di Giuseppe Candido*
Dopo lo sciame sismico sul Pollino ancora in corso e dopo la scossa nelle Serre di ieri l’altro oggi tocca al Massiccio della Sila a tremare. Gli strumenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica hanno infatti registrato una scossa alle 00:12 di stamane, 4 novembre, con coordinate dell’epicentro Latitudine: 39° 10′ 37″ Nord – Longitudine: 16° 39′ 43″ Est e profondità di 18,1 Km. La sismicità della Calabria non è certo una notizia: è piuttosto la storia a metterci in guardia. Nel 1783 uno sciame sismico nell’area di Gioia Tauro – Vibo Valentia durò tre anni, poi i più recenti e rovinosi terremoti di Reggio Calabria e Messina nel 1905 e nel 1908. La notizia vera è che, come si legge testualmente nel rapporto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, “l’Italia, se paragonata al resto del mondo, non è tra i siti dove si concentrano né i terremoti più forti né quelli più distruttivi”. Secondo l’Istituto e l’intera comunità scientifica, “la pericolosità sismica del territorio italiano può considerarsi medio-alta nel contesto del Mediterraneo e, addirittura, modesta rispetto ad altre zone del pianeta”.
Dovremmo ricordare che, come altrove, anche nella Calabria “ballerina” non è mai il terremoto ad uccidere ma sempre e solo la casa che ti crolla rovinosamente in testa. E pensare che i nostri politici regionali non si sono ancora messi d’accordo neanche per approvare una legge antisismica regionale valida: solo il 2% dei progetti viene attualmente sottoposto ai controlli del rispetto delle normative antisismiche nazionali e regionali. Tutti gli altri progetti passano senza alcun controllo e, in Calabria, questo non è certo rassicurante. Se poi si considera che, già nel 1999, un censimento della protezione civile, allora guidata da Franco Barberi, aveva classificato ad alta vulnerabilità sismica il 65% degli edifici pubblici calabresi, ci si rende conto che in caso di scosse più rovinose non siamo sicuri neanche negli ospedali né in scuole e prefetture. Nello studio, il Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GNDT), assieme alla Protezione Civile, nel 1999, aveva effettuato il rilievo della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio pubblico: un censimento degli edifici pubblici, strategici e speciali di oltre 1500 comuni di sette regioni, tra cui Abruzzo e Calabria.Gli edifici censiti come vulnerabili in quello studio, in Abruzzo a l’Aquila, sono venuti giù tutti.
In Calabria, la situazione che emerge da quello studio è davvero sconcertante: dei 3.975 edifici pubblici destinati all’istruzione della nostra regione, ben 2.397 (pari al 60,3 %) sono classificati ad alta (1.049) o medio-alta (1.348) vulnerabilità sismica. Di 785 edifici pubblici destinati alla sanità calabrese, censiti nel lavoro del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti, ben 492 (il 62,7 %) risultavano classificati ad alta (208 edifici) o medio alta (284) vulnerabilità. E non è migliore nemmeno la situazione degli edifici pubblici così detti “civili” (sedi comunali, province, regione e prefetture): dei 1.773 edifici censiti dallo studio, ben 517 venivano classificati con grado di vulnerabilità sismica “medio alta” e 325 quelli ad “alta vulnerabilità”.
Parliamo di sicurezza nei luoghi di lavoro ma dimentichiamo che, in Calabria, ci sono ancora oggi scuole statali dove non c’è neanche una certificazione d’idoneità statica dell’edificio. Se venisse oggi un terremoto, vi sarebbero troppi edifici pubblici attualmente non in grado di resistere alle scosse. Stiamo parlando di scuole, dove mandiamo i nostri figli, e di ospedali che invece dovrebbero non soltanto resistere alle scosse senza venir già ma garantirci anche le cure durante e dopo l’emergenza. Anziché polemizzare ancora sul ponte sullo Stretto su cui neanche il Governo dei tecnici vuole metterci una pietra sopra, non sarebbe più logico, soprattutto con questi chiari di luna e di crisi economica, trovare i soldi per l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio pubblico come scuole e ospedali?
*Docente di scienze, geologo e giornalista pubblicista, membro del direttivo provinciale della Gilda degli Insegnanti di Catanzaro



