“Metto a verbale che la scuola è il punto di partenza”.
a cura di Giuseppe Candido (*)
Nel 2010, quando ancora al governo c’era Berlusconi, il Partito Democratico lanciava l’allarme sulla scuola e, partendo dagli obiettivi di Europa 2020, nelle “dieci proposte per la scuola di domani” approvate dall’assemblea di Varese, testualmente scriveva che
“Per il futuro dell’Italia, per tornare ad avere alti tassi di occupazione, produttività e coesione sociale, dobbiamo raggiungere un risultato molto concreto: dimezzare il nostro tasso di dispersione scolastica e triplicare il numero di laureati. Solo se sapremo investire sui saperi, scommettendo sulla qualità del capitale umano del nostro Paese e su una società della conoscenza diffusa, potremo tornare a crescere”.
Beh, non mi pare che lo stia facendo. Ora quando al governo c’è il PD, il sottosegretarioall’Istruzione Reggi propone un “nuovo” piano per la scuola. Anche se, in realtà, pare siano state “parole meditate male” (Sic!).
In cosa consisterebbe la proposta Reggi snocciolata a Repubblica e poi ritrattata coi prof siciliani durante un convegno?
Il tutto sta nel rendere i docenti meri impiegati a trentasei ore settimana. Ufficialmente si dice che le motivazioni sono “tenere gli istituti aperti fino alle 10 di sera”, ovviamente senza investimenti o nuove assunzioni, ma col “raddoppio dell’orario settimanale per tutti i docenti”; i premi che dovrebbero sostituire gli aumenti contrattuali, solo a chi si impegna di più. Stando agli annunci di Reggi la proposta doveva diventare “legge delega” nei prossimi giorni.
I punti cardine?
Orario flessibile e più lungo per gli insegnanti, da 18 ore (secondarie) e 24-25 (materna e primaria) a 36 ore per tutti. Le attività connesse alla funzione docente verrebbero svolte negli istituti, che così potrebbero essere aperti anche di pomeriggio e sera fino alle 22, oltre che nel mese di luglio.
Un impegno a parità di stipendio, con incentivi (fino al 30% delle retribuzione) solo per i docenti con incarichi aggiuntivi di vicepresidenza, coordinamento, laboratori o competenze specifiche su inglese o informatica. La formazione sarà obbligatoria e le supplenze brevi saranno assegnate ai docenti in ruolo. Le risorse necessarie arriverebbero dalla riduzione da 5 a 4 anni del percorso delle superiori. In pratica i professori dovranno fare le supplenze dei loro colleghi assenti.
Che grande rivoluzione, che grande investimento sui saperi. Anziché aumentare le ore di scuola per investire sui saperi e conoscenze, anziché assumere i tanti precari che finora hanno dato il loro sangue e retto la scuola, il giovane Renzi riduce il numero di anni di scuola d 5 a 4, riduce il numero dei docenti che saranno assunti in futuro e trasforma i docenti in meri impiegati.
Ma se questa è la proposta del sottosegretario all’Istruzione del governo a guida PD, ecco invece, cosa aveva detto proprio Matteo Renzi sulla scuola durante il suo discorso col quale ha chiesto (e ottenuto) la fiducia al Senato.
Matteo Renzi, fonte: http://media.melty.it/
Al 1° luglio – aveva detto il Premier – avendo affrontato i temi costituzionali, istituzionali, elettorali, di lavoro, di fisco, di pubblico impiego, di giustizia e impostato un diverso atteggiamento verso la scuola (…) Noi pensiamo che non ci sia politica alcuna che non parta dalla centralità della scuola. (…) Qual è la priorità che questo Paese ha nei confronti degli insegnanti? Sicuramente lo sa il Ministro dell’istruzione pubblica e dell’università: coinvolgere dal basso in ogni processo di riforma gli operatori della scuola. Non c’è dubbio. Ma c’è una priorità a monte: recuperare quella fiducia, quella credibilità, recuperare quella dimensione per cui se qui si fanno le cose, allora nelle scuole si può tornare a credere che l’educazione sia davvero il motore dello sviluppo. (…) Chi di noi tutti i giorni ha incontrato cittadini, insegnanti, educatori e mamme sa perfettamente che c’è una bellissima e straordinaria richiesta che è duplice. Da un lato si chiede di restituire valore sociale all’insegnante, e questo non ha bisogno di alcuna riforma, ma di un cambio di forma mentis. (…)
Ci sono fior di studi di economisti che dimostrano come un territorio che in veste in capitale umano, in educazione, in istruzione pubblica è un territorio più forte rispe tto agli altri. … Mi recherò in una scuola (la prima sarà un istituto di Treviso, perché ho scelto di partire dal Nord-Est, mentre la settimana prossima andrò in una scuola del Sud), e lo farò perché penso che sia fondamentale che il Governo non stia soltanto a Roma, e quindi mi recherò nelle scuole, come facevo da sindaco, per dare un segnale simbolico, se volete persino banale, per di mostrare che da lì riparte un Paese. …
È chiaro che il tema della scuola è parziale rispetto al grande tema dell’educazione. Si inizia con gli asili nido. Gli Obiettivi di Lisbona vedono oggi un Paese drammaticamente diviso in due, tra una parte dell’Italia che ha già raggiunto quegli obiettivi (con alcune città che stanno sopra il 40 per cento) e una parte dell’Italia … Metto a verbale che la scuola è il punto di partenza, e intervengo sulle quattro riforme che vi proponiamo, che vi proporremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. (fonte L’Espresso)
È evidente che il governo Renzi se oggi fa questa proposta che fa scendere sul piede di guerra tutti i professori, è solo perché non conosce la realtà della scuola italiana.
Come dimostrano semplici calcoli, gli insegnanti italiani le 36 ore le fanno già!
Non ci credete?
Oltre al proprio orario di diciotto ore settimanali frontali di lezione, oltre alle 80 ore annue per attività funzionali all’insegnamento, oltre alle ore per preparare le lezioni, un docente come il sottoscritto che insegna scienze matematiche, chimiche e naturali nella scuola media, avendo tre classi ognuna di 25 alunni in media, e dovendo fare, ogni quadrimestre, almeno quattro verifiche di matematica e due di scienze, correggerà almeno 900 compiti all’anno. Calcolando per difetto una media di 20′ a compito, si hanno 300 ore all’anno equivalenti ad altre 9 ore alla settimana.
Orario di cattedra: 18 ore frontali per 33 settimane. Ricevimento genitori: 1 ora a settimana (oltre le 18). Attività funzionali: Collegi docenti, Consigli di classe, Ricevimenti generali, Riunioni di materia, etc. strutturate secondo un calendario pomeridiano preciso: 80 ore annue (circa 2 ore a settimana). Preparazione delle lezioni e delle verifiche: totale difficile da stimare, variabile da disciplina a disciplina, da docente a docente: approssimando per difetto circa 30 minuti per ogni ora di lezione per un totale di 9 ore settimanali.
Correzione dei compiti: dipende dal numero di alunni e dalla disciplina. Approssimando sicuramente per difetto sono circa 9 ore settimanali.
Alcuni esempi: un docente di Lettere con tre classi (ma si possono avere 4 o 5 classi ) media 75 alunni (ma si possono avere classi da 28-30 alunni) deve correggere sei scritti a quadrimestre (3 di Italiano, 2 di Latino, 1 per supportare l’interrogazione orale) per un totale di 450 compiti a quadrimestre e 900 all’anno. Calcolando per difetto una media di 20′ a compito si hanno circa 9 ore a settimana; lo stesso numero di ore risulta se provate a calcolare il numero di compiti di un professore di scienze con 9 classi o di un docente di lingue straniere di scuola media con 6 classi (inglese) o 9 classi (francese). (Fonte, CGIL Scuola di Reggio Emilia)
Il totale complessivo è di circa 40 ore settimanali che, come si vede, sono facilmente documentabili. Nei programmi del governo era stato promesso di mettere al centro l’istruzione, invece sono stati investiti pochi milioni per le infrastrutture.
Se questo è il modo per ridare dignità agli insegnati e al mondo della scuola, ditemelo voi.
(*) Giuseppe Candido, è dirigente provinciale della Gilda degli insegnanti di Catanzaro
Dopo l’invito, nell’omelia, a “schiaffeggiare” il giornalista Lucio Musolino de “Il Fatto”, è intervenuto Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria: “Don Benedetto Rustico deve essere rimosso da parroco di Oppido Mamertina”
“Don Benedetto Rustico, parroco della Madonna delle Grazie ad Oppido Mamertina, non può più amministrare Messa e rivolgere omelie ai fedeli nella cittadina calabrese, e la Chiesa non può non assumere provvedimenti inequivocabili e decisivi”. E’ quanto afferma in una nota il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, in riferimento alla vicenda del prete che ha invitato i propri fedeli, nell’omelia, “a prendere a schiaffi il giornalista che si trova in fondo alla chiesa”. “Un prete che lancia messaggi del genere -aggiunge Soluri- non ha nulla da insegnare a nessuno, sia credente o sia laico”. La “caccia all’uomo” innescata da don Rustico non ha per fortuna avuto seguito “perché molto spesso -aggiunge il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria- i parrocchiani sono più civili dei loro pastori. Additare al pubblico disprezzo ed indicare come bersaglio il collega Lucio Musolino, reo soltanto di essersi recato ad Oppido Mamertina, inviato da “Il Fatto”, per approfondire e raccontare la torbida vicenda della Vara che durante la processione fa ‘inchino’ davanti alla casa del boss, resta un episodio gravissimo ed incivile, ancor più intollerabile -aggiunge Soluri- per il fatto che ad innescarlo sia stato un religioso che, in ogni circostanza, dovrebbe spendere solo parole di buon senso, di tolleranza, di civiltà e di pace. Don Rustico ha fatto esattamente il contrario diffondendo, ci auguriamo senza rendersi appieno conto di ciò che andava predicando, il seme dell’odio, della intolleranza e della violenza. Non entriamo -prosegue Soluri- nel merito della vicenda ‘Vara che si inchina al boss’; le valutazioni sul ruolo di don Rustico nel raccapricciante episodio spettano alle gerarchie ecclesiastiche e, considerando l’apertura di un’inchiesta della DDA sull’accaduto, alla magistratura. Come Ordine dei Giornalisti della Calabria sottolineiamo però il dato intollerabile della ‘caccia all’uomo’ lanciata dal religioso nei confronti del collega Musolino. E su questo non possono esserci, da parte di nessuno e tantomeno da parte della Chiesa, interpretazioni di comodo”.
Tutti sanno che la televisione è in grado di influenzare i consensi elettorali. Ma pochi sanno che c’è una corrispondenza biunivoca diretta tra “quanto” vai in televisione e quanti voti prendi poi alle elezioni. Se a una forza politica viene impedito di andare in televisione, di fatto la si uccide. La si cancella completamente dalla scena politica
Un momento durante la conferenza stampa del 6 luglio 2014
Durante la conferenza Stampa tenuta da Marco Pannella e Gianni Betto, (erano presenti anche Maurizio Turco e Marco Beltrandi) tenuta dalla sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina a Roma, sono stati resi pubblici i dati sul sistema radiotelevisivo in Italia elaborati da Centro d’Ascolto e relativi alle trasmissioni Rai.
Ecco il dossier dei Radicali curato da Gianni Betto, direttore del Centro d’Ascolto dell’informazione radio televisiva.
I Radicali in TV e la prova dell’anti democrazia italiota
Nella classifica per ascolti degli ultimi 12 mesi nelle trasmissioni RAI Pannella è al 349 posto (su 529 presenze).
Pannella mai presente negli ultimi 12 mesi nelle seguenti trasmissioni RAI:
Porta a porta; Domenica In l’Arena; Unomattina estate; Unomattina; Virus ilcontagio delle idee; La vita in diretta; 2next Economia; Agorà; Ballarò; Report; In 1/2 ora; Tg; Linea notte; Telecamere; Che tempo che fa.
Nell’ultimo anno, fino alle elezioni europee, i cittadini hanno potuto conoscere iniziative e proposte dei Radicali per lo 0,5% degli ascolti consentiti ai cittadini dai Telegiornali delle reti RAI.
Su oltre 40miliardi di ascolti, quelli consentiti ai Radicali sono stati 217milioni in 37minuti su quasi 80 ore complessive di interviste a esponenti politici e istituzionali.
Ascolti televisivi e risultato elettorale Europee 2014
Nelle analisi degli ascolti consentiti ai cittadini attraverso telegiornali e trasmissioni delle reti del servizio pubblico negli ultimi 2 mesi prima delle elezioni Europee abbiamo sempre riscontrato come i cittadini per il 70% degli ascolti hanno potuto conoscere 5 componenti politico istituzionali.
Precisamente: PD,membri di Governo, M5S, Forza Italia e Premier Renzi.
Abbiamo anche detto che la libertà che il cittadino italiano ha di esprimere il proprio voto è solo teorica dal momento che il voto dei cittadini è direttamente proporzionale alla possibilità di informarsi, conoscere, approfondire, giudicare e quindi esprimere il proprio consenso.
Partito PD % ascolti 41,1 Risultato elettorale 40,8
Partito M5S % ascolti 14,6 Risultato elettorale 21,1
Partito FI % ascolti 13,4 Risultato elettorale 16,8
Partito Lega % ascolti 4 Risultato elettorale 6,2
Partito NCD % ascolti 3,6 Risultato elettorale 4,4
Partito TSIPRAS % ascolti 4 Risultato elettorale 4
Riepilogo classifica ascolti consentiti Renzi, Berlusconi e Grillo
DaOttobre 2012 a febbraio 2013
Berlusconi 2° posto per ascolti consentiti, Grillo 9°, Renzi 13°
Dalle primarie PD a Renzi premier
Berlusconi 2° posto per ascolti consentiti, Grillo 5°, Renzi 6°
Dal premier Renzi alle Euroee 2014
Renzi 1°, Belusconi 2°, Grillo 3°
Matteo Renzi
I primi interventi in voce e citazioni di Matteo Renzi nei Tg Rai sono dell’ottobre 2012, quando, da sindaco di Firenze ha inizio la campagna “rottamatori”.
Dai primi interventi fino alle elezioni politiche del febbraio 2013, in circa 4 mesi, Renzi diviene il secondo esponente politico del PD per ascolti consentiti preceduto solo dal segretario Pierluigi Bersani e al 13° posto per ascolti consentiti ai cittadini nei Tg Rai con 509milioni di ascolti, pari all’1,7% del totale degli ascolti dei soggetti politici e istituzionali in 167 interventi o citazioni.
Le primarie
Nel periodo che va dalle elezioni 2013 (febbraio 2013) alle primarie (dicembre 2013), Matteo Renzi è al sesto posto nella classifica degli ascolti degli esponenti politici istituzionali e primo tra gli esponenti del PD per ascolti consentiti ai cittadini. 804 interventi o citazioni per un totale di 2,4miliardi di ascolti, pari al 3% degli ascolti totali.
Dalle primarie a Premier
Nei 70 giorni dopo le primarie fino all’incarico di Governo, Matteo Renzi è l’esponente politico istituzionale più presente nei telegiornali delle reti RAI. 1miliardo di ascolti, pari al 5,4% del totale in 337 interventi in voce o citazioni, 12% del tempo totale degli interventi politici e istituzionali.
Le europee 2014
Nei mesi successivi, fino alle elezioni Europee, sale ancora la percentuale di ascolti consentiti ai cittadini per Matteo Renzi, ora Presidente del Consiglio. 6% di ascolti consentiti per 1,4miliardi di ascolti, prima posizione nella classifica in 478 interventi o citazioni. 21% del tempo tra gli esponenti politici e istituzionali nei Tg RAI.
Beppe Grillo
I primi interventi e citazioni di Beppe Grillo nei Tg Rai risalgono alla fine di settembre 2012.
Dalle prime apparizioni televisive fino alle elezioni del febbraio 2013, in 4 mesi, i cittadini italiani hanno potuto conoscere Beppe Grillo in voce attraverso gli stralci (scelti dalle redazioni) dei suoi interventi in comizi e manifestazioni o attraverso citazioni, tanto da risultare, da zero, in quattro mesi, al 9° posto nella classifica per ascolti consentiti ai cittadini degli esponenti politici e istituzionali.
In particolare, in 4 mesi, i cittadini hanno potuto conoscere idee e proposte di Beppe Grillo attraverso 248 interventi in voce o citazioni, con ascolti totali pari a 780milioni corrispondenti al 2,6% del totale.
Seguendo la stessa tempistica dettata dai media rispetto alle primarie PD, nel periodo che va dalle elezioni politiche alle primarie stesse Beppe Grillo risulta al terzo posto nella classifica per ascolti consentiti con 871 interventi in voce o citazioni, per un totale di 2,7miliardi di ascolti pari al 3,5% del totale. Sopra di lui soltanto il premier e Silvio Berlusconi.
Nei 70 giorni che vanno dalle primarie del PD all’incarico di Governo di Matteo Renzi, Beppe Grillo nei telegiornali RAI è al 5° posto per ascolti consentiti ai cittadini con 628milioni di ascolti pari al 3,2% del totale, attraverso 191 interventi in voce o citazioni.
Nel periodo che va dall’inizio del Governo Renzi alle elezioni Europee, gli ascolti consentiti ai cittadini di Beppe Grillo sono saliti a 940milioni pari al 4% del totale in 300 interventi, ponendolo al 3° posto nella classifica per ascolti, dopo Renzi e Berlusconi.
Di seguito il link alla conferenza stampa del 6 luglio.
In Calabria si è dovuto modificare la legge elettorale regionale perché i 50 consiglieri erano troppi (in base alla popolazione attuale devono essere al massimo 30), ma nei giorni scorsi il Consiglio regionale nella sua ultima seduta è andato ben oltre e ha approvato una legge elettorale per il rinnovo del prossimo Consiglio che non solo prevede uno stratosferico sbarramento al 15% fatto a posta per quei partiti che, vero similmente, correranno da soli fuori dalle coalizioni come potrebbe avvenire per il Movimento 5 Stelle, non soltanto istituisce l’anomala figura del consigliere regionale supplente, ma quel che è peggio che il tutto avviene diminuendo i collegi da 5 a soli tre coincidenti con le tre provincie di Cosenza, Catanzaro e Reggio. Il tutto condito da primarie obbligatorie per i partiti e per le coalizioni, ma che saranno fatte a spese delle casse regionali, o per meglio dire, dei cittadini calabresi. Una legge elettorale giustamente definita una “truffa” da più parti non solo dal M5S e che, quasi certamente, sarà impugnata dal Consiglio dei ministri proprio per l’eccessiva soglia di sbarramento e per l’anomala figura del consigliere supplente.
Dopo gli arresti di alcuni consiglieri regionali per voto di scambio, dopo l’inchiesta calabrese sui rimborsi erogati ai gruppi in Consiglio regionale che vede ben 44 dei 50 consiglieri sotto indagine per le spese folli (dai gratta e vinci alle tasse personali), con un presidente decaduto a causa di una condanna, certo in primo grado e non definitiva, ma a sei anni e con la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la maggioranza di centro destra che ha (s)governato la regione in questi anni, oggi vara una legge truffa che aumenta sensibilmente lo sbarramento contro il nuovo che avanza.
Senza contare che il “codice di buona condotta in materia elettorale” della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, adottato nella 52esima sessione plenaria della Commissione, a Venezia il 18-19 ottobre 2002 e recepito dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nella sessione del 2003, parla chiaramente che per essere elezioni democratiche il diritto elettorale non deve cambiare a meno di un anno dal voto.
Nel rapporto esplicativo del Codice si legge testualmente che “
La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato e non capirle, specialmente se presentano un carattere complesso; a tal punto che potrebbe, a torto o a ragione, pensare, che il diritto elettorale sia uno strumento che coloro che esercitano il potere manovrano a proprio favore, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio”.
E per essere chiara la Commissione aggiunge che:
“La necessità di garantire la stabilità, in effetti, non riguarda, tanto i principi fondamentali, la cui messa in causa formale è difficilmente immaginabile, quanto, alcune norme più precise del diritto elettorale, in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni. Questi tre elementi appaiono di sovente – a torto o a ragione – come determinanti per il risultato dello scrutinio, ed è opportuno evitare, non solamente le manipolazioni in favore del partito al potere, ma anche le stesse apparenze di manipolazioni.”
In Calabria, invece e a dispetto del Codice di buona condotta, a meno di 6 mesi dalle elezioni, si è cambiata la legge elettorale, si sono ridefiniti i collegi portandoli da 5 a 3, e pure la soglia di sbarramento è stata completamente stravolta e portata al 15% per le coalizioni.
Nel 1993, con un referendum gli italiani si erano espressi chiaramente a favore del sistema elettorale maggioritario. Allora si votò per l’abrogazione della legge elettorale per il Senato e introdurre il sistema maggioritario di tipo anglosassone. Su quasi 48 milioni di italiani andò a votare il 77% degli elettori e la percentuale dei favorevoli al sistema maggioritario fu bulgara: 82,7%!
Ma poi anche quel voto referendario – come spesso è accaduto in questo Paese – fu tradito dalla partitocrazia che approvò invece il Mattarellum che non solo prevedeva ancora che un quarto del parlamento venisse eletto con sistema proporzionale, ma che, mantenendo di fatto la supremazia dei partiti nelle liste proporzionali, consentiva di fatto di scegliere e quindi “nominare”, in ciascun collegio, il “rappresentante” dei partiti.
Noi Radicali siamo per l’uninominale maggioritario perché, come spesso ricorda Marco Pannella, “Uno che deve governare il proprio tempo e il proprio luogo, oggi, è uno che deve rispondere in correlazione importante non solo col mondo animale e quello vegetale, ma anche con quello minerale del sottosuolo, che è uno dei primi problemi”. Aggiungendo che: “Il sistema maggioritario uninominale è il migliore perché può rappresentare non solo l’eletto, ma il complesso, il contesto nel quale l’animale umano si pone, ma deve essercene coscienza e consapevolezza di questo”.
Se si vuole garantire questo tipo di rapporto tra eletto ed elettore, tra eletto e il territorio che esso rappresenta, il sistema elettorale più adatto è senz’altro il sistema uninominale maggioritario in collegi di piccole dimensioni, in maniera che dei candidati si conosca tutto, o come si dice, vita, morte e miracoli. Con un sistema del genere, tra l’altro, gli impresentabili sarebbero subito riconosciuti come tali e i candidati sostenuti da poteri strani che oggi, invece, fanno pesare le tante preferenze che riescono a controllare nei grandi collegi, certamente avrebbero minor spazio.
Per le elezioni del Consiglio Regionale della Calabria si è invece fatta l’ennesima schifezza. La legge rimane decisamente di tipo proporzionale con le preferenze da raccattare in grandi collegi, perché, appunto, i collegi sono stati diminuiti da 5 a 3, corrispondenti alle province, e quindi ingigantiti nel numero di elettori in modo che ad essere favoriti saranno proprio quei candidati sostenuti dalle consorterie locali.
Forse, per il bene della Calabria, si sarebbe potuto pensare a qualcosa di diverso, a una riforma elettorale differente che consentisse ai cittadini di conoscere e di scegliere i propri eletti sul territorio ma, al contempo, che evitasse quel mercimonio delle preferenze che, in Calabria, si trasforma troppo spesso in voto di scambio.
Il sistema elettorale che certo consentirebbe tutto questo, ne siamo convinti, è quello uninominale maggioritario. Anche per le elezioni regionali. I trenta consiglieri sarebbero candidati, con sistema maggioritario a turno unico (chi prende più voti sale) in altrettanti trenta piccoli collegi uninominali in cui dovrebbe essere suddiviso il territorio. Non tre collegi con un’enorme popolazione, ma trenta piccoli collegi.
Il risultato sarebbe duplice: da un lato, quello di limitare le consorterie criminali a contare di meno e solo in alcuni territori e, dall’altro, quello di avvicinare straordinariamente l’eletto all’elettore.
Nei singoli collegi dove ci si conosce e dove si conosce la vita e la storia personale di ciascuna persona, il piazzamento di candidati vicini ai poteri criminali organizzati, come oggi invece avviene, sarebbe assai limitato o, praticamente, impossibile.
Il registro dei testamenti biologici e la battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia portata avanti dall’associazione Coscioni prosegue. Ieri è stato approvato per i cittadini della Capitale, il registro dei testamenti.
Mina Welby, che lo scorso anno è stata a Botricello (CZ) per lo stesso motivo, sentita telefonicamente, letteralmente non sta nella pelle: Piero, dice, ne sarebbe felicissimo! E aggiunge …
Stranamente mi ero vestita con una maglietta stile marinaio e un jeans che non mettevo da anni e che piacevano a lui. La mattina non sapevo che nel pomeriggio ci sarebbe stata la discussione.
Un’ottima notizia: il Consiglio comunale di Roma ha appena approvato questo pomeriggio la nostra delibera di iniziativa popolare relativa all’istituzione di un registro comunale per le disposizioni anticipate di trattamento.
E’ un fatto importante, il risultato della decennale campagna dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni per il rispetto delle volontà individuali in materia di fine-vita. Era il 2009 quando con Beppino Englaro, Carlo Lizzani, Emma Bonino, Marco Pannella e Mario Staderini, consegnammo 8200 firme di cittadini romani, raccolte in soli due mesi, che chiedevano un registro dei testamenti biologici: ci sono voluti ben 5 anni per arrivare all’approvazione, a causa della violazione del Regolamento comunale. L’azione del Consigliere radicale Riccardo Magi è stata decisiva.
Mina Welby a Botricello (CZ) incontra il Sindaco Giovanni Camastra
E’ ora tempo che il Parlamento italiano segua l’esempio dei Comuni (anche a Milano si è ottenuto grazie a una iniziativa popolare da noi promossa!) e calendarizzi immediatamente la PdL d’iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico che 70 mila cittadini hanno sottoscritto e che giace ignorata da oltre 9 mesi presso le Commissioni XII e II in attesa di calendarizzazione. L’esempio di Roma capitale servirà ora agli altri Comuni d’Italia che vogliano istituire il registro (al momento sono 200).
“Il grave atto intimidatorio consumato ai danni del collega Guido Scarpino, cui ignoti criminali hanno incendiato l’auto parcheggiata sotto l’abitazione, rappresenta l’ennesimo episodio del genere di cui è vittima un giornalista in Calabria. Il fatto è sintomatico delle condizioni di difficoltà ed anche di pericolo in cui tanti colleghi sono costretti ad operare nella nostra regione”.
E’ il commento del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, al gesto criminale compiuto la scorsa notte a Paola. La vettura di Guido Scarpino, una Mercedes classe A, è stata cosparsa di liquido infiammabile e incendiata. Scarpino ha lavorato al quotidiano l’Ora della Calabria fino a quando, alcune settimane fa, il giornale ha cessato le pubblicazioni. Ora scrive su “Il garantista”, il nuovo quotidiano arrivato proprio oggi in edicola. “L’Ordine dei Giornalisti della Calabria -afferma ancora il presidente Soluri- nell’esprimere la più piena e convinta solidarietà al collega Scarpino chiede ad investigatori ed inquirenti il massimo sforzo possibile per individuare al più presto gli autori del gravissimo gesto ed invita tutte le forze sane di questa regione a battersi con sempre maggiore convinzione perché vengano affermati i principi della legalità, della democrazia e del rispetto per gli altri. Dal mondo del giornalismo -conclude Soluri- non ci saranno certo cedimenti e chi pensa di intimidire i giornalisti ricorrendo alla violenza sappia che non riuscirà a condizionare chi, con correttezza, professionalità e passione, esercita questa nostra difficile professione”.
#Scuola – Rino Di Meglio (Gilda insegnanti – Federazione Gilda-Unams): Se il governo pensa di levarci gli scatti di anzianità, di aumentare l’orario a parità di stipendio si sbaglia di grosso perché noi siamo pronti alla ripresa del nuovo anno scolastico a lottare per avere condizioni decenti.
Dopo l’incontro a con l’ARAN e i sindacati del comparto scuola per il recupero degli scatti stipendiali, la Gilda tv ha sentito Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti-Federazione Gilda UNAMS che parla di “amara soddisfazione”.
<< finalmente si è conclusa questa tormentata vicenda. Abbiamo sottoscritto il contratto, ad eccezione della Cgil e si è riservata di vedere se il governo manterrà le promesse di aumentare il fondo di istituto, tutti gli altri (sindacati del comparto scuola, ndr) abbiamo sottoscritto questo contratto che, certo, non ci rende felici, ma era il massimo possibile in questo momento. Non ci rende felici perché siamo perfettamente consci dell'operazione non vuole già fatto il governo che ha sottratto alla scuola i risparmi dai tagli derivanti dall'articolo 64 della legge 183, per questa operazione ci ha costretto a scaricarla sull'unica fonte disponibile che era il FIS.>>
La giornalista Paola buongiorno ci chiede allora nel dettaglio quanto troveranno in più nella busta paga i docenti.
<< Questo dipende - spiega Rino Di Meglio -dall'ordine di scuola e dalla posizione stipendiale, comunque mediamente saranno dai 100 ai € 150 netti a seconda dell'anzianità stipendiale. Comunque il recupero riguarda tutti gli insegnanti, anche quelli che non prenderanno immediatamente lo scatto si vedranno abbreviata di un anno la corsa dello scatto successivo. Sempre che il governo non ci riservi qualche altra amara sorpresa ... Verranno dati anche gli arretrati. Cioè a quelli che, nel 2012, dovevano percepire lo scatto verranno dati anche gli arretrati a seconda del mese, del giorno e dell'anno in cui avevano diritto a percepire lo scatto.>>
Quando ci saranno gli scatti in busta paga? Chiede allora la giornalista.
<< questo dipende dalla velocità del ministero dell'economia delle finanze. Penso che, conoscendo i loro tempi, ci vorranno un paio di mesi>>.
Poi la giornalista ancora più esplicitamente chiede se il governo non avrebbe potuto evitare questa lunga contrattazione e dare il dovuto e docenti.
<< Certo che potevano farlo>>, risponde Rino Di Meglio. << E siamo molto amareggiati perché qui, rispetto ai proclami che si fanno di attenzione alla scuola, purtroppo di sostanza ce n'è molto poca. Noi comunque da domani cominceremo la nostra battaglia con tutti i mezzi che iscritti e simpatizzanti ci daranno per riuscire, intanto, a recuperare lo scatto del 2013 che è rimasto fuori; in secondo luogo, per riuscire a ottenere un contratto che sia un contratto economico anche risarcitorio di tutti i danni che abbiamo subito >>.
Poi a proposito del nuovo contratto dei docenti di cui si parla sui giornali e di cui si apprende dalla stampa ti sarà un contratto diverso completamente nuovo a Giornalista vigila tv chiede al coordinatore della Gilda se è in grado di anticipare qualcosa.
<< parla di un contratto completamente nuovo; non capiamo dove vogliono andare, ma se il governo vuole pensare di levarci degli scatti d'anzianità, di aumentare l'orario a parità di stipendio, si sbagliano di grosso perché noi pensiamo che gli insegnanti, alla ripresa del nuovo anno scolastico, saranno pronti a lottare per avere condizioni decenti>>.
Il Governo sta per quantificarne il prezzo
Fa inorridire il giudizio del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa: “significativi risultati”, quasi si possa stabilire una gradazione della tortura, dei trattamenti inumani e degradanti. Hanno accettato “il gioco dei tre metri” dei “treccartari” italiani, in primis il Presidente del Consiglio Matteo Renzi del quale abbiamo chiesto le dimissioni; tre metri quadri a disposizione di ogni detenuto, calcolati chissà come e ottenuti violando altri diritti umani come la deportazione di migliaia di reclusi in istituti lontani centinaia di chilometri dalla propria famiglia.
Secondo la Corte Costituzionale italiana devono OBBLIGATORIAMENTE cessare gli effetti normativi lesivi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo: per questo avrebbero dovuto adoperarsi i poteri dello Stato. Sono cessate queste violazioni? Noi siamo convinti di no, e lo abbiamo documentato con il dossier che abbiamo inviato proprio al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. Condizioni igieniche disastrose, mancanza di cure anche per malati con patologie gravissime, attività trattamentali di lavoro e studio praticamente inesistenti, sofferenze indicibili per i tossicodipendenti e per coloro che essendo troppo lontani non possono più vedere figli, coniugi o genitori: gli atti di autolesionismo, le morti e i suicidi sono l’indice di questo sconforto che spesso arriva alla disperazione.
Il Governo sta per varare un decreto legge “in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali”: vedremo quale sarà il “prezzo della tortura” e della vergogna dell’Italia.
Come Radicali, proseguiamo la nostra lotta per l’amnistia e l’indulto subito! forti dell’attualissima sentenza Torreggiani della Corte EDU e del Messaggio del Presidente Napolitano: ci vuol pure qualcuno che, come Marco Pannella, sappia scorgere e denunciare con forza i segni del degrado democratico che porta con sé i crimini che si credevano debellati già nel secolo scorso.
Sarebbe giusto che, in nome della propria indipendenza, una singola nazione possa violare i diritti umani?
Sarebbe migliore un’Europa dove non ci fossero leggi e giurisdizioni sovranazionali che, indipendentemente dalle volontà degli Stati nazionali, facciano rispettare ai singoli Stati quei diritti umani sanciti e da loro sottoscritti nelle Convenzioni internazionali?
di Giuseppe Candido
In pratica: sarebbe migliore un’Europa della Patrie Nazionali (e magari dei nuovi nazionalismi) o, invece, sarebbe necessario completare la costruzione di una Patria europea dei cittadini?
Credo sia questa la vera domanda che dovremmo porci.
il #Comico e il #Nazionalista
Dalle politiche del 2013 alle europee dello scorso 25 maggio il M5S ha perso ben 2milioni e 800mila voti, passando dal 25 al 21% circa, per colpa – più che di errori – di veri e propri orrori di comunicazione come quelli sulle liste di proscrizione dei giornalisti, sui processi in rete da fare alle diverse caste e agli slogan del tipo “siamo oltre Hitler” associati ai persistenti, quanto inconcludenti, #vinciamonoi.
Non curante di tutto ciò e senza averlo minimamente preannunciato né in campagna elettorale né sulla rete, il Grillo nazionale pensa adesso di fare gruppo a Bruxelles con Nigel Farage, leader britannico dell’UKIP, che è il partito per l’Indipendenza del Regno Unito.
Le alleanze al Parlamento europeo sono necessarie perché, senza appartenere ad un gruppo, con soli 17 parlamentari, non solo è difficile se non impossibile avere tempo di parola, ma diventa difficile organizzare qualunque attività politica.
Dal suo blog, per spiegare a iscritti e simpatizzanti (tra cui finora, purtroppo, mi annovero pure io) l’adesione all’EFD (Europe of Freedom and Democracy), il Grillo nazionale motiva la sua scelta – tra l’altro non ancora accettata ufficialmente dagli iscritti con votazione in rete – scrivendo che, in nome di una non meglio definita “politica di libertà del voto”, – “a differenza dei Verdi e di molti altri gruppi del Parlamento europeo, il gruppo EFD permette alle delegazioni nazionali di votare come ritengono opportuno secondo la propria ideologia, preferenze politiche e di interesse nazionale.
Voto libero in nome del proprio interesse nazionale. E, in quest’ottica, l’adesione al gruppo, per Beppe Grillo, è solo “un matrimonio di convenienza per il reciproco vantaggio”.
Una furberia?
“Il gruppo” – tuona l’ex comico dal suo blog sotto tanto di foto che lo ritrae sorridente con Farage – “è aperto ai deputati che credono in una Europa della Libertà e della Democrazia e che riconoscono la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani e la democrazia parlamentare”.
Poi snocciola il programma che il gruppo dell’EFD sottoscrive congiuntamente: al primo punto c’è la “Libertà e cooperazione tra le persone di Stati diversi”. Il secondo punto, in pratica, è uno slogan: “Più democrazia e il rispetto della volontà popolare”. Populista?
Ma l’idea più esilarante, davvero comica se non fosse anche pericolosa, é quella rubricata alla voce: “Rispetto per la storia d’Europa , delle tradizioni e dei valori culturali. Popoli e nazioni d’Europa” – si aggiunge – “hanno il diritto di proteggere i propri confini e rafforzare i propri valori storici, tradizionali, religiosi e culturali”.
Come se gli orrori del Secolo trascorso non fossero mai avvenuti e come se non fossero stati causati proprio da quei nazionalismi ideologicamente sostenuti dai concetti di identità culturali, identità nazionali e tradizioni culturali.
Per fortuna, il 3° punto del programma si conclude, quasi un po’ a giustificare la precedente, con la seguente frase: il Gruppo rifiuta la xenofobia, l’antisemitismo e qualsiasi altra forma di discriminazione.
Al 4° punto il “Rispetto delle differenze e degli interessi nazionali: libertà di voto”.
Grillo conclude la descrizione dell’EFD scrivendo che, “accettando di far propri questi principi nei suoi procedimenti, il Gruppo rispetta la libertà delle sue delegazioni e deputati di votare come meglio credono”.
E per tranquillizzare gli animi di chi ricorda la Storia, Grillo specifica che “l’UKIP” – il partito di Nigel Farage – “è contro la guerra” e che “si è opposto all’intervento militare dell’UE e del Regno Unito in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria”.
Ma è giusto non intervenire se i diritti umani vengono violati? Sicuramente non tutte le guerre hanno avuto il fine di salvaguardare diritti umani, anzi. Ma sostenere il principio di non intervento è altrettanto assurdo perché significherebbe ammettere la violazione dei diritti umani in nome proprio dell’indipendenza nazionale.
Poi una lista di motivazioni convincere la rete che il M5S farà bene ad allearsi con il partito più indipendentista d’Europa:
“L’UKIP è un’organizzazione democratica, deputati che infrangono la legge o mettono in imbarazzo il partito possono essere espulsi, (Farage, ndr) non è mai stato un banchiere e non ha nulla a che fare con le banche o servizi finanziari, UKIP si oppone alla dominazione tedesca e al controllo della Troika, Farage è contro la dominazione tedesca dell’Europa attraverso il suo potere politico ed economico”.
E se non bastasse: l‘appartenenza al gruppo EFD consente al MoVimento 5 Stelle di perseguire una propria politica distinta per l’energia, UKIP sostiene la democrazia diretta e si oppone all’Euro.
Insomma, a leggere il Beppe Nazionale, sembrerebbe naturale, quasi scontato, che un Movimento come quello da lui fondato si allei con il Partito per l’indipendenza del Regno Unito.
Altro che Europa dei cittadini e altro che patria europea: quello che si propone è un’alleanza col partito dell’indipendenza.
Per Nigel Farage, il cui partito ha avuto eletti 24 eurodeputati, se l’accordo con Beppe Grillo funzionasse, “sarebbe magnifico vedere un rigonfiamento nei ranghi dell’Esercito Popolare”.
E aggiunge: “Se possiamo trovare un accordo, potremmo avere divertimento causando un sacco di guai per Bruxelles”.
Divertirsi causando un sacco di guai a Bruxelles? Possiamo quindi stare tranquilli?
Siamo sicuri che sia tutto così tranquillo, pacifico e divertente con un po’ di libertà di voto – a condire il tutto – sulla base di interessi nazionali?
Personalmente ho provato un po’ di paura; un comico e un teorico delle indipendenze nazionali che si accordano per un “matrimonio di vantaggio”.
Dopo averlo votato alle europee credo di percepire, ahi me in ritardo, le stesse sensazioni che, forse, avranno provato quei 2 milioni e 800 mila cittadini suoi elettori alle politiche ma che, per le sue scorribande elettorali a colpi di #vinciamonoi, hanno deciso di non rivotarlo alle europee. Ci sono arrivato in ritardo.
In pratica, anche Grillo pone al centro del suo ragionamento il “principio della libertà”.
Principio secondo cui l’uomo non può essere un mero strumento, ma un autonomo centro di vita e la sua Nazione il luogo dove radicarsi. Detta così chi non sarebbe d’accordo? Libertà di voto e indipendenza da qualunque visione concordata, dunque ognuno secondo i propri interessi nazionali, quando non di partito.
L’indipendenza nazionale e l’Europa della patrie
Altiero Spinelli, Roma 1908-1986
Bisognerebbe però ricordarechel’idea di un eguale diritto di tutte le nazioni ad organizzarsi in Stati sovrani indipendenti, se da un lato è stata, in momenti specifici della storia, “lievito di progresso” che ha permesso di “estendere alle popolazioni più arretrate le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più civili, essa portava però in sé i germi dell’imperialismo capitalista che la generazione passata ha visto ingigantire sino alla formazione degli Stati totalitari e allo scatenarsi delle guerre mondiali”.
Altiero spinelli ed Ernesto Rossi – con il loro manifesto di Ventotene scritto durante il confino nel 1941 – ci ricordano ancora oggi che “la crisi della civiltà moderna” cominciò proprio così.
Fu così infatti che,
“La nazione non era più considerata come lo storico prodotto della convivenza di uomini”, ma presto divenne invece “un’entità divina”, “un organismo” che doveva “pensare alla propria esistenza e al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri potevano risentire”.
E per questo scrivevano che “lo Stato, da tutelatore della libertà dei cittadini” si era trasformato in “padrone di sudditi”.
Anche oggi come allora – magari con l’aiuto della rete ad amplificare le idee del capo – si vorrebbe affermare “l’eguale diritto di tutti i cittadini alla formazione della volontà dello Stato” mettendo pericolosamente in discussione, ancora una volta, la democrazia parlamentare della rappresentanza.
La Resistenza italiana di Renato Guttuso
Nell’ottica dell’indipendenze nazionali, è ovvio che uno Stato tanto più sarà uno Stato forte quanto più avrà voglia di espandersi, di consumare territorio vitale e risorse ambientali, senza curarsi del danno arrecato agli altri Stati e alla comunità della specie umana.
Oggi invece abbiamo Nigel Farage e Beppe Grillo che, anche a colpa di una Europa federale mai realizzata, inneggiano alle indipendenze nazionali. Dall’altro lato Jean Marie Le Pen con Matteo Salvini.
Bisognerebbe rileggerlo attentamente quel manifesto di Ventotene. Anche oggi possiamo dire che “il potere si consegue e si mantiene non semplicemente con la furberia, ma con la capacità di rispondere in modo organico è vitale alla necessità delle società moderna”.
Dovremmo convincerci che il vero problema dell’Europa rimane ancora “la definitiva abolizione della sua divisione in Stati nazionali sovrani”.
È stata realizzata la comunità economica, abbiamo una moneta unica, abbiamo trattati e patti fiscali, ma non abbiamo ancora realizzato il sogno federalista degli stati uniti d’Europa: un’Europa dei cittadini, con un esercito comune, una politica estera comune e, magari, un presidente eletto che possa nominare dei ministri con competenze concrete. E con diritti umani inviolabili comuni.
Ernesto Rossi, Caserta 1897 – Roma 1986
Nel 1941 Ernesto Rossi e Altiero Spinelli notavano come già fosse “dimostrata l’inutilità, anzi la dannosità di organismi sul tipo della Società delle Nazioni (cui pure Grillo evoca oggi quando parla di tutele di diritti umani e di ambiente) che pretendeva di garantire un diritto internazionale senza però avere una forza militare capace di imporre le sue decisioni e rispettando la sovranità assoluta degli Stati partecipanti. Assurdo è risultato” – scrivono ancora nel manifesto per un’Europa libera e unita – “il principio del non intervento, secondo il quale ogni popolo dovrebbe essere lasciato libero di darsi il governo dispotico che meglio crede, quasi che la costituzione interna di ogni singolo Stato non costituisse un interesse vitale per tutti gli altri paesi europei”.
Sì, credo che dovremmo proprio rileggerlo attentamente quel manifesto di Ventotene. Un documento che deve essere conosciuto soprattutto a chi si vuole occupare di Europa.
La federazione europea anche oggi sarebbe
L’ “Unica concepibile garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani si possono svolgere su una base di pacifica cooperazione in attesa di un più lontano avvenire in cui – scrivevano già nel 41 Rossi e Spinelli – diventi impossibile l’unità politica dell’intero globo”.
Palazzo Altiero Spinelli, sede del Parlamento europeo a Bruxelles
Problemi come quelli ambientali, problemi come quelli del lavoro, dell’immigrazione non possono certo essere affrontati dai singoli Stati nazionali, indipendentemente da interessi comuni alla specie umana, neanche solo all’Europa. Mentre Gaia, il nostro martoriato pianeta, avrebbe bisogno di soluzioni globali, Beppe nazionale si allea con Nigel Farage e il partito dell’indipendenza del Regno Unito. Comico, per non dire tragico.
Credo che anche oggi,
“La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale” – non certo oggi nuovissima – “linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico cioè la conquista del potere politico nazionale – e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo, e risorgere le vecchie assurdità – e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale”.
Personalmente sono fermamente convinto che ancora sia così.
Possiamo pensare di governare fenomeni come i cambiamenti climatici e disastri ambientali globali con l’indipendenza nazionale? Con il diritto di ciascun popolo a fare come meglio crede in materia di diritti umani come vivere in un ambiente salubre?
Di cosa parliamo quando, nel presentare programma dell’EFD, Grillo scrive che, “accettando di far propri i principi di indipendenza nazionale, nei suoi procedimenti, il Gruppo rispetta la libertà delle sue delegazioni e deputati di votare come meglio credono”.
L’assenza di una visione di gruppo, di un’idea comune, è sicuramente limitante.
Come possiamo occuparci di immigrazione e di flussi migratori? Con le indipendenze nazionali che neanche il Dalai Lama chiede più per il Tibet?
Pannella, i Radicali e lo scontro tra Stato di Diritto, Diritti Umani e la Ragion di Stato in Italia
Anche oggi servirebbe portare a compimento quegli Stati uniti d’Europa immaginati da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, perché ancor oggi necessari – insieme agli stati uniti di Cina e Africa – “alla costruzione di un organismo mondiale” delle democrazie che superi, appunto, il concetto di diritto di veto e del principio di “non intervento”, quando diritti umani considerati inviolabili vengono invece violati proprio dagli Stati nazionali.
Vorrei ricordare a Beppe Grillo, si volesse occupare davvero di diritti umani, quanto diceva sant’Agostino: I regimi politici non rispettano la legge che si sono dati e diventano magna latrocinia.
L’Italia, anche grazie all’indifferenza del Movimento 5 Stelle e del populismo dei suoi leader, continua a rimanere un Paese canaglia, pregiudicato da trent’anni davanti alla Cote Europea, per violazione dei Diritti Umani sanciti nella convenzione e nella nostra stessa Carta costituzionale. Un Paese in cui il ladrocinio del diritto è diventato una prassi.
Lo scorso 28 maggio è scaduto l’out-out datoci dall’Europa per metterci in regola. Ma noi siamo oltre Hitler. Cosa vuoi che sia una condanna per tortura?
L’Italia non si accorge delle sue Shoah. In questo paese si continuano a massacrare leggi, si continuano a violare diritti umani inviolabili, e non si smette neanche quando tutto ciò viene sottolineato direttamente dal Presidente della Repubblica come obbligo giuridico. Non come un qualunque dovere morale, ma come un obbligo giuridico.
Da militante del Partito Radicale Nonviolento, devo confessarlo, ho avuto un po’ di simpatie non tanto per il Beppe nazionale, ma per i cittadini del movimento perché volevo – in qualche modo – dare un voto utile ad abolire la casta, un voto contro la partitocrazia. L’ho fatto e, lo scorso 25 maggio, quando i Radicali per scelta hanno deciso di non candidarsi perché ritenevano e ritengono illegali e non democratiche queste elezioni. Ho dato fiducia alla cittadina Laura Ferrara, cosentina e avvocato tra i 17 dei 5 stelle eletti a Bruxelles, ma me ne sono pentito; e proprio in virtù di quel principio della libertà di scegliere, scelgo candidamente di abbandonare anche soltanto l’idea che un movimento neo-reazionario, così come si va oggi configurandosi quello dei pentastellati, sull’onda populista possa servire a migliorare le sorti di questo sfortunato Paese.
Paolo di Tarso
Spes contra spem: contro queste piccole speranze di cambiamento e contro la perdita di ogni speranza, la Speranza vera, quella con la “S” maiuscola, oggi, è più in Pietro che in Cesare, oltreché ovviamente nella continuità dei padri con i figli.
Come sottolinea Marco Pannella da più tempo, abbiamo il Presidente del Consiglio che, su carceri e giustizia, rappresenta ufficialmente una posizione anti CEDU e, soprattutto, contro quel messaggio del Presidente della Repubblica, atto formale fatto anche quale massimo magistrato della Repubblica in termini di diritto.
Volesse Grillo occuparsi di diritti umani in Europa, potrebbe ricordasi delle sistematiche violazioni dell’articolo 3 e dell’articolo 6 della Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo e chiedere al suo movimento di rispettarli collaborando varare subito un provvedimento di amnistia e indulto. Non come atto di clemenza, ma come obbligo per lo Stato di diritto.
Per dirla alla Pannella, in questo triste panorama di comportamenti sovversivi contro le massime giurisdizioni europee e nazionali, ci si può aspettare più da questo Papa, il Papa che ha voluto assumere il nome di Francesco e che, in un batter d’occhio, ha abolito il reato di tortura e l’ergastolo dal diritto canonico. Noi, invece, proseguiamo nel violare l’articolo tre della CEDU: tortura!
Tradotto, Spes contra spem, significa “Speranza contro la speranza”. Marco Pannella, che in digiuno prosegue a dare lui corpo alla speranza, manda un messaggio al Papa e gli chiede come poterlo aiutare ad essere speranza:
«Si, in effetti non voglio parlare d’altro, ma nel contesto anche interno nostro, sicuramente sono alieno o comunque oggi pongo un problema di altro. A me pare, continua Pannella, che altri da me potrebbero subito dirci: dove viene fuori quella cosa … spes contra spem? Dov’è?»
I compagni della direzione del Partito Radicale sempre meno capiscono dove Marco voglia andare a parare. In effetti, la citazione che, con un messaggio di 25 minuti, Marco Pannella direttamente rivolge non solo a Papa Francesco ma anche al Presidente Napolitano è di un passaggio della Lettera inviata ai Romani da Paolo di Tarso, l’apostolo che, in riferimento all’atteggiamento di fede di Abramo, scrisse che:
“Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. (San Paolo, Lettera ai Romani, 4,18)”.
Spes contra spem, sono pure le parole che usò Giorgio La Pira manifestando nei confronti di Giovanni XXIII la speranza che si potesse aprire un futuro di pace.
Oggi, secondo Wikipedia, la locuzione è utilizzata per descrivere l’atteggiamento di chi coltiva una fede incrollabile in un futuro migliore, e non abbandona l’aspettativa, anche quando le circostanze concrete sono così avverse da indurre a credere, al contrario, alla perdita di ogni speranza.
Quella speranza che, sempre di più, Marco ripone nel Pietro d’Oltre Tevere piuttosto che nel Cesare delle catacombe.
“Me lo sono sognato? A quale testo ci riferiamo? Nessuno?” – domanda. “Nada? Volevo questo aiuto”, dice.
Marco ridacchia un po’ e rincara la dose:
« Dunque, Spes contra spem, e oggi abbiamo la spem contra spes. Bisogna aiutare Papa Francesco – esclama – a riflettere un tanto su questo. Tutto qua. ».
Poi continua:
« Allora, non è uno scandalo che forse questa è l’unica sede nella quale” – prosegue con un po’ d’ironia – “viene sollevato “chisto” piccolo problema, quasi lessicale, all’interno di chi può avere un ripiegamento quasi chierica, clericale, nel leggere le cose del mondo. Non è il caso che questo da’ la misura. Io ridico oggi che sto lottando ma dovrei dire, credo da anni, con altri, con un richiamo quasi quotidiano, quasi sommesso, quasi – altri direbbero – da biascicamento da preghiera, “spes contra spem”. E qua c’avemo tante spem, una follia di spem che viene fuori, ognuna, contra spes. Fermati spes, c’è quest’altra cosa. Guadagniamo un poco di tempo. … Poi non mettiamo nel conto che il divieto del dibattito, del dibattito civile, del dibattito della specie umana abitante sul territorio italianofono. Sta roba – dice Pannella – manco viene fuori un momentino. La spes qual’era? Qual’è quella di riferimento possibile? Magari è quella che in modo diverso nelle varie epoche, nei vari momenti, se ha voce specifica ha voce. Ha voce se può essere ascoltata. E a voce a che punto siamo? Devo dire che la spes, lo sto sottolineando perché sembrerebbe utile, oggi rispetto a vent’anni fa, mo c’abbiamo che quasi tutti gli “importanti”, quasi tutti, sembrano adesso loro avere il tempo di scrivere bene, di pubblicare, quello che, come nostra singolarità animale quasi, come nostra singolarità storica siamo andati scrivendo con le nostre vite, con le nostre parole. Con i nostri morti, con i nostri viventi, con i nostri compresenti.
Ma vorrei proprio dire: di che cazzo di Spes altrimenti ci si dovrebbe occupare in questo momento anche secondo le Parole, con la P maiuscola, anche le Parole di chi parla in nome della religiosità laica, statuale, cesarista. Sembra quasi che sono cose che mi vengono di notte. Poi l’Osservatore Romano, ma poi io insisto, l’altro giorno anche con il carissimo Fausto (Bertinotti, ndr), in fondo mentre gli dicevo: senti, ma sto problema della classe … della “classe”. La classe, quella vera, quella tua, quella vostra, la classe, dove se n’è iuta?
Però, tu sei qui (dicevo a Bertinotti, ndr), perché sai che noi siamo riusciti a essere e a esprimere classe, proprio noi, la classe quella dei comunisti, quella dei marxiani, quella dei marxisti, quella dei marxologi, e sempre più siamo questo. Tant’è vero che sembrerebbe quasi che parlando e rivolgendoci a Fausto, visto che sono appunto … in quel momento sto pensando, invece di parlare, che so’ io, con Padre Lombardi, per non dire con Papa Francesco e, nella mia furbizia, gli faccio quel discorso della classe, tale e quale, traducibile e che è la gente.
Che è quello che io ricordo continuamente abbiamo vissuto, non sappiamo per quale merito, il carattere di essere i più comuni!Le più bestie comuni, rispetto a tutte le altre che cerano. E, nell’esser comune la gente, con quella specie, su quel territorio, con quel linguaggio, ci riconoscono, ci riconoscevano. Insisto: che si parli con Fausto, o si parli qui dentro, il problema della forza comune della parola che è quanto sempre viene sottovalutato perché c’è il terrore: mamma mia, quanti di noi ci cadono? Il regime ?La scusa, il nome di cui abbiamo bisogno per evocare le nostre inefficienze, le nostre debolezze. Il regime, il male. Il diavolo. E via dicendo. Beh, sappiamo che la storia sta dicendo non proprio questo. Se è evero come è vero che il problema si pone, lo pongo all’ottimo Presidente (della Repubblica, ndr): è vero che il comunicato, contrariamente a quello che si pensa, il comunicato che fanno è sempre “burocratico”, anzi, proprio perché è falso, appunto, quando è burocratico si possono poi fare degli esempi di quando, sei mesi prima di morire, uno dei personaggi più influenti nel Quirinale, sei mesi prima di … (morire, ndr), lui riuscì anche come tornò a riuscire durante le settimane delle riunioni al Senato grazie a Schifani, riuscirono a venir fuori già segnali importanti sul fatto che, anche a livello formale, ci si apprestava a definire “obblighi” … come s’è trovato poveretto?
Li ha definiti obblighi, lui stesso come linguaggio, parla del sovraffollamento. Ma che stronzata! Che improprietà. Qual’è il problema sul quale tu stai intervenendo? Sul sovraffollamento. Sei a livello del grande Zaia, che me pare che proprio in queste ore va dicendo non so quali altre belle stronzate leghiste a proposito di problemi della gente veneta e di tutta l’Italia. Risponde a livello del termine affollamento. Ma che affollamento. Il problema se c’è l’affollamento non è che bisogna vuotare, bisogna accrescere il numero delle carceri.
L’ha detto ieri il grande Zaia. Noi però, appunto, ci troviamo adesso in questa situazione. Io sono convinto che se avessi parlato in un contesto che poteva comportare qualche centinaia di migliaia di famiglie, quindi qualche milione di ascoltatori, poteva succedere un bel casino domani. Com’è la cosa? La speranza… spes contra spem. Quale? Spes oggi la scrivono i presidenti della Repubblica, gran parte de li cardinali quando scrivono, vogliono scrivere, perfino gli intellettuali di sinistra indipendente o non so come capperi si chiami. La si sente dire anche da Cozza, o come si chiama… Crozza, scusate. Ma il problema è questo, il vero problema è più semplice, che non può dirsi. Perché se dico, com’è quella cosa? Spes contra spem, subito … tutti contro. Eppure, lo dico con amore. Lo dico con amore a Papa Francesco: credo che tu sai che questo è il dovere che sto esercitando, quindi l’umiltà di qualcuno che vuole sperare di potere aiutare con te la Spes contra la spem che sta trionfando. Per il momento finisco qua. Scusateci. Sicuramente è molto poco, ma questo è il senso della nostra lotta e, infatti, ormai la cosa è quasi divertente. E orami, se non ci sta attento lo stesso Presidente, se continua a parlare dell’affollamento che non centra un cazzo. Con quello che lui dice (nel messaggio alle Camere, ndr), non centra una fava. È l’epifenomeno, ipofenomeno. L’abbiamo previsto, per scongiurarlo, e di conseguenza urge a livello lessicale: affollamento. Come fai? (Punta il dito verso la camera, Pannella per riferirsi al Presidente) Tu hai parlato di quegli obblighi, e non trovi lessicalmente il modo di evocare quelle urgenze e quegli obblighi ai quali tu stai dando Parola? Tu Presidente e tu Papa. Per il momento dico: questo è il punto in cui siamo per cui il vero problema è che nelle ultime quarantotto ore, sono sicuro, aumenta la forza di quello che noi avevamo già individuato. Volete vedere che sono riusciti, sarebbero riusciti, negli ultimi giorni, a ridurre direi a sotto zero il tempo in cui qualcuno ha potuto ascoltarmi. Proprio diminuito. Come se fa a diminuì ancora? Non parliamo di Emma. Non parliamo di tutti quanti. Ma in una situazione nella quale non viene il dubbio, perché proprio siamo quasi a una caricatura degli anni ’30, 1920, ’30, ’40.
Nel senso che si ripete in modo quasi grottesco, quasi una satira: le posizioni che storicamente sono state vincenti, quelle, oggi sono quelle ufficiali della storia istituzionale. Con un però. Per tutti i media italiani, ma parlo soprattutto quindi l’audiovisivo, tutti quelli italianofoni, cazzo: è come se fossero gli editori unanimi, d’accordo alla lettera: ci deve andare il 35% di Grillo, ci deve andare il 35% di quello là, come se chiama, de Renzi, ci deve andare il 35% di quello che resta. Che è appunto, a ri-ciccia. Ed è fatto, e su questo non si accettano, come dire, eccezioni.
E c’è qualcuno di quelli un po’ più strutturalisti di noi, socio-economici eccetera. Uno che dice: ma come cazzo è possibile che, tutti quelli che sono gli editori di sta roba, sono tutti assolutamente d’accordo a tal punto che rischiano di essere contro producenti.
Perché se vai a una (trasmissione, ndr), vai all’altra delle case editrici, hai esattamente il rischio che lo stesso eccesso. A tutte le ore li vedi: quello là in quel modo, quell’altro nell’altro modo, e quell’altro ancora a fare il … e poi anche questa uniformità di linguaggio, di lessico, nello scegliere – giorno dopo giorno – le cose che possono essere più attuali. Questa è una considerazione.
E come mai, quindi, il fatto benedetto che il nostro contributo al “conoscere”, davvero, continua a essere un riflesso loro, quasi ormai giustificato. Non bisogna toccare la comunicazione come è andata negli ultimi cinquant’anni. Guai, perché se poi si permette, si consente di ascoltare un po’ di più per qualche giorno quelli lì, succede un casino che non ci si può permettere. Come, appunto, rispetto al popolo cattolico, al popolo comunista, al popolo, diciamo, qualunquista: guai tornare a questi. L’unico problema che non se pote (parlare, ndr), e quindi far vivere in realtà quello che sto evocando: invece di un migliaio di persone, di una cosa, avere una propria manifestazione, diciamo del potere, che è di stampo sconosciuto. Cioè, ci sono delle cose che non possono essere permesse e, semmai, quindi, da trattare con gli esorcisti. Che è quello che sempre di più vediamo attorno: c’è quasi l’esorcismo nei confronti del conoscere, un po’ più, quello che accade e viene proposto. Cioè una realtà nella quale da vent’anni, non è un caso, non credo che ci sia stato un solo dibattito, lo ripeto, uno solo, conoscitivo sulla nonviolenza. Perché se tu dici a dieci milioni di persone quello che noi diciamo a cinquecentomila, sono convinto che lì, quei dieci milioni, impazzano di ragionevolezza, di conoscenza, di rinnovamento. E questo deve essere impedito. Questo lo si sta impedendo. Però, puttana Eva, adesso voglio vedé se quella cara Eva alla quale devo che me da’ delle mele in questi giorni. … Ma si può andare oltre … le mele, Mele. Con le quali questi giorni ho trovato un sistema che bevo e faccio lo sciopero della sete. Invece dei cappuccini ho messo a regime le mele di Eva. Va bene? E sorridendo su questo, però torno a dire: non è possibile. Papa, se te posso aiutà? Nun è possibileeeee! Non è possibile che, semplicemente questa storia che evoco, che è vostra, che è tua e noi dobbiamo vivercela senza consapevolezze, sulla fede, sulla speranza, speranza: Spes contra spem. Oggi c’è spem, spem, spem … spemerda. Costantemente, al posto della singolarità scandalosa, gioiosa, e commovente della Spes contro spem, nella politica.
Oggi qui, noi vogliamo dare corpo, aiutarti a dare corpo e parola a te e a Fausto Bertinotti, per la Classe, per l’Umanità, dare forza a questa generazione di essere una generazione saggia. Come dicevamo della terza generazione di liberali. L’Unità che a noi interessa non è quella di generazione che viene non si sa come, ma l’Unità che viene da padre e madre in figli e che, a questo punto, è quella che riesce ad avere i tempi dei valori, i tempi della speranza, i tempi della scienza. Sarà poco, ma a me me pare che è quello che sta succedendo. »
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