
di Giuseppe Candido
Considerando i recenti mutamenti del panorama politico italiano in cui si sente sempre più parlare di “uscita dall’euro” mi permetto di riproporre un mio articolo già pubblicato su il Domani della Calabria il 28.10.10 e in cui sostenevo il rischio, anche in Italia, dell’affermarsi dei nazionalismi a discapito di un ideale di patria europea.
L’ideale europeo è sempre più in palese crisi e la domanda se sia meglio un’Europa delle patrie o piuttosto, per come avrebbero desiderato i padri costituenti, una Patria europea, non sembra anacronistica, anzi ritorna quantomai attuale. Nel loro “Manifesto di Ventotene”, uomini del calibro e della tempra morale come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi immaginavano un’Europa libera e unita, diversa da quella che oggi vediamo realizzarsi.
Bisogna ricordare cosa scrivevano in quel documento passato poi alla storia come carta fondatrice dell’Europa: “L’ideologia dell’indipendenza nazionale è stata un potente lievito di progresso; ha fatto superare i meschini campanilismi in un senso di più vasta solidarietà contro l’oppressione degli stranieri dominatori (…). Essa portava però in sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto ingigantire fino alla formazione degli Stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali”. In quel manifesto già allora si riconosceva palesemente quello che era stato il pericolo degli Stati nazionali e che poneva la necessità di una “comunità europea unita”. Forse non tutti sanno che sia la bandiera blu con le stelle rappresentative degli Stati Membri sia l’inno alla Gioia sono stati cancellati. E con essi la possibilità di chiamare leggi le direttive e la possibilità di avere un Ministro degli Esteri europeo che invece è stato declassato ad “Alto rappresentante”. Il costituzionalista Giovanni Tesauro ha sottolineato come per la prima volta della storia dell’integrazione europea, si è fatto un passo indietro anziché un passo avanti. Tutto ciò mentre i sondaggi di “Eurobarometro” evidenziano invece che l’idea di un’Europa basata su un progetto costituzionale sia largamente maggioritaria nell’opinione pubblica. Insomma, abbiamo detto “addio” ad un’Europa federale, “addio” al diritto di cittadinanza. Dell’Europa di Spinelli e Monet rimangono solo scambi commerciali e i “vantaggi” della moneta unica. Mentre per qualunque decisione riguardante i così detti “temi etici” questa potrà essere impedita anche da un singolo Paese Membro. Non era certo questo il progetto di Monet e di Spinelli. Il pericolo che il processo d’integrazione si svilisca e che si rafforzi quello di un’Europa fatta di Stati nazionali è estremamente attuale. E a denunciarlo dalle colonne di Le Monde, il noto quotidiano francese, è Charles Kupchan, docente di relazioni internazionali alla Jorge Town University, con un articolo dal titolo eloquente: “L’erosione dell’ideale europeo è preoccupante perfino dagli Stati Uniti”. È così che ci vedono dall’America. E se ciò non bastasse l’incipit dell’articolo di Kupchan è ancora più chiaro: “L’Europa è in agonia. Non una morte spettacolare né improvvisa, no. Ma un’agonia così lenta che uno dei prossimi giorni noi americani, guardando dall’altra sponda dell’Atlantico, forse scopriremo che questo progetto di integrazione europea che era scontato da mezzo secolo a questa parte, ha cessato di esistere”. Per questo docente americano però, “Il declino europeo” è soltanto in parte economico. “Numerosi Stati membri dell’Unione pagano un pesante tributo alla crisi finanziaria e i debiti pubblici colossali insieme alla salute precaria delle banche europee non lasciano presagire nulla di buono. Eppure questi mali sembrano essere benigni rispetto ad un male ancora più grave: dal Londra a Varsavia, passando per Berlino, l’Europa subisce una rinazionalizzazione della vita politica e i suoi Paesi membri reclamano la sovranità che un tempo sacrificavano volentieri in nome di un’ideale collettivo. Per molti europei – scrive ancora Kupchan – quest’interesse comune non ha manifestamente più alcuna importanza. Al contrario molti europei si chiedono cosa fa per loro l’Unione e se ne vale la pena”. Se esiste un’europa economica, sia pure con le sue difficoltà, di fatto manca ancora un’Europa della cittadinanza. Osserviamo invece il nascere e l’affermarsi di partiti nazionalisti in tutta Europa: dal Belgio alla Francia, in Germania come in Olanda e in Inghilterra. E l’Italia non sembra essere esente da questo fenomeno. Anche da noi, e anche nel mondo politico, sempre più frequenti si fanno le posizioni euro-scettiche. Per cui, oltre a chiedersi come fare affinché la “zona euro” non fallisca evitando un’Europa a due velocità c’è da chiedersi come rinsaldare, nei cittadini, quell’ideale del bene comune collettivo che sembra essersi perso. Altrimenti, se questa tendenza si confermerà, se l’Europa dei singoli stati nazione prevarrà sul concetto di Unione Europea federale e federalista, se il sogno degli Stati Uniti d’Europa rimarrà tale e soltanto utopico, tutto ciò rischierebbe di compromettere quello che Kupchan definisce “una delle realizzazioni più formidabili e improbabili del XX Secolo: un’Europa integrata, in pace con se stessa, desiderosa di mostrare la potenza di un insieme unito”.


