Malata di SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, e candidata con la lista Marco Pannella alle regionali della Calabria
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6 marzo 2010, Crotone
Giovanna Fiumara dallo scorso 18 febbraio può finalmente parlare, dopo tre anni di malattia, con il comunicatore. Le sue parole dirompono nella sala del dopolavoro ferroviario dove si è presentata la Lista Marco Pannella che, in Calabria, sostiene la candidatura di Pippo Callipo a presidente.
Riprese: Francesco Galea
di Giuseppe Candido
Pubblicato domenica o7 marzo 2010 su “Il domani della Calabria“
Può il consenso fare a meno delle regole? Forse è proprio questo il punto. Può la democrazia fare a meno della sua stessa legge, del “patto che ci lega”, e crollare, collassare, al minimo controllo di legalità? E’ sempre di strage di legalità che si parla nella battaglia politica che i Radicali della lista Pannella stanno portando avanti. La vicenda delle liste in Lombardia e nel Lazio sono assai diverse tra loro. Come diverso è il caso “Calabria” sollevato con il ricorso di Franco Corbelli e dove le elezioni sarebbero, il condizionale è d’obbligo, a rischio annullamento per la mancata previsione dei meccanismi per l’assegnazione dei nove seggi del Consiglio, del quota maggioritaria, non più assegnati col listino del presidente perché abolito. L’accesso agli atti richiesto dal Radicale Marco Cappato in Lombardia con la conseguente esclusione, per ora confermata dai giudici della Corte d’Appello di Milano, della lista di Formigoni e con irregolarità sulle firme riscontrate pure sulla lista di Penati, candidato del PD, è una vicenda assai diversa da quanto accaduto nel Lazio dove il PdL non ha presentato la lista in provincia di Roma per un panino o un candidato dell’ultimo momento e per cui si pretendeva di accedere per la presentazione ben tre quarti d’ora dopo l’orario di chiusura. Quest’ultima evidenzia semplicemente quello che pure Feltri ha titolato come “un partito di matti” in cui, anziché procedere ad un sano mea culpa, si accusa la “violenza” dei Radicali che sono, per statuto e per metodo di lotta, nonviolenti, scritto unito e senza trattino alla Capitini. I Radicali, per pignoleria o per farne caso politico, hanno infilato “un bastone nell’alveare impazzito” e il sistema non ha retto ad un semplice controllo di legalità. Anche senza Radicali, come avrebbero potuto, i Carabinieri del Tribunale, consentire l’accesso per la presentazione della lista del PdL, dopo ben 45 minuti oltre l’orario previsto per legge. Conoscendo personalmente Diego Sabatinelli, chi scrive è certo che il dirigente dei Radicali si è solo sdraiato a terra chiedendo ai militari di fermare i “ritardatari”. Chi ha affermato il contrario è stato già querelato per calunnia. Eppure le vicende hanno un filo in comune. In Calabria la situazione sarebbe a rischio perché la Corte d’Appello sembra essersi accorta della validità della tesi di Franco Corbelli secondo la quale manca, nella modifiche alla legge elettorale fatte lo scorso 6 febbraio, la previsione del meccanismo con cui assegnare i nove seggi non più assegnati con il sistema “listino del Presidente”. Personalmente, da Radicale militante, l’avevo scritto, nonviolentemente, più volte dalle colonne di questo giornale, quando abbiamo denunciato il semplice fatto che, come dice il Consiglio d’Europa, non sono democratiche quelle elezioni in cui si cambiano le regole, le leggi elettorali, un anno prima del voto. In Calabria si è modificata la legge elettorale sia il 6 febbraio 2010 e sia, cosa ancor più grave, il 12 febbraio 2010 dopo, cioè, la data (8 febbraio) d’indizione dei comizi elettorali. Esiste una sentenza del Consiglio di Stato che afferma esplicitamente che non sono da ritenersi valide, e non si applicano per la tornata in corso, quelle modifiche alla legge elettorale intervenute dopo la data d’indizione dei comizi elettorali. Per cui è evidente che tutte le procedure seguite per la presentazione delle liste, compresa l’esenzione dalla presentazione delle firme della lista regionale del Presidente, non dovrebbero ritenersi valide per la tornata elettorale in corso. Loiero e Scopelliti le hanno presentate le firme o si sono ritenuti esentati dal farlo per la modifica del 12 febbraio, sulla base del loro presunto consenso? A chi scrive risulta che non sono state raccolte e che soltanto Pippo Callipo ha presentato le firme. E chi sa cosa uscirebbe se fossero, magari a campione, controllate le liste provinciali di quei partiti che, non esonerate dal farlo, le hanno raccolte nel silenzio assordante dei media? Anche in Calabria la strage di legalità è palese come è stato evidente il mancato rispetto della legge sull’informazione dei cittadini, da parte del servizio pubblico radiotelevisivo, durante la fase pre-elettorale di raccolta delle firme. E’ la strage di regole urbanistiche a causare il dissesto idrogeologico, ed è la strage di regole che appesta la sanità dove direttori si diventa in base all’appartenenza partitica e dove, stante si spenda di più che in altre regioni, i cittadini hanno un sistema inefficiente ed inadeguato. Una situazione di violazione sistematica della regola ben rappresentata, ora, da tutti quei manifesti “abusivi” affissi al di fuori degli spazi previsti dalla legge da molti di coloro che, in corsa per una poltrona, si candidano a rappresentare i cittadini nella massima istituzione regionale. Un esempio, questo, che rischia di far passare un messaggio: se la regola non esiste per “loro”, se la regola essenziale si può modificare all’ultimo momento a proprio piacimento, allora la regola non esiste per nessuno, tranne, magari, per il migrante che, per un timbro quadro anziché tondo si trasforma in clandestino. Elezioni che non sono democratiche e che, forse, sarebbero meglio annullare e rinviare perché fatta con regole non chiare, dell’ultimo momento. Elezioni, che se si svolgeranno, sono a grave rischio ricorsi anche qui in Calabria, dove la strage di legalità e di regole che è “peste italiana”, ci espone ad un rischio forse ancor più grande. Al rischio, cioè, che la massima Istituzione regionale, per disattenzione dei candidati Presidenti, per foga elettorale, venga, per dirla alla Mario Draghi, “pervasa dalla ‘ndrangheta” e, per dirla pure alla Pannella, dal “malaffare partitocratico” del sistema politico, nazionale e regionale, che pensa ad “opere faraoniche” o alle nomine nella sanità.
Care amiche e cari amici di abolire la miseria della Calabria, vi ricordo che domani, sabato 6 marzo alle ore 17.30 presso la sala del dopolavoro ferroviario adiacente al liceo classico Pitagora di Crotone, si terrà la presentazione della lista Bonino Pannella che a Crotone ha per apri lista, Giovanna Fiumara, medico internista malata di SLA e che, come Luca Coscioni, ha deciso di portare la sua battaglia nella politica. Noi di abolire ci saremo.
di Giuseppe Candido
pubblicato su “Il domani della Calabria” del 01.03.2010 pag.6

Maierato a Vibo Valentia, Ianò a Catanzaro sono soltanto gli ultimi nomi, in ordine strettamente temporale, di un un lungo elenco di disastri idrogeologici cui sicuramente sono destinati ad aggiungersene altri e che hanno, come vera causa, non già l’eccezionalità dell’evento meteorico quanto, piuttosto, l’incapacità di fare previsione e prevenzione.
E dove c’è strage di legalità, strage del diritto, c’è anche, come inevitabile corollario, la strage di uomini, di popoli. La Protezione Civile, che oggi si sarebbe voluto privatizzare in protezione spa, ha soltanto imparato a gestire l’emergenza (assieme alle urgenze dei grandi eventi) ma si è rivelata incapace di fare un’adeguata opera di prevenzione e previsione dei rischi. A Catanzaro, dove sulla provinciale è franato giù un intero piazzale con relativo distributore di carburanti, lo si sapeva da tempo che vi era una frana e, stante le continue avvisaglie, si è dovuto attendere che scendesse tutto a valle di un bel po’ di metri per accorgersene e gridare all’emergenza. Oggi Bertolaso e la sua “capacità del fare”, di gestire l’emergenza, vengono messi in discussione per le indagini sui lavori alla Maddalena e sugli appalti della ricostruzione de l’Aquila. Corruzione, sistemi d’appalto in deroga alle leggi sull’antimafia e sulla trasparenza che hanno favorito questo o quell’imprenditore. Sicuramente la realizzazione di lavori urgenti durante l’emergenza e nell’immediato futuro sono cose importantissime ma, la Protezione Civile avrebbe compiti ancora più importanti: fare previsione e prevenzione dalle catastrofi naturali. E invece, in un territorio fragile come il nostro, uno sfasciume pendulo sul mare cui si è sommata l’incuria decennale di amministratori disattenti e/o collusi che hanno concesso di costruire dove sarebbe stato meglio evitare, che hanno permesso lo scempio del territorio, le parole “previsione e prevenzione” non sarebbero dovute rimanere lettera morta. Una volta individuate le aree a forte rischio di frana e alluvione come fu fatto già dal 2001 con il PAI, il piano per l’assetto idrogeologico della Calabria, si sarebbe dovuto intervenire con interventi di consolidamento dei centri abitati a rischio o, addirittura, investire nel loro trasferimento. Si è continuato invece a permettere di costruire dove non si sarebbe dovuto aggirando i vincoli e compiendo quella strage di legalità che, inevitabilmente, diventa poi strage di popoli. E’ stato così per il Camping Le Giare dove si è consentito di costruire nell’alveo del torrente Beltramme, è stato così sull’Esaro ed è stata sempre l’assenza di prevenzione a permettere che avvenissero i disastri come quelli di Cavallerizzo e Maierato. Ed è sempre la strage di legalità e delle regole che ha consentito di nascondere rifiuti tossici e nocivi negli inerti con cui si sono poi costruite scuole nel cortonese. Si fanno piani che non si attuano, programmi, annunci ma, alle prime piogge di ogni anno, la normalità di un evento un po’ più intenso si trasforma in emergenza alluvioni ed emergenza frane. Un territorio fragile sicuramente cui si è però sommata l’incuria degli amministratori che, al di furori dell’emergenza, avrebbero avuto il compito di fare previsione e prevenzione. Per non parlare del rischio sismico di una terra ballerina come la Calabria la cui sismicità è nota dalla storia oltre che dalla geofisica e dove la parola prevenzione avrebbe dovuto avere il significato di adeguare a resistere alle scosse sismiche quella parte, abbondante, del patrimonio edilizio pubblico come scuole, ospedali, che le stesse indagini della protezione civile ci dicono essere estremamente vulnerabili alle scosse di un terremoto. Una regione con un elevatissima percentuale di edifici pubblici sismicamente vulnerabili. Edifici pubblici su cui si sarebbe potuto e si dovrebbe intervenire per adeguare o per rottamare e che invece, se arrivasse oggi un terremoto, verrebbero giù come dei grissini e ci costringerebbero a vivere l’emergenza più grave della nostra storia e la cui causa, ancora una volta, risiederebbe nella strage di regole e di legalità cui sempre di più siamo abituati.
comunicato stampa dell’associazione Calabria Libre
In un momento politico di poca chiarezza, e soprattutto di crisi morale diffusa dalle Alpi a Lampedusa, la società civile si indigna, alza la testa e non solo reagisce ma si dimostra in grado di assumersi le sue responsabilità, confrontandosi con la politica anche sul piano elettorale. Consci dei potenti mezzi messi in campo dalla Politica per mantenere il potere e con esso la gestione delle risorse pubbliche, basta vedere l’indecorosa corsa all’affissione di tutti i politici uscenti che ancor prima della presentazione delle liste spendono migliaia di euro per promuovere la loro immagine, euro guadagnati immeritatamente quanto non illegalmente, nella legislatura che va concludendosi. Non è questo un giudizio qualunquista di una società civile disinformata, abbiamo i dati, sugli stipendi, sui benefit, sui “mantenuti” del concorsone vecchio e nuovo, dei portaborse, dei consulenti ecc. ecc, i dati delle varie relazioni, de Sena in primis, corte dei conti, le evidenze di decine di processi in corso, ma soprattutto l’evidente ed innegabile immobilismo di tutti i settori dell’economia e dei servizi, in condizioni da terzo mondo, un esempio per tutti la Sanità, Il buco nero della Calabria debito shock da 1,7 miliardi, recita un titolo del giornale Repubblica, che di destra non è, sorvoliamo sulle condizioni dell’ambiente, tanto fresche sono le immagini di intere colline che si muovono, osservate dall’alto degli elicotteri da una politica incapace a far fronte a qualunque tipo di intervento programmato, ma nello stesso tempo famelica di risorse, che arrivano copiose in conseguenza di eventi catastrofici. In questo desolante quadro nella scorsa estate è nata la proposta di candidatura della società civile calabrese di Callipo. La rottura degli schemi di trasversalismo e trasformismo della politica professionista è parsa subito a tutti l’obiettivo principale in un momento di assoluta emergenza sociale, morale, economica e strutturale, ciò è emerso palesemente nell’incontro della casa delle culture del 22 scorso. Da qui la decisione di proporre una serie di nomi, di cittadini da inserire nella lista “io resto in Calabria” del candidato presidente Pippo Callipo. All’incontro sono intervenuti, Silvio Gambino (Coordinatore Regionale Associazioni e movimenti), Giuseppe Pierino, Giorgio Durante, Antonio Palermo, Pietro Schirripa, personalità del mondo accademico, associativo e del giornalismo.
“Ocean Terminal”, romanzo postumo, ricorda Bukowski e Kafka
di Alessandro Litta Modignani

C’è molto Bukowski nel romanzo postumo di Piergiorgio Welby, il malato terminale che appellandosi al Presidente Napolitano e scrivendo “Lasciatemi morire”, sconvolse i sonni di politici clericali e alti prelati nell’autunno del 2006.
“Ocean Terminal” (170 pagine, 17,50 euro, Castelvecchi Editore) è un romanzo convulso, allucinato, a tratti schizoide. Il racconto è frammentario e procede a strappi. La prosa è cruda, iper-realistica, spesso violenta e oscena. Non mancano però pagine tenui, riflessive, in cui l’autore abbandona improvvisamente ogni aggressività per scivolare nei ricordi dolci dell’infanzia. Il labile confine fra prosa e poesia spesso è infranto di slancio: interi paragrafi sembrano scritti in versi, rivelando una tecnica di straordinaria potenza narrativa. Le parole che chiudono il romanzo (“Anche il dolore è muto questa notte”) sarebbero state un titolo altrettanto perfetto; e sono un endecasillabo.
Welby ci rimanda dunque a Bukowski – che infatti nel libro è citato quattro volte – ma ancor più a Kafka, in particolare a “La metamorfosi”, cui l’autore dedica un’amara riflessione: “Io sono sempre io e non avrò mai la fortuna di risvegliarmi scarafaggio, verme, grillo, ragno…”. Anche l’allucinato racconto iniziale (una specie di introduzione a sé stante) e molti altri spezzoni del romanzo sono di tipica impronta kafkiana, nel filone classico della letteratura fantastica.
“Ocean Terminal” è un libro autobiografico, ricco di riferimenti filosofici, artistici, religiosi, letterari, cinematografici, a testimonianza della vastissima curiosità intellettuale dell’autore e della sua cultura enciclopedica. Grandi protagonisti sono la droga, il sesso e naturalmente la malattia,. La sofferenza fisica di Welby è all’origine del malessere psicologico ed esistenziale che lo porterà a sprofondare negli abissi della tossicodipendenza. Le corsie d’ospedale, le medicine, le iniezioni, le infermiere sono lo scenario della vita quotidiana. Il bisogno di amare è bruciante e carnale, il desiderio si manifesta in un senso del possesso irrefrenabile e spasmodico.
Alla fine il romanzo resta incompiuto: proprio l’impossibilità di continuare a scrivere, agli inizi del 2006, indurrà Welby alla richiesta di una “morte opportuna”, che otterrà il 20 dicembre grazie all’aiuto di Marco Pannella e di un medico coraggioso, Mario Riccio. Tuttavia il libro assolve alla sua missione, rivelandoci uno scrittore e poeta di eccezionale talento. Ringraziamo dunque ancora una volta Piero Welby: dicendo “amo la vita, voglio l’eutanasia”, egli ha prometeicamente strappato agli Dèi libertà e dignità per gli esseri umani; scrivendo questo romanzo, ha confermato il proprio valore letterario. Era un vero uomo, scriveva da Dio.
Care amiche e amici di “Abolire la miseria della Calabria”,

a seguito dell’invito riservato ricevuto, come direttore editoriale, ho il piacere di annunciarvi che, anche il nostro periodico nonviolento di storia, arte, cultura e politica laica e liberale calabrese ha inteso aderire al progetto di Net1news, la prima rete italiana di blog d’informazione libera il cui principio di base è molto semplice: Unire le forze. Noi, manco a dirlo, siamo baluardi per la categoria: Calabria. Ci stiamo raccomandando per quella della Politicas 🙂
“Prima eravamo nessuno oggi siamo Nettuno” recita il motto un po’ goliardicamente. Nettuno era considerato il dio delle acque correnti che in seguito divenne, dopo il 399 A.C., il dio del mare trasformandosi nell’equivalente del dio greco Poseidone. Cicerone nel trattato Sulla natura degli dei così lo descrive: «…Il primo regno, cioè il dominio su tutto il mare, fu affidato a Nettuno che la tradizione vuole fratello di Giove …». Oggi net1news si propone quindi come dominio del e nel mare dell’informazione libera on line costituita dai tanti blog e siti web d’informazione come il nostro che avranno visibilità e daranno visibilità a Nettuno che, di conseguenza, crescerà proporzionalmente d’interesse in base all’interesse che l’onda libera dell’informazione aderente saprà suscitare. Per il momento, il banner nell’angolo in alto a destra del nostro sito rinvia al blogspot di Net1news. Dal 25 aprile sarà invece attivo il dominio ufficiale www.net1nwes.org
Il progetto parte dal Veneto ma ha già contagiato molti siti d’informazione libera in tutta Italia con l’obiettivo comune di creare un’area compartecipata – non un semplice aggregatore di notizie – su cui far convivere diverse aree tematiche e categorie geografiche. Una piattaforma web che non sarà una semplice vetrina ma un’area in cui la notizia, l’analisi e l’editoriale saranno visualizzati in base all’interesse che essi suscitano negli utenti del web. Unire la visibilità di ciascuno per creare un sito appetibile dal punto di vista pubblicitario e i cui i profitti saranno condivisi tra i siti e blog partecipanti proporzionalmente ai lettori che avrà interessato.
Net1News verrà presentato ufficialmente al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo in programma a Perugia dal 21 al 25 aprile 2010. L’appuntamento, intitolato Le persone reinventano l’informazione e organizzato dal giornalista Vittorio Pasteris, è per sabato 24 aprile. Il nostro relatore sarà Giacomo Vizzotto, project manager di Net1News assieme a Massimo Romanello. All’incontro parteciperanno Salvatore Aranzulla blogger, Alessandro Bonino blogger, Robin Good di Masternewmedia.org, Emanuele Menietti blogger e lo stesso Vittorio Pasteris.
di Giuseppe Candido
L’incuria umana e di una classe dirigente che, ai vari livelli, non è stata in grado di governare l’utilizzo del territorio. A Maierato gli sfollati li conta la cronaca. La Calabria frana e paga oggi il prezzo dell’intervento umano – dissennato e distorto – sul territorio. E’ accaduto già in passato in Calabria, a Sarno e Quindici nel salernitano a Messina e, in generale, nel mezzogiorno d’Italia dove alluvioni e frane assieme ai terremoti hanno provocato danni e morti. L’allarmante situazione idrogeologica, dalla Sicilia alla Campania passando per la Calabria e Basilicata, è sotto gli occhi di tutti. Meno di un anno fa sulle cronache era la frana sull’autostrada Salerno Reggio Calabria. Prima ancora un susseguirsi di eventi: l’alluvione e il disastro del Camping Le Giare sul torrente Beltrame a Soverato, le frane di Cavallerizzo e Cerzeto, l’alluvione dell’Esaro di Crotone e chi più ne ha più ne metta. Il Presidente Giorgio Napolitano ha parlato di “Situazione di diffuso dissesto idrogeologico, in gran parte causato dall’abusivismo edilizio, nel messinese e in tante altre parti d’Italia”. E ancora più chiaramente ha detto: “O c’è un piano serio che investe, piuttosto che in opere faraoniche, per garantire la sicurezza in queste zone del Paese, o si potranno avere altre sciagure”.
Quando, a ridosso della disastrosa colata di fango che travolse, nel 1998, i paesi di Sarno e Quindici nel salernitano, fu emanato il decreto leg.vo n°180, poi trasformato in legge, che imponeva di pianificare il rischio ed obbligava tutte le Regioni che ancora non avevano redatto i Piani di Bacino a redigere, pena il commissariamento, almeno i piani stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI), fui veramente contento. Perché pensai che, con tale strumento conoscitivo, le Regioni e quindi anche la Calabria avrebbero potuto concorrere al risanamento del dissesto idrogeologico di cui oggi parla Napolitano, ma che ai geologi è noto da tempo. Sfasciume pendulo sul mare lo chiamava Giustino Fortunato. Pensavo che, una volta identificate le aree a rischio idrogeologico, per frana o alluvione, si sarebbe proceduto subito con i necessari interventi di monitoraggio e di mitigazione dei rischi. Invece continuiamo a contare vittime, e si è continuato a costruire in maniera dissennata, sia per la scarsa adeguatezza degli edifici al reale rischio sismico, sia in base ad un’attenta valutazione delle pericolosità geomorfologiche di un territorio fragile. In Calabria più di settemila frane rilevate su montagne e colline, rischio alluvione su centinaia di ettari di pianure e fasce litoranee assieme ai chilometri di costa a rischio erosione la dicono tutta sulla necessità ed urgenza di un cambiamento radicale sulle modalità di gestione del territorio. Non c’è periodo dell’anno che la Calabria non sia costretta da un’emergenza: alluvioni, frane ma anche rifiuti, navi di veleni, abusivismo. Un flusso di emergenze, idrogeologiche e ambientali, il cui intreccio costituisce la questione vera dell’arretratezza e del mancato sviluppo del mezzogiorno e della Calabria. Soltanto per casualità quell’evento meteorico che si è abbattuto a Messina non ha colpito anche la Calabria. Qualche giorno prima si era sfiorata la tragedia con l’esondazione dei fiumi Crocchio in Provincia di Catanzaro e dell’Esaro a Crotone. La politica di questo è responsabile: avrebbe dovuto, ai vari livelli, governare il territorio evitando di consentire la costruzione (e quindi anche le sanatorie di costruzioni abusive) in zone a rischio idrogeologico. E invece si è continuato a costruire case in luoghi dove primo o poi sarebbe tornato il fiume o il terreno sarebbe continuato a scendere. Di interventi di monitoraggio e di riduzione dei rischi attraverso stabilizzazione dei versanti e costruzioni di arginature per la messa in sicurezza neanche a parlarne. Ci vogliono troppi soldi dicono, ma intanto paghiamo miliardi di euro in risanamento dei disastri. Per anni si è gestito il territorio, soprattutto in Calabria e nel mezzogiorno, per fini clientelari. Un dissesto idrogeologico che, a dirla alla Pannella, deve ritenersi causato – o quantomeno compartecipato – dal “disastro ideologico” di una classe politica, quella calabrese, volta a fare il favore a questo e a quello, piuttosto che fare un favore alla collettività. Chi amministrerà, in futuro, la gestione del territorio nella nostra Regione non potrà più permettersi di non tenere in dovuta considerazione i rischi geologici (sismico, idrogeologico e ambientale) nella programmazione dello sviluppo. In queste condizioni in cui si trova la Calabria come si fa a pensare di voler fare opere come il ponte sullo stretto, faraoniche appunto, quando invece mancano i soldi per la messa in sicurezza e il risanamento del territorio, per non parlare della vulnerabilità sismica degli edifici anche pubblici? Concordiamo co l’editoriale di Loiero: altro che ponte. Peccato però che, fino all’altro ieri, la giunta sia stata tra le compartecipanti della società “ponte sullo stretto”. E, in tutti questi anni di malgoverno del territorio cui pure la sua giunta, come quella di Giuseppe Chiaravalloti, è corresponsabile, dove erano nascoste le parole prevenzione e monitoraggio che oggi rispuntano in campagna elettorale?
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