chiuso lo scorso 20 febbraio, tra qualche giorno sarà in distribuzione presso le edicole calabresi al costo di un euro. In piccolo contributo alla cultura, alla storia e alla politica laica e liberale calabrese.
La prima pagina

Care amiche e amici di “Abolire la miseria della Calabria”,

a seguito dell’invito riservato ricevuto, come direttore editoriale, ho il piacere di annunciarvi che, anche il nostro periodico nonviolento di storia, arte, cultura e politica laica e liberale calabrese ha inteso aderire al progetto di Net1news, la prima rete italiana di blog d’informazione libera il cui principio di base è molto semplice: Unire le forze. Noi, manco a dirlo, siamo baluardi per la categoria: Calabria. Ci stiamo raccomandando per quella della Politicas 🙂
“Prima eravamo nessuno oggi siamo Nettuno” recita il motto un po’ goliardicamente. Nettuno era considerato il dio delle acque correnti che in seguito divenne, dopo il 399 A.C., il dio del mare trasformandosi nell’equivalente del dio greco Poseidone. Cicerone nel trattato Sulla natura degli dei così lo descrive: «…Il primo regno, cioè il dominio su tutto il mare, fu affidato a Nettuno che la tradizione vuole fratello di Giove …». Oggi net1news si propone quindi come dominio del e nel mare dell’informazione libera on line costituita dai tanti blog e siti web d’informazione come il nostro che avranno visibilità e daranno visibilità a Nettuno che, di conseguenza, crescerà proporzionalmente d’interesse in base all’interesse che l’onda libera dell’informazione aderente saprà suscitare. Per il momento, il banner nell’angolo in alto a destra del nostro sito rinvia al blogspot di Net1news. Dal 25 aprile sarà invece attivo il dominio ufficiale www.net1nwes.org
Il progetto parte dal Veneto ma ha già contagiato molti siti d’informazione libera in tutta Italia con l’obiettivo comune di creare un’area compartecipata – non un semplice aggregatore di notizie – su cui far convivere diverse aree tematiche e categorie geografiche. Una piattaforma web che non sarà una semplice vetrina ma un’area in cui la notizia, l’analisi e l’editoriale saranno visualizzati in base all’interesse che essi suscitano negli utenti del web. Unire la visibilità di ciascuno per creare un sito appetibile dal punto di vista pubblicitario e i cui i profitti saranno condivisi tra i siti e blog partecipanti proporzionalmente ai lettori che avrà interessato.
Net1News verrà presentato ufficialmente al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo in programma a Perugia dal 21 al 25 aprile 2010. L’appuntamento, intitolato Le persone reinventano l’informazione e organizzato dal giornalista Vittorio Pasteris, è per sabato 24 aprile. Il nostro relatore sarà Giacomo Vizzotto, project manager di Net1News assieme a Massimo Romanello. All’incontro parteciperanno Salvatore Aranzulla blogger, Alessandro Bonino blogger, Robin Good di Masternewmedia.org, Emanuele Menietti blogger e lo stesso Vittorio Pasteris.
di Giuseppe Candido
L’incuria umana e di una classe dirigente che, ai vari livelli, non è stata in grado di governare l’utilizzo del territorio. A Maierato gli sfollati li conta la cronaca. La Calabria frana e paga oggi il prezzo dell’intervento umano – dissennato e distorto – sul territorio. E’ accaduto già in passato in Calabria, a Sarno e Quindici nel salernitano a Messina e, in generale, nel mezzogiorno d’Italia dove alluvioni e frane assieme ai terremoti hanno provocato danni e morti. L’allarmante situazione idrogeologica, dalla Sicilia alla Campania passando per la Calabria e Basilicata, è sotto gli occhi di tutti. Meno di un anno fa sulle cronache era la frana sull’autostrada Salerno Reggio Calabria. Prima ancora un susseguirsi di eventi: l’alluvione e il disastro del Camping Le Giare sul torrente Beltrame a Soverato, le frane di Cavallerizzo e Cerzeto, l’alluvione dell’Esaro di Crotone e chi più ne ha più ne metta. Il Presidente Giorgio Napolitano ha parlato di “Situazione di diffuso dissesto idrogeologico, in gran parte causato dall’abusivismo edilizio, nel messinese e in tante altre parti d’Italia”. E ancora più chiaramente ha detto: “O c’è un piano serio che investe, piuttosto che in opere faraoniche, per garantire la sicurezza in queste zone del Paese, o si potranno avere altre sciagure”.
Quando, a ridosso della disastrosa colata di fango che travolse, nel 1998, i paesi di Sarno e Quindici nel salernitano, fu emanato il decreto leg.vo n°180, poi trasformato in legge, che imponeva di pianificare il rischio ed obbligava tutte le Regioni che ancora non avevano redatto i Piani di Bacino a redigere, pena il commissariamento, almeno i piani stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI), fui veramente contento. Perché pensai che, con tale strumento conoscitivo, le Regioni e quindi anche la Calabria avrebbero potuto concorrere al risanamento del dissesto idrogeologico di cui oggi parla Napolitano, ma che ai geologi è noto da tempo. Sfasciume pendulo sul mare lo chiamava Giustino Fortunato. Pensavo che, una volta identificate le aree a rischio idrogeologico, per frana o alluvione, si sarebbe proceduto subito con i necessari interventi di monitoraggio e di mitigazione dei rischi. Invece continuiamo a contare vittime, e si è continuato a costruire in maniera dissennata, sia per la scarsa adeguatezza degli edifici al reale rischio sismico, sia in base ad un’attenta valutazione delle pericolosità geomorfologiche di un territorio fragile. In Calabria più di settemila frane rilevate su montagne e colline, rischio alluvione su centinaia di ettari di pianure e fasce litoranee assieme ai chilometri di costa a rischio erosione la dicono tutta sulla necessità ed urgenza di un cambiamento radicale sulle modalità di gestione del territorio. Non c’è periodo dell’anno che la Calabria non sia costretta da un’emergenza: alluvioni, frane ma anche rifiuti, navi di veleni, abusivismo. Un flusso di emergenze, idrogeologiche e ambientali, il cui intreccio costituisce la questione vera dell’arretratezza e del mancato sviluppo del mezzogiorno e della Calabria. Soltanto per casualità quell’evento meteorico che si è abbattuto a Messina non ha colpito anche la Calabria. Qualche giorno prima si era sfiorata la tragedia con l’esondazione dei fiumi Crocchio in Provincia di Catanzaro e dell’Esaro a Crotone. La politica di questo è responsabile: avrebbe dovuto, ai vari livelli, governare il territorio evitando di consentire la costruzione (e quindi anche le sanatorie di costruzioni abusive) in zone a rischio idrogeologico. E invece si è continuato a costruire case in luoghi dove primo o poi sarebbe tornato il fiume o il terreno sarebbe continuato a scendere. Di interventi di monitoraggio e di riduzione dei rischi attraverso stabilizzazione dei versanti e costruzioni di arginature per la messa in sicurezza neanche a parlarne. Ci vogliono troppi soldi dicono, ma intanto paghiamo miliardi di euro in risanamento dei disastri. Per anni si è gestito il territorio, soprattutto in Calabria e nel mezzogiorno, per fini clientelari. Un dissesto idrogeologico che, a dirla alla Pannella, deve ritenersi causato – o quantomeno compartecipato – dal “disastro ideologico” di una classe politica, quella calabrese, volta a fare il favore a questo e a quello, piuttosto che fare un favore alla collettività. Chi amministrerà, in futuro, la gestione del territorio nella nostra Regione non potrà più permettersi di non tenere in dovuta considerazione i rischi geologici (sismico, idrogeologico e ambientale) nella programmazione dello sviluppo. In queste condizioni in cui si trova la Calabria come si fa a pensare di voler fare opere come il ponte sullo stretto, faraoniche appunto, quando invece mancano i soldi per la messa in sicurezza e il risanamento del territorio, per non parlare della vulnerabilità sismica degli edifici anche pubblici? Concordiamo co l’editoriale di Loiero: altro che ponte. Peccato però che, fino all’altro ieri, la giunta sia stata tra le compartecipanti della società “ponte sullo stretto”. E, in tutti questi anni di malgoverno del territorio cui pure la sua giunta, come quella di Giuseppe Chiaravalloti, è corresponsabile, dove erano nascoste le parole prevenzione e monitoraggio che oggi rispuntano in campagna elettorale?
di Giuseppe Candido

E’ durante la lotta che si chiarisce la forma della lotta. “Se non si rimuovesse immediatamente la situazione di patente, totale illegalità della situazione politico-elettorale in Italia”, Pannella rinuncerà ad essere cittadino italiano e chiederebbe asilo politico ad uno degli altri Stati membri dell’Unione europea.
Mentre nei talk show di Rai e Mediaset si discute della protezione civile e del suo super man che va a mignotte, nella consueta conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella alla radio radicale non si parla di Bertolaso ma di altri scandali. Si parla del problema che i radicali pongono sulla questione delle liste e della raccolta delle firme prescritte. Del fatto che la Rai, il servizio pubblico televisivo, non informa i cittadini come avrebbe dovuto. Un problema pratico, quello della raccolta delle firme, ma anche un problema di legalità, che investe i fondamenti della legge, e lo stato di diritto. L’ex parlamentare, docente costituzionalista Massimo Villone, intervistato da Claudio Landi ai microfoni Radio Radicale sul discorso delle firme, alla domanda del giornalista che chiedeva se le firme siano, o meno, diventate – di fatto – uno strumento del regime per cercare di controllare le varie forze politiche, così si esprime: “Si, può darsi che lo sia diventato. Storicamente, la prescrizione che richiedeva la raccolta di firme in occasione delle elezioni, valeva per le forze politiche che non avessero una rappresentanza parlamentare, e si giustificava con l’idea che, mentre con le prime con la rappresentanza parlamentare acquisita era dimostrato il radicamento e la presenza nella comunità e nel sistema politico, per chi volesse, al di fuori da quella rappresentanza già acquisita, uscire nella competizione politica veniva posta la necessità di provare un minimo radicamento e la presenza con la raccolta delle firme. Quindi, chi era già rappresentato non li raccoglieva. La new entry che non aveva rappresentanza li doveva raccogliere semplicemente per testimoniare un’esistenza non occasionale”. “In un sistema politico, diciamo stabile, continua Villone, con una ratio ben definita le cose funzionavano così. Oggi è forse diverso perché in un sistema politico destabilizzato, con veloci cambiamenti di identità politica, e con l’assoluta incertezza su chi e sulla consistenza delle forze in campo, è ben possibile che la raccolta delle firme venga giocata dai soggetti più forti a danno dei più piccoli e, quindi, al fine di impedire l’evoluzione del sistema. Quando uno prescrive a chi esce e gli dice: dammi prova che esiste. Ovviamente se quel soggetto non riesce a dare prova, non riesce a dare prova e quindi il sistema non si evolve ”. Insomma un sistema alterato, un sistema “che non funziona più con le vecchie logiche e gli antichi meccanismi possono oggi essere utilizzati per fini che un tempo non sarebbero stati pensati né consentiti”. Le sottoscrizioni, le cautele, dovrebbero essere rispetto ai partiti che non hanno nessuna storia, nessun radicamento nella vita politica italiana. In Calabria come anche in altre regioni, un partito come quello di Emma Bonino e Marco Pannela, un partito che ha promosso referndum raccogliendo milioni di firme autentiche, un partito che è sempre stato presente politicamente con iniziative effettive, oggi è in forte difficoltà per raccogliere le firme necessarie a “presentare” la propria storia che, paradossalmente, è quella del più antico partito sulla scena politica italiana essendo stato fondato a metà degli anni ”50. Il Consiglio d’Europa – è il caso di ricordarlo ancora – ha statuito “Gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificate nell’anno che precede le elezioni”. Inoltre, il Governo italiano, anche in conseguenza di una specifica campagna dei Radicali su questo tema, il 13 maggio 2004, stabilì che, “Se le regole elettorale cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato e non comprenderle. Particolarmente se presentano un carattere complesso. Questi può soprattutto considerare, a torto o a ragione, che il diritto elettorale sia uno strumento che, colui che esercita il potere manipola a suo favore e che il voto dell’elettore non sia più l’elemento che decide il risultato dello scrutinio”.
Sono queste considerazioni, assieme alle parole del professore Villone, che convincono il buon Marco nazionale, il don Chisciotte della politica italiana che più volte con le sue lotte gandhiane ha convinto i Presidenti della Repubblica a rientrare nella legalità, ad affermare che, se non si ottenessero immediatamente “il rientro nella legalità politica ed elettorale della Repubblica italiana”, dovrebbe chiedere di rinunciare alla cittadinanza italiana e “chiedere asilo politico ad altro paese della Ue, per non essere complice in questo processo criminale, e non solamente, inerte e impotente cittadino nonviolento”.
Il Consiglio regionale della Calabria ha, ancora una volta, modificato la sua legge elettorale lo scorso 6 febbraio, ad un passo dal voto, e non si capisce bene quante firme e quanti candidati dovranno esserci per ciascuna provincia. Tanto questi sono dettagli per la partitocrazia. Come dire: Si fanno la legge in modo da evitare il ricambio anche nell’alternanza bipartisan tra le due coalizioni. Ma i problemi sono altri in Calabria: ci sono le primarie farsa per mantenere le proprie poltrone anche a costo di una sonora sconfitta, c’è il ponte sullo stretto per chi lo vuole e c’è il maltempo che confonde tutto.
Guarda la conversazione settimanale su radioradicale.it
Non è il mal maltempo in Calabria a fare paura, ma il mal governo del territorio.
di Giuseppe Candido (lista Bonino Pannella):
“Catanzaro e altre città calabresi sono in ginocchio, devono essere sgomberate intere famiglie a causa del dissesto idrogeologico. Ma i cittadini devono sapere che non è l’eccezionalità di un evento meteorico, che di eccezionale non ha nulla, a causare frane, alluvioni, cedimenti e vittime. Ma il mal governo del territorio sul quale non si è saputo prevenire, monitorare, mitigare il rischio. Monitoraggio, interventi di consolidamento dei versanti in frana. Né Peppe Scopelliti, durante la giunta Chiaravalloti, né Agazio Loiero in cinque anni, hanno saputo gestire queste priorità limitando l’intervento all’emergenza”. “Non sono, quindi, le inchieste che vedono entrambi i pretendenti alla presidenza regionale indagati, oramai rinviati a giudizio, per gravi reati come l’abuso d’ufficio, a dover allontanare i calabresi da entrambi gli schieramenti di Loiero e Scopelliti ma, piuttosto, continua Giuseppe Candido, la loro incapacità, dimostrata, nel non esser stati capaci ad intervenire in tempo amministrando processi e governando il territorio. Una priorità che è stata fraintesa con quella di “governo” delle tessere del territorio. Lo stesso è avvenuto per il rischio sismico: per anni si è costruito col sistema dei controlli a campione. Scuole, ospedali ed edifici pubblici importanti a rischio crollo in caso di terremoto. Confidiamo nei calabresi per bene che, al momento del voto, capiranno che l’unico modo di uscire da questa situazione, per sperare di poter restare in Calabria e sperare che vi rimangano anche i nostri figli, è quella rivoluzione culturale, politica e morale che ci propone Callipo”.
Giovanna vuole parlare, chiede soltanto che le venga dato al più presto il comunicatore vocale che le darà la libertà di parola che una malattia come la SLA e l’inefficienza sanitaria non gli consentono più di avere autonomamente. Il diritto di manifestare, con ogni mezzo, il proprio pensiero è sancito dall’Art 21 della nostra Costituzione. E’ evidente che tale principio debba trovare la sua piena applicazione in qualsiasi momento della nostra vita. Anche e soprattutto, quando si è malati, affetti da una grave malattia che tende, ogni giorno che passa, ad immobilizzarti sempre di più e ad impedirti di svolgere una vita normale. Ma non è di “caso umano” che si tratta bensì di un caso politico.
Giovanna Fiumara è un medico chirurgo con quattro specializzazioni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che sarà candidata alle prossime elezioni regionali in Calabria sempre che, la lista Bonino Pannella, la lista che vede numerosi militanti dell’associazione Luca Coscioni, riuscirà a raccogliere le firme prescritte mentre la partitocrazia calabrese cambia di continuo la sua legge elettorale, l’ultima modifica con blitz notturno, e ad un passo dal voto. Come tutti i malati di SLA, Giovanna, ci tiene a sottolinearlo nella sua e mail con cui ha contattato la prima volta l’associazione Luca Coscioni, è assolutamente capace di intendere e volere. “Vogliono risolvere la mia assistenza chiudendomi in una casa di riposo. Io ho 45 anni e sono ancora capace” ha scritto Giovanna nella sua mail. E su questo, sul diritto all’assistenza domiciliare di tutti i malati come lei, oltre che della lotta per avere un comunicatore vocale e poter dire la sua, vuole farne una battaglia politica. L’ho incontrata di persona, come responsabile per la lista Bonino Pannella in Calabria, giovedì 14 gennaio 2010 per la prima volta per chiederle la sua disponibilità a candidarsi e, appena l’ho vista, mi ha guardato negli occhi, ha capito chi ero, mi ha sorriso ed è scoppiata in lacrime dicendo che questa possibilità che le veniva offerta era “un segno del Signore”. Decidendo, anche lei, di usare i Radicali come strumento della sua lotta di civiltà. Tra le sue specializzazioni c’è anche quella di medico legale e, in passato, ha lavorato nel tribunale di Crotone come perito legale. Oggi Giovanna non è in grado di parlare poiché la malattia, che le lascia tutta la sua lucidità e il fervore intellettuale, le toglie però una libertà fondamentale, la libertà di parola. Fondamentale soprattutto in un momento in cui lei vorrebbe spiegare il perché della sua candidatura e non può farlo perché ci vorranno ancora una decina di giorni dicono dalla direzione sanitaria che si occupa del caso. Una libertà cui Giovanna, però, non intende rinunciare e per la quale è disposta a lottare. Giovanna è prigioniera del proprio corpo e non riesce, senza l’ausilio di uno speciale comunicatore sociale, ad esprimere le proprie volontà, le proprie idee, con la voce e, tanto meno, con i gesti. Non può chiedere ai suoi amici di sostenerla in questa battaglia andando a firmare la lista perché il comunicatore arriverà, ma troppo tardi.
Questi apparecchi non sono forniti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale poiché il nomenclatore relativo all’assistenza protesica risale agli anni ’90 ed è quindi obsoleto. La Calabria, come Regione, ha autorizzato autonomamente il sussidio che ancora, però, non arriva.
Oggi alla politica impegnata nelle elezioni regionali, con primarie che prima si fanno per statuto, poi si fanno per legge, poi non si fanno manco per niente, alla politica impegnata in alleanze, inciuci e in primarie farsa per conservare le poltrone, a questa politica, Giovanna fa una specifica richiesta: di consentirgli di esporre le ragioni della sua candidatura. Chiede di poter spiegare agli elettori come lei, da malato, vorrebbe rivoluzionare la sanità in Calabria, la gestione dell’ambiente e della cosa pubblica calabrese sempre più allo sbando. Ma non può farlo perché mantenuta “muta” per altri dieci giorni, che a noi potrebbero sembrare pochi, ma che, in quelle condizioni di silenzio forzato, sono un’eternità. Giovanna chiede che le sia garantita un’assistenza domiciliare mentre si tolgono in fondi all’assistenza domiciliare e chiede che le venga al più presto consegnato il comunicatore per poter avere libertà di parola e poter iniziare la sua battaglia di libertà.
Giuseppe Candido
www.almcalabria.org
di Giuseppe Candido
pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 15 Aprile 2009

L’annuncio del Governo di un ritorno “alla grande” al nucleare. Sapendo che questa soluzione è già stata scartata dall’Italia mediante un referendum, ci siamo chiesti, sempre nell’ottica di un federalismo fiscale prossimo e imminente, se questo ritorno convenga all’Italia, se convenga alla Calabria, una regione che dovrebbe puntare sulla qualità dell’ambiente. Soprattutto, abbiamo cercato di capire, andando un po’ a documentarci, se effettivamente il nucleare fosse in grado di risolvere i nostri problemi di approvvigionamento energetico.
Dopo un ventennio di stasi completa a livello nazionale e un’evoluzione mondiale delle tecnologie spesso a dir poco deludente, con incidenti non sempre chiari e con il problema delle scorie radioattive insoluto, ci chiediamo se una regione come la Calabria, un paese come il nostro abbiano davvero convenienza in una tecnologia, quella nucleare, non ancora così sicura. Specialmente dopo il sisma in Abruzzo che ci ha ricordato quanto sismica sia l’intera Penisola italiana e la nostra regione, c’è da chiedersi, anche, se le centrali nucleari di terza generazione che Berlusconi intende acquistare dalla Francia siano in grado di garantire l’assenza d’incidenti.
E’ notizia delle scorse settimane che un giudice francese ha emesso avvisi di garanzia nei confronti dei capi della sicurezza dell’Edf, la società elettrica francese, per essersi introdotti illegalmente – secondo l’accusa – nei computer dell’attivista ecologista di Greenpeace, Yannick Jadot, che in Francia è leader capolista per le prossime elezioni europee per il movimento “Europe Ecologie”. Nel computer – secondo l’attivista ambientalista – i vertici della sicurezza Edf stavano cercando “i dossier che documentano le loro menzogne”. Le menzogne sarebbero quelle della “nuova propaganda sull’atomo” che – sempre secondo le dichiarazioni rese alla stampa da Jadot – cerca di far passare l’idea che sia pulito, sicuro ed economico. Gli studi fatti dal leader di Greenpeace francese provano l’esatto contrario: i reattori EPR, così detti di terza generazione, che dovrebbero essere altamente sicuri perché raffreddati ad acqua pressurizzata e che sarebbero proprio quelli oggetto di un recente6 accordo italo francese, in caso di un attentato terroristico aereo porterebbero a disastri più gravi di una centrale di vecchia generazione. Senza contare che il problema delle scorie radioattive che hanno tempi millenari di decadimento, non è ancora stato risolto e luoghi come il sito di La Hague in Normandia, è diventata la spazzatura nucleare europea. E se la cosa diventasse possibile in Italia? Se diventasse possibile anche in Italia costruire centrali e stoccare le scorie radioattive cosa succederebbe in Campania, in Calabria?
Nel luglio scorso, presso la sala Colonna della Camera, l’associazione “Amici della Terra” in collaborazione dei deputati Radicali eletti nel partito democratico, si è tenuto un interessante convegno sul “ritorno al nucleare”. Il Professor Carlo Rubia, premio Nobel per la fisica e sicuramente una delle autorità riconosciute nel campo della ricerca nucleare, inviò un importante contributo scritto al convegno con il quale ha espresso la sua autorevole opinione. “Un principio fondamentale indica che l’energia migliore è quella a più basso costo, purché si aggiungano ad essa anche tutti i costi indiretti, (….). “Si sono visti numerosi aumenti dell’uranio” … “ ricorda terribilmente quella del petrolio”. E ancora: “Il “rinascimento nucleare” non può essere per il domani”. Secondo Rubia è necessario confrontare i costi del nucleare con le nuove energie rinnovabili “da diffondere su larga scala, come il solare ad alta temperatura i cui impianti sono realizzabili in 16 – 24 mesi. Ma quello che più lascia interdetti è la considerazione finale del contributo di Rubia a quel convegno in cui afferma esplicitamente la sua “più profonda preoccupazione che parlare oggi di massiccio ritorno al nucleare, sottacendo il problema dello stoccaggio delle scorie in siti geologicamente sicuri, peri i quali non esiste oggi una soluzione percorribile, non costituisca il miglior punto di partenza”.
Nel rapporto 2009 sul riscaldamento globale che Nicholas Stern, fisico ed economista già capo del settore economia della Banca Mondiale, ha redatto per il governo inglese si afferma chiaramente che “il motore della ripresa saranno le nuove tecnologie e le opportunità dello sviluppo a basso carbonio”. Stern sostiene nel suo rapporto che l’Italia su questo ha una grande occasione perché “al Sud c’è un enorme potenziale per l’energia solare, l’eolico e il geotermico”. Dovremmo essere un paese leader, la Calabria dovrebbe essere piena di pannelli solari o di centrali solari ad alta temperatura di cui parla Rubia e capaci di produrre dal sole energia più di quanto la Calabria ne consumi. Il sole e il vento per l’energia, il mare (pulito) per il turismo. E questo il piano europeo che dovremmo cercare di realizzare. In ottica federalistica ciò sarebbe sicuramente un vantaggio per la nostra economia e, il nuovo settore potrebbe portare alla occupazione di nuove figure professionali sia nel campo della progettazione, sia in quello della realizzazione di impianti solari e/o microeolici. E’ questo il vero oro nero per la Calabria. Non facciamolo rovinare da qualche centrale di “nuova” generazione o da qualche deposito di scorie.
di Giuseppe Candido
Primarie si, primarie no, primarie per legge e poi legge abrogata. Niente primarie: c’é l’accordo con l’UDC poi non c’é più e riecco spuntare le primarie. La vicenda del PD calabrese fa venire il mal di testa dell’elettore e sta sfuggendo di mano anche al povero Bersani. Prima le primarie si dovevano tenere per legge e sarebbero dovute essere primarie di coalizione: “Il decreto di indizione l’ho firmato” – dichiarava Agazio Loiero – “ed è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione. Le primarie si svolgeranno regolarmente il 10 gennaio. La macchina organizzativa è già in moto secondo le previsioni della legge che porta la mia firma e quella del presidente del Consiglio Bova”.
Dopo di ché l’assemblea del consiglio regionale, nell’ultima seduta del 2009, rinviò alla prossima legislatura l’entrata in vigore del regolamento che prevedeva le primarie pagate dai cittadini ed indette per legge per cui si sarebbero dovute svolgere il 17 gennaio le primarie del Pd calabrese. Queste, però, pagate dal partito. Lo aveva deciso l’assemblea regionale del PD su proposta del segretario Carlo Guccione. Proprio a seguito della decisione del Consiglio regionale. Poi niente più primarie neanche il 17 perché, forse, c’è ancora la possibilità dell’accordo con l’UDC ma siccome l’accordo non si fa più si pensa bene di indire nuove primarie il 14 febbraio, festa degli innamorati, con la speranza di far innamorare di nuovo i militanti del PD nella “esaltante” ed “esilarante” corsa tra Agazio Loiero, Brunello Censore e Giuseppe Bova così da renderle, di fatto, una corsa interna tra le tessere di un partito sempre meno democratico e sempre più meridionale. Una corsa a tre per conservare le proprie poltrone anche a costo di sottoporre ad una sonora sconfitta la coalizione di centrosinistra. Una corsa a tre per non cambiare nulla e per non raggiungere un’accordo, sicuramente vincente, con Pippo Callipo, l’Italia dei Valori e la lista Bonino. Servirebbe unità delle sinistre subito, candidati veri e vicini alla società civile e non primarie farsa che di democratico hanno ben poco. Loiero però, che da politico esperto ne ha viste tante passando dalla Democrazia Cristiana al PPI per confluire poi nel CCD, essere eletto deputato e passare tra le fila dell’Udeur, non molla e tenta di mantenere la sua poltrona di Governatore. Quello stesso Loiero che fondò il suo partito democratico meridionale ci tiene alla poltrona e non molla. Pur sapendo di essere sicuramente perdente, e non perché lo dicano i sondaggi ma perché responsabile di cinque anni fallimentari di governo della regione per la sanità, per la prevenzione sul dissesto idrogeologico, per la gestione dell’ambiente, pur cosciente non molla. Un governo regionale scacco dell’emergenza perenne di piogge eccezionali.
Raccontano che le ossa di S. Agazio, centurione e martire, chiuse dentro una cassa di piombo, vennero miracolosamente ad approdare nel golfo di Squillace, in prossimità dell’attuale stazione ferroviaria, al luogo detto la Coscia, e precisamente in quel punto che si chiama anche oggi la grotta di S. Agazio. Dicono inoltre, che insieme alla cassa contenente le ossa del loro protettore, erano giunte altre due casse di piombo, contenenti pure le ossa di altri due santi, dei quali uno era S. Gregorio Taumaturgo, protettore di Stalettì, un paesello vicino a Squillace; L’altro non lo ricordano bene e taluni lo confondono con S. Vitaliano, protettore di Catanzaro. Oggi la storia si ripete solo che al posto delle casse i santi viaggiano in auto blu.
E allora, ai democratici veri, quelli che non credono alle primarie farsa, non resta che sperare nel miracolo: d’altronde Sant’Agazio è ancora il santo protettore di Guardavalle e Squillace dove, per far piovere, si recitava, sino a poco tempo fa, una filastrocca quasi ad intimare al santo di far piovere: “S’Antagaziu meu, si non mi vagni tu ti vagnu eu”. Forse bisognerebbe dirlo a Bersani prima che si scatenino le “danze della pioggia” delle primarie meridionali e si debba scegliere a quale santo votarsi.
“Occorre scongiurarlo anche perché questo è l’apparente cruna d’ago attraverso la quale è necessario vitalmente passare”.
Roma, 4 febbraio 2010 • Dichiarazione di Marco Pannella
“È bene non commettere l’enorme errore di sottovalutare le minacce di morte a Pippo Callipo. Il problema ci appare semplice: la partitocrazia calabrese, come quella romana, non può permettersi di far gestire ad una personalità come Pippo Callipo le documentazioni, almeno ventennali, di una classe dirigente corrotta e corruttrice che, per l’essenziale, non ha mai visto contrapposte e in lotta la componente di sinistra e quella di destra di questo letale Regime. Se si convincerà il Pd a subire il ricatto della cosca Loiero e connessi, occorre immediatamente, di questo, fare un discriminante fatto nazionale, al di là delle soggettive “buone fedi” individuali di Loiero, e compagni e camerati di Regime. Si tratta, infatti, di uno scontro ormai di vero e proprio carattere antropologico, più ancora che culturale. Credo che anche coloro ai quali faccio queste imputazioni gravi, politiche, sappiano in cuor loro che la di là di incapacità e limiti personali, quanto denuncio è fondato e non settario. Vorrei sentire magari dire qualcosa di più, politicamente, da compagni come , uno e fra i migliori fra tutti, Marco Minniti. Auguri e grazie a Pippo Callipo; la sua impresa, la sua determinazione sono rischiosissime, ma con lui e al suo sostegno riteniamo necessario giocare il suo “possibile”, che l’immonda voragine del “probabile” calabrese e romano”.
dal sito di Radicali Italiani www.radicali.it
Anche Abolire la miseria della Calabria, il nostro periodico nonviolento, si associa al comunicato diramato da Marco Pannella e conferma, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, il proprio sostegno a Pippo Callipo e alla rivoluzione che egli prospetta e che, parlando di merito in sanità e in altri settori “intoccabili”, sconvolge l’ambiente delle nomine partitocratiche in Calabria

il Sistema Bibliotecario Vibonese e l’Associazione di volontariato culturale “Non mollare” vi aspettano, venerdì 5 febbraio 2010 ore 17.30 presso l’Auditorium del Sistema Bibliotecario Vibonese, per un “INCONTRO CON VITTORIO DE SETA* e la Presentazione del volume “La Calabria: antologia della rivista di letteratura popolare La Calabria” diretta da Luigi Bruzzano.
Intervengono: Vittorio De Seta, autore della prefazione del volume, i due curatori dell’antologia Filippo Curtosi, Giuseppe Candido, e Giuseppe Braghò.
Seguirà la proiezione del cortometraggio “I Dimenticati” Di Vittorio De Seta
*Vittorio De Seta Nato il 15 ottobre del 1923 a Palermo, ha esordito come autore di documentari di ispirazione neorealista incentrati sulle condizioni dei lavoratori in Sicilia e Sardegna ( Isole di Fuoco, Primo Premio per il documentario al Festival di Cannes 1955; Sulfarara, Targa d’argento al Premio David di Donatello 1956/ 57 e numerosi altri). Banditi a Orgosolo del 1961, di cui cura anche produzione, montaggio, fotografia e sceneggiatura, è il suo primo film non documentario: un’opera scarna, essenziale e di forte contenuto sociale interpretata da attori non protagonisti che si aggiudica il Premio Opera Prima alla Mostra di Venezia, il Nastro d’Argento per la miglior fotografia in bianco e nero ed altri prestigiosi riconoscimenti. Gli altri suoi film non documentari sono Un uomo a metà, di carattere più intimista ed introspettivo (1966), L’invitata, unico film prodotto da De Seta nell’ambito di una produzione “regolare” (1969), Diario di un maestro che è una protesta del regista contro lo “spreco” (l’espressione è di Danilo Dolci) che l’Italia fa degli Italiani (1972, per la Rai Radiotelevisione Italiana).Negli ultimi anni il cinema di De Seta è stato anche centro di una serie di omaggi negli Stati Uniti. Nel 2005 Martin Scorsese ha introdotto i suoi film al Full Frame Festival e al Tribeca di Robert De Niro. Il MOMA (Museum of Modern Art di New York) lo ha inoltre celebrato quest’anno come maestro del cinema del reale con una retrospettiva dal 24 al 30 giugno. Per la prima volta è stato presentato negli Stati Uniti anche Diario di un maestro. Gli altri titoli di punta della rassegna sono stati Banditi a Orgosolo e Un uomo a metà e dieci documentari tra cui quelli girati in Sicilia e Sardegna prima del boom economico.
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