Anche il Sindaco di Catanzaro, On. Michele Traversa, dovrà scegliere se restare sulla poltrona di deputato o, dimettersi, e continuare il suo mandato di primo cittadino del capoluogo calabrese?
Oggi sappiamo chiaramente che la carica di parlamentare è incompatibile con quella di sindaco. Lo ha sancito la Corte Costituzionale con sentenza del 21 ottobre 2011, n. 277. La suprema Corte ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (incompatibilità parlamentari), proprio nella parte in cui questi articoli non prevedono espressamente l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti sancita dalle normative successive.
Mentre la “Casta” calabrese dei consiglieri regionali faceva notizia sulle pagine dei quotidiani nazionali lo scorso gennaio per aver cancellato il divieto di cumulo di cariche oggi sappiamo che non vietare espressamente il cumulo delle cariche istituzionali di un certo rilievo è addirittura anticostituzionale. E poi, con questi chiari di luna, il cumulo di cariche già lautamente retribuite con stipendi, indennità e rimborsi spese stratosferici, è davvero un insulto alla miseria!
L’utopia accende una stella nel cielo della dignità umana, ma ci costringe a navigare in un mare senza porti
Care amiche e amici di Abolire la miseria della Calabria,
è con immensa soddisfazione che annunciamo l’uscita del volume
Francesco Barbieri, l’anarchico di Briatico
Link in libreria
(Non Mollare edizioni, Agosto 2011, euro 10,00 (3,50 solo pdf), Pp 117, ISBN 9788890504013).
“Una vita rivoluzionaria. Un combattente per la libertà, la democrazia e la giustizia” sono le parole scelte per caratterizzare la prima pagina rigorosamente nera con scritte rosse per tre quarti e rossa con scritta bianca nella parte alta dove si leggono i nomi dei tre autori: Giuseppe Candido, Filippo Curtosi e Francesco Santopolo. Un lavoro a “sei mani e tre teste” che ha portato, dopo adeguate ricerche, ad un’analitica ricostruzione delle vicende storiche che coinvolsero l’anarchico calabrese antifascista e libertario, Francesco Barbieri.
“Se è vero che la memoria collettiva è alla base dell’identità di un popolo, è altrettanto vero che un evento, per essere ricordato, necessita di un percorso di ricostruzione che permetta di segnare le linee di demarcazione tra ciò che vale la pena ricordare e ciò che può essere rimosso e consegnato all’oblio.
La società mediatica limita il tempo della memoria: gli eventi si accavallano con tempestività e tendono ad acquistare un’apparente neutralità che ne banalizza il significato e li priva di contenuto storico. Non è stato così per i subalterni la cui rimozione è stato un esercizio costante che il potere ha esercitato da sempre.
Così è stato per l’antifascista calabrese Francesco Barbieri (Briatico, 14 dicembre 1895- Barcellona 5 maggio 1937) detto “Cicciu u’ professuri”, schedato come “sovversivo anarchico” e, per questo, da rimuovere e cancellare e con lui il grande contributo che “i dannati della terra” (F. Fanon, 1961) hanno dato per la costruzione di una società a misura d’uomo”.
È con queste parole che si presenta ai lettori il saggio storico su Francesco Barbieri, l’anarchico di Briatico. Nell’ambito del progetto di valorizzazione del patrimonio storico e culturale calabrese, l’associazione di volontariato culturale Non Mollare, con la pubblicazione del volume su Francesco Barbieri, intende continuare a promuovere la conoscenza dei calabresi meno noti o, qualche volta, perlopiù ignoti ma che alla Storia hanno dato un loro personale contributo.
Nato in Calabria a San Costantino di Briatico, la storia di Francesco Barbieri, combattente antifascista, conosciuto col nomignolo di “Cicciu u’ professuri”, ha percorso i primi quarant’anni del ‘900. Partito da S. Costantino di Briatico a 26 anni, vi tornerà casualmente dopo l’estradizione dall’Argentina per riprendere subito il suo viaggio per il mondo, legando le sue vicende a quelle di grandi intellettuali come Camillo Berneri e Carlo Rosselli. Per Francesco Barbieri, l’Internazionalismo Proletario è stata una ragione di vita, fino all’estremo sacrificio consumato davanti alla canna di un mitra imbracciato da quelli che riteneva fossero della stessa parte.
Per sopravvivere, avrebbe dovuto scegliere: tra diventare ‘ndranghetista” o sbirro; Barbieri non sceglie né l’uno né l’altro: diventa libertario, socialista rivoluzionario, radicale e anarchico, con una pronta e decisa avversione al fascismo.
Un rivoluzionario libertario, assassinato da quelli che erano con lui a Barcellona per difendere la giovane repubblica, è l’evento più tragico che si consegna alla storia.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale Marco Pannella. Nel corso dell’incontro l’on. Pannella ha riferito al Presidente Napolitano delle iniziative in corso per affrontare i problemi istituzionali e sociali della giustizia con particolare riferimento alla tutela dei diritti dei detenuti nelle carceri italiane.
Il Capo dello Stato nella lettera inviata all’on. Pannella il 23 giugno scorso, per invitarlo “in nome non solo dell’antica amicizia ma dell’interesse generale, di desistere da forme estreme di protesta di cui colgo il senso di urgenza, ma che possono oggi mettere gravemente a repentaglio la tua salute e integrità fisica”, aveva richiamato “l’attenzione di tutti i soggetti istituzionali responsabili sollecitandoli ad adottare le indispensabili misure amministrative, organizzative e legislative” sulle battaglie di Pannella per una piena affermazione e tutela delle libertà civili e dei diritti dei cittadini. In particolare il Capo dello Stato si era soffermato sulle questioni “del sovraffollamento delle carceri, della condizione dei detenuti e di una giustizia amministrata con scrupolosa attenzione per tutti i valori in giuoco, con serenità e sobrietà di comportamenti”.
Concussione finalizzata all’ottenimento di favori sessuali: 2 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per l’ex dirigente scolastico di Cropani, Pietro Catanzaro.
“È un segno che la giustizia in Italia esiste ancora”. Soddisfatta la parte civile offesa che a caldo afferma: “Sono contenta che la giustizia abbia riconosciuto le responsabilità penali in tempi accettabili. Per una donna denunciare queste molestie sul posto di lavoro non solo è possibile ma, con l’esperienza personale, posso affermare che è necessario farlo e, soprattutto, è necessario farlo in tempi rapidi”.
E’ giunto a sentenza il processo di primo grado che ha visto come imputato il dottor Pietro Catanzaro, l’ex dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Cropani accusato di concussione, tentata violenza e maltrattamenti (difeso dagli avvocati Funaro e Casalinuovo).
A seguito di indagini durate oltre due anni e su richiesta del Pubblico Ministero Simona Rossi, durante l’udienza preliminare dello scorso 30 aprile 2010, il GUP presso il tribunale di Catanzaro, nella persona della dott.ssa Emma Sonni, aveva disposto il decreto di rinvio a giudizio dell’ex dirigente scolastico, dott. Pietro Catanzaro imputandolo di tentata violenza sessuale (art. 609 bis c.p.) e maltrattamenti (art.572 cp) commessi nei confronti di un’insegnante a lui sottoposta.
Anche applicando tutte le attenuanti generiche del caso, e disposta “l’improcedibilità per difetto di querela” in merito all’accusa di tentata violenza, sono stati comminati dal collegio giudicante due anni (anziché tre come richiesto dall’accusa) di reclusione e relativa interdizione dai pubblici uffici in ordine al reato di concussione continuata e finalizzata all’ottenimento di “favori sessuali” di cui al capo b) dell’imputazione ritenendo accorpato il capo c) dell’imputazione (maltrattamenti).
A poco più di un anno dal rinvio a giudizio, sentiti tutti testi dell’accusa e della difesa, secondo il collegio giudicante composto dalla dottoressa Mastroianni, la dottoressa Pezzo e dal Dott. Battaglia (Presidente), ci sono sufficienti prove per condannare l’ex preside. “Un continuo di atteggiamenti” – aveva sottolineato il Pm nella sua requisitoria dello scorso 30 aprile – che sono stati ritenuti “inequivoci per il raggiungimento del disegno criminoso” anche dal collegio giudicante che ha condannato in primo grado il dottor Pietro Catanzaro anche al pagamento delle spese processuali e a 15mila euro di risarcimenti morali e materiali per la parte offesa.
Soprattutto i bambini da 6 anni fino ai 18 anni sono dei bambini pigri, che hanno il consenso dei genitori a non far nulla tornati da scuola. Per questo motivo si è riportato in prima persona i genitori e le scuole come principali fonti di informazione e formazione dei bambini. Così grazie all’intesa dei Nutrizionisti dott.ssa Orsino R. e il Dott. Scaramozzino D. e con l’assessore alle politiche sociali e dell’istruzione Fera P. della provincia di Vibo Valentia ed i suoi collaboratori Vecchio A. e Corrado V. hanno avuto il piacere di realizzare iniziative utili ed efficaci per il miglioramento delle condizioni di vita e di salute dei ragazzi delle scuole primarie e secondarie. Questo è l’obiettivo del progetto “Come Nutriamo il nostro Futuro?” un progetto per la realizzazione di un sistema di indagini sulle abitudini alimentari e sull’attività fisica dei ragazzi, affrontando anche con genitori ed insegnanti il problema di salute “psico-fisico” quale l’obesità ed il sovrappeso evidenziando le problematiche connesse come il diabete, ipertensione arteriosa, le malattie cardiovascolari, aterosclerosi, i tumori e i problemi motori e psichici. Con la divulgazione delle linee guida per una sana alimentazione come modello di alimentazione sana e di nostra tradizione promuoviamo la Dieta Mediterranea.
In particolare, per favorire l’attività fisica e una sana alimentazione, è necessario sapere cosa mangiano e quanto si muovono i bambini. La scuola è quindi il luogo ideale per raccogliere queste informazioni grazie a dei questionari di frequenza alimentare; un’altra attività di questo progetto è di monitorare lo stato di salute dei ragazzi e vedere le percentuali di obesità e sovrappeso del nostro territorio.
La situazione nella provincia di Vibo non è delle migliori; grazie allo studio ”Okkio alla Salute” nel 2009, condotto sulla provincia di Vibo Valentia è possibile vedere che su 526 bambini di 8-9 anni circa il 27 % è in sovrappeso e l’11 % è obeso. Abbiamo la più alta incidenza di bambini in sovrappeso della Calabria e dell’Italia, questo significa che se non si interviene subito possiamo andare incontro ad un incremento di bambini obesi e a rischio di insorgenza delle patologie connesse.
Che grazie allo studio “Seven Country Study” condotto dal professore Ancel Keys, direttore della cattedra di Igiene e Fisiologia dell’Università del Minnesota negli Stati Uniti, insieme al suo gruppo di lavoro, negli anni 50, costituirono un laboratorio scientifico per analizzare i dati circa le malattie cardiovascolari principalmente in sette stati: Stati Uniti, Grecia, Italia, Iugoslavia, Finlandia, Giappone ed Olanda.
Lo studio sulla “Dieta Mediterranea” venne fatto anche sul territorio di Vibo Valentia precisamente a Nicotera nel 1957.
Quindi abbiamo ancora di più la spinta e la determinazione di promuovere la “Dieta Mediterranea” come modello nutrizionale sano!
L’obesità nel Mondo Occidentale è una condizione sempre più diffusa tanto che l’OMS l’ha definita EPIDEMIA GLOBALE. Nell’ European Health report 2002, il rapporto sulla salute in Europa nell’anno 2002, pubblicato dall’ Ufficio Regionale Europeo dell’OMS, si legge: “In molti Paesi Europei più della metà della popolazione adulta si trova al di sopra della soglia di “sovrappeso” e circa il 20-30% degli individui adulti rientra nella categoria degli obesi (“clinically obese”). L’obesità infantile è in continuo aumento e, in molti Paesi europei, un bambino su cinque è affetto da obesità o sovrappeso.“
Il problema dell’obesità è tra le priorità del Ministero della Salute che nel Piano Sanitario Nazionale 2002-2004, il Progetto-obiettivo 9 “Promuovere gli stili di vita salutari, la prevenzione e la comunicazione pubblica sulla salute”, si propone di sensibilizzare la popolazione affinché ciascuno adotti un corretto modello alimentare in modo tale da ridurre i fattori di rischio ed aumentare la capacità di controllare, mantenere e migliorare il proprio stato di salute. Inoltre, la prevenzione dell’obesità è indispensabile anche per gli elevati costi economici e sociali che gravano sul Servizio Sanitario Nazionale: l’eccesso di peso e le malattie conseguenti costano 22,8 miliardi di euro ogni anno, di cui ben 14,6 (il 64%) in ricoveri ospedalieri.
Questi dati devono far riflettere e incentivare soprattutto la VERA PREVENZIONE: pertanto fare dei corsi educativi e formativi nelle scuole per dare lo strumento di “conoscenza corretta” ai bambini in modo che loro la possano utilizzare e divulgare.
Non c’è problema. I blogger si danno all’ippica. E’ la vera novità di questa campagna elettorale e conseguenza di una legge stupida che, caso unico l’Italia, vieta i sondaggi ad una settimana dal voto. Per cui, tra le pagine della rete, sui blog che abitualmente si occupano di sondaggi elettorali capita di leggere che, << Al Grand Prix di Milano” … “Fan Pisapie è partito subito fortissimo e alla prima curva aveva già distanziato Morattenne di 4 lunghezze>>.
Mentre, per il <<Grand Prix di Napoli>> i pronostici proibiti dicono che << Letteriennesie’ si è dovuto arrendere molto presto al ritmo forsennato imposto alla corsa da Galopin du Magistry. Il purosangue viola, sostenuto da una variopinta (e per certi versi confusa) coalizione di scuderie ha chiuso la gara in 53″, con sei lunghezze di vantaggio su Letterienne (47″).>>
Sondaggi elettorali: i blogger si danno all'ippica
Alcuni siti dove trovate i pronostici delle “corse” di domenica prossima:
Londra comincia a domandarsi il perché Giuliano Ferrara continui a liberare le sue sciocchezze “speciali” dai microfoni del servizio pubblico radiotelevisivo italiano “millantando” di parlare da una città europea, liberale e democratica. Nel giorno stesso in cui il governo affossa ufficialmente il Nucleare Giuliano Ferrara, col suo “messaggio” odierno (25 maggio 2011) da radio Londra, pur di sostenere sempre, e a spada tratta, il Presidente del Consiglio preferito si muove pericolosamente sul parallelismo con il duce e ricorda come, dopo aver governato per un ventennio, Benito Mussolini fu “fatto fuori” dall’interno dello stesso regime il 25 luglio del ’43. Il partito unico del fascio fece fuori – ricorda ancora Ferrara – da un ordine del giorno votato dal suo stesso partito. “Berlusconi è molto diverso da Mussolini” si affretta a precisare (ha evitato di allearsi con Hitler anche se ha stretto un patto di amicizia con Gheddafi e con Putin ci va a braccetto) ma, spiega ancora il Ferrara, “vive anche lui una sorta di permanente 24 luglio”. Dopo Gianfranco Fini oggi che in gioco c’è Milano, la città in cui Berlusconi è nato anagraficamente e politicamente, la città da cui sono partite le televisioni commerciali, oggi il rischio – secondo Ferrara – è che gli amici più vicini (leggisi Lega anche se la parola è stata dal Ferrara abilmente evitata) riescano a farlo fuori. Secondo l’autorevole giornalista de il Foglio,Berlusconi deve farsi venire un’idea. Una sorta di “piano B” per portare la legislatura al suo naturale termine. Giustizia? Lavoro? Legge elettorale? Ferrara non specifica l’idea che Berlusconi dovrebbe avere. Fa intendere, però, di averla lui stesso un’idea. Ci viene il dubbio che l’idea non voglia suggerirgliela lui.
Ancora è tanta la sete di verità. Il 12 e il 13 maggio del 1974 si era votato il referendum sul divorzio. Tre anni dopo, sotto il divieto di Cossiga di fare manifestazioni, i Radicali avevano organizzato un sit in nonviolento che, grazie ad infiltrati nel movimento, si trasformò in quello che Pannella definisce un’omicidio di Stato. Giorgiana Masi moriva e per quell’omicidio nessuno mai pagò.
E’ arrivato ormai alle battute finali il processo nei confronti del dirigente scolastico, oggi in pensione, accusato di concussione, tentata violenza e maltrattamenti.
Anche applicando le attenuanti del caso, sono stati richiesti dall’accusa tre anni di reclusione per il dott. Pietro Catanzaro in ordine ai reati di concussione finalizzata all’ottenimento di “favori sessuali” e tentata violenza. Ad un anno esatto dal rinvio a giudizio, sentiti tutti testi dell’accusa e della difesa, secondo il sostituto procuratore Alberto Cianfarini, ci sarebbe “sufficiente materiale probatorio” per chiedere la condanna dell’ex dirigente. “Un continuo di atteggiamenti” – ha sottolineato il Pm – che sarebbero “inequivoci” e tutti finalizzati al “raggiungimento del disegno criminoso“.
Il pm, nella sua requisitoria, ha pure evidenziato “l’alta credibilità della parte offesa dimostrata in tutta la vicenda processuale” e che l’accusa si concussione “è stata riscontrata dall’esame del teste F. C.” parte terza nella vicenda che, anche davanti hai giudici, ha riferito quelle parole ascoltate. parole che, secondo l’accusa che le ha ripetute letteralmente durante la requisitoria, inchioderebbero l’imputato alle sue responsabilità: “Se non sei compiacente con me ti faccio fare la supplenze”.
Dopo indagini durate più di due anni, lo scorso 30 aprile 2010, il Giudice per le udienze preliminari presso il tribunale di Catanzaro, dott.ssa Emma Sonni, ne aveva disposto il rinvio a giudizio imputandolo di tentata violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), maltrattamenti (art.572 cp) commessi nei confronti di un’insegnante a lui sottoposta e di concussione (art. 317 c.p.) perché, secondo l’accusa, “sempre nella qualità di incaricato di pubblico servizio, abusando dei suoi poteri, mediante l’adozione di provvedimenti dal contenuto pregiudizievole nei confronti dell’insegnante, e comunque abusando della sua qualità, ossia tenendo nei confronti della stessa insegnante una condotta discriminatoria e prevaricatrice, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere e/o indurre la predetta a concedergli indebitamente favori di tipo sessuale, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla propria volontà, segnatamente a cagione dei reiterati dinieghi della persona offesa”. La difesa, per “motivi di salute” di uno degli avvocati, ha poi chiesto un rinvio dell’udienza che è stata fissata per il prossimo primo di luglio.
Come si legge tra le carte che ne avevano disposto il rinvio a giudizio, è utile ricordare che tutti i fatti contestati al dott. Catanzaro risultano aggravati perché commessi dall’imputato, nella sua qualità di pubblico ufficiale, durante l’esercizio delle proprie funzioni di preside. Nella richiesta di rinvio a giudizio si legge testualmente che “il Dottor Pietro Catanzaro, in qualità di dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Cropani, con violenza ed abusando della propria autorità, tentava di costringere l’insegnante a compiere e a subire atti sessuali contro la sua volontà”. Alla prossima udienza oltre alla parte civile rappresentata dall’avvocato Natalina Raffaelli, sarà la volta della difesa. Poi si andrà sentenza.
Non c’è dubbio che alla base di una vera democrazia ci sia, durante il processo elettorale, il libero formarsi dell’opinione pubblica secondo un plurale e altrettanto libero sistema dell’informazione.
Dagli anni ’70 ad oggi per questo motivo sono state emanate diverse leggi in materia di informazione, di comunicazione politica e “pluralismo” nel sistema radiotelevisivo italiano: dalla Legge 103 del 14 aprile 1975, passando per la “Legge Mammì” del 1990 e la “legge Gasparri” del 2004, fino al Testo Unico della radiotelevisione del 2005, tutti i regolamenti sono stati mirati a disciplinare il sistema radiotelevisivo su principi di obiettività, completezza, imparzialità e parità che avrebbero dovuto garantire il rispetto del requisito della verità, fondamento del diritto di cronaca.
Imposta nei programmi di comunicazione politica indipendentemente dal periodo in cui vengono trasmessi, la “par condicio” detta le regole per l’informazione durante i periodi elettorali disponendo, testualmente, la “parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche, nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nella presentazione in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche”. Ma al tempo stesso specifica che la norma “non si applica alla diffusione di notizie nei programmi di informazione”. Insomma, parità d’informazione sì, ma con la possibilità di poterla violare sistematicamente nei così detti format di approfondimento come le trasmissioni “Annozero”, “Ballarò”, “Porta a porta” ecc.
Il tutto condito dal fatto che sono completamente sparite le tribune politiche in cui, un tempo, i leader delle varie forze politiche, si confrontavano.
I dati di ascolto della trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa
Nato il 20 febbraio del 1981 da un’idea di Marco Pannella per dimostrare l’utilità e la necessità di un sistema di monitoraggio televisivo, il Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva presenterà a giorni un rapporto, curato dal direttore del centro Gianni Betto, il cui titolo è chiarissimo: “Anatomia del delitto neo-goebbelsiano della democrazia reale”. Sottotitolo: “Dal minuto all’ascolto… verso gli ascoltatori”.
Bisognerebbe ricordare ai cittadini d’oggi, come giustamente fa Gianni Betto, che nel 1968 e nel 1972 il Partito radicale denunciò l’illegalità delle elezioni politiche, non presentò propri candidati ed invitò gli elettori a votare scheda bianca.
In pochi anni, ricorda ancora Betto, si ottennero una serie di riforme storiche, molte delle quali ancora in vigore: “l’accesso alle tribune politiche dei partiti non rappresentati in Parlamento; la garanzia dell’equal time per tutti i competitori elettorali; il sorteggio dell’ordine di intervento; l’accesso alle tribune dei rappresentanti dei Comitati promotori dei referendum (ottenuto in occasione del referendum sul divorzio dopo 78 giorni di digiuno di Marco Pannella)”.
“Sempre grazie a uno sciopero della fame e poi della sete di Marco Pannella, alle elezioni politiche del 1976 viene riconosciuto per la prima volta il principio della “riparazione” per soggetti politici cui è stato illegittimamente impedito l’accesso. È da quel momento che Rai e Commissione parlamentare di vigilanza avviano l’opera di smantellamento progressivo delle tribune ponendole in fasce orarie di scarso ascolto, riducendone il tempo complessivo e adottando format che le rendono prive di interesse. Contemporaneamente, dinanzi all’importanza assunta dalle consultazioni referendarie, gli spazi di accesso sono contratti, negando la peculiarità del Comitato promotore e diluendone la presenza con l’ammissione paritaria di decine di altri soggetti, tra partiti e comitati, ivi inclusi gli astensionisti”.
I dati di ascolto della trasmissione "Ballarò"
Come stanno oggi le cose, invece, è sotto gli occhi di tutti ma forse, guardando il delitto in tv, non ci si rende conto del movente e del mandante. Per capire quali siano le reali responsabilità del sistema radiotelevisivo italiano nel delitto, continuato e perpetuato, di uccisione della democrazia è necessario leggere i dati snocciolati, in maniera sistematica, nel rapporto del Cd’A. Tanto per fare qualche esempio, nel mense di novembre 2010, nei tempi dedicati all’informazione politica dai TG Rai nel loro complesso (6 ore, 19 minuti e 3 secondi con 2.673 milioni d’ascolti), ben il 40,85% totale del tempo (566 milioni d’ascolti pari al 21,2% degli ascolti) è stato dedicato al Popolo delle Libertà, il 19,58% del tempo (548 milioni d’ascolti pari al 20,5% degli ascolti) è stato dedicato al Partito Democratico. Seguono poi Futuro e Libertà (11,91% del tempo, 355 milioni d’ascolti pari 13,3% degli ascolti), l’Unione di Centro (8,31% del tempo e 319 milioni d’ascolti pari al 11,9% degli ascolti), la Lega Nord (7,01% del tempo e 330 milioni d’ascolti pari al 12,3% degli ascolti). Al sesto posto c’é l’IdV di Antonio Di Pietro col 49,98% del tempo e l’8,2 % degli ascolti (233 milioni). Seguono poi, dopo la voce “Altro” non meglio specificata, SEL (0,47% del tempo e 54 milioni d’ascolti pari al 2 % del totale), Alleanza per l’Italia di Rutelli che con 17 milioni ha raggiunto lo 0,6% del totale degli ascolti, Federazione della Sinistra (che con 2 minuti e 47 secondi ha raggiunto 28 milioni d’ascolti pari al 1,0 % del totale), Radicali Italiani-Lista Bonino con lo 0,51% di tempo (1 minuto e 55 secondi d’informazione) sono riusciti a raggiungere 35 milioni d’ascolti (1,3%), il Movimento per l’Autonomia di Lombardo con lo 0,31% del tempo e con 19 milioni d’ascolti (0,7%), mentre la Destra di Storace è riuscita a parlare solo a 21 milioni d’ascoltatori con lo 0,27 % del tempo dedicatogli. Ancora più giù, nella classifica della mancata informazione politica paritaria Democrazia Cristiana con 16 milioni d’ascolti e UDEUR-Popolari e Federazione dei Verdi chiudono con 3 milioni d’ascolto ciascuno. Questo per quanto riguarda le formazioni politiche nei TG della Rai che, quale concessionaria per il servizio pubblico radiotelevisivo, avrebbe per legge il compito di garantire il pluralismo dell’informazione politica.
I dati di ascolto della trasmissione Annozero di Michele Santoro
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I dati degli ascolti della trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata
“Le nuove forze che potrebbero turbare o concorrere a modificare gli equilibri della vita politica italiana” – scrive a ragione il giornalista nell’introduzione del volume – “sono così escluse dal dibattito pubblico e negate alla conoscenza dei cittadini”.
Se viene meno il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, se l’enaudiano motto non trova applicazione, allora la democrazia è davvero cosa lontana.
Se poi si legge la classifica dei leader politici cui è stato dato spazio ci si rende meglio conto della completa e sistematica cancellazione di alcune formazioni politiche: le prime cinque posizioni sono occupate, manco a dirlo, rispettivamente da Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. Seguono Cicchitto, Maroni, Bocchino, Gasparri, Della Vedova e il Ministro Maria Stella Gelmini. La lista prosegue. Al 16° posto c’è Vendola, al 18° il Ministro Alfano seguito da Schifani, Veltroni, Letta Enrico, Maurizio Lupi e Tremonti. D’Alema è al 25° posto, 27° per Piero Fassino mentre chiude la classifica Gianni Letta. Ma nei primi trenta posti nessun radicale è presente. Pur ricoprendo, Emma Bonino, il ruolo di vice presidente del Senato e pur essendo i temi Radicali, riforma della giustizia in primis, prioritari nell’agenda del Paese. E le cose non vanno meglio se si osservano i tempi delle presenze politiche nelle trasmissioni Rai di approfondimento giornalistico come Annozero, Ballarò e Porta a Porta. In quest’ultima trasmissione, solo per fare un esempio, dal 29 marzo 2010 al 17 gennaio 2011, in 64 puntate, al PdL sono state garantite ben 82 presenze (126,3 milioni d’ascolti), 49 al PD (79,4 milioni d’ascolti), 29 presenze alla Lega Nord (46,3 milioni d’ascolti) e 22 a Futuro e Libertà per l’Italia (32,2 milioni d’ascolti). Segue l’IdV con 14 presenze e 24,6 milioni d’ascolti, l’UDC con 12 presenze e 18,7 milioni d’ascolti. Chiudono tristemente la classifica Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola con 5 presenze (8,2 milioni d’ascolti), 4 presenze per l’API di Rutelli (8 milioni d’ascolti) e il PSI (1 presenza e 1,6 milioni di ascolti). Nessuna presenza invece per i Radicali e per la Federazione dei Verdi che, evidentemente, non sono graditi al salotto del pungiglione nazionale. Ma se la cosa si fermasse a Vespa e ai TG forse non si potrebbe parlare, come invece emerge, di vero e proprio genocidio di una forza politica, nel particolare dei Radicali che, pur essendo presente nel Paese da oltre mezzo secolo con continuità e con grandi battaglie civili, dal nucleare alla giustizia passando per l’eutanasia, che sono di grandissima attualità. Purtroppo zero sono anche le presenze dei Radicali nelle 28 puntate di Ballarò dal 30 marzo 2010 al 18 gennaio 2011 e nelle 23 puntate di Annozero dal 1 aprile 2010 a quella del 20 gennaio 2011.
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