di Giuseppe Candido
Nota pubblicata sotto forma di lettera su Il Quotidiano della Calabria del 23 marzo 2013 .
Serve un’Europa delle patrie, delle banche e dei tecnocrati o una vera patria europea libera e unita? Molto spesso si è creduto in passato, e ancora oggi qualche volta si crede, che quando dentro gli Stati fosse stato realizzato un ideale di democrazia questo, assieme alla pace, si sarebbe instaurato anche tra gli Stati. Oggi sappiamo che così non è stato, sappiamo che la peste italiana della mancanza di diritto si sta espandendo e sappiamo pure che quel processo di integrazione europea si è arrestato all’unione monetaria. Una base culturale certa da cui poter partire per capire il cosa fare per un Europa a 5 stelle degna di essere considerata Patria europea dei cittadini, è rappresentata sicuramente da quello che i giornalisti viennesi chiamarono Manifesto di Ventotenescritto al confino nell’isola da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941. Chi la crede superata non sa come veramente nasca un’idea destinata a durare né cosa sia un classico perché, in quell’opera, vi è inciso “un messaggio che trascende quelle specifiche circostanze dell’epoca in cui fu scritto e vale per altri tempi e circostanze”.
Proprio per non aver saputo elaborare sino in fondo l’ideale racchiuso in quelManifesto, l’Europa rischia di scivolare in miserie economiche e sociali gravi come, o anche peggio, di quelle già viste in passato. I principi contenuti nel progetto Per un’Europa libera e unita sono semplici e chiari: esercito unico federale; unità monetaria (realizzata sì, ma senza una banca federale europea capace di garantire debito degli Stati); abolizione barriere doganali e delle limitazioni all’emigrazione tra gli stati appartenenti alla Federazione; rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali; politica estera comune.
L’Europa di oggi invece, dopo un inizio positivo, ha subito un rallentamento e una inversione del processo di integrazione europea. Dalla Patria europea e dagli Stati Uniti d’Europa si sta tornando indietro all’Europa delle sole banche, delle Patrie e dei nazionalismi sovrani. Un esempio: il bilancio europeo viene tagliato con l’accordo del governo Monti che porta a casa per l’Italia solo qualche spicciolo ma nessuno ha reagito a questo anche se il nostro Paese sarà, per ciò, impegnato a contribuire per 4 miliardi di euro l’anno per il prossimo settennio (per un totale di quasi 28 miliardi di euro) ma che ci vedrà portare a casa, nello stesso periodo, solo 3,5 miliardi di euro di contributi europei. I tecnocrati si sono sostituiti al diritto, si è cancellato persino l’inno alla gioia come inno Europeo e, nel 2010, pure la bandiera blu è stata abolita perché, si diceva, poche erano diventate le stelle ma, di fatto, quella bandiera non è mai stata sostituita, sino ad arrivare alla limitazione, come avvenuto qualche tempo fa, della libera circolazione delle genti. Siamo davvero alla negazione della zona Euro e del processo d’integrazione o c’è speranza ancora di rinsavire? Siamo infangati nell’europa Franco-Tedesca in cui la Germania si rifiuta di assumersi responsabilità e continua ad affermare che “la politica d’austerità ha funzionato in Germania e che quindi deve essere applicata ovunque perché non si può violare il patto di stabilità”. Un palese falso passato per verità perché, proprio la Germania, violò per prima il patto per dare al proprio paese, assieme all’austerità, un incremento alla crescita e allo sviluppo. Ma di questo non si discute, le trasmissioni di approfondimento non ne parlano. Dove stiamo andando a parare? Questo tipo di politiche anti europee, se non adeguatamente contrastate, non solo rischiano di disintegrare il processo d’integrazione europea ma di lasciare, nel frattempo, in una situazione di caos l’intera area Sud del Mediterraneo dove Cipro rappresenta solo la punta dell’iceberg emergente. Dopo la campagna per le politiche passata a discutere dell’Imu che tutti avrebbero voluto restituire, c’è da chiedersi seriamente cosa sarà per le prossime elezioni europee e di cosa si discuterà. Di referendum per uscire dall’euro? Quelli de il Manifesto di Ventotene, ad esempio, sarebbero dei punti di dibattito estremamente qualificanti, cui sicuramente poter aggiungere discussioni importanti su materie da gestire in seno federale quali, ad esempio, la tutela dell’ambiente, la promozione micro capillare (contro le mega strutture eoliche) delle energie rinnovabili e dei limiti da imporre al consumo, non più sostenibile, di suolo. Pensiamo solo al risparmio sui costi militari che tutti gli stati avrebbero da un esercito unico federale: pur dovendo aumentare i trasferimenti all’Europa per l’esercito comune, il risparmio per gli Stati che oggi pagano 27 inutili eserciti sarebbe enorme!


