Si fanno sempre più insistenti le voci circa l’intenzione del Governo di varare un corposo decreto legge, nel Consiglio dei Ministri di martedì prossimo (3 marzo, ndr), con il quale non solo si provvederebbe alla stabilizzazione dei docenti precari, ma si interverrebbe sullo stato giuridico e contrattuale degli insegnanti e sull’amministrazione delle scuole.
L’articolo 77 della Costituzione è molto chiaro, riservando i decreti del Governo a “casi straordinari di necessità e urgenza”: sicuramente regolamentare la carriera degli insegnanti, la loro retribuzione e il loro stato giuridico non può rientrare nella previsione di necessità e urgenza.
Le chiedo, pertanto, un urgente intervento che eviti questo atto di prepotenza sugli insegnanti e sulle Istituzioni parlamentari.
Il Mediterraneo continua a restituire corpi. Corpi di uomini, donne, ragazzi bambini morti annegati o assiderati.
È una tragedia in corso che non può essere attribuita al solo cinismo di coloro che fanno imbarcare vite umane nonostante il freddo invernale e le condizioni proibitive del mare. La banalità del male, dice qualcuno, bussa oggi alla porta Sud del Mediterraneo.
Ma alle stragi di migranti si risponde con la paura dell’altro, con la minaccia dell’Isis.
Non si discute – come ha ricordato Emma Bonino a Ballarò- delle lotte tra shiti e sunniti che agitano quel mondo che sta alle nostre porte e si banalizzano le lotte intestine, ancor più violenti tragiche, tra sunniti e sunniti! Lotte e violenze dalle quali fuggono donne, uomini e bambini.
Ma quella in corso nel Mediterraneo è tragedia che non può essere attribuita al solo cinismo di chi li fa imbarcare nonostante il gelo invernale e le proibitive condizioni del mare. Nel mare nostro si muore.
Dopo il naufragio ennesimo del 3 ottobre 2013, il governo italiano aveva avviato l’operazione “Mare Nostrum” che era riuscita a salvare, attraverso il pattugliamento, 170.000 persone migranti.
Oggi però non si pattuglia più, non si ricerca. Con l’operazione Triton si sorvegliano le frontiere e, casomai qualche gommone sbatte sulla chiglia di una nave li soccorriamo con Salvini che, dai Tg, strilla: “fuori i clandestini con gli scafisti“.
Per questo alcuni cittadini e alcune associazioni hanno lanciato un petizione online su una famosa piattaforma per chiedere al Governo italiano e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, di riattivare Mare Nostrum e fare pressione sull’Unione Europea per la condivisione di questa responsabilità che riguarda le frontiere comuni dell’Unione.
Io l’ho firmata (la petizione) e mi auguro che Renzi provveda senza timore di perdere voti con Salvini. Perché si tratta di vite umane, di donne, bambini e uomini che fuggono le miserie del mondo.
Sabato 24 i Radicali saranno alla Corte d’Appello di Catanzaro per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2015
Per corrispondere in una sede istituzionale a quel messaggio del Presidente Napolitano inviato alle Camere l’8 ottobre 2013 e rimasto praticamente inascoltato, anche in Calabria, a Catanzaro, una delegazione del Partito della nonviolenza ha chiesto di prendere parola durante la cerimonia d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario che si terrà presso la Corte d’Appello di Catanzaro sabato 24 gennaio alle ore 9.00. Con la mozione della segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, approvata lo scorso 18 gennaio 2015 dal Comitato nazionale, è stato, infatti, deciso di porre quel messaggio di Napolitano al centro dell’iniziativa politica del movimento, in ogni modo e in ogni occasione istituzionale”.
A comunicarlo, con una nota stampa, sono Giuseppe Candido, segretario dell’associazione Non Mollare, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani e l’ing. Rocco Ruffa, militante di Radicali italiani appositamente delegato dalla segretaria Rita Bernardini ad intervenire e prender parola a nome del partito di Pannella e Bonino.
Delegazione di Radicali dopo la visita di Capodanno al carcere U. Caridi di Catanzaro. Da sx: Savaglio, Candido, Giglio, Russo, Scaldaferri e Ruffa
“Anche quest’anno, comeRadicali del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e come Radicali Italiani” – si legge nella nota stampa – “abbiamo deciso di essere presenti, chiedendo di poter intervenire, anche a Catanzaro, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, per leggere lo stesso testo, in ogni corte d’Appello, con spirito di dialogo e di confronto verso le istituzioni che hanno la responsabilità di occuparsi della giustizia.
“La giustizia è divenuta per cittadini e imprese” – queste sono le parole del Ministro Orlando pronunciate alla Camera dei Deputati lo scorso 19 gennaio 2015 – “non la sfera a cui rivolgersi per vedere garantiti diritti o dare tutela ai propri legittimi interessi, non la dimensione dove anche il più debole tra i cittadini possa trovare riparo dai soprusi del più forte, ma il simbolo di un calvario da tenere il più lontano possibile dalla propria vita”.
La mozione approvata il 18 gennaio dal Comitato nazionale di Radicali italiani – proseguono Candido e Ruffa nella nota – non soltanto ha rilevato il permanere dell’illegalità in cui versa il sistema della giustizia con la sua immonda appendice carceraria, le violazioni dei diritti umani dei detenuti e quelle concernenti la durata non ragionevole dei processi condannate in forma di messaggio solenne nel messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica l’8 ottobre del 2013; ma come Radicali abbiamo con forza denunciato – come si legge nella mozione – il comportamento degli interlocutori istituzionali del Presidente (Parlamento, in primis) che hanno sistematicamente negato dignità al testo formale proveniente dalla più alta carica dello Stato nell’esercizio della sua massima autorità magistrale e volto a richiamare gli improcrastinabili obblighi di riforma strutturale della Giustizia a partire da un provvedimento di amnistia e indulto. All’uscita del Palazzo della Corte d’Appello – conclude la nota – terremo, con i compagni che ci potranno raggiungere, una breve conferenza stampa”.
L’articolo di Bandinelli pubblicato su Cronache del Garantista, l’11 gennaio
Ho letto con grande attenzione l’articolo di Angiolo Bandinelli pubblicato domenica 11 gennaio sulle Cronache del Garantista, nel quale – da componente della direzione di Radicali italiani – Angiolo ha affermato che, al Comitato nazionale eletto al congresso di novembre che si riunirà per la prima volta da venerdì 16 a domenica 18 gennaio, proporrà di scogliere il movimento Radicali italiani come “primo passo verso la ugualmente necessaria,” – a suo dire – “responsabile chiusura degli altri soggetti costituenti la galassia radicale”.
di Giuseppe Candido (*)
Con altrettanta attenzione ho letto la mail indirizzata ai membri del comitato e con cui Rita ha inviato le sue “osservazioni”, in attesa di “dire la sua” nella direzione nazionale; e, devo dire, ho letto anche qualcuna delle e-mail circolate in risposta a quella di Rita.
Nel suo articolo, Angiolo afferma che “la galassia Radicale non vive”. Anzi, aggiunge il termine: “sopravvive”. E scrive che non possiamo accettare come “destino inevitabile” il fatto di essere ridotti alla “sopravvivenza”; che non possiamo accettare di essere divenuti “un alibi”.
Poi, per argomentare le motivazioni, Bandinelli ricorda le campagne iscrizioni del ’72 e del 1987, titolata O li scegli o li scogli, e con le quali, il partito, – ha ricordato – “provocò uno slancio di entusiasmi” e diecimila iscrizioni tra cui premi Nobel, ex terroristi, carcerati e personalità del mondo dello spettacolo e della cultura.
Angiolo Bandinelli
“Nei tempi in cui il messaggio alle Camere del Presidente e quello di Papa Francesco a Pannella che gli dice di avere coraggio e lo invita a non mollare, vengono ignorati spudoratamente”, Angiolo si domanda se, oggi, come nel 1987, ci sia qualcuno in grado di “immaginare una risposta ugualmente planetaria alle attuali difficoltà di Radicali italiani e dell’intera galassia”.
Chiedendo questo Bandinelli sa bene, però, che tra noi c’è Pannella che, in realtà, non solo immagina ma pre-vede che, qualora potessimo esser conosciuti nelle nostre battaglie e ri-conosciuti nelle nostre proposte, se potessimo andare in televisione per fare un appello, per spiegare – davvero – “il perché”, oggi, come nel 1987, è importante, è fondamentale questione di vita o di morte, iscriversi al Partito Radicale e agli altri soggetti della galassia, le iscrizioni arriverebbero eccome. E lo sa bene pure Angiolo che ascolta le fluviali conversazioni con Vecellio e con Bordin, per Pannella le iscrizioni arriverebbero addirittura a migliaia, se non a centinaia di migliaia, proprio dalle suore e dai preti.
Ma c’è un altro aspetto che, secondo me, rende “discutibile” e perciò assai utile l’artico di Bandinelli: è quello in cui Angiolo sottolinea come, nel 1987, e nel 1972, quelle reazioni all’appello “O li scegli oppure li scogli” furono possibili “grazie all’impegno concorde e mirato del gruppo dirigente radicale”. Impegno, ripeto, che Angiolo ricorda fu concorde e mirato a quell’obiettivo. Il raggiungimento di 10mila iscritti, nel 1987, che era l’obiettivo di allora.
Giuseppe Candido
Non credo che quello di Angiolo sia solo il frutto di disperazione, né di assenza di speranza. Anzi. È la presa d’atto che, se non ci muoviamo concordi e mirati, non potremo più neanche essere speranza di alternativa democratica per questo Paese che non si accorge dei messaggi di Napolitano e censura persino Papa Francesco.
Tralasciando gli aspetti tecnici del non arrivare al “dopodomani” che, magari, Maurizio Turco potrà meglio spiegarci, credo che quello di Angiolo sia piuttosto un utile contributo al dibattito. Ad aprire un dibattito. O ci poniamo – come gruppo dirigente e anche come semplici militanti – l’obiettivo concreto di raggiungere una quota X di iscritti che ci consenta di pagare i debiti e arrivare al prossimo congresso, oppure non siamo in grado di arrivare neanche al dopo-domani. Credo che il passaggio fondamentale da leggere di quell’articolo sia proprio quello del richiamo all’impegno “concorde e mirato” del gruppo dirigente, che oggi non c’è. Almeno per quanto riguarda il rendersi conto che, se non facciamo qualcosa, se non ci poniamo l’obiettivo di raggiungere X iscritti nei prossimi mesi, non esistiamo più. Non credo che Angiolo abbia voluto dire che possiamo fare a meno del Partito Radicale o degli altri soggetti. Né che possiamo – noi né il Paese – fare a meno di Soggetti radicali come l’Associazione Luca Coscioni, o come Nessuno Tocchi Caino e NPWJ che, con le loro lotte, – in parte vinte in parte ancora in corso – hanno cambiato non solo il nostro Paese ma anche il resto mondo. Credo che quello di Angiolo sia uno stimolo – una sfida – per tutti noi, compagne e compagni radicali, che spesso non ci rendiamo conto; impegnati in altri obbiettivi, non concordi nello sforzo che si dovrebbe oggi compiere, crediamo – magari – di poter lavorare per elaborare questa o quella proposta politica, senza capire che stiamo cessando di esistere senza che nessuno ci sciolga.
Sentendo qualche compagna e leggendo qualche mail, mi son reso conto che, in realtà, siamo in pochi ad aver capito che la baracca sta chiudendo. Nonostante le conversazioni di Pannella e gli appelli ad iscriversi di Maurizio Turco (che continua a ripetere che “il partito radicale ha ad oggi debiti per 450mila euro … cifra pari all’intero autofinanziamento del 2014 tra iscrizioni al PR e iscrizioni a pacchetto che … ha delle sue oggettive conseguenze”) e di Rita.
Credo che dovremmo imparare da Emma che ci da’ esempio di classe dirigente: annuncia il suo tumore, dice: “io non sono il mio cancro,” e chiede ai malati come lei di sostenerla iscrivendosi al Partito. Emma chiede di iscriversi a chi le vuol bene, a chi – come lei – ha una patologia, anche grave, ma lotta e non molla di lottare.
Credo che dovremmo impegnarci tutti, se non vogliamo farci scogliere, a passare da i mille che siamo a 10.000 almeno. Come? Facendo “iscrizioni porta a porta”, chiedendo all’amico di iscriversi; anche elemosinando un’iscrizione come “questione di vita o di morte “del soggetto politico che – in sede Onu – continua a coordinare lotte come quelle per la moratoria delle esecuzioni capitali e delle mutilazioni genitali femminili, o come quelle del tribunale penale internazionale.
La risposta all’articolo di Angiolo più bella che ho letto tra le mail (tante) che ho ricevuto e letto in questi giorni dai compagni non è arrivata dalla mailing del comitato, ma sia stata quella di Rocco, compagno calabrese, un “semplice” militante, che cito testualmente:
“Io mi sono iscritto a Radicali italiani questa mattina. Spero tra qualche settimana di poter rinnovare la tessera anche a quella del PRNTT. Ora non c’è una lira 😛”
Poi candidamente aggiunge:
“Il bello è che poco dopo ho letto le parole di Emma con le quali invitava tutti ad iscriversi! Che dispiacere sapere del suo tumore. Ma è una donna forte, … pensa che splendida Presidente della Repubblica sarebbe! Noi italiani ne abbiamo passate tante, ce la meriteremmo una come lei 😀”.
E sempre dopo l’appello di Emma, il 13 gennaio, mi chiama Antonio Giglio, il consigliere comunale di Catanzaro che, lo scorso anno, aveva preso la sola tessera del PRNTT. Non posso rispondergli subito perché – quando mi chiama – sono a scuola. Allora mi manda un sms che, anche questo, consentitemi, cito testualmente:
“Rinnovata iscrizione al transnazionale, e iscritto a Nessuno tocchi Caino. Il mese prossimo a Radicali italiani”.
Ecco: credo che questi due messaggi riassumano bene quello che dobbiamo fare; non mollare ed esser noi il cambiamento che vogliamo vedere. Anch’io ho rinnovato la mia iscrizione al Partito e a RI, e mi appresto a completare il pacchetto. Questo paese non può fare a meno dei radicali e di quella scossa di legalità di cui ci facciamo portatori.
Qualcuno, appena qualche giorno fa, proponendomi di collaborare all’elaborazione di una proposta politica, mi diceva che “non possiamo continuare ad occuparci solo di carceri e amnistia”. Che dovremmo “ampliare l’offerta politica”. Insomma, il ritornello che saremmo “monotematici”. Personalmente non credo sia così. Ci occupiamo solo di carceri?, ho risposto. Ricordando che, Pannella, tornato dal Niger dove era stato per conquistare un ulteriore voto contro la pena di morte, prima di rientrare a Roma, è riuscito persino ad essere presente – in Calabria – per presentare il mio libro sul dissesto idrogeologico, rischio sismico e rifiuti. Giustizia, carceri, soltanto? Moratorie ONU, legalizzazione e contro la droga delle criminalità organizzate. Abbiamo una offerta politica che fa paura, come è possibile dire a noi stessi che siamo monotematici. Le proposte ci sono. Eccome. Il problema è l’informazione. Se non ti conoscono, politicamente non esisti. Allora, come se ne esce?
Innanzitutto ponendo al comitato il mio voto contrario alla proposta di chiusura e, prioritariamente, impegnandomi come dirigente, ma anche come “semplice” militante, a far sì che, nel 2015, la mia iscrizione diventi portatrice di speranza e ne produca almeno altre 10; anche mendicando questo come “contributo alla vita” del partito radicale. Siate voi il cambiamento che volete nel Mondo, diceva Gandhi. E se i mille iscritti che siamo facessimo la stessa cosa, cominciando noi dal comitato a dare l’esempio “concorde e mirato”, oltreché dalla direzione, credo che, anche oggi, potremmo immaginare di raggiungere l’obiettivo di scegliere di continuare a far vivere il partito Radicale.
Mercoledì 7 gennaio e i due giorni di terrore e morte successivi, la Francia non li dimenticherà facilmente. Come non dimenticherà i venti morti in tre giorni che l’hanno leteralmente sconvolta assieme al resto d’Europa. Gli autori della strage del Charlie Hebdo, i fratelli Kouachi, sono stati uccisi durante il blitz della gendarmeria all’interno della tipografia dove si erano barricati dopo una fuga roccambolesca e nella quale hanno lasciato briciole un po’ come Pollicino. E dopo i 4 morti nel supermercato Kosher, anche Coulibely, l’altro attentatore che inizialmente sembrava totalmente scollegato dai primi due, è stato freddato dalla polizia, ma Hayat Boumedienne, l’altra terrorista, in modo altrettanto roccambolesco, è riuscita a fuggire – pare – confondendosi addirittura con gli altri ostaggi.
Il nuovo direttore di Charlie Hebdo, il giornale satirico preso di mira dai due terroristi franco-algerini, dice che la testata non morirà e che, a breve, riprenderanno le pubblicazioni. Qui la religione non centra”, dice ai giornalisti, “siamo difronte a dei matti che sparano”. A Parigi si terrà oggi la marcia repubblicana in memoria delle vittime e in difesa dei valori: libertà d’espressione e libertà di stampa. Valori brutalmente presi d’attacco dai due folli,; valori cui né la Francia e né l’Europa intendono rinunciare perché – come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Napolitano nell’esprimere rammarico e cordoglio per quanto stava accadendo oltr’Alepe – “baluardi della nostra democrazia”.
Alla marcia parigina ci sarà anche Marco Pannella, 85 anni il prossimo 2 di maggio, provato da numerose visite nelle carceri e giorni di sciopero della fame e della sete che hanno rischiesto persino un ricovero “preventivo”, non rinuncia però ad andare a Parigi per portare la rappresentanza del partito radicale in solidarietà alla Francia, a CharlieHebdo e alla libertà d’espressione.
Mentre Marie Le Pen promette un referendum per reintrodurre la pena di morte e Matteo Salvini continua a cavalcare la tigre dicendo che dobbiamo chiudere le Moschee e fermare l’immigrazione, Marco Pannella e molti compagni radicali, dopo esser stati ricevuti dall’Ambasciatrice francese in Italia venerdì, oggi saranno a Parigi per stare a affianco ad Holland e ai francesi: “Demain je serai présent” – annuncia da FaceBook – “à la marche républicaine à Paris pour #CharlieHebdo, #RadicalParty, JeSuisCharlie MarekHalter”.
Come ha ricordato Bertinotti dalle colonne delle Cronache del Garantista, “l’odio non ci salverà”. “È necessario – ha detto invece – “impedire che l’orrore si trasformi in odio”. Ed io concordo con questa visione. Come sono sicuro che non ci salverà neanche l’intolleranza. Possiamo pensare, davvero, che Oriana Fallaci avesse ragione? Che siamo immersi in un processo di accettazione del terrorismo islamico, in nome di una tolleranza del diverso? Violando leggi e direttive europee e speculando sull’assistenza, noi li rinchiudiamo i diversi, rinchiudiamo i rom, nei campi di identificazione. Rinchiudiamo i migranti clandestini in attesa della loro identificazione come avessero commesso i peggiori crimini. E dopo l’attentato in Francia, il populismo anti-Islam, il razzismo anti-migrante, la guerra contro la diversa religione, sono fenomeni destinati a crescere se i media in genere, e le televisioni in particolare, continueranno a prendersi la responsabilità di dar spazio a chi l’intolleranza la cavalca e la usa politicamente. Spesso capita di confondere con la giustizia quello che è egoismo rancoroso e, sentendo le posizioni più razziste, diventa facile non farsi ammaliare da chi, per conquistare voti, va dicendo: via il diverso, via l’immigrato. E il paradossale è che nessuno fa notare un semplice dato oggettivo: da qui al 2050, serviranno in Europa altri 50 milioni di nuovi immigrati. Non ci rendiamo conto che i “discorsi razzisti” anche se fanno audience, come “gramigna”, fan presto le radici ed estirparli, poi, diviene assai faticoso, se non impossibile. Se “Si tollera l’intolleranza” – come ha ricordato Emma Bonino dalle colonne de L’Espresso – “e la si usa a scopi elettorali”, c’è davvero il rischio che si vada dritti dritti verso il precipizio.
“Mentre il Presidente del Consiglio dichiara di aver risolto il problema della carceri senza fare né amnistia né indulto e che, per questo, nessuno ormai parla più di questi provvedimenti per risolvere il problema del sovraffollamento, i Radicali, anche in Calabria continuano il loro sostegno al satyagraha di Marco Pannella e Rita Bernardini col digiuno a staffetta e, per giovedì primo dell’anno, torneranno in visita alle 10 alla casa circondariale Ugo Caridi di Catanzaro per verificarne le condizioni”.
Lo rende noto Giuseppe Candido, direttore editoriale di ALM e che farà parte della delegazione di Radicali calabresi in visita alla struttura “grazie all’interessamento dell’on. Rita Bernardini che l’ha fatta autorizzare dal Dap, e sarà composta anche dai militanti calabresi Rocco Ruffa, Cesare Russo, Sabatino Savaglio, e Antonio Giglio consigliere comunale di Catanzaro e iscritto, con ‘doppia tessera’, al Partito Radicale”.
“E’ un satyagraha – prosegue Candido – con obiettivi specifici: oltre all’amnistia e all’indulto di cui, secondo il premier, nessuno più parlerebbe e che, invece, costituiscono per i Radicali gli unici provvedimenti in grado, strutturalmente e subito, di portare nell’alveo della legalità costituzionale e sovranazionale il nostro Paese, tra gli obiettivi c’è quello di garantire il diritto alle cure ai detenuti, poi, l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la revoca del 41bis a Bernardo Provenzano, l’abolizione della detenzione arbitraria e illegale del 41bis, che anche Papa Francesco ha detto essere una forma di tortura, e che, da anni ormai, i Radicali chiamiamo ‘tortura democratica’; una forma di detenzione tanto illegale pure per l’Onu che, a luglio, ha richiamato il nostro Paese e che, invece, abbiamo deciso di estendere ad altri reati oltre che a quelli di mafia. Poi gli obiettivi proseguono chiedendo di interrompere le deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza, di rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che han subito e in alcuni casi continuano a subire trattamenti inumani e degradanti, e di nominare subito il Garante Nazionale dei Detenuti. Prevedere la presenza dei detenuti negli Stati Generali delle Carceri che il Ministro Orlando ha detto di voler istituire.
E, noi in Calabria, aggiungiamo il dialogo col presidente della Regione, Mario Oliverio, per continuare a chiedergli, anche per la nostra terra che, come per l’accoglienza, in tema di diritti umani ha sempre dato lezioni, di istituire subito il Garante Regionale“.
“Celle per una persona dove vivono due esseri umani”, “nessuno dei detenuti può usufruire di quei famigerati tre metri quadri” sotto i quali Strasburgo ha stabilito che si subiscono trattamenti inumani e degradanti” in violazione dell’articolo tre della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. E poi: “Gabinetto privo di finestra e di areazione dove è allestita anche la cucina, con l’acqua gelata e di un colore e un odore che è meglio non descrivere”.
Ergastolani che scontano la pena assieme a giovani detenuti prossimi alla liberazione; il lavoro in carcere un miraggio. E il 90 per cento degli ospiti si trova a centinaia di chilometri dai propri familiari. È questo, in estrema sintesi, il report della visita nel carcere di San Gimignano effettuata da Marco Pannella e Rita Bernardini che l’ha indirizzato al Ministro della Giustizia Andrea Orlando con una lettera aperta pubblicata dalle Cronache del Garantista mercoledì 24 dicembre col titolo: “Caro Orlando le nostre prigioni sono luoghi illegali”. “La sanità all’interno dell’Istituto è a dir poco carente, se consideriamo” – scrive la segretaria di Radicali Italiani – “che ci sono persone con gravi patologie che non ricevono le cure minime necessarie”. È un po’ come se, durante la detenzione, oltre alla libertà, fosse sospeso anche il più elementare diritto alla salute. E in riferimento alla legge sui risarcimenti ai detenuti con cui il Ministro, durante una conferenza stampa, ha spiegato farebbe risparmiare 245 milioni di euro, Rita Bernardini ha gentilmente fatto notare a Orlando che: “Il tuo Ministero sta risparmiando sulla tortura che ha inflitto e continua ad infliggere alle persone private della libertà e consegnate nelle mani dello dalla Calabria Stato”.
“Noi abitanti il territorio italiano” – si legge nell’incipit dell’appello che abbiamo sottoscritto per aderire al Saryagraha – “ci uniamo alla lotta nonviolenta del leader radicale Marco Pannella affinché nel nostro Paese si affermi la legalità nell’amministrazione della Giustizia (da anni straziata insieme alla vita di milioni di persone a causa dell’irragionevole durata dei processi penali e civili) e si rimuovano le cause strutturali che fanno delle nostre carceri luoghi di trattamenti inumani e degradanti”.
E per farlo, come ha ricordato bene Rita Bernardini nella sua lettera al Ministro Orlando, ci facciamo forza del messaggio ufficialmente inviato, nell’ottobre del 2013, dal Presidente Napolitano alle Camere il quale aveva parlato di “precisi obblighi di natura costituzionale” e “dell’imperativo, morale e giuridico, di riconsiderare le perplessità relative all’adozione di atti di clemenza generale”, quali amnistia e indulto.
Marco Pannella e Rita Bernardini
Gli obiettivi del satyagraha – che non è mai protesta ma proposta di dialogo con le Istituzioni – sono chiari, specifici: Sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; Immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; Introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; Abolizione dell’ergastolo a sostegno della campagna di Nessuno Tocchi Caino; No alle deportazioni in corsodei detenuti dell’alta sicurezza; Diritto alla conoscenza: 1) conoscibilità e costante aggiornamento dei dati riguardanti le carceri 2) conoscibilità dei dati riguardanti i procedimenti penali pendenti; Rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; Abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41-bis; Nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; Per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal Ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti.
C’è bisogno di ricordare ancora cosa ha detto Papa Francesco sulla tortura, e sul fatto che questa possa essere presente nelle nostre carceri solo negando gli elementari diritti della persona? E c’è bisogno di ricordare che anche l’ergastolo – ha detto il Pontefice che l’ha già abolito per il Vaticano – è una chiara forma di tortura? Credo che ce ne sia bisogno: perché evidentemente noi radicali quelle parole del Pontefice e del Presidente le abbiamo lette e intese diversamente.
Mentre scrivo, anche io in digiuno e auto riduzione dell’insulina per un giono alla settimana, dal tre dicembre, leggo sul sito radicalparty.org dove è possibile aderire all’iniziativa che sono 406 i cittadini che hanno aderito via web (altri hanno aderito mandnando lettere a Radio Carcere) al Satyagraha di Natale di Marco Pannella, di Rita Bernardini e dei Radicali firmando l’appello e sostenendolo con uno o più giorni di sciopero della fame. Satagraha, è bene ricordalo, significa forza e amore per la verità. Per chiedere verità sullo stato della giustizia italiana e della sua appendice immonda che sono le nostre patrie galere. Perciò è inutile nascondersi dietro finti rimedi risarcitori che, come ha speigato la stessa magistratura di sorveglianza, è difficile che siano efficaci.
In Calabria, dove abbiamo iniziato in pochi, le adesioni al satyagraha di Natale dei Radicali con uno o più giorni di sciopero della fame sono cresciute: novanta cittadini calabresi, ai quali speriamo se ne aggiungano ancora altri grazie all’aiuto che le Cronache del Garantista sta dando a questa battaglia di civiltà, sostengono con uno o più giorni di digiuno, la lotta nonviolenta dei Radicali, di Marco Pannella e di Rita Bernardini: Sebastiano Stranges, Pasquale Zagari, Rocco Zagari, Vincenzo Fontana, Natascia Viola, Rocco Viola, Katia Fontana, Felice Canfora, Antonella Canfora, Donatella Canfora, Maria Moscato, Teresa Moscato, Stefania Sposato, Rosa Zagari, Carmelo Zagari, Maria Zagari, Maria Concetta Zagari, Italia Zagari, Rosario Dato, Francesco Leva, Rocco Leva (da Taurianova, RC); Rosa D’Atri, Antonio Musacco, Giuseppe Belmonte, Giuseppe Grandinetti, Morena Caruso, Francesco Bracone, Roberto Piccolo, Giulia Dedato, Annalisa Rovella, Luigi Antonio Sacco, Monica Pasqualina Caputo, Marta Cicero, Paola Sacco, Alina Marilena Monolache, Francesco La Valle; Alessandro La Valle, Assunta Massaro, Fausto Cerzosimo, Carla Presta, Matilde Rita Funaro, Domenico Grastolla, Annalisa Drago, Giuseppe Funaro, Matilde Cinnante, Andrea Molinari, Mariano Merardi, Barbara Falcone, Angelo Meringolo, Andrea Barile, Francesca Augeri, Marilena Cairo, Cinzia Cairo, Vincenzo Caputo, Alessio Villotta, Maria Rosaria Sita, Antonello Cairo, Umile Bomba, Luicia Raga, Umile Falcone, Fabio Falcone, Gianfranco Raffa, Adele Nappo, Domenico Bilotti (da Cosenza); Angela Giampaolo (da Bianco, RC); Attilio Ghionna (da Mendicino, CS); Ramona Caruso (da Lago, CS); Valentina Riga (da Castrolibero, CS); Elisabetta Feroleto, Danilo Donato, Rocco Ruffa (da Vibo Valentia); Rosamaria Irsuto (Varapodio, RC); Giuseppe Vezzana, Giuseppe Mangione, Teodoro Pasqualone, Samanta Musso, Giovanni Battista Musso, Franca Sibilia, Francesco Perrello, Giuseppina Sofo, Santina Pasqualone, Sharon Pasqualone (da Gioia Tauro, RC); Gianfranco Notaris, Sabatino Sabaglio (da Lamezia Terme), Giuseppe Claudio Scaldaferri (da Praia a Mare), Giampaolo Catanzariti (da Reggio Calabria), Giuseppina Morabito (da Melito P.S., RC); Ernesto Biondi (da San Nicola Arcella, CS), Salvatore Colace (Pannaconi di Cessaniti, VV).
Cittadini calabresi che – come chi scrive – sostengono e si sono uniti in questo Natale alla lotta di Rita Bernardini, di Marco Pannella e dei Radicali; e con loro ci facciamo forza per chiedere al nuovo governatore di dare lui un segnale al Governo centrale di Matteo Renzi istituendo la figura del Garante regionale delle persone private della libertà personale. Perché a queste non siano negati anche i loro diritti umani e il diritto a scontare una pena che sia una pena legale.
Dal tre dicembre, è nuovamente in corso il satyagraha dei Radicali; un satyagraha che vede Marco Pannella e Rita Bernardini impegnati in prima linea con uno sciopero della fame (e, Pannella, anche della sete) per chiedere allo Stato di garantire la salute nelle carceri, di fermare la mattanza dei suicidi che troppo spesso avvengono proprio per mancanza di cure psichiatriche adeguate, e di interrompere il regime del 41bis per Bernardo Provenzano, caso simbolico, che vede l’accanimento dello Stato contro “il mafiooso”; una “tortura democratica” inflitta anche nei confronti di parenti che possono vederlo, ridotto a vegetale, solo attraverso un vetro. Insieme a lui centiania di cittadini, un comitato di detenuti eccetera. Che palle!, si dirà. Ancora uno sciopero della fame di Pannella e di quei matti dei Radicali? E, già. Sono ancora qua. Sono 362 i cittadini “matti” che hanno aderito al satyagraha, oltre a un comitato “amnistia giustizia libertà” dal carcere di Firenze.
Anch’io ho aderito, come ho già detto, a questo satyagraha con un giorno di digiuno alla settimana e, assieme ad altri compagni calabresi che si sono uniti a Marco Pannella, digiuniamo “a staffetta” anche per tentare di aprire, in Calabria, un dialogo per quanto riguarda l’istituzione del garante regionale delle persone private della libertà personali. Quella dei radicali non è mai una protesta, ma una proposta; una proposta di dialogo con le istituzioni affinché rispettino le proprie stesse leggi.
E nel proporre questo dialogo ci facciamo forza della verità e, – dopo il messaggio inviato nell’ottobre del 2013 alle Camere dal Presidente Napolitano – facciamo nostre le parole utilizzate da Papa Francesco nel rivolgersi all’associazione internazionale del diritto penale lo scorso 23 ottobre; parole che solo da Radio Radicale e da Radio Vaticano si sono potute sentire e che, – ad eccezione dei lettori del Garantista che l’ha pubblicato integralmente – a tutti gli altri italiani (o come dice Pannella, “italianofoni” includendo i cittadini non italiani ma che ivi risiedono e ne comprendono la lingua) è letteralmente proibito conoscere. Ne riporto di seguito alcune parti, meritoriamente selezionate dallo storico archivio pontificio di Radio Vaticana, da Riccardo Arena di Radio Radicale e ri-mandate in onda proprio durante le trasmissione Radio Carcere del 16 dicembre, con un Marco Pannella che – dopo averle (ri)ascoltate – gioiosamente gridava: Bravo Papa Francesco! Bravo! Bravo!
“Negli ultimi decenni si è diffusa la convinzione” – ha spiegato il Santo padre in quella che potremmo definire una lectio magistralis – “che attraverso la «pena pubblica» ai possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina”. (…) “Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà o con la loro vita per tutti quei mali sociali, com’era tipico nelle società primitive? Ma oltre a ciò, talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente delle minacce. Figure stereotipate che concentrano in se stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste”. (…) “Stando così le cose, il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili. Cè il rischio – ha spiegato ancora Papa Francesco – di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala dei valori tutelari dello Stato. Si è affievolita la concezione del diritto penale come estrema ratio, come ultimo ricorso alla sanzione limitata ai fatti più gravi (…). Si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre pene alternative”.
Un dibattito affievolito e dimenticato, in favore del più bieco giustizialismo. E, in un passaggio successivo, proprio sulla tortura, dopo aver ricordato che il Vaticano l’ha introdotta come specifico reato (cosa che non è riuscita ancora all’Italia), Papa Francesco ha poi spiegato come:
“Una forma di tortura è, a volte, quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza, come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi in difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso, e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio. Questo fenomeno delle carceri di massima sicurezza, si verifica anche in altre generi di penitenziari insieme ad altre forme di tortura fisica e psichica, la cui pratica si è diffusa”. Aggiungendo che: “Le torture, ormai, non sono utilizzate come mezzo per ottenere un dato fine, come la confessione o la delazione, pratiche caratteristiche della dottrina della sicurezza nazionale. Ma costituiscono un autentico plus di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali spichiatrici, commissariati o altri centri e istituzioni di detenzione e pena”.
Ecco. Quali sono gli obiettivi del satyagraha di Natale di Marco Pannella, Rita Bernardini e di noi Radicali? Guarda un po’: sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; abolizione dell’ergastolo; no alle deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza; diritto alla conoscenza: 1) conoscibilità e costante aggiornamento dei dati riguardanti le carceri 2) conoscibilità dei dati riguardanti i procedimenti penali pendenti; Rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41-bis; nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti.
Non mi pare che siano obiettivi folli, né distanti da ciò che ha ribadito il Papa difronte ai massimi esponenti del diritto penale internazionale. Buon satyagraha di Natale.
Finalmente, a quasi tre settimane dal voto delle regionali dello scorso 23 novembre, l’11 dicembre è avvenuto il cambio ufficiale di consegna tra la Presidente facente funzioni, Antonella Stasi e il neo eletto Presidente Mario Oliverio. Dopo aver esposto le priorità del suo governo (zero clientele, lotta alla povertà e alla disoccupazione, migliore uso dei fondi europei, emergenza rifiuti e sanità), rivolgendosi ai giornalisti, il Presidente Oliverio (al quale pure noi facciamo i nostri auguri) ha poi commentato come “grave vulnus” della democrazia il fatto che, dal nuovo Consiglio Regionale, sarà esclusa Wanda Ferro che ha guidato la coalizione arrivata seconda. “Il fatto che il migliore perdente non svolga il ruolo che deve svolgere all’interno dell’assemblea come accade in tutte le regioni d’Italia” – ha affermato il neo presidente – “costituisce un grave vulnus”. Aggiungendo che intende modificare, su questo aspetto, la legge elettorale e che intende farlo sin dal primo anno e non già a fine legislatura, a ridosso delle elezioni.
Bene, questa del voler modificare la legge elettorale ben prima di un anno dal voto, è cosa non da poco conto dal punto di vista del diritto e che, da Radicali, ci fa assai piacere. Ci fa pensare a un radicale e auspicabile cambiamento di rotta. Lo scorso 23 novembre, infatti, personalmente mi sono astenuto dal votare facendo registrare al presidente del seggio le motivazioni della mia astensione dal partecipare a un procedimento elettorale che, stando al diritto internazionale e nazionale, non poteva considerarsi democratico.
Ho fatto notare che, il codice di buona condotta in materia elettorale approvato dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa (Commissione Europea per la democrazia attraverso il diritto) dal 2002, prevede esplicitamente che, per esser considerate democratiche, durante le elzioni: 1) “Deve essere assicurata l’eguaglianza delle opportunità tra i partiti e i candidati”, che “implica neutralità delle autorità pubbliche”, durante la campagna elettorale”. Mentre tutti noi abbiamo visto sia Alfano, sia Renzi, sia vari ministri, scorrazzare per la Calabria e chiudere persino la campagna elettorale, come fossero semplici leader dei loro partiti, ma palesando – secondo il codice citato – un “conflitto di interessi”. Ho ricordato inoltre che, nel rispetto della libertà di espressione, la legge elettorale stessa avrebbe dovuto prevedere che “i mezzi di comunicazione audiovisivi privati assicurino ai differenti partecipanti la parità di accesso alle elezioni”, in materia di competizione elettorale e di pubblicità. Ma anche tralasciando questi aspetti che certo non sono dei “dettagli”, e nel motivare la mia astensione dal voto ho ricordato pure che, proprio in riferimento alla “stabilità del diritto elettorale”, nel codice di buona condotta elettorale, viene esplicitamente previsto che “Gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione”. Cosa che invece è palesemente avvenuta in Calabria proprio a pochi mesi dal voto. Quindi – per chi ha rispetto del diritto e dello stato di diritto – è una gran notizia, un vero cambiamento di rotta, leggere che si intende modificare l’attuale legge elettorale regionale, ma che si intende farlo sin da subito.
Speriamo che questo diverso modus operandi, questo nuovo modo di intendere la legalità, il diritto e la democrazia stessa, il nuovo Presidente sia capace di estenderlo anche ad altri settori: quello dei rifiuti e della depurazione (che richiedono diritto alla conoscenza), quello dell’uso e dell’abuso del suolo (finora utilizzato per fare clientele, piuttosto che per salvaguardarne l’integrità e tutelare le persone dai rischi geologici e ambientali), ma anche sui diritti umani in genere. Anche su quei diritti umani che, troppo spesso, pure nelle carceri della nostra regione vengono violati.
Convinti che amnistia e indulto siano propedeutici ad una vera riforma della giustizia, e facendosi forza di quel messaggio di Napolitano alle Camere dell’ottobre del 2013 e di quanto detto da Papa Francesco sulla tortura e sulle pene all’accademia del diritto penale internazionale, dallo scorso 3 dicembre è ri-iniziato il Satyagraha di Rita Bernardini, Marco Pannella e centinaia di cittadini italiani per chiedere allo Stato italiano, ancora una volta con l'”incrollabile coerenza” che pure il Presidente della Repubblica ha riconosciuto a Pannella, di garantire nelle carceri il diritto alla salute, di fermare la mattanza dei suicidi che nelle nostre patrie galere avviene troppo spesso, ripetiamolo fino alla noia, proprio per la mancanza di adeguate cure psichiatriche, di introdurre il reato di tortura e di fermare quella sorta di “tortura democratica” del regime 41bis perpetrata anche per detenuti come Bernardo Provenzano, che da più di un tribunale è stato dichiarato incapace di intendere e volere tanto da non poter neanche essere ammesso come teste. Lo si mantiene in 41 bis, torturando così i familiari che possono vederlo, in quelle condizioni, solo attraverso un vetro e senza che neanche li riconosca più.
Personalmente, l’ho scritto qualche giorno addietro, ho aderito con convinzione al satyagraha di Marco e Rita, con un giorno alla settimana di digiuno (e contemporanea auto riduzione dell’insulina) ma ripetendolo ad oltranza, fino a quando la questione non sarà portata a conoscenza dei cittadini dai grandi media televisivi; con questa lotta non violenta, assieme ad altri compagni radicali calabresi (tra cui ricordo Ernesto Biondi, Cesare Russo, Rocco Ruffa, Sabatino Savaglio, Giampaolo Catanzariti, Claudio Scaldaferri) che hanno anche loro aderito al satyagraha di Marco e Rita copriamo col digiuno a staffetta, l’intera settimana e, con amore nel dialogo, chiediamo nuovamente al Presidente Oliverio appena insediatosi di cambiare verso anche sulle carceri della nostra Regione e di istituire da subito il garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale. La civiltà di un Paese, diceva qualcuno, la si misura proprio dalle sue carceri e da come, anche per le persone meritevoli di espiare una colpa, lo Stato è garante della Costituzione e dei diritti umani inalienabili.
Utilizzando questo sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.