguate, che tentano il suicidio per la disperazione, riuscendovi il più delle volte, per la disperazione di non ricevere le cure. E questo, ha detto la CEDU, è un trattamento inumano e degradante che equivale a tortura.”

Pannella aggiunge: “che so’ tutti torturati: famiglie, agenti di polizia, direttori: direttori del Si.Di.Pe, il sindacato dei direttori di polizia che ha assunto posizioni bellissime, coraggiose, che ci ripagano di quella pagina ignobile del processo Haiman (speriamo di averlo scritto bene) direttore delle carceri delle torture naziste e che, adesso, con le posizioni del SiDiPe credo che ci siamo vendicati. Grazie ad Hannah Arendt quel processo si svolse e la gente poté comprendere qualcosa”.

Pannella continua poi per altri 50 minuti, però, lo dice e non lo dice, le novità che dalla CEDU i Radicali si attendono sono anche altre, importanti. E riguardano proprio quel diritto (anche questo umano teoricamente di per sé inviolabile) alla “conoscenza”, all’informazione sempre più negata nel nostro Paese che rappresenta, anche questo, un fondamentale diritto umano.

La scheda con la registrazione completa a questo link http://www.radioradicale.it/scheda/409605