Asilo politico per l'illegalità patente delle Istituzioni

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di Giuseppe Candido

Marco Pannella
Marco Pannella

E’ durante la lotta che si chiarisce la forma della lotta. “Se non si rimuovesse immediatamente la situazione di patente, totale illegalità della situazione politico-elettorale in Italia”, Pannella rinuncerà ad essere cittadino italiano e chiederebbe asilo politico ad uno degli altri Stati membri dell’Unione europea.

Mentre nei talk show di Rai e Mediaset si discute della protezione civile e del suo super man che va a mignotte, nella consueta conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella alla radio radicale non si parla di Bertolaso ma di altri scandali. Si parla del problema che i radicali pongono sulla questione delle liste e della raccolta delle firme prescritte. Del fatto che la Rai, il servizio pubblico televisivo, non informa i cittadini come avrebbe dovuto. Un problema pratico, quello della raccolta delle firme, ma anche un problema di legalità, che investe i fondamenti della legge, e lo stato di diritto. L’ex parlamentare, docente costituzionalista Massimo Villone, intervistato da Claudio Landi ai microfoni Radio Radicale sul discorso delle firme, alla domanda del giornalista che chiedeva se le firme siano, o meno, diventate – di fatto – uno strumento del regime per cercare di controllare le varie forze politiche, così si esprime: “Si, può darsi che lo sia diventato. Storicamente, la prescrizione che richiedeva la raccolta di firme in occasione delle elezioni, valeva per le forze politiche che non avessero una rappresentanza parlamentare, e si giustificava con l’idea che, mentre con le prime con la rappresentanza parlamentare acquisita era dimostrato il radicamento e la presenza nella comunità e nel sistema politico, per chi volesse, al di fuori da quella rappresentanza già acquisita, uscire nella competizione politica veniva posta la necessità di provare un minimo radicamento e la presenza con la raccolta delle firme. Quindi, chi era già rappresentato non li raccoglieva. La new entry che non aveva rappresentanza li doveva raccogliere semplicemente per testimoniare un’esistenza non occasionale”. “In un sistema politico, diciamo stabile, continua Villone, con una ratio ben definita le cose funzionavano così. Oggi è forse diverso perché in un sistema politico destabilizzato, con veloci cambiamenti di identità politica, e con l’assoluta incertezza su chi e sulla consistenza delle forze in campo, è ben possibile che la raccolta delle firme venga giocata dai soggetti più forti a danno dei più piccoli e, quindi, al fine di impedire l’evoluzione del sistema. Quando uno prescrive a chi esce e gli dice: dammi prova che esiste. Ovviamente se quel soggetto non riesce a dare prova, non riesce a dare prova e quindi il sistema non si evolve ”. Insomma un sistema alterato, un sistema “che non funziona più con le vecchie logiche e gli antichi meccanismi possono oggi essere utilizzati per fini che un tempo non sarebbero stati pensati né consentiti”. Le sottoscrizioni, le cautele, dovrebbero essere rispetto ai partiti che non hanno nessuna storia, nessun radicamento nella vita politica italiana. In Calabria come anche in altre regioni, un partito come quello di Emma Bonino e Marco Pannela, un partito che ha promosso referndum raccogliendo milioni di firme autentiche, un partito che è sempre stato presente politicamente con iniziative effettive, oggi è in forte difficoltà per raccogliere le firme necessarie a “presentare” la propria storia che, paradossalmente, è quella del più antico partito sulla scena politica italiana essendo stato fondato a metà degli anni ”50. Il Consiglio d’Europa – è il caso di ricordarlo ancora – ha statuito “Gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificate nell’anno che precede le elezioni”. Inoltre, il Governo italiano, anche in conseguenza di una specifica campagna dei Radicali su questo tema, il 13 maggio 2004, stabilì che, “Se le regole elettorale cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato e non comprenderle. Particolarmente se presentano un carattere complesso. Questi può soprattutto considerare, a torto o a ragione, che il diritto elettorale sia uno strumento che, colui che esercita il potere manipola a suo favore e che il voto dell’elettore non sia più l’elemento che decide il risultato dello scrutinio”.

Sono queste considerazioni, assieme alle parole del professore Villone, che convincono il buon Marco nazionale, il don Chisciotte della politica italiana che più volte con le sue lotte gandhiane ha convinto i Presidenti della Repubblica a rientrare nella legalità, ad affermare che, se non si ottenessero immediatamente “il rientro nella legalità politica ed elettorale della Repubblica italiana”, dovrebbe chiedere di rinunciare alla cittadinanza italiana e “chiedere asilo politico ad altro paese della Ue, per non essere complice in questo processo criminale, e non solamente, inerte e impotente cittadino nonviolento”.

Il Consiglio regionale della Calabria ha, ancora una volta, modificato la sua legge elettorale lo scorso 6 febbraio, ad un passo dal voto, e non si capisce bene quante firme e quanti candidati dovranno esserci per ciascuna provincia. Tanto questi sono dettagli per la partitocrazia. Come dire: Si fanno la legge in modo da evitare il ricambio anche nell’alternanza bipartisan tra le due coalizioni. Ma i problemi sono altri in Calabria: ci sono le primarie farsa per mantenere le proprie poltrone anche a costo di una sonora sconfitta, c’è il ponte sullo stretto per chi lo vuole e c’è il maltempo che confonde tutto.

Guarda la conversazione settimanale su radioradicale.it

Non è il mal tempo a fare paura, ma il malgoverno del territorio

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Non è il mal maltempo in Calabria a fare paura, ma il mal governo del territorio.

di Giuseppe Candido (lista Bonino Pannella):

“Catanzaro e altre città calabresi sono in ginocchio, devono essere sgomberate intere famiglie a causa del dissesto idrogeologico. Ma i cittadini devono sapere che non è l’eccezionalità di un evento meteorico, che di eccezionale non ha nulla, a causare frane, alluvioni, cedimenti e vittime. Ma il mal governo del territorio sul quale non si è saputo prevenire, monitorare, mitigare il rischio. Monitoraggio, interventi di consolidamento dei versanti in frana. Né Peppe Scopelliti, durante la giunta Chiaravalloti, né Agazio Loiero in cinque anni, hanno saputo gestire queste priorità limitando l’intervento all’emergenza”. “Non sono, quindi, le inchieste che vedono entrambi i pretendenti alla presidenza regionale indagati, oramai rinviati a giudizio, per gravi reati come l’abuso d’ufficio, a dover allontanare i calabresi da entrambi gli schieramenti di Loiero e Scopelliti ma, piuttosto, continua Giuseppe Candido, la loro incapacità, dimostrata, nel non esser stati capaci ad intervenire in tempo amministrando processi e governando il territorio. Una priorità che è stata fraintesa con quella di “governo” delle tessere del territorio. Lo stesso è avvenuto per il rischio sismico: per anni si è costruito col sistema dei controlli a campione. Scuole, ospedali ed edifici pubblici importanti a rischio crollo in caso di terremoto. Confidiamo nei calabresi per bene che, al momento del voto, capiranno che l’unico modo di uscire da questa situazione, per sperare di poter restare in Calabria e sperare che vi rimangano anche i nostri figli, è quella rivoluzione culturale, politica e morale che ci propone Callipo”.

Libertà di ricerca e ricerca di libertà

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di Giuseppe Candido

Pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 11 febbraio 2009

Luca Coscioni incontra José Samarago - Foto Associazione Coscioni Flickr

“Se noi vivessimo in un mondo giusto, capace di non confondere ciò che è bene con ciò che è male, la lotta coraggiosa di Luca sarebbe sfociata in un movimento sociale forse inarrestabile. Non è colpa esclusivamente di Berlusconi: c’è anche l’apatia generalizzata delle persone”. E’ così che si esprime il Premio Nobel per la letteratura Josè Saramago nell’intervista concessa di recente al mensile dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Il 20 febbraio di quattro anni fa moriva un alfiere che, al pari di Galileo e di Giordano Bruno, ha condotto la sua battaglia per la libertà di ricerca e per la ricerca di libertà in questo Paese dove, i proibizionismi bigotti e clericali continuano a dettare le linee politiche. Ricordo come se fosse ieri le parole di Marco Pannella che, visibilmente commosse e commoventi, annunciavano la morte di Luca agli ascoltatori di Radio Radicale. Poi il diluvio di dichiarazioni di politici, uomini del mondo della cultura, delle scienze di tutto il mondo. Luca Coscioni era malato di SLA, la sclerosi laterale amiortofica, una malattia degenerativa nota anche come malattia dei moto-neuroni. Una patologia degenerativa progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente i cosiddetti neuroni del moto, sia centrali sia periferici, e non lascia scampo, “sconfigge sul piano fisico in partenza e, l’unico modo per resistervi, è quello mentale”. Una malattia rara, che riguarda 1-3 casi ogni 100.000 individui all’anno e la cui origine non è ancora nota alla scienza e che non colpisce le capacità intellettive del malato lasciandogli intatta la mente in un corpo che via via perde le sue capacità di operare: di parlare, di muoversi, di nutrirsi, di respirare. Con la morte che interviene per soffocamento quando si decide, come decise Luca, di non farsi ventilare artificialmente. Ma Luca era anche il presidente di Radicali Italiani eletto, per la prima volta, con il metodo delle elezioni on line. Una forza dirompente e coinvolgente che mi convinse ad iscrivermi al Partito di Bonino e Pannella di cui ero già estimatore. “Ci sono malattie con le quali è possibile vivere. Altre con cui è possibile convivere. Infine, ve ne sono alcune alle quali si può sopravvivere. La sclerosi laterale amiotrofica – scriveva col suo comunicatore Luca Coscioni – non rientra in nessuna di queste tre categorie, è una malattia che non lascia molto spazio di manovra e che può essere affrontata soltanto sul piano della resistenza mentale. Se, infatti, ci si confronta con essa sul piano fisico si è sconfitti in partenza. L’intelletto è l’unica risorsa che può aiutarti”.

Qualcuno sostenne che Luca fosse stato strumentalizzato dai Radicali mentre tutti, sia il centro sinistra sia il centro destra, gli negarono, alle Regionali di cinque anni fa, la possibilità di presentare le liste “Luca Coscioni” in tutta l’Italia. A questi signori Luca rispondeva che, proprio lui, “Muto”, avesse, “in realtà, restituito la parola a 50 premi Nobel, e a centinaia di scienziati di tutto il mondo, anche loro resi muti, in Italia, dal silenzio della politica ufficiale e del sistema informativo, su temi fondamentali per la vita, la salute, la qualità della vita, e la morte, dei cittadini italiani (…). La circostanza che una persona gravemente malata, che non può camminare, che per comunicare è costretta ad utilizzare un sintetizzatore vocale, viva pienamente la propria esistenza, questa circostanza, dicevo, rischia infatti di scuotere le coscienze, le agita, le mette in discussione. Il fatto poi che io abbia sollevato una questione politica, che non abbia accettato di rappresentare un cosiddetto caso umano, che abbia scelto lo strumento della lotta politica, infastidisce enormemente. Perché, in Italia, la persona malata, non appena una diagnosi le fa assumere questo nuovo status, perde immediatamente, elementari diritti umani, e tale perdita è tanto maggiore, quanto poi più gravi sono le condizioni di salute della persona in questione. “La mia, la nostra battaglia radicale per la libertà di Scienza”, scriveva ancora Luca, “mi ha consentito di riaffermare, in particolare, la libertà all’elettorato passivo, il poter essere cioè eletto in Parlamento, per portare istanze delle quali nessun’altra forza politica, vuole, e può essere portatrice”. Non era Luca ad aver scelto la battaglia ma era stata la battaglia che lo aveva scelto: “La battaglia radicale, alla quale sto dando spirito e corpo, è quella per le libertà, e in particolare quella di ricerca scientifica. E’ una battaglia radicale che non ho scelto, così come Marco Pannella non mi ha scelto e designato alfiere, porta bandiera della libertà di Scienza. E’ una battaglia radicale che mi ha, ci ha scelto. La stiamo combattendo, così come si vive un’esistenza, percorrendola, sapendo che non la si è scelta, ma che se ne può essere gli artefici nel suo divenire”.

Il 16, 17 e il 18 febbraio dei quattro anni fa Luca, stante le condizioni sempre più gravi, intervenne al primo congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica cui parteciparono numerosi personaggi, premi Nobel e politici. In quell’ultimo intervento pubblico Luca riaffermò la forza della verità della sua battaglia “in un momento particolarmente difficile” della sua esistenza. “La coscienza del tempo della vita, della sua libertà, della dignità umana e del limite oltre il quale non andare, producono pensieri e sentimenti inaccettabili ed inaccessibili. La posta in gioco è troppo alta per lasciar passare del tempo, altro tempo”. Ma ancora tanyto tempo, come per gli errori del passato, servirà per far capire gli errori di una Chiesa assai lontana dal sentito vero dei suoi stessi credenti, una Chiesa che vuole il sondino obbligatorio per tutti, che non consente alle coppie la fecondazione eterologa e la diagnosi preimpianto per evitare che i propri figli abbiano malattie genetiche, una Chiesa che preferisce chiedere sacrificio e non invece misericordia. Ma quel che è peggio è il fatto che la classe politica, quella che dovrebbe fare leggi per tutti e non per compiacere una ristretta ologarchia ecclesiastica, è invece genuflessa ai suoi dettami.

Libertà di parola per Giovanna

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Giovanna vuole parlare, chiede soltanto che le venga dato al più presto il comunicatore vocale che le darà la libertà di parola che una malattia come la SLA e l’inefficienza sanitaria non gli consentono più di avere autonomamente. Il diritto di manifestare, con ogni mezzo, il proprio pensiero è sancito dall’Art 21 della nostra Costituzione. E’ evidente che tale principio debba trovare la sua piena applicazione in qualsiasi momento della nostra vita. Anche e soprattutto, quando si è malati, affetti da una grave malattia che tende, ogni giorno che passa, ad immobilizzarti sempre di più e ad impedirti di svolgere una vita normale. Ma non è di “caso umano” che si tratta bensì di un caso politico.

Giovanna Fiumara è un medico chirurgo con quattro specializzazioni, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che sarà candidata alle prossime elezioni regionali in Calabria sempre che, la lista Bonino Pannella, la lista che vede numerosi militanti dell’associazione Luca Coscioni, riuscirà a raccogliere le firme prescritte mentre la partitocrazia calabrese cambia di continuo la sua legge elettorale, l’ultima modifica con blitz notturno, e ad un passo dal voto. Come tutti i malati di SLA, Giovanna, ci tiene a sottolinearlo nella sua e mail con cui ha contattato la prima volta l’associazione Luca Coscioni, è assolutamente capace di intendere e volere. “Vogliono risolvere la mia assistenza chiudendomi in una casa di riposo. Io ho 45 anni e sono ancora capace” ha scritto Giovanna nella sua mail. E su questo, sul diritto all’assistenza domiciliare di tutti i malati come lei, oltre che della lotta per avere un comunicatore vocale e poter dire la sua, vuole farne una battaglia politica. L’ho incontrata di persona, come responsabile per la lista Bonino Pannella in Calabria, giovedì 14 gennaio 2010 per la prima volta per chiederle la sua disponibilità a candidarsi e, appena l’ho vista, mi ha guardato negli occhi, ha capito chi ero, mi ha sorriso ed è scoppiata in lacrime dicendo che questa possibilità che le veniva offerta era “un segno del Signore”. Decidendo, anche lei, di usare i Radicali come strumento della sua lotta di civiltà. Tra le sue specializzazioni c’è anche quella di medico legale e, in passato, ha lavorato nel tribunale di Crotone come perito legale. Oggi Giovanna non è in grado di parlare poiché la malattia, che le lascia tutta la sua lucidità e il fervore intellettuale, le toglie però una libertà fondamentale, la libertà di parola. Fondamentale soprattutto in un momento in cui lei vorrebbe spiegare il perché della sua candidatura e non può farlo perché ci vorranno ancora una decina di giorni dicono dalla direzione sanitaria che si occupa del caso. Una libertà cui Giovanna, però, non intende rinunciare e per la quale è disposta a lottare. Giovanna è prigioniera del proprio corpo e non riesce, senza l’ausilio di uno speciale comunicatore sociale, ad esprimere le proprie volontà, le proprie idee, con la voce e, tanto meno, con i gesti. Non può chiedere ai suoi amici di sostenerla in questa battaglia andando a firmare la lista perché il comunicatore arriverà, ma troppo tardi.

Questi apparecchi non sono forniti gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale poiché il nomenclatore relativo all’assistenza protesica risale agli anni ’90 ed è quindi obsoleto. La Calabria, come Regione, ha autorizzato autonomamente il sussidio che ancora, però, non arriva.

Oggi alla politica impegnata nelle elezioni regionali, con primarie che prima si fanno per statuto, poi si fanno per legge, poi non si fanno manco per niente, alla politica impegnata in alleanze, inciuci e in primarie farsa per conservare le poltrone, a questa politica, Giovanna fa una specifica richiesta: di consentirgli di esporre le ragioni della sua candidatura. Chiede di poter spiegare agli elettori come lei, da malato, vorrebbe rivoluzionare la sanità in Calabria, la gestione dell’ambiente e della cosa pubblica calabrese sempre più allo sbando. Ma non può farlo perché mantenuta “muta” per altri dieci giorni, che a noi potrebbero sembrare pochi, ma che, in quelle condizioni di silenzio forzato, sono un’eternità. Giovanna chiede che le sia garantita un’assistenza domiciliare mentre si tolgono in fondi all’assistenza domiciliare e chiede che le venga al più presto consegnato il comunicatore per poter avere libertà di parola e poter iniziare la sua battaglia di libertà.

Giuseppe Candido

www.almcalabria.org

Nucleare? Sole e vento, la grande opportunità della Calabria

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di Giuseppe Candido

pubblicato su “Il Domani della Calabria” del 15 Aprile 2009

creative commons - flickr.com

L’annuncio del Governo di un ritorno “alla grande” al nucleare. Sapendo che questa soluzione è già stata scartata dall’Italia mediante un referendum, ci siamo chiesti, sempre nell’ottica di un federalismo fiscale prossimo e imminente, se questo ritorno convenga all’Italia, se convenga alla Calabria, una regione che dovrebbe puntare sulla qualità dell’ambiente. Soprattutto, abbiamo cercato di capire, andando un po’ a documentarci, se effettivamente il nucleare fosse in grado di risolvere i nostri problemi di approvvigionamento energetico.

Dopo un ventennio di stasi completa a livello nazionale e un’evoluzione mondiale delle tecnologie spesso a dir poco deludente, con incidenti non sempre chiari e con il problema delle scorie radioattive insoluto, ci chiediamo se una regione come la Calabria, un paese come il nostro abbiano davvero convenienza in una tecnologia, quella nucleare, non ancora così sicura. Specialmente dopo il sisma in Abruzzo che ci ha ricordato quanto sismica sia l’intera Penisola italiana e la nostra regione, c’è da chiedersi, anche, se le centrali nucleari di terza generazione che Berlusconi intende acquistare dalla Francia siano in grado di garantire l’assenza d’incidenti.

E’ notizia delle scorse settimane che un giudice francese ha emesso avvisi di garanzia nei confronti dei capi della sicurezza dell’Edf, la società elettrica francese, per essersi introdotti illegalmente – secondo l’accusa – nei computer dell’attivista ecologista di Greenpeace, Yannick Jadot, che in Francia è leader capolista per le prossime elezioni europee per il movimento “Europe Ecologie”. Nel computer – secondo l’attivista ambientalista – i vertici della sicurezza Edf stavano cercando “i dossier che documentano le loro menzogne”. Le menzogne sarebbero quelle della “nuova propaganda sull’atomo” che – sempre secondo le dichiarazioni rese alla stampa da Jadot – cerca di far passare l’idea che sia pulito, sicuro ed economico. Gli studi fatti dal leader di Greenpeace francese provano l’esatto contrario: i reattori EPR, così detti di terza generazione, che dovrebbero essere altamente sicuri perché raffreddati ad acqua pressurizzata e che sarebbero proprio quelli oggetto di un recente6 accordo italo francese, in caso di un attentato terroristico aereo porterebbero a disastri più gravi di una centrale di vecchia generazione. Senza contare che il problema delle scorie radioattive che hanno tempi millenari di decadimento, non è ancora stato risolto e luoghi come il sito di La Hague in Normandia, è diventata la spazzatura nucleare europea. E se la cosa diventasse possibile in Italia? Se diventasse possibile anche in Italia costruire centrali e stoccare le scorie radioattive cosa succederebbe in Campania, in Calabria?

Nel luglio scorso, presso la sala Colonna della Camera, l’associazione “Amici della Terra” in collaborazione dei deputati Radicali eletti nel partito democratico, si è tenuto un interessante convegno sul “ritorno al nucleare”. Il Professor Carlo Rubia, premio Nobel per la fisica e sicuramente una delle autorità riconosciute nel campo della ricerca nucleare, inviò un importante contributo scritto al convegno con il quale ha espresso la sua autorevole opinione. “Un principio fondamentale indica che l’energia migliore è quella a più basso costo, purché si aggiungano ad essa anche tutti i costi indiretti, (….). “Si sono visti numerosi aumenti dell’uranio” … “ ricorda terribilmente quella del petrolio”. E ancora: “Il “rinascimento nucleare” non può essere per il domani”. Secondo Rubia è necessario confrontare i costi del nucleare con le nuove energie rinnovabili “da diffondere su larga scala, come il solare ad alta temperatura i cui impianti sono realizzabili in 16 – 24 mesi. Ma quello che più lascia interdetti è la considerazione finale del contributo di Rubia a quel convegno in cui afferma esplicitamente la sua “più profonda preoccupazione che parlare oggi di massiccio ritorno al nucleare, sottacendo il problema dello stoccaggio delle scorie in siti geologicamente sicuri, peri i quali non esiste oggi una soluzione percorribile, non costituisca il miglior punto di partenza”.

Nel rapporto 2009 sul riscaldamento globale che Nicholas Stern, fisico ed economista già capo del settore economia della Banca Mondiale, ha redatto per il governo inglese si afferma chiaramente che “il motore della ripresa saranno le nuove tecnologie e le opportunità dello sviluppo a basso carbonio”. Stern sostiene nel suo rapporto che l’Italia su questo ha una grande occasione perché “al Sud c’è un enorme potenziale per l’energia solare, l’eolico e il geotermico”. Dovremmo essere un paese leader, la Calabria dovrebbe essere piena di pannelli solari o di centrali solari ad alta temperatura di cui parla Rubia e capaci di produrre dal sole energia più di quanto la Calabria ne consumi. Il sole e il vento per l’energia, il mare (pulito) per il turismo. E questo il piano europeo che dovremmo cercare di realizzare. In ottica federalistica ciò sarebbe sicuramente un vantaggio per la nostra economia e, il nuovo settore potrebbe portare alla occupazione di nuove figure professionali sia nel campo della progettazione, sia in quello della realizzazione di impianti solari e/o microeolici. E’ questo il vero oro nero per la Calabria. Non facciamolo rovinare da qualche centrale di “nuova” generazione o da qualche deposito di scorie.

Le regole per i talk show: domande, risposte & i tuoi commenti

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dichiarazione dell’On Marco Beltrandi
parlamentare radicale, membro della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai-tv

Marco Beltrandi, Radicali/PD
On.le Marco Beltrandi, Radicali / PD

In queste ore sono volate dichiarazioni di condanna da ogni parte nei confronti del regolamento sulla par condicio che ho proposto e fatto approvare dalla Commissione di Vigilanza sulla Rai. Questo testo rappresenta una conquista storica per il movimento radicale, e per le battaglie condotte sul fronte dell’informazione degli ultimi 40 anni.

Tutte le opinioni sono legittime, purché basate sui fatti. Per questo è bene chiarire che la norma approvata non “sospende” i talk show, non li “taglia”, non li “oscura”, tantomeno li “censura”.

Per chiarire le ragioni per cui abbiamo proposto questo regolamento, alcuni compagnio hanno realizzato queste domande & risposte che spero troverai utili.

Se così sarà ti chiediamo di aiutarci a chiarire la questione, condividendo questa email con i tuoi contatti o pubblicand! ola su Facebook.

Il regolamento approvato dalla Commissione di vigilanza su proposta del parlamentare radicale Marco Beltrandi sopprime i talk show politici?

No, devono solo rispettare le regole che la legge prevede, e cioè dare parità di spazio ai diversi candidati presidente ed ai diversi partiti. Potranno organizzare i faccia a faccia tra i candidati Presidenti di Regione; i confronti tra i partiti; le interviste dei leader. L’unica cosa vietata è favorire un partito (invitandolo più volte di altri) o un candidato (organizzando una puntata solo per lui)

Il regolamento è un ennesimo attacco alla libertà di informazione, a favore di Berlusconi?

Il regolamento stabilisce soltanto che le trasmissioni di maggiore ascolto non potranno invitare solo chi vogliono loro, dando più spazi ad un partito/leader o ad un altro a seconda dell’orientamento di ciascuna, il motivo per cui finora sono state condannate in ogni campagna elettorale, per decine di volte. I dibattiti tv delle presidenziali americane, le trasmissioni politiche più seguite al mondo, sono regolati nei minimi dettagli: dalla posizione che assumono i candidati (sul podio o seduti intorno a un tavolo), al tempo di risposta dopo ogni domanda, alla possibilità o meno di ribattere alle risposte del contendente, agli argomenti dei vari dibattiti. In occasione delle primarie, quando i candidati arrivano ad essere anche più di 6 o 7, sono invitati tutti su un piano di parità.

Le trasmissioni saranno ingestibili, con decine di partiti e partitini?

No, perché sono ammessi a livello nazionale solo i candidati Presidente ed i partiti che saranno presenti in un numero di Regioni che rappresentano almeno dell’elettorato coinvolto. I partiti non devono essere presenti tutti insieme ma anche distribuiti in più puntate.

Report, Che tempo che fa, Domenica In dovranno chiudere?

No. Come da sempre accade in periodo elettorale, semplicemente non potranno ospitare politici. Se lo fanno, devono dare spazio uguale a tutti

Si vuole cancellare l’audience dei talk show?

Falso. Quando si fecero i faccia a faccia all’americana, ad esempio tra Prodi e Berlusconi, con Mentana e con Minum moderatore, furono seguiti dai più di dieci milioni di persone.

Mediaset e le altre tv private saranno invece libere?

No. La legge prevede che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni faccia un regolamento analogo a quello della Commissione di vigilanza.

Cosa potrebbe accadere

  • Porta a Porta: 4 trasmissioni settimanali, adatte per i confronti tra partiti (4 a puntata ad esempio). Possibili anche (come già fatto alle elezioni Regionali del 2000) che si tengano all’interno della stessa puntata due o tre sessioni, ciascuna con un faccia a faccia tra i candidati Presidente di una Regione
  • Annozero e Ballaro: mantenendo una sola puntata a settimana (quindi 4 ciascuna nei 30 giorni finali), potrebbero organizzare confronti tra partiti, 4 esponenti per puntate ad es. (come già fa Ballaro). Con due puntate settimanali ciascuna, potrebbero anche dedicarsi ai faccia a faccia tra Presidenti Regioni
  • Vespa, Santoro, Floris: potrebbero anche condurre le interviste ai leaders previste per gli ultimi 15 giorni, in spazi ad hoc

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Regole per i talk show: domande, risposte & i tuoi commenti

On Marco Beltrandi,
parlamentare radicale, membro della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai-tv

Primarie meridionali

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di Giuseppe Candido

Primarie si, primarie no, primarie per legge e poi legge abrogata. Niente primarie: c’é l’accordo con l’UDC poi non c’é più e riecco spuntare le primarie. La vicenda del PD calabrese fa venire il mal di testa dell’elettore e sta sfuggendo di mano anche al povero Bersani. Prima le primarie si dovevano tenere per legge e sarebbero dovute essere primarie di coalizione: Il decreto di indizione l’ho firmato” – dichiarava Agazio Loiero – “ed è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione. Le primarie si svolgeranno regolarmente il 10 gennaio. La macchina organizzativa è già in moto secondo le previsioni della legge che porta la mia firma e quella del presidente del Consiglio Bova”.

Dopo di ché l’assemblea del consiglio regionale, nell’ultima seduta del 2009, rinviò alla prossima legislatura l’entrata in vigore del regolamento che prevedeva le primarie pagate dai cittadini ed indette per legge per cui si sarebbero dovute svolgere il 17 gennaio le primarie del Pd calabrese. Queste, però, pagate dal partito. Lo aveva deciso l’assemblea regionale del PD su proposta del segretario Carlo Guccione. Proprio a seguito della decisione del Consiglio regionale. Poi niente più primarie neanche il 17 perché, forse, c’è ancora la possibilità dell’accordo con l’UDC ma siccome l’accordo non si fa più si pensa bene di indire nuove primarie il 14 febbraio, festa degli innamorati, con la speranza di far innamorare di nuovo i militanti del PD nella “esaltante” ed “esilarante” corsa tra Agazio Loiero, Brunello Censore e Giuseppe Bova così da renderle, di fatto, una corsa interna tra le tessere di un partito sempre meno democratico e sempre più meridionale. Una corsa a tre per conservare le proprie poltrone anche a costo di sottoporre ad una sonora sconfitta la coalizione di centrosinistra. Una corsa a tre per non cambiare nulla e per non raggiungere un’accordo, sicuramente vincente, con Pippo Callipo, l’Italia dei Valori e la lista Bonino. Servirebbe unità delle sinistre subito, candidati veri e vicini alla società civile e non primarie farsa che di democratico hanno ben poco. Loiero però, che da politico esperto ne ha viste tante passando dalla Democrazia Cristiana al PPI per confluire poi nel CCD, essere eletto deputato e passare tra le fila dell’Udeur, non molla e tenta di mantenere la sua poltrona di Governatore. Quello stesso Loiero che fondò il suo partito democratico meridionale ci tiene alla poltrona e non molla. Pur sapendo di essere sicuramente perdente, e non perché lo dicano i sondaggi ma perché responsabile di cinque anni fallimentari di governo della regione per la sanità, per la prevenzione sul dissesto idrogeologico, per la gestione dell’ambiente, pur cosciente non molla. Un governo regionale scacco dell’emergenza perenne di piogge eccezionali.

Raccontano che le ossa di S. Agazio, centurione e martire, chiuse dentro una cassa di piombo, vennero miracolosamente ad approdare nel golfo di Squillace, in prossimità dell’attuale stazione ferroviaria, al luogo detto la Coscia, e precisamente in quel punto che si chiama anche oggi la grotta di S. Agazio. Dicono inoltre, che insieme alla cassa contenente le ossa del loro protettore, erano giunte altre due casse di piombo, contenenti pure le ossa di altri due santi, dei quali uno era S. Gregorio Taumaturgo, protettore di Stalettì, un paesello vicino a Squillace; L’altro non lo ricordano bene e taluni lo confondono con S. Vitaliano, protettore di Catanzaro. Oggi la storia si ripete solo che al posto delle casse i santi viaggiano in auto blu.

E allora, ai democratici veri, quelli che non credono alle primarie farsa, non resta che sperare nel miracolo: d’altronde Sant’Agazio è ancora il santo protettore di Guardavalle e Squillace dove, per far piovere, si recitava, sino a poco tempo fa, una filastrocca quasi ad intimare al santo di far piovere: “S’Antagaziu meu, si non mi vagni tu ti vagnu eu”. Forse bisognerebbe dirlo a Bersani prima che si scatenino le “danze della pioggia” delle primarie meridionali e si debba scegliere a quale santo votarsi.

PANNELLA: L'ASSASSINIO DI PIPPO CALLIPO SAREBBE ISCRITTO NELLE COSE, CALABRESI E ROMANE

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“Occorre scongiurarlo anche perché questo è l’apparente cruna d’ago attraverso la quale è necessario vitalmente passare”.

Roma, 4 febbraio 2010 • Dichiarazione di Marco Pannella

Marco Pannella e Filippo Curtosi
Marco Pannella e Filippo Curtosi

“È bene non commettere l’enorme errore di sottovalutare le minacce di morte a Pippo Callipo. Il problema ci appare semplice: la partitocrazia calabrese, come quella romana, non può permettersi di far gestire ad una personalità come Pippo Callipo le documentazioni, almeno ventennali, di una classe dirigente corrotta e corruttrice che, per l’essenziale, non ha mai visto contrapposte e in lotta la componente di sinistra e quella di destra di questo letale Regime. Se si convincerà il Pd a subire il ricatto della cosca Loiero e connessi, occorre immediatamente, di questo, fare un discriminante fatto nazionale, al di là delle soggettive “buone fedi” individuali di Loiero, e compagni e camerati di Regime. Si tratta, infatti, di uno scontro ormai di vero e proprio carattere antropologico, più ancora che culturale. Credo che anche coloro ai quali faccio queste imputazioni gravi, politiche, sappiano in cuor loro che la di là di incapacità e limiti personali, quanto denuncio è fondato e non settario. Vorrei sentire magari dire qualcosa di più, politicamente, da compagni come , uno e fra i migliori fra tutti, Marco Minniti. Auguri e grazie a Pippo Callipo; la sua impresa, la sua determinazione sono rischiosissime, ma con lui e al suo sostegno riteniamo necessario giocare il suo “possibile”, che l’immonda voragine del “probabile” calabrese e romano”.

dal sito di Radicali Italiani www.radicali.it

Anche Abolire la miseria della Calabria, il nostro periodico nonviolento, si associa al comunicato diramato da Marco Pannella e conferma, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, il proprio sostegno a Pippo Callipo e alla rivoluzione che egli prospetta e che, parlando di merito in sanità e in altri settori “intoccabili”, sconvolge l’ambiente delle nomine partitocratiche in Calabria

INCONTRO CON VITTORIO DE SETA

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locandina

il Sistema Bibliotecario Vibonese e l’Associazione di volontariato culturale “Non mollare”   vi aspettano, venerdì 5 febbraio 2010 ore 17.30 presso l’Auditorium del Sistema Bibliotecario Vibonese, per un “INCONTRO CON VITTORIO DE SETA* e la Presentazione del volume “La Calabria: antologia della rivista di letteratura popolare La Calabria” diretta da Luigi Bruzzano.

Intervengono: Vittorio De Seta, autore della prefazione del volume, i due curatori dell’antologia Filippo Curtosi, Giuseppe Candido, e Giuseppe Braghò.

Seguirà la proiezione del cortometraggio “I Dimenticati” Di Vittorio De Seta

*Vittorio De Seta Nato il 15 ottobre del 1923 a Palermo, ha esordito come autore di documentari di ispirazione neorealista incentrati sulle condizioni dei lavoratori in Sicilia e Sardegna ( Isole di Fuoco, Primo Premio per il documentario al Festival di Cannes 1955; Sulfarara, Targa d’argento al Premio David di Donatello 1956/ 57 e numerosi altri). Banditi a Orgosolo del 1961, di cui cura anche produzione, montaggio, fotografia e sceneggiatura, è il suo primo film non documentario: un’opera scarna, essenziale e di forte contenuto sociale interpretata da attori non protagonisti che si aggiudica il Premio Opera Prima alla Mostra di Venezia, il Nastro d’Argento per la miglior fotografia in bianco e nero ed altri prestigiosi riconoscimenti. Gli altri suoi film non documentari sono Un uomo a metà, di carattere più intimista ed introspettivo (1966), L’invitata, unico film prodotto da De Seta nell’ambito di una produzione “regolare” (1969), Diario di un maestro che è una protesta del regista contro lo “spreco” (l’espressione è di Danilo Dolci) che l’Italia fa degli Italiani (1972, per la Rai Radiotelevisione Italiana).Negli ultimi anni il cinema di De Seta è stato anche centro di una serie di omaggi negli Stati Uniti. Nel 2005 Martin Scorsese ha introdotto i suoi film al Full Frame Festival e al Tribeca di Robert De Niro. Il MOMA (Museum of Modern Art di New York) lo ha inoltre celebrato quest’anno come maestro del cinema del reale con una retrospettiva dal 24 al 30 giugno. Per la prima volta è stato presentato negli Stati Uniti anche Diario di un maestro. Gli altri titoli di punta della rassegna sono stati Banditi a Orgosolo e Un uomo a metà e dieci documentari tra cui quelli girati in Sicilia e Sardegna prima del boom economico.

Chiare, fresche e dolci acque

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Inquinamento degli invasi lucani. Bolognetti: Nelle prossime ore renderemo pubblici i risultati delle analisi sulle acque della Camastra, Pertusillo e Montecotugno

Presentazione dei risultati emersi dalle analisi commissionate sulle acque degli invasi della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno”

Potenza, Martedì 2 febbraio 2010, Ore 11.00 c/o L’Associazione della Stampa della Basilicata, Via Mazzini, 23/E

Conferenza Stampa di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Candidato alla Presidenza della Regione Basilicata per la Lista Bonino-Pannella

Potenza – Avevano detto è tutto a posto: le acque degli invasi sono pure come acqua di fonte. Queste affermazioni sembrano non trovare riscontro nei risultati emersi dalle analisi commissionate dai Radicali. Verrebbe quasi da invocare l’intervento dell’OMS. Di certo occorrerà nuovamente interrogarsi sul ruolo dell’Arpab ed è altrettanto certo che, al più presto, sarà necessario far effettuare analisi ad ampio spettro da parte di organismi indipendenti. La Procura della Repubblica di Potenza farebbe bene a procedere alla nomina di un CTU. Leggendo i risultati e i dati, finalmente chiari, pervenuti dal laboratorio accreditato a cui abbiamo consegnato alcuni litri di acqua proveniente dagli invasi della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno, siamo rimasti attoniti.

Con la presente chiediamo ai Noe, al Corpo Forestale dello Stato, alla Polizia Provinciale di Potenza e alla Procura di seguire la conferenza stampa.

Guarda il video

http://www.fainotizia.it/video/storia-di-merda-e-di-depurazione-rocco-alvarez-racconta-dei-sui-terreni-invasi-da-reflui

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Candidato alla Presidenza della Regione Basilicata per la Lista Bonino-Pannella.

Della nostra iniziativa finalizzata a far luce sulla qualità delle acque invasate nelle principali dighe lucane si potrebbe dire, parafrasando Sciascia, “A futura memoria, se la memoria avrà un futuro”.

Ed è proprio sull’assenza di una memoria storica che hanno puntato tutti coloro che nei giorni scorsi hanno tentato di linciarmi sulla questione qualità delle acque. Laddove non c’è vero confronto è improbabile che ci possa essere una reale conoscenza, soprattutto se chi ha il compito di informare diventa complice di coloro che tentano di continuo di cancellare le tracce di quanto è accaduto in passato.

Maggio 2009 – il Corpo Forestale dello Stato denuncia un inquinamento in atto della diga di Montecotugno. Sulla vicenda il quotidiano Notiziario Italiano scrive: “Hanno accertato che nella diga di Montecotugno era presente un evidente stato di inquinamento provocato dal versamento diretto di acque reflue provenienti dal depuratore consortile di Senise”.

Novembre 2008 – La Procura della Repubblica di Potenza sequestra la sorgente “Acqua dell’Abete”, tributaria dell’invaso della Camastra. La sorgente è ubicata a valle del Pozzo petrolifero Cerro Falcone 2 in agro di Calvello.

Aprile 2004 – Sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata appare il DGR 23 marzo 2004 n.699, “Definizione dello stato conoscitivo dei corpi idrici per la redazione del piano regionale di tutela delle acque”. Nel sopra citato documento, la Giunta regionale della Basilicata approva una relazione tecnico-scientifica, nella quale in relazione alla qualità delle acque invasate nelle dighe lucane leggiamo quanto segue: “Si evidenzia un diffuso scadimento della qualità, a partire dall’anno 2001, tutte le acque di invaso passano dalla categoria A2 alla A3. Appare quindi utile sottolineare l’opportunità di procedere a indagini più accurate che consentano di evidenziare le cause di tale peggioramento, non solo a fini puramente conoscitivi, ma anche per definire eventuali interventi migliorativi.”

Luglio 2009 – Nel dossier Mare Monstrum, prodotto da Legambiente, viene descritta la situazione della rete di depurazione regionale. L’associazione ambientalista sottolinea che essa copre solo “il 74% del territorio regionale, lasciando la Basilicata al quartultimo posto nella classifica delle regioni italiane per capacità di servizi di depurazione e fognatura.” Come dimostrato dall’indagine del CFS sul funzionamento del depuratore consortile di Senise, sarebbe di certo utile interrogarsi anche su quel 74% per cento di territorio che risulta coperto da una rete di depurazione.

Nel chiedere alla magistratura lucana a che punto sono le indagini avviate dal Noe, dal Corpo forestale dello Stato, dalla Polizia Provinciale sull’inquinamento di alcuni corpi idrici lucani, preannuncio che nelle prossime ore convocheremo una conferenza stampa per diffondere i dati emersi dalle analisi commissionate sulle acque degli invasi della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno. Subito dopo la conferenza stampa consegneremo al Procuratore Colangelo, alla Polizia Provinciale, al NOE e al Corpo Forestale un esposto-denuncia contenente le analisi in oggetto.