Libertà d’informazione e informazione lottizzata

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Dopo la manifestazione che si era tenuta a Roma sulla libertà di informazione ed organizzata da varie testate di giornali, si è svolto al Parlamento europeo il dibattito, voluto dall’Italia dei Valori, sulla libertà di stampa. Secondo i manifestanti e secondo i promotori del dibattito parlamentare che chiedevano l’emanazione di una specifica direttiva europea, in Italia non ci sarebbe libera informazione e la causa del male sarebbe ovviamente Berlusconi e le concentrazioni editoriali della sua famiglia cui si sommano, ora che governa ed è di maggioranza, i posti derivanti dalla lottizzazioni tra i partiti delle reti pubbliche. Stante le loro storiche battaglie per l’informazione sino a quella più recente sul caso della commissione parlamentare di vigilanza del servizio pubblico televisivo, i Radicali non hanno aderito alla manifestazione polemizzando con gli organizzatori poiché considerati corresponsabili della grave situazione in cui versa l’informazione italiana. E a Strasburgo non si sono potuti fare neanche sentire in quanto, dopo trent’anni, non sono presenti tra gli scranni del Parlamento europeo anche, o forse proprio, a causa della loro esclusione dall’informazione politica durante l’ultima campagna elettorale. Esclusione cui ha dovuto porre rimedio – dopo gli ennesimi digiuni di Pannella – il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Conoscere per deliberare era il motto di Luigi Enaudi che Radio Radicale, sin dagli anni 70, ha adottato in relazione al fatto che, da tempo, il partito di Pannela ritiene l’Italia un Paese in cui non viene garantito tale diritto ai cittadini. Per i manifestanti dell’ultimo momento il problema, il vero male che affligge l’informazione italiana, è Berlusconi e non già la degenerazione del ruolo dei partiti che, in sessant’anni, hanno provveduto a lottizzare l’informazione pubblica televisiva e a controllare, mediante finanziamenti pubblici, i giornali e l’editoria di partito. Un’informazione lottizzata anziché libera e indipendente dalla politica. Un sistema che ha garantito la “sistematica e impunita violazione delle regole dell’informazione politica”. Si pensi solo al caso della commissione di vigilanza Rai e alla illegittima sospensione, alla negazione ancora in corso, del diritto di accesso agli spazi televisivi delle associazioni e dei partiti durante i periodi fuori dalle campagne elettorali. Già nel 1958 il Partito Repubblicano e il Paritito Radicale, presenti alle elezioni politiche con liste comuni, dovettero ricorrere al Presidente della Repubblica per denunciare la loro totale esclusione dall’informazione elettorale. In Italia, da sempre e sistematicamente, si è creduto di poter garantire il diritto all’informazione mediante la spartizione delle poltrone dei direttori dei TG e in generale della Rai. Oggi ci rendiamo conto che in Italia non c’è un’informazione realmente libera ed indipendente dal governo e dai partiti. 

Ne “La peste italiana”, documento elaborato – a futura memoria – dai Radicali italiani, si nota come nel 1976, soltanto “grazie ad uno sciopero della fame e poi della sete di Marco Pannella, viene riconosciuto il principio della “riparazione” per i soggetti politici cui è stato illegittimamente impedito l’accesso agli spazi d’informazione. “Da quel momento, la Rai e la commissione di parlamentare di vigilanza – si legge nel documento – pongono in essere un’opera di smantellamento delle tribune, spostandole in fasce orarie di scarso ascolto, riducendone il tempo complessivo e adottando format che sterilizzano le tribune rendendole prive d’interesse”. Poi la par condicio e gli anni seguenti che “sono segnati dalla costante violazione della legge n°28 del 2000, in primo luogo attraverso regolamenti d’attuazione volti a limitare l’accesso alla televisione dei soggetti politici alternativi alle due coalizioni Polo e Ulivo. Dal 2000 ad oggi non v’è competizione elettorale o referendaria senza che l’autorità garante accerti egualmente gravi violazioni della par condicio da parte dei programmi Rai e Mediaset”. 

Di tale situazione, per anni denunciata da Pannella con scioperi della fame e della sete, se ne sono accorti molto bene Rifondazione, Socialisti e altri partiti minori cancellati dall’informazione politica durante l’ultima campagna delle politiche del 2008 in quanto esterni ai due poli. Ma allora di cosa stiamo parlando? 

Adesso ce ne accorgiamo che in Italia manca una vera informazione pubblica che formi l’opinione dei cittadini nell’ottica di far conoscere per deliberare? Berlusconi ha esagerato nelle esternazione ma, siamo sicuri che sia soltanto lui la causa dei mali dell’informazione pubblica così politicizzata? E soprattutto, dove erano quelli che oggi manifestano così veementemente in piazza per la libertà d’informazione, quando il problema era pure di tutta evidenza e però si stava al governo?