Rita Bernardini, in sciopero della fame dal 4 marzo per chiedere allo Stato e al Governo di dare ascolto al messaggio di Napolitano e discutere un provvedimento di amnistia e indulto anche mirato ai reati legati alle droghe leggere, ha iniziato la sua quarta disobbedienza civile “specifica” per la cannabis terapeutica e ha piantato, sul suo balcone romano, ben 50 piantine di marijuana (anche se nessuno ne parla) con la finalità, dichiarata, di cederle ai malati che ne hanno diritto. Ma è davvero lungo l’elenco delle disobbedienze di Rita e la sua fedina penale altrettanto nutrita di condanne, assoluzioni e prescrizioni.
Leggi il messaggio inviato alle Camere dal Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano
Dalla mezzanotte del 10 febbraio Marco Pannella è di nuovo in sciopero della fame (per ora, solo della fame, ma è pronto ad aggravare anche con lo sciopero totale di fame e sete) affinché lo Stato italiano, uno Stato in cui – per Pannella – “il crimine è diventato parte fisiologica e non più solo patologica del regime che vige nel nostro Paese”, rispetti gli obblighi enunciati dal Presidente emerito Giorgio Napolitano nel suo messaggio inviato, secondo l’articolo 87 della Costituzione, alle Camere l’8 ottobre 2013 e perché anche il Presidente Mattarella possa operare nella stessa direzione e, come dice Pannella, con lo stesso “animo sturziano”. Quando annuncia l’inizio del suo ennesimo sciopero della fame dalla rubrica radio carcere di Radio Radicale, Pannella è indiavolato. Quelli cui assistiamo in televisione sulla corruzione e sulla giustizia, per lui, sono dibattiti tra soci. Soci nello spartirsi il bottino. Nel 2007, spiega agli ascoltatori, Rita Bernardini aveva già previsto tutto quello che oggi emerge dall’inchiesta “mafia Capitale”. D’altronde la criminalità organizzata deve reinvestire i profitti illeciti e lo fa dove c’è più convenienza: a Milano, a Roma.
Carlo Nordio, ricorda Rita Bernardini, il Procuratore della Repubblica di Venezia che si è occupato delle indagini sul Mose, ha spiegato chiarissimamente che per combattere la corruzione non servono nuove leggi, non serve aumentare le pene e allungare i termini di prescrizione, ma che è sufficiente applicare le leggi che già esistono e rendere la giustizia più celere in modo che i processi si celebrino in pochi mesi anziché in molti anni.
Come ha spiegato altrettanto chiarissimamente il primo Presidente della Cassazione Giorgio Santacroce in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario lo scorso 14 febbraio, se anche per ipotesi non si aggiungessero ulteriori nuove cause, per evadere l’arretrato giudiziario penale ci vorrebbero tre anni e mezzo per la sola Cassazione, altri due anni per i giudizi pendenti in appello e oltre una anno per quelli in primo grado. Dopo 40-50 anni di partitocrazia, per Marco Pannella, c’è una caratteristica da tenere presente: la corruzione che oggi dilaga è corruzione della carne di uno Stato in cui non è possibile parlare della realtà della giustizia italiana e in cui, come si muove una procura della Repubblica sono a decine i politici ad esser scoperti, fermati, arrestati.
Il paradosso di uno Stato che condanna i suoi cittadini perché disobbedienti alle leggi e, lui stesso, si rende criminale nel non rispettare le sue stesse leggi emerge evidente dal confronto delle parole del Ministro della Giustizia Orlando con quelle del Primo Presidente della Corte di Cassazione pronunciate durante i rispettivi discorsi tenuti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Se per il Ministro Orlando, “gli effetti dei provvedimenti legislativi adottati (dal Governo, ndr) sono desumibili, in primo luogo, dalla rilevante diminuzione del numero dei detenuti presenti in carcere, contemporaneamente sono aumentate le misure alternative alla detenzione sino ad arrivare, al 31 dicembre 2014, a 31.962. Dico questo – aggiunge Orlando – per rispondere con i numeri a chi ha più volte parlato di un indulto mascherato. Questi numeri ci dicono altro: non abbiamo rinunciato alla sanzione penale. Abbiamo semplicemente applicato una diversa sanzione”, per il Primo Presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, le cose stanno assai diversamente.
Nello stesso giorno e nello stesso contesto in cui Orlando da’ i numeri e dice quello che dice, il Presidente Santacroce gli ricorda che “le carceri sono la carta d’identità dello Stato costituzionale e dello Stato di diritto”. E che, “se è legittimo e costituzionale togliere a un uomo la libertà, non è legittimo ed è incostituzionale togliergli la dignità”.
Bisogna ringraziare Riccardo Arena che, da Radio Radicale, fa ascoltare le parole del Presidente Santacroce pronunciate subito dopo quelle del Ministro Orlando. Su queste contraddizioni si dovrebbe, quantomeno, aprire un dibattito. Invece niente. Zero assoluto. Perché il primo Presidente della Cassazione, senza mezzi termini, ha spiegato al Governo che, se da un lato “le misure finora prese vanno senz’altro nella direzione giusta” queste, ha aggiunto, “non sono risolutive”. Perché “anche se il numero dei detenuti tende a diminuire, l’emergenza determinata dal sovraffollamento, suicidi e tensioni nelle strutture carcerarie non è ancora rientrata e non può protrarsi ulteriormente, come ha ammonito la Corte Costituzionale. Bisogna ripensare – ha aggiunto Santacroce – il tema del carcere e dell’intero sistema sanzonatorio penale, assicurando il rispetto della dignità della persona nella fase di esecuzione della pena”. Perché, ha concluso, “siamo ancora lontani dall’aver realizzato un sistema nel quale la sanzione penale costituisca la estrema ratio di protezione giuridica e, all’interno del sistema penale, il carcere costituisca l’estrema ratio di sanzione da impiegare soltanto quando non siano utilizzabili misure diverse e meno afflittive”.
A sentire queste discrepanze tra un ministro della Giustizia che dice che l’emergenza è superata e un presidente della Cassazione che invece spiega chiarissimamente che l’emergenza perdura, in un Paese che fosse un minimo civile si dovrebbe aprire un dibattito serio in quelle sedicenti trasmissioni di approfondimento, invece niente. Per poter cogliere tali discrepanze e tali contraddizioni, c’è bisogno di accendere Radio Radicale e ascoltare il lavoro meticoloso fatto da Riccardo Arena nel selezionare i relativi passaggi dei due discorsi.
Tralasciando l’aspetto dell’informazione che tragicamente è assente in questo Paese, c’è da notare che in base a quanto detto anche dal Presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, quel messaggio costituzionale dell’ormai emerito Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inviato alle Camere l’8 ottobre del 2013, che è stato trattato dal Parlamento in modo non costituzionalmente adeguato perché non è stato neanche discusso, rimane ancora straordinariamente e drammaticamente attuale tant’è che i Radicali, guidati da Rita Bernardini, lo hanno posto al centro della loro azione politica durante l’ultimo comitato nazionale.
Sabato 24 i Radicali saranno alla Corte d’Appello di Catanzaro per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2015
Per corrispondere in una sede istituzionale a quel messaggio del Presidente Napolitano inviato alle Camere l’8 ottobre 2013 e rimasto praticamente inascoltato, anche in Calabria, a Catanzaro, una delegazione del Partito della nonviolenza ha chiesto di prendere parola durante la cerimonia d’inaugurazione dell’Anno Giudiziario che si terrà presso la Corte d’Appello di Catanzaro sabato 24 gennaio alle ore 9.00. Con la mozione della segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, approvata lo scorso 18 gennaio 2015 dal Comitato nazionale, è stato, infatti, deciso di porre quel messaggio di Napolitano al centro dell’iniziativa politica del movimento, in ogni modo e in ogni occasione istituzionale”.
A comunicarlo, con una nota stampa, sono Giuseppe Candido, segretario dell’associazione Non Mollare, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani e l’ing. Rocco Ruffa, militante di Radicali italiani appositamente delegato dalla segretaria Rita Bernardini ad intervenire e prender parola a nome del partito di Pannella e Bonino.
Delegazione di Radicali dopo la visita di Capodanno al carcere U. Caridi di Catanzaro. Da sx: Savaglio, Candido, Giglio, Russo, Scaldaferri e Ruffa
“Anche quest’anno, comeRadicali del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e come Radicali Italiani” – si legge nella nota stampa – “abbiamo deciso di essere presenti, chiedendo di poter intervenire, anche a Catanzaro, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, per leggere lo stesso testo, in ogni corte d’Appello, con spirito di dialogo e di confronto verso le istituzioni che hanno la responsabilità di occuparsi della giustizia.
“La giustizia è divenuta per cittadini e imprese” – queste sono le parole del Ministro Orlando pronunciate alla Camera dei Deputati lo scorso 19 gennaio 2015 – “non la sfera a cui rivolgersi per vedere garantiti diritti o dare tutela ai propri legittimi interessi, non la dimensione dove anche il più debole tra i cittadini possa trovare riparo dai soprusi del più forte, ma il simbolo di un calvario da tenere il più lontano possibile dalla propria vita”.
La mozione approvata il 18 gennaio dal Comitato nazionale di Radicali italiani – proseguono Candido e Ruffa nella nota – non soltanto ha rilevato il permanere dell’illegalità in cui versa il sistema della giustizia con la sua immonda appendice carceraria, le violazioni dei diritti umani dei detenuti e quelle concernenti la durata non ragionevole dei processi condannate in forma di messaggio solenne nel messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica l’8 ottobre del 2013; ma come Radicali abbiamo con forza denunciato – come si legge nella mozione – il comportamento degli interlocutori istituzionali del Presidente (Parlamento, in primis) che hanno sistematicamente negato dignità al testo formale proveniente dalla più alta carica dello Stato nell’esercizio della sua massima autorità magistrale e volto a richiamare gli improcrastinabili obblighi di riforma strutturale della Giustizia a partire da un provvedimento di amnistia e indulto. All’uscita del Palazzo della Corte d’Appello – conclude la nota – terremo, con i compagni che ci potranno raggiungere, una breve conferenza stampa”.
Capodanno dei Radicali in #Calabria, in difesa nonviolenta del messaggio di Napolitano alle Camere dell’ottobre 2013, e a sostegno dell’iniziativa “Satyagraha di Natale con Marco Pannella” che ha obiettivi specifici, primo tra tutti, garantire la salute in carcere e far introdurre il reato di tortura, Rocco Ruffa, Sabatino Savaglio, Cesare Russo, Giuseppe Candido e il consigliere comunale di Catanzaro, Antonio Giglio(che – tra l’altro – ha annunciato la sua iscrizione, per il 2015, anche ai Radicali e all’associazione Nessuno Tocchi Caino, oltreché al Partito Radicale Nonviolento transpartito transnazionale) sono stati in visita alla Casa Circondariale Ugo Caridi di Siano a Catanzaro. Il TG3 Calabria, nell’edizione delle 19.30 del 01.01.2015, e non già del 2 gennaio come erroneamente riportato sul sito, ha trasmesso un intero servizio. (http://www.rai.tv/…/ContentItem-ced762f4-1077-4d73-9213-713…).
Di seguito pubblichiamo il resoconto che Giuseppe Candido, membro del comitato nazionale di Radicali italiani, ha diramato alla stampa, all’uscita del carcere e che è stato ripreso dalle pagine provinciali delle Cronache del Garantista e, da Teresa Aloi, sul Quotidiano della Calabria del 2/01/2015.
Nell’ambito delle iniziativa “Satyagraha di Natale con Marco Pannella”, che vede centinaia di militanti radicali impegnati nelle visite degli istituti penitenziari di tutta Italia, anche una delegazione di Radicali calabresi, composta da Cesare Russo, Sabatino Savaglio, Rocco Ruffa, Antonio Giglio (PSE, iscritto al Partito Radicale con doppia tessera), e Giuseppe Candido, membro del comitato nazionale, giovedì primo dell’anno, si è recata in visita presso la Casa Circondariale di Catanzaro Ugo Caridi per constatare l’attuale situazione e per a manifestare quell’attenzione verso realtà carceraria che da anni i Radicali non hanno mai dismesso.
Durante la visita, iniziata alle 10.00 circa, – ha detto Candido all’uscita – c’ha accolti e accompagnato l’ispettore Pagliuso della polizia penitenziaria poiché sia la direttrice del carcere, dott.ssa Angela Paravati, sia il comandante Scalzo non erano presenti.
Rispetto alle condizioni rilevate durante la visita effettuata a fine marzo 2014, quando ancora le presenze erano maggiori (484)della capienza regolamentare dichiarata di 617 ma che, in realtà, era di soli 329 perché erano ancora indisponibili i 288 posti del padiglione nuovo, oggi la situazione è decisamente migliorata almeno per quel che riguarda il mero dato del sovraffollamento.
Nella struttura, oggi, durante la visita – erano presenti 547 detenuti (di cui 302 comuni e 107 di alta sicurezza), tutti uomini; un numero inferiore rispetto alla capienza regolamentare dichiarata di 617 posti; ma a questi, vanno sottratti 72 posti dell’ultimo piano del nuovo padiglione perché ancora inutilizzati. Praticamente la struttura è al completo, satura, e 114 sono i detenuti stranieri. Nove i tossicodipendenti in terapia con metadone.
C’è una palestra, un campo sportivo, il teatro e c’è un laboratorio dentistico con tre odontoiatri che vi lavorano a turno, ma rimangono molte criticità sia per quanto riguarda le cure mediche (molti detenuti lamentano tempi di attesa lunghi), sia per la quasi completa impossibilità di lavorare: solo 148 di loro possono farlo; il 27 per cento circa. Per tutti gli altri ci sono solo socialità e passeggio che li tengono “impegnati” per sei ore al dì. Il resto del tempo i detenuti lo passano nelle celle che, ad eccezione di quelle del nuovo padiglione, sono assai umide, e hanno il water nello stesso angusto loculo dove c’è pure la cucina e il lavabo. I riscaldamenti si accendono solo due ore al giorno, una la mattina e una la sera tanto che “non fanno in tempo neanche a riscaldarsi gli elementi”, dicono in molti di loro.
Se nell’area sanitaria sono presenti, nei vari turni di lavoro, dieci medici che garantiscono, altresì, un servizio h24; ha la possibilità di fare viste specialistiche con la presenza settimanale del cardiologo, dermatologo, diabetologo, infettivologo, neurologo, ortopedico, urologo, otorinolaringoiatra ed è anche presente il defibrillatore, c’è da dire che sono solo due gli psichiatri e solo uno psicologo che devono assistore ben 547 detenuti che, a detta degli stessi sanitari e agenti di polizia penitenziaria, nel 40-50 per cento dei casi, presentano problemi psichiatrici e/o psicologici.
Su una pianta organica di 300 agenti di polizia penitenziaria, effettivi in servizio ce ne sono appena 240, di cui 50 impegnati nel nucleo traduzioni. E su 547 detenuti sono cinque gli educatori che lavorano nella struttura. Ma il numero che fa più specie, continua Candido, è il numero dei detunuti in attesa di primo giudizio: 121 (22%), metre solo il 57% dei detenuti (313) hanno una sentenza divenuta definitiva; 34 gli appellanti e 27 i ricorrenti. Nel 2014 si è avuto un suicidio mentre due detenuti si sono tolti la vita al Caridi nel 2013. Molto frequenti, anche se diminuiti rispetto al recente passato, gli atti di auto lesionismo che, secondo quanto riferitoci dallo stesso ispettore Pagliuso, si verificavano al ritmo di uno ogni due giorni nel 2013 mentre oggi “viaggiano” al ritmo di un atto di autolesionismo circa ogni tre giorni.
La parte che segue del comunicato, non è stata pubblicata, ma la riportiamo comunque:
Marco Pannella da Radio Radicale ha annunciato il suo ricovero perché – ha detto – vuole riprendere uno sciopero assoluto, della sete e della fame, per difendere il messaggio inviato alle camere dal Presidente Napolitano contro l’attacco di Renzi che, da quando si è insediato come segretario, sino all’ultima conferenza stampa di ieri l’altro, ha continuato ad andar contro amnistia e indulto che il Presidente ha definito nel suo messaggio “obblighi”.
Gli obiettivi del satyagraha – che non è protesta ma proposta di dialogo con le Istituzioni – sono chiari, specifici: Sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; Immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; Introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; Abolizione dell’ergastolo a sostegno della campagna di Nessuno Tocchi Caino; No alle deportazioni in corsodei detenuti dell’alta sicurezza; diritto alla conoscenza; rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41bis; nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal Ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti. E in attesa che sia nominato quello Nazionale, anche dalla Calabria, chiediamo al neo Presidente della Regione Mario Oliverio d’istituire subito il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà. Richiesta che, contemporaneamente, estendiamo a tutti i Sindaci dei comuni calabresi sede di istituti penitenziari: anche loro possono istituire il Garante come del resto ha già fatto Reggio Calabria.
A questo link l’articolo di Sabatino Savaglio pubblicato sul sito LaGente e ripreso, giorno 3 gennaio, dalle pagine calabresi delle Cronache del Garantista.
Di seguito, invece, una rassegna degli articoli usciti tra il 2 e il 3 gennaio sulla stampa locale, dove però manca quello uscito sul Quotidiano della Calabria a firma di Teresa Aloi.
Per completezza di informazione sull’iniziativa, di seguito, proponiamo il servizio del TG3Calabriaandato in onda a Capodanno, 01 gennaio 2015 nell’edizione delle 19.30 e non in quella – come erroneamente riportato sul sito della Rai – del 02 gennaio.
“Mentre il Presidente del Consiglio dichiara di aver risolto il problema della carceri senza fare né amnistia né indulto e che, per questo, nessuno ormai parla più di questi provvedimenti per risolvere il problema del sovraffollamento, i Radicali, anche in Calabria continuano il loro sostegno al satyagraha di Marco Pannella e Rita Bernardini col digiuno a staffetta e, per giovedì primo dell’anno, torneranno in visita alle 10 alla casa circondariale Ugo Caridi di Catanzaro per verificarne le condizioni”.
Lo rende noto Giuseppe Candido, direttore editoriale di ALM e che farà parte della delegazione di Radicali calabresi in visita alla struttura “grazie all’interessamento dell’on. Rita Bernardini che l’ha fatta autorizzare dal Dap, e sarà composta anche dai militanti calabresi Rocco Ruffa, Cesare Russo, Sabatino Savaglio, e Antonio Giglio consigliere comunale di Catanzaro e iscritto, con ‘doppia tessera’, al Partito Radicale”.
“E’ un satyagraha – prosegue Candido – con obiettivi specifici: oltre all’amnistia e all’indulto di cui, secondo il premier, nessuno più parlerebbe e che, invece, costituiscono per i Radicali gli unici provvedimenti in grado, strutturalmente e subito, di portare nell’alveo della legalità costituzionale e sovranazionale il nostro Paese, tra gli obiettivi c’è quello di garantire il diritto alle cure ai detenuti, poi, l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la revoca del 41bis a Bernardo Provenzano, l’abolizione della detenzione arbitraria e illegale del 41bis, che anche Papa Francesco ha detto essere una forma di tortura, e che, da anni ormai, i Radicali chiamiamo ‘tortura democratica’; una forma di detenzione tanto illegale pure per l’Onu che, a luglio, ha richiamato il nostro Paese e che, invece, abbiamo deciso di estendere ad altri reati oltre che a quelli di mafia. Poi gli obiettivi proseguono chiedendo di interrompere le deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza, di rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che han subito e in alcuni casi continuano a subire trattamenti inumani e degradanti, e di nominare subito il Garante Nazionale dei Detenuti. Prevedere la presenza dei detenuti negli Stati Generali delle Carceri che il Ministro Orlando ha detto di voler istituire.
E, noi in Calabria, aggiungiamo il dialogo col presidente della Regione, Mario Oliverio, per continuare a chiedergli, anche per la nostra terra che, come per l’accoglienza, in tema di diritti umani ha sempre dato lezioni, di istituire subito il Garante Regionale“.
“Celle per una persona dove vivono due esseri umani”, “nessuno dei detenuti può usufruire di quei famigerati tre metri quadri” sotto i quali Strasburgo ha stabilito che si subiscono trattamenti inumani e degradanti” in violazione dell’articolo tre della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. E poi: “Gabinetto privo di finestra e di areazione dove è allestita anche la cucina, con l’acqua gelata e di un colore e un odore che è meglio non descrivere”.
Ergastolani che scontano la pena assieme a giovani detenuti prossimi alla liberazione; il lavoro in carcere un miraggio. E il 90 per cento degli ospiti si trova a centinaia di chilometri dai propri familiari. È questo, in estrema sintesi, il report della visita nel carcere di San Gimignano effettuata da Marco Pannella e Rita Bernardini che l’ha indirizzato al Ministro della Giustizia Andrea Orlando con una lettera aperta pubblicata dalle Cronache del Garantista mercoledì 24 dicembre col titolo: “Caro Orlando le nostre prigioni sono luoghi illegali”. “La sanità all’interno dell’Istituto è a dir poco carente, se consideriamo” – scrive la segretaria di Radicali Italiani – “che ci sono persone con gravi patologie che non ricevono le cure minime necessarie”. È un po’ come se, durante la detenzione, oltre alla libertà, fosse sospeso anche il più elementare diritto alla salute. E in riferimento alla legge sui risarcimenti ai detenuti con cui il Ministro, durante una conferenza stampa, ha spiegato farebbe risparmiare 245 milioni di euro, Rita Bernardini ha gentilmente fatto notare a Orlando che: “Il tuo Ministero sta risparmiando sulla tortura che ha inflitto e continua ad infliggere alle persone private della libertà e consegnate nelle mani dello dalla Calabria Stato”.
“Noi abitanti il territorio italiano” – si legge nell’incipit dell’appello che abbiamo sottoscritto per aderire al Saryagraha – “ci uniamo alla lotta nonviolenta del leader radicale Marco Pannella affinché nel nostro Paese si affermi la legalità nell’amministrazione della Giustizia (da anni straziata insieme alla vita di milioni di persone a causa dell’irragionevole durata dei processi penali e civili) e si rimuovano le cause strutturali che fanno delle nostre carceri luoghi di trattamenti inumani e degradanti”.
E per farlo, come ha ricordato bene Rita Bernardini nella sua lettera al Ministro Orlando, ci facciamo forza del messaggio ufficialmente inviato, nell’ottobre del 2013, dal Presidente Napolitano alle Camere il quale aveva parlato di “precisi obblighi di natura costituzionale” e “dell’imperativo, morale e giuridico, di riconsiderare le perplessità relative all’adozione di atti di clemenza generale”, quali amnistia e indulto.
Marco Pannella e Rita Bernardini
Gli obiettivi del satyagraha – che non è mai protesta ma proposta di dialogo con le Istituzioni – sono chiari, specifici: Sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; Immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; Introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; Abolizione dell’ergastolo a sostegno della campagna di Nessuno Tocchi Caino; No alle deportazioni in corsodei detenuti dell’alta sicurezza; Diritto alla conoscenza: 1) conoscibilità e costante aggiornamento dei dati riguardanti le carceri 2) conoscibilità dei dati riguardanti i procedimenti penali pendenti; Rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; Abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41-bis; Nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; Per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal Ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti.
C’è bisogno di ricordare ancora cosa ha detto Papa Francesco sulla tortura, e sul fatto che questa possa essere presente nelle nostre carceri solo negando gli elementari diritti della persona? E c’è bisogno di ricordare che anche l’ergastolo – ha detto il Pontefice che l’ha già abolito per il Vaticano – è una chiara forma di tortura? Credo che ce ne sia bisogno: perché evidentemente noi radicali quelle parole del Pontefice e del Presidente le abbiamo lette e intese diversamente.
Mentre scrivo, anche io in digiuno e auto riduzione dell’insulina per un giono alla settimana, dal tre dicembre, leggo sul sito radicalparty.org dove è possibile aderire all’iniziativa che sono 406 i cittadini che hanno aderito via web (altri hanno aderito mandnando lettere a Radio Carcere) al Satyagraha di Natale di Marco Pannella, di Rita Bernardini e dei Radicali firmando l’appello e sostenendolo con uno o più giorni di sciopero della fame. Satagraha, è bene ricordalo, significa forza e amore per la verità. Per chiedere verità sullo stato della giustizia italiana e della sua appendice immonda che sono le nostre patrie galere. Perciò è inutile nascondersi dietro finti rimedi risarcitori che, come ha speigato la stessa magistratura di sorveglianza, è difficile che siano efficaci.
In Calabria, dove abbiamo iniziato in pochi, le adesioni al satyagraha di Natale dei Radicali con uno o più giorni di sciopero della fame sono cresciute: novanta cittadini calabresi, ai quali speriamo se ne aggiungano ancora altri grazie all’aiuto che le Cronache del Garantista sta dando a questa battaglia di civiltà, sostengono con uno o più giorni di digiuno, la lotta nonviolenta dei Radicali, di Marco Pannella e di Rita Bernardini: Sebastiano Stranges, Pasquale Zagari, Rocco Zagari, Vincenzo Fontana, Natascia Viola, Rocco Viola, Katia Fontana, Felice Canfora, Antonella Canfora, Donatella Canfora, Maria Moscato, Teresa Moscato, Stefania Sposato, Rosa Zagari, Carmelo Zagari, Maria Zagari, Maria Concetta Zagari, Italia Zagari, Rosario Dato, Francesco Leva, Rocco Leva (da Taurianova, RC); Rosa D’Atri, Antonio Musacco, Giuseppe Belmonte, Giuseppe Grandinetti, Morena Caruso, Francesco Bracone, Roberto Piccolo, Giulia Dedato, Annalisa Rovella, Luigi Antonio Sacco, Monica Pasqualina Caputo, Marta Cicero, Paola Sacco, Alina Marilena Monolache, Francesco La Valle; Alessandro La Valle, Assunta Massaro, Fausto Cerzosimo, Carla Presta, Matilde Rita Funaro, Domenico Grastolla, Annalisa Drago, Giuseppe Funaro, Matilde Cinnante, Andrea Molinari, Mariano Merardi, Barbara Falcone, Angelo Meringolo, Andrea Barile, Francesca Augeri, Marilena Cairo, Cinzia Cairo, Vincenzo Caputo, Alessio Villotta, Maria Rosaria Sita, Antonello Cairo, Umile Bomba, Luicia Raga, Umile Falcone, Fabio Falcone, Gianfranco Raffa, Adele Nappo, Domenico Bilotti (da Cosenza); Angela Giampaolo (da Bianco, RC); Attilio Ghionna (da Mendicino, CS); Ramona Caruso (da Lago, CS); Valentina Riga (da Castrolibero, CS); Elisabetta Feroleto, Danilo Donato, Rocco Ruffa (da Vibo Valentia); Rosamaria Irsuto (Varapodio, RC); Giuseppe Vezzana, Giuseppe Mangione, Teodoro Pasqualone, Samanta Musso, Giovanni Battista Musso, Franca Sibilia, Francesco Perrello, Giuseppina Sofo, Santina Pasqualone, Sharon Pasqualone (da Gioia Tauro, RC); Gianfranco Notaris, Sabatino Sabaglio (da Lamezia Terme), Giuseppe Claudio Scaldaferri (da Praia a Mare), Giampaolo Catanzariti (da Reggio Calabria), Giuseppina Morabito (da Melito P.S., RC); Ernesto Biondi (da San Nicola Arcella, CS), Salvatore Colace (Pannaconi di Cessaniti, VV).
Cittadini calabresi che – come chi scrive – sostengono e si sono uniti in questo Natale alla lotta di Rita Bernardini, di Marco Pannella e dei Radicali; e con loro ci facciamo forza per chiedere al nuovo governatore di dare lui un segnale al Governo centrale di Matteo Renzi istituendo la figura del Garante regionale delle persone private della libertà personale. Perché a queste non siano negati anche i loro diritti umani e il diritto a scontare una pena che sia una pena legale.
Dal tre dicembre, è nuovamente in corso il satyagraha dei Radicali; un satyagraha che vede Marco Pannella e Rita Bernardini impegnati in prima linea con uno sciopero della fame (e, Pannella, anche della sete) per chiedere allo Stato di garantire la salute nelle carceri, di fermare la mattanza dei suicidi che troppo spesso avvengono proprio per mancanza di cure psichiatriche adeguate, e di interrompere il regime del 41bis per Bernardo Provenzano, caso simbolico, che vede l’accanimento dello Stato contro “il mafiooso”; una “tortura democratica” inflitta anche nei confronti di parenti che possono vederlo, ridotto a vegetale, solo attraverso un vetro. Insieme a lui centiania di cittadini, un comitato di detenuti eccetera. Che palle!, si dirà. Ancora uno sciopero della fame di Pannella e di quei matti dei Radicali? E, già. Sono ancora qua. Sono 362 i cittadini “matti” che hanno aderito al satyagraha, oltre a un comitato “amnistia giustizia libertà” dal carcere di Firenze.
Anch’io ho aderito, come ho già detto, a questo satyagraha con un giorno di digiuno alla settimana e, assieme ad altri compagni calabresi che si sono uniti a Marco Pannella, digiuniamo “a staffetta” anche per tentare di aprire, in Calabria, un dialogo per quanto riguarda l’istituzione del garante regionale delle persone private della libertà personali. Quella dei radicali non è mai una protesta, ma una proposta; una proposta di dialogo con le istituzioni affinché rispettino le proprie stesse leggi.
E nel proporre questo dialogo ci facciamo forza della verità e, – dopo il messaggio inviato nell’ottobre del 2013 alle Camere dal Presidente Napolitano – facciamo nostre le parole utilizzate da Papa Francesco nel rivolgersi all’associazione internazionale del diritto penale lo scorso 23 ottobre; parole che solo da Radio Radicale e da Radio Vaticano si sono potute sentire e che, – ad eccezione dei lettori del Garantista che l’ha pubblicato integralmente – a tutti gli altri italiani (o come dice Pannella, “italianofoni” includendo i cittadini non italiani ma che ivi risiedono e ne comprendono la lingua) è letteralmente proibito conoscere. Ne riporto di seguito alcune parti, meritoriamente selezionate dallo storico archivio pontificio di Radio Vaticana, da Riccardo Arena di Radio Radicale e ri-mandate in onda proprio durante le trasmissione Radio Carcere del 16 dicembre, con un Marco Pannella che – dopo averle (ri)ascoltate – gioiosamente gridava: Bravo Papa Francesco! Bravo! Bravo!
“Negli ultimi decenni si è diffusa la convinzione” – ha spiegato il Santo padre in quella che potremmo definire una lectio magistralis – “che attraverso la «pena pubblica» ai possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina”. (…) “Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà o con la loro vita per tutti quei mali sociali, com’era tipico nelle società primitive? Ma oltre a ciò, talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente delle minacce. Figure stereotipate che concentrano in se stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste”. (…) “Stando così le cose, il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili. Cè il rischio – ha spiegato ancora Papa Francesco – di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala dei valori tutelari dello Stato. Si è affievolita la concezione del diritto penale come estrema ratio, come ultimo ricorso alla sanzione limitata ai fatti più gravi (…). Si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre pene alternative”.
Un dibattito affievolito e dimenticato, in favore del più bieco giustizialismo. E, in un passaggio successivo, proprio sulla tortura, dopo aver ricordato che il Vaticano l’ha introdotta come specifico reato (cosa che non è riuscita ancora all’Italia), Papa Francesco ha poi spiegato come:
“Una forma di tortura è, a volte, quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza, come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi in difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso, e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio. Questo fenomeno delle carceri di massima sicurezza, si verifica anche in altre generi di penitenziari insieme ad altre forme di tortura fisica e psichica, la cui pratica si è diffusa”. Aggiungendo che: “Le torture, ormai, non sono utilizzate come mezzo per ottenere un dato fine, come la confessione o la delazione, pratiche caratteristiche della dottrina della sicurezza nazionale. Ma costituiscono un autentico plus di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali spichiatrici, commissariati o altri centri e istituzioni di detenzione e pena”.
Ecco. Quali sono gli obiettivi del satyagraha di Natale di Marco Pannella, Rita Bernardini e di noi Radicali? Guarda un po’: sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; abolizione dell’ergastolo; no alle deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza; diritto alla conoscenza: 1) conoscibilità e costante aggiornamento dei dati riguardanti le carceri 2) conoscibilità dei dati riguardanti i procedimenti penali pendenti; Rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41-bis; nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti.
Non mi pare che siano obiettivi folli, né distanti da ciò che ha ribadito il Papa difronte ai massimi esponenti del diritto penale internazionale. Buon satyagraha di Natale.
Finalmente, a quasi tre settimane dal voto delle regionali dello scorso 23 novembre, l’11 dicembre è avvenuto il cambio ufficiale di consegna tra la Presidente facente funzioni, Antonella Stasi e il neo eletto Presidente Mario Oliverio. Dopo aver esposto le priorità del suo governo (zero clientele, lotta alla povertà e alla disoccupazione, migliore uso dei fondi europei, emergenza rifiuti e sanità), rivolgendosi ai giornalisti, il Presidente Oliverio (al quale pure noi facciamo i nostri auguri) ha poi commentato come “grave vulnus” della democrazia il fatto che, dal nuovo Consiglio Regionale, sarà esclusa Wanda Ferro che ha guidato la coalizione arrivata seconda. “Il fatto che il migliore perdente non svolga il ruolo che deve svolgere all’interno dell’assemblea come accade in tutte le regioni d’Italia” – ha affermato il neo presidente – “costituisce un grave vulnus”. Aggiungendo che intende modificare, su questo aspetto, la legge elettorale e che intende farlo sin dal primo anno e non già a fine legislatura, a ridosso delle elezioni.
Bene, questa del voler modificare la legge elettorale ben prima di un anno dal voto, è cosa non da poco conto dal punto di vista del diritto e che, da Radicali, ci fa assai piacere. Ci fa pensare a un radicale e auspicabile cambiamento di rotta. Lo scorso 23 novembre, infatti, personalmente mi sono astenuto dal votare facendo registrare al presidente del seggio le motivazioni della mia astensione dal partecipare a un procedimento elettorale che, stando al diritto internazionale e nazionale, non poteva considerarsi democratico.
Ho fatto notare che, il codice di buona condotta in materia elettorale approvato dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa (Commissione Europea per la democrazia attraverso il diritto) dal 2002, prevede esplicitamente che, per esser considerate democratiche, durante le elzioni: 1) “Deve essere assicurata l’eguaglianza delle opportunità tra i partiti e i candidati”, che “implica neutralità delle autorità pubbliche”, durante la campagna elettorale”. Mentre tutti noi abbiamo visto sia Alfano, sia Renzi, sia vari ministri, scorrazzare per la Calabria e chiudere persino la campagna elettorale, come fossero semplici leader dei loro partiti, ma palesando – secondo il codice citato – un “conflitto di interessi”. Ho ricordato inoltre che, nel rispetto della libertà di espressione, la legge elettorale stessa avrebbe dovuto prevedere che “i mezzi di comunicazione audiovisivi privati assicurino ai differenti partecipanti la parità di accesso alle elezioni”, in materia di competizione elettorale e di pubblicità. Ma anche tralasciando questi aspetti che certo non sono dei “dettagli”, e nel motivare la mia astensione dal voto ho ricordato pure che, proprio in riferimento alla “stabilità del diritto elettorale”, nel codice di buona condotta elettorale, viene esplicitamente previsto che “Gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione”. Cosa che invece è palesemente avvenuta in Calabria proprio a pochi mesi dal voto. Quindi – per chi ha rispetto del diritto e dello stato di diritto – è una gran notizia, un vero cambiamento di rotta, leggere che si intende modificare l’attuale legge elettorale regionale, ma che si intende farlo sin da subito.
Speriamo che questo diverso modus operandi, questo nuovo modo di intendere la legalità, il diritto e la democrazia stessa, il nuovo Presidente sia capace di estenderlo anche ad altri settori: quello dei rifiuti e della depurazione (che richiedono diritto alla conoscenza), quello dell’uso e dell’abuso del suolo (finora utilizzato per fare clientele, piuttosto che per salvaguardarne l’integrità e tutelare le persone dai rischi geologici e ambientali), ma anche sui diritti umani in genere. Anche su quei diritti umani che, troppo spesso, pure nelle carceri della nostra regione vengono violati.
Convinti che amnistia e indulto siano propedeutici ad una vera riforma della giustizia, e facendosi forza di quel messaggio di Napolitano alle Camere dell’ottobre del 2013 e di quanto detto da Papa Francesco sulla tortura e sulle pene all’accademia del diritto penale internazionale, dallo scorso 3 dicembre è ri-iniziato il Satyagraha di Rita Bernardini, Marco Pannella e centinaia di cittadini italiani per chiedere allo Stato italiano, ancora una volta con l'”incrollabile coerenza” che pure il Presidente della Repubblica ha riconosciuto a Pannella, di garantire nelle carceri il diritto alla salute, di fermare la mattanza dei suicidi che nelle nostre patrie galere avviene troppo spesso, ripetiamolo fino alla noia, proprio per la mancanza di adeguate cure psichiatriche, di introdurre il reato di tortura e di fermare quella sorta di “tortura democratica” del regime 41bis perpetrata anche per detenuti come Bernardo Provenzano, che da più di un tribunale è stato dichiarato incapace di intendere e volere tanto da non poter neanche essere ammesso come teste. Lo si mantiene in 41 bis, torturando così i familiari che possono vederlo, in quelle condizioni, solo attraverso un vetro e senza che neanche li riconosca più.
Personalmente, l’ho scritto qualche giorno addietro, ho aderito con convinzione al satyagraha di Marco e Rita, con un giorno alla settimana di digiuno (e contemporanea auto riduzione dell’insulina) ma ripetendolo ad oltranza, fino a quando la questione non sarà portata a conoscenza dei cittadini dai grandi media televisivi; con questa lotta non violenta, assieme ad altri compagni radicali calabresi (tra cui ricordo Ernesto Biondi, Cesare Russo, Rocco Ruffa, Sabatino Savaglio, Giampaolo Catanzariti, Claudio Scaldaferri) che hanno anche loro aderito al satyagraha di Marco e Rita copriamo col digiuno a staffetta, l’intera settimana e, con amore nel dialogo, chiediamo nuovamente al Presidente Oliverio appena insediatosi di cambiare verso anche sulle carceri della nostra Regione e di istituire da subito il garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale. La civiltà di un Paese, diceva qualcuno, la si misura proprio dalle sue carceri e da come, anche per le persone meritevoli di espiare una colpa, lo Stato è garante della Costituzione e dei diritti umani inalienabili.
Nella melma partitocratica del malaffare che emerge dalle indagini su Mafia Capitale, ultime dopo quelle di Expò e del Mose, c’è un’altra politica. Una politica altra da questa miseria che ci propone la cronaca.
Durante il mese di agosto siamo stati al carcere di Palmi per fare un sit-in a sostegno del Satyagraha di Rita Beranrdini (che era in sciopero della fame dal 30 giugno) e Marco Pannella (in sciopero anche della sete) per chiedere allo stato, di garantire nelle carceri il diritto alla salute, fermare la mattanza dei suicidi che nelle carceri avveniva e ancora avviene anche per la mancanza di cure psichiatriche adeguate, e fermare la tortura del 41 bis inflitta anche a pazienti come Bernardo Provenzano, incapace di intendere e di volere, indipendentemente dalle condizioni di salute. Mentre la direzione nazionale antimafia da’ il suo parere negativo affinché al mafioso Bernardo Provenzano sia tolto dal regime del 41bis, come ricordava Domenico Letizia, segretario dell’associazione Radicale di Caserta “Legalità e Trasparenza”, dal 3 dicembre è nuovamente in corso (in realtà non è mai smesso) il Satyagraha, proposta nonviolenta mossa dall’amore e dalla forza della verità, della segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, di Marco Pannella e decine di altri radicali, tra cui anche chi scrive, con obiettivi ancora più precisi e che dalle pagine del Garantista ben sintetizzava Valter Vecellio: Sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; Immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; Introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; Abolizione dell’ergastolo a sostegno della campagna di Nessuno Tocchi Caino; No alle deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza; Diritto alla conoscenza: 1) conoscibilità e costante aggiornamento dei dati riguardanti le carceri 2) conoscibilità dei dati riguardanti i procedimenti penali pendenti; Rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; Abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41-bis; Nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; Per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti. I Radicali, pochissimi che siamo, ci facciamo però forza dalla verità e cerchiamo di dare, come si dice, “anima e corpo” a una lotta per una giustizia giusta e per un carcere che non violi i diritti umani. Ci facciamo forza di ciò che ha scritto il Presidente Napolitano col suo messaggio alle Camere, e di ciò che ha detto Papa Francesco lo scorso 23 Ottobre all’Associazione Internazionale di diritto penale. E per questo non molliamo.
Chi scrive, militante del partito della nonviolenza che c’ha insegnato a praticare Marco, sin da questa estate, aveva aderito alla mobilitazione e, anche in questa fase di “rilancio” dell’iniziativa, ne sostiene ‘simbolicamente’, ma altrettanto convintamente le motivazioni facendo un giorno alla settimana di digiuno totale (il venerdì digiuno e autoriduco l’insulina perché diabetico); e continuerò a farlo, ad oltranza, fino a quando questa battaglia di civiltà non sarà stata portata, dai grandi media televisivi, alla conoscenza dei cittadini italiani come è giusto che avvenga in una democrazia. Questa è una lotta giusta, cui pure Papa Francesco ha dato coraggio riconoscendo a Pannella il suo impegno verso gli ultimi, dopo quel messaggio, quasi un saggio di diritto, inviato alle Camere da Napolitano secondo Costituzione.
Anche la regione Calabria vede la presenza di 12 strutture penitenziarie, spesso fatiscenti, al collasso, con carenze di organico e dove, come hanno dimostrato le numerose visite ispettive fatte in questi anni con Rita Bernardini, le condizioni spesso rasentano la tortura e il disumano senso. Basti ricordare ciò che, questa estate, l’On.le Enza Bruno Bossio ha scoperto al carcere di Rossano, per capire che – anche in questa regione – sarebbe necessario e urgente istituire il Garante regionale per i diritti delle persone private della libertà. “Una situazione incredibile, drammatica, che” – disse in quell’occasione la deputata del Pd Enza Bruno Bossio uscendo dal carcere di Rossano – “non pensavo esistesse in un carcere italiano”. Invece come quelle ne esistono diverse, e spesso le condizioni inumane sono anche per chi nelle carceri ci lavora e cerca di rendere più giusta la pena. Penso al carcere nuovo di Arghillà a Reggio Calabria dove il 4 settembre abbiamo fatto una visita con Marco Pannella: nonostante la buona volontà della direttrice, e nonostante la ‘capienza regolamentare’ non superata sulla carta, in realtà presentava problemi di sovraffollamento in quanto un intero piano non veniva utilizzato per mancanza di organico.
Per questo, in attesa che sia nominato quello Nazionale, anche dalla Calabria, chiediamo l’aiuto del Garantista, così impegnato sui temi del diritto e della legalità (anche della pena) affinché al neo Presidente della Regione Mario Oliverio arrivi un messaggio semplice e diretto: i Radicali, anche in Calabria, chiedono d’istituire subito il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà. Richiesta che, contemporaneamente, estendiamo a tutti i Sindaci dei comuni calabresi sede di istituti penitenziari: anche loro possono istituire il Garante come del resto ha già fatto Reggio Calabria.
PS: Ringraziamo le Cronache del Garantista che ha pubblicato l’appello a pagina 20 lunedì 8 dicembre, per la festa dell’Immacolata.
Care amiche e cari amici lettori di Abolire la miseria,
La copertina
l’Associazione di volontariato culturale Non Mollare, ha il piacere di annunciare la prima presentazione del libro La peste ecologica e il caso Calabria di Giuseppe Candido che si terrà sabato 22 novembre 2014, alle ore 18:00 presso la Sala della Giunta Provinciale di Catanzaro (Piazza Luigi Rossi, 1 – Catanzaro).
A seguire si aprirà un dibattito sul ‘Rischio idrogeologico, sismico e ambientale’ in Calabria (e non solo) al fine di promuovere, da subito, una diversa politica per il territorio.
Alla presentazione del libro interverrannol’On. Rita BERNARDINI Segretaria di Radicali Italiani e l’On. Marco PANNELLA, presidente Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, autori dell’introduzione al volume, l’Avv. Filippo CURTOSI, presidente dell’Associazione di volontariato culturale Non Mollare e direttore responsabile di Abolire la miseria della Calabria, il Prof. Carlo TANSI, geologo ricercatore presso il CNR-IRPI, autore della prefazione, il Dott. FrancescoFRAGALE presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria che, lo scorso mese di agosto, ha inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi proprio su questi temi, e lo scrivente, autore del volume.
Il dibattito sarà condotto e moderato da Antonio GIGLIO, consigliere comunale di Catanzaro. La partecipazione è aperta a tutti.
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