#LaBuonaScuola … che non vorrei

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di Giuseppe Candido

Con lo slogan “professori scelti dei presidi” e “soldi a chi merita”, durante il Consiglio dei Ministri giovedì 12 marzo e relativa conferenza stampa, “la buona scuola” di Renzi ha finalmente visto la “luce” in un disegno di legge. Dopo aver posto in consultazione online un documento di 136 pagine per oltre due mesi, e dopo aver rinunciato a varare la riforma per decreto legge con procedura d’urgenza, adesso il disegno di legge varato dal Consiglio dei Ministri che dovrà essere approvato in Parlamento, è di sole ventidue pagine. E il grande piano d’assunzioni passa da 148.100 precari a poco più di 100mila. Nella conferenza stampa il premier – da grande comunicatore – l’ha definito “una rivoluzione culturale”. Leggi tutto “#LaBuonaScuola … che non vorrei”

#Scuola, dal decreto al disegno di legge. Ecco il perché 

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Qualcuno ha capito perché Renzi, lunedì 2 marzo, dopo aver detto alle 18 che per il decreto legge sulla scuola era tutto apposto, che tutto filava liscio, neanche tre ore dopo, alle 20:45, ha fatto sapere che la riforma della scuola non si sarebbe fatta per decreto d’urgenza ma si sarebbe seguito l’iter parlamentare del disegno di legge? In soldoni: Qualcuno ha capito perché, all’ultimo momento, sia saltata la riforma della “Buona Scuola”? O vogliamo davvero dirci che Renzi si sia ravveduto tutto d’un colpo?

Pubblicato su Cronache del Garantista il 6 marzo 2015 Leggi tutto “#Scuola, dal decreto al disegno di legge. Ecco il perché “

#Scuola, Di Meglio (@GildaInsegnanti): chiedo intervento che eviti atto di prepotenza

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Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica,

Si fanno sempre più insistenti le voci circa l’intenzione del Governo di varare un corposo decreto legge, nel Consiglio dei Ministri di martedì prossimo (3 marzo, ndr), con il quale non solo si provvederebbe alla stabilizzazione dei docenti precari, ma si interverrebbe sullo stato giuridico e contrattuale degli insegnanti e sull’amministrazione delle scuole.

L’articolo 77 della Costituzione è molto chiaro, riservando i decreti del Governo a “casi straordinari di necessità e urgenza”: sicuramente regolamentare la carriera degli insegnanti, la loro retribuzione e il loro stato giuridico non può rientrare nella previsione di necessità e urgenza.

Le chiedo, pertanto, un urgente intervento che eviti questo atto di prepotenza sugli insegnanti e sulle Istituzioni parlamentari.

1 marzo 2015

firmato

Rino Di Meglio Leggi tutto “#Scuola, Di Meglio (@GildaInsegnanti): chiedo intervento che eviti atto di prepotenza”

Il piano straordinario di assunzioni dei precari nella Buona Scuola

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Pillola sulla scuola in onda su Radio Radicale martedì 3 marzo 2015


Buongiorno agli ascoltatori,

 Oggi, martedì 3 marzo, proprio il giorno in cui dovrebbe arrivare in CdM la riforma della scuola (ma il condizionale è sempre un obbligo perché era prevista per il 27 febbraio, ed è slittata…), – come prima “sulla scuola” – abbiamo ritenuto di doverci occupare della questione precari e del piano di assunzioni “proposto” con la bozza di riforma. Premiare il merito al posto dell’anzianità ed assumere i precari, sembrano, infatti, i punti chiave del provvedimento.

Oggi parliamo in pratica di quello che La buona Scuola di Renzi definisce più volte un “Piano Straordinario di assunzioni”: … … 148mila precari (anche se la cifra sembra essere ballerina) e che, a partire da settembre 2015

per il governo, – e qui cito testualmente – :

consentiranno di ampliare l’offerta formativa, di abolire le supplenze annuali (che tra l’altro costano un bel po’) e di “Chiudere la questione storica del precariato della scuola italiana”.

Bene. Una questione, quella del precariato, definita Storica, anche dal testo della “Buona Scuola”, appunto.

E non si capisce infatti il perché, docenti che da anni – alcuni da oltre dieci anni – continuano ad essere utilizzati su posti vacanti come supplenti,… dovrebbero, come invece avvenuto per troppo tempo, continuare a rimanere precari. Una cosa illegale, contro il diritto europeo. Anche il privato non può utilizzare il lavoratore, oltre i 36 mesi, con contratti di lavoro a tempo determinato!

Su questo delicato aspetto faccio solo notare che la volontà di assumere i precari non deriva da una buona volontà, “di chiudere una volta per tutte la questione”, come sbandiera dal Governo, ma discende dal diritto e dalla legge: un diritto finalmente riconosciuto con una Sentenza che molti sindacati hanno definito storica.

Due settimane dopo il termine delle ‘consultazioni’ del governo su “La buona scuola”, infatti, come un macigno, il 26 novembre scorso, la Corte di Giustizia europea di Lussemburgo ha condannato l’Italia per la violazione della Direttiva numero70, del 1999 della Commissione Europea, giudicando illegittima, da parte del Ministero dell’Istruzione, la reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi.

In particolare, la Corte (cito testualmente) ha stabilito che: 

La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che autorizzi, …, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili …”.

(Qui divago una attimo e faccio una parentesi sul concetto che i Radicali conoscono bene, di Stato canaglia: di un Paese che non rispetta più le sue stesse leggi che ai cittadini chiede di rispettare, un Paese che non rispetta le Direttive e i trattati europei: sulla Giustizia, sulle Carceri, nella comunicazione e nel diritto alla conoscenza … ma anche nell’ambito del diritto sul lavoro ha cercato fino all’ultimo di non rispettarle. Fino a quando, finalmente, è arrivata la sentenza della corte di Giustizia europea lo scorso 26 settembre).

I docenti di cui si promette l’assunzione a settembre, nella scuola già ci lavorano da anni. Su posti che, altrimenti, sarebbero rimasti vacanti. 

Solo che da settembre saranno finalmente assunti in ruolo con contratti a tempo indeterminato. 

Osta una normativa che autorizzi il rinnovo dei contratti a TD per oltre 36 mesi!”. È questo l’aspetto chiave.

E l’arrivo di questa sentenza era attesa già da tempo, non solo dai ricorrenti e dai sindacati che l’hanno promossa, ma anche da centinaia di migliaia di precari che in simili condizioni, senza potersi fare un mutuo, ci lavorano da anni. 

Non è il Governo, quindi, a decidere per la stabilizzazione dei precari che – ripeto – da anni consentono di tenere aperta la scuola italiana, ma è semplicemente – ripetiamolo anche questo – l’applicazione del diritto e della legge

E, – per legge e per diritto – gli si dovrà riconoscere pure il danno subito per non essere stati assunti prima.

Ciò che invece decide il governo è che, con la scusa di premiare il merito e per non metterci un euro in più, .. a pagare il conto della giusta assunzione dei precari saranno gli stessi docenti.

I Precari neo assunti, ma anche quelli già di ruolo che vedranno (anzi, vedremo) tutti bloccarci gli aumenti d’anzianità, pochi spiccioli di progressione di stipendi già miseri sotto la media europea, fino al 2018

Dopo di ché gli scatti saranno riconosciuti, ma solo al 66% dei docenti in organico. Il 34% di ogni scuola sarà invece dichiarato, a priori, immeritevole di riceverli e così il governo risparmierà ulteriormente.

Altro che investimento. Ma del gioco delle tre carte, di come vengono reperiti i fondi per fare la riforma della Buona Scuola e di come si intende valutare e premiare il merito per il quale, l’ultima è la pagella per i prof, in attesa della presentazione del decreto delega sulla riforma, ne parleremo un’altra volta. 

Vi ricordo che il testo di questa breve lo trovate anche sui siti www.almcalabria.org,  PilloleSullaScuola.altervista.org, su twitter @ilCandido

Grazie per l’ascolto e una Buona giornata

#MareNostrum per salvare chi fugge le miserie del Mondo

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Il Mediterraneo continua a restituire corpi. Corpi di uomini, donne, ragazzi bambini morti annegati o assiderati.

È una tragedia in corso che non può essere attribuita al solo cinismo di coloro che fanno imbarcare vite umane nonostante il freddo invernale e le condizioni proibitive del mare. La banalità del male, dice qualcuno, bussa oggi alla porta Sud del Mediterraneo.

Ma alle stragi di migranti si risponde con la paura dell’altro, con la minaccia dell’Isis. 

Non si discute – come ha ricordato Emma Bonino a Ballarò- delle lotte tra shiti e sunniti che agitano quel mondo che sta alle nostre porte e si banalizzano le lotte intestine, ancor più violenti tragiche, tra sunniti e sunniti! Lotte e violenze dalle quali fuggono donne, uomini e bambini.

Ma quella in corso nel Mediterraneo è tragedia che non può essere attribuita al solo cinismo di chi li fa imbarcare nonostante il gelo invernale e le proibitive condizioni del mare. Nel mare nostro si muore. 

Dopo il naufragio ennesimo del 3 ottobre 2013, il governo italiano aveva avviato l’operazione “Mare Nostrum” che era riuscita a salvare, attraverso il pattugliamento, 170.000 persone migranti. 

Oggi però non si pattuglia più, non si ricerca. Con l’operazione Triton si sorvegliano le frontiere e, casomai qualche gommone sbatte sulla chiglia di una nave li soccorriamo con Salvini che, dai Tg, strilla: “fuori i clandestini con gli scafisti“. 

Per questo alcuni cittadini e alcune associazioni hanno lanciato un petizione online su una famosa piattaforma per chiedere al Governo italiano e al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, di riattivare Mare Nostrum e fare pressione sull’Unione Europea per la condivisione di questa responsabilità che riguarda le frontiere comuni dell’Unione. 

Io l’ho firmata (la petizione) e mi auguro che Renzi provveda senza timore di perdere voti con Salvini. Perché si tratta di vite umane, di donne, bambini e uomini che fuggono le miserie del mondo.

#CharlieHebdo: Salvini predica intolleranza, Pannella in Francia contro razzismi e per la libertà d’espressione

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Mercoledì 7 gennaio e i due giorni di terrore e morte successivi, la Francia non li dimenticherà facilmente. Come non dimenticherà i venti morti in tre giorni che l’hanno leteralmente sconvolta assieme al resto d’Europa.
Gli autori della strage del Charlie Hebdo, i fratelli Kouachi, sono stati uccisi durante il blitz della gendarmeria all’interno della tipografia dove si erano barricati dopo una fuga roccambolesca e nella quale hanno lasciato briciole un po’ come Pollicino. E dopo i 4 morti nel supermercato Kosher, anche Coulibely, l’altro attentatore che inizialmente sembrava totalmente scollegato dai primi due, è stato freddato dalla polizia, ma Hayat Boumedienne, l’altra terrorista, in modo altrettanto roccambolesco, è riuscita a fuggire – pare – confondendosi addirittura con gli altri ostaggi.
Il nuovo direttore di Charlie Hebdo, il giornale satirico preso di mira dai due terroristi franco-algerini, dice che la testata non morirà e che, a breve, riprenderanno le pubblicazioni. Qui la religione non centra”, dice ai giornalisti, “siamo difronte a dei matti che sparano”.
A Parigi si terrà oggi la marcia repubblicana in memoria delle vittime e in difesa dei valori: libertà d’espressione e libertà di stampa. Valori brutalmente presi d’attacco dai due folli,; valori cui né la Francia e né l’Europa intendono rinunciare perché – come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Napolitano nell’esprimere rammarico e cordoglio per quanto stava accadendo oltr’Alepe – “baluardi della nostra democrazia”.
Alla marcia parigina ci sarà anche Marco Pannella, 85 anni il prossimo 2 di maggio, provato da numerose visite nelle carceri e giorni di sciopero della fame e della sete che hanno rischiesto persino un ricovero “preventivo”, non rinuncia però ad andare a Parigi per portare la rappresentanza del partito radicale in solidarietà alla Francia, a CharlieHebdo e alla libertà d’espressione.
Mentre Marie Le Pen promette un referendum per reintrodurre la pena di morte e Matteo Salvini continua a cavalcare la tigre dicendo che dobbiamo chiudere le Moschee e fermare l’immigrazione, Marco Pannella e molti compagni radicali, dopo esser stati ricevuti dall’Ambasciatrice francese in Italia venerdì, oggi saranno a Parigi per stare a affianco ad Holland e ai francesi: “Demain je serai présent” – annuncia da FaceBook – “à la marche républicaine à Paris pour #CharlieHebdo, #RadicalParty, JeSuisCharlie MarekHalter”.
Come ha ricordato Bertinotti dalle colonne delle Cronache del Garantista, “l’odio non ci salverà”. “È necessario – ha detto invece – “impedire che l’orrore si trasformi in odio”. Ed io concordo con questa visione. Come sono sicuro che non ci salverà neanche l’intolleranza. Possiamo pensare, davvero, che Oriana Fallaci avesse ragione? Che siamo immersi in un processo di accettazione del terrorismo islamico, in nome di una tolleranza del diverso? Violando leggi e direttive europee e speculando sull’assistenza, noi li rinchiudiamo i diversi, rinchiudiamo i rom, nei campi di identificazione. Rinchiudiamo i migranti clandestini in attesa della loro identificazione come avessero commesso i peggiori crimini. E dopo l’attentato in Francia, il populismo anti-Islam, il razzismo anti-migrante, la guerra contro la diversa religione, sono fenomeni destinati a crescere se i media in genere, e le televisioni in particolare, continueranno a prendersi la responsabilità di dar spazio a chi l’intolleranza la cavalca e la usa politicamente. Spesso capita di confondere con la giustizia quello che è egoismo rancoroso e, sentendo le posizioni più razziste, diventa facile non farsi ammaliare da chi, per conquistare voti, va dicendo: via il diverso, via l’immigrato. E il paradossale è che nessuno fa notare un semplice dato oggettivo: da qui al 2050, serviranno in Europa altri 50 milioni di nuovi immigrati. Non ci rendiamo conto che i “discorsi razzisti” anche se fanno audience, come “gramigna”, fan presto le radici ed estirparli, poi, diviene assai faticoso, se non impossibile. Se “Si tollera l’intolleranza” – come ha ricordato Emma Bonino dalle colonne de L’Espresso – “e la si usa a scopi elettorali”, c’è davvero il rischio che si vada dritti dritti verso il precipizio.

Un altro tweet su la #scuola

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Il grande comunicatore ha sparato l’ultima: si ricomincia da ‪#‎laBuonaScuola‬. Un grande investimento nella cultura e nell’istruzione – dice – per far ripartire l’Italia. Bene, dico io. La scuola statale italiana – per come è ridotta oggi – ha bisogno di investimenti e di risorse. Senza contare che già Alfred Marshall, nei “Principi di economia”, a fine ‘Ottocento, certificava che nessun altro investimento può tornare utile alla collettività, alla crescita e allo sviluppo dell’economia di un Paese, se non quello fatto nei settori della scuola e della ricerca. Ma quello della buona scuola è davvero un investimento? Innanzitutto bisogna dire che le assunzioni dei precari “per ridare linfa alla scuola” non rappresentano un’iniziativa autonoma del governo, ma la risposta obbligata alla sentenza della Corte di Giustizia europea che lo scorso 26 novembre ha dichiarato illegittimo la reiterazione – oltre i 36 mesi – del contratto di lavoro a tempo determinato.
Il governo per non prendere multe salatissime ed evitare una valanga di ricorsi, deve per forza prevedere l’assunzione dei docente che, da anni, sono precari. Ma se questa assunzione avviene con risorse sfilate dalle tasche dei docenti che si assumeranno e quelli che già son di ruolo bloccando loro gli scatti fino al 2018, è evidente che, con un abile gioco delle tre carte e con altrettanta abilità comunicativa, si fa passare per un investimento quello che, in realtà, è un ulteriore, ennesimo, taglio all’istruzione. Dopo aver tagliato sul numero di ore delle medie, sul maestro unico e sui fondi d’istituto per recuperare gli scatti dei docenti, adesso per poter assumere i precari si impone il blocco degli scatti agli insegnanti che, vale la pena ricordarlo, hanno già gli stipendi più bassi della media europea e lavorano più giorni all’anno dei loro colleghi tedeschi.
Lo scorso 12 novembre si sono chiuse le “consultazioni on line” volute dal governo sulla bozza di riforma totale, appunto, “La buona scuola”. Alla consultazione hanno partecipato poco più di centomila utenti online, tra docenti, genitori e cittadini. Su oltre ottocentomila docenti e più di due milioni di genitori, le risposte al questionario pare siano pochissime. E molte sono critiche rispetto alla proposta.
In questi ultimi tempi, nel periodo estivo, per cercare di far cassa nel pubblico impiego, il sottosegretario all’istruzione aveva proposto, addirittura, di portare a trentasei ore l’orario settimanale degli insegnanti di ogni ordine e grado, senza tenere conto però che – come ricordava già nel 1913, Luigi Einaudi – ciò può sembrare logico soltanto ai burocrati che si occupano di lavoro in ufficio. E che il fiato non è una merce. Tanto acquista in quantità, quanto perde in qualità. E questo lo dovrebbe capire anche un bambino, prima di mettersi a giocare con twitter.

@MarcoPannella Senatore a vita? Apriamo il dibattito

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Lo scorso 5 dicembre, dalle pagine del Garantista, l’ex Presidnete della Camera, On.le Fausto Bertinotti, chiedeva al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di nominare Marco Pannella Senatore a vita.

di Giuseppe Candido

Tra le motivazioni addotte da Bertinotti c’era il fatto che, in un periodo di crisi della democrazia e della politica com’é quello che viviamo non solo in Italia, sarebbe assai utile indicare buoni “esempi”, “esempi di un passato glorioso” che permettano di mostrare che, almeno nel recente passato, la politica “non è stata sempre così misera”.

Marco Pannella ha attraversato, camminando per i suoi sentieri, – scriveva Bertinotti – l’intero dopoguerra italiano. Ha vissuto il tempo delle grandi culture politiche. (…) E’ stato un protagonista tra i protagonisti dell’Italia politica uscita dalla Costituzione repubblicana e segnata da grandi e dure lotte: lotte di classe, lotte politiche e di civiltà. Di quella storia, Marco Pannella è rimasto uno dei pochi a vivere l’attuale (e così diversa) stagione sempre da protagonista. Come recita il motto riferito a Radio Radicale – ”dentro ma fuori dal palazzo” –, Pannella vive una politica in cui la strada vale almeno quanto le aule del palazzo. Ha privilegiato e privilegia l’essere sull’avere. Non cerca il potere. E alla sua età fa riprendere nel Satyagraha uno sciopero della fame per una nobile quanto difficile battaglia per il diritto e la legalità”. 

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Cronache del Garantista: la lettera di Fausto Bertinotti e l’articolo di Valter Vecellio

Per ricordare “la storia di Marco” faceva da spalla alla lettera di Bertinotti l’articolo di Valter Vecellio col titolo: Per Sciascia, era l’unico ad avere il senso del diritto. Ma per raccontare la storia di un politico di razza come Giacinto Marco Pannella (classe 1930) non può essere sufficiente ricordare – come meritoriamente faceva Vecellio – ciò che sulla prima pagina del Corriere della Sera scriveva il poeta premio Nobel Eugenio Montale: «Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrei Sacharov e Marco Pannella che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi». 

Prosecuzione lettera (sx) e articolo (dx) pubblicati sulle Cronache del Garantista del 5 dicembre 2014
Prosecuzione lettera (sx) e articolo (dx) pubblicati sulle Cronache del Garantista del 5 dicembre 2014

E può non esser sufficiente ricordare quello che Leonardo Sciascia, solo sul giornale spagnolo El Pais, potè pubblicare: «Pannella è il solo uomo politico italiano che costantemente dimostri di avere il senso del diritto, della legge, della giustizia. Ce ne saranno altri, ma senza volto e senza voce, immersi e sommersi in partiti la cui sensibilità ai problemi del diritto soltanto si manifesta quando qualche mandato di cattura raggiunge uomini del loro apparato: per il resto se ne stanno in silenzio…».

Per aprire un dibattito su Pannella Senatore a vita, alla cui proposta mi associo, sarebbe necessario raccontare altro ancora e, specialmente se si vuole raggiungere i giovani disaffezionati dalla miseria odierna della politica, bisognerebbe farlo andare in televisione, non dico quanto Matteo Salvini, non sia mai, ma almeno farlo conoscere e riconoscere. I giovani possono oggi sapere di battaglie di tale portata e valore solo attraverso Radio Radicale, la radio che “è dentro ma fuori dal Palazzo” e che Marco ha letteralmente “inventato” nel 1976.  Dalla TV, anche da quella di Stato, Pannella è completamente escluso, fatto fuori politicamente; escluso da qualsiasi dibattito, anche quando questi riguardano temi “Radicali”, come la riforma della giustizia, l’articolo 18, eccetera. E si sa che se non vai in televisione, in politica non ottieni neanche il consenso per essere eletto e avere parlamentari.

Per far conoscere un politico “irregolare” ma nobile come Giacinto Marco Pannella ai giovani bisognerebbe spiegare loro che è proprio grazie a Pannella se, il 15 dicembre del 1972, il Parlamento di questo Paese approvò una legge sull’obiezione di coscienza; e bisognerebbe spiegare che ciò avvenne grazie solo a una lotta nonviolenta inziata da Pannella e dai Radicali nel lontano 1966, quando Andrea e Lorenzo Strik Livres, allora due giovani militanti del partito della nonviolenza e della disobbedienza civile, furono arrestati perché distribuvano un volantino antimilitarista. Ai ragazzi di oggi, per spiegare la nobiltà della politica di un irregolare come Pannella, andrebbe spiegato che quella legge arrivò solo dopo “un lungo sciopero della fame a oltranza di Pannella e dell’allora radicale e credente, Alberto Gardin, interrotto nel momento in cui l’allora presidente della Camera, Sandro Pertini, assicura che la questione sarà posta rapidamente all’ordine del giorno”. E bisognerebbe raccontare loro delle “marce antimilitariste” fatte tra gli anni ’60 e ’70 nelle regioni del nord Italia e quelle fatte in Francia e in Spagna, con un’impostazione sempre transnazionale e transpartita del problema. Di ogni problema. 

Bisognerebbe spiegare come si ottenne l’incredibile vittoria sul referendum del divorzio voluto dalle forze “clericali” per tentare di abrogare la legge Fortuna Baslini; e per far conoscere Pannella bisognerebbe ricordare le sue battaglie – alcune ancora in corso – per “il diritto alla libera sessualità”, quelle per la “legalizzazione dell’aborto” per sconfiggere quello clandestino e di massa fatto dalle mammane o in una clinica privata all’estero, per chi se lo poteva permettere. Bisognerebbe ricordare le battaglie contro il proibizionismo e quelle per la legalizzazione delle droghe, anche se qualcuno, quando ci si riferisce, ancora parla di “liberalizzazione”. Marco Pannella ci tiene a specificarlo ogni dove sillabando: le-ga-li-zza-re, non liberalizzare. Che vuol dire sottrarre alle criminalità organizzate profitti enormi che poi, abilmente, sono reinvestiti nella economia legale che, perciò, ne diventa “drogata”. Oggi è l’ONU stessa, con la sua commissione per la guerra alle droghe, a scrivere che il proibizionismo ha fallito e che la guerra alla droga deve essere radicalmente ripensata dai Paesi membri. 

Oggi Papa Francesco dice le stesse cose sulla tortura che Pannella dice ormai da anni. Può esistere la tortura anche nelle carceri di massima sicurezza o nei regimi speciali di detenzione. Ed è tortura lo stesso ergastolo che Pannella da anni vuole abolire coi referendum in Italia e che il Pontefice ha abolito in un giorno per il Vaticano, introducendo il reato di tortura che Pannella sostiene per l’Italia in questi giorni col Satyagraha. Ma non è la prima volta che l’anticlericale Pannella va d’accordo con le idee dei Pontefici, o viceversa. Ai ragazzi e alle ragazze di oggi (e anche a quegli editorialisti che parlano di conversione di Pannella) bisognerebbe spiegare la nobiltà della politica, ricordando che proprio a Marco Pannella si deve “l’intuizione e l’introduzione della lotta allo sterminio per fame nel mondo, «come grande questione nazionale e internazionale, e per il raggiungimento di concreti risultati»”. E come, dalla “Marcia di Pasqua” del ’79, dopo che il Parlamento italiano si era autoconvocato in seduta straordinaria, si arrivò, nel settembre dello stesso anno, ad avere Papa Giovanni Paolo II che, anche lui esplicitamente, si pronuncia contro quella che definì “l’intollerabilità dell’esistenza di un’area della fame e un’area della sazietà”; e che, nel giugno del ’81, ben 54 premi Nobel (che poi diventeranno oltre un centinaio) lanciano un “Manifesto-appello” che – di fatto – gettò “le basi morali, teoriche e politiche della lotta alla fame”. E ai giovani che oggi vorrebbero ridurre gli armamenti non solo dell’Italia, bisognerebbe raccontare che fu proprio grazie alla “incrollabile tenacia” della lotta nonviolenta di Marco Pannella e a una petizione indirizzata al Presidente delle Repubblica sottoscritta da 1.200 sindaci, che si ebbe la pronuncia ufficiale dell’allora Capo dello Stato, Sandro Pertini, che affermò il suo famoso: “Svuotare gli arsenali e riempire i granai”. A iniziare dalla primavera del ’79 gli scioperi della fame di Pannella, alternati a scioperi anche della sete, ripetutamente condotti nel corso del 1983, non si contano: e per la prima volta furono fatti i “digiuni collettivi” e fu introdotto – in Occidente – la “pratica del Satyagraha” di Gandhi. Pratica che vediamo ancora in corso per la battaglia sulla giustizia e sulle carceri. E che dire della lotta per introdurre il diritto alla conoscenza come diritto umano assieme al dibattito, sollevato a livello internazionale, sulla guerra in Iraq e sulle “ragion di Stato” che, sempre di più, annientano lo “Stato di diritto” e che allora portarono Bush e Blair a scegliere la guerra contro l’ormai possibile esilio di Saddam? Ai ragazzi di oggi bisognerebbe raccontare tutte le battaglie condotte negli anni da Pannella, con la sua “incrollabile tenacia” che pure il Presidente Napolitano gli riconosce, per una “giustizia senza privilegi, responsabile e uguale per tutti”, e tutta la vicenda di Enzo Tortora. E bisognerebbe dire ai giovani che se oggi c’è un Tribunale Penale Internazionale, quello dell’Ahia, che giudica i crimini di guerra e se l’ONU ha adottato, con maggioranze via via crescenti negli anni, sia la moratoria universale delle esecuzioni capitali sia quella contro le mutilazioni genitali femmini, lo si deve all’impegno Transnasionale del Partito Nonviolento e delle sue organizzazioni Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia; un partito, come qualcuno dice, “ fatto a sua immagine e somiglianza” ma che ha prodotto classe dirigente come Emma Bonino e che è stato ed è tuttora capace di smuovere le coscenze non solo nel nostro Paese. Fa battaglie che anche Papa Francesco gli raccomanda di avere coraggio e a non dismettere.

Prima del volume di Valter Vecellio Rubbettino editore

Oggi, però, è escluso sistematicamente agli tialiani di poterlo vedere, ascoltare e giudicare, e l’unico modo che ha un giovane (e un meno giovane) di conoscere questi esempi di un’altra politica, queste vicende di un politico come Giacinto Marco Pannella, resta quella di leggere il bel libro scritto da Valter Vecellio: Biofrafia di un irregolare (Rubettino edizioni, 2010, p.286). Un libro che consiglio a tutti di leggere; ma il problema è che i libri, ormai, li leggiamo in pochi. Ma la responsabilità della mancata conoscenza è tutta dei media televisivi – specie quando pubblici – che impediscono di “conoscere per deliberare” e delle loro trasmissioni d’approfondimento che approfondiscono tutto il peggio, anche della politica. Ecco, credo che se si volesse dare davvero un esempio di una politica buona, di una politica nobile, una politica “altra” da quella che la cronaca continuamente ci propone e che alimenta quel sentimento pericoloso dell’antipolitica, la nomina di un Senatore a vita come Marco Pannella da parte del Presidente Giorgio Napolitano significherebbe dare  un “glorioso esempio” di una politica povera perché priva di propri “averi”, ma tutt’altro che misera.

#LaBuonaScuola: #Renzi fa il furbo ma l’Europa ci condanna

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di Giuseppe Candido (*)
(Pubblicato su Cronache del Garantista del 27/11/2014)

Neanche due settimane dopo il termine per le ‘consultazioni’ vulute dal governo Renzi e dal Ministro dell’Istruzione e della Ricerca sulla riforma della scuola, proposta solo online (quasi a ricerca del consenso delle masse) con l’ormai famoso documento titolato “La buona Scuola”, come un macigno, arriva la sentenza della Corte di Giustizia europea che, con pronuncia di ieri, 26 novembre, ha condannto l’Ialia, ormai letteralmente pluri pregiudicata, anche per la violazione della Direttiva 1999/70/CE giudicando illegittima, da parte della Ministero dell’Istruzione, la reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi per i docenti, ritenuto un ‘comparto speciale’.

In pratica, la Corte di Giustizia ha stabilito che:

La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo”.

Una sentenza che, di fatto, come sottolinea il coordinatore nazionale Rino Di Meglio nel comunicato odierno, rappresenta una vittoria della Gilda Insegnanti e della Federazione Gilda-Unams che dal 2007 ha intrapreso la via dei ricorsi giudiziari contro la precarizzazione del rapporto di migliaia di docenti che, ogni anno, vengono licenziati ad agosto e riassunti a settembre.
Ciò che succederà è che oltre 200mila precari, non solo i 150mila che voleva assumere il Governo, potranno chiedere l’immediata stabilizzazione del rapporto di lavoro, risarcimenti per oltre un miliardo di euro, e gli scatti di anzianità che avrebbero maturato, se fossero stati assunti, tra il 2002 e il 2012, dopo il primo biennio di servizio.
Spiegato quindi il motivo per il quale il Presidente del Consiglio Renzi, nella sua proposta di riforma della scuola, ‘spacciandola’ come “un investimento di tutto il Paese su se stesso”, come una sua idea, ma in realtà temendo proprio questa sentenza richiesta dai ricorrenti, anche attraverso l’intervento della Federazione Gilda-Unams e la Federazione dei Lavoratori della Cultura della CGIL, ha deciso di assumere i 150mila precari. Per evitare la sentenza. E il paradosso è che, per evitare le migliaia di ricorsi, Renzi spera ancora che il conto lo paghino gli stessi docenti, sia quelli di ruolo sia quelli che dovrà assumere per rispettare – finalmente – la normativa comunitaria, cui prevede di bloccare gli scatti stipendiali fino al 2018.
In tutto ciò – per quanto si legge nelle motivazioni della sentenza che condanna lo Stato italiano per illegittima proroga dei contratti a termine – dal computo sono fuori dal piano del governo altri 100mila prof abilitati ma non attualmente inclusi nelle graduatorie e circa 20mila unità del personale ATA chiamate, con supplenza, annualmente e che potranno ricorrere – pure loro – al giudice del lavoro. Ma anche chi è stato assunto potrà portare lo Stato italiano in tribunale per aver violato sistematicamente le riforme comunitarie. Ecco perché la proposta del governo per la Buona Scuola è, in realtà, una pessima trovata buona a far pagare la bolletta delle multe agli stessi prof che hanno prodotto il ricorso!

(*) docente di scienze matematiche e dirigente provinciale della Gilda Insegnanti – Fed. Gilda-Unams di Catanzaro