Giuseppe Berto, Renato Castellani, il brigante

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di Franco Vallone

Pubblicato su Calabria Ora il 18.03.2010

Castellani
Castellani

Giovedì 18 marzo 2010, alle ore 20,00, presso la Casa del Cinema di via Fiorentini a Catanzaro, per “Opera a sud” ancora un interessante incontro, curato dalla Cineteca della Calabria, con “La Calabria gli scrittori, il cinema” della stagione cinematografica 2009-2010 denominata “Mezzogiorno tra documentario etnografico e cinema antropologico”. Oggi è la volta di Giuseppe Berto e “Il brigante” di Renato Castellani. Molti, ancora oggi, a Tropea ricordano Castellani il regista che “camminava con Berto” perchè Castellani nella città “Perla del Tirreno” ha abitato per diversi anni. Lui, come Berto, era nato lontano dalla Calabria, in provincia di Savona a Finale Ligure, il 4 settembre 1913 e, fino a dodici anni, aveva vissuto in Argentina dove i genitori erano emigrati da tempo. Tornato a Milano, nel 1936 Castellani si laurea in architettura ed entra subito nel mondo del cinema. Il film “il brigante” è uno dei lavori più noti di Castellani ed è tratto dall’omonimo romanzo (del 1951) di Giuseppe Berto, scrittore nato a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, e vissuto prevalentemente in Calabria a Capo Vaticano, a due passi da Tropea. Il libro e il film, prodotti a distanza di dieci anni l’uno dall’altro, raccontano delle vicende di un contadino calabrese, un certo Michele Rende, noto agitatore politico per l’occupazione delle terre. Siamo nel periodo post bellico, occupazione dei latifondi, contadini in rivolta e accuse ingiuste al Rende, per omicidio. Al contadino agitatore, sotto la pressione delle forze dell’ordine, non rimane altro che darsi alla macchia. Come nelle più classiche storie di brigantaggio quando al personaggio gli uccidono la fidanzata il Rende scende in paese. Tratto, come dicevamo, da un romanzo di Berto, il film è realizzato sullo sfondo di un paesaggio tutto calabrese, solare e suggestivo. Il regista, un “grande dimenticato” come si definiva lo stesso Castellani, girò il film a Scandale, in provincia di Catanzaro (oggi provincia di Crotone), tra il mese di giugno del 1960 e l’aprile del 1961. A lavorazione ultimata il film originale era lunghissimo e durava ben tre ore e mezza. Successivamente il film fu tagliato più volte per varie esigenze. Il primo taglio, di circa 30 minuti, fu effettuato per poter presentare il film al Festival di Venezia, nell’agosto del 1961, poi il film fu tagliato ancora di un’ora prima che arrivasse nelle sale cinematografiche. Ancora oggi a Scandale qualcuno ricorda con amarezza l’uscita del film, “molti scandalesi avevano partecipato alla lavorazione come comparse, andarono a vederlo sia a Crotone che a Catanzaro, ma rimasero alquanto delusi nel constatare che erano state tagliate proprio le parti dove c’erano loro”. “Il brigante”, scriverà lo stesso Castellani, “l’ho girato in assoluta libertà, perché il produttore (Angelo Rizzoli) non mi ha posto limiti: sono stato undici mesi in Calabria e ho amministrato personalmente il film. Il Brigante è stato fatto nel 1960 ed è costato 98 milioni. Nelle scene dell’occupazione delle terre ci sono 600 comparse. Non farò più un’impresa del genere perché sono diventato matto. Ho girato 200 mila metri di pellicola, però avevo una troupe piccolissima, questa volta con il sonoro, con tutta gente presa sul posto. Quando è stato finito, il film ha fatto impressione, la gente stava li tre ore e mezzo per vederlo. Poi i distributori hanno cominciato con le loro richieste di tagli e anche Chiarini (direttore del Festival del Cinema) che lo voleva per Venezia mi ha chiesto di tagliarlo un po’. È andata via quasi un’ora e il film si è un po’ squilibrato”. Renato Castellani morì a Roma il 28 dicembre 1985.

Vota Bonino Pannella

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Che cosa sono capaci di fare pochi radicali. Quattro gatti riescono a proporre e, a volte, ad imporre, null’altro che la ragionevolezza, la legalità, l’onestà, dove ormai da decenni disastrosamente sono assenti. Vota Bonino Pannella anche in Calabria, in Provincia di Catanzaro scrivi CANDIDO

Spot elettorale autoprodotto

Regionali, una campagna da dimenticare

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di Giuseppe Candido

Candidato al Consiglio Regionale con la lista Bonino Pannella

Definire democratiche le prossime elezioni regionali è un eufemismo. Soprattutto se si considera un dato: soltanto 5 milioni di Italiani, rispetto ai 52 milioni di aventi diritto al voto, leggono almeno un quotidiano al giorno. Dopo l’approvazione da parte della Commissione parlamentare di vigilanza del regolamento della par conditio, la Rai ha addirittura inteso sospendere le trasmissioni di approfondimento: annozero, porta a porta, ballarò hanno lasciato il campo alle tribune politiche “truffa” mandate in onda il mattino alle 9 e 30, quando anche le casalinghe sono uscite per fare la spesa. Il Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza obbligava la tv di stato, per la quale i cittadini pagano il canone, a trasmettere nelle ultime 4 settimane prima del voto, in condizioni di parità di spazi a tutti i partiti, conferenze stampa dei leader, messaggi autogestiti, tribune elettorali. Spazi che devono essere mandati in onda in fasce di ottimo ascolto, anche all’interno o in sostituzione delle trasmissioni di prima serata. In un editoriale di Valter Vecellio pubblicato su Notizie Radicali, il quotidiano telematico dei Radicali, ha snocciolato i dati sulle presenze di partiti e leader nelle trasmissioni della tv di Stato: “Dalle elezioni europee di giugno al 23 febbraio 2010, sono andate in onda venti puntare di “Annozero” e ventun puntate di “Ballarò” che hanno visto la presenza di almeno un esponente politico. Il “pieno” l’ha fatto il PdL, con 49 presenze; segue il PD, con 32; l’Italia dei Valori con 12, la Lega con 10, l’UdC con quattro; due presenze i radicali e la Destra; una per Sinistra e Libertà. Nove presenze di Antonio Di Pietro; sette il leghista Roberto Castelli; sei il segretario del PD Pierluigi Bersani; poi il forzista di Comunione e Liberazione Maurizio Lupi e via via: Rosy Bindi, Nicolò Ghedini, Nicki Vendola, Luigi De Magistris, Roberto Cota. Le presenze radicali sono due, Emma Bonino tutte e due le volte. Marco Pannella mai…”. “I radicali”, specifica Vecellio, “contano una presenza ad “Annozero” e una presenza a “Ballarò”, per di più presenze imposte dalle varie authority, perché fosse stato per loro, probabilmente Emma Bonino non sarebbe stata chiamata neppure quelle due volte. Ad “Annozero” il PDL è stata invitata 18 volte; nove volte il PD, sette l’Italia dei Valori; quattro la Lega. A “Ballarò” il PdL è stata invitato 31 volte, il PD 23, la Lega sei; l’Italia dei Valori cinque. … “Dal 2003 a oggi il segretario della UIL Luigi Angeletti è stato invitato 24 volte; Renata Polverini 19; Guglielmo Epifani 17; Raffaele Bonanni 16. E già questi dati dicono molto. Ma c’è un fatto ancora più curioso: Angeletti viene chiamato sette volte nel 2006, otto volte nel 2007; poi tra il 2008 e il 2010 tre volte soltanto; praticamente viene sostituito dalla Polverini, che non viene mai invitata tra il 2003 e il 2006, poi dal 2007 al 2010 viene chiamata ben 19 volte. A dispetto di Epifani, che nello stesso periodo di tempo viene chiamato solo sei volte e Bonanni 13”. In Calabria si è risolto il problema dell’informazione con le suddette tribune in cui i programmi politici dei partiti e dei candidati in corsa per il parlamentino regionale sono stati cancellati a favore dei commenti sulle inchieste e sulle intercettazioni che hanno polarizzato, imbarbarendolo, il dibattito politico. La legge sull’informazione elettorale non è stata rispettata nella fase della pre-campagna elettorale, durante il mese che precede la campagna vera e propria, in cui il servizio pubblico televisivo avrebbe dovuto informare i cittadini sulla necessità, da parte dei partiti, di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Poi il caos sulle liste ha visto il caso del PDL rimasto escluso nel Lazio e quello dell’esclusione della Lista di Formigoni in Lomabardia poi riammessa, fare notizia al posto dei programmi, delle proposte, delle idee. Le trasmissioni di approfondimento sono state sospese perché un regolamento, adottato da un’autorità deputata alla vigilanza del servizio pubblico radio televisivo, ha tentato di regolarne la discrezionalità degli inviti e delle presenze dei leader politici per cercare di riequilibrare, in parità di condizioni, l’informazione sulle varie forze in gioco. In Calabria possiamo soltanto notare che, tribune “truffa” a parte, il TG Regionale della Rai, cui è rimasta rilegata e delegata l’informazione politica, ha deciso di cancellare il candidato Pippo Callipo forse perché scomodo al regime della partitocrazia che nomina direttori e vertici della Rai. C’è da chiedersi se, in queste condizioni, sia ancora il caso di pagare il canone previsto dalla legge visto che, tanto, la legge sull’informazione non viene rispettata neanche dalla stessa Rai.

Pannella: la Rai Calabria da denuncia penale. Callipo: lo specchio di questa brutta politica

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MARCO PANNELLA HA COMMENTATO QUESTA MATTINA A RADIO RADICALE L’ESCLUSIONE DI PIPPO CALLIPO DALLA TRIBUNA POLITICA DEL TG CALABRIA. CALLIPO: LA RAI CALABRIA SPECCHIO DI QUESTA BRUTTA POLITICA CHE I CALABRESI DEVONO AVERE IL CORAGGIO DI BOCCIARE CON IL VOTO IL 28 E 29 MARZO

“Di quello che è successo a Callipo bisogna informare immediatamente il presidente della commissione di vigilanza, perché questa è una cosa da licenziamento o da denuncia penale alla Rai”. Lo ha detto il leader radicale Marco Pannella, commentando, questa mattina in diretta a Radio Radicale, l’esclusione di Pippo Callipo, candidato alla Presidenza della Regione Calabria, dalla tribuna elettorale della testata giornalistica regionale della Calabria.

Callipo, che sta valutando il da farsi, ha aggiunto: “La Rai Calabria è lo specchio di questa brutta politica che i calabresi debbono avere il coraggio di bocciare col il voto il 28 e 29 marzo. Non pensavo, francamente, che si arrivasse a tanto. Ho constatato con i miei occhi che c’è anche di peggio della politica che ha mortificato e affamato la Calabria. Quando non si fa bene il proprio mestiere si gioca contro la Calabria. Paghiamo noi cittadini questa Rai che anziché dare conto in maniera imparziale ed impersonale di tutte le voci in campo, ubbidiente ai politici che viaggiano a nostre spese con macchine, sirene e lampeggianti anche quando fanno campagna elettorale e che, anche quando la Calabria frana, guarda caso, riescono ad arrivare puntuali dappertutto. Per questi episodi forse non è previsto alcune reato specifico, ma se mi è permesso dire quello che penso, a me cittadino che per fare politica devo sopportare personalmente tutti i costi, non posso dire altro che tutto questo è immorale. Ed è ora che i calabresi si ribellino! La Calabria è colpita dal maltempo, frana, le strade sono interrotte, interi paesi sono a rischio e la gente nelle case non ha acqua, luce e non sa come cavarsela, ma la Rai Calabria, come se tutto ciò non la riguardasse, se ne frega di tutto e manda in onda un confronto tra i candidati alla Presidenza senza di me. Qui, badate bene, non è più solo una questione politica. Qui c’è evidentemente gente che non conosce più il ritegno, non ha più autonomia professionale e vive soltanto per accontentare i potenti con cui condivide i privilegi, mentre tutti noi altri paghiamo le tasse e tiriamo la carretta.”

www.giuseppecandido.it

Giovanna Fiumara: "Giù le mani dei partiti da ASL e sanità"

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Elezioni regionali in Calabria: Comunicato di Giovanna Fiumara, il medico internista di Crotone oggi malata di SLA, la sclerosi laterale amiotrofica e candidata al Consiglio Regionale della Calabria con la lista Bonino Pannella a Crotone.

Giovanna Fiumara
Giovanna Fiumara e Giuseppe Candido

“I disabili sono abbandonati”. Giovanna, che parla da malato dritto al cuore della politica, è candidata a Crotone, la sua città: “Scusi, le serve il riluzolo? Ma cchi de ch’è (cos’è che è)? Una cosa che si mangia o si beve?” No, – continua Giovanna Fiumara che coi radicali si batte per i diritti di tutti i disabili come lei – “il rilazolo è una medicina di base per il trattamento della SLA, spiega la dottoressa che con la malattia convive da tre anni e, “fino ad oggi è senza questa medicina”.

La motivazione è assurda: Giovanna è “in attesa del piano terapeutico” si legge nel comunicato. E la denuncia dell’esponente Radicale continua ancora: “Se la stanno giocando a pallina: Le ASP di Crotone e Catanzaro”. Entrambe le ASL dicono “Non spetta a noi!” Eppure, continua Giovanna Fiumara nel suo comunicato di denuncia, “al ministero della salute a Roma, presso il dipartimento di malattie rare, hanno detto che le ASP possono richiedere questo farmaco che, agendo sulla biosintesi del glutammato, contrastando la produzione troppo rapida che causa il motoneurone “malato” o, meglio, sottoposto a stress biochimico e neurologico”. Ancora una cura non c’è ma, il farmaco che Giovanna chiede venga fornito gratuitamente nel piano a tutti i malati che come lei ne hanno bisogno, “non guarisce la malattia ma ne rallenta l’evoluzione”. In sostanza, spiega ancora la Fiumnara nel comunicato, “il farmaco rallenta la malattia impedendo ai muscoli di morire, atrofizzandosi, in maniera troppo rapida”. “Agazio Loiero parla solo dei 280 punti che ha fatto ma di quello che non ha fatto, del disastro economico e dell’inefficienza sanitaria in cui lascia la Calabria e i calabresi, soprattutto i disabili, di tutto questo perché non ne parla? Perché, da politico, non si assume le sue responsabilità politiche?”.

Le regole e il consenso

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di Giuseppe Candido

Pubblicato domenica o7 marzo 2010 su “Il domani della Calabria

Può il consenso fare a meno delle regole? Forse è proprio questo il punto. Può la democrazia fare a meno della sua stessa legge, del “patto che ci lega”, e crollare, collassare, al minimo controllo di legalità? E’ sempre di strage di legalità che si parla nella battaglia politica che i Radicali della lista Pannella stanno portando avanti. La vicenda delle liste in Lombardia e nel Lazio sono assai diverse tra loro. Come diverso è il caso “Calabria” sollevato con il ricorso di Franco Corbelli e dove le elezioni sarebbero, il condizionale è d’obbligo, a rischio annullamento per la mancata previsione dei meccanismi per l’assegnazione dei nove seggi del Consiglio, del quota maggioritaria, non più assegnati col listino del presidente perché abolito. L’accesso agli atti richiesto dal Radicale Marco Cappato in Lombardia con la conseguente esclusione, per ora confermata dai giudici della Corte d’Appello di Milano, della lista di Formigoni e con irregolarità sulle firme riscontrate pure sulla lista di Penati, candidato del PD, è una vicenda assai diversa da quanto accaduto nel Lazio dove il PdL non ha presentato la lista in provincia di Roma per un panino o un candidato dell’ultimo momento e per cui si pretendeva di accedere per la presentazione ben tre quarti d’ora dopo l’orario di chiusura. Quest’ultima evidenzia semplicemente quello che pure Feltri ha titolato come “un partito di matti” in cui, anziché procedere ad un sano mea culpa, si accusa la “violenza” dei Radicali che sono, per statuto e per metodo di lotta, nonviolenti, scritto unito e senza trattino alla Capitini. I Radicali, per pignoleria o per farne caso politico, hanno infilato “un bastone nell’alveare impazzito” e il sistema non ha retto ad un semplice controllo di legalità. Anche senza Radicali, come avrebbero potuto, i Carabinieri del Tribunale, consentire l’accesso per la presentazione della lista del PdL, dopo ben 45 minuti oltre l’orario previsto per legge. Conoscendo personalmente Diego Sabatinelli, chi scrive è certo che il dirigente dei Radicali si è solo sdraiato a terra chiedendo ai militari di fermare i “ritardatari”. Chi ha affermato il contrario è stato già querelato per calunnia. Eppure le vicende hanno un filo in comune. In Calabria la situazione sarebbe a rischio perché la Corte d’Appello sembra essersi accorta della validità della tesi di Franco Corbelli secondo la quale manca, nella modifiche alla legge elettorale fatte lo scorso 6 febbraio, la previsione del meccanismo con cui assegnare i nove seggi non più assegnati con il sistema “listino del Presidente”. Personalmente, da Radicale militante, l’avevo scritto, nonviolentemente, più volte dalle colonne di questo giornale, quando abbiamo denunciato il semplice fatto che, come dice il Consiglio d’Europa, non sono democratiche quelle elezioni in cui si cambiano le regole, le leggi elettorali, un anno prima del voto. In Calabria si è modificata la legge elettorale sia il 6 febbraio 2010 e sia, cosa ancor più grave, il 12 febbraio 2010 dopo, cioè, la data (8 febbraio) d’indizione dei comizi elettorali. Esiste una sentenza del Consiglio di Stato che afferma esplicitamente che non sono da ritenersi valide, e non si applicano per la tornata in corso, quelle modifiche alla legge elettorale intervenute dopo la data d’indizione dei comizi elettorali. Per cui è evidente che tutte le procedure seguite per la presentazione delle liste, compresa l’esenzione dalla presentazione delle firme della lista regionale del Presidente, non dovrebbero ritenersi valide per la tornata elettorale in corso. Loiero e Scopelliti le hanno presentate le firme o si sono ritenuti esentati dal farlo per la modifica del 12 febbraio, sulla base del loro presunto consenso? A chi scrive risulta che non sono state raccolte e che soltanto Pippo Callipo ha presentato le firme. E chi sa cosa uscirebbe se fossero, magari a campione, controllate le liste provinciali di quei partiti che, non esonerate dal farlo, le hanno raccolte nel silenzio assordante dei media? Anche in Calabria la strage di legalità è palese come è stato evidente il mancato rispetto della legge sull’informazione dei cittadini, da parte del servizio pubblico radiotelevisivo, durante la fase pre-elettorale di raccolta delle firme. E’ la strage di regole urbanistiche a causare il dissesto idrogeologico, ed è la strage di regole che appesta la sanità dove direttori si diventa in base all’appartenenza partitica e dove, stante si spenda di più che in altre regioni, i cittadini hanno un sistema inefficiente ed inadeguato. Una situazione di violazione sistematica della regola ben rappresentata, ora, da tutti quei manifesti “abusivi” affissi al di fuori degli spazi previsti dalla legge da molti di coloro che, in corsa per una poltrona, si candidano a rappresentare i cittadini nella massima istituzione regionale. Un esempio, questo, che rischia di far passare un messaggio: se la regola non esiste per “loro”, se la regola essenziale si può modificare all’ultimo momento a proprio piacimento, allora la regola non esiste per nessuno, tranne, magari, per il migrante che, per un timbro quadro anziché tondo si trasforma in clandestino. Elezioni che non sono democratiche e che, forse, sarebbero meglio annullare e rinviare perché fatta con regole non chiare, dell’ultimo momento. Elezioni, che se si svolgeranno, sono a grave rischio ricorsi anche qui in Calabria, dove la strage di legalità e di regole che è “peste italiana”, ci espone ad un rischio forse ancor più grande. Al rischio, cioè, che la massima Istituzione regionale, per disattenzione dei candidati Presidenti, per foga elettorale, venga, per dirla alla Mario Draghi, “pervasa dalla ‘ndrangheta” e, per dirla pure alla Pannella, dal “malaffare partitocratico” del sistema politico, nazionale e regionale, che pensa ad “opere faraoniche” o alle nomine nella sanità.

Dal corpo dei malati al cuore della politica

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Giovanna Fiumara
Locandina presentazione di Giovanna Fiumara e della lista Bonino Pannella

Care amiche e cari amici di abolire la miseria della Calabria, vi ricordo che domani, sabato 6 marzo alle ore 17.30 presso la sala del dopolavoro ferroviario adiacente al liceo classico Pitagora di Crotone, si terrà la presentazione della lista Bonino Pannella che a Crotone ha per apri lista, Giovanna Fiumara, medico internista malata di SLA e che, come Luca Coscioni, ha deciso di portare la sua battaglia nella politica. Noi di abolire ci saremo.

Strage di legalità è strage di popoli

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di Giuseppe Candido

pubblicato su “Il domani della Calabria” del 01.03.2010 pag.6

Frana a Maierato - Foto di Franco Vallone

Maierato a Vibo Valentia, Ianò a Catanzaro sono soltanto gli ultimi nomi, in ordine strettamente temporale, di un un lungo elenco di disastri idrogeologici cui sicuramente sono destinati ad aggiungersene altri e che hanno, come vera causa, non già l’eccezionalità dell’evento meteorico quanto, piuttosto, l’incapacità di fare previsione e prevenzione.

E dove c’è strage di legalità, strage del diritto, c’è anche, come inevitabile corollario, la strage di uomini, di popoli. La Protezione Civile, che oggi si sarebbe voluto privatizzare in protezione spa, ha soltanto imparato a gestire l’emergenza (assieme alle urgenze dei grandi eventi) ma si è rivelata incapace di fare un’adeguata opera di prevenzione e previsione dei rischi. A Catanzaro, dove sulla provinciale è franato giù un intero piazzale con relativo distributore di carburanti, lo si sapeva da tempo che vi era una frana e, stante le continue avvisaglie, si è dovuto attendere che scendesse tutto a valle di un bel po’ di metri per accorgersene e gridare all’emergenza. Oggi Bertolaso e la sua “capacità del fare”, di gestire l’emergenza, vengono messi in discussione per le indagini sui lavori alla Maddalena e sugli appalti della ricostruzione de l’Aquila. Corruzione, sistemi d’appalto in deroga alle leggi sull’antimafia e sulla trasparenza che hanno favorito questo o quell’imprenditore. Sicuramente la realizzazione di lavori urgenti durante l’emergenza e nell’immediato futuro sono cose importantissime ma, la Protezione Civile avrebbe compiti ancora più importanti: fare previsione e prevenzione dalle catastrofi naturali. E invece, in un territorio fragile come il nostro, uno sfasciume pendulo sul mare cui si è sommata l’incuria decennale di amministratori disattenti e/o collusi che hanno concesso di costruire dove sarebbe stato meglio evitare, che hanno permesso lo scempio del territorio, le parole “previsione e prevenzione” non sarebbero dovute rimanere lettera morta. Una volta individuate le aree a forte rischio di frana e alluvione come fu fatto già dal 2001 con il PAI, il piano per l’assetto idrogeologico della Calabria, si sarebbe dovuto intervenire con interventi di consolidamento dei centri abitati a rischio o, addirittura, investire nel loro trasferimento. Si è continuato invece a permettere di costruire dove non si sarebbe dovuto aggirando i vincoli e compiendo quella strage di legalità che, inevitabilmente, diventa poi strage di popoli. E’ stato così per il Camping Le Giare dove si è consentito di costruire nell’alveo del torrente Beltramme, è stato così sull’Esaro ed è stata sempre l’assenza di prevenzione a permettere che avvenissero i disastri come quelli di Cavallerizzo e Maierato. Ed è sempre la strage di legalità e delle regole che ha consentito di nascondere rifiuti tossici e nocivi negli inerti con cui si sono poi costruite scuole nel cortonese. Si fanno piani che non si attuano, programmi, annunci ma, alle prime piogge di ogni anno, la normalità di un evento un po’ più intenso si trasforma in emergenza alluvioni ed emergenza frane. Un territorio fragile sicuramente cui si è però sommata l’incuria degli amministratori che, al di furori dell’emergenza, avrebbero avuto il compito di fare previsione e prevenzione. Per non parlare del rischio sismico di una terra ballerina come la Calabria la cui sismicità è nota dalla storia oltre che dalla geofisica e dove la parola prevenzione avrebbe dovuto avere il significato di adeguare a resistere alle scosse sismiche quella parte, abbondante, del patrimonio edilizio pubblico come scuole, ospedali, che le stesse indagini della protezione civile ci dicono essere estremamente vulnerabili alle scosse di un terremoto. Una regione con un elevatissima percentuale di edifici pubblici sismicamente vulnerabili. Edifici pubblici su cui si sarebbe potuto e si dovrebbe intervenire per adeguare o per rottamare e che invece, se arrivasse oggi un terremoto, verrebbero giù come dei grissini e ci costringerebbero a vivere l’emergenza più grave della nostra storia e la cui causa, ancora una volta, risiederebbe nella strage di regole e di legalità cui sempre di più siamo abituati.

Debito pubblico a 1,7 miliardi di euro. Il buco nero della Calabria

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comunicato stampa dell’associazione Calabria Libre

In un momento politico di poca chiarezza, e soprattutto di crisi morale diffusa dalle Alpi a Lampedusa, la società civile si indigna, alza la testa e non solo reagisce ma si dimostra in grado di assumersi le sue responsabilità, confrontandosi con la politica anche sul piano elettorale. Consci dei potenti mezzi messi in campo dalla Politica per mantenere il potere e con esso la gestione delle risorse pubbliche, basta vedere l’indecorosa corsa all’affissione di tutti i politici uscenti che ancor prima della presentazione delle liste spendono migliaia di euro per promuovere la loro immagine, euro guadagnati immeritatamente quanto non illegalmente, nella legislatura che va concludendosi. Non è questo un giudizio qualunquista di una società civile disinformata, abbiamo i dati, sugli stipendi, sui benefit, sui “mantenuti” del concorsone vecchio e nuovo, dei portaborse, dei consulenti ecc. ecc, i dati delle varie relazioni, de Sena in primis, corte dei conti, le evidenze di decine di processi in corso, ma soprattutto l’evidente ed innegabile immobilismo di tutti i settori dell’economia e dei servizi, in condizioni da terzo mondo, un esempio per tutti la Sanità, Il buco nero della Calabria debito shock da 1,7 miliardi, recita un titolo del giornale Repubblica, che di destra non è, sorvoliamo sulle condizioni dell’ambiente, tanto fresche sono le immagini di intere colline che si muovono, osservate dall’alto degli elicotteri da una politica incapace a far fronte a qualunque tipo di intervento programmato, ma nello stesso tempo famelica di risorse, che arrivano copiose in conseguenza di eventi catastrofici. In questo desolante quadro nella scorsa estate è nata la proposta di candidatura della società civile calabrese di Callipo. La rottura degli schemi di trasversalismo e trasformismo della politica professionista è parsa subito a tutti l’obiettivo principale in un momento di assoluta emergenza sociale, morale, economica e strutturale, ciò è emerso palesemente nell’incontro della casa delle culture del 22 scorso. Da qui la decisione di proporre una serie di nomi, di cittadini da inserire nella lista “io resto in Calabria” del candidato presidente Pippo Callipo. All’incontro sono intervenuti, Silvio Gambino (Coordinatore Regionale Associazioni e movimenti), Giuseppe Pierino, Giorgio Durante, Antonio Palermo, Pietro Schirripa, personalità del mondo accademico, associativo e del giornalismo.